24/03/2002 – QUARESIMA – 6 D. = DELLE PALME – A – 2002
Preparazione alla celebrazione della messa.
DOMENICA DELLE PALME o DI PASSIONE.
Anno A – 24 Marzo 2002
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
MEDITAZIONE o RILETTURA
della DOMENICA DELLE PALME o DELLA PASSIONE – Anno A.
Questa meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Versetto al Vangelo:
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Antifona alla Comunione:
Padre, se questo calice non può passare
senza che io lo beva,
sia fatta la tua volontà.
Padre, sia fatta la tua volontà: in te la forza della tenerezza che supera ogni male.
Passione del Signore. È la PASQUA in due atti: primo atto oggi, passione di dolore fino alla morte; secondo atto domenica prossima, passione di amore fino alla risurrezione dai morti.
Oggi inizia la settimana santa; mi rendo presente in atto di farti partecipe della mia passione, morte e risurrezione, nel simbolo della cena pasquale.
Accogli la vita, con le sue pene e le sue gioie: firmi la tua partecipazione alla mia vita divina che conosci nella storia delle letture, in particolare, della passione, con i suoi sentimenti richiamati dalla seconda lettura, in particolare il condono richiamato dalla prima lettura. Presente in prima persona nei gesti e nelle parole della celebrazione e del tuo vivere quotidiano, soffro con te, con voi, mio corpo; cammino con voi, davanti a voi, verso la meta, la casa del Padre. In me si realizzano le promesse, s’instaura la nuova ed eterna alleanza, e tu mi accogli, assimili i miei sentimenti. – Che sentimenti provava Gesù nelle varie scene del racconto della passione: cena pasquale, Getsemani, arresto, processo giudaico, processo romano, viaggio al calvario, morte e sepoltura? Sono le stesse scene nei quattro evangelisti, ma sono piene di significato, e ciascun evangelista le espone con ordine ed espressioni proprie, in un intreccio di storia e di fede, di racconti e di interpretazioni, per rilevare aspetti diversi del mistero di Cristo, secondo che lo Spirito dà loro di esprimersi. Tu, conoscendo già la trama della passione, morte e risurrezione, ti porrai come altri la domanda: Quel Gesù che ha la “Potenza” di risorgere, non “poteva” far sì di non soffrire e morire?- La risposta a questa domanda è tutto il mio messaggio, contiene lo specifico della Buona Notizia che ho portato sulla terra: l’amore totale, gratuito e personale di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo verso di te e verso ogni essere umano. Non si tratta infatti di Potere, ma di Amore, o meglio di Potere al servizio dell’Amore, come preghi la domenica 26ª: “O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono”. Il racconto della passione con tutte le sue scene ti dice “che cosa” Gesù soffre; nel racconto della cena, all’inizio della passione, Gesù ti rivela il suo intimo, e ti dice “perché” soffre (come compimento della prima lettura che vedremo), con le parole: “Prendete e mangiate: Questo è il mio corpo. Prendete e bevete: Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, che è sparso per voi e per tutti in remissione di peccati”. – Gesù compie la sua offerta in piena consapevolezza. Egli aveva preannunziato ai discepoli: “Voi sapete che fra due giorni si celebra la pasqua, e il Figlio dell’uomo (cioè io stesso) sarà consegnato per essere crocifisso” (26,2); e i discepoli: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la pasqua?”; ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. Gesù sapeva perfettamente tutto. Che sentimenti poteva provare? Anzitutto Gesù vuole evitare ogni fraintendimento politico e religioso, e mostra la volontà di realizzare il progetto d’Amore del Padre con fedeltà e chiarezza assoluta aldilà d’ogni contrasto o accettazione dell’uomo. “Vieni, Signore Gesù, pieno di bontà e di misericordia!”.
Padre, sia fatta la tua volontà: che io ami gli uomini quando ci sono ancora nemici: Di fatto, la cena è preceduta dal tradimento: “Uno dei dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai sommi sacerdoti e disse: Quanto mi volete dare perché ve lo consegni?”. Di fronte a Giuda, uno per tutti, che lo tradisce, si manifesta l’amore incondizionato del Padre in Cristo. Gesù ha un discepolo pronto a tradirlo al prezzo di uno schiavo: “Trenta monete!”. E c’è la consegna: un discepolo consegna il Maestro. Che sentimenti prova Gesù? Mentre Giuda consegna Gesù, il Padre lascia che Gesù sia consegnato, anzi, Gesù consegna se stesso a bene di tutti, proprio in pieno accordo con il Padre! Dice: «Il mio tempo è vicino». E’ giunta l’ora: io, il Signore, conosco tempi e persone. So di essere il compimento della Pasqua di salvezza per tutti. E al massimo tradimento rispondo con il massimo amore: “Farò la Pasqua da te”, e compio l’Amore del Padre per i fratelli come Giuda. – Gesù infatti aggiunge: “Uno di voi mi tradirà”.- Tutti intingevano come segno di amicizia. Che amicizia è l’amicizia umana? Mentre tutti intingete con me la mano nel piatto dell’amicizia, io dichiaro che l’amicizia umana è intrisa di tradimento, io v’invito interiormente al bene: ad accogliere il mio Amore, perché solo in me potete essere amici tra voi; v’invito pur sapendo d’essere per ora rifiutato o per lo meno non compreso da suoi. Ciascuno infatti chiede: “Sono forse io, Signore?”. Ad uno risponde Gesù: “Tu l’hai detto”. Gesù vuole la privacy e la libertà dell’uomo che egli ama. E la cena continua normale. Continua normale il dono di Gesù: “Questo è il mio corpo donato, questo è il mio sangue versato per voi, per tutti”. Io amo con tutto me stesso la volontà, l’amore del Padre per voi. Mi «consegno», mi dono, quando «vengo consegnato», cioè “quando” viene deciso il mio tradimento. La passione già messa in atto consiste nel contrasto fra la tentazione diabolica di uccidermi, che continua parallela al mio dono in conformità all’amore del Padre. Io infatti ho scelto; e questo contrasto non mi distoglie, ma mi spinge a compiere la nuova ed eterna alleanza di Dio con l’uomo: “Ti benedico, Padre”; e mi dono definitivamente per tutti! «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia, ma vi precederò». Volontà del Padre è che io vi conduca e vi preceda tutti presso di lui. La mia presenza sia costante in mezzo a tutto il mio popolo. – Pietro disse: “Anche se dovessi morire, non mi scandalizzerò, non ti rinnegherò”. – Pietro e tutti gli altri non conoscono i sentimenti di Gesù, che dice:“Tu, Pietro? Tre volte mi rinnegherai!”. Io, invece, non ti rinnego, ma ti accolgo e tu ti sentirai perdonato!- Gesù vince la tentazione dell’efficienza, ma deve attendere che il discepolo si convinca della propria incapacità per esperienza.- Gloria a te che vieni pieno di pazienza, di bontà e di misericordia, Signore Gesù!”.
Gesù, il perfetto orante; in lui noi tutti preghiamo: Padre, sia fatta la tua volontà.
«Gesù prese con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, gli stessi testimoni della trasfigurazione. Che sentimenti prova Gesù? «Cominciò a provare tristezza e angoscia; disse loro: “Restate qui e vegliate con me”. E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia per terra e pregava». Gesù è il Figlio di Dio della trasfigurazione, è l’unico uomo che nella sua carne debole rivela il Padre e comunica con lui nel mistero della preghiera inaccessibile del Figlio. Eppure Gesù sente bisogno di amicizia, di solidarietà umana, di compagnia. E i suoi amici dormono. E Gesù li accetta, non ha parole o gesti di stizza. E dice: “Padre, …non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Gesù ci rivela ancora la sua totale adesione interiore all’amore del Padre per noi. Ecco il senso profondo dei fatti che seguono: arresto, processi, condanna, insulti, crocifissione: «Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano». Il Gesù inaccessibile si avvicina, condivide il mistero della sua preghiera con i discepoli che dormono. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora solo con me?”. Lo dice a Pietro, perché Pietro aveva detto che se anche tutti…, lui no.- “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione”. Gesù, che ora (nella celebrazione) prega in noi e prega per noi, ci sveglia e ci fa grazia di essere vittoriosi con lui sulla tentazione.- «E di nuovo, allontanatosi, pregava… E tornò di nuovo…; dormivano…; si allontanò di nuovo e pregò…. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! E’ giunta l’ora. Alzatevi, andiamo…”. Prima per il sonno, e poi per i nemici, i discepoli sono sempre assenti. Gesù attraversa la passione in piena solitudine; ma l’incapacità dei discepoli non lo irrita; anzi, lo spinge a continuare il suo rapporto filiale con il Padre, e fraterno con loro: con noi. “Andiamo; il traditore è vicino”. Prima Gesù ha detto: “Dormite”. Ora dice: “Andiamo”; perché io sono con voi e vi comunico i miei sentimenti, mentre voi ancora dormite, dice Gesù: mi basta il vostro desiderio, la vostra disponibilità, cioè che mi ascoltiate, e un po’ alla volta la mia parola vi sveglia. Voi venite con me: in me la comunità veglia e vince. – Vieni con noi, Signore Gesù, pieno di bontà e di misericordia!”.
Fa agli altri quello che vorresti sia fatto a te. «Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono». Le creature malmenano il loro Creatore. “Se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente!”. C6sì il salmista esprime i sentimenti di Geù. – «Arriva una folla con spade e bastoni…(circa ottocento persone contro un inerme); Uno di quelli che erano con Gesù mise mano alla spada…; Gesù disse: “Rimetti la spada nel fodero”». Sono la via al Padre secondo le scritture: via dell’amore sulla croce, non della forza violenta; mi lascio arrestare non per debolezza, ma per libera decisione d’amore; nella forza violenta non c’è salvezza, nella debolezza dell’amore c’è la forza di Dio; tolgo la spada a Pietro per togliere le armi dalla mano d’ogni soldato; i miei discepoli sono disposti a dare la vita per il fratelli, come figli nel Figlio di Dio. Il dono di me stesso per te e per tutti in remissione dei peccati, nell’arresto e in ogni situazione, nonostante la debolezza della carne, è per aderire alla volontà amorosa del Padre secondo tutte le Scritture. – Gloria a te che vieni pieno di pazienza, di bontà e di misericordia, Signore Gesù!
L’amore di Dio trasforma anche l’ironia umana in linguaggio di verità. «Condussero Gesù dal sommo sacerdote Caifa…. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al cortile del Sommo Sacerdote, poi vi entrò e si sedette con le guardie per vedere come andava a finire». Pietro è già nel luogo del tradimento. «I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte. Gesù taceva», come il servo di Dio che «maltrattano non aprì bocca», attende che sia ascoltata la voce interiore. “Dal cuore escono pensieri cattivi e omicidi”, consapevoli caricature e oltraggi alla verità:- “D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo”. Ora è la gloria di Dio, ora è il vostro giudizio, non in un lontano futuro: cercate un motivo formale di condanna, facendo tacere la coscienza di volermi uccidere perché vi sono scomodo per i rimproveri e giudizi della mia parola; ecco, la vostra condanna è già in atto. «Il Sommo Sacerdote si stracciò le vesti. Dicono: è reo di morte! Gli sputarono in faccia, lo schiaffeggiarono, lo bastonavano, dicevano: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”». Gesù è il Servo che presenta il dorso alle percosse; accusato di essere Dio, Gesù è giudice e mette in luce la colpa delle autorità. «Pietro intanto stava fuori nel cortile»; alla serva, a un’altra serva, ad altri presenti, imprecando e giurando, ripeteva: “Non conosco quell’uomo”, non conosco voi, non conosco me stesso. Pietro si dichiarava pronto a difendere Gesù; il massimo che ora sa fare nel suo amore per lui è giurare di non averlo mai conosciuto. Ma la possibilità del perdono è sempre offerta: al “ricordo” efficace di Gesù che si rende presente a Pietro, come a ciascuno di noi in ogni celebrazione: “Uscito fuori, pianse amaramente”.
Gesù si lascia consegnare per la forza dell’amore, non per debolezza. «Venuto il mattino , tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato». E si evidenzia che Israele preferisce il violento Barabba che si dice: Bar (= figlio) abbà (= del padre) a Gesù, il vero “Barabba”, che è Figlio del Padre! Giuda coglie l’innocenza di Gesù; Pilato coglie l’invidia dei giudei: cerca di accogliere l’invito interiore al bene, cioè, di liberarlo dalla morte, propone alla folla l’alternativa: Volete Barabba o Gesù il Cristo? E’ una scappatoia che non gli riesce. Il Padre permette che scelgano con inganno Barabba perché tutti vedano e scelgano la sua bontà. Si svela l’indifferenza di Pilato, ma anche la simpatia dei pagani nella stessa moglie di Pilato. E Pilato riconosce ancora una volta, anche se indirettamente, che Gesù è re; anche se poi, contraddicendo se stesso, lo consegna (e Gesù si lascia sempre consegnare) perché sia crocifisso, secondo la volontà invidiosa dei giudei che Pilato stesso aveva riconosciuto.
L’amore è fedele, è vittorioso. «Lo portarono via per crocifiggerlo». L’amore di Gesù trasforma anche il linguaggio dell’invidia e della condanna in attestati di verità. Così alla fine l’umanità, che lo bestemmia, riconosce Gesù “Re”. Quelli che passano, i Sommi Sacerdoti, gli anziani, i ladroni crocifissi insieme al cosmo con le sue forze, le tenebre, il terremoto, riconoscono Gesù. Lo riconoscono i credenti nuovi: il Centurione e le guardie che erano con lui; lo riconosce tutta l’umanità liberata dal Cristo: i morti nei sepolcri. Tutto sfila davanti alla croce di Gesù che porta a compimento il progetto del Padre. – Noi, comunità celebrante, acclamiamo Gesù dicendo: Regna su noi, Signore Gesù, pieno di bontà e di misericordia, mentre sulla croce e ora con le nostre labbra preghi per noi ripetendo:
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
Padre, sia fatta la tua volontà: con me ciascuno scopre la grazia nella sofferenza.
«Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso.
Tu mi hai dato una lingua da iniziati», Padre, sono il tuo servo. Ecco, rivelo l’origine del mio parlare nella passione: ogni mia parola mi viene da te, perché io dia fiducia e redima chi è nella disperazione; tu mi hai aperto l’orecchio, così nella passione io ascolto te; nella passione presento il dorso, non sottraggo la faccia, perché tu con me sei la causa della mia vittoria: «tu mi assisti, per questo non resto confuso».
Questo linguaggio del Servo Gesù, compimento del Servo di Javè, profetizzato da Isaia (prima lettura) è il senso dei fatti della passione. Nella passione si hanno i fatti, nella prima lettura si ha il senso dei fatti, l’animo, l’intenzione, l’intimo, i sentimenti di Gesù che subisce tutti quegli oltraggi della passione; sentimenti rivelati da Gesù stesso all’inizio della passione, cioè nell’eucaristia: Gesù consegnato che si consegna.
Ecco la novità, la Buona Notizia: il Signore vuole consolare il suo popolo, facendolo tornare a casa perché ha pagato abbondantemente per i peccati commessi, ma il popolo teme di ricadere nel peccato e incorrere di nuovo nella punizione del Signore. Il Signore per bocca del profeta dice: Si, voi tornerete a peccare, ma Dio non vi castigherà più: ha cambiato metro di giudizio nei vostri confronti: ha “inventato” questo “Servo di Javé” che darà la sua vita proprio perché in 1ui si “condenseranno” tutti i peccati degli uomini e lui pagherà per tutti! L’uomo può sbagliare ancora, ma non sarà più castigato: c’è questo Servo di Javé che paga per lui.
È il senso del battesimo che Gesù, vero Servo di Javè, rivela nella sua Passione: dopo il Battesimo tu peccherai ancora, ma non ti devi preoccupare, perché quel Battesimo non verrà mai rovinato; quel peccato che tu commetti. prima che tu lo commetta è già perdonato: è condonato!
Così “Dio ci ama”. Ci perdona “in anticipo” il nostro peccato e lo fa perché ci vuol bene. La Passione ci mostra come e quanto Dio ci ama. Noi non sappiamo quali peccati faremo, ma Dio lo sa già e ci ha già preparato i1perdono attraverso il Dono di suo Figlio, invenzione dell’amore del Padre, quel Servo di Javè che sulla croce si rivolge al Padre per noi dicendo:
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
Padre, sia fatta la tua volontà: Gesù aderisce ai sentimenti del Padre nei riguardi degli uomini.
«Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’ha esaltato». Per bocca di Paolo, la Chiesa, prolungamento dell’umanità di Gesù, suo Capo, parla e dice: “Gesù Cristo svuotò se stesso”, si umiliò fino alla morte di croce, cioè, nella sua passione Gesù è il Signore che si fa servo: uomo, obbediente, fino alla morte, di croce, perché accoglie l’invito interiore del Padre a donarsi per la liberazione di tutti; e aggiunge: “Per questo Dio l’ha esaltato, perché ogni lingua proclami Gesù il Signore”.
L’assemblea, che celebra l’eucaristia, conosce i sentimenti di Gesù: ha in sé i sentimenti che furono in Cristo Gesù, come dice Paolo. Lo Spirito ci fa intuire i sentimenti di Gesù al Getsemani e in ogni momento della passione che continua in noi, e che la colletta ci fa chiedere al Padre: “Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello il Cristo tuo Figlio nostro Salvatore e umiliato fino alla morte…; fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua Passione, per partecipare alla gloria della sua risurrezione”. L’insegnamento della sua passione non sono le terribili sofferenze di Gesù, ma i suoi sentimenti, nella sua passione, cioè come vivere le vicende della vita! Gesù infatti continua a vivere in noi come ha vissuto la solitudine, l’umiliazione d’essere trattato da brigante, deriso, non creduto, non rispettato nei processi ingiusti, ecc.
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
dato a noi come modello di umanità riuscita: fatto uomo umiliato fino alla morte di croce, esaltato per la nostra salvezza a gloria del tuo nome;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci fa partecipi della passione perché giungiamo alla gloria della sua risurrezione;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
con la sua preghiera e la sua dedizione ci trasforma, ci dona i suoi sentimenti di Servo obbediente al tuo amore fino alla morte;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
per tutti egli nell’eucaristia e sulla croce si è donato e ci ha riconciliati con te; per la sua passione e la sua morte abbiamo in pienezza la sua vita beata;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
per Cristo, con Cristo e in Cristo, che con la propria consegna a ingiusta condanna porta su di sé le nostre colpe, distrugge la morte, ci dona la vita.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Volontà del Padre:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: volontà del Padre negli avvenimenti della storia;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: volontà del Padre negli avvenimenti della storia;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: volontà del Padre in Gesù che prega al Getsemani;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: volontà del Padre nei fedeli di Gesù, santificati per la sua passione;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: volontà del Padre in tutti resi partecipi della pasqua di Cristo.
Preghiamo:
O Padre, che ci hai donato Gesù, fatto obbediente fino alla morte e morte di croce; esaltato per questo con un nome sopra ogni altro nome; fa’ che il tuo popolo si abbandoni al tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).