24/06/2012 – SOLENNITÀ DI S. GIOVANNI BATTISTA – INCONTRO glp
SOLENNITÀ della NASCITA di GIOVANNI BATTISTA – 24 Giugno 2012
6° Anniversario (2007-2012) INCONTRO ANIMATORI di GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI
Messa della Vigilia e del Giorno – Traccia.
VANGELO (Lc 1,5-17: vigilia; Lc 1,57-66.80: giorno).
Vigilia e giorno, due messe: due vangeli, due racconti. E ci sono anche due prime letture, che attirano la nostra attenzione, perché non sono due racconti, ma due dialoghi. Vediamo la differenza fra dialogo e racconto che narra. Il primo racconto, del primo Vangelo, quello della vigilia racconta l’Annuncio della nascita di Giovanni: “Ti darà un figlio e lo chiamerai Giovanni”. Una persona racconta la storia di un’altra. Luca evangelista racconta la storia di Giovanni Battista. Rileggiamo ciò che dice: al tempo del re Erode c’era un uomo, Zaccaria. La moglie di Zaccaria si chiamava Elisabetta. Osservanti di tutti i precetti e prescrizioni del Signore, questi due sposi non avevano figli. Sterile lei, anziano lui. Al tempio tutto il popolo prega. E lui, Zaccaria, sacerdote, offre a Dio l’incenso, come segno della preghiera che sale a Dio, gradita come il profumo. Il racconto continua e si trasforma in annuncio: L’angelo de Signore dice a Zaccaria: tua moglie Elisabetta ti darà un figlio; lo chiamerai Giovanni. La sua missione sarà «preparare gli uomini» all’incontro con il Signore. Gioia ed esultanza universale: tutti, ovunque, si rallegreranno. Questo il Racconto dell’annuncio.
Segue il Racconto del fatto: “Giovanni è il suo nome”. È il secondo racconto, dal Vangelo del giorno: è ancora una persona, lo stesso Luca, che racconta la storia di un’altra persona, dello stesso Giovanni. Racconta il fatto della nascita: “Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio”. Otto giorni dopo lo circoncidono e gli mettono nome «Giovanni». Zaccaria era muto perché non aveva creduto a Dio: cioè, che fosse loro possibile avere un figlio. Ora parla, canta e loda Dio, perché il figlio è nato. Tutti, ovunque, stupiti, ne parlano, e quanti li odono, riflettono e si domandano: “Che sarà mai questo bambino?”. – E il bambino cresceva e si fortificava nello spirito». Ecco l’altro racconto, del secondo Vangelo, quello del giorno: racconto della nascita di Giovanni. Una persona, Luca evang. racconta ancora la storia di un’altra persona, cioè, di Giovanni. E le prime letture? Sono anch’esse un racconto come i Vangeli?
LA PRIMA LETTURA DELLA MESSA NELLA VIGILIA: non è un racconto, ma
“un dialogo, un colloquio”. Non c’è una persona che racconta la storia d’un’altra persona, come nei vangeli. Ma c’è una persona che parla di se stessa, della propria esperienza: del colloquio di Dio con lei, in se stessa. Parte sempre da un fatto concreto, esterno o interno come un sentimento, un desiderio, un giudizio, una valutazione, una promessa o intuizione. Questo fatto, interno o esterno, è percepito come un dono, come chi si stupisce di cogliersi vivo: cioè, di avere una vita che la persona stessa, nel caso Geremia, non si è data; si stupisce di essere viva con sensazioni, sentimenti e capacità di valutare e intuire; e tutto questo lei non se l’è dato, ma se lo trova dentro, in sé. Non se n’era accorta. Ora le è dato di «accorgersi». Senza alcuna istruzione, una persona può trovarsi a vivere la propria realtà «inconsciamente». Ma quando si trova in necessità, si sveglia, coglie la propria incapacità e grida: “Aiuto!”. È una specie di supplica inconscia, di preghiera, comunque. Chi, invece, accetta di leggere un Sillabario adeguato, il Messalino, intuisce l’origine di se stesso e di tutte le sue esperienze, perché trova scritto, per esempio: “O Dio, principio è fonte di ogni bene” (Colletta di giovedì 11ª settimana tempo ordinario); “O Dio, che hai posto nella mente e nel cuore dell’uomo i doni del pensare e del volere” (Colletta di venerdì 11ª settimana tempo ordinario); per citare due passi che mi trovo sott’occhio. Chi accetta di leggere il Sillabario adeguato, come «istruzioni per l’uso» di vita, cioè, il «Messalino», trova poi scritto un altro passo, detto ‘Legge fondamentale’: “Ascolta, Israele. Io sono il Signore Dio tuo. Fuori di me non c’è altri”. Allora la persona, istruita dal Sillabario della Parola di Dio, il Messalino, si accorge, prende coscienza che lei, cenere, è capace di vivere, perché Dio l’ha fatta con il dono della vita, che viene solo da Dio. È capace di pensare, di parlare: può comunicare ad altri ciò che pensa, ciò che desidera. E sa che tutto questo è opera di Dio in lei, cenere: e inizia il dialogo, il colloquio di Dio con la sua creatura. Che meraviglia!
Stiamo parlando della prima lettura, della prima messa nella vigilia. Leggiamola. Cfr pagina 143 del messalino «Insieme nella messa»:
“Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto”. «Dal libro del profeta Geremia. Nei giorni del re Giosìa mi fu rivolta questa parola del Signore: “Prima di formati nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”.
È Geremia che parla, e parla di se stesso. Sa di essere cenere, sa che il Signore gli ha parlato, Lui, «Principio è fonte di ogni bene», che «ha posto nella sua mente e nel suo cuore i doni del pensare e del volere». E lui, Geremia, cenere, si coglie vivo, con pensieri, intuizioni, volontà comunicatigli dall’unico Dio, che gli dice con la voce di Geremia stesso, secondo il comando di Dio di ripetere: “Ascolta, Israele. Ascolta, Geremia. Io sono il Signore Dio tuo. Fuori di me non c’è altri”. Geremia si coglie vivo, fatto da Dio in un tempo e fra persone precise; esprime tutto questo, dicendo: «Nei giorni del re Giosìa mi fu rivolta questa parola: “Prima di formati nel grembo materno, ti ho conosciuto…”».
Geremia ascolta da Dio tutto questo che coglie in se stesso, e risponde: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Geremia, cenere, di fronte a tali intuizioni che sente in sé e che possono venire solo da Dio, constata uno stacco troppo grande fra quel che Dio gli fa sentire e la propria realtà, e lo dice a Dio stesso: «Risposi: “Ahimé, Signore Dio! Io sono giovane”». Ecco il dialogo in Geremia, fra Dio e Geremia, che ascolta Dio, cioè gli impulsi, i sentimenti che Dio gli suscita in cuore e gli risponde cosa sente, e non sa cosa gli faccia sentire, perché glielo fa sentire secondo dove vuole condurlo e Geremia l’ascolta e gli risponde..: «Ma il Signore mi disse: “Non dire: ‘Sono Giovane’. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti. Oracolo del Signore”». Dio pone in Geremia sempre nuovo proposte imprevedibili che diventavano colloquio: Dio conduce Geremia dove lui non sa. Come Dio ha fatto con Abramo: “Và dov’io t’indicherò”. E questo avviene in Geremia perché Dio gli suscita di voler essere proprio come Dio lo vuole, e Geremia l’accoglie e Dio gli parla e Geremia risponde: ecco il colloquio del tralcio…
È Dio che conduce il dialogo, il cammino con Geremia. Come con Abramo. Lo fa passare da ‘cenere’ a ‘essere vivente’: cosciente di trovarsi vivo, capace di sentire dentro di sé gl’impulsi che Dio gli comunica, correggendolo; ed esprimerli; e notare come Dio lo fa salire da semplice uomo a profeta, capace di dire ad altri, le parole di Dio, senza paura, protetto da Dio stesso, che fa ciò che dice: «Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: “Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni, per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere; per edificare e piantare”. Altro impulso imprevisto: un progresso divino. Quattro verbi di demolizione; due di costruzione. In Geremia, cenere, uomo, cosciente, autorevole, senza paura, pur soffrendo, è reso da Dio partecipe dell’essere – parlare – agire di Dio. Geremia è fatto grande come Dio.
PRIMA LETTURA DELLA MESSA DEL GIORNO. Anche questa lettura non è un racconto; ma un dialogo, un colloquio. L’autore è senza nome, figura del Cristo che è solo quanto riceve dal Padre; e chi accoglie lui accoglie il Padre, secondo il suo detto: “Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9,37). L’autore parte da dove Geremia è condotto: dall’Essere – Parlare – Agire come Dio. Come «Servo del Signore». Si sente dire dal Dio che egli ascolta: “Mio servo tu sei, Israele”. Senza nome proprio, egli rappresenta tutto Israele: Figura di Cristo e di noi tutti in Cristo.
SENZA NOME PROPRIO. Un autore attuale dice: il 2° Isaia “è Personaggio ben delineabile, ma solo in forza della letteratura, di quanto cioè ha scritto; di lui non sappiamo nulla, non abbiamo nessuna notizia personale. Non sappiamo neanche il nome; lo chiamiamo II Isaia, ma non è il suo nome. È un termine inventato dagli studiosi per poterlo identificare. Nemmeno il nome proprio ci ha voluto dire, questo Autore! Non abbiamo nessuna informazione sulla famiglia, sulla formazione, sulla sua storia personale, sull’età. Conosciamo solo la sua poesia, la sua teologia: in base a quello che ha scritto dobbiamo riconoscere che è un letterato di prima categoria. È uno dei teologi più profondi dell’A.T., e dei poeti più abili. Ironia della sorte: uno degli uomini più intelligenti e abili fra gli autori dell’Antico Testamento non ha trasmesso nemmeno il proprio nome. Un uomo grandissimo che si nasconde dietro la parola di Dio.
Ironia della sorte o piano della provvidenza? Lezione divina per ciascuno di noi, morti a noi stessi, viventi nella Parola, Cristo Gesù! È importante che quello che egli dice sia considerato ‘Parola di Dio’, per tutti.
È un teologo che ha aiutato Israele a chiarire alcune idee fondamentali. Qualche esempio:
‘Monoteismo’. Il II Isaia è il teologo del monoteismo, è il primo autore che afferma in un modo chiaro e preciso che esiste solo un Dio, e non ce n’è altri. Prima di lui gli ebrei veneravano un Dio solo, ma non negavano l’esistenza di altri. È questo autore che arriva a maturare l’idea che Dio è unico.
‘Creazione’. Dio è il ‘Creatore’ di tutto. È la 2ª idea importante: l’unico Dio ha creato tutto quello che esiste. La Genesi comincia con i racconti della creazione. È vero. Ma chi li ha scritti quei racconti della creazione? Persone che hanno imparato da questa teologia e sono arrivati a questa visione chiara, teologica.
‘Universalismo’. Altra idea importantissima. Se Dio è uno, e ha creato tutto, si occupa di tutti. Non si occupa solo del suo popolo che è Israele. Ma s’interessa di tutti i popoli del mondo. Quindi ha un piano provvidenziale con cui guida gli ebrei, ma anche i babilonesi e i persiani. L’unico Dio governa tutti. Non era mai stato detto, prima! Il Dio d’Israele, Adonài, si occupava del suo popolo. Baal si occupava dei cananei, kamosh si occupava dei moabiti, Marduk si occupava dei babilonesi, e ognuno aveva il suo popolo. Ogni Dio ha il suo popolo, ogni popolo ha il suo Dio. Se gli ebrei vincono contro i moabiti, significa che il Dio degli ebrei è più forte del dio dei moabiti. Se i babilonesi conquistano Gerusalemme e la distruggono, significa che Marduk è più forte di Iavè. Se i soldati di Marduk hanno conquistato il tempio di Iavè, l’hanno distrutto e hanno portato prigionieri i sacerdoti di Iavè, è chiaro: Marduk è molto più forte. Questa è l’idea corrente. E gli ebrei in babilonia rischiavano di condividere questa idea: se noi siamo stati sconfitti, la nostra città è caduta, il tempio è distrutto, i sacerdoti sono stati deportati, significa che Marduk è molto più forte del nostro Dio.
‘Iavè unico Dio’. Questo piccolo gruppo di esuli, in situazione di estrema difficoltà, deportati nella periferia della grande città di Babilonia, anziché deprimersi, scoraggiarsi e adattarsi alla mentalità corrente, cedendo al culto di Marduk, rimangono nella fede; dicono: noh! Non è che Marduk abbia vinto; è che noi siamo stati peccatori, e il nostro Dio ci ha fatto passare attraverso questa situazione dolorosa per insegnarci a fare diversamente. Ma il nostro Do è l’unico che esiste. «Si trova qui» dov’è ciascuno di noi. Ed è anche il vostro Dio. Perché Marduk non esiste. Quindi il nostro Dio governa ebrei e babilonesi; e sta governando anche i persiani, che stanno emergendo e da un momento all’altro conquisteranno anche Babilonia”. È sua idea sovversiva.
E avverrà proprio così! A bene degli Esuli ebrei e a bene nostro, come specificato da Pietro e Luca, II letture.
A bene degli esuli ebrei, come ci ripete oggi il II Isaia nella I lettura della messa del giorno p.153 ‘Insieme..’.
“Ti renderò luce delle nazioni”: «Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata – per i vicini -, mi ha nascosto all’ombra della sua mano; mi ha reso freccia appuntita – per i lontani -, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria” – pienamente in Gesù -. Io ho risposto – parlando come uomo -: “Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, – mi trovo in Dio che non accoglierà le mie dimissioni – il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio”.
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – in un primo momento -; poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza, ha parlato il Signore e ha detto: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò Luce delle Nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”».
Luce delle Nazioni = «Lumen Gentium», titolo del Doc. del Conc. Vat. II sulla Chiesa: Cristo, Capo e Membra.
SECONDE LETTURE
Pietro vede il dialogo dei profeti dell’A.T. a bene nostro, in quanto pienamente realizzato in Cristo e noi battezzati.
“Sulla prima venuta di Cristo nella misericordia indagarono e scrutarono i profeti”, come Geremia, il II Isaia e Gv Battista, esempi per noi di dialogo interiore che attrae a sé:
“Carissimi, voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la meta della vostra fede: la salvezza della anime.
Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti” in dialogo con Dio come Geremia e Isaia; e a loro “fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo”, per mezzo nostro, il vangelo: “cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo”.
E Luca negli atti degli apostoli, sempre in rapporto a Cristo e a noi battezzati in Cristo, dice:
“Giovanni aveva preparato la Iª venuta di Cristo”. Noi la IIª, nel suo stesso atteggiamento interiore.
«Giovanni sul finire della sua missione diceva: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, che era prima di me. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco”, per farvi veri figli di Dio, suoi eredi, coeredi in Cristo Gesù. La risposta in noi sorge spontanea nei due salmi responsoriali.
I SALMO REPONSORIALE (salmo70).
“Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno”. In te mi sono rifugiato, mai sarò deluso. Liberami e difendimi, salvami. Mia roccia, davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! La mia certezza, la mia fiducia, fin dalla mia giovinezza. Fin dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. La mia bocca racconterà ogni giorno la tua salvezza. Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi, ecco, ancora proclamo le tue meraviglie.
II salmo responsoriale (salmo138). È il così detto, II Isaia.
“Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda”. Signore, tu mi scruti e mi conosci, intendi da lontano i miei pensieri, ti sono note tutte le mie vie. Mi hai tessuto nel grembo di mia madre, io ti rendo grazie; hai fatto di me una meraviglia stupenda. Meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra”, per farmi tuo figlio/a, tuo erede, tuo coerede in Cristo Gesù. Amen. Questo è il nostro intimo profondo colloquio interiore che tu hai con ciascuno di noi, tue creature, Signore, fino alla piena realizzazione di tutte le potenzialità umano-divine che tu hai posto in noi, o Padre. Per Cristo…