30-11-2008-Avvento-B-dom1

30/11/2008 – AVVENTO – ANNO B – 1 DOMENICA – 2008

Preparazione alla celebrazione della messa.

1ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno B – 30 Novembre 2008

Raccoglimento
Siamo radunati Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome e altri nomi di persone, comunità…].
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
Siamo davanti al Signore Gesù: Dio che si fa uomo, si dona, muore, risorge, trasmette lo Spirito (Cf «Nota» a piè di questo documento).

Leggiamo
il formulario liturgico della celebrazione corrispondente.

Meditiamo o Rileggiamo
i Testi secondo Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano.

C’è un’attenzione particolare d’avere nella vita? ATTENDETE: VIGILATE PREGANDO.
Rileggendo i testi a partire dal vangelo, si rilevano due parti, marcate da un «vegliate» 4 volte, motivato. È una disposizione del padrone di casa, del capo famiglia, che mira al benessere dei familiari.
Nella prima parte, la disposizione, «vegliate», è accompagnato da un paragone: «È come uno che», distribuisce i propri beni, a ciascuno il suo compito: tutti impegnati; in particolare al portiere il compito di vigilare; poi parte, lontano. Questa situazione, lasciata dal padrone in partenza, è in vista del ritorno nella sua casa, nella sua famiglia, «tra i suoi» (Gv 1,11).
Nella seconda parte, il comando, «vegliate», è motivato dalla conclusione, «dunque», per due constatazioni: «non si sa l’ora» del ritorno, e «verrà all’improvviso».
Postilla finale: per chi vale questo? – Per tutti. – Lo dice il Signore stesso, all’inizio del brano evangelico: «Gesù disse ai suoi discepoli»; e alla fine: “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate”» .
Da notare che l’incertezza dell’«ora» duri tutto il giorno, dalla sera al mezzogiorno, secondo il calcolo ebraico. Così Dio ha cura di noi, fa i nostri interessi, «ci mostra la sua misericordia, vuole donarci la sua salvezza»; lo riconosce l’assemblea, cantando il versetto al vangelo, mentre viene portato al leggio l’evangeliario, fra due candelabri di «luce»; come dire: questa disposizione è la vera «Luce» della vita! L’assemblea riconosce in Gesù la presenza di questo cuore divino; e gli aderisce totalmente, e l’ascolta, mentre parla lui stesso di se stesso, per bocca del lettore (Sacrosanctum Concilium n. 7). L’assemblea stessa, infatti, risponde proclamando ripetutamente il versetto Responsoriale: “Mostraci la tua misericordia, Signore; e donaci la tua salvezza!”, che risuona nell’intimo del cuore tutto il giorno: la disposizione a vigilare non è un peso ma una gioia.
Questa prima domenica di Avvento ci presenta così Gesù che, certo, ritornerà. Lo ha promesso. Noi, uomini, non sappiamo, quando; per questo a Gesù sta a cuore che stiamo pronti; ne va della nostra personale vita di comunione con Dio e con gli altri, posti intorno a noi come fratelli.
Non è un’attesa nella paura; ma nella sicurezza d’incontrare un Papà «che squarcia i cieli e scende per amore dei suoi figli»(Is 63,16-64,7, prima lettura). E noi, i credenti, quanti sono coscienti della propria fragilità, esprimiamo a Dio la nostra piena fiducia in lui, dicendo fin dall’inizio: “A te, Signore, elevo l’anima mia. Dio mio, in te confido” (Antifona d’Ingresso). Testimoniamo implicitamente, le ricchezze ricevute, da custodire con vigilanza; in particolare i doni della sua «Parola», e della «Scienza»; doni che ci sono necessari e quindi sempre attualizzati, sia per essere alla fine «irreprensibili nella manifestazione del Signore Gesù», sia «per entrare nella piena comunione con lui» (cfr seconda lettura). Questo, in sintesi, la «giornata» della vita, il percorso della «vocazione» del cristiano, fino al suo compimento definitivo.
– È una vita di continuo «Ringraziamento» a te, o Padre, per la grazia che ci hai dato in Cristo Gesù. In lui siamo arricchiti di tutti i doni: ora egli si rende presente «a noi pellegrini sulla terra», ci «rivela il senso cristiano della vita», «ci sostiene nel nostro cammino e ci guida ai beni eterni».
– Con la presenza di Gesù tu ci fai capaci di accogliere ogni suo intervento, e in via definitiva ci prepari per il suo ritorno. Squarci i cieli e viene fra noi Gesù. Offrendosi liberamente alla sua passione, Gesù riscatta l’umanità da tutti i suoi crimini, ed essa può camminare sulla via della giustizia e della concordia: attendiamo che per Cristo, lo Spirito ci riunisce in un solo corpo.
– In particolare, Gesù ci trasforma, rendendoci in grado di lasciare che egli stesso si offra a te in noi. È lui la tua grazia che ci fa attenti, vigili e irreprensibili; viene sacramentalmente e ci accompagna nella nostra esistenza; è capace di comprendere le nostre debolezze e infermità, “essendo stato provato lui stesso in ogni cosa, a somiglianza di noi, eccetto il peccato” (Ebr 4,15).
– Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù, che cammina con noi, ci prepara ad accoglierlo in ogni situazione egli voglia rivelarsi ai suoi. La tua mano è sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte: Gesù, capo e membra. “Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome”.
– A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità riscattata da tutti i suoi crimini, salvata per la tua misericordia in Cristo Gesù. La tua fedeltà nell’amarci accresce in noi capacità a corrisponderti e a CONTEMPLARTI «VIGILE»:
come un Papà carissimo che ci accompagna nel viaggio verso «dove tu ci attendi»;
come hai beneficato e soccorso Israele in tutta la sua storia; e molto più nel tuo «Portiere» Gesù;
che continua a vigilare nella tua Chiesa: su noi tutti, chiamati a vivere con Lui nella tua gloria (a piè di doc. cfr Nota 2: Quattro osservazioni e un esempio di vigilanza per il Signore nell’esistenza quotidiana).

O Padre, che ci mostri la tua misericordia e ci doni la tua salvezza; fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata in questa celebrazione, richiamata dall’antifona alla Comunione (cf Tempo di Avvento – Anno B – 1ª Domenica – 01/12/2002), e approfondita anche da altri testi eucologici (cf ad es. 27/11/2005), «attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione, realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dabàr») è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua pasqua redentrice era già presente fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”; e la redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione e dell’esistenza in chi l’accoglie.

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Nota 2.
Quattro osservazioni.
1°. Paolo spiega in modo più preciso la «veglia», dicendo: “Vegliate, state saldi nella fede” (1Cor 16,13). Gesù per bocca di Paolo dice: pregate, per essere pronti a superare i momenti di prova, rimanendo saldi nella fede. Gesù stesso lo ha detto a Pietro, Giacomo e Giovanni al Getzemani: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione” (di perdere la fede = la fiducia in Dio): “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. «La carne» è l’uomo da solo, l’uomo senza la compagnia di Dio nella preghiera.
2°. Sempre Gesù vuole tenerci per mano: il suo Spirito Santo ci richiama e ci coinvolge nel suo rapporto con il Padre a nostro favore: è la «preghiera», il colloquio di Dio con noi, in ogni momento. Noi non sappiamo «quando» torna visibilmente; ma, sappiamo che è un evento, un momento preciso di salvezza; perché il nostro Dio vuole per ciascuno di noi solo un bell’incontro con lui; e noi non dobbiamo lasciarcelo fuggire. Gli incontri nella preghiera sono momenti che rivelano la misericordia di Dio, bramoso di mostrarci quanto gli stiamo a cuore.
3°. Gesù è il padrone di casa che si allontana. I servi sono i suoi discepoli, siamo noi. Ciascuno ha il proprio impegno; e al portinaio l’incombenza di vigilare che ognuno attenda al proprio compito. Chi è questo Portinaio che veglia in un modo così particolare? È Gesù che parla a noi, e parla a tutti. Gesù ci assiste, mentre siamo operosi, in ciascuna ora della notte e del giorno.
4°. I beni che Gesù ci affida si sintetizzano nella sua persona, nelle sue parole e nelle sue opere. Gesù continua in noi l’opera sua, in ogni ora della giornata. Ecco la «veglia», che supera la prova nella preghiera. Gesù veglia su di noi, mentre «la sera» egli continua in noi ad essere tradito da Giuda; «nel cuore della notte» in noi Gesù continua ad essere processato dal Sinedrio; «al canto del gallo» Gesù in noi continua ad essere rinnegato da Pietro; «al mattino», infine, Gesù in noi continua ad essere consegnato a Pilato.
Gesù perciò può tornare e, di fatto torna, anche se non ancora definitivamente, quando il cristiano è tradito, è condannato, è abbandonato dalla paura di amici e conoscenti, è consegnato alla morte. Il cristiano è chiamato ad accogliere Gesù e a lasciarlo continuare la sua vita in se stesso, come padrone di casa. Ma, come può accoglierlo nelle difficoltà, se non si prepara per tempo ad essere sempre vigile, in ascolto delle sue ispirazioni? È un esercizio necessario in ogni apprendistato

Un esempio di vigilanza per il Signore nell’esistenza quotidiana.
Un esempio di Didachè, di Coinonia, di Eucaristia e di Preghiera. Aspetti d’una realtà che avviene nel suo complesso, tutto insieme, in un momento, in un istante; aspetti che si «celebrano» distintamente e sono sottolineati nella liturgia.
Entriamo così nella vita concreta. Ciascuno parla della propria esperienza. La «veglia» è quindi la propria vita vissuta in Cristo. Nessuno vede Dio; ma Gesù ce lo ha rivelato, e continua a rivelarci concretamente nel quotidiano, esortandoci a coglierlo: «Fate attenzione», «Vegliate». Chi vuole vegliare, quindi, si domanda: ma qui ora, come si comporterebbe Gesù? – Gesù si fa avanti. Si affaccia con forza, al cuore e alla mente di ciascuno; formata – beninteso – con le letture del giorno. Imparo ad accorgermene e a riconoscerlo. Si rivelerà lui stesso «il più interno del mio intimo» (Agostino), ogni momento.
Oggi è martedì (Incontro a Verbania). Ultima settimana dell’anno liturgico. Ieri, lunedì, dovevo risolvere un problema: prima di Natale devo avere un intervento medico. Ordine del dentista. Quando? Certo, la risposta può venire da un accordo con il Medico stesso; e tutto è fatto. Ma, non è proprio così, perché non si tratta semplicemente di predisporre tutto, come si farebbe per degli animali; bensì di «vivere» in rapporto con il Signore Gesù, nostro Capo. Noi, infatti, siamo piccoli, dipendiamo da Dio. San Giacomo osserva: «Voi dite: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni”, mentre non sapete cosa sarà domani! Ma, che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. Dovreste dire invece: “Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello”» (Gc 4,13ss). Il Signore dispone la vita dei suoi figli, fatti a immagine del suo Figlio amato.
Prima di tutto mi viene in mente Gesù. È opera dello Spirito Santo. Noi, così piccoli, siamo fatti in Cristo figli di Dio. Lo Spirito del Padre provvede che viviamo come tali, e mi suscita il desiderio di sapere che cosa, e come Gesù intende continuare ad agire nella mia – e sua – vita in me, mentre avviene tutto questo. Prima di tutto quindi mi viene di domandarmi: come vivrebbe qui ora Gesù il suo rapporto con il Padre? Lui, venuto per la salvezza del mondo; Gesù, manifestazione e rivelazione dell’amore di Dio per noi! Non sono infatti qui sulla terra solamente per stare bene.
Ogni cosa, compreso un intervento medico, è «occasione» di rapporto con Gesù: ogni cosa è parola di Gesù, scritta anche nel «messalino» e pregata con tutta la chiesa, perché io sappia capirla e viverla. Da una parte ho la mia storia, con le persone intorno a me; dall’altra ho nell’intimo Gesù che provvede di parlarmi in tanti modi. Io voglio vivere in questo fiume di vita di Gesù. Egli non mi dirà se «andare in città in un giorno o in un altro»; ma mi susciterà l’animo da avere, perché io mi lasci condurre dai fatti, dove Dio vuole.
Nella messa del giorno è presentata «la vedova che dà tutto quello che ha» (Lc 21,4). Quel giorno è ricorrenza liturgica particolare; c’è quindi anche un altro vangelo: “Il centurione che prega Gesù per la guarigione del servo moribondo”. È chiara dentro di me la risposta. Il centurione ama il servo, e va da Gesù, che gli fa scoprire «la grande verità»: sono io in te quell’amore per il «servo», per ogni persona, dice il Signore; e in te, come in quella vedova, io voglio dare tutto me stesso, per voi e per tutti. – Sono ispirato a compiere ogni cosa con intenzione di bene per le persone, raffigurate da quel «servo». In ogni caso, desidero che tutto sia fatto con tale animo, anche dentro di me. Interpello altre persone, che sono disposte a vedere i fatti in questo modo, cioè, alla luce della Parola (Didachè). Ricevo sostanzialmente la stessa risposta, con sfumature diverse (Koinonìa). Risultato del confronto con la Parola di Gesù: è una grande «disponibilità» ad accogliere volentieri ogni cosa con gratitudine (Eucaristia); è una supplica interiore per il bene degli altri (Preghiere). Atteggiamento personale che deriva dalla celebrazione della messa, e culmina nella prossima messa, costituita di parole e gesti che esprimono bene, e fomentano l’esperienza esistenziale, che Gesù mi ha fatto vivere.

Preghiamo (vedi: neretto) con la preghiera della Chiesa (vedi: colori).