02-11-2008-Tutti-i-defunti

02/11/2008 – COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI – 2008

Preparazione alla celebrazione della messa.

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
31ª Domenica – Tempo Ordinario – Anno A – 2 Novembre 2008

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (cfr Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che «ascolto e risposta» crescano con l’orante che tu incontri, o Dio (cfr Gregorio, Cassiano, Benedetto…).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI.

PRIMA MESSA

Antifona d’Ingresso 1 Ts 4,14; 1 Cor 15,22
Gesù è morto ed è risorto; così anche quelli che sono morti in Gesù Dio li radunerà insieme con lui. E come tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo riavranno la vita.

Colletta
Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura Gb 19,1.23-27a
Io lo so che il mio Redentore è vivo.
Dal libro di Giobbe
Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 26
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.
Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario.
Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me, rispondimi! Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Seconda Lettura Rm 5,5-11
Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se, infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Canto al Vangelo Gv 6,40
Alleluia, alleluia. Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore. Alleluia.

Seconda Lettura Rm 5,5-11
Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se, infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Canto al Vangelo Gv 6,40
Alleluia, alleluia. Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore. Alleluia.

Vangelo Gv 6,37-40
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Sulle Offerte
Accetta, o Padre, i doni che ti offriamo in questo sacramento di amore che tutti unisce in Cristo tuo Figlio, e accogli i nostri fratelli defunti nella gloria del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dei Defunti I
La speranza della risurrezione in Cristo.
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
In Cristo tuo Figlio, nostro salvatore rifulge a noi la speranza della beata risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo.
Per questo mistero di salvezza, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo senza fine l’inno della tua lode: Santo, Santo,.

Antifona alla Comunione Gv 11,25-26
Dice il Signore: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno».

Dopo la Comunione
Abbiamo celebrato, Signore, il mistero pasquale, invocando la tua misericordia per i nostri fratelli defunti; dona loro di partecipare alla pasqua eterna nella tua dimora di luce e di pace. Per Cristo nostro Signore.

SECONDA MESSA.

Antifona d’Ingresso Cf 4 Es 2,34-35
L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua.

Colletta
O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti, che ci hai salvati con la morte e risurrezione del tuo Figlio, sii misericordioso con i nostri fratelli defunti; quando erano in mezzo a noi essi hanno professato la fede nella risurrezione: tu dona loro la beatitudine senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura Is 25,6a.7-9
Il Signore eliminerà la morte per sempre.
Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 24
Chi spera in te, Signore, non resta deluso.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. Ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Allarga il mio cuore angosciato, liberami dagli affanni. Vedi la mia povertà e la mia fatica e perdona tutti i miei peccati.
Proteggimi, portami in salvo; che io non resti deluso, perché in te mi sono rifugiato. Mi proteggano integrità e rettitudine, perché in te ho sperato.

Seconda Lettura Rm 8,14-23
Aspettiamo la redenzione del nostro corpo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Canto al Vangelo Cf Mt 25,34
Alleluia, alleluia. Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Alleluia.

Vangelo Mt 25,31-46
Venite, benedetti del Padre mio.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». PdD.

Sulle Offerte
Dio onnipotente, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato i nostri fratelli defunti, per questo sacrificio di riconciliazione che la Chiesa ti offre, lava le loro colpe nel sangue del Cristo e ricevili fra le braccia della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dei Defunti II
Cristo è morto per la nostra vita
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli prendendo su di sé la nostra morte ci ha liberati dalla morte e sacrificando la sua vita ci ha aperto il passaggio alla vita immortale.
Per questo mistero di salvezza, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo senza fine la tua gloria: Santo, Santo, Santo.

Antifona alla Comunione Cf. 4 Esd 2,35.34
Splenda ad essi la luce perpetua, insieme ai tuoi santi, in eterno, Signore perché tu sei buono. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua,
insieme ai tuoi santi, in eterno, Signore, perché tu sei buono.

Dopo la Comunione
O Padre, che in questo sacramento pasquale ci hai uniti al tuo Figlio, vincitore del peccato e della morte, fa’ che i nostri fratelli defunti, liberi da ogni colpa, partecipino alla gloria del Signore risorto, che vive e regna nei secoli dei secoli.

TERZA MESSA

Antifona d’Ingresso Cf Rm 8,11
Dio, che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti, darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito, che abita in noi.

Colletta
Dio onnipotente, il tuo unico Figlio, nel mistero della Pasqua, è passato da questo mondo alla gloria del tuo regno; concedi ai nostri fratelli defunti di condividere il suo trionfo sulla morte e di contemplare in eterno te, o Padre, che li hai creati e redenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura Sap 3,1-9
Il Signore li ha graditi come l’offerta di un un olocausto.
Dal libro della Sapienza
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 41
L’anima mia ha sete del Dio vivente.
Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.
Manda la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora.
Verrò all’altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. A te canterò sulla cetra, Dio, Dio mio.
Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Seconda Lettura Ap 21,1-5.6-7
Non vi sarà più la morte.
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita. Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio».

Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia. Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno. Alleluia.

Vangelo Mt 5,1-12a
Rallegratevi ed esultate: perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Sulle Offerte
O Dio, Signore dei vivi e dei morti, pieno di misericordia verso le tue creature, concedi il perdono e la pace ai nostri fratelli defunti, perché, immersi nella tua beatitudine, ti lodino in eterno. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dei Defunti III
Cristo, vita e risurrezione
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli è la salvezza del mondo, la vita senza fine e la risurrezione dei morti.
Per mezzo di lui si allietano gli angeli, e nell’eternità adorano la gloria del tuo volto. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo, Santo, Santo….

Antifona alla Comunione Cf Fil 3,20-21
Aspettiamo il nostro salvatore Gesù Cristo; egli trasfigurerà il nostro corpo mortale
a immagine del suo corpo glorioso.

Dopo la Comunione
Accogli nell’abbraccio della tua misericordia, o Padre, i nostri fratelli defunti, per i quali ti abbiamo offerto questo sacrificio; e poiché nel battesimo li hai resi tuoi figli, dona loro nella tua casa la gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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MEDITAZIONE o RILETTURA in vista della celebrazione.
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola, Proclamata in questa Eucaristia, e richiamata nell’antifona alla Comunione (cf Solennità di Tutti i Santi – T. Ordinario – Anno A – 31ª Domenica – Anno B – 01/11/2003), «Attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione, realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette Aprile del trenta d.C. (cf «Nota 1» a piè di doc.).
Così la parola proclamata nella liturgia è lo stesso Gesù pasquale, che ispira e attua i vari momenti della celebrazione, e della vita, come qui di seguito cerchiamo di far intuire.

VIDI UN NUOVO CIELO E UNA NUOVA TERRA.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza d’essere una comunità che lo Spirito di Gesù riunisce e prepara ad ascoltare la Parola, a celebrare l’Eucaristia.
Una certezza riunisce l’assemblea celebrante: “Dio, che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti, darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito, che abita in noi” (Antifona d’Ingresso, cf Rm 8,11); una preghiera efficace in nome della pasqua di Cristo Gesù al Padre per i fratelli defunti conclude i riti in preparazione all’ascolto della Parola: “Dio onnipotente, il tuo unico Figlio, nel mistero della Pasqua, è passato da questo mondo alla gloria del tuo regno; concedi ai nostri fratelli defunti di condividere il suo trionfo sulla morte e di contemplare in eterno te, o Padre, che li hai creati e redenti. Per Cristo nostro Signore” (Colletta).

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo; e lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo in noi.
La celebrazione di tutti i fedeli defunti si colloca sullo stesso orizzonte teologico della solennità di Tutti i santi, per la profonda ed essenziale comunione in Cristo tra tutti i credenti.
La commemorazione dei fedeli defunti è un giorno consacrato al ricordo di coloro che hanno concluso la loro vita terrena, lasciando un segno indelebile nella nostra esistenza.

Nella prima messa i testi biblici hanno come tema fondamentale l’affermazione di Gesù: «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno».
Il vangelo (Gv 6,37-40) è un brano tratto dalla lunga riflessione sull’eucaristia fatta da Gesù nella sinagoga di Cafarnao.
La volontà salvifica del Padre è la fonte primigenia della salvezza; da essa sgorga la missione del Figlio, e l’incontro tra l’uomo e Gesù Cristo: chiunque crede nel Figlio ha la vita eterna.
Il rispetto che il credente deve avere per l’eucaristia (Gv 6,12: raccogliere gli avanzi del pane perché «nulla vada perduto» gr.: ina me ti apoletai) è lo stesso profondo rispetto che Dio ha per noi (Gv 6,39: il Padre ha stabilito che Gesù «non perda nulla» – gr.: ina me apoléso – di quanto il Padre gli ha dato) (cfr nota 2 a piè di doc.). Sotto questo profilo, poeticamente parlando, dovremmo dire che noi siamo l’eucaristia di Dio.

La seconda messa con il vangelo di Matteo (Mt 25,31-46) ha come tema fondamentale il giudizio divino sull’umanità; la prima lettura lo rilegge, infatti, alla luce della salvezza universale per tutti i popoli (Is 25,6.7-9): “Dio eliminerà la morte per sempre” (Is 25,8). In altre parole, senza nulla togliere alla giustizia e alla misericordia di Dio nel giudizio ultimo, la liturgia preferisce sottolineare l’aspetto positivo del giudizio stesso. Il vangelo (Mt 25,31-46) presenta in una visione possente il giudizio della fine del mondo: «Tutte le genti» verranno giudicate sulla misericordia avuta nei confronti dei bisognosi, più precisamente nei confronti dei «fratelli più piccoli» (v. 45), gli affamati, gli assetati, i forestieri, i nudi, i malati, i prigionieri. Nel testo evangelico questi non sono opposti ai benefattori. Alla destra e sinistra di Dio si può trovare chiunque: bisognoso e benefattore.
La severità del testo evangelico è stemperata dalla prima lettura (Is 25,6.7-9) che dice: nel giorno ultimo tutti i popoli (gli stessi che compariranno davanti al Figlio dell’uomo) si raccoglieranno attorno a Dio (diranno: «Ecco il nostro Dio»), dolore e umiliazione scompariranno e il titanico nemico, la morte, verrà eliminato.

La terza messa riporta testi biblici che ruotano attorno al tema della gioia e della ricompensa nel regno dei cieli: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Il vangelo delle beatitudini (Mt 5,1-12) è già stato commentato per la solennità di Tutti i santi. Il testo evangelico, attraverso forme diverse, dopo aver dichiarato chi sono gli amati da Dio, annuncia per loro il premio escatologico (di essi è il regno dei cieli; saranno consolati; erediteranno la terra; saranno saziati; troveranno misericordia; ecc. cfr nota 3 a piè di doc.).
La prima lettura, Sap 3,1-9, semplificando, amplifica, la dimensione escatologica dei giusti, già ampiamente annunciata dal vangelo. I giusti, mentre vivevano nella tribolazione, avevano fatto dell’immortalità la loro speranza. Questa loro speranza (= certezza) diventa alla fine il loro premio.
La seconda lettura, l’ Apocalisse, 21,1-5.6b-7, presenta la realtà escatologica, cioè della fine. Essa è vista come cieli nuovi e terra nuova ed è vissuta in profonda comunione: «Dio sarà per sempre insieme agli uomini» (adempimento escatologico dell’Emmanuele: Dio con noi); «Dio farà nuove tutte le cose», sottraendovi «la morte, il lutto, il lamento e l’affanno». Il giusto, chiamato vittorioso, erediterà tutta questa nuova realtà e avrà con Dio un legame d’alleanza personale: «io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio».

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
se:
«Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno».
E il rispetto che il credente deve avere per l’eucaristia (Gv 6,12: raccogliere gli avanzi del pane perché «nulla vada perduto» gr.: ina me ti ap6letai) è lo stesso profondo rispetto che Dio ha per noi (Gv 6,39: il Padre ha stabilito che Gesù «non perda nulla» (prima messa);

se:
il giudizio divino sull’umanità (Mt 25,31-46), riletto alla luce della salvezza universale per tutti i popoli (prima lettura, Is 25,6.7-9), fa sì che dolore e umiliazione scompaiano e il titanico nemico, la morte, venga eliminato (seconda messa);
se:
«gioia» è la ricompensa nel regno dei cieli per gli amati da Dio che dà loro personalmente in premio il suo regno; e saranno consolati, erediteranno la terra, saranno saziati, troveranno misericordia, ecc., perché avevano fatto dell’immortalità la loro speranza, e questa è diventata il loro premio (Mt 5,1-12), presentato dall’ Apocalisse (21,1-5.6b-7) come mondo nuovo, cieli nuovi e terra nuova, vissuta in profonda comunione di Dio con gli uomini (adempimento della promessa dell’Emmanuele: Dio con noi); «allora», la commemorazione dei fedeli defunti, giorno consacrato al ricordo di coloro che hanno concluso la loro vita terrena, lasciando un segno indelebile nella nostra esistenza, «apre» l’animo d’ogni credente alla
PREGHIERA DI GRATITUDINE: per tutte le persone che ci sono state donate, i gesti e le parole che ci hanno lasciato, permettendoci di crescere, di aprirci con fiducia alla vita, e di affrontarne le prove, di condividere ideali e attese. Gratitudine che sa trovare molte strade per esprimersi: visita al cimitero, accensione di un cero, un mazzo di fiori; tanti modi per dire il nostro affetto a tutte le persone care. Il nostro animo si apre inoltre alla
PREGHIERA DI AFFIDAMENTO a Dio per coloro che ci hanno fatto del bene, perché possano trovare in lui pace e gioia indefettibili. Preghiera fatta più col cuore che con le labbra; e che fa bene prima di tutto a noi che la formuliamo: mentre domandiamo la pienezza della vita eterna, noi ci lasciamo illuminare dal mistero della risurrezione. È questo il nostro vero punto di riferimento: se Cristo non fosse risorto tutto sarebbe solo un vano tentativo di consolarci di fronte alla morte; invece la risurrezione di Cristo è l’evento su cui poggia la nostra speranza: se Cristo è risorto, anche noi risorgeremo secondo la sua promessa.
Siamo CERTI che, se Cristo è risorto dopo una morte dai contorni drammatici d’un fallimento, ciò che conta non è l’apparenza (il successo più o meno vistoso o consistente della nostra vita), ma la nostra fedeltà al Signore Gesù, il desiderio di amare Dio e i fratelli.
Così noi, d’un tratto, veniamo portati a considerare la vita non con il metro usuale degli uomini, ma con gli occhi di Dio; non attratti dalle cose che luccicano e attirano interesse, ma dall’amore nelle sue molteplici manifestazioni.
AVVOLTI DALLA LUCE DELLA RISURREZIONE, davanti alle tombe di un cimitero noi sperimentiamo come i nostri gesti e parole si aprono alla speranza, meglio alla certezza, che un giorno ritroveremo le persone care, e con loro canteremo a Dio la nostra gioia, perché egli ha mantenuto le sue promesse, e ci ha strappato per sempre dal potere della morte.Con i nostri doni all’altare, offriamo noi stessi, pregando: “Dio onnipotente, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato i nostri fratelli defunti, per questo sacrificio di riconciliazione che la Chiesa ti offre, lava le loro colpe nel sangue del Cristo e ricevili fra le braccia della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo – ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui proclamiamo la tua gloria oggi nella festa delle anime sante del purgatorio, viventi in Cristo, vita e risurrezione.
In Cristo siamo trasformati anche noi; preso il «pane» e rese grazie, ora Gesù si dona, vero cibo e bevanda di salvezza, per noi, e per tutti mediante noi.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: in Gesù fra noi, possiamo riconoscere con tutte le anime sante nel purgatorio la tenerezza del tuo amore di Padre.
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; come in tutte le anime sante del purgatorio in attesa di godere pienamente la tua visione; e ci proteggono.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; in particolare oggi per le anime sante del purgatorio: fa’ che per questa mensa eucaristica possano entrare nella perfetta visione del tuo volto.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo, che ci fa santi, glorifichiamo Dio con la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dalla festosa assemblea di tutti i fedeli defunti, che per il sacrificio di Cristo passano alla perfetta visione della tua gloria, e lodano in eterno il tuo nome con tutti i santi.

5°. DOPO COMUNIONE
Accogli nell’abbraccio della tua misericordia, o Padre, i nostri fratelli defunti, per i quali ti abbiamo offerto questo sacrificio; e poiché nel battesimo li hai resi tuoi figli, dona loro nella tua casa la gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Visione:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
visione, di ogni uomo che viene alla luce;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
visione, di Dio che vuole l’uomo partecipe della sua gloria;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
visione, di Gesù che splende alla destra del Padre.
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
visione, dell’assemblea che celebra e contempla i fratelli gloriosi.
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
visione, dell’umanità amatissima in Gesù Figlio unigenito.

Preghiamo:
O Padre, che in Gesù tuo Figlio inviti a te tutti noi affaticati e oppressi; donaci di essere beati vedendo te con purezza di cuore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

www.lapreghiera.it; parliamo@lapreghiera.it; mrfranco@libero.it.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).
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Nota 1.
La Parola «attua ora» sacramentalmente la redenzione, perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia è in atto nella Parola Proclamata oggi in quest’Eucaristia; la stessa opera di Gesù è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
Questo è possibile perché «Dabàr» è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica, com’era già «in previsione» della sua pasqua redentrice fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”; e la redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita (dopocom. Dom. 32 e ogni dom.).

Nota 2.
«Questa è la volontà del Padre mio che “io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che chiunque crede nel Figlio abbia la vita eterna”».
Carissimi fratelli prima della pasqua del Signore, prima della sua morte e risurrezione gloriosa, nessuno di noi poteva sperare né desiderare il trono della vita eterna. Dono che Cristo ha compiuto e promesso in quelle bellissime parole sulla croce: “In verità in verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso”. Grazie alla croce di Cristo, alla sua morte e risurrezione, Cristo ha aperto per tutti gli uomini, per i patriarchi, per i profeti che nel seno di Abramo aspettavano questo momento glorioso l’apertura all’eternità.
Carissimi, come dobbiamo vivere di speranza in questa notizia, che le porte dell’eternità sono aperte, che il seno del Pare aspetta l’arrivo di tutti i suoi figli, che “nessuno di noi”, diceva Cristo, “sia perso, nessuno di coloro che lui mi ha dato”. Questa è una delle grandi notizie di questo tempo pasquale, di possedere la gioia della vita eterna, che noi siamo un popolo di credenti nella vita eterna, che domenica dopo domenica crediamo e professiamo come ultima verità del credo, ma non meno importante.
Carissimi, quanto fatica facciamo, contrariamente a quanto accade nella vita ordinaria, che quando uno intraprende una strada, segue per raggiungere quella meta e non si distoglie da essa, perché si allontana dalla sua direzione. Nella vita ordinaria con quanta facilità distogliamo in nostro sguardo dalla nostra meta, dal nostro fine che è la vita eterna, entrare per sempre nel gaudio della trinità. Come si saranno ricordati gli apostoli, coloro che avevano visto il figlio, coloro che avevano creduto nelle sue parole, e le avevano sentite: “Chi crede in me ha la vita eterna”. Come s. Stefano è andato incontro al martirio, come gli apostoli avevano affrontato persecuzioni, lotte, difficoltà, carestie perché avevano la grande speranza nel possesso dell’immortalità.
Come dobbiamo ravvivare, carissimi, nella nostra vita questa serena certezza che tutta la nostra esistenza deve illuminare, sorreggere, sostenere nelle nostre fatiche, difficoltà, malattie, e nella nostra fame di Dio il gaudio della vita eterna, anche se vediamo che il nostro corpo si consuma, “io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Ma dobbiamo anche, fratelli, lavorare per quello che Dio ci ha preparato, perché un giorno sentiremo pronunciare su di noi queste parole: è finito il tempo, è arrivata la fine, sei qui per sempre. Beato quel giorno per tutti noi quando saremo felici, non perché Dio ci farà felici essenzialmente, ma perché contempleremo quanto Dio è felice, perché saremo entrati nel suo gaudio essenziale beatissimo e sussistente, perché vedremo quanto Dio è felice, quanto è felice, come e in quale modo lui è felice.
Ma anche, carissimi, contempleremo e saremo felici perché vedremo la nostra anima tutta trasformata in Dio, e nella persona del Padre contempleremo e nella persona del Verbo esprimeremo e nella persona dello Spirito Santo ameremo con Dio, e tutto sarà in Dio, in lui e negli altri. Il nostro gaudio farà felici i santi e i beati.
E il gaudio e la felicità dei beati renderà felice la nostra vita, perciò, carissimi, ravviviamo la speranza certa dell’immortalità. Il giorno vero che Dio ci ha promesso in Cristo: “Chi crede, ha la vita eterna”, il dono che noi già possediamo qua per il battesimo, e che oggi la chiesa c’invita a considerare in questa conclusione, che nella nostra vita siamo pellegrini, che siamo chiamati a vivere come Cristo in una continua pasqua, che la nostra vita sulla terra è un passaggio al Padre, in questa terra verso l’eternità, la nostra patria. Ravviviamo la nostra fede nell’eternità. Approfondiamo e ravviviamo la nostra speranza, amiamo e desideriamo la vita eterna, e testimoniamola, come Cristo ci ha promesso “chi crede in me anche se muore vivrà in eterno”.

Nota 3.
Una riflessione in pochi minuti non è possibile. Ci sono tanti modi di leggere il testo. Un modo è quello di prendere in considerazione la fisionomia del testo. Otto beat. ben precise, impostate sulla terza persona pl. L’ultima in seconda persona plurale.

Come leggerle? Gli specialisti propongono diverse maniere. Ciascuna non è un assoluto; tutte vanno piuttosto, in qualche maniera, assommate. Noi seguiamo il parallelismo.
La quarta beatitudine e l’ottava parlano di giustizia. Quindi c’è un’inclusione, un’identità ben precisa.
Due colonne di quattro Beatitudini. La I beatitudine corrisponde alla quinta. Non possiamo separare i miti dagli operatori di pace; l’una suppone l’altra.
Così la prima e la quinta si integrano: non si può essere poveri, se non si è misericordiosi; e non si può essere misericordiosi se non si è poveri in spirito: mossi dallo Spirito a essere disponibili.
Non si è affamati e assetati di giustizia se non si è perseguitati, e si è perseguitati se si è affamati e assetati di giustizia per il regno.
Non si è afflitti, se non si è misericordiosi, né se si è misericordiosi, si è afflitti con l’afflitto.
Questo è uno dei tanti metodi che ci rivelano le immense ricchezze del testo.
Chi sono i poveri, i miti ecc.? Non vogliamo polverizzare il testo, seguendo una simile analisi.

Guardiamo piuttosto il contesto, e vediamo che segue subito l’affermazione di Gesù: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Quindi il povero per eccellenza è lui, Gesù; e così tutti gli attributi seguenti descrivono lui, Gesù.
Si ha il regno presente in Gesù. Incarnando la persona di Gesù, imitando Gesù, il beato per eccellenza, si è nel regno. Si è beati, non per una felicità umana, ma escatologica, cioè finale. I beati fin d’ora hanno questa speranza = certezza nell’attesa, di essere nel regno dei cieli, amati da Dio.
Beati, makairoi, allora sono tutti i cristiani che seguono Gesù.

Si tratta allora d’uno specchio in chi trovare la propria identità o d’una legge? Prevale l’annunzio dell’identità del cristiano alla sequela del Maestro. Non sarà una vita trionfale né positiva umanamente parlando; eppure, dice Gesù, se voi gestite le difficoltà nella sequela del Maestro, voi siete già nel regno dei cieli; anche se vivete nella sofferenza, siete già nell’eterna beatitudine. Ve lo conferma la realtà interiore che, come una caparra avete fin d’ora; vi proviene dall’esperienza dell’essere in Cristo, che già avete e alla fine vedrete.