09/06/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 10 DOMENICA – 2002
Preparazione alla celebrazione della messa.
10ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 9 Giugno 2002
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi «Letture».
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant.Com.) con il dono di se stesso attua in noi il messaggio dei testi biblici.
Versetto al Vangelo:
Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella,
a proclamare ai prigionieri la liberazione. Alleluia.
Antifona alla Comunione:
Andate e imparate che cosa significhi:
Misericordia voglio e non sacrificio, dice il Signore.
MISERICORDIA IO VOGLIO E NON SACRIFICIO !
Misericordia io voglio: per questo sono venuto.
“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”: oggi mi rendo presente in atto di passare usando misericordia: chiamare ciascuno a seguirmi, cioè a essere con me e come me; nel simbolo del pranzo.-
Che cos’è una comunità cristiana? Chi siamo noi? Matteo rivela la situazione di una comunità e di ciascun suo membro in crescita, disposto cioè al bene, pur in una situazione di male; e lo fa descrivendo se stesso, la sua esperienza con Gesù, e conclude: la storia umana è un cammino di fede.
“Gesù”, uscito dal Padre, viene nel mondo perché abbiamo la vita, e l’abbiamo in abbondanza. Egli ha appena guarito un paralitico nel fisico, segno di una guarigione più profonda in tutta la persona.
“Passando”, andando via di là, da dove ha guarito il paralitico, Gesù “vede un uomo”: egli è sempre in atto di venire da noi, qui ora, e “vedere” la comunità e ciascuna persona come Matteo.
Passando Gesù “vide” con lo sguardo di Dio che conosce, ama, illumina, riscalda, dà slancio vitale.
Egli vide “un uomo”, esempio di ogni uomo: come Dio creò l’uomo, maschio e femmina, così ora Gesù lo ricrea, l’attira a sé; egli incontra ciascuno per dargli vita, uno per uno, di persona, in ogni situazione in cui è venuto a trovarsi.
Gesù vede un uomo concreto, “chiamato Matteo”, dice Matteo di se stesso; Marco e Luca dicono: “Chiamato Levi”; forse vogliono sottolineare che Matteo era Levi quand’era un peccatore, ma ora è cambiato; invece Matteo dice di essere proprio lui, lo stesso di prima, amato da Gesù fin da quand’era peccatore; cambiato dallo sguardo amoroso di Gesù. Come se Matteo dicesse: ciò vale per me e per ogni persona: per tutta la comunità in crescita.-
Matteo, tipo di ogni uomo che Gesù avvicina, è “seduto al banco delle imposte”; il paralitico è nel suo letto; Matteo al banco conta soldi: curvo, non vede nessuno; senza rapporto, è chiuso nel cenacolo dei numeri; non vede i fratelli, cerca il proprio vantaggio; morto nell’intimo, non ha gioia.
Ma passando Gesù “gli disse”: Gesù gli parla; allo sguardo dell’amore egli unisce ora la Parola della conoscenza di un progetto. Come nell’atto di creare, Dio “disse e tutto fu fatto”, “e vide che era buono”, “molto buono!”; così ora, in atto di ricreare, Gesù “disse” a Matteo: “Seguimi.
Più uno sta male, più ha diritto di aiuto; chi sta male nell’anima, ha diritto della misericordia del Padre che sente come supremo dovere soccorrere un figlio. Matteo è figlio di Dio a immagine di Gesù, come ogni persona; il peccato non gli impedisce l’esperienza di Dio; anzi, proprio peccando, cioè sedendo al banco delle imposte, si sente chiamare più forte: “Seguimi” da Gesù che passa e dice a ciascuno: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò; troverete riposo per le vostre anime”.
“Seguimi”, gli dice Gesù; non ti rimprovero né ti lodo per il tuo operato; non ti dico: devi cambiare se vuoi seguirmi; ma vedo me stesso in te, ti vedo fatto per stare con me, ed essere come me.
Così Gesù rivela l’amore del Padre, amore creativo che raddrizza il paralitico nel fisico come segno della guarigione interiore del peccatore Matteo; amore che non denuncia e punisce, ma condona e risana, suscita amore fattivo in risposta.
Matteo “si alzò e lo segui”. La parola di Dio suscita ciò che dice. “Sia la luce”, dice Dio; “e la luce fu”. “Seguimi”, dice Gesù; “ed egli lo seguì”. Matteo “si alzò”: per la forza della sua parola Matteo “si leva” dal banco, passa dalla morte alla vita di figlio del Padre, come Gesù, il Risorto, si leva dalla tomba. “E lo seguì”: all’istante, come il cieco di Gerico che lascia il mantello, segno di tutto se stesso, Matteo lascia tutto e cammina dietro a Gesù: figlio dietro al Figlio amatissimo.
Il paralitico guarito va a casa sua da solo; Matteo va a casa sua dietro a Gesù: va nel luogo del suo vivere quotidiano seguendo Gesù: vive la sua esistenza di prima in modo tutto diverso (= santo), perché accoglie alla sua mensa terrena il Signore che lo ha accolto alla mensa del suo regno.
“Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori”: la casa di Matteo diventa famiglia piccola chiesa (ekklesìa nella lingua ispirata originale significa “chiamata”: assemblea dei chiamati): “mentre Gesù siede alla mensa” di Matteo che l’ha accolto, mentre condivide la sua esistenza, proprio Matteo, il peccatore divenuto discepolo, trasmette la sua fede, l’accoglienza di Dio nella sua vita; vede se stesso e gli altri colleghi come Dio in Gesù lo “vede”: con misericordia; stando con Gesù Matteo diventa come Gesù; è il DNA della Chiesa: impari come Dio vuole la misericordia e non il sacrificio; vedi e accogli gli altri come Gesù ti vede e ti accoglie, trasmetti l’amore e il condono che Gesù ti ha trasmesso. Dio fa ciò che non è come Colui che è, per confondere i superbi.
“Vedendo ciò i farisei”, i detentori della religione fatta di leggi umane, non lo possono approvare; essi mettono se stessi al centro: dominano sugli altri in nome di Dio che invece si fa servo, li persuadono che questo è giusto, premiano con un pò di potere quelli che sono persuasi. Essi non accolgono la novità di Dio in Gesù, non gustano e non fanno gustare la Buona Notizia, non servono e non amano i fratelli come li serve e li ama Gesù.
“Gesù li udì e disse”: Gesù interviene e chiarisce al posto dei discepoli; non vuole che ci distraiamo da lui con discussioni inutili, egli sa bene come rispondere: rimanda alla Parola di Dio, la Scrittura che non va manipolata come fa il diavolo tentatore bensì compresa tutta nel comportamento di Gesù verso Matteo: “Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio”; “misericordia” che è per tutti, ma non è per i peccatori che si credono giusti.
Accogli, o Dio, il dono del nostro amore.
Misericordia io voglio: e così voglio essere conosciuto.
“Affrettiamoci a conoscere il Signore”, come Gesù stesso ci esorta; questa è la vera religione: “Conoscere il Padre e colui che egli ha mandato”, Gesù, che viene e lo rivela “Misericordia”; e la comunità rinasce come Matteo.
“Il vostro amore è come una nube del mattino”, non ha consistenza né la può avere; ma il mio amore mentre passo feconda la terra come Matteo.
Accogli, o Dio, il dono del nostro amore.
Misericordia io voglio: e misericordia compio tramite i miei fedeli.
“Si rafforzò nelle fede e diede gloria a Dio”: Matteo con Sara e Abramo, con l’assemblea dei chiamati, che siamo noi, la Chiesa, accogliamo l’amore e la misericordia: rafforzati e ricreati, rafforziamo e ricreiamo gli altri fino all’età matura di Gesù Risorto. L’amore di Gesù è in noi: ci è dato come dono. Allora noi con Gesù, per Gesù e in Gesù possiamo dire al Padre:
Accogli, o Dio, il dono del nostro amore.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Accogli, o Dio, il dono del nostro amore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui mostri a noi come preferisci la misericordia al sacrificio;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
sia in mezzo a noi Gesù che accoglie i peccatori alla tua mensa;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
in lui la vita nostra si apre con totale dedizione a te e ai fratelli;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
trasformati e guariti dal tuo amore, guidati sulla via del bene;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità che accogli alla mensa della tua misericordia.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Misericordia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la misericordia: in coloro che non si condannano;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la misericordia: in Dio verso Israele ancora piccolo nell’amore;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la misericordia: in Gesù dal Padre verso l’uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la misericordia: di Gesù in Matteo verso i colleghi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la misericordia: di Gesù nell’umanità ammessa al convito eterno, pregustato in questo sacramento.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il tuo Figlio Gesù ad annunziare ai poveri la Buona Notizia, e a proclamare ai prigionieri la liberazione; accogli il dono del nostro amore che Cristo trasmette e rafforza in ciascuno di noi e in tutta la comunità. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).