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20/03/2011 – TEMPO DI QUARESIMA – ANNO A – II domenica – 2011

DOMENICA SECONDA DI QUARESIMA.
ANNO A – 20.03.2011.

La Persona del Signore Gesù, unico Fondamento Teologico e Morale:
Il Padre presenta al mondo Gesù Dio da Dio fatto Uomo, unico che ama e serve Dio in modo adeguato.

VANGELO. Come Dio chiama Mosè sul monte (cfr Es 24,16), Gesù vi conduce con se i discepoli (Mt 17,1). Il cammino dei catecumeni verso il battesimo è chiaro; ha un unico punto di riferimento: la Persona di Gesù. Trasfigurato (cambia forma) nella forma di Risorto. Con volto folgorante, vesti candide (cfr Mt 28,3), Gesù è pieno compimento di tutto l’Antico Testamento (Mosè ed Elia). Non è festa delle capanne, come forse Pietro suppone. Con i segni tipici della teofania (nube), «ecco una voce», dice: “Questi è il Figlio mio, l’Amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.
«L’Amato» (citato all’inizio del primo carme del Servo, Is 42,1: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio”, si sviluppa nel quarto carme del Servo, Isaia c. 53): “Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai tosatori e non aprì la sua bocca… Fu eliminato dalla terra dei viventi… Sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori… Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce. Egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini perché ha consegnato se stesso alla morte… E intercedeva per i peccatori”. Profezia messianica pienamente realizzata nella passione morte risurrezione del Signore Gesù. L’imperativo: «Ascoltatelo», richiama Deuteronomio c 6: “Ascolta, Israele. Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo” (v. 4). “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (v. 5). Dio parla di se stesso. Israele deve riconoscerlo suo unico Signore, da amare con tutto se stesso; ciò che Israele non ha mai potuto realizzare.
Dicendo: “Ascoltatelo!”, Dio Padre dice due cose: 1. la Persona del Signore Gesù mio Figlio, Verbo incarnato, è l’unico Fondamento Relazionale con Me (v.4), è Dio da Dio; 2. la Persona di Gesù è l’unico Fondamento Morale (v.5): Egli solo, in ogni persona umana che l’accoglie, può amare Dio Padre e servirlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (v.5). All’udire la voce dalla nube, i discepoli cadono con la faccia a terra, presi da grande timore. Gesù si avvicina a loro, li tocca, dice: “Alzatevi (verbo della sua risurrezione) e non temete”. Gesù comunica loro la stessa forza della sua risurrezione. E, «alzando gli occhi», i discepoli «non videro nessuno, se non Gesù solo». Ogni rivelazione divina incute timore che solo la Parola di Dio può superare. Un’altra parola importante di Gesù ai discepoli, mentre scendono dal monte, è: “Non parlate a nessuno di questa visione prima che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti”. È la terza volta, dopo il «volto brillante» e «le vesti candide», che Gesù parla della sua nuova forma di Risorto alla trasfigurazione; e qui significa che l’esperienza del divino appena fatta dai discepoli, come ogni esperienza divina, è personale, unica, sempre nuova e diversa anche per lo stesso individuo; può essere proposta ma non trasmessa.

PRIMA LETTURA. Tale è l’esperienza di Abramo, totalmente dipendente da Dio. Egli si affida a Dio in quanto attratto da Dio: «Il Signore disse ad Abram: “Vattene”», all’inizio. Alla fine troviamo: «allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore». I verbi al futuro: «Indicherò, farò, benedirò» indicano la costante compagnia di Dio con Abramo, tipo di vocazione benedetta per tutte le genti: Dio è la Benedizione che suscita nei destinatari, Abramo e tutti i popoli, la benedizione e la lode in risposta a Dio.

SECONDA LETTURA. Dio ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione «santa» = piena di vita, che implica ogni aspetto positivo, ogni bene (cfr Lev 10,10: testo sinonimico, in cui una parola, «immondo» applicata al lebbroso, considerato «morto», dà il senso di «mondo» = pieno di vita; e lo stesso vale per il detto sinonimico parallelo: «santo» = pieno di vita, «profano» = privo di vita).

Preghiamo: o Dio che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno. Per Cristo tuo Figlio e nostro Signore. Amen.