10/09/2011 – T. ORDINARIO – ANNO A – 24 DOMENICA – ANIMATORI
INCONTRO ANIMATORI GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI
Piedimulera (NO) – 2° sabato – 10 Settembre 2011 – 24ª Dom. Tempo Ord. – Anno A -Traccia.
La condanna dell’uomo trova in Cristo il tuo condono, o Padre, “Dio di giustizia e di amore”.
Tu crei “in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio, sempre più grande d’ogni offesa”. Così ricordiamo “al mondo come tu ci ami per Cristo nello Spirito Santo. Amen. (cf colletta).
Dopo Il fondamento della comunità, con la dichiarazione di Pietro ispirata dal Padre, che Gesù di Nazaret è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (domenica 21ª e 22ª), e dopo la conseguente accoglienza del fratello nella comunità di Gesù mediante l’efficacia della preghiera in nome di Cristo in mezzo a noi (domenica 23ª), ecco oggi (domenica 24ª), la fonte del condono, Dio stesso, accolto nel perdono reciproco. Così si conclude il discorso ecclesiale nel capitolo 18 d’evangelista Matteo.
La condanna dell’uomo trova in Cristo il tuo condono, o Padre, “Dio di giustizia e di amore”.
VANGELO: Mt 18,21-35. L’impostazione narrativa nel brano liturgico del vangelo di oggi divide il testo in tre momenti. 1. Il dialogo di Pietro con Gesù (18, 21-22); 2. La parabola del servo spietato riguardante il senso del debito (Mt 18,23-34); 3. Parabola che si conclude con l’insegnamento di Gesù (Mt 18,35).
Dialogo di Pietro con Gesù. «Pietro si avvicinò al Gesù e gli disse: “Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?”. Fatta la domanda, Pietro si dà anche la risposta, e mostrando di voler essere bravo, generoso, si fa la proposta, dicendo: “Fino a sette volte?”. Pensa che forse questa volta indovina. Pietro mostrerà ancora più tardi la sua generosità, dicendo: “Anche se tutti ti abbandonassero, io non ti abbandonerò mai!”. Anche Gesù gli risponde in due tempi: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. Al numero sette che dice «sempre» Gesù ne aggiunge un altro, dieci, e lo moltiplica per sette. Ne risulta il numero settanta. E Gesù lo moltiplica ancora per sette: 70 volte 7. Come dire: né 7 né 10, né 7 per 10; cioè, non numeri, non una mente che valuta quante volte; ma una mente cordiale, occupata ad ascoltare Dio con tutta se stessa (cfr Deut 4,6: “Ascolta, Israele, con tutto il cuore…”), disponibile a lasciarlo fare in se stessa verso gli altri, come ha agito verso di lei. Insomma: non una mente per fare i conti, ma una mente cordiale, disponibile a condividere con gli altri il condono che ha ricevuto da Dio: il rapporto di Dio con gli uomini. Disponibilità ricevuta con il condono. Lamech aveva detto 70 volte 7 per esprimere il suo animo di vendetta e sopruso, poste da lui a base della convivenza civile, più che per specificare il numero di colpe. Anzi, volendosi fare dio più grande di Dio, Lamech stabilì che la sua morte doveva essere vendicata 10 volte di più di quanto Dio aveva stabilito che fosse vendicata la morte di Caino (7 volte Caino, 70 Lamech, Gen 4,23-24).Io invece voglio in te un cuore di compassione.
Parabola del servo spietato; senso del condono: “Non dovevi aver pietà?”. Come Pietro poi ha aggiunto alla domanda la sua proposta (“Fino a 7 volte?”), anch’io propongo alla mia risposta una parabola di spiegazione «Per questo»: “Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti”.
La parabola si articola in tre scene. La prima esprime la reazione del re nei confronti del debito del servo-funzionario, incredibilmente indebitato. 10.000 talenti sono una cifra enorme, corrispondente al prodotto interno lordo d’uno stato moderno. La rendita annua del regno di Erode era di 900 talenti. Quel funzionario era governatore d’una grande regione senza versare il dovuto all’erario dello stato. Non può pagare! Deve essere venduto insieme a tutta la famiglia e contribuire almeno in parte. Ma, sorpresa! Pregato, il re non dilaziona, bensì condona tutto il debito. Cosa poteva immaginare di meglio quel funzionario regio! Ma non è finita. Uscendo dal re, il graziato incontro un servo che gli deve 100 denari, circa tre mesi di servizio. Niente in confronto al condono ricevuto. Una cosa fattibile. Il rapporto fra il debito del servo verso il servo–funzionario è di 1/600.000 rispetto al debito del servo funzionario verso il re. Il servo lo prega come lui ha pregato il re: “Abbi pazienza con me, ti restituirò”. Ma, mentre il re l’ha ascoltato, «egli non volle». Lo fa gettare in carcere, finché non avesse pagato il debito. I compagni sono dispiaciuti e riferiscono.
Insegnamento di Gesù. “Servo malvagio!”. È il titolo che si merita quel ministro regio. E gli faccio una domanda. Ecco è il punto centrale della parabola. Mi rivolgo a ciascuno di voi tutti miei ascoltatori, a voi, miei fedeli concelebranti: “Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Il punto di partenza è la bontà del re Padre mio che condona perché è stato pregato. Di conseguenza tu, condonato, diventi capace di generosità, di condonare a tua volta al tuo compagno. È un’applicazione concreta della preghiera del Padre nostro che ho insegnato a tutti. Là ti faccio dire con me al Padre: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Non dico che voi siete la misura del perdono: Dio non perdona i peccati nella misura in cui voi perdonate gli altri. Sareste rovinati! Dio perdona fin dall’inizio, senza chiedere niente in cambio. Non perché ve lo meritate, ma perché il Padre è generoso! Il dono di Dio non è un semplice lasciar correre, ma è dare una capacità nuova. A questo punto, tu che sei stato dotato di tale amore di Dio, sei chiamato a usarlo di conseguenza. Se non lo usi, il dono ti viene ritirato; è perso, perché inutilizzato.
Tu crei “in noi un cuore nuovo a immagine del tuo Figlio, Padre, sempre più grande d’ogni offesa”.
PRIMA LETTURA (Siracide 27,33-28,9).”Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati?”. È una frase della prima lettura. Richiama il condono accordato al servo funzionario regio, fra tanti altri aspetti, del vangelo. Vero condono spirituale più che economico, che solo in Gesù si è effettuato. Ciascuno di noi, come quel servo, ha trovato quel padrone, che rappresenta il Padre mio, e me che lo rivelo. Quella frase dice che Pietro e ogni uomo, con tutto il suo perdono, non avrebbe salvezza senza il condono gratuito di Dio che rende effettivo lo stesso perdono divino nell’uomo verso l’uomo suo simile (Mt 9,2-5: «Vista la loro fede, disse al paralitico: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”»).
Allora andiamo alla prima lettura che è un’antologia di testi di colpa-perdono dell’Antico Testamento, raccolti dal Rabbino professore Bensirac a Gerusalemme. Egli pubblica le sue dispense nel 180 c., a. Cristo. Di tutti questi testi e di molti altri analoghi nell’A.T., vediamo la piena realizzazione solo in Cristo Gesù che ci ha parlato nel Vangelo, poco più d’un secolo dopo,”.
Da questo riconosciamo che due sono le condizioni per perdonare: primo: avere già fatto una profonda esperienza di «essere stato perdonato gratuitamente e totalmente» da Dio; secondo: chi perdona, prima di offrire il proprio perdono, deve cercare di guarire la propria ferita interiore o deve imparare a convivere serenamente con essa, per non sbagliare tutto come Pietro, credendo d’essere capace di fare qualcosa. Ed è un lungo «cammino». Due fasi: nell’antico testamento, Dio riserva a sé la vendetta e il castigo in mezzo al suo popolo (es. Deut 32,35); nel nuovo testamento, Gesù sulla croce realizza a pieno tutte le promesse e supera ogni male fra gli uomini, ricambiando il male con il bene: «1Cor 2,23: oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia». Il vangelo è iniziato con “quante volte”, è finito con il perdonare “di vero cuore”. La prima lettura dà la taglia interpretativa: “Vendetta, collera, rancore, odio in chi è soltanto carne, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati?”. Gesù è quel condono! Basta accogliere Gesù che ci attira a sé e lasciarlo operare in noi. Questa è tutta la vita cristiana.
Così ricordiamo “al mondo come tu ci ami” per Cristo nello Spirito Santo.
IL SALMO RESPNSORIALE (102/103 ) ci dice giustamente che, abilitati dal condono di Dio in Gesù, possiamo rispondere con le parole di Gesù e in sua persona al Padre suo e nostro:
“Il Signore è buono e grande nell’amore”, ed è ciò di cui quest’anno prenderemo coscienza; a cominciare dal sabato 17 Settembre p.v. qui riuniti in questa chiesa di S. Giorgio alle ore 14,30.
RENDIAMO GRAZIE A DIO
per «l’Annuncio della Parola» in vari tempi e modi: P. Elia intercede perché obbediamo al Magistero di Cristo nella Chiesa;
per «la Celebrazione» in persona di Cristo: Don Mario ci guida e c’incoraggia con «umiltà e serietà»;
per «la Carità» di Dio effusa nei nostri cuori; la Sorella Noemi ci procura d’imitarla nel «buon profumo di Cristo».