31/05/2009 – PENTECOSTE – ANNO B – MESSA DEL GIORNO – 2009
Preparazione alla celebrazione della messa.
DOMENICA DI PENTECOSTE.
Messa del Giorno
31 Maggio 2009
Ci Raccogliamo
davanti al Signore Gesù, Dio fatto uomo, che si dona, muore, risorge, trasmette lo Spirito (Nota 1).
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! (Ascolta N. [tuo nome]; ascolta, Chiesa che sei in.. [nomi di parrocchie, comunità, famiglie. Le presentiamo al Padre come membra di Gesù che vive presentandogli tutta l’umanità. Gli presentiamo in Cristo anche singole persone: ascolta N. [nome d’una persona]. E tutti, con disponibilità, accogliamo la nostra esistenza quotidiana in Cristo, dicendo):
Eccomi, Signore, aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Leggiamo
il formulario liturgico della messa corrispondente, da Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola da contestualizzare, «vedi sotto: Rileggiamo», e da ripetere alla venuta del Signore nella giornata.
Rileggiamo
i testi, cominciando dal vangelo, dove Gesù, Buona Notizia, parla di se stesso,
“Compimento” delle promesse della prima lettura; “Fondamento”
della chiesa, comunità di Gesù (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano).
Rileggiamo, quindi, vangelo e I-II lettura in rapporto al vangelo, adorando, pregando, contemplando Gesù, presente.
Messa del Giorno.
Vangelo (Gv 15,26-27; 16,12-15).
Struttura.
Il testo evangelico ha subito dei ritocchi, perché nella celebrazione l’assemblea si concentri sui due titoli teologici maggiori, con cui il Nuovo Testamento accoglie il mistero della Terza Persona della Trinità: «Spirito Santo Consolatore» (15,26) e «Spirito di verità» (16,13). Il brano evangelico può essere visto da varie prospettive. Ora, tra le scelte liturgiche possibili, vengono chiarite solo alcune dinamiche dello Spirito in rapporto a Cristo e ai cristiani.
Tematica.
L’antifona d’ingresso sintetizza il tema della solennità della Pentecoste: “Lo Spirito del Signore riempie l’universo” (Sap 1,7a). Si tratta di quello Spirito che è donato dal Padre e dal Figlio (È donato dal Padre: Gv 15,26-27: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome”; è donato dal Figlio: Gv 16,12-15: “Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà”.
Prima lettura (At 2,1-11): a Pentecoste lo Spirito porta alla luce la Chiesa.
Seconda lettura (Gal 5,16-25): fra i tanti suoi atti di «santificazione» (= vita) dello Spirito, c’è agisce nella Chiesa, donando i carismi all’interno della logica che risponde all’unità nella molteplicità.
I testi eucologici ci guidano nella celebrazione, e noi «Preghiamo» e «Contempliamo» con la Parola efficace di Dio
I fiumi di acqua viva sono lo Spirito Santo, Spirito di Verità, Consolatore e Soccorritore.
ADORIAMO.
1. Ti adoriamo, Signore Gesù: ci mandi il Paraclito, difensore, occupato per il nostro benessere.
Giovanni 15,26-27; 16,12-15). Il Padre ci ha donato il Figlio a Natale, a Pentecoste ci dona lo Spirito Santo. Il Padre ha da sempre un progetto straordinario, il Figlio lo ha pienamente realizzato e lo Spirito Santo lo attua in noi. Quindi, lo Spirito Santo sta tra noi, e sta tra noi Gesù che sta tra noi e il Padre. Il Padre ha dato tutto a Gesù, e Gesù lo dona tutto a noi, mediante lo Spirito Santo. Non avremmo e non comprenderemmo nulla, senza lo Spirito Santo.
Si chiama Paraclito = «Avvocato» difensore, ma si occupa di tutto il benessere del proprio cliente: ti difende, provvede a te, difende la causa di Gesù in te, parlando a favore di Gesù di cui fai parte, mostrando alla tua intelligenza che la ragione sta tutta dalla parte di Gesù in te; è quindi dalla parte tua, come suo membro. Ti mostra che Gesù è Figlio di Dio, che ingiustamente è stato messo in croce, e che ha accettato tutto questo per mostrarti l’immenso suo amore.
2. Ti adoriamo, Signore Gesù: tu ci mandi dal Padre lo Spirito di Verità.
Si chiama poi «Spirito di verità» (verità: alètheia, trad. in greco dell’ebraico hemet = «amore fedele» di Dio per ciascuna persona). Dio, cioè, ama ciascuna persona, e costei lo può e lo deve sperimentare mediante il dono dello Spirito che la rende capace di testimoniarlo, scegliendo il valore evangelico in momenti e atteggiamenti precisi, nei quali può averci rimesso, e rimane, ciononostante, ferma in Dio. La «Verità», quindi, è un rapporto, un dialogo, non di idee, ma «un’esperienza di appartenenza» a Dio Padre in Cristo Gesù: lo Spirito ci «guida» a tutto l’amore che Dio ha per noi. Ci fa fare esperienza piena, completa e soddisfacente dell’amore fedele di Dio per noi. Gesù lo dice a noi, perché facciamo un atto di fede nello «Spirito di verità».
3. Ti adoriamo, Signore Gesù: sperimentando l’amore fedele di Dio, leggiamo la tua figura.
In questo itinerario di esperienza dell’amore fedele di Dio per noi, che lo Spirito ci fa fare, noi possiamo leggere per esperienza la figura di Gesù: vediamo che le nostre esperienze di Dio mediante lo Spirito sono presenti nella vita di Cristo Gesù; come Gesù stesso ha detto: “Egli – lo Spirito – mi glorificherà, perché penderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”. Esperienze piacevoli, come la fedeltà amorevole del Padre; ma esperienze anche umanamente negative, come la cacciata di Gesù dal suo villaggio, Nazaret, per esempio; ma, Gesù testimonia il Padre rimanendo fedele alla sua missione; e il Padre resta fedele a Cristo preservandolo dalla volontà omicida dei suoi compaesani, e durante la passione, perché tutto il mondo veda il suo amore. Così in tutta la sua passione e morte, Gesù è fedele al Padre e il Padre resta fedele al Figlio, perché non è giusto che il Figlio fedele veda la corruzione. Questa si chiama «Risurrezione», per Gesù. Siamo chiamati a crescere nell’esperienza della fedeltà dell’amore di Dio Padre per noi, facendo anche noi fin d’ora esperienze quotidiane di piccole risurrezioni, fino alla finale, aumentandone in noi la certezza mediante la stessa esperienza.
Come in Cristo Gesù, nostro capo, così in noi sue membra questo cammino può comportare momenti difficili di fatica e sofferenza per amore; ma, fatiche e sofferenze non sono l’ultima parola, perché l’ultima parola è la fedeltà dell’amore di Dio per ciascuno di noi, come per Cristo.
4. Ti adoriamo, Signore Gesù: sperimentando l’amore fedele di Dio, leggiamo le cose future.
Così «lo Spirito ci annuncerà le cose future»: cioè, le piccole esperienze della fedeltà dell’amore di Dio, che facciamo nella nostra piccola, misera storia, sono frammenti d’eternità, analoghi a quelli dei grandi mistici. Altre presunte manifestazioni non sono rivelazioni di Dio agli uomini. Lo Spirito di Dio manifesta a ciascuna persona, a tutta la chiesa e all’intera umanità, solo l’amore fedele di Dio. Anche una sola esperienza, un’unica volta, ci è sufficiente, perché noi cogliamo come all’amore fedele di Dio non interessa che noi siamo santi o meno, che gli rispondiamo o meno; ma che solo ci accorgiamo di lui che rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso; noi, peccatori o santi, in questa esperienza abbiamo un frammento di paradiso; realtà futura che lo Spirito fin d’ora ci annunzia e ci spinge a riconoscere: sì, questo è buono; lo preferisco: ho scelto bene.
5. Ti adoriamo, Signore Gesù: esperti dell’amore fedele di Dio, con lo Spirito fatti testimoni
“Prenderà del mio e ve l’annunzierà”: Gesù è la rivelazione piena, ha già detto tutto del Padre. Noi la comprendiamo perché lo Spirito Santo apre la nostra intelligenza alla comprensione. Ci ricorda Persona, Parole e Fatti di Gesù. Li fa capire a ciascuno di noi e ci dà forza interiore di adempiere ciò che ci dice di Gesù. Ci porta per mano sempre più nel profondo di Gesù, sempre più dentro alle sue parole e azioni: alla sua stessa Persona. Ci fa fare un cammino, una crescita, una maturazione a piccoli passi d’esperienza. Quindi, ci fa aperti verso la Persona di Cristo Gesù; aldilà di tutte le nostre risposte, tende a farci suoi testimoni. Così lo Spirito e i discepoli sono associati nella testimonianza di Gesù. Lo Spirito perché procede dal Padre; e i discepoli perché sono stati con Gesù fin dal principio. Così i discepoli sono introdotti a partecipare alla vita della Trinità che celebreremo domenica prossima, perché lo Spirito ci fa gustare l’intimità di Gesù che è nell’intimità del Padre; e tutto ciò che Gesù ha udito dal Padre lo rivela a noi, suoi amici. Lo Spirito continua ad annunziare, cioè a mostrarci e a guidarci nella profondità di Gesù, in particolare, nella sua profondità di rapporto con il Padre. Cresce in noi la relazione con Gesù. Conosciamo sempre di più l’amore che Dio ha per noi, e noi lo possiamo comunicare ad altri: Gesù stesso in noi, mediante lo Spirito dal Padre, continua ad amare tutti.
6. Ti adoriamo, Signore Gesù: con immagini -terremoto, vento, fuoco- ci parli nell’intimo.
Prima lettura (Atti 2,1-11): “Lo Spirito venne all’improvviso…”, e mostra come le profezie sono portate a compimento in Gesù, che a sua volta è profezia di ciò che egli opera in noi; così lo Spirito del signore riempie la terra con la sua potenza ricreatrice, operando in noi ciò che ha compiuto in Gesù. Lo Spirito viene all’improvviso, insospettato, quando meno te l’immagineresti, date le situazioni che testimoniano l’opposto. Lo Spirito giunge “d’un tratto”, nonostante i discepoli siano «in attesa»: evidenzia così la sua assoluta gratuità. Le «lingue di fuoco» su ciascuno dicono una presenza di Dio «Amico» concreto, come concreto è il «fuoco di Dio» (superlativo, come dire: «fuochissimo»), che passa e brucia gli animali preparati da Abramo, e fa alleanza con Abramo, anche se «dorme»: cioè, aldilà delle sue mancanze. Dio chiede solo di essere accolto come vero amico affettivamente, aldilà di tutto (Nota 5); aldilà per esempio delle bugie di Abramo al faraone riguardo alla sorella, e aldilà dei suoi imbrogli con Abimelech, a proposito della terra per la tomba della moglie Sara (Gen 23,2-25). Il grande patriarca Abramo, bugiardo e imbroglione, è richiesto di accettare l’amicizia di Dio, non per i propri meriti, ma per «aver creduto» che Dio è capace di amicizia assolutamente gratuita. Le lingue di fuoco su ciascuno poi dicono che Dio-Javè (roveto ardente) chiede di essere accolto come «Colui che è sempre presente» nella storia degli uomini, con «garanzia di vicinanza salvifica», sperimentata nei limiti dei sensi umani d’un popolo in marcia nel deserto: in forma di nube luminosa, che separa e protegge, illumina e guida di fronte al Mar Rosso. La venuta dello Spirito quindi è descritta con le immagini classiche delle manifestazioni di Dio nell’Antico Patto. È descritto come «vento e fuoco». Vento vuol dire forza, libertà, trascendenza: non lo si può imprigionare. Fuoco significa luce e purificazione. Immagini per dire, in qualche modo, un fenomeno straordinario «nell’intimo delle persone umane»: è un «mormorio di silenzio» (quello che sente Elia, «violento» in fuga, giunto al monte Horeb = Sinai), paragonabile al vento e al fuoco silenziosi, che distruggono, per tutto rifare nuovo. Nel vento invece «di Dio» (come dire, al superlativo: «ventissimo»), come in una tormenta cosmica, ha inizio la creazione. Così a Pentecoste, nello Spirito, come «nuovo vento gagliardo», ha inizio la nuova creazione. Si percepisce bene che prima si era in un mondo vecchio, tutto posto nel peccato.
Dello Spirito Santo, quindi, non abbiamo un volto come quello di Gesù: un volto di uomo. Abbiamo invece tante manifestazioni «esperienziali», per esprimere ciò che avviene nell’intimo delle persone. Possiamo dire, che abita e opera in noi lo Spirito Santo da tante manifestazioni, segni e frutti. Un segno dello Spirito è «parlare» “come lo Spirito Santo dava loro di esprimersi”. Il parlare degli apostoli è lodare (lodare nella Bibbia e liturgia = raccontare) appunto «annunziare le grandi opere di Dio». Annunziare implica riconoscere, discernere nella propria storia e intorno a noi, e poi «testimoniarlo» anche con la lode – racconto. Quindi, rilevare il bene di Dio in mezzo a noi è la grande ricchezza dello Spirito, è lo specifico cristiano.
7. Ti adoriamo, Signore Gesù: tu porti la lingua dell’amore fedele di Dio, e tutti capiscono.
Il dono dello Spirito è di estrema importanza, decisiva per gli apostoli e per i discepoli di tutti i tempi. Si manifesta in noi come necessità di annunziare a tutto il mondo la salvezza in Cristo crocifisso e Risorto, culmine di tutto il bene di Dio verso gli uomini. La capacità di parlare a ognuno nella sua propria lingua evidenzia come «lo Spirito non fa distinzioni», ma è aperto a tutti, e agisce ovunque due o tre – una comunità per quanto piccola – sono uniti nel nome di Gesù: “Stanno tutti insieme in uno stesso luogo”. Allora lo Spirito si “divide” in tante «lingue di fuoco», e prende possesso di ogni singolo discepolo. Diversità delle lingue, delle culture, delle opinioni non è un ostacolo per la chiesa che è comunione nella carità, al di sopra di tutto. Tutti possono dire: “Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». Certo tecnicamente Dio può far parlare in tutte le lingue; ma la lingua divina compresa da tutti è espressa in «fratellanza, accoglienza, tolleranza, perdono». Questo fanno gli apostoli per opera dello Spirito Santo (cfr discorsi di Pietro). Questo tutti gradiscono come segno dell’amore fedele di Dio. La Babele dei linguaggi, la divisione dei cuori si radica nell’egoismo e nella superbia umana che è il vero «peccato di origine», che sta cioè all’origine di tutti i mali. Il “Volto” dello Spirito da parte del Dio fedele nell’amore è invece «Potenza di comunione» anche nella disgregazione.
8. Ti adoriamo, Signore Gesù: tu attui in noi la realtà che hai attuato in te stesso.
La Seconda lettura o l’Apostolo (Galati 5,16-25) descrive l’azione dell’amore di Dio nel discepolo di Gesù: «Realtà», che ora Gesù attua in noi come in se stesso, mediante lo Spirito del Signore che riempie la terra, e suscita la lode Dio nel cuore degli uomini. “Il frutto (al singolare) dello Spirito è (plurale di manifestazioni): “Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. Un solo frutto, tante manifestazioni: manifestano “l’uomo vivente, gloria di Dio” (Giustino). La lode, la gloria di Dio è una scelta. Ciascuno di noi nella propria esistenza ha da una parte la storia personale, concreta, che investe tutto l’essere umano. Dall’altra ha il Signore Gesù con tutta la sua storia che per opera dello Spirito Santo ricordiamo, comprendiamo e possiamo accogliere: possiamo lasciarlo operare in noi stessi. Una certa lotta e fatica, è inevitabile nella nostra vita cristiana. Due principi, due atteggiamenti, detti «cammini», opposti e antagonisti, contendono il nostro cuore umano. Avviene in noi un vero scontro tra morte (la carne) e vita (lo Spirito). Scegliere il Signore Gesù, vera Via alla vita, vuol dire lasciargli il nostro posto nei desideri e in ogni aspetto della nostra esistenza. Sintonizzarsi sullo Spirito e assecondarlo, far circolare la vita di Gesù che continua a donare se stesso in noi: non essere cioè portati ad assecondare quei desideri che si prova quando si vuole essere dio di se stessi lontano da Dio. Tutto questo «divino» in noi, non è da noi, ma dallo Spirito che ci fa provare tutti questi sentimenti nella celebrazione, sentimenti che spingono poi alla’azione.
A questo dono dello Spirito che ci fa scegliere Gesù crocifisso e risorto, corrisponde una vita, sempre opera dello Spirito, in conformità alle sue esigenze. In pratica, la persona umana è spinta a fare una «decisione radicale», un’opzione fondamentale» per Gesù che vive in lei da non essere più semplice persona umana (o “carne”). La Forza stessa, detta Spirito Santo, infatti, vince in lei i desideri egoistici e orienta il cammino di tutta la persona verso una vita piena di frutto con le sue nove manifestazioni elencate da Paolo (vedi sopra). È “camminare secondo lo Spirito”, permettere che il soffio dello Spirito di Dio porti a compimento in noi l’esodo pasquale, come in Gesù; cioè, lontani da ogni idolatria, aperti agli orizzonti dell’infinito di Dio. Nove sono gli orizzonti, quanti sono gli aspetti del frutto dello Spirito. “Amore” gratuito di Dio in noi verso tutti, peccatori eppure amati dal Padre, da mandarci il Figlio e lo Spirito Santo per la nostra salvezza; “gioia” non da gratificazioni ma dal compiere il bene che nasce dalla coscienza di essere in paradiso per il condono di Dio, accolto e condiviso con il perdono verso gli altri; “pace” che viene dal di dentro e fa comunione con gli altri, per una «realizzazione» di tutte le persone intorno a noi, non si può infatti essere ricchi circondati da poveri, santi circondati da peccatori; “pazienza” o fermezza nel bene anche se costa sofferenza; “benevolenza” o vera propensione ad essere positivi verso tutti; “bontà, fedeltà, mitezza” come Gesù mite e umile di cuore; “dominio di sé” o rispetto degli altri, senza invadenza in tutti i sensi. Si notano in noi questi segni, quando lo Spirito Santo accolto da noi, li suscita e li sprigiona con la sua forza potente. Indirettamente riconosciamo lo Spirito Santo, non accolto, quando notiamo in noi e nel mondo l’elenco delle opere ben note della “carne”, cioè dell’uomo, pieno di sé, vuoto di Dio, nei pensieri e nelle azioni.
PREGHIAMO.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo che è: «1. Ringraziamento; 2. Pane; 3. Offerta; 4. Intercessione; 5. Lode»:
1. «Ringraziamo», raccontando l’Amore del Padre in Cristo verso di noi (prefazio). Grazie, Padre, per il tuo Figlio: il Figlio tuo ci ha mandato da Te, o Padre, lo Spirito Santo che riempie la terra: fa scaturire il canto della gioia. Solo il cuore duro rende ciechi e incapaci di rilevare la sua presenza. Desideriamo essere disponibili a riconoscere il tuo Spirito, o Padre, nell’armonia della creazione, segno visibile della sua grandezza e della sua vicinanza, acclamando: “Benedici il Signore, anima mia.
2. «Siamo nutriti» di Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza (consacrazine, transustanziazione). Ora, Padre, manda lo Spirito, che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo, compiendo ogni santificazione. Dio è presente e ha cura delle sue creature, le rinnova continuamente, concede loro il suo soffio vitale: “Se togli lo Spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”. Tutta la bellezza del creato e del cuore umano, fatto dimora dello Spirito, ci afferra e ci fa esclamare: “La gloria del Signore sia per sempre”.
3. «Diveniamo» luogo riservato a Gesù, che in noi continua a «donare» se stesso (offerta). In noi, Padre, si offre a te Gesù: divenuti «luogo riservato» alla tua lode, o Padre, ti manifestiamo il nostro stupore e ti diciamo di gioire per le tue opere. Noi riconosciamo che è tutto opera tua: compresa questa nostra gioia, è da te, al di là d’ogni nostro male.
4. «Intercediamo» per tutti in Cristo, che «intercede» per noi, e ci fa intercessori con lui per gli altri (intercessione). Tutti, Padre, accogli in Cristo: vivi, defunti, celebranti. Coscienti che la Forza del tuo Spirito trasformante vince il mondo, in noi, in tutti, come ha vinto in Cristo Gesù, noi ti preghiamo per tutti i sofferenti, i bisognosi, gli ammalati, i moribondi; di tutti, tu conosci la fede e doni loro la tua grazia.
5. «Glorifichiamo» pienamente il Padre, per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi (lode finale). A te, Padre, ogni onore e gloria: da ogni singola persona in Cristo, per opera dello Spirito Santo, afferrata dall’esperienza del Dio fedele nell’amore, e piena di gratitudine, esce il canto a te, o Padre, che tutto hai creato e tutto sostieni in vita: “A te sia gradito il mio canto; la mia gioia è in te, Signore”.
O Padre, che mandi lo Spirito a riempire i cuori dei tuoi fedeli, e accendere in essi il fuoco del tuo amore; concedi al tuo popolo di chiederti sopratutto il tuo Spirito Santo, datore d’ogni bene, sicuro d’essere esaudito. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CONTEMPLIAMO.
la storia del piano di Dio.
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (Lumen Gentium, 2; vedi: nota 3). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Lo Spirito:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: lo Spirito, alita sulle acque;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: lo Spirito, raduna e libera Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: lo Spirito, agisce in Gesù dalla nascita all’intronizzazione nella gloria;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: lo Spirito, riempie, fa parlare, rende i fedeli simili a Dio;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. lo Spirito, in ogni persona grida a Dio: “Abbà, Padre!”.
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NOTE
Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata in questa celebrazione, richiamata dall’antifona alla Comunione (cf Pentecoste – Anno B – 08/06/2003), e approfondita anche da altri testi eucologici (cf ad es. Pentecoste – 04/06/2006), «attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione, realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dabàr») è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua pasqua redentrice era già presente fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”, con il cuore bendisposto nel celebrare. La redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, cioè, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione e dell’esistenza in chi l’accoglie.
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Nota 2.
“I fedeli partecipino con frequenza alle messe, anche feriali, e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti in famiglia o in privato”, vediPartecipazione e Celebrazione delle Feste Pasquali, Congreg. per il Culto, n.13; del 16.01.1988);
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Nota 3.
«I credenti in Cristo, (il Padre) li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata (“prefigurata”) in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente “figurata” nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza [1], stabilita (“compiuta”) infine «negli ultimi tempi», è stata manifestata (“manifesta”) dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli (“completa”). Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, «dal giusto Abele fino all’ultimo eletto» [2], saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale» (Lumen Gentium 2).
Cinque tappe della formazione della chiesa (da kalèô = chiamo; participio passato = èkklesa: eclèsia, chiesa = chiamata): prefigurata, figurata, compiuta, manifesta, completa.
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Nota 4.
Lo Spirito è donato dal Padre e dal Figlio.
Gv 15,26-27: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome), egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia «pace» [= realizzazione]. Non come la dá il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”;
Gv 16,12-15: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.
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Nota 5.
Non essendoci un linguaggio adeguato ad esprimere esperienze interiori, si ricorre ad immagini esterne di «fuoco, vento, silenzio, terremoto», che richiamano fatti precisi dell’antico testamento, dove si esprimono intime esperienze interiori di personaggi nel loro rapporto con Dio.
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condividiamo (cfr neretto) la preghiera della Chiesa (cfr colori).