16/05/2010 – T. PASQUALE – ANNO C – 7 Dom. ASCENSIONE – 2010
Preparazione alla celebrazione della messa.
7ª DOMENICA DI PASQUA
Ascensione del Signore.
Anno C – 23 Maggio 2010
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
cfr libretto.
MEDITAZIONE o RILETTURA
GESÙ CHE RISORGE E PIÙ NON MUORE,
INAUGURA NELLA STORIA IL REGNO DI DIO.
Ci rende coscienti di ciò che sperimentiamo nel suo colloquio con noi fin dall’inizio della Celebrazione: “Ascolta, Israele..”. “Eccomi, Signore”.
MENTRE LI BENEDICEVA, GESÙ FU PORTATO VERSO IL CIELO (Lc24,46-53).
Due modi di descrivere l’Ascensione di Gesù. Nel vangelo di Luca, e negli Atti degli Apostoli, che è dello stesso Luca. Lo stesso autore descrive lo stesso fatto in due modi diversi. Ora vediamo il vangelo. Domenica prossima, Pentecoste, vedremo il modo diverso di descrivere la storia della comunità di Cristo ancora nella storia, anche se non più delle storia, nel libro degli Atti.
Nel vangelo l’Ascensione avviene lo stesso giorno della risurrezione; tanti avvenimenti diversi sono elencati (e poi, e poi, e poi). In Atti avvengono invece nel giro di «quaranta» giorni. C’è quindi una doppia prospettiva. Con la risurrezione di Cristo, il tempo è compiuto: il mistero di Dio è nella storia, ma non appartiene alla storia. Nella storia tutto finisce, anche tanti avvenimenti belli come Lazzaro e la figlia di Giairo, che risorgono; ma poi muoiono. Gesù invece non muore più. Il tempo è visitato da una nuova realtà: il futuro definitivo fa irruzione nella storia, è già presente ora nella storia umana. Esperienza del Risorto è esperienza attuale di futuro. Il futuro è già in casa nostra. Allora, che senso può avere ancora il futuro? È stata inventata per questo una parola «escatologia, “realizzata”, e “realizzantesi”»: la fine del mondo è già avvenuta, perché il futuro è già nel presente. In che senso si possono contare allora i nostri giorni e gli anni? Contarli si poteva prima della risurrezione; ma dopo, non più. L’evangelista Luca racconta per questo l’Ascensione alla fine del Vangelo, nel senso di farci capire che ci manca solo di morire ed essere manifestati (cfr 1Gv). Secondo il vangelo di Luca, la risurrezione di Gesù ha condizionato il tempo e il futuro della storia. Negli Atti, storia della Chiesa ancora nel tempo, Luca usa ancora il nostro linguaggio temporale per dire una realtà ultraterrena, «Teandrica» = divino-umana.
Nel vangelo (Lc 24,46-53) Gesù comincia dicendo: “Così sta scritto”. Cita la sacra Scrittura. Gesù mostra come tutto l’Antico Testamento parla di lui, e della chiesa dopo di lui risorto da morte; parla di «predicazione e remissione dei peccati».
Per «testimoniare» tutto questo si deve essere «investiti dall’alto». La «testimonianza» è iniziativa di Dio e cooperazione dell’uomo», è un incontro fra l’azione dello Spirito Santo che parla e dice tutto ciò che «dovete dire», e alla disponibilità umana ad essere suoi testimoni.
L’Ascensione rivela il suo primo significato profondo: manifestare CRISTO SACERDOTE. Gesù è l’unico nuovo ed eterno Sacerdote. «Li benedisse»: l’agire di Gesù è «Benedizione». Quale benedizione? Gesù è un laico, della tribù di Giuda: non potrebbe benedire. Il Sacerdozio ebraico è tramandato per nascita, dalla tribù di Levi. Solo sacerdoti leviti possono benedire in nome di Dio. Nell’antico testamento, sacerdote è colui che si pone, non per libera scelta, ma per compito, a metà strada tra l’uomo e Dio: parla a Dio di ciò che riguarda l’uomo e viceversa parla all’uomo di tutto ciò che è da Dio. Per questa funzione di mediazione il sacerdote veterotestamentario deve sottrarsi da tutto ciò che è pagano: deve purificarsi e passare dall’area dell’esperienza degli uomini all’area della «esperienza di Dio». Ma, per quanto faccia, un uomo è sempre e semplicemente uomo, non è diverso dagli altri uomini. Il sacerdote del vecchio testamento è sempre nell’ambito profano. Le purificazioni esterne non cambiano l’uomo interiore. L’unico, che può entrare come uomo nell’ambito di Dio, è Cristo, perché è vero uomo e vero Dio. Cristo è l’unico Sacerdote. I sacerdoti del nuovo testamento sono Ministri dell’unico sommo eterno Sacerdote, Cristo Gesù, Dio divenuto fratello degli uomini, unico essere umano accanto a Dio e accanto agli uomini. Questo è il senso delle parole: «Li benediceva». Esse esprimono il Sacerdozio di Gesù, unico Jerèus, che ora opera tramite i suoi ministri, i «Presbìteroi».
L’Ascensione rivela anche un altro significato profondo: il MODO NUOVO DELLA PRESENZA di Cristo. «Mentre li benediceva si staccò da loro e fu portato verso il cielo». In Matteo invece Gesù dice: “Ecco, io sarò con voi, fino alla fine del mondo” (28,20). Ci sfugge un dato che appartiene al mondo futuro resosi presente, non immediato, anzi faticoso: l’Ascensione segna il termine di un modo d’essere presente; non più in modo percepibile, ma mediante segni e parole. L’umanità terrena di Gesù, glorificato ma ancora presente, prima dell’Ascensione, era una percezione in mezzo fra prima della morte e dopo la risurrezione (vedi terza apparizione di Gesù, la terza domenica di Pasqua: lungo la spiaggia, non riconosciuto, come «viaggiante» accanto ai due di Emmaus, o come un ortolano davanti alla Maddalena, il giorno della risurrezione); ma con l’Ascensione, Gesù sta davanti a Dio ed è in ogni persona umana senza essere visto. Questa realtà è espressa come «Ascensione», non dipartita, né abbandono ecc., ma semplicemente «modo diverso» di coglierlo presente. Possiamo dire: Ascensione = mistero del modo nuovo di essere presente, Cristo a noi in questo mondo, e noi stessi in Cristo davanti al Padre, sempre. Cerchiamo d’immaginare in qualche maniera: io parlo e sono sentito, anche se non percepito nella mia voce, e non visto nella mia figura, mentre sono qui presente, eloquente, agente. Presenza reale in modo diverso: il modo della percettibilità umana è sostituito; Gesù è seduto alla destra = glorioso, uguale a Dio, ed è qui accanto a noi. Quindi dall’Ascensione bisogna sempre tenere presente il confine di un modo d’essere presente per un altro modo.
«Ed essi tornarono… CON GIOIA» = Xarà, non risata, ma un sentirsi bene, al posto giusto, non giudicati o sottomessi a nessuno; una gioia profonda che nessuno può togliere, avendo sperimentato Gesù morto e risorto e asceso; sapere fin d’ora come va a finire la propria storia presso Dio, fino alla fine, perché tornerà allo stesso modo: allora “alzate”, “levate il capo”, voi, miei discepoli, perché, mentre tutto cade, voi vedete vicina la vostra redenzione; mentre tutti gli uomini sono terrorizzati, voi gioite. Alzatevi come la vecchietta si raddrizza nella sinagoga, liberata dal dominio del demonio, e voi dal dominio d’una lotta continua. Quindi ci avviciniamo al «giudizio», all’intervento di Dio nella nostra vita, con gioia.
«Stavano sempre nel tempio (del suo corpo, e della chiesa, la nuova comunità di Cristo) lodando Dio»: Tempio non di Gerusalemme, ma della Persona di Gesù (vedi Gesù alla Samaritana, Gv 4). Il nostro essere chiesa, comunità… = essere di Cristo, testimoni di Cristo, fare parte della sua umanità nella gloria come umanità di Cristo, coscientemente.
La prima lettura (Atti degli Apostoli 1,1-11) richiama un esempio di compimento del messaggio evangelico in GESÙ ELEVATO IN ALTO SOTTO I LORO OCCHI.
Negli Atti Luca parla della chiesa, adottando la categoria del tempo, ma con criteri diversi, chiari nella sua epoca, ora noti solo a pochi, a competenti. «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio». «Quaranta giorni» secondo la Sapienza sono necessari e sufficienti a un buon discepolo per imparare l’insegnamento del Maestro. Qui significa che sono passati quaranta giorni reali, oppure che i discepoli hanno imparato bene la lezione del Maestro o che veramente in quaranta giorni la prima chiesa ha imparato davvero la lezione? In ogni caso vuol significare che Gesù «continua» nella chiesa. Il vangelo ci ha presentato una comunità idealizzata. Atti ci presenta i discepoli che ancora non capiscono. Eppure Gesù si sceglie tali cooperatori. Ora noi, dopo tanti concili (21), capiamo più di loro alcuni aspetti del mistero di Cristo; ma per tante altre cose loro scommettono su Gesù, mentre noi non le comprendiamo neppure.
«Essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro». Sono due uomini, non angeli. Due uomini rivestiti di Dio («vesti bianche» designano l’essere divino). Luca conosce gli Angeli, e chiama «uomini» questi due. Sono discepoli che nella comunità richiamano la presenza di Gesù, Risorto e Asceso al cielo.
Gesù ora attua in noi ciò che ha realizzato in se stesso.
ASCENDE IL SIGNORE TRA CANTI DI GIOIA (Salmo 46/47).
L’Assemblea si riconosce nell’umanità di Gesù salito presso il Padre e in se stessa, e acclama:
“Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia”; con quella gioia profonda di chi se sente in Cristo persona pienamente realizzata, anche se imperfetta. Gioia che nessuno può togliere perché fondata in Dio «terribile, Signore, l’Altissimo, re grande su tutta la terra».
«Acclamazioni, suono di tromba, canti, inni a Dio, Re di tutta la terra, canti con arte a Dio che regna sui popoli, a Dio che siede sul suo trono santo” da parte di persone che prendono coscienza di vivere l’Eterno nel tempo e non riescono a soddisfare l’esigenza di «Ringraziamento-Eucaristia» che provano. Ancora nella persona di Gesù sentono di rendere grazie adeguate al Padre, ora con il Salmo Responsoriale, ma specialmente nella Preghiera Eucaristica, seconda parte della messa.
L’Apostolo, o seconda lettura, descrive il discepolo di Gesù, è “Benedetto”:
CRISTO, ENTRATO NEL CIELO, VERO DIO E VERO UOMO, È BENEDIZIONE PER TUTTI.
Ebrei (9,24-28; 10,19-23) commenta Cristo che sale al cielo come «Benedizione» per l’umanità. Gesù entra nel cielo stesso, e offre se stesso per noi, non più volte com’era nell’antico testamento: a pasqua (azzimi), a pentecoste (primo raccolto estivo o sette settimane) e alla festa delle capanne. Da dopo l’esilio, alla festa di purificazione (kippur), il sacerdote entra nel santo dei santi con il sangue della vittima che offre ogni anno per la purificazione del popolo; entra con sangue altrui, quindi, più volte. Cristo entra una volta sola, per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso, come anche una volta sola si muore (quindi non esiste reincarnazione). Dopo c’è il giudizio. «Avendo noi un sacerdote grande sopra la Casa di Dio», noi abbiamo un Sacerdote grande, unico, all’altezza di Dio. «Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza» = con certezza nell’attesa, e non con un semplice «desiderio che avvenga ciò che si spera», nell’incertezza (Seneca); «è fedele colui che ha promesso»: quindi è un fondamento sicuro.
L’Ascensione, nei testi eucologici, è colorata di aspetti diversi nel storia quotidiana dell’uomo in questa vita, in cui è già in cielo, mentre si muove ancora sulla terra, in una storia di tempo e spazio.
L’ANTIFONA D’INGRESSO presenta persone amiche di Gesù, sempre con Gesù presente fino alla fine, quando lo rivedranno di ritorno.
La COLLETTA parla d’una vita di esultanza e di lode in persone coscienti di camminare ancora sulla terra, ma come figli innalzati accanto al Padre, perché il loro Capo, Figlio di Dio, è asceso al cielo, e loro, figli di Dio nel Figlio, vivono nella certezza di raggiungerlo nella gloria. E allora
Nel Ritornello del SALMO RESPONSORIALE vanno ripetendo nell’intimo “Ascende il Signore tra canti di gioia. Alleluia”, pensando a tutti i popoli partecipi dello stesso destino di Cristo, unico Re dell’universo, Glorioso e esaltato come Signore da Dio, Padre suo e Padre nostro.
IL VERSETTO AL VANGELO presenta Gesù che manda ciascuna persona a «fare discepoli tutti i popoli» come suo membro visibile della sua presenza invisibile «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
L’ORAZIONE SULLE OFFERTE dice che in questo modo avviene un “mirabile scambio di doni”: Gesù asceso è con noi, e il nostro spirito s’innalza alla gioia del cielo.
L’ANTIFONA DI COMUNIONE precisa: Gesù viene in ciascuno di voi in un modo specialissimo, e in ciascuno il Signore Gesù predica a tutti «la conversione e il perdono dei peccati. Alleluia».
LA PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE conclude: Padre, fin d’ora ci rendi in grado di “gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
L’ASCENSIONE DEL SIGNORE SUSCITA IN NOI RINGRAZIAMENTO, TRASFORMAZIONE, OFFERTA, INTERCESSIONE, LODE:
«RINGRAZIAMO» E BENEDICIAMO IL PADRE IN CRISTO GESÙ.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che ascendendo al cielo, c’innalza accanto a te. «Re della gloria, vincitore del peccato e della morte, oggi il Signore Gesù è salito al cielo tra il coro festoso degli angeli. Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell’universo, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria».
SIAMO TRASFORMATI IN CRISTO, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: rendendo realmente presente il Cristo invisibile.
DIVENIAMO LUOGO RISERVATO A GESÙ che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, che per noi si è offerto una volta per sempre.
INTERCEDIAMO PER TUTTI IN CRISTO che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; assunti nella sua ascensione corporale.
«GLORIFICHIAMO» PERFETTAMENTE IL PADRE per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità innalzata fino a te nella gloria per Cristo nello Spirito Santo.
CONTEMPLIAMO
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’ascensione
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: ascensione, d’un gruppo di uomini che sale a una meta;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza ascensione, d’Israele che con gioia sale da schiavo a libero;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: ascensione, di Gesù che con il suo corpo sale al cielo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: ascensione, dei credenti assunti da Gesù mentre sale;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. ascensione, di tutta l’umanità innalzata nella gloria.
Preghiamo:
O Padre, che in Cristo, sempre con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo, ci mandi ad ammaestrare tutte le nazioni; fa’ che tutti ascendiamo con lui tra canti di gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).