30-06-2002-Ordinario-A-dom13

30/06/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 13 DOMENICA – 2002

XIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A
30 giugno 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; N [tuo nome].-
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Deut. 6,4; Lc 8,21; Is 6, 8; Ebr 10, 1-10; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, prima e seconda lettura alla luce del versetto al vangelo come chiave di rilettura.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu mi rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apoc. 22,17.20); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in me (Antifona alla Comunione):
Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà, dice il Signore.

Per causa mia:
Ponendo me davanti a tutto hai me: la vita!
Chi si apre al messaggio di Dio ha la ricompensa da Dio: “Chi ama, accoglie e avrà dato anche un bicchiere di acqua fresca, trova la vita”, “ha la ricompensa del profeta”, è lui stesso profeta: possiede e trasmette la vita di Dio.
Oggi mi rendo presente in atto di evidenziare ciò che sta più a cuore a chi mi accoglie, di rivelargli che nulla gli può essere più caro di me, di mostrargli come io ho già realizzato tutto il suo bene; basta che sia un accogliente, simboleggiato in chi è disposto a “dare anche solo un bicchiere di acqua fresca”.
“Gesù disse ai suoi discepoli: Chi ama…”, chiunque: ciascuno io chiamo come Matteo, lo rendo capace di amare e accogliere gli altri come io lo amo e lo accolgo, perché metto in ognuno, come in Matteo, la mia forza: la forza dello Spirito dal Padre; tutti dicono: Io non sono capace. – Ma ognuno può anche dire per esperienza: Mi ha dato di desiderare ciò che vuol darmi, e io gli chiedo ciò che desidero: mi trovo capace di amare come egli ama. – Vari sono gli aspetti di vita in chi lo accoglie.

Chi mi accoglie prova la Pasqua: “passa” “dalle tenebre” dei suoi interessi, del suo mondo limitato, “all’ammirabile” luce di Dio; passa a sentire e valutare, amare e agire come Dio; trova il senso e l’unità della vita; si trova che non è più impegnato/a in tante cose, ma in un progetto unico, bellissimo e a vantaggio di tutti, oltre le cose, in tutte le stesse cose che fa: trova il senso della propria vita, dando un bicchiere d’acqua.
Chi mi accoglie trova la propria identità: scopre la propria stirpe, la propria nazionalità e professione spirituale oltre che materiale, come Dio ha detto: “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa: popolo che io mi sono acquistato”. Mia è l’iniziativa: ti ho a cuore per amore del mio nome, per me stesso, per la mia persona. – Dio non poggia in nessuno e in nulla fuori di lui il suo rapporto benevolo con noi; per questo è sicuro il suo amore per noi.
Chi mi accoglie scopre la propria dignità nell’amare: “Chi mi ama sopra ogni cosa è degno di me”; io rivelo a ciascuno come mi può dimenticare, ignorare, vendere e abbandonare, tradire e rinnegare, come i miei discepoli, senza che muti il mio amore per lui: mi rivelo Dio fedele, misericordioso e giusto; uno mi può anche non amare, ma non mi può amare meno degli altri o come gli altri, perché gli mostro che con Giovanni può dire di me: “Dio ci ha amati per primo” (1Gv 4,9), e con Paolo: “Egli mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20): mi ha mostrato il suo amore donando se stesso.
Chi mi accoglie scopre d’essere conquistato ed è spinto a correre per conquistarmi a sua volta (cfr Fil 3,12): la mia passione di amore per lui suscita gli passione di amore per me. – “Chi ama” cambia: l’amore fra due persone, o le trova uguali o le fa; il mio amore di Dio non ti trova, ma ti fa uguale a me: mi faccio carne come te, perché nell’unico mio amore tu sia “degno/a di me”.
Chi mi accoglie scopre di appartenere a me e al Padre, perché io sono il messaggio del profeta, la giustizia nel giusto, e il Piccolo nei più piccoli che sono accolti, io, mandato dal Padre: “Chi accoglie voi, “profeta” “giusto” “piccolo”, accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”; “nessuno viene a me se il Padre non lo attira, e nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
Chi mi accoglie scopre la vita nuova in ogni persona e oltre la persona umana, perché io sono il dono nel bicchiere d’acqua donato, in chiunque lo dona e in chiunque l’accoglie; scopre la comunione fra me e lui e il Padre, perché “il Padre è in me e io in voi”; scopre la comunione in famiglia, perché ama per me, con me e in me oltre ogni merito.
Chi mi accoglie scopre di portare bene la sua croce, perché io, senza croce, porto volentieri con lui la sua; scopre il centro della vita, che consiste nel ricevere me, ricevendo il più piccolo nel mio nome (cfr 18,5); scopre l’auto valutazione e il giudizio finale positivo su se stesso: accogliente, solidale, attento e premuroso/a verso i fratelli (cfr 25). Tutte queste scoperte di vita fa chi è aperto al progetto e all’azione di Dio, e canta le meraviglie della partecipazione al mio amore.
Canterò per sempre la tua misericordia.

Per causa mia:
Ponendo me davanti a tutto hai me: la vita!
Chi si apre ai piani di Dio ha la vita: la donna di Sunem accoglie Eliseo e ha un figlio. Una donna, un profeta, un figlio: la donna senza nome rappresenta ogni persona; Eliseo profeta viandante rappresenta chi è nella necessità; il figlio ottenuto è figura di Gesù, Figlio di Dio.
“Una donna facoltosa” attende al patrimonio e trova tempo per avvicinare “un uomo di Dio”, e accoglierlo con convinzione nella sua casa, renderlo partecipe della mensa, alloggiarlo.
“Il profeta, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare”: l’ospitalità impegna e crea reciproca conoscenza; coinvolge la vita privata della famiglia: marito, tempo, viveri. Eliseo ha una camera separata “al piano di sopra”, preparata con cura in ogni particolare: “vi si possa ritirare” a suo piacere; la donna non osa entrarvi, non scomoda l’ospite né chiede aiuto, pur soffrendo per mancanza di figli; chiamata, “si ferma sulla porta”.
Un figlio è la ricompensa per quella donna dal cuore sincero e solidale con la sorte del suo popolo esiliato; Eliseo conosce dal servo la sua pena, la vuole ricompensare, le promette un figlio, dicendo: “l’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio”; ma subito noi comunichiamo Gesù, il Figlio donato: il Padre ci chiama a celebriamo il Cristo Risorto in questa eucaristia, solidali con tutta l’umanità esiliata sulla terra; siamo Chiesa (ekklesìa = chiamata), la nostra ricompensa è dono di Dio: egli ci dona di meritare come nostro il massimo suo Bene, il Figlio amatissimo, e suscita in noi l’acclamazione:

Canterò per sempre la tua misericordia.

Per causa mia:
Ponendo me davanti a tutto hai me: la vita!
Chi si apre a Gesù, morto e risorto, chi accetta di essere immerso/a da lui nel suo amore fino alla morte, con il Battesimo, fa parte di un’umanità nuova, unita a Dio in Gesù: sottratti a un “corpo di peccato”, “viventi per Dio”, partecipi della vita di Cristo, con lui “camminiamo in una vita nuova”, piena: materiale e spirituale, per sempre.
“Sappiamo che Cristo risuscitato dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui”: in Cristo Gesù la salvezza è sicura, gli ostacoli (legge, peccato, morte) sono eliminati, è presente in noi la Carità operosa dello Spirito che dà vita.

Canterò per sempre la tua misericordia.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Canterò per sempre la tua misericordia,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che ci hai donato come unico tuo bene per noi;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù sia in mezzo a noi come unico nostro bene;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci educa a fare dono della nostra vita a te, a tutti;

intercessione: per tutti vivi e defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti non hanno nulla più caro di lui.

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità che accoglie Gesù: nulla antepone.

CONTEMPLAZIONE
Contempliamo, per esempio, Ciò che è caro.
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque momenti (v. LG 2):

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
è caro un padre per il figlio, e un figlio per il padre;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
è più caro un profeta che parla in nome di Dio;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
è carissimo Gesù per il Padre, il Padre per Gesù;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
nulla più caro di Gesù per il suo discepolo;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
nulla più caro di Gesù per tutti i figli nel Figlio.

Preghiamo:
Padre, che ci hai chiamati dalle tenebre all’ammirabile tua luce, perché proclamiamo le tue grandezze; concedi al tuo popolo di cantare per sempre le tue meraviglie. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).