27-01-2002-Ordinario-A-dom3

27/01/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 03 DOMENICA – 2002

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 27 Gennaio 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10; Rm 12).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di accogliere la sua parola nell’assemblea dei fedeli (LETTURE).

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
Le meditazioni del 2001-4 rileggono i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Dall’Avvento del 2004: Il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.
Meditazione del 2002.
Versetto al Vangelo:

Gesù predicava la buona novella del regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.

Antifona alla Comunione:
Il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce.

RADUNATI INSIEME SOTTO LA LUCE .

Il popolo nelle tenebre vede una grande luce: nella tua Galilea vedi liberazione, vita e gioia.
«Venne a Cafarnao perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia».
Oggi mi rendo presente, m’immergo (battesimo) in te, in tutti, in atto di suscitare libertà, vita e gioia, nel simbolo della luce che vince le tenebre del nulla, del male e della morte; luogo, tempo e contenuto indicano la mia assoluta e definitiva novità.
‘Galilea’ diventa il luogo della mia Buona Notizia: vengo a sapere che Giovanni Battista è arrestato, mi ritiro in Galilea, dove già di ritorno dall’Egitto i miei genitori decidono di portarmi, perché in Giudea Archelao mi avrebbe ucciso; era un presentimento della mia passione. Trent’anni dopo, dalla Galilea vado in Giudea al Giordano per farmi battezzare da Giovanni; uscito dall’acqua, sono “portato dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”; vittorioso sulle tentazioni di satana, fuggo davanti a Erode, come prima davanti ad Archelao: decido di fare la volontà del Padre, come per me aveva deciso Giuseppe; non subisco la passione preannunziata nella mia infanzia, ma l’accolgo come progetto del Padre, l’abbraccio e mi ritiro ancora in Galilea: il gesto vittorioso di non rispondere al male con il male si unisce al presentimento della passione; alla fine, quando reietto e perseguitato sarò arrestato, condannato e ucciso come il mio precursore Giovanni, lo stesso Spirito mi risuscita da morte e si compie “ogni giustizia”, che è tutto il progetto del Padre secondo la sua volontà; allora è piena la vittoria su satana che opprime gli uomini, come Archelao, Erode e tutta la Galilea.
L’arresto di Giovanni diventa il “tempo” della mia Buona Notizia: Quando so che Giovanni è arrestato mi ritiro in Galilea e da Nazaret vengo ad abitare a Cafarnao. Questa è la regione assegnata ai fratelli Zabulon e Neftali, nella spartizione della Palestina, a occidente del mare di Galilea fino al mediterraneo; è una regione mezza pagana, perché prima, nel 734 a C. Tiglat-pileser, re di Assur la prende, ne deporta gli abitanti in Assiria e l’annette a una provincia assira, poi è soggetta ai romani; grande è la sofferenza a causa della politica straniera, ma più grande ancora per la convinzione di essere abbandonati dal Signore della storia; sofferenza che si unisce alla prigionia di Giovanni: sbandati e confusi, non immaginano che invece Dio li ama per amore del suo nome. Questo amore del Padre io vengo a rivelare; proprio in quella sofferenza “mi immergo” venendo ad abitare a Cafarnao: nessuno ancora lo immagina, eppure anche un semplice trasloco è pieno di significato per me; mentre compio in pienezza il piano salvifico del Padre, diventa gesto premonitore di liberazione, di vita e di gioia per tutto il popolo; preannunzia che io sono il compimento della consolazione promessa dal Padre agli oppressi da ogni male; rivela che io sono il “Servo” chiamato ad essere “luce dei popoli”; mostra che una regione abitata da pagani oltre che “dalle pecore perdute della casa di Israele” è segno di salvezza divina per tutti; Cafarnao, crocevia di popoli dall’est all’ovest, dal sud al nord, richiama che io sono ‘via di salvezza’ per tutti, presenti e futuri: ogni cosa contiene un aspetto negativo, che diventa segno premonitore di un aspetto positivo; ascoltando la mia Parola nella Scrittura, Matteo lo vede preannunziato in Isaia che dice: “Il paese di Zabulon e il paese di Neftali,… il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si e levata”. Questo compio ora in te, come bene ha visto anche Simeone, parlandone a Maria, dicendo: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,30ss).
La predicazione di Giovanni è il contenuto della mia Buona Notizia: “Da allora, cioè dall’arresto del Battista, comincio a predicare e a dire: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”. Giovanni in carcere non può più predicare; ma le stesse parole riassumono la predicazione di Giovanni e la Buona Notizia, Gesù: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Nel male c’è il bene dell’Amore che vince l’odio, la mia Luce che annienta le tenebre: è giunta l’ora della mia vita pubblica, l’ora in cui cessa la profezia e inizia il compimento: il carcere segna il passaggio dal Precursore al Messia; nella mia persona, nelle mie parole, nei miei gesti si manifesta l’iniziativa dell’Amore del Padre, “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”.
Sei attratto dall’Amore del Padre in me come da un tesoro, da una perla preziosa che ti spinge a lasciare e a vendere tutto per averla: io sono immerso nella tua storia e tu ti volgi a me, ti converti, ti affidi a me; t’incontro, t’invito, ti do la forza di aderire a me prontamente, come i quattro fratelli. Nella chiamata dei quattro discepoli vedi come si compie in loro e in te la mia Parola che dà nuovo senso al lavoro e ai rapporti più intimi di quelli paterni (Zebedeo); vedi che “convertirsi” vuol dire stare con me e lasciarmi vivere in te: “camminare”, “vedere”, “parlare”, “chiamare”, annunziare il regno oltre i confini del tempo e lo spazio d’Israele, fino al tuo tempo e spazio; e tu, come Paolo “dimentico del passato e proteso verso il futuro” (Fil 3,13), lasci che io m’immerga in te perché tutti s’immergano in me con te; è una conoscenza mediante la pratica di amore reciproco. Tutti chiamati alla stessa amicizia con me, nella diversità dei compiti.

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il popolo nelle tenebre vede una grande luce: io sono la tua liberazione, vita e gioia.
«Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce».
Io sono il capovolgimento futuro della situazione da schiavitù a libertà, da tenebre a luce, da umiliazione a gioia, nella grande storia come nel piccolo della tua vita, che nella mia presenza riceve senso unitario e tu gioisci come nel raccolto abbondante, nella vittoria in guerra, nell’eliminazione d’ogni male.

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il popolo nelle tenebre vede una grande luce: unione d’intenti, di pensieri e di parole.
«Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra di voi».
Mia è l’iniziativa: io, il principio e il fine; fuori di me c’è solo divisione. Quando non lasci che la tua conversione a me penetri tutta la tua persona, rimane superficiale; allora accadono insanabili divisioni e discordie come nella comunità di Corinto; nucleo della fede è lasciarti attrarre da me tuo donatore perfetto.

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale: Il Signore è mia luce e mia salvezza, si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
parola che illumina e unisce nell’unico tuo amore;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
egli rende presente Gesù, liberazione, vita e gioia;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli rinnova l’agire di chi anela venire alla luce;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti convochi nella chiesa fondata sugli apostoli;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’assemblea festosa dei figli nella luce della libertà, della vita e della pace.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2).
Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio,
La Luce:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
la luce, che rischiara le tenebre della notte;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza:
la luce, che è Dio liberatore d’Israele dalla schiavitù;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
la luce, Gesù, compimento della liberazione promessa;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
la luce, della comunità unita nel pensare e nel parlare;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità:
la luce, dell’umanità liberata dalle tenebre di peccato e di morte, vivente per Dio in Cristo Gesù.

Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il Figlio a predicare e guarire ogni sorta d’infermità nel popolo; fa’ che ogni nazione ti acclami sua Luce e sua Salvezza.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).