25/11/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 34dom.CristoRe – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
34ª Domenica Tempo Ordinario.
Anno C – 25 Novembre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Ap 5,12; 1,6
L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore: a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per il nostro Signore…
Anno C:
O Dio Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre; fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio, e come lui doniamo la nostra vita per amore dei fratelli, certi di condividere la sua gloria in paradiso. Egli è Dio…
Prima Lettura 2 Sam 5, 1-3
Unsero Davide re sopra Israele.
DAL SECONDO LIBRO DI SAMUELE
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide in Ebron e gli dissero: «Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. Gia prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 121
REGNA LA PACE DOVE REGNA IL SIGNORE.
Quale gioia, quando mi dissero: / «Andremo alla casa del Signore».
E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! R/
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. / Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, / secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. R/
Là sono posti i seggi del giudizio, / i seggi della casa di Davide.
Domandate pace per Gerusalemme: / sia pace a coloro che ti amano. R/
Seconda Lettura Col 1, 12-20
Dio ci ha trasferiti nel regno del tuo Figlio diletto.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI
Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E’ lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.
Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
Canto al Vangelo Cf Mc 11,9b-10a
Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore: benedetto il suo regno che viene. Alleluia.
Vangelo Lc 23, 35-43
Dio ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece schernivano Gesù dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!».
Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
Sulle Offerte
Accetta, o Padre, questo sacrificio di riconciliazione, e per i meriti del Cristo tuo Figlio concedi a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Tu con olio di esultanza hai consacrato Sacerdote eterno e Re dell’universo il tuo unico Figlio,
Gesù Cristo nostro Signore. Egli, sacrificando se stesso immacolata vittima di pace sull’altare della Croce, operò il mistero dell’umana redenzione; assoggettate al suo potere tutte le creature, offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia,
regno di giustizia, di amore e di pace.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo il Signore…
Antifona alla Comunione Sal 28,10-11
Re in eterno siede il Signore: benedirà il suo popolo nella pace.
Anno C: Lc 23,42-43
«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». «Oggi sarai con me in paradiso».
Dopo la Comunione
O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –..ª Domenica – ../../….); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
CRISTO RE, PERCHÉ MORTO PER SALVARE L’UOMO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
Fin dall’inizio della messa l’assemblea dichiara d’essere riunita a celebrare Cristo suo Re – Signore, acclamando: “L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore: a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno” (Antifona d’Ingresso, Ap 5,12;1,6); e prega il Padre per tutti: “Fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine”. Questo in virtù del suo stesso volere di “rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo”; e in virtù della nostra vocazione di “chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore”, a “camminare sulle orme del tuo Figlio”, vale a dire, a “donare come lui la nostra vita per amore dei fratelli”. Questa è già «caparra», inizio di gloria con lui: è «condividere la sua gloria in paradiso». Si è «certi» per esperienza (cfr Collette).
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
DIO CI HA TRASFERITI NEL REGNO DEL SUO FIGLIO DILETTO (Vangelo, Lc 23, 35-43).
Il vangelo d’oggi è un brano della passione. Si divide in tre parti narrative: un monologo violento a più voci contro Gesù (Lc 23,35-39), l’intervento di un malfattore detto buon ladrone (Lc 23,40-41), e il brevissimo dialogo tra il malfattore e Gesù (Lc 23,42-43).
Nella prima parte ci sono quattro protagonisti: capi, soldati, cartiglio di condanna, un malfattore; sono tutti contro Gesù. Gli rinfacciano, come privi di senso e di valore, i titoli che si è dato, di «Cristo» (capi, cartiglio), e «Re dei giudei» (soldato, malfattore). La derisione prosegue per tre ore, a cadenza concentrica: Cristo – Re, Re – Cristo, se sei l’“Eletto di Dio, salva te stesso e anche noi!”; ma scelgono di farlo morire in croce perché sta scritto «maledetto da Dio chi pende dalla croce» (Deut 21,23) e non eletto di Dio;
Quelli sotto la croce dimenticano che le Scritture presentano il Giusto sofferente e, in particolare, il Servo di Dio che salva gli altri perdendo la propria vita. I loro stessi insulti sono un compimento delle Scritture che li descrivono: “Disprezzato, reietto dagli uomini, uomo che ben conosce il patire… era disprezzato e non ne avevamo nessuna stima” (Is 53,3). Gesù ne è cosciente e dice: “Mi scherniscono quelli che mi vedono” (Sal 22,8); e ora fa quello che ha detto “Chi perde la propria vita la salverà” (Lc 9,24; 17,33). Paolo commenta: “Cristo ci ha riscattati liberandoci dalla maledizione della legge, divenuto per noi maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso ad un legno” (Gal 3,13).
Quindi nessuno dovrebbe più ritenere «giusto», «credibile» Gesù, secondo i suoi nemici. L’evangelista evidenzia il loro giudizio negativo, sarcastico, ironico, sui due titoli Cristo-Re. Anche umanamente la morte di Gesù è sconvolgente. Può essere re uno che muore così con estrema crudeltà, deriso da tutti, a cominciare da quelli che contano, e hanno un posto di guida nella società! Come mai un uomo così buono, «passato facendo il bene», ha fatto una fine così atroce, e non è stato riconosciuto con l’onore della medaglia d’oro! Cos’ha fatto da suscitare tanta rabbia e odio in Israele, Gesù, da essere condannato a morte, dai capi! Cos’è accaduto duemila anni fa!
La seconda parte del brano riporta un malfattore che risponde comprendendo quell’uomo, Gesù di Nazaret, in croce vicino a lui; scopre la sua costanza nell’amore, mentre è circondato da odio. Scopre il Potere dell’amore.
Gesù ha parlato: “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” (Lc 6,27s). Poi di nuovo: “Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro ((Lc 6,35s). Per il buon ladrone quella è una novità assoluta, mai vista né sentita prima, impossibile all’uomo.
Quel malfattore si sente attratto, cambiato interiormente.
Egli è cambiato; ma se Gesù non fosse rimasto mite e paziente da attirare anche un criminale con il suo amore, e avesse invece trasformato di colpo il mondo in un paradiso, senza attendere missionari, avrebbe avuto dei sudditi che celebrano «il Risorto», ma non avrebbe avuto dei discepoli che sperimentano e fanno propria la sua missione d’amore, evidenziato nella passione e morte in croce. Gesù «era angosciato» finché non si è immerso in questa passione d’amore: desiderava ardentemente che altri…, tutti, ne godessero con lui. Gesù è Re perché ha dei discepoli che giocano liberamente la loro vita su questa passione. Forse, non lo possono provare con argomentazioni scientifiche; eppure, questi discepoli sanno che la gioia, scaturita da una tale passione d’amore gratuito, è indispensabile alla buona riuscita di profonde ambizioni spirituali, ed è fondamentale anche per rinnovare strutture e programmi. Gesù non si limita a proporre utopie, formulare speranze; Gesù converte il cuore, da dove poi fa scaturisce la regale sua potenza creatrice e missionaria.
Il buon Ladrone manifesta e testimonia subito il suo intimo, rivolgendosi per primo contro il collega nel male, e gli dice: “Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male»”. Gesù resiste ancora al diavolo e sta sulla croce, come gli ha resistito fin dall’inizio (cfr Lc 4,9s). Quel criminale crocifisso è diventato missionario come Levi Matteo; e dicendo “Neanche tu…!”, mostra due cose: la prima, che quel buon Ladrone, dentro di sé, riprende anzitutto il «popolo, i capi, i soldati oltre che l’altro ladrone» dicendo: Gesù è in croce nonostante non abbia «fatto nulla di male». L’altra cosa: ma noi, in croce come lui, e più vicini a lui, siamo in grado d’intuire il suo mondo interiore, e vedere come Dio, Amore in lui, agisce e rivela il suo Potere infinito, rimanendo fedele all’amore anche contro i nemici. Questa è la sua giustizia. Unendoci al malfattore pentito, diciamo: con la tua giustizia, Gesù, rendi degni di splendido amore anche noi, che ne siamo indegni; facci partecipi della tua Bontà divina, così da rivelarla con te nel mondo. Fa’ che nel giudizio universale possiamo partecipare all’esaltazione della croce.
Nella Cappella degli Scrovegni a Padova è rappresentato da Giotto il giudizio universale. Ai piedi d’una «grande» croce, quasi a darle gambe perché muova incontro all’uomo, s’intravedono due piccoli piedi, parte del capo, e due braccia, che stringono al cuore il «dolce legno», mentre due grandi angeli reggono la croce.
Persona veritiera, come il buon ladrone e il cireneo, ciascuno di noi, nella propria croce, s’imbatte in quel grande Uomo, lo riconosce Dio, gli si affeziona: ognuno impara a portare «il giogo soave e il carico leggero», in prospettiva della felicità, che già proviamo come caparra, col gaudio dell’amore.
La terza parte del brano riporta il dialogo brevissimo tra il malfattore e Gesù. Buon Ladrone, durante la tua breve vita, forse venti o trent’anni, chi ti ha amato? Al fondo di te stesso tu eri un uomo retto. Le tue sole parole, che ci sono giunte, hanno un suono di luce. Ti sei rivoltato. Forse per una tua giustizia. Hai avuto tutti contro. Sei morto; ma non da solo. Un altro è lì, in croce, come te. Non ti giudica; ti ama. Tu solo, nella stessa situazione di crocifisso, sei in grado d’intuire ogni suo gesto e respiro, di condono e risposta indulgente, verso ogni persona che lo oltraggia e l’offende. Ti fa sentire accolto, più con gesti che con parole, ti dice: “Guarda dalla croce quanto ti amo!”. Ti suscita allora coraggio, e gli chiedi con amicizia, chiamandolo per nome: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno».
Quel malfattore parla del «regno». Ma che cosa ci vedi, che assomigli a un regno? Tu vedi croce e chiodi! È proprio la croce stessa ad essere segno del regno. Io chiamo Re il Cristo, proprio perché lo vedo crocifisso. È dovere di un re morire per il suo popolo. Lo ha detto lui stesso: “Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”. Il Cristo ha dato la sua vita, ecco perché lo chiamo Re, e gli dico anch’io: “Ricordati di me, Signore, nel tuo regno”.
Gesù risponde: “Oggi, sarai con me in paradiso”.
Gesù ti dice “Oggi”, come ha detto all’inizio della sua vita pubblica: “Oggi” è giunto il tempo della salvezza (cfr Lc 4,21); e nella sinagoga di Nazaret: “«Oggi», adesso, si attua la parola che avete udito” (Lc 4,16); e in casa di Zaccheo convertito: “Oggi, la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19,9). Così ciascun ascoltatore celebrante può dire con piena fiducia, come il buon Ladrone: “Gesù, che regni nel paradiso di Dio, ricordati di me, salvami!”, perché in realtà, questa parola «Oggi» Gesù rivolge a noi ogni volta che lo incontriamo nella preghiera e nei sacramenti, quando celebriamo il mistero della sua morte e risurrezione, la Pasqua, come ora; ogni volta che comunichiamo al suo corpo donato e al suo sangue versato, per la salvezza di tutti gli uomini.
Ti riconcilio con te stesso. Con il tuo Dio. Con la vita. Con tutti. Ti trasformo da ladro in «buon Ladrone» che riconosce la verità e impara a pregare. Ascoltatore celebrante, in quel frangente così drammatico, in un scenario così disumano, da Gesù condannato tu ricevi il biglietto d’ingresso nel paradiso.
Caro pio Malfattore, sei diventato «santo e teologo». Gesù ti ha proclamato «primo Santo» nella comunità dei suoi discepoli; ti ha proposto «Modello» dei ladri per il Paradiso, Protettore di tutti i malfattori. La Chiesa ortodossa ti chiama “Teologo” perché mostri come «parlare con Dio» in Gesù, ascoltando persona, parola e gesti di Gesù. Ci mostri come tutti, crocifissi con lui in qualche modo, s’impara a osservare, ascoltare Gesù crocifisso, e a rispondere con l’imperativo d’adesione, chiamandolo per nome, come tu hai fatto: “Gesù, ricordati di me”.
Tu, colpevole, vi entri per primo, insieme all’Innocente. Tu, sporcato dal male, vi entri con Gesù che ha lottato contro il male a mani nude e insanguinanti, con l’unica forza dell’amore. Tu, che hai infranto la legge, raggiungi la pienezza della gioia, grazie a Colui che è venuto per sostituire la legge con la grazia, il giudizio con la misericordia. “Benedetto egli sia, che viene nel nome del Signore: benedetto il suo regno che viene” (canto al Vangelo).
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
UNSERO DAVIDE RE SOPRA ISRAELE (Prima Lettura, 2Sam 5,1-3).
Dio ha preso l’iniziativa di scegliere Davide come re del suo popolo, ma non lo ha imposto. Ha lasciato alle dodici tribù il tempo e la responsabilità di accogliere e riconoscere colui che egli aveva scelto. È profezia di Gesù: in lui tutto sussiste, ma si propone alla libera adesione dei suoi fratelli. Gesù è il vero Figlio di Davide, di discendenza regale e messianica (cf. la prima lettura, 2Sam 5,1-3: unzione regale di Davide): è il discendente che regna per sempre, come Dio ha promesso a Davide. Il re Davide, scelto da Dio e acclamato dai suoi, riunisce i regni del Nord e del Sud, come «figura» di un altro Re, Cristo, che ristabilisce definitivamente l’unità della Pace, non solo del popolo di Dio, ma dell’intero universo.
Gesù prega il Padre: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me (Gv 17,23). Paolo ai Corinti: “Io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anatema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1Cor 12,3); “Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti (Ef 4,1-6); lasciamo agire in noi Dio “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). Paolo sa per esperienza che non esiste altra via di salvezza: “Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti” (Fil 2,1s).
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
REGNA LA PACE DOVE REGNA IL SIGNORE (Salmo responsoriale, Sal 121,1-2;3-4;5-6).
«Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore…”. Gerusalemme è costruita come città salda e compatta… Sia pace a coloro che ti amano». I pellegrini arrivano in vista di Gerusalemme e il loro volto s’illumina di gioia. Sostano per ammirare la città santa ricostruita da Neemia; nel loro cuore cantano i ricordi: quello del raduno delle tribù presso la tenda del convegno (Numeri 2, 2); quello dell’epoca felice in cui Davide e Salomone regnano nella loro capitale. Questa capitale appariva loro come il simbolo dell’unità e della pace (che si dice appunto «shalom»). Nel loro desiderio di felicità, essi sognano già un raduno nei tempi futuri.
«Contempla Sion, la città nelle nostre solennità! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, abitazione pacifica, tenda inamovibile…» (vedi Isaia 33,20). «Rallegrati molto, figlia di Sion,…! Ecco il tuo re a te viene: egli è giusto e vittorioso, è mite e cavalca sopra un asino,…» (Zaccaria 9,9s).
Paolo parlerà di Gesù presente nella sua Chiesa per ristabilire i legami della famiglia umana.
«Così dunque non siete più stranieri né pellegrini, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Il vostro edificio…cresce come tempio santo nel Signore; in esso anche voi siete incorporati nella costruzione come dimora di Dio nello Spirito» (Efesini 2,19-22:);
e il veggente di Patmos canterà la definitiva unità ritrovata, nella stupenda descrizione della Gerusalemme celeste:
«E vidi la Città santa, la nuova Gerusalemme, discendere dal cielo da presso Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo… il Signore Dio, l’Onnipotente, insieme all’Agnello, è il suo tempio» (Apocalisse 21,2-22,5).
Gesù, figlio di Davide e Figlio di Dio, è il Re dell’universo, scelto da Dio per radunare in lui tutti gli uomini nell’unità, e formare la «Gerusalemme celeste», la città della pace e della gioia. In sua persona, con la sua voce acclamiamo: “Regna la pace dove regna il Signore”.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
DIO CI HA TRASFERITI NEL REGNO DEL TUO FIGLIO DILETTO (II Lettura, Col 1,12-20).
Queste parole illustrano che cosa significhi l’espressione «Cristo, re dell’Universo». Regalità ha lo stesso significato di «Signoria». Gesù Cristo è Re-Signore, perché Discendente di Davide, Creatore dell’universo, Redentore dell’umanità. Discendente di Davide (secondo la Promessa, cfr prima lettura); Creatore dell’universo, Gesù esercita una signoria nel creato, venuto all’esistenza «per mezzo di lui e in vista di lui»; Redentore dell’umanità, Gesù esercita la stessa signoria nella storia umana, che egli guida verso il punto omega o il compimento; una Signoria negli uomini (non sugli uomini), che da lui sono salvati. Per i credenti, Gesù è re perché è «il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti».
Con la sua passione e morte salvifiche Gesù-Re compie fino in fondo la volontà del Padre e, quale Servo di YHWH, dona tutto se stesso per la salvezza dell’umanità.
Azione di grazie (Eucaristia) al Padre e canto di lode al Cristo, quindi, scaturiscono dal fatto che: il Padre «ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto», e il Figlio è il capo dell’universo redento, la «testa» (chiave interpretativa del brano che parla di: «inizio, primizia, primato, capo»). Generato prima d’ogni creatura, «egli» Gesù, è prima di tutte le cose, e tutte in lui sussistono, ha “il primato su tutte le cose” come loro Creatore; ed «Egli» Gesù, è il capo del corpo cioè della chiesa.
Questa pagina ha lo stile d’un inno liturgico, preso fra i «cantici biblici» del Salterio liturgico e inserito da Paolo nella sua lettera ai Colossisi, come ancor oggi la Chiesa lo inserisce nella liturgia.
“Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza”: «piacere» di Dio e «pienezza» in Gesù è l’umanità, come frutto dell’amore di Dio. La pienezza della «carità» di Dio in Gesù si manifesta in tutto il suo splendore rivelando a noi ciò che Dio è, e permettendo a noi, nella nostra umanità, di godere nella comunione con il Padre in Cristo Gesù. Quella carità si traduce in riconciliazione fra noi, a livello d’esistenza umana, e parla di pacificazione tra cielo e terra; parla cioè del fatto che la terra, il «nostro cuore», diventa cielo, dove Dio è adorato, goduto e condiviso.
Così Dio pasce l’uomo secondo le promesse a Davide: “Tu pascerai Israele mio popolo”(2Sam 5,2). Il Signore pasce il suo popolo nella carità, svelata dal Figlio morto e risorto. L’uomo, che accoglie questa carità di Dio, è pieno del piacere di Dio in Cristo, è spinto a contemplare Gesù Cristo – Re della gloria, promessa come profezia a Davide, riconosciuta come realizzazione in Gesù che entra in Gerusalemme, ripresa da noi come sua attuazione, mentre acclamiamo al Santo: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli”, e dopo la consacrazione “annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
La Chiesa contempla, annunzia e serve questo Re che la sazia.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Siamo spinti ad affidare (presentare, offrire) noi stessi e quanto abbiamo al Padre, perché ci ha trasferiti nel regno di Cristo Signore, nostra «riconciliazione, unità e pace» (Sulle Offerte).
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, per mezzo di lui, con il sangue della sua croce, ti è piaciuto condonare ogni colpa umana: “Egli, sacrificando se stesso immacolata vittima di pace sull’altare della Croce, operò il mistero dell’umana redenzione; assoggettate al suo potere tutte le creature, offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito, perfeziona l’opera di Gesù nel mondo e compi ogni santificazione: facendoci entrare nel regno del tuo Figlio diletto, ci hai trasformati e resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Vero Re sulla croce, Gesù nostro pastore e capo, trasforma ciascuno di noi come il buon Ladrone, mettendosi, lui stesso crocifisso, accanto a noi come accanto ai due briganti.
Diveniamo «luogo riservato» a Gesù, che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Sacerdote eterno e Re dell’universo, egli ha sacrificato se stesso per noi sull’altare della croce, perché impariamo a non avere nulla più caro di lui, per la forza che ci da.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; tu che in lui hai riconciliato a te tutte le cose; per i meriti del Cristo tuo Figlio, concedi a tutti i popoli, il dono dell’unità e della pace.
«Glorifichiamo» il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità attratta e trasformata, come il buon Ladrone, in testimone del tuo amore. Ti glorifichiamo e ti rendiamo grazie in Cristo, che con la passione e la croce hai fatto entrare nella gloria della risurrezione, e lo hai chiamato alla tua destra, re immortale dei secoli e Signore dell’universo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, concedicela felicità che prometti al seguito di Cristo «il primogenito di coloro che risuscitano dai morti», nell’attesa che torni nella gloria il nostro Re, Gesù Cristo Salvatore.
Beati, o Dio, coloro che tu inviti al banchetto di nozze del tuo Figlio diletto, nel Regno di santi.
Ecco il Re dell’universo, il sacerdote eterno che s’è offerto vittima per portarci la pace.
Agnello di Dio, che con il tuo sangue sulla croce, togli il peccato del mondo, “dì soltanto una parola, come al buon Ladrone: «Oggi sarai con me in Paradiso», e anch’io sarò salvato”, come lui.
“O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, perché possiamo testimoniare con la vita la tua grazia, e vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. Egli vive e regna nei secoli dei secoli (Dopo la Comunione). Andiamo nella pace di Cristo, perché la sua regalità trionfi nei nostri cuori e in tutto il mondo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Re:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il re, umano, considerato principio di tutte le cose, che in realtà non sussistono in lui;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il re, Davide, designato da Dio capo e guida del suo popolo Israele, suo semplice rappresentante;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il re, Cristo Gesù, Figlio diletto; in lui vive per sempre l’umanità, figlia diletta, nel regno glorioso;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il re, Cristo Gesù, capo del corpo, che è la Chiesa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il re, Cristo Gesù, Figlio diletto; in lui tutta l’umanità vive gloriosa per sempre, come figlia diletta, nel regno glorioso.
Preghiamo:
O Padre, che ci mandi il Figlio Gesù, re dell’universo, capo della Chiesa, presenza del tuo regno fra noi; fa’ che lo riconosciamo e acclamiamo: Benedetto lui e benedetto il suo regno che viene; perché dove tu regni, Signore, regna la pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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