25/03/2002 – TRIDUO PASQUALE – VENERDI SANTO – 2002
VENERDI’ SANTO
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni. – 9 aprile 2004
Fino all’estremo, nel simbolo della croce; fin sopra ogni altro nome, nel simbolo del cielo.
La storia è veicolo di un messaggio che porta fin sopra ogni altra realtà.
Le scene del racconto della passione (cena pasquale, Getsemani, arresto, processo giudaico, processo romano, viaggio al calvario, morte e sepoltura) sono le stesse nei quattro evangelisti, ma sono piene di significato: gli accenni storici sono veicolo di un messaggio, e ciascun evangelista espone le scene della passione con ordine ed espressioni proprie, in un intreccio di storia e di fede, di racconti e di interpretazioni, per rilevare aspetti diversi del mistero di Cristo, secondo che lo Spirito dà loro di esprimersi. Quindi: stessa trama, e aspetti diversi del mistero di Cristo. «Quattro evangelisti» vuol dire infiniti. Ciascuno in ogni tempo è un evangelista; può trovare, e di fatto trova chi è Cristo per lui: sicurezza e affidamento. – Padre, nelle tue mani affido il mio spirito.
La storia in fondo è un «Libro di Gloria» fin sopra ogni altra realtà.
In particolare per Giovanni evangelista la Passione è una Elevazione ed una Glorificazione: è Elevazione perché mette in evidenza Gesù, la sua importanza, la sua efficacia; è Glorificazione perché si vede il peso di Dio sul Figlio. Il momento della morte, il punto più in basso nella vita di Gesù, per Giovanni è già avvenuto nell’ultima cena, quando Gesù si è donato sino in fondo: “Ha deposto le sue vesti”, ha lavato i piedi ai discepoli; allora Gesù arriva al culmine della sua incarnazione, prende su di sé il peso del peccato dell’intera umanità. Per gli altri evangelisti, Matteo, Marco e Luca, questo momento corrisponde invece alla morte in croce. Dopo l’eucaristia, trasformata da Giovanni in atteggiamento di vita con la lavanda dei piedi, che per Giovanni si è notato che è il massimo abbassamento, Gesù “riprende le sue vesti”, inizia la sua ascesa sempre più trionfante e gloriosa: fino all’Ascensione al cielo e alla Pentecoste che, sempre per l’evangelista Giovanni, avvengono sulla croce: là Gesù è elevato e resta fermo mediante lo Spirito che è Forza di Amore, là Gesù spirando effonde su tutti il suo Spirito: la sua Forza di Amore superiore ad ogni male compresa la morte. Anche la rivelazione finale di Gesù come Signore, che per gli altri evangelisti apparirà alla fine dei tempi, per Giovanni si manifesta sulla croce, dove un cartello in ebraico, greco e latino proclama: “Gesù il Nazareno il Re dei giudei”. Cioè tutte le lingue del tempo proclamano che «Gesù è il Signore». – In te, Signore, mi rifugio, mai sarò deluso! Tu mi condurrai fino al posto che tu hai preparato per me, e dove tu mi attendi.
Fin sopra ogni altra realtà, cioè fino alla Regalità di Dio nell’incoronazione. La passione di Giovanni, capitoli 18-19, ha una struttura concentrica: al centro è posta l’incoronazione di spine, trasformata da Gesù in coronazione regale. La Passione secondo Giovanni si divide in undici scene, undici rivelazioni, che formano una perfetta struttura concentrica. C’è una scena centrale, la sesta, e cinque per parte che si corrispondono; ed evidenziano il centro, l’incoronazione di spine:
1. Giardino (Getsemani), ————————————- 1°. Giardino (tomba vuota)
2. Gesù dal Sommo sacerdote, —————————- 2°. Gesù al Golgota.
3. Pilato e Giudei, ——————————————– 3°. Pilato e Giudei
4. Pilato e Gesù, ———————————————- 4°. Pilato e Gesù
5. Pilato e Giudei, ——————————————– 5°. Pilato e Giudei
6. Incoronazione di spine.
1 Nel giardino disse loro Gesù: “Io Sono”.
2 Gesù rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente”.
3 Pilato disse ai Giudei: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge”.
4 Gesù rispose: “Tu lo dici: Io sono Re!”.
5 Pilato disse: “Io non trovo in lui nessuna colpa”.
6 I soldati gli si prostravano davanti e gli dicevano: “Salve re dei Giudei!”.
5° Pilato disse: “Ecco l’uomo”.
4° Gesù disse a Pilato: “Tu non avresti nessun potere se non ti fosse dato dall’alto”.
3° Pilato disse: “Ecco il vostro re”.
2° Gesù disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre”. Dopo Gesù disse: “Ho sete. Tutto è compiuto”.
1° Nel luogo dove era stato crocifisso vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo. Là, dunque, deposero Gesù.
Sopra ogni altra realtà è il nome di Dio: IO SONO!
1. Nel giardino Gesù disse loro: «Io Sono» (18, 1-12). È il nome di Dio. «Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cedron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli». Gesù «uscì» dal Padre per venire nel mondo, e ora «esce» dal mondo per andare al Padre. Va «al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino». Il giardino richiama un altro giardino: la Passione è vista come genesi del nuovo Adamo. Tutto inizia in un giardino di «debolezza» con il primo uomo, e si conclude in un giardino di piena adesione a Dio con Gesù, il secondo uomo. L’Adamo (= l’uomo) nella sua situazione di debolezza umana viene rivestito di potenza da Dio. Il Getsemani per l’evangelista Giovanni è un «Giardino»: in Giovanni infatti non c’è il Getsemani di sofferenza come negli altri evangelisti. Alla fine della passione poi ritorna il «giardino» dove c’è una donna, Maria di Magdala, che cerca l’amato del cuore, e trova le guardie; chiede loro: «Avete visto l’amato del mio cuore?», come sta scritto nel Cantico dei Cantici. Gesù sa e vuole tutto questo: «Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Io Sono!». Vi era là con loro anche Giuda, il Consegnatore. Appena disse «Io Sono», indietreggiarono e caddero a terra». Gesù non fa nulla per evitare la passione, ma va dove è solito andare: la sua passione non è un caso, una necessità; ma una storia voluta per amore nella libertà verso tutti. «Giuda, soldati e guardie», Sacerdoti, pagani e giudei sono rappresentanti di tutti. Non ci sono solo ebrei, anzi solo un settimo di ebrei sono allora presenti a Gerusalemme, dove invece vi sono anche i romani. Quindi non sono solo gli ebrei a uccidere Gesù, e Gesù muore e risorge per tutti gli uomini. «Gesù si fece innanzi” da Signore e Dominatore; chiede: “Chi cercate?”. Lo chiedo a voi come ai primi due miei discepoli all’inizio del vangelo, e alla fine della passione lo chiedo alla Maddalena, come chiedo a te che mi ascolti: Chi cerchi? – «Gesù il Nazareno», rispondono. «Io sono», dice Gesù. Nome di Javè al roveto. Cadono tutti di fronte a Gesù, come Mosè ed Isaia davanti a Dio. Il Gesù che va alla passione è Dio stesso, è Javè. Dio soffre con l’uomo, Dio Padre e Figlio si lascia catturare e consegnare. Proprio nella passione Dio si manifesta e si rivela Signore, rispondendo bene per male, a cominciare dai discepoli. Gesù dice: «“Se dunque cercate me, lasciate che questi (i discepoli) se ne vadano”. Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”». “Lasciate andare costoro”, “perché nessuno vada perduto”. Gesù, il bel Pastore, aderisce pienamente alla volontà del Padre: non vuole che alcuno si perda. Dal roveto Dio dice a Mosè: “Io ho osservato la miseria del mio popolo, ho udito il suo grido, conosco le sue sofferenze, sono sceso per liberarlo” (Es 3, 7); come il pastore che cerca la sua pecorella perduta. E fra loro c’è Giuda, rappresentante dei dodici: di tutti. «Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?”». “Non devo bere il calice che il Padre mi ha dato?”. “E’ per questo che sono giunto a questa ora”. Marco presenta Gesù vero uomo che muore urlando; Giovanni presenta Gesù vero Dio che fin sulla croce legifera. Comincia con dire a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero”. Non è ammissibile rispondere con violenza alla violenza: «Oltraggiato, dirà Pietro, non rispose con oltraggi» (Fil 2). Anzi, l’unico offeso, l’orecchio di Malco, servo del sommo sacerdote, è risanato. Malco significa «Nulla», e con una ferita all’orecchio destro, secondo la traduzione dei settanta, non può più partecipare al tempio. Gesù ha cura anche di quest’uomo che si chiama il «Nulla» come di tutti, lo risana così che può partecipare alla preghiera nel tempio. – «Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo, Signore, salvami per la tua misericordia. Siate forti, riprendete coraggio, o voi tutti che sperate nel Signore.
Sopra ogni altra realtà è la Parola di Gesù.
2. Gesù di fronte al Sommo Sacerdote dichiara: “Io ho parlato al mondo apertamente” (18, 13-27): io sono la rivelazione del Padre che nessuno ha mai visto; io, uscito dal seno del Padre, ve lo rivelo (Gv 1, 18). Ma prima Gesù è trattato come una cosa: «Afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima ad Anna; egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno». Da Signore-Javè che si chiama: «Io Sono», rivelatosi tale all’inizio della passione, come si rivela poi anche alla fine della passione (1-1°), Gesù si abbassa, accetta di essere trattato come un oggetto, come una cosa: «Afferrato, legato, condotto portato qua e là», in tutte le scene della passione.
Anna poi è uno che rimane sommo sacerdote capo per 40 anni: con trucco astuto lascia le funzioni di sommo sacerdote ad altri, e tiene per sé il titolo. In occasione della religione si mira al potere. Anna è «suocero di Caifa che ha detto: “Meglio che muoia uno per il popolo”; ed essendo sommo sacerdote di quell’anno», precisa l’evangelista Giovanni, profetizza che Gesù non muore solo “per il popolo”, bensì “per tutto il genere umano”. L’intenzione di Caifa è assassina, ma profetizza una verità come sommo sacerdote: il Magistero ufficiale è infallibile, anche se omicida; ma finisce, e comincia il magistero dell’umile Gesù, continuato poi in Pietro, suo rappresentante.
«Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. E la giovane portinaia disse a Pietro: “Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?”. Egli rispose: “Non lo sono”. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. Pietro negò di nuovo, e subito un gallo chiamò».
Per Gesù e per Giovanni evangelista non ci sono rivelazioni private o nascoste. Gesù dice: “Ho sempre parlato al mondo apertamente…; non ho mai detto nulla di nascosto. Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro. Essi sanno cosa ho detto”. Autorevole depositaria della Parola di Gesù è la Chiesa che ascolta e sa. Ma Simon Pietro non è ancora autorevole discepolo di Gesù, mentre dichiara: Non sono uno dei suoi discepoli. – Per tre volte Gesù aveva detto: «Io Sono»; per tre volte Simon Pietro dichiara: «Non lo sono». – Pietro non è ancora formato, non è ancora una persona sicura: non è risorto; lo sarà alla fine, quando Gesù dopo la risurrezione per tre volte lo interroga: “Mi ami tu?”, come già alla fine della passione (vedi ultima scena: 1°) lo precedono senza paura Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo.
Pietro rispose: “Non lo sono”. – Invece Gesù ha detto: “IO SONO”. Ho parlato sempre in pubblico; interroga chi mi ha ascoltato”; – e Pietro dice: “Non so”, “Non lo conosco”, non l’ho mai conosciuto; e il gallo «chiamò» o richiamò Pietro. Il gallo era considerato ministro di satana che vince; ma alla vista di Gesù Pietro “pianse amaramente”: la sincera e benevola iniziativa di Pietro verso il Maestro lascia spazio all’iniziativa del Signore Gesù verso di lui: “Tu darai la vita per me?”; “Io darò la vita per te”, e allora potrai darla anche tu per i fratelli.
Sopra ogni altra realtà è l’Amore più forte della morte.
3. Pilato e Giudei stanno fuori del litostroto: “Gesù aveva detto di quale morte doveva morire” (18, 28-32). Pilato deve uscire dallo spazio pagano per i giudei, e incontrarli aldilà del litostroto. Pilato allora dice loro: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge”. Pilato è passato con Gesù dallo spazio giudaico allo spazio pagano; ora passa con Gesù dallo spazio pagano a quello religioso dei giudei: Gesù è fatto passare da una parte all’altra; ma nello stesso tempo sta distruggendo ogni separazione fra giudei e pagani.
“Conducono Gesù”, come una cosa; i giudei devono stare in territorio sacro, Gesù può essere buttato qua e là, perché deve portare su di sé tutti, e deve unire tutti. Pilato chiede ai giudei: “Che accusa portate?”. Rispondono: “Se non fosse uno che fa il male non te l’avremmo consegnato”. – “Giudicatelo voi”, replica Pilato. “Ma a noi non è consentito mettere a morte nessuno”. L’intenzione dei giudei è di uccidere Gesù, non di trovare la verità. Dall’anno sette d. C. i giudei non possono mettere a morte nessuno. Potevano solo lapidare: come Stefano. Ma con l’aiuto dei romani, nemici, possono mettere Gesù a una morte infame: sulla croce, segno di maledizione da Dio, come sta scritto: “Maledetto l’uomo che pende dalla croce”. Se tale è Gesù, chi oserà ancora seguirlò?
Sopra ogni altra realtà è Gesù Signore e Re a servizio degli uomini.
4. Pilato e Gesù, dentro: “Io sono re!” (18, 33-38).
“Tu sei re dei giudei?”. – Gesù rispose: “Tu lo dici: Io sono re!” della verità. – I capi ebrei vogliono mettere a morte Gesù e devono portare una accusa adeguata alla condanna per i romani. Ecco che parlano di Re. Si parla di Re-Dio in tutta la Bibbia; ma non nel senso romano.
“Il mio regno non è di quaggiù”, non è un regno politico. Gesù non s’impegna nel terreno politico; è libero di prendere il bene dovunque c’è, in qualsiasi corrente politica.
“Dunque sei re?”.- “Io sono re”: accetto di rivelarmi Re mentre sono condannato, vilipeso, in situazione di alienato; reclamo per me il titolo di Re quando sono condannato: testimone della verità, tanto più forte quanto più testimone di Dio. Pilato non conosce la verità, né intende cercarla: essa non serve per il potere.
Sopra ogni altra realtà è l’Amore Innocente di Gesù.
5. Pilato e Giudei, fuori del litostroto: “Io non trovo in lui nessuna colpa”. (18, 38b-40). Pilato dichiara per tre volte: “Io non trovo in lui nessuna colpa”. – Quindi sentenza definitiva d’innocenza; ma di fronte ai giudei cede. Gesù innocente è presentato come alternativa a Barabba terrorista; ed essi preferiscono Barabba a Gesù. Barabba è uno che si dice “figlio del padre”, e porta alla morte; Gesù è il vero “Figlio del Padre” che dona la vita.
Sopra ogni altra realtà è Cristo Re e Messia sul trono dell’Amore.
6. Incoronazione di spine: “Gli posero sul capo la corona di spine, lo salutarono: Salve, re dei Giudei!” (19, 1-3). “Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare”; Gesù è cosa, lo possono flagellare; Paolo è cittadino romano, non lo possono flagellare: Gesù, Javè, è nulla per gli uomini. “Intrecciata una corona di spine”. Viene costruita una parodia su di lui con la corona di spine e un mantello reale. E’ burla? Sì, per gli uomini. Per Dio è vero riconoscimento di gloria: perché la burla è subita nell’amore verso coloro che burlano; questi sono i pensieri del cuore di Dio che dice: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8s). I soldati gli si prostravano davanti e gli dicevano: “Salve re dei Giudei! E gli regalavano (o offrivano) schiaffi”, come i Re Magi “gli offrirono oro, incenso e mirra” (Mt 2,11): con il suo amore d’intercessione presso il Padre Gesù trasforma in oro, incenso e mirra gli schiaffi dei soldati.
Nota
“Una corona di spine”, accolta con immenso amore.
Vedi Midrash (Commenti) e Targum (Interpretazioni) riguardo alle Spine. Sono documenti conosciuti da Giovanni Ev. e quindi utili per capire il suo Vangelo. Gli ebrei meditano molto sul fatto che Dio è apparso in un roveto di spine a Mosè (Es.3).
“Perché il Signore manifesta la sua gloria nelle spine?”.
Rabbi Eliezer risponde: “Perché il roveto di spine è il più umile degli alberi, e Israele è il più umile dei popoli”.
Rabbi José diceva: “Perché il roveto è l’albero dei dolori. Dio soffre quando soffre il suo popolo. Di fronte al mistero poi che queste spine bruciavano e non si consumavano,
Rabbi Nakman spiegava: “Questo avviene perché la passione è e sarà eterna; ma Dio non vuole che la passione consumi il popolo”.
E in Shem Abba Dra che è il grande midrash Dio disse a Mosè dal roveto di spine: “Non ti rendi conto, non capisci che io soffro, quando il mio popolo soffre? Impara dal luogo da cui ti parlo: Io ti parlo avvolto, incoronato di spine, perché partecipo direttamente al tuo dolore e nella tua sofferenza soffro con te”.
Questi sono testi precedenti a Gesù, del primo secolo a.C. che noi conosciamo soltanto adesso.
Giovanni Ev. affonda le sue radici nella tradizione ebraica antica. Giovanni può fare dell’incoronazione di spine un momento di gloria secondo il senso delle spine nella tradizione. In mezzo alle spine è Dio che brilla glorioso mentre soffre in mezzo agli altri. Il Signore ha consegnato se stesso a Mosè e ha rivelato il suo nome da un roveto di spine, perché Dio può fare di un roveto di spine la sua corona di gloria.
C’è da stupirsi dell’azione di Dio e delle radici della conoscenza di Giovanni in tutta la tradizione rabbinica.
“Gli misero addosso un mantello”. Nel targum (interpretazione) a Genesi 49,11 si dice: “Le vesti del Messia sono rosse perché intrise di sangue, bagnate nel sangue”.
Rasci commenta: “Il mantello del Messia è di porpora preziosa”.
Nel midrash Abba: “Quando verrà, il Messia sarà rivestito di porpora, bellissimo a vedersi, il cui colore sarà simile al vino. Il colore del re Messia sarà però rosso come il sangue, per tutti i suoi patimenti, per tutte le sue flagellazioni”.
Non c’è nulla da dire, da aggiungere; solo da fermarsi e adorare questo mistero: le Scritture si sono compiute così.
5° Pilato e Giudei, fuori del litostroto:
“Gesù uscì portando la corona di spine e il mantello di porpora. Pilato disse: Ecco l’uomo!”.
(19,4-8). Gesù è «afferrato, legato, condotto portato qua e là» in tutte le scene; ma al centro, subito dopo essere stato «incoronato di spine» per ironia e per burla (6ª scena), Gesù mostra di voler prendere «tutto» su di sé; e vuole scagionare non solo i discepoli, come ha detto fin dall’inizio: “Se cercate me, lasciate andare costoro”; ma anche tutti gli altri: ebrei, rappresentati da sacerdoti, scribi e farisei con le loro guardie; e non ebrei, rappresentati da Pilato con i suoi soldati. Pilato dice: “Io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”», e Gesù, ancora oggetto «preso e portato di qua e di là del litostroto», rivela subito nella stessa azione degli uomini il suo intimo divino d’intercessore per i suoi torturatori, e diventa soggetto che prende l’iniziativa. Infatti Pilato dice: “Io ve lo conduco fuori”; e subito “Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (vedi anche 2° 19,17). “Essi presero Gesù”, come un oggetto; “e Gesù, prendendo tutta per sé la croce, si avviò”: Gesù diventa l’unico soggetto agente. I giudei non toccano il litostroto o lastricato di pietre, dov’è Pilato, per poter celebrare la pasqua, e uccidono un innocente. Nel sinedrio non c’è un vero processo, non c’è sentenza su Gesù, perché non sono d’accordo sulle accuse; c’è un incontro informale, eppure condannano Gesù alla morte più infamante. Di notte non è permesso condannare uno a morte, ma non fanno caso a questa legge. “Ecco l’uomo” per eccellenza, che non fa il male, preferisce subirlo per amore. Al vederlo gridano: “Via, via, crocifiggilo. Cfr i vignaioli del Vangelo: Al solo vederlo, dissero: Uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. cfr anche Sapienza 2,10-24: “Spadroneggiamo sul giusto povero, / non risparmiamo le vedove, / nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio. / La nostra forza sia tegola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile. / Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo / ed è contrario alle nostre azioni; / ci rimprovera le trasgressioni delta legge / e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta. / Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. / E’ diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; / ci è insopportabile solo al vederlo, / perché la sua vita è diversa da quella degli altri, / e del tutto diverse sono le sue strade. / Moneta falsa siam da lui considerati, / schiva le nostre abitudini come immondezze. / Proclama beata la fine dei giusti / e si vanta di aver Dio per padre. / Vediamo se le sue parole sono vere; / proviamo ciò che gli accadrà alla fine. / Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà” (Sap 2, 10-18). / Pilato dichiara Gesù innocente per la terza volta, e poi lo fa flagellare e lo condanna.
4° Pilato e Gesù, dentro:“Non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse dato dall’alto”. (19, 9-12)
Gesù risponde a Pilato: “Tu non avresti nessun potere su di me se non ti fosse dato dall’alto”. Dall’alto politicamente cioè da Cesare, e religiosamente da Dio: Pilato può agire così su Gesù perché Gesù si lascia condannare per amore, quindi la colpa più grande sta nei giudei che l’hanno portato da Pilato con l’intenzione di ucciderlo (peccato contro lo Spirito Santo).
Pilato ebbe ancor più paura. Chiede: “Donde sei?”. Gesù tace, perché Pilato non è disposto alla verità.
“Ho il potere…”-, “Non avresti potere se…”-, sei solo un burattino in mano al potere bugiardo. Il diavolo tenta Giuda, che consegna Gesù ai giudei, i giudei ai pagani, e Pilato ai soldati, perché sia crocifisso: è l’ingranaggio del male. Pilato cerca di liberare Gesù; ma si rivela come uno che non vuole perdere il potere: è disposto a liberarlo finché non ci rimette il posto.
3° Pilato e Giudei, fuori:“Pilato fece sedere Gesù sul trono del giudizio”. (19, 13-16)
“Pilato fece condurre fuori Gesù e lo fece sedere nel Tribunale, nel luogo chiamato Litostrato (selciato di pietre), in ebraico Gabbata (luogo alto). Era la Parasceve (preparazione) della Pasqua, verso mezzogiorno”. Come prima Pilato ha fatto una parodia dicendo: “Ecco il re dei giudei” con la corona di spine; ora egli “fa sedere Gesù sul trono del giudizio”.
Nota.
L’evangelo di Pietro, che è di ambiente giovanneo, anche se è apocrifico, aiuta a capire. Esso dice: “Pilato fece sedere Gesù sul trono del giudizio”. E’ il quattordici di Nisan; secondo tutta la tradizione rabbinica “a mezzogiorno del quattordici di Nisan, sarebbe venuto il Messia e sarebbe apparso nel luogo alto, sedendosi sul trono del giudizio”.
Siamo al 14 di Nisan. Giovanni annota: “Era verso mezzogiorno, era la preparazione della Pasqua” la quale è il 15 di Nisan. Pilato fa sedere Gesù. Verso mezzogiorno Gesù è costituito giudice dell’universo.
“Nella liturgia dell’Esodo, verso mezzogiorno, gli Ebrei, secondo il midrash, dicevano che quando sono usciti dall’Egitto, Mosè andò dal faraone dopo la morte dei primogeniti e gli disse (al faraone che diceva: “Andate via, perché muoiono tutti i primogeniti”), Mosè disse al Faraone: “A un patto noi ce ne andiamo, che tu urli forte a tutti: D’ora innanzi non sono più io il vostro re, ma il Signore Javé è il vostro re”. E gli Ebrei dicevano in risposta: “Noi non abbiamo nessun re all’infuori di Dio”.
A mezzogiorno quando gli Ebrei, nella persona dei Sacerdoti, dicono: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”, dicono la bestemmia più grande. E’ la sconfessione dell’Esodo, di tutta la storia della salvezza, di tutti i salmi in cui Israele ha pregato per secoli, dicendo: “Dio regna”; “Dio è Re”; “Dio è il nostro Re”. “Non abbiamo altro re all’infuori di Javé nostro Dio”. I Sommi Sacerdoti vogliono la morte di Gesù a costo di sconfessare tutta la storia d’Israele; e Pilato è disposto a difendere Gesù a condizione di non perderci nulla. E Gesù siede, nel silenzio giudica tutto il mondo; nel silenzio fa ricordare le sue parole: “Io non giudico nessuno”; tutti si giudicano da sé con le proprie scelte.
Finisce così il magistero ebraico, finisce tutta l’economia del sacerdozio dell’antico testamento; è sconfessata tutta l’economia della salvezza del popolo ebreo. I giudei non potevano pronunciare una bestemmia più grande per bocca dei loro capi.
Gesù, il re incoronato di spine, con un mantello di porpora per parodia, flagellato, fatto sedere sul trono ancora per parodia, nella sua mitezza e nella sua missione, ci giudica tutti silenziosamente nel suo perdono.
2° Gesù sul Golgota: “Gesù, abbracciando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio,
detto in ebraico Golgota” (19, 17-37).
Come la scena nel sinedrio è suddivisa (anche se non rilevato per brevità), così la scena corrispondente, quella sul Golgota, si suddivide in più scene:
Crocifissione di Gesù (19, 16-22). “Essi allora presero Gesù, ed Egli, abbracciando la Croce si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota”. Gesù prende la croce per sé, la abbraccia, la prende tutta per sé e la porta lui stesso (non c’è il Cireneo in Giovanni). Da oggetto: “Essi presero Gesù”, Gesù diventa soggetto: “Ed egli, abbracciando la croce, si avviò.
Giovanni insiste: “Lo crocifissero, e con lui altri due, uno da una parte e l’altro dall’altra e Gesù nel mezzo”; Gesù è sempre nel mezzo: “Venne Gesù, stette in mezzo a loro”; è la posizione del Kurios = Signore. Gesù regna dalla croce; la croce è la sua Ascensione; il punto più basso è la lavanda dei piedi; da quel momento Gesù è sempre andato in crescendo con i suoi discepoli fino alla croce; e la morte è la Pentecoste, cioè “l’effusione dello Spirito”. Gesù sta nella posizione del Giudice Re con i due assistenti.
L’iscrizione: “Gesù il Nazareno, il re dei giudei” era scritta in ebraico (lingua della religione), in latino (lingua della politica), in greco (lingua della cultura); iscrizione o titolo, non la causa della condanna. Così Gesù è proclamato al mondo intero: “Re dei giudei”.
Nota
Confrontiamo il passo con un testo noto a Giovanni: Midrash Rabbà o commento a Genesi 22,6; è un commento al sacrificio di Isacco, che Giovanni aveva ben presente; dice: “Abramo prese la legna dell’olocausto, la caricò sul figlio Isacco e Isacco salì verso il monte Moria, come uno che porta la croce sulle sue spalle. (in ebraico croce o legno hanno sempre lo stesso termine; la croce era un legno, un palo). Isacco salì verso il monte abbracciando il legno della croce”, Gesù sale al Calvario portando lo strumento della propria esecuzione… Abramo aveva ottenuto per pura grazia il figlio Isacco dal Signore, sua moglie era sterile ed egli era vecchio. Il Signore chiama Abramo e gli dice di sacrificare suo figlio, ma il Targum (interpreta) e continua dicendo: ” Ecco Abramo e Isacco che compiono un cammino di tre giorni = completo. E il terzo giorno, giorno della risurrezione, come è stato scritto: Dopo due giorni ci farà rivivere (Os.6,2), il terzo giorno ci farà risorgere, ecco che arrivarono al monte Moria. Abramo allora legò Isacco, lo legò e Isacco aveva 37 anni quando fu legato sull’altare. Abramo alzò gli occhi, vide il monte e chiese allora a suo figlio Isacco: “Accetti tu di essere sacrificato secondo la volontà di Dio?” Isacco rispose: “Si”. Poi Abramo e Isacco proseguono: Isacco è uno che porta la croce sulle spalle, ma padre e figlio erano un’unica cosa, l’uno per legare, l’altro per essere legato; l’uno per sacrificare, l’altro per essere sacrificato. Poi Isacco rompe il silenzio e dice: “Papà, dov’è l’agnello per l’olocausto?”. Abramo risponde: “Dio stesso vedrà, si sceglierà l’agnello. E se non vi sarà nessun agnello, sarai tu, figlio mio, l’agnello vittima dell’olocausto”. Cadde il terrore su Isacco. Isacco tremò, si scossero le sue membra, le vertigini gli annebbiarono la vista, perché non comprendeva più il pensiero di suo padre. Non riusciva a parlare e neppure Abramo poteva più parlare. Piangeva Isacco, piangeva Abramo. Isacco tuttavia si fece forza e disse: “Papà, se è vero che Dio, il Santo, Benedetto egli sia, mi ha scelto come vittima, allora sia fatta la sua volontà”. E Isacco accettò con pace la sua morte per adempiere il comando del Creatore. Sebbene Isacco comprendeva che andava ad essere sgozzato, andavano tutti e due, Isacco e Abramo con un unico cuore; continuarono a camminare insieme con un cuore unico, un’unica volontà. E Isacco disse ad Abramo: “Papà, tutto quello che il Signore ti ha detto, lo farò con gioia e con pace. Si, sia benedetto il Signore, che in questo giorno ha scelto me per essere un’offerta che sale davanti a lui”.
Ma ecco Satana, sotto le spoglie di un uomo anziano, appare ad Abramo e gli dice: “Dove vai?” Abramo gli dice: “A pregare”. Satana gli dice: “A pregare con un coltello in mano? Povero vecchio, credi di poterti burlare di me? Non sai che ero presente quando Dio ti ha dato l’ordine; ma tu sei diventato matto a sacrificare tuo figlio! Lui frutto di anni di digiuni, concèssoti nella vecchiaia, lui che è il prediletto di sua mamma; non sai che è l’eletto, destinatario della promessa? Hai avuto un figlio e adesso lo sacrifichi?”. Abramo dice: “E’ il Signore che me lo ha ordinato”. Rispose Satana: “Non sai che domani il Signore potrebbe chiederti cose più atroci; pensi di poterle superare? Abramo: “Io spero, spero di poter fare sempre obbedienza”. Satana gli dice: “Ma domani , povero Abramo, Dio ti condannerà per avere ucciso tuo figlio, ti condannerà per questo sacrificio. Lo farai lo stesso?”. Abramo rispose: “Si, lo farò lo stesso: Devo obbedirgli, io voglio obbedirgli”.
Allora, avendo fallito con Abramo, Satana va a tentare Isacco: “Dove vai?”. Isacco gli dice: “A studiare la legge, a studiare la Scrittura”. E allora Satana gli ribatte: “E la Torah, la vai a studiare adesso o dopo che sei morto?”. Isacco gli dice: “Subito, non sai che la Torah è soltanto per i vivi?”. Satana gli dice: “Sei un ragazzo disgraziato”. Ho compassione di tua madre e ho compassione di te. Tuo padre Abramo è impazzito, sta per ammazzarti”. In quel momento Isacco fissò il suo sguardo negli occhi di suo padre e guardò con amore tutto il volto del padre. Satana riprese: “Guarda che tu morirai, Isacco, e sai chi sarà contento? Tuo fratello Ismaele, perché tutte le tue cose diventeranno sue. Isacco però saliva il monte sapendo che andava verso il sacrificio e a un certo punto dice: “Papà, tieni fermo il coltello, vibra il colpo, fai presto, perché io non emetta neanche un gemito che possa sembrare disobbedienza”.
Isacco è figura di Gesù in rapporto alla sua passione e in comunione con il Padre. Gesù va al Calvario, accetta, con il cuore unito al Padre. Non è il Padre che sacrifica il Figlio, ma è Dio che in Gesù sacrifica se stesso, che si offre e che va verso il dono di se stesso. Per questo è detto che “Gesù prende per sé la croce e l’abbraccia”; “e uscì = fece esodo verso il luogo detto Cranio, in ebraico: Golgota”.
Il luogo del Cranio – Golgota: Sion, o Gerusalemme, con le sue cime, costituisce un’unica montagna, detta monte Moria, il monte su cui Isacco è stato sacrificato da suo padre. Quel monte si chiamava anche luogo del Cranio, perché era pelato, e si diceva che qui c’era la tomba di Adamo.
Giovanni precisa: là dove c’era la tomba di Adamo, là dove c’era il cranio di Adamo, là dove Isacco è stato sacrificato, il nuovo Adamo viene sacrificato. Quindi sulla testa di Adamo scende il sangue di Cristo dalla croce. Dove è morto l’antico Adamo, il nuovo Adamo muore versando il suo sangue su di lui.
Per Giovanni è importante che Gesù muoia sul luogo chiamato Cranio, dov’è seppellito Adamo e che gli ebrei chiamano Golgota.
Divisione delle vesti (19, 23-24): “Presero le sue vesti, ne fecero quattro parti. E la tunica: era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo dall’alto in basso”: quattro parti, distribuite; la tunica è unica. Cfr Efesini: “Diversi sono i doni, ma uno è lo Spirito”. Quattro = terra con i suoi quattro punti cardinali; le sue vesti = la persona di Gesù, portata dai pagani ai quattro confini della terra. La tunica cucita dall’alto in basso = dal cielo alla terra: cfr ebr: “Tu non hai voluto né sacrifici né offerte, tu mi hai tessuto un corpo dall’alto in basso”; la tunica è il corpo di Cristo che deve restare unita, ma i doni del corpo di Cristo sono portati dai soldati pagani ai confini della terra. Doni a tutte le genti, a tutte le culture nell’unità della persona di Gesù.
“Gettiamo la sorte”: tocca ai giudei o ai pagani? Gesù sale, è intronizzato, gli viene dato il titolo “Signore”, distribuisce i doni; cfr Filippesi 2: Gesù sale al cielo, riceve il nome che è al di sopra d’ogni altro nome, distribuisce i doni dello Spirito S.: “Salendo in alto hai fatto doni agli uomini”, resta la fondazione della Chiesa a Pentecoste: questa è la 10a epifania di anticipazione di tutti gli eventi visti da Giovanni.
Fondazione della Chiesa (19, 25-27): Gesù, allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua Madre”. E da quel momento il discepolo la prese tra le cose più care (en ta itìa)>. Maria “stava”, come a Cana; Gesù dice: “Donna, ecco tuo figlio…”: egli legifera dal trono della croce e dice: Donna, tu che sei la nuova Eva, adesso ti do un figlio, è il credente; tu che sei la madre dei viventi diventi la madre dei credenti. –
Il vangelo di Giovanni è la nuova genesi; in Genesi, 3, sta scritto: “Porrò inimicizia tra te e la donna; tra il tuo seme (figlio, Gesù) e il seme di lei; questo seme ti schiaccerà il capo”. Nel momento in cui Gesù sulla croce schiaccia il capo al serpente, c’è la nuova Eva; si compie finalmente la storia di salvezza. Maria assiste il momento in cui il suo seme schiaccia il capo al serpente. “Ora il principe di questo mondo è gettato fuori… e io quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. Si compie la grande promessa di Dio alla donna nella Genesi. Questa donna e questo discepolo sono la Chiesa, fatta di una madre e un discepolo, il più amato: senza nome, perché è ogni persona. Il discepolo ama la Chiesa tra le cose più proprie, più care, come una grande eredità; e la Chiesa deve essere madre per il discepolo; altrimenti la chiesa è una “scena che passa come le cose di questo mondo”: “Donna, ecco tuo figlio”; “Ecco tua madre”.
La sete di Gesù (19, 28-30): . Gesù dice: So che ogni cosa è compiuta in me; mi ricordo che nella Scrittura c’è scritto: “Nella mia sete mi danno da bere l’aceto” (cfr Sl 69: il Giusto sofferente, il Servo di Dio), dico allora: “Ho sete”, per adempiere tutta la Scrittura, per aderire pienamente al Padre in tutto ciò che ha visto e predisposto nei miei riguardi, come ho già annunziato: “Nel giorno grande ultimo della festa (festa delle capanne Gv 7), Gesù, levatosi in piedi in mezzo alla gente gridò a gran voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me, perché la Scrittura dice: Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal mio seno”>. – Mi riferivo al mio costato trafitto in croce; ho sete di dare l’acqua viva che è lo Spirito. – E ricevuto l’aceto, tutto “è condotto a fine” (tetelestai: perfetto che indica un’azione completa nel passato, ma che dura nei suoi effetti nel presente e nel futuro. In “IO SONO” apparso all’inizio della Passione “tutto è condotto a fine”: “Telèo”, scopo finale, verbo che riferisce tutto al Padre: ogni cosa è stata condotta nel modo esatto che il Padre voleva, da Lui e per Lui. Passivo divino, indica l’azione di Dio. Cfr anche: Li amò “sino in fondo”, sino all’estrema meta fissata dalla volontà di amore del Padre con il Figlio e lo Spirito Santo).
“E, chinato il capo, effuse lo Spirito” sull’universo rappresentato dalla Chiesa, Maria e Giovanni, sotto la croce (cfr Luca: nel cenacolo scende lo Spirito sui discepoli e Maria; per Giovanni avviene sotto la croce).
L’agnello pasquale (19, 31-37): “Non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”. Sono le tre del pomeriggio del 14 di Nisan; l’indomani, il 15 di Nisan è sabato ed è la festa di Pasqua. Quindi siamo alla vigilia della festa, quando, al tramonto s’immolano gli agnelli. Nei giorni di festa secondo la legge non può restare un corpo appeso: si sarebbe maledetti da Dio e dagli uomini; devono essere seppelliti. Ma finché ha forza un condannato può stare in piedi; spezzate le gambe, si soffoca e muore; ma Gesù, esausto, appare morto; una lancia lo garantisce: così non si spezzano le sue ossa, e dal costato esce sangue e acqua. A questo punto Giovanni va come in estasi, vede come tutto si avvera; interrompe il racconto ed esclama: . Gesù è l’Agnello pasquale secondo Es 12: “Voi prenderete un agnello… lo ucciderete la sera di quel giorno, voi lo mangerete, non gli romperete nessun osso”, perché l’agnello pasquale indica l’unità piena di tutto il popolo di Dio. Siamo al 14 Nisan, alle h 15: nel momento in cui al tempio si uccidono gli agnelli pasquali per mangiare la Pasqua. Gesù, il vero Agnello pasquale, si lascia sacrificare; nessun osso gli viene spezzato. Nell’Apocalisse Giovanni ama chiamare Gesù “Agnello”, immolato ma sempre dritto sul trono, vincitore, centro di tutto: “ Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. (Cfr Zacc 12,10): “In quel giorno (l’ultimo giorno) io riverserò sopra la casa d’Israele e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito della grazia e della consolazione: allora guarderanno a me che hanno trafitto”. Io, Gesù e Iavè, Dio, posso essere trafitto. Salito in cielo, seduto in posizione regale, con il nome sopra ogni altro nome, effondo doni agli uomini, mando lo Spirito, costituisco la Chiesa, nascono i miei Sacramenti: dal mio petto squarciato “ne uscì sangue e acqua”: il Sacramento dell’Eucaristia e del Battesimo. –
Acqua e sangue dal “costato” di Gesù che muore sul monte Moria, dove Adamo è seppellito: dal “fianco” o costato di Adamo “addormentato” Dio estrae Eva; da Gesù, nuovo Adamo assopito in croce, viene fuori la nuova Eva che è la Chiesa sorretta dai sacramenti. La roccia percossa nel deserto fa scaturire acqua viva; il tempio nuovo, infinito di Ezechiele (40 – 48: sono necessari kg 46 d’unguento per ungerlo) nel giorno ultimo fa sgorgare una fonte infinita (Zaccaria): Gesù è il tempio nuovo, Gesù è la roccia da cui viene l’acqua, Gesù è la fonte dei Sacramenti; dal suo fianco esce la Chiesa. Gesù è l’Agnello, la Vittima pasquale. Giovanni dice: Io ho visto, ne do testimonianza: è andata proprio così! E lui sa che io dico il vero, perché voi crediate.
1°Il giardino della nuova creazione: “Nel luogo dove era stato crocifisso vi era un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo; là dunque posero Gesù” (19, 38-42).
“Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, chiese audacemente a Pilato il corpo di Gesù”; “Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte”: di colpo la paura cessa, c’è in atto una nuova creazione; Matteo parla di “sepolcri che si aprono”, e “corpi di morti che risuscitano”.
“Nel luogo dove era stato crocifisso vi era un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo; là dunque posero Gesù”. La Passione cominciata nel giardino, termina nel giardino, come la prima creazione iniziata nel giardino, l’Eden, destinata al giardino eterno. Tutto si realizza in Gesù.
Nicodemo porta “una misura di mirra e di aloe di circa cento libbre” (= kg 46); per ungere un morto ne bastano due etti e mezzo; ma ogni particolare storico è anche simbolico: allude a un senso profondo, contenuto nella storia biblica e nella storia di ciascuno: nella tua storia. Si tratta di ungere il tempio immenso descritto da Ezechiele (40ss) mai edificato; Gesù è il nuovo tempio, l’umanità su tutta la terra, in un giardino, il regno di Dio, nostra meta: nostra destinazione.
BUONA PASQUA!