25-05-2008-CorpusDomini-A

25/05/2008 – CORPUS DOM – ANNO A- 2domDopoPent-2008

Preparazione alla celebrazione della messa.

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
2ª domenica dopo Pentecoste – Anno A – 25 Maggio 2008

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (cfr Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PcFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che «ascolto e risposta» crescano con l’orante che tu incontri, o Dio (cfr Gregorio, cassiano, Benedetto…).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’ingresso
Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di miele della roccia (Sal 81,17).

colletta
Signore Gesù c, che nel mirabile sacramento dell’eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre…
Oppure:
Dio fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre, ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene: fa’ che, sostenuti dal sacramento del corpo e Sangue di c, compiamo il viaggio della nostra vita, fino ad entrare nella gioia dei santi, tuoi convitati alla mensa del regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima lettura Dt 8,2-3.14-16
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.
DAL LIBRO DEL DEUTERONÒMIO
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri». Parola di Dio.

Salmo responsoriale Sal 147
LODA IL SIGNORE, GERUSALEMME.
celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce.
Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Seconda lettura 1cor 10,16-17
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORÌNZI
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di c?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. Parola di Dio.

Sequenza
[Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore: egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode.
Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne nella quale celebriamo la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l’antico è giunto a termine.
cede al nuovo il rito antico, la realtà disperde l’ombra: luce, non più tenebra.
c lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura.
È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue; ma rimane c intero in ciascuna specie.
chi ne mangia non lo spezza, né separa, né divide: intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi: nella stessa comunione ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento non temere, ma ricorda: c è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
È diviso solo il segno non si tocca la sostanza; nulla è diminuito della sua persona.]
Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato.
con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

canto al Vangelo (Gv 6,51)
Alleluia, alleluia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. Alleluia.

Vangelo Gv 6,51-58
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
DAL VANGELO SEcONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. chi mangia questo pane vivrà in eterno». Parola del Signore.

Preghiera dei fedeli
Riconoscendo nel corpo e nel Sangue del Signore il vero nutrimento per la nostra vita, preghiamo il Padre perché ci doni la grazia di essere autentici cristiani. Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Perché la chiesa riconosca sempre nell’eucaristia la fonte e il culmine della vita di fede. Pr.
2. Perché il Papa, i Vescovi e i Presbiteri celebrino l’eucaristia con fede, con zelo pastorale e cura della divina liturgia. Preghiamo.
3. Perché i cristiani offrano la loro concreta solidarietà ai bisognosi e condividano i loro beni con i poveri e gli affamati, aiutati in quanto fratelli da amare. Preghiamo.
4. Per chi è scoraggiato e disperato, perché trovi nell’eucaristia il cibo spirituale per rinascere a vita nuova. Preghiamo.
5. Perché i fanciulli della nostra comunità che hanno ricevuto la Prima comunione cerchino in Gesù la forza per crescere e divenire uomini veri, animati da una fede grande. Preghiamo.

O Dio, che ci hai donato il tuo Figlio Gesù come salvatore e redentore, rendici assidui nello spezzare il pane della parola e nell’accostarci alla comunione, perché siamo sostenuti per le vie del mondo verso la vera vita che è comunione definitiva ed eterna con te. Per c nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
concedi benigno alla tua chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo. Per c nostro Signore.

PREFAZIO
L’eucaristia memoriale del sacrificio di Cristo.
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente e misericordioso, per c nostro Signore.
Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa.
Per questo mistero del tuo amore, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo..
Oppure: PREFAZIO
L’eucaristia vincolo di unità e di perfezione
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, per c nostro Signore.
Nell’ultima cena con i suoi Apostoli, egli volle perpetuare nei secoli il memoriale della sua passione e si offrì a te, Agnello senza macchia, lode perfetta e sacrificio a te gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo a questo sacro convito, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria.
Per questo mistero di salvezza il cielo e la terra si uniscono in un cantico nuovo di adorazione e di lode, e noi con tutti gli angeli del cielo proclamiamo senza fine la tua gloria: Santo…

Antifona di comunione
Dice il Signore: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui”. Alleluia (Gv 6,56).

Preghiera dopo la comunione
Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo corpo e del tuo Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli.

==========================================================

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla comunione (Ant. com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. corpus Dom. – A – 2 Dom. dopoPent. – 02/06/2002); messaggio che ora ispira e attua i vari momenti della celebrazione e della Vita.
cARNE E SANGUE DI c: DIVINIZZAZIONE DEL cREDENTE.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza d’essere una comunità riunita, preparata dallo Spirito di Gesù, ad ascoltare la Parola e a celebrare l’eucaristia.
I testi eucologici propongono altri spetti teologici dell’Eucaristia, come variazioni di un’unica grande sinfonia. La colletta generale, mentre evidenzia che l’Eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore (avvenimento salvifico), non dimentica la dimensione devozionale dell’adorazione («Fa’ che adoriamo con viva fede il mistero del tuo corpo e del tuo Sangue»). La colletta particolare, invece, rifacendosi a Deuteronomio c. otto, sottolinea il tema dell’eucaristia come «sostegno» nel cammino della vita fino alla mensa del Regno: «Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di miele della roccia» (cfr Sal 81,17).

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in c; e lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù, introdotto dal canto al vangelo. Gesù è presente in modo speciale, e parla di se stesso ai fedeli che l’ascoltano, in piedi.
Da un mistero all’altro: siamo passati dal mistero della Pentecoste al mistero della Trinità, e oggi al mistero dell’Eucaristia. Questi misteri sono continuamente illuminati dalla parola del Signore, attraverso il vangelo di Giovanni. Questa volta siamo guidati dal discorso che segue la moltiplicazione dei pani. È un discorso che ci fa comprendere il senso profondo dell’Eucaristia nella vita cristiana. Qual è il significato profondo dell’Eucaristia? È questa la domanda, che l’evangelista si pone, quando tratteggia aspetti incentrati sul pane e sul vino di Gesù Cristo per noi. È noto che l’evangelista non racconta l’istituzione eucaristica, le parole dell’ultima cena. Ci fosse giunto solo il vangelo di Giovanni, non conosceremmo le parole di Gesù riportate dagli altri evangelisti, e da Paolo nella prima lettera ai Corinti. Al posto del racconto dell’istituzione dell’Eucaristia, Giovanni ci riporta il famoso evento, di grande significato eucaristico, della lavanda dei piedi, che ci fa comprendere il senso dell’Eucaristia nel suo farsi, nel suo realizzarsi. Ma, per cogliere l’amore profondo di Cristo nell’Eucaristia, Giovanni lega l’evento dei pani e dei pesci, che troviamo all’inizio del capitolo sesto, ad un discorso lungo, tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao; discorso incentrato nel significato dell’Eucaristia. La liturgia oggi, corpus Domini, ci riporta un brano importante per la nostra fede. Risponde alla domanda: qual è il senso dell’Eucaristia?
L’Eucaristia è veramente il corpo e il sangue di Gesù Cristo. Questo primo aspetto è fornito dall’introduzione (Gv 6, 51s) e conclusione (Gv 6,58) del brano; introduzione e conclusione che fanno da cornice (inclusione) al testo biblico liturgico: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno»; «chi mangia questo pane vivrà in eterno». L’Eucaristia è veramente il corpo e il sangue di Gesù Cristo, e fa vivere eternamente. Il pane che Gesù darà (allusione alla morte-risurrezione e al dono dell’Eucaristia) è il suo corpo. Questa affermazione non è simbolica, ma è reale.
I giudei, infatti, comprendono molto bene di che si tratta e si chiedono come ciò sia possibile. Gesù non offre in risposta nessuna spiegazione simbolica, ma accentua in modo, se possibile, più concreto ancora la dimensione del suo dono: è una realtà che si mangia e si beve (greco: fago – trago = mangiare; greco: pino = bere). Per tre volte Gesù lega l’azione del «mangiare la carne – bere il sangue» (vv. 53.54.56) al dono della vita eterna (e della risurrezione).
La partecipazione all’Eucaristia è fonte e garanzia per possedere la vita eterna. Questo è il primo connotato che l’evangelista sottolinea dell’Eucaristia. Nell’Eucaristia si rende presente a ognuno il vero corpo di Cristo «per la vita del mondo».
Nell’ambito degli studiosi questo è detto «discorso sarchico», perché Gesù dà veramente da mangiare la sua carne «sarx» concreta, sensibile, e non «soma» = «carne» in senso generale, concettuale; Gesù dona davvero se stesso, il suo corpo e il suo sangue, che è tutt’uno con la sua persona divina.
Questo è il primo connotato dell’Eucaristia: in essa ci nutriamo del corpo e del sangue di Gesù Cristo.

L’Eucaristia è un incontro. Nel secondo e penultimo momento del discorso di Gesù nel brano di oggi, costruito in forma concentrica, si trova la ripetizione di una formula: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue” (v. 54 e v 56), che regge due verità. La prima riguarda la vita eterna e la risurrezione: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Nell’Eucaristia, vero corpo e sangue di Cristo, si realizza un incontro. Siamo chiamati all’incontro nella vita senza fine di Dio, compiamo un grande incontro con Dio in Gesù Cristo.
L’Eucaristia è l’inabitazione reciproca di Cristo con il fedele. È ’altra verità; Gesù dimora in noi e noi in lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui”. Cristo Eucaristia non è solo un dono agli uomini, è anche un incontro, ed è un incontro di reciproca dimora, di reciproca inabitazione; noi in Cristo e Cristo in noi. Splendida è la commutazione equivalente tra «vita eterna» e la «reciproca inabitazione tra credente e Gesù». Verrebbe da ricordare il linguaggio Paolino. “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Questo nostro «essere partecipi» della vita e della morte di Cristo è un «essere «con-crocifissi con lui», per essere «con-risorti con lui».
L’Eucaristia è il vero pane. La parte centrale del brano riguarda la presenza reale: “La mia carne è vero cibo, e il mio sangue vera bevanda”. Nell’uso giovanneo il vocabolo «vero» sta ad indicare «reale», autentico e, spesso, unico. Non si tratta perciò di un simbolo. Si tratta di una realtà: il pane e il vino sono il corpo di Cristo. L’Eucaristia è il vero pane; non è soltanto il vero corpo e sangue di Gesù Cristo, ma è anche il vero pane. In pratica, l’evangelista Giovanni intende farci comprendere che nell’Eucaristia noi non abbiamo qualcosa che ci rimanda al cibo di cui ci nutriamo ogni giorno, ma che l’Eucaristia è il vero pane e la vera bevanda. L’evangelista intende sottolineare che il cibo di cui ci nutriamo ogni giorno, il pane che spezziamo ogni giorno, le bevande che ci dissetano ogni giorno della nostra esistenza sono una figura dell’Eucaristia; non è l’inverso, non è l’Eucaristia il simbolo del pane e del vino che mangiamo ogni giorno, ma il pane e il vino sono segni dell’Eucaristia. Questo vuol dire che ogni volta che mangiamo e beviamo dovremmo avere il ricordo del vero cibo e della vera bevanda, appunto dell’Eucaristia. Lo stesso Giovanni compirà un’analoga argomentazione, quando parlerà dello Spirito come «acqua donata» nel dialogo tra Gesù e la samaritana. Gesù dona la «vera» acqua per l’eternità, quell’acqua di cui non c’è più bisogno di ricerca, di desiderio. Quest’acqua è lo Spirito, «vera acqua» di cui noi ci nutriamo ogni giorno.
L’Eucaristia è anticipazione dell’eternità. L’Eucaristia non si limita solo al tempo in cui è mangiata, è contemplata, vista, meditata; ma presenta un’anticipazione dell’eternità: «Chi mangia di questo pane vivrà in eterno». La vita che è donata mediante l’Eucaristia, è una vita senza fine, perché l’amore di Dio è infinito, la vita «donata» di Cristo è infinita. Per questo anche l’Eucaristia che rende presente questo dono di Cristo, è «dono per l’eternità», senza spazio e senza tempo; chi si nutre dell’Eucaristia vivrà per sempre. Per questo, ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, nell’Eucaristia riscontriamo tutte le dimensioni cronologiche della vita umana: il passato della celebrazione, il presente nel quale si rende viva l’Eucaristia, e il futuro del quale l’Eucaristia è anticipazione. Per questo l’Eucaristia ci indica di fare nostra una delle preghiere più antiche e più belle, del primo secolo: “Vieni, Signore Gesù!”. Noi proclamiamo la venuta del Signore Gesù attraverso l’Eucaristia.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
La prima lettura (Dt 8,2-4.14-16), sebbene sforbiciata, presenta l’esperienza dell’esodo. Gli ebrei in quel lungo cammino hanno imparato a esperimentare la presenza di Dio attraverso i suoi «segni»: la liberazione dalla schiavitù, la manna, l’acqua. Nella fatica e nella prova Israele è stato sostenuto dalla parola di Dio, di cui la liberazione, la manna e l’acqua sono state forme di presenza concreta d’un Dio premuroso. L’Eucaristia, dunque, è la forma più concreta di rendere presente in mezzo ai credenti la parola di Dio Liberazione, Manna e Acqua, che è il Cristo Signore, Vivente accanto a noi, in ogni chiesa, lungo le nostre strade, in ogni comunità, per nutrirci di lui e farci camminare con lui “Fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Efesini): “Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi «quarant’anni»”, in tutto il percorso della tua vita.

Richiamiamo l’Attuazione: l’opera che ora lo Spirito di Gesù attua in noi come in Gesù.
LODA IL SIGNORE, GERUSALEMME (Salmo Responsoriale: dal Salmo 147).
Gerusalemme, dopo l’esilio, ha raggiunto la stabilità, e ci si compiace della sicurezza che si gode sotto la custodia di Dio. C’è tutto l’agio di contemplare, ammirando e godendo, la sua azione benefica nell’universo. Ma una riflessione commovente sopraggiunge e mette il colmo alla riconoscenza e alla gioia contemplativa: i benefici naturali di Dio sono per tutti, quelli soprannaturali – Legge, Rivelazione – solo per Israele; ma l’Eucaristia è per il cristiano, che in persona di Cristo suo Capo echeggia la lode, la storia del rapporto personale di Dio-Uomo in Cristo con il suo popolo.
“Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R/: Loda il Signore, Gerusalemme!
Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. R/: Loda il Signore, Gerusalemme!
Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R/: Loda il Signore, Gerusalemme!”.
La lode continua ad echeggiare nell’intimo del cristiano, che lo Spirito Santo richiama e unisce a sé.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
La seconda lettura (lCor 10,16-17) sottolinea il tema dell’unità “pur essendo molti, siamo un solo corpo perché tutti partecipiamo dell’unico pane”. Tale unità è dentro all’uomo (l’Eucaristia ricompone in unità l’uomo dilacerato dentro) e anche fuori (l’Eucaristia fonda l’unità tra i credenti). L’unità del corpo ricorre due volte. La prima volta si riferisce al:
Corpo di Cristo, nato da Maria Vergine. Unità, Comunione significa scambio, condivisione: quello che è mio, è tuo; e quello che è tuo, è mio. Questa legge applicata all’Eucaristia, mette su Gesù il nostro specifico: il peccato, la nostra miseria, la stanchezza, lo scoraggiamento; e diventa nostra la santità di Gesù, tutto il suo essere Divino-Umano. Uno scambio ammirabile! Nell’Eucaristia, Gesù c’invita a deporre i nostri peccati, fare un bagno purificatore, indossare il vestito della santità di Dio. Con Gesù possiamo allora presentarci al Padre nostro celeste, e dirgli: Padre, adesso guardami e rallegrati, perché io sono il tuo Gesù; lui si è preso il mio peccato, e io ho indossato la sua santità. – L’Eucaristia è veramente una cosa grande. C’è un’altra unità, un’altra comunione:
L’Eucaristia fonda l’unità tra i credenti. Divenuti un solo corpo con Cristo nell’Eucaristia, formiamo un solo corpo tra noi: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. L’Eucaristia invade la vita umana e sociale. Non possiamo «condividere» con Cristo senza «condividere» tra noi. Giovanni dice “Se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiude il suo cuore all’altro nel dolore, come può la carità di Dio dimorare in lui?”.
Se vedo bambini vestiti di stracci e coperti di mosche correre dietro un comion d’immondizie per frugare qualcosa da mangiare, lo Spirito di Gesù mi dice: guarda bene, quello è il mio corpo. – Gesù che dice nella messa: “Questo è il mio corpo…”, dice anche del povero o malato o sofferente o emarginato: “Questo è il mio corpo”.
L’Eucaristia ha il potere di cambiare la mia vita. Dio, Creatore dell’universo, Salvatore dell’umanità, è qui in mezzo a noi, ha deciso di abitare in un numero civico accanto al nostro.
Fa impressione vedere un anziano, cieco e sordo, che grida: dov’è mio figlio?! – mentre il figlio gli sta accanto e gli grida: sono qui, papà! – Dov’è Dio? – Noi gridiamo. – Sono qui, dice Dio: ho perfino deciso di diventare «pane» perché mi possiate mangiare.
L’Eucaristia non è un di più nella vita cristiana. L’Eucaristia è stata istituita di Gesù per destare in noi la sorpresa, la meraviglia della sua presenza in mezzo a noi: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (Gv 1,26), e che oggi vuol farsi conoscere, perché la sua gioia in voi sia «piena».

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per «la presenza di Cristo» e per le necessità degli altri.
Ora avviene lo scambio mirabile dell’unità, della condivisione e della comunione: Gesù si veste del nostro male e noi ci vestiamo della sua santità: “Concedi benigno alla tua chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo”, per la tua presenza nel pane eucaristico che ci unisce a te; e per le tua membra bisognose, i nostri fratelli che diventano in te nostro corpo: «pur essendo molti, siamo un corpo solo».

4°. LITURGIA EUCARISTIAARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo – ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio; egli è segno efficace che tu nutri il tuo popolo con amore di Padre. Egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: il tuo Spirito scenda su questi doni e diventino per noi il vero cibo e la vera bevanda: Gesù presente ci nutra con il suo corpo e il suo sangue. “Una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo a questo sacro convito, perché l’effusione del tuo Spirito ci «trasformi» a immagine della tua gloria”.
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; egli ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di bene. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli: «una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; sostenuti dal sacramento del suo corpo e sangue, veniamo a te, “raggiungendo la misura della pienezza di Cristo”; “comunicando allo stesso pane e allo stesso calice, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”; ricordati dei nostri fratelli che, grazie alla tua Eucaristia, “si sono addormentati nella speranza della risurrezione”.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi: glorifichiamo Dio con la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità che tu ammetti alla mensa del tuo regno in Cristo; questa è la tua gloria: divenire discepoli di Gesù e raggiungere la misura della sua pienezza.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Dio è Padre, Dio nutre, Dio fa vivere, Dio protegge dal maligno. In questa fede, diciamo con speranza la preghiera di Gesù: “Padre nostro”…, liberaci dal peccato, nutrendoci con la tua Eucaristia, rendici forti davanti a ogni difficoltà, uniti in un solo corpo, gioiosi per la pace di Cristo.
Dice il Signore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui”. Alleluia (Gv 6,56). Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo corpo e del tuo Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli”. Forti della nostra comunione al tuo Corpo e al tuo Sangue, possiamo andare nella tua pace, o Cristo, a incontrare ogni fratello e sorella.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Nutrimento:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il nutrimento: per ogni uomo, pane naturale;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il nutrimento: per Israele, manna e parola di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il nutrimento: per Gesù, il Padre che lo manda;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il nutrimento: per la Chiesa, Gesù Parola e Presenza;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il nutrimento: per l’umanità, godere pienamente della vita divina nel convito eterno, pregustata nel sacramento del corpo e sangue di Cristo.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai dato Gesù, pane vivo disceso dal cielo, perché chi mangia di questo pane viva in eterno; fa che acclamiamo: “Benedetto il Signore, gloria del suo popolo”!
Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).