10-03-2002-Quaresima-A-dom4

10/03/2002 – QUARESIMA – ANNO A – 4 DOMENICA – 2002

Preparazione alla celebrazione della messa.

4ª DOMENICA DI QUARESIMA
10 marzo 2002 – quaresima anno A

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Dall’Avvento del 2004: Il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.
Meditazione del 2002. Versetto al Vangelo:

Io sono la luce del mondo, dice il Signore, chi segue me, avrà la luce della vita.
Antifona alla Comunione:
Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi:
sono andato, mi sono lavato, ho acquistato la vista, ho creduto in Dio.

Sono andato, mi son lavato, ho visto, ho creduto: perché passando mi hai visto e mi hai amato.
«Andò, si lavò e tornò che ci vedeva».
La quaresima è tipo del mio cammino con voi. La prima domenica di quaresima mi presento nella situazione concreta di tentazione propria di tutti gli uomini, ma unico Uomo che ne esce vincitore: l’umanità d’ora in poi può sperare di uscirne vincitrice in me. La seconda domenica sono trasfigurato: rivelo il fondamento della vittoria, in me e in ogni persona, rappresentata nei miei tre discepoli. Nelle domeniche terza, quarta e quinta di quaresima mostro il cammino che compio in chi mi accoglie, come la samaritana che faccio passare dal pensare semplicemente ai bisogni come quello dell’acqua al pensare a me; come il cieco nato che faccio passare dalla tristezza all’abbondanza della consolazione; come Lazzaro che faccio passare dalla morte alla vita. La forza dello Spirito del battesimo (cresima eucaristia) pervade corpo e anima in modo che «possiate ottenere pienamente la redenzione alla quale partecipate in questi santi misteri».
In questi tre vangeli mi annuncio in vista dell’appuntamento pasquale, soprattutto per i catecumeni, e quindi anche per voi battezzati. Il vangelo della samaritana (Gesù – acqua viva), del cieco nato (Gesù – luce vera) e della risurrezione di Lazzaro (Gesù – vita vera) richiamano il vostro battesimo che rinnovate all’inizio della s. messa con il segno della croce. Prendete coscienza di me, annunziato fin dall’inizio del vangelo di Giovanni, dal Prologo, con le parole: “…in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini … Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo … A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio … Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”.
Oggi mi rendo presente in atto di comunicarti la luce della mia vita, nel simbolo del mio incontro con il cieco nato: tu sei cieco, io ti porto con me, cammini e vedi con me le situazioni; tu mi parli secondo la tua cecità e io ti comunico la mia luce. Vedi con me un uomo cieco, segno d’ogni bisogno: tutti gli uomini sono rappresentati nell’uomo cieco dalla nascita; io li vedo in ogni tempo e luogo, e li guarisco, di mia iniziativa, a cominciare da te e tramite te: tu, come ogni persona, sei raffigurato nei discepoli che porto con me; il cieco, per te, come il giardiniere, per Maria Maddalena, è la situazione creata per un nostro incontro: di Luce che cambia la sorte delle tenebre. Io, sono la luce; tu, le tenebre; mi segui, e hai la luce della vita.
“Interrogarono Gesù: Chi ha peccato…?”. Vedi con me il cieco, ma pensi in modo diverso da me: pensi da cieco, fai domande di curiosità teologica, mentre il bisognoso è di fronte a noi “perché si manifestino le opere di Dio” in soccorso dell’uomo; prima opera di Dio è che io soccorra te, perché insieme vediamo e amiamo gli altri; di fronte al “cieco” tu mi esprimi il tuo parere, io il mio; e tu mi preferisci; con parole e gesti io t’illumino, e ti dico: “Non ha peccato né lui né i suoi genitori”. Una situazione non è buona o cattiva in sé, ma tu la puoi trasformare in male o in bene: a seconda di come la vivi, essa diventa salvezza o segna la tua sconfitta. “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato”: tu, con quanti mi seguono, mi ascolti, “compi le opere mie ” e quindi del Padre; ho detto a Giov. Batt: “Lascia fare! Dobbiamo compiere ogni giustizia”; l’ho coinvolto, come te; ho ottenuto il suo consenso, che ora suscito in te. Le mie parole suscitano ciò che esprimono, così l’incontro con me-luce è un vero e proprio atto di creazione; come ti ho creato dalla terra con il mio alito, così ora formo del fango con la mia saliva, e lo spalmo sui tuoi occhi; è opera del tutto gratuita: entra nel progetto del Padre, perché si manifestino le sue opere; guarisci come il cieco: tu non mi chiedi la vista che non conosci, io non ti dico ciò che ti faccio, perché ancora non puoi capire; ma sei guarito, sei in grado di ascoltare e comprendere le parole che ti dico: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa ‘Inviato’)”, cominci a operare con me, come il cieco tu vai, ti lavi e mi vedi. La mia acqua, promessa alla samaritana, cura la tua cecità. La storia del cieco nato è simbolo della tua storia: prima d’incontrare me, il Cristo, sei cieco, poi il Maestro ti dona la vista, t’illumina nell’acqua del battesimo, nella photistéria: luogo d’illuminazione. Un episodio della vita di Gesù, letto alla luce dell’esperienza, espresso con le parole della Scrittura, è mezzo per sviluppare la Buona Notizia: Cristo dono di luce.
L’incontro con me, la mia amicizia ti cambia modo di pensare, di sentire, di vivere e di relazionarti; subito ci si accorge; e mentre tu di occupi del tuo Maestro interiore, della mia parola efficace; gli altri si occupano di te, non ti riconoscono più; sei fatto ‘Signore’, indipendente da tutti nella misura che dipendi da me, ricordando il nostro incontro: “Ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi, mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati!- Io sono andato, mi son lavato, ci vedo”.- Sei passato dalla religione alla fede: da potere parentale, religioso, politico, sociale, con le sue intimidazioni, alla libertà dell’amore nella verità. La storia d’ogni uomo in rapporto a me è raffigurata in momenti d’accoglienza e rifiuto, di fede e incredulità, di luce e cecità: il cieco che viene alla luce raffigura il cammino di chi mi accoglie; i conoscenti e i giudei, i genitori e i farisei che contrastano, raffigurano coloro che mi rifiutano. Il vero male si nasconde nel cuore ostinato a non riconoscere i fatti per non dover credere e rimetterci qualche interesse. Ma il Signore è il tuo Pastore: non manchi di nulla; al discepolo illuminato basta la mia forza di luce a tenerlo saldo nella fede, coerente nelle scelte. Tieni testa a chicchessia, cresci nella mia conoscenza e mi confessi “Gesù”: “Quell’Uomo”, “Profeta”, “Colui che viene da Dio”, “Signore”; un vero cammino nello Spirito evidenzia il cuore degli oppositori, che prima negano il fatto, poi negano l’interpretazione che ne fa il guarito, zittiscono la voce che lo testimonia, cacciano via la persona guarita. E Gesù attende che ciascuno si decida; alla fine distinguo gli oppositori da chi è disponibile a credere e accogliermi: sarà “cacciato fuori”? Sarà “consegnato” come me e Giov. Batt. e ogni fedele? Ma uno come questi mi conosce e confessa: “Io credo, Signore”. Il mio incontro con te è una guarigione, come quella del cieco nato, è una vittoria; merita il contesto della festa per eccellenza, la festa delle capanne: per una settimana esplode la gioia per la luce e per l’acqua. La spianata del tempio risplende a giorno, c’è un pozzo dove s’attinge l’acqua per le libagioni; la “gioia del pozzo” riempie di danze e di canti il secondo giorno di festa. Attendo “l’ultimo giorno, l’ottavo, il più solenne della festa”; allora Dio dice: “Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza” (Is 2,3), e io in piedi esclamo a gran voce: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me” (Gv 7,37); rivolto poi alle sorgenti della luce proclamo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita” (Gv 8,12). Quest’acqua e questa luce sono il contesto festoso del mio incontro con il cieco, con te, con ogni uomo, come segno che io, luce, vinco le tenebre.

Signore, mio pastore: non manco di nulla.

Sono andato, mi son lavato, ho visto, ho creduto: perché passando mi hai visto e amato.
«Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele».
Davide è scelto, il cieco è guarito: per iniziativa di Dio, che li vede e li ama, benché ultimi tra i fratelli, com’era Davide, com’è il cieco nato. Davide consacrato, il cieco guarito sono immagini del discepolo umile e sicuro, docile e fedele, forte e pienamente fiducioso nel Dio che sceglie gli umili e vede il buio che nessuno prende in considerazione; fiducioso nel Dio che vede e ama perché capace di arrivare al cuore delle persone e della realtà che ti circonda; fiducioso nel Dio che valuta l’uomo non per ciò che vi trova, ma per ciò che vi mette dentro: il suo Spirito Santo.

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Signore, mio pastore: non manco di nulla.

Sono andato, mi son lavato, ho visto, ho creduto: perché passando mi hai visto e amato.
«Dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà».
Il cieco guarito è figura della Chiesa. Per bocca di Paolo invita al battesimo e all’illuminazione: ad accogliere l’azione del Signore Gesù che passando, vede e ama. Rinnovato dall’incontro con me, sei irriconoscibile; con quel fango, impastato di saliva e spalmato sugli occhi, Cristo ti ha rimodellato “uomo nuovo”, “figlio della Luce”. Al tuo battesimo ti viene consegnato anche il segno della luce, perché “illuminato dalla luce di Cristo, tu viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene”. I “figli della luce” portano “i frutti della luce”. Le opere dei battezzati provano la presenza d’una vita vissuta nella luce; le opere delle tenebre rimangono “infruttuose” di bene. Chi è nella luce sa “vedere”, in Gesù, con amore; può guardare tutta la realtà che lo circonda e riconoscere il significato delle cose, dei colori, dei paesaggi; riconosci: il Padre mi ama.

Signore, mio pastore: non manco di nulla.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Signore, mio pastore: non manco di nulla,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
viene luce del mondo, ci fa risplendere della sua luce;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù fa figli di luce con frutti di bontà, giustizia, verità;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
non esita a donarsi per noi, e siamo luce di compiacenza;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
splendenti di grazia e di gioia nella tua casa per sempre;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità che riconosce e professa Gesù Signore.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Luce:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la luce degli occhi: nel cieco guarito;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la luce dell’olio e dello spirito: sull’ultimo figlio di lesse;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la luce del mondo: Gesù, gloria del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la luce dei battezzati: nello Spirito del Signore;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la luce della gloria: dei figli nel Figlio con il Padre.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai mandato il Figlio, Luce del mondo, perché chi segue lui abbia la vita; fa’ che il tuo popolo proclami: il Signore è il mio pastore; non manco di nulla”. Per Cristo…. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).