20/04/2008 – T. PASQUALE – ANNO A – 5 DOMENICA – 2008
Preparazione alla celebrazione della messa.
5ª DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 20 Aprile 2008
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (cfr Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che «ascolto e risposta» crescano con l’orante che tu incontri, o Dio (cfr Gregorio, Cassiano, Benedetto…).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
INGRESSO
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi; a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.
COLLETTA
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio
Anno A:
O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore,
fa’ che aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio.
PRIMA LETTURA
Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI At 6.17
Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
SALMO RESPONSORIALE dal Sal 32/33
IL TUO AMORE, SIGNORE, SIA SU DI NOI: IN TE SPERIAMO.
A1leluia, alleluia, alleluia.
Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode. Lodate il Signore con la ce tra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Perché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.
SECONDA LETTURA
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PIETRO APOSTOLO 1Pt 2,4-9.
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
CANTO AL VANGELO
lo sono la via, la verità e la vita, dice il Signore; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
VANGELO
Io sono la via, la verità e la vita.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI Gv 14,1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
SULLE OFFERTE
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro…
ANTIFONA ALLA COMUNIONE Gv 14,6
«lo sono la via, la verità e la vita», dice il Signore. Alleluia.
DOPO LA COMUNIONE
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Pasquale – Anno A – 5ª Domenica – 28/04/2002); messaggio che ora ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della Vita.
DIO SI RIVELA IN GESÙ, UNICA VERA VIA CHE CONDUCE ALLA VITA.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Prendiamo coscienza in particolare che Gesù oggi si presenta unica Vera Via che guida alla Vita. Invitiamo tutti a «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi»: è andato, ha preparato, è tornato, e ora prepara noi alle stanze di nozze dell’Agnello. È unica via alla salvezza per tutti, quindi aggiungiamo: «A tutti i popoli ha rivelato la salvezza». E concludiamo: «Alleluia», Evviva, Lode a Dio.
Chiediamo al Padre di «guardarci come figli», quali ci ha voluti; e di seguire con «libera adesione», come discepoli, il Cristo «Maestro», per raggiungere l’«eredità eterna», le «dimore», il focolare domestico del Padre. In Cristo il Padre ci rivela i suoi criteri, pensieri, azioni e sentimenti; ci costruisce in «edificio di pietre vive» su Gesù, «pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa» davanti a lui, quindi anche noi, possiamo essere rigettati, ma preziose sue «pietre vive» – il parere degli altri non c’interessa – se soffriamo per il suo nome; «preti con il sacerdozio ministeriale», abilitati ad agire in persona di Cristo; «cristiani con il sacerdozio spirituale» dei battezzati, popolo che gli appartiene, luogo della sua presenza.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Lo Spirito ci ha disposti ad ascoltare il Padre che parla a noi in Cristo. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo, che ci ricorda, ci fa comprendere e agire come Gesù, nostro Capo.
Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
IO SONO L’UNICA VERA VIA CHE CONDUCE ALLA VITA (Gv 14,1-12).
Mentre il diacono si accinge a proclamare il Vangelo, l’assemblea acclama le parole di Gesù: “lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Canto al Vangelo), e conclude: “Alleluia!” = Evviva, Lode al Signore che compie la sua promessa! – Con queste parole noi, assemblea celebrante, esprimiamo: 1. Un desiderio di accogliere la Promessa «vitale» di Gesù; 2. La brama di raggiungere la «Famiglia vera» e sicura in Gesù presso il Padre; 3. Un desiderio ardente di percorrere la «Via», che è Gesù, via accessibile perché siamo immersi, battezzati in lui; 4. Disponibilità a lasciare che Gesù continui a compiere in noi l’opera sua.
Sono le quattro parti del vangelo odierno, tratto dal discorso d’addio di Gesù nell’ultima cena; brano che inizia e finisce con la parola «credere»: «Credete», «chi crede», a indicare l’unità del testo, nelle sue parti.
Desiderio di accogliere la Promessa «vitale» di Gesù: Gesù ha fatto una promessa; «disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Nonostante possibili turbamenti, la vita degli uomini può essere serena, se si fonda sulla promessa di Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore”. Nei discepoli c’è turbamento: sta per avere inizio la passione morte risurrezione ascensione di Gesù. La liturgia prende il testo dalla prima stesura del vangelo, dove si vede come i discepoli percepiscono chiaramente cosa sta per avvenire.
Nella prima stesura del vangelo, infatti, Gesù parla ai discepoli in atto di fare ciò che dice: “Perché il mondo sappia che io amo il Padre e agisco come il Padre mi ha comandato, levatevi, partiamo di qui!” (Gv 14,31: fine del discorso da cui è preso il brano odierno); “Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron dove c’era un orto, in cui entrò con i suoi discepoli” (Gv 18,1: continuazione del capitolo 14 nella prima redazione). Fra questi due testi, originariamente uniti nella prima stesura redazionale del vangelo di Giovanni, sono stati frapposti successivamente i capitoli 15.16.17. Ma la liturgia oggi si rifa alla prima redazione, quando il testo scorre di seguito, senza frapposizioni, come detto sopra. Nella liturgia Gesù, quindi, parla tenendo presente la sua imminente passione morte risurrezione ascensione; e i discepoli sono presi più dalla sua partenza, che dall’amore mostrato da Gesù con la lavanda dei piedi e le sue parole (Gv 13,1-15); e sono invasi dalla tristezza. Allora Gesù dice: “Non sia turbato il vostro cuore. Credete in Dio, e anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”.
«Non sia turbato il vostro cuore», non è un’esortazione paternalistica, ma sostenuta da una promessa: “Credete in Dio e anche in me credete”: mi allontano da voi, perché vado al Padre; ed è meglio per voi!
«Credete». In Gv « pisteùein eis…» = continuate ad aderire sempre di più. In questo caso si può dire: partecipate alla fermezza di Dio e anche mia; mai turbati da alcun timore; se soffrite, soffrite per amore.
Non vi abbandono, vi precedo per prepararvi un posto: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”.
“Vado a prepararvi un posto”: non è un emplice «posto», ma una splendida dimora, (monaì = Appartamenti); ce ne sono tanti; ne preparo uno per ciascuno di voi, per ogni singolo mio discepolo, cioè, avverrà che ciascuno entra personalmente nell’unica «intimità familiare» con il Padre. Casa, infatti, è «oikìa», «focolare domestico», intimo rapporto parentale; non «oicòs», casa vista dall’esterno.
“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”: abbiate la stessa mia intimità familiare con il Padre; possiate dirgli con me: “Babbi”.
Il fine, «Per», anima tutto il capoverso. Gesù va al Padre «per» noi: va, prepara, ritorna a prenderci con sé, perché siamo anche noi là, dov’è lui. Dona se stesso fino all’estremo, il suo corpo e il suo sangue, per noi, per tutti (cfr consacrazione eucaristica). Gesù è tutto per noi; non ci fossimo, forse non andrebbe neppure al Padre; e, certo, non ritornerebbe a prenderci. Gesù è venuto per noi, fin dall’inizio con l’incarnazione: «Per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo» (Credo); “Io sono venuto”, dice, “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10b); “e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11); “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46); “Io non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (12,47); “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità” (Gv 18,27).
Il «focolare paterno», l’intimità del Padre, riservata a ciascuna persona, è il fine dell’andirivieni di Gesù.
Brama di raggiungere la «Famiglia vera» e sicura in Gesù presso il Padre. «“E del luogo dove io vado, conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
“Conoscete la via”. Gesù non parla di una via materiale, come suppone Tommaso, dicendo “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gesù deve insegnare a Tommaso, e a tutti noi rappresentati da lui, il senso simbolico delle realtà. Ora comunque Gesù prende l’occasione per rivelarsi, e dice: “lo sono la via, la verità e la vita”. Non dice solo: «Io sono la Via»; e sarebbe bastato, secondo la richiesta di Tommaso. Gesù, in stile semitico, che unisce sostantivi al posto di aggettivi, aggiunge: “…, la verità e la Vita”, invece di “Vera e Vitale”. È la Via «vera», simboleggiata da una via materiale, ma ben superiore; è la Via per antonomasia, al massimo grado, secondo Gesù; la esprime dicendo «verità», anziché «Vera». La Via è la persona stessa di Gesù, Verbo incarnato nell’Uomo Gesù di Nazaret. Come se Gesù dicesse: “Io sono la Via, l’unica Vera Via”; così anche «Vita» = «Vitale»: «che porta alla Vita», alla Salvezza. Solo chi passa attraverso di me giunge alla salvezza, perché io solo sono la Salvezza totale. Il mio discepolo mi segue, mi imita, diventa una cosa sola con me; solo chi è immerso in me, battezzato in me, è mio discepolo; possiede il mio modo di pensare e agire: viene al Padre attraverso di me; conosce me, e riconosce il Padre mio, perché anch’io sono tutt’uno con il Padre, come il discepolo lo è con me.
“Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, della mia persona con i miei pensieri, i miei criteri di comportamento, i miei sentimenti. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”, non tanto con gli occhi del corpo; siete stati con me e avete avuto modo di conoscere il mio pensare e agire: l’unica Vera Via che porta alla Vita; e avete anche fatto ciò che io ho fatto, quindi mi conoscete per esperienza, e conoscete il Padre mio. – Gesù suscita in noi la ricerca dell’unica Via al Padre, Gesù stesso, nei sei pensieri o criteri, sentimenti e comportamenti.
Desiderio ardente di percorrere la «Via», che è Gesù, via accessibile perché ci ha immersi in sé. «Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse”».
“Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Ancora una volta Filippo ci dà l’occasione di conoscere Gesù, passando dal simbolo del padre alla realtà del Padre che è in Gesù, nel suo vivere, che anche noi possiamo acquisire, stando alla sequela di Gesù, imitandolo nel suo agire: in ciò che faccio, allora, conosco il Padre, per esperienza, per quanto è umanamente possibile, cercando di stare aderente alla domanda: come si comporterebbe ora Gesù in questa situazione? E in Gesù il Padre mi è sempre più da me conosciuto, perché non rimango come spettatore, ma divento imitatore del modo di pensare, parlare e agire di Gesù. Credendo sempre di più verso Gesù («pistèuo eis»), cresco nell’adesione a Gesù, e tramite Gesù al Padre. L’imitazione di Cristo ci dà la conoscenza del Padre, perché il Padre è nel Figlio che gli aderisce del tutto, e il Figlio è nel discepolo che imita Gesù, gli crede sempre di più.
Dice Gesù: voi potrete raggiungermi al «focolare» del Padre, credendo in me; io, infatti, sono la via della verità che conduce alla vita. Saremo sempre tutt’insieme: uniti a me, siete uniti fra voi, e in me siete uniti al Padre, e potete riconoscere il Padre tramite me. È un’adesione progressiva, un’inabitazione divina:
“Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole (i debarìm: parole e fatti) che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me – fisso su di lui – compie le sue opere (debarìm)”.
Quando interiorizzo, faccio mie le parole e azioni di Gesù: ho conoscenze, sentimenti, agire di Gesù; la rivelazione di Gesù s’incarna in me, perché penso e agisco come Gesù. Paolo direbbe: “Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo” (1Cor 2,16), e faccio esperienza del Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
La fede in Lui mi porta pian piano a divenire «luogo riservato» a Cristo (pisteùein eis…credere verso, aderire sempre di più). È un movimento costante, che avviene in chi è fedele alla parola di Dio.
Disponibilità a lasciare che Gesù continui a compiere in noi l’opera sua. “Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse (cfr debarim = prole e azioni). In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio, e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”.
Dalle opere del Padre si passa alle opere del Figlio e alle opere dei discepoli. Chi crede verso di me (pisteùein eis…), chi si muove in un cammino di avvicinamento a me, d’identificazione con me, con il mio modo di vivere, sentire, pensare, agire, in una parola, chi mi imita, come chi ha scommesso tutta la sua esistenza su di me, anch’egli compirà le opere che io compio; chiedendosi come io agirei al posto suo, uno compie le opere che io compio, e ne compirà di più grandi, perché io vado al Padre, ed effondo lo Spirito sugli uomini, e lascio alle mie membra campo libero di agire là, dove io per questo le ho poste.
“E ne compirà di più grandi di queste”. Lo Spirito, l’altro Consolatore, ricorda, fa comprendere e realizzare in ciascuna persona l’opera mia, in tutto il mondo; mentre io ho agito solo in Israele.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
SCELSERO SETTE UOMINI PIENI DI SPIRITO SANTO (At 6,1-7).
Imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo, che li fa compiere «opera di redenzione» in mezzo ai fratelli, servendo le vedove, come «diaconi», nome non scritto, ma dato dalla comunità, perché riconosciuti «servi delle mense» dei fratelli, non per guadano economico, ma per Cristo, intento a «venire, andare e tornare» per noi.
«Opera di redenzione» è anche trasformare la «mormorazione» in fraterno accordo. «In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove». Una qualsiasi difficoltà, come una «mormorazione», può manifestare lo specifico divino del gruppo.
Ciascuno ha un dono da Dio, per la costruzione del corpo di Cristo: sopra tutto c’è l’Amore. «Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”».
I Dodici guidano la comunità, non la sostituiscono; conducono al pascolo, non mangiano al posto delle pecore; non lo potrebbero, comunque. I Dodici riconoscono, in ogni membro della comunità, lo Spirito di discernimento, la capacità di vedere lo Spirito nei fratelli. I Dodici si riservano preghiera e Parola. Questo è il loro specifico, insieme alla celebrazione, come sta scritto in Atti.
«Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”» (Atti 13,2): iniziativa dello Spirito.
L’iniziativa è dello Spirito in ogni membro del gruppo, la conferma è dello Spirito negli Aplostoli. «Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani».
«Tutto il gruppo» li sceglie e li presenta agli Apostoli, e tutti impongono le mani; ed è consacrazione costitutiva, da parte degli Apostoli; è accoglienza nella comunità, da parte di tutti. Insomma, tutti impongono le mani, per il dono che a ciascuno è dato di operare. Il collegio dei 12, con l’imposizione delle mani, opera la consacrazione, ordina i sette diaconi (imposizione consacratoria); la comunità con l’Imposizione delle mani, opera l’accoglienza del neo-consacrato nel gruppo ecclesiale (imposizione comunitaria).
Con la parola di Dio che si diffonde, il numero dei discepoli si moltiplica. «La parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente»; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede».
La diffusione della parola cammina di pari passo con il numero crescente dei discepoli. Anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
Chi sono questi sacerdoti? Il Cenacolo, frequentato dai cristiani, era in città nel quartiere degli esseni. Fra gli esseni c’erano dei monaci, sposasti, che abitavano a Qumran, e prendevano molto seriamente il movimento esseno. Erano sacerdoti che avevano rifiutato il compromesso di Antioco IV Epifanie. I sacerdoti rimasti invece a Gerusalemme avevano accolto in qualche modo il compromesso di Antioco IV Epifanie (metà del II sec a.C., circa 150 anni prima di Gesù). Questi sacerdoti, che non hanno accolto il compromesso di Antioco, se ne sono andati dal santuario, e hanno fondato la comunità degli esseni vicino al mar morto; i laici, invece, vivevano in città, e quando i sacerdoti venivano in città, si fermavano presso di loro, nel quartiere esseno insieme ai laici. Questa gente aveva stima dei cristiani, che frequentavano il cenacolo nel loro quartiere esseno. La sintesi degli Atti «Erano assidui all’insegnamento degli Apostoli, ecc» (Atti 2,42) si conclude: «E godevano la stima di tutto il popolo», sottinteso, del quartiere degli esseni. Fra questi c’erano i sacerdoti-monaci di Qumran, che «si convertivano al cristianesimo».
Noi abbiamo bellissimi ricordi di questi monaci-sacerdoti che si convertono: sono opera loro il canto del Benedictus, il Magnificat e il Nunc dimittis di Simeone, passati nel vangelo di Luca (capitoli uno e due).
Si possono riscontrare parallelismi fra questi cantici e gli «honaliòt» di Qumran: una specie di «breviario» dei monaci. Poteva conoscere bene questi cantici chi li aveva pregati, come un monaco di Qumran. Anche un segretario di Paolo era un ex monaco di Qumran. Lo sappiamo dal fatto che a Qumran il demonio si chiamava beliàr; e noi lo troviamo riportato nella seconda lettera di San Paolo ai Corinti: «Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e “Beliar”, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo» (2Cor 6,14ss).
Un monaco di Q. è segretario di Paolo, che non scrive lettere per intero, ma detta concetti all’amanuense.
Paolo detta la lettera ai Romani, la I ai Corinti; altre volte dice al suo amanuense: questi sono i concetti. Scrivi. Così nascono le lettere ai Filippesi e agli Efesini… Anche nelle lettere autentiche ci sono dei brani in cui si vede con chiarezza che chi scrive cambia stile. In una di queste, 2 Corinti, si trova il nome del diavolo «Beliàr», nome usato presso i monaci di Qumran. Da questo si può dedurre che un segretario di Paolo era un sacerdote ex-monaco di Qumram.
I primi cristiani hanno conosciuto l’approvazione dei qumraniti, che sono stati attratti e si sono convertiti. Noi abbiamo questa notizia in una frase: «Una grande moltitudine di Sacerdoti aderiva alla fede»; frase che nasconde un grande mondo, bello e complesso, qui richiamato con alcuni particolari.
Richiamiamo l’Attuazione: l’opera che ora lo Spirito di Gesù attua in noi come in Gesù, e proseguirà poi in particolare nella Preghiera Eucaristica.
IL TUO AMORE, SIGNORE, SIA SU DI NOI: IN TE SPERIAMO (sal. resp.: dal Sal 32/33).
L’amore del Padre e del Figlio si riversa nei nostri cuore per opera della Spirito Santo.
Il salmo descrive la vicenda dei credenti come pervasa da una lotta e da una vittoria, sotto il segno della misericordia di Dio, del suo amore ostinato. Dio veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia. Acclamiamo come chi esprime sentimenti che escono dal proprio cuore.
“Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti”, che sono sulla Via del pensiero e dell’azione di Cristo, “è bella la lode. Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate”: con ogni pensiero e azione che, come un canto accompagnato da armonie, portano verso di lui. “Perché retta è la parola del Signore”, unica vera Via alla Vita: “è fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra”: Gesù è per tutti l’unica Via alla Salvezza. “Ecco, l’occhio del Signore”, il suo intento di bene, “è su chi lo teme: su chi spera nel suo amore; per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame”: mentre Cristo è per tutti, è effettivo per chi l’accoglie; la fame e la morte possono aiutare l’uomo a scoprire Cristo come unica Via alla Salvezza.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
VOI SIETE STIRPE ELETTA, SACERDOZIO REGALE (1Pt 2,4-9).
“Carissimi, avvicinandovi (pisteùo eis… credo, mi muovo verso) al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive, siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Gesù, «pietra viva» = sempre tutto rivolto verso il Padre, è «rifiutato dagli uomini», che non lo possono strumentalizzare e quindi lo lottano; Cristo, pietra «scelta e preziosa davanti a Dio», perché il male del mondo non lo ha distolto dal compiere la volontà salvifica del Padre; anzi attira anche voi che l’accogliete, e diventate sua magnifica costruzione, opera dello Spirito santo; vi rende persone pienamente realizzate, magnifica costruzione, «edificio spirituale».
“Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata «pietra d’angolo» e «sasso d’inciampo, pietra d’ostacolo»”. Doppia funzione della pietra: Ti sostiene, se ti posi sopra; t’infrange, se te l’attiri sopra di te. La Parola va accolta, con la Parola non si gioca. Gesù Cristo è la Parola. Ascoltarlo e lasciarsi fare da lui «luogo riservato» alla sua azione, è divenire «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché «proclami le opere di lui» = faccia le sue opere ammirevoli, lasciandolo operare in se stessi. Per questo vi ha chiamato dalle tenebre” d’una vita materiale, “alla sua luce meravigliosa”, guardando oltre.
Le opere del vangelo, in conclusione, hanno due caratteristiche: ci procurano l’esperienza di «chi è il Padre»; e ci fanno vivere il «doppio sacerdozio» di Cristo: «ministeriale», del singolo ordinato, che presiede l’assemblea celebrante, garantendole la presenza di Cristo, primo attore; e «il sacerdozio spirituale», dei fedeli, battezzati, che formano la chiesa di Cristo; la più piccola è di almeno due persone.
Un sacerdote che celebra la messa, e presente vi è almeno una persona, formano il sacerdozio totale di Cristo, perché sono chiesa di due persone battezzate, presieduta da un sacerdote (cfr Dir. Can., 1917).
Divenire «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché “proclami le opere di lui” = faccia le sue opere ammirevoli» di Cristo, è la vocazione di ogni persona. Promuovere la vita, in ogni modo, è sempre un atto di culto: dono di massimo gradimento al Signore (cfr Rom 12,1s: thusìa = sacrificio); è più che presenziare alla messa in un po’ di tempo. Lasciare la messa per assistere in quel tempo una persona bisognosa, è lasciare Cristo per Cristo… La celebrazione prende una piccola parte del nostro tempo, il culto è di tutta la giornata; ma, partecipando alla messa, presenziamo all’offerta che Cristo fa al Padre per noi: lui solo è morto per noi! Lui solo sta nella patena. La celebrazione della messa è di Cristo; non è nostra; ma nella celebrazione della messa noi siamo abilitati da Cristo a fare atti di culto in tutto ciò che operiamo: siamo abilitati a guardare oltre noi stessi e oltre gli altri; compiamo atti di servizio sacerdotale, come membra del Signore Gesù.
Fra l’aiuto a qualcuno, e leggere la Torah, l’ebreo valuta più meritevole leggere la Torah.
Per noi, membra di Cristo, non è questione di merito, bensì di fare ciò che Gesù ora farebbe; lo Spirito ricorda questo a noi che per opera sua scegliamo di seguire il Cristo. Non «meritiamo» per questo. Il Padre ha già realizzato tutto in Cristo. Tu operi con spirito di servizio, di bene per altri, compi atti di culto: sei nell’itinerario che porta a quell’appartamento (monìa), che il buon Gesù ha preparato per te.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola ed Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per «la presenza di Cristo» e per le necessità degli altri.
Oggi concludiamo il rito della presentazione dei doni prendendo coscienza che con i nostri semplici doni siamo abilitati dal Padre a partecipare alla comunione con lui, unico e sommo bene, «focolare domestico» per antonomasia; e testimoniare o proclamare fin d’ora nella nostra vita con le opere, che diventano «atti di culto», la Verità luminosa della sua Vita. Gesù è l’’immagine del Dio invisibile e per mezzo di lui si spalancano le porte del Regno.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo – ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio; è lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita; offrendo intatti il suo corpo sulla croce, diede compimento ai sacrifici antichi, e donandosi per la nostra redenzione divenne altare, vittima e sacerdote. Tu ti riveli così a noi, in lui, Maestro e Redentore, unica via che conduce alla vita.
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù in mezzo a noi è pietra viva; rigettata, ma scelta e preziosa per il Padre e per tutti noi, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché compiamo le sue opere meravigliose.
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; che ci trasforma in sacrificio spirituale a te gradito, popolo che ti sei acquistato, fatto capace di agire come tanti tuoi figli nell’unico Figlio Gesù, via perfetta che ci conduce a te.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Edificati in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria, con i tuoi santi apostoli, i gloriosi martiri, santo Stefano, san Filippo, tutti i santi che hanno esercitato un ministero nella tua Chiesa.nostri intercessori presso di te.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi: glorifichiamo Dio con la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità passata dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova in Cristo davanti a te.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me, via vera e vitale. Tu mi accogli, mi ricevi; il Padre mio ti ama; noi veniamo presso di te, ti facciamo nostra splendida dimora, e tu sei partecipe del nostro focolare domestico per eccellenza: tu stesso/a diventi il nostro focolare domestico per la nostra presenza. Lo potrai constatare tu stesso, vedendo come gli altri stanno bene con te, sentendo che stanno vicino a una persona che proclama le nostre opere ammirevoli, cioè, che ha in sé la nostra attenzione amorosa per gli altri. “Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”, per proclamare, per compiere le tue opere ammirabili, di amore per gli altri; siano felici. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Via vera e vitale:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: via vera e vitale: è la scelta che si rivela autentica;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: via vera e vitale: è la scelta reciproca, di Dio e Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: via vera e vitale: Gesù, una cosa sola con il Padre, scelto;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: via vera e vitale: è Gesù per quanti si stringono a lui;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: via vera e vitale: è Gesù, nel quale noi tutti siamo figli.
Preghiamo:
O Padre, che disponi il nostro ritorno a te per mezzo di Gesù, via, verità e vita; volgiti a noi: in te speriamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).