03/12/2006 – AVVENTO
NUOVO ANNO LITURGICO
AVVENTO – Breve Premessa
L’anno liturgico comincia con l’Avvento. «Avvento», da latino «Ad-Ventum», vuol dire «Venuta». C’è un triplice «Avvento», una triplice «Venuta» di Gesù: 1ª venuta, di circa duemila anni fa; 3ª venuta, alla fine della storia; 2ª venuta, in atto nella liturgia e nella vita quotidiana.
1ª «venuta». Generato da Dio Padre, prima del tempo, Gesù nasce uomo da una vergine nella pienezza dei tempi. È avvolto in fasce e posto in una mangiatoia; accetta la croce senza rifiutare il disonore: «E subito entra nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima «venuta»: ha il sigillo della sofferenza. «Viene» come uomo che si lascia giudicare, silenzioso si lascia condannare e crocifiggere. «Viene» in un disegno di amore misericordioso per istruire gli uomini suoi fratelli con dolce fermezza. «E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini» (Tt 2, 11).
3ª «venuta». Alla fine dei tempi Gesù tornerà glorioso. La sua «venuta» sarà molto più gloriosa della precedente, come un’opera compiuta supera il suo divenire: porterà una corona di divina regalità, apparirà in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. Si vestirà di luce come di un manto. Avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria. Il Salvatore «verrà» non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono: egli, che tacque quando subiva la condanna, parlerà e distinguerà quelli che lo hanno accolto da coloro che lo rifiutarono. Egli siede alla destra Padre; «verrà» nella gloria a riconoscere coloro che vivono in lui. Il suo regno non avrà fine. «Verrà», dunque, il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; «verrà» nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.
2ª «venuta». Riguarda il nostro presente: la sperimentiamo, e quindi ne possiamo parlare per esperienza; incrementiamo così la consapevolezza di ciò che il Signore progetta di attuare in noi che gli aderiamo. Brevemente qualche aspetto: A – Avvento di Gesù; B – Avvento e Vigilanza in chi si lascia prendere da Gesù; C – Avvento e Vita eucaristica come apice e fonte della Vigilanza; D – Avvento e Promozione umana è il risultato della Forza di Vita che trova spazio nelle persone.
A – Avvento di Gesù. Il nostro prendere coscienza che la storia è Gesù che viene. Meditiamo il nostro passato, le nostre radici, e insieme agli angeli andiamo incontro al nostro Signore, al Padre che ci attende, e acclamiamo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9). – Viene nella forza del suo dominio regale: allora anche chi non è disposto a considerarlo, deve riconoscerlo come l’unico che poteva favorire in noi il nostro bene. Il profeta Malachia dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Ciò significa che Gesù supera ogni nostra deficienza; ci porta a realizzare il suo progetto: la nostra personalità di somiglianza al Padre, «insegnandoci a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). È l’incontro che aspettiamo, e lo realizziamo aspettandolo: per quell’incontro noi tutti viviamo.
B – Venuta e Vigilanza. La «venuta» di Gesù è sempre accompagnata da Vigilanza, perché è un’esperienza esaltante che aumenta la voglia di continuarla; cresce l’attenzione al Bene: ogni persona diventa «vigile» ricercatrice di un piacere straordinario che ha scoperto come farmaco antidepressivo, perché sprona, suscita slancio e gioia di vivere. Gesù diventa l’Amico unico e insostituibile. Gesù stesso attira a sé ogni persona, fatta per il Bene, a «immagine» di Gesù per divenire «simile» a lui: Gesù costruisce così la comunità, piccola «chiesa», cioè «chiamata»; «parrocchiale», cioè «pellegrinante» (da parà-oichè = verso casa), sempre in movimento verso il suo Signore che «viene». Fatto partecipe dell’amore di Gesù, ognuno acquista un animo «vigile», coscientemente aperto a tutti, e può dire: Provo in me qualcosa più grande di me, delle mie possibilità; qualcosa che in me cerca di far rivivere tutto. È il Bene, più grande di me, che in me cerca di esprimere se stesso; è la Verità, più grande di me, che in me cerca di prendere carne, ecc. Bene, Verità, ecc. sono sinonimi di una realtà presente in tutti e che si rivela con un nome proprio: Gesù di Nazaret. Noi impieghiamo tanto tempo a prendere coscienza di questa Realtà, in modo «che non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito» (dopo comunione 23ª domenica tempo ordinario). Nel nostro vivere quotidiano, sensibile, psichico, siamo noi gli agenti; nella vita dello Spirito di Gesù, siamo «luoghi di ascolto accogliente». Nella misura che cerchiamo di lasciare spazio a lui, togliendo gli ostacoli che gli impediscono di attuare in noi ciò che ha compiuto in se stesso, si realizza in noi la nostra personalità, cioè, il suo progetto di somiglianza a lui: Gesù viene in noi, ci configura a lui, ci fa divenire simili al Padre nella misericordia. Ogni Chiesa o comunità di Gesù si trova aperta alle altre comunità, non cade nella tentazione del particolarismo, non lega Gesù a un popolo o a un gruppo culturale privilegiato.
C – Avvento ed Eucaristia. Tutto questo compie Gesù nelle persone e nella comunità di coloro che gli aderiscono e gli lasciano spazio di azione; non in modo passivo, ma mettendo a sua disposizione la propria umanità, per questo ricevuta in dono, e da coltivare con cura: si cura l’umanità che serve da strumento prezioso, mezzo o sacramento di comunione dell’uomo con Dio e degli uomini fra loro (Lumen Gentium 1). Celebrando l’Eucaristia annunziamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta: si realizza una lenta e paziente venuta del Signore nella storia dell’umanità e di ogni uomo, fino a «quando verrà definitivamente nello splendore della sua gloria», preparata nella nostra umanità come nella sua. Gesù infatti si rende presente nell’Eucaristia, fatta dal pane e dall’amore dell’uomo stesso che vi partecipa; pane e amore trasformati «in cibo e bevanda di salvezza». Così si accelera la realizzazione del piano di Dio e la venuta del Signore. È presente il Dio che regna e che opera per il divenire del suo regno. Noi impariamo a scoprirlo in germe presente in ciascuno, e a favorirlo in tutti. Ecco l’Eucaristia come Avvento del Signore. Egli poi ci mostrerà che viene come dono di se stesso a pasqua fin dal suo Natale.
D – Avvento e Promozione umana. Noi viviamo fra la prima e l’ultima «Venuta» di Gesù: nel continuo interesse del Signore che viene per noi dall’inizio alla fine. Venuto «per noi uomini e per la nostra salvezza» fin dall’inizio, alla fine ci fa «entrare nel regno preparato per noi sin dalla fondazione del mondo». «Per» noi. Non ci può essere nulla contro chi accoglie il Signore. Noi crediamo e proclamiamo che siamo battezzati, immersi in Cristo Gesù, salito al cielo. La fine di Gerusalemme nel 70 d. C. non coincide con il ritorno definitivo del Signore Gesù: egli dà spazio di tempo a ciascuno, e lo prepara all’incontro con lui; «viene» (Avvento) ed è presente nel nostro vivere quotidiano, ci prepara, ci fa simile a lui: ci dà il suo interesse per il mondo intero, apre il nostro cuore perché possiamo interessarci di tutto a bene di tutti come lui: perché possiamo stare alla sua presenza, e con i suoi interessi divenire voce sua che intercede presso il Padre in favore di tutti. Gesù ci libera da pratiche d’istituzione religiosa «impersonale», e ci guida fino al rapporto personale con il Padre: ci porta a vivere nel Figlio amato per i fratelli amati. È la creazione di un mondo nuovo, fatto di piccoli segni rivelatori del Regno che si avvicina (vv. 27-31). Con l’adesione alla Persona del Signore Gesù Glorioso i fedeli vivono un culto spirituale, svincolato dal particolarismo del Tempio: si aprono alle nazioni. Si espande una effettiva promozione umana, non limitata a pratiche in tempi e luoghi prestabiliti; ma aperta ad ogni settore dell’esistenza; si rivela nelle situazioni più impensate, spesso anche socialmente negative, come una strage terroristica: proprio allora si scopre che tante persone erano occupate a fare il bene agli altri; come Gesù rivela il vero suo amore nella prova fino alla croce. Ogni persona che accoglie Gesù nel mondo, cioè che lascia spazio al Bene-Gesù che porta in sé, diventa segno del Figlio dell’uomo che «viene» e promuove la Vita umana. Ogni persona che si apre all’azione dello Spirito del Risorto, cioè all’Amore, manifesta la «venuta» di Gesù in atto: «viene» con lui; «l’Avvento» è quindi anche dell’uomo che cammina con Gesù e in Gesù. Si può dire che «viene il Signore con tutti i suoi santi».
L’opera di Dio in noi nel tempo di avvento
Dio suscita in noi ciò che dice. Nelle quattro domeniche di avvento, il Signore parla e opera in noi, che l’ascoltiamo nella celebrazione eucaristica. Guardiamo, apprezziamo, ammiriamo ciò che Dio suscita in noi. – Nella 1ª domenica di Avvento Dio suscita in noi un desiderio di migliorare, di semplificare la vita, di essere più conformi a Lui. – Oggi, 2ª domenica di Avvento (vedi sotto), Dio suscita in noi un senso di pace, perché è il Signore stesso che opera: è la sua Forza che prepara in me la sua via, che mi dona la forza di condurre una vita per lui, nell’attenzione ai fratelli. – Nella festa dell’Immacolata, Dio ci fa scoprire che ci ha scelti e ci fa santi, immacolati al suo cospetto nella carità. – Nella 3ª domenica di Avvento: suscita in noi la gioia di essere come siamo, cioè «Cristiani». – Nella 4ª domenica di Avvento, Dio suscita in noi la sicurezza che tutto questo non sono pii pensieri o desideri; ma è storia: come storia è Gesù “nato da donna”, come vedremo a Natale.