24-02-2008-Quaresima-A-dom3

24/02/2008 – QUARESIMA – ANNO A – 3ª DOMENICA – 2008

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 24 Febraio 2008

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 24,15-16
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, perché libera dal laccio i miei piedi. Volgiti a me e abbi misericordia, Signore, perché sono povero e solo.
Oppure: Ez 36,23-26
«Quando manifesterò in voi la mia santità,
Anno A: Vi raccoglierò da tutta la terra; vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo» , dice il Signore.

Colletta
Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Anno A:
O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima Lettura Es 17, 3-7
Dacci acqua da bere!
DAL LIBRO DELL’ESODO.
In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?» .
Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!» .
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà» .
Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 94
FA’ CHE ASCOLTIAMO, SIGNORE, LA TUA VOCE.
Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. R/
Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. R/
Ascoltate oggi la sua voce: «Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere». R/

Seconda Lettura Rm 5, 1-2. 5-8
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI.
Fratelli, giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Canto al Vangelo Cf Gv 4,42.15
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo: dammi dell’acqua viva, perché non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria.

Vangelo Gv 4, 5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
[ In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» . Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» . «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». ] Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replicò la donna: «Signore, [ vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». ]
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?» , o: «Perché parli con lei?». [ La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». ] Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
[ Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto» . E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
]

Sulle Offerte
Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i nostri debiti e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli chiese alla Samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo amore.
E noi ti lodiamo e ti rendiamo grazie e, uniti agli angeli, celebriamo la tua gloria: Santo, Santo, Santo il Signore….

Antifona alla Comunione Gv 4,13-14
«Chi beve dell’acqua che io gli darò», dice il Signore, «avrà in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna».
Oppure: Sal 83,4-5
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

Dopo la Comunione
O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pegno della tua gloria, fà che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.

=============================================

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Quaresima – Anno A – 3ª Domenica – 27/02/2005); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della Vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
LA SAMARITANA : MODELLO DI CAMMINO BATTESIMALE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, fonte e culmine della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
L’assemblea, ciascun membro della comunità celebrante, inizia oggi la messa, cosciente che è «povero e solo»; ma che un giudeo, Signore, profeta, Messia, Salvatore del mondo viene incontro, alla ricerca di chi ha «gli occhi sempre rivolti al Signore», che «libera da ogni schiavitù, in forza della sua azione di misericordia». A «occhi» simili il Signore risponde infallibilmente: «Quando manifesterò in voi la mia santità, vi raccoglierò da tutta la terra; vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo». La celebrazione si apre sotto lo sguardo incrociato dei fedeli e del Signore, improntato su una parola, «Fonte», che segue tutto il cammino della Samaritana: “Dio misericordioso, fonte d’ogni bene”, immagine che si rifa a una convinzione in Israele: lo sguardo benevolo di Dio mi segue sempre, come un pozzo pieno d’acqua; basta sollevare il pietrone che lo chiude, e l’acqua fuori esce abbondante per tutto l’accampamento. Fino all’inizio del 700 d. C., da questa fonte usciva l’acqua viva, che riempiva e purificava cisterne, raffiguranti tutti gli atteggiamenti dell’esistenza umana, e rimediava il peccato «con il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna»; fino allora queste pratiche erano le uniche, equivalenti alla confessione sacramentale, prima rara; poi frequente, quasi come unico rimedio o medicina. In ogni caso, l’uno e l’altro rimedio, delle pratiche di misericordia e della confessione sacr., presuppone l’esperienza, il riconoscimento della «nostra miseria», il «peso opprimente delle nostre colpe», da parte nostra, e il «sollievo della tua misericordia», da parte di Dio. La colletta propria dell’anno A si basa su una parola sinonimo della Fonte, «Sorgente»: “O Dio, sorgente della vita”, tu offri all’umanità riarsa dalla sete l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ, SORGENTE D’ACQUA CHE ZANPILLA PER LA VITA ETERNA (Gv 4,5-42).
Con l’anno A, in quaresima, torniamo alla tradizione patristica, non presente nel messale e nel lezionario di Pio V del 1500. Lasciamo quindi Matteo e seguiamo l’evangelista Giovanni.
Fedeli al motto del Concilio Vaticano II «Redeamus ad fontes = torniamo alle fonti», Paolo VI e i suoi collaboratori (Bugnini e membri del Consilium ad exequendam constitutionem liturgicam) hanno dato ascolto ai competenti che presentavano i testi originali patristici, ricchissimi, per l’iniziazione cristiana.
I Padri della chiesa, in genere, e i Padri apostolici in particolare, in questi testi da loro scelti e commentati, mostrano d’essere interessati a presentare la parola di Gesù come guida all’incontro personale con Gesù. Ora, nell’anno A viviamo il Battesimo, nell’anno B la Riconciliazione, nell’anno C la Conversione.

Nella prima domenica di quaresima, i Padri presentano Gesù come «Unico Vincitore» d’ogni male; nella seconda, ci mostrano «Gesù, Signore e Maestro, che ci porta sull’alto monte della sua risurrezione».
Sono chiari l’inizio e il fine del nostro cammino: Gesù, il Trionfatore e l’“Amato” (citazione implicita di Isaia 53,1-12: Quarto Canto del Servo di Javè, che prende su di sé i peccati del mondo, muore e risorge, porta con sé tutti noi nelle persone di Pietro, Giacomo e Giovanni.
Oggi, terza domenica di quaresima, Gesù ci conduce per un cammino battesimale che «forma» l’esistenza d’ogni persona, e la comunità intera, nell’immagine della donna samaritana. Scopriamo progressivamente Gesù «Giudeo» (v. 9), «Signore» (vv. 11.15), «Profeta» (v. 19), «Messia» (vv. 25.26.29), “Salvatore del mondo” (v. 4,41). Alla fine testimoniamo anche noi personalmente Gesù Risorto «Salvatore del mondo».
La Samaritana è una pericope evangelica ricca di temi vari che si intrecciano e si rincorrono; ricchezza resa ancor più esuberante dal linguaggio profondamente simbolico comunitario dell’evangelista Giovanni. Si può leggere sotto le diverse angolature, esistenziale, cristologica, pneumatologica, ecclesiale e mistagogica. Leggiamo il brano senza privilegiarne una sull’altra. Lo Spirito ispira ciascuno, che saprà trovare completezze per un sempre più profondo cammino spirituale. Tre incontri o dialoghi dividono il brano in tre parti. Prima parte, il dialogo tra Gesù e la Samaritana, vv. 5-26; seconda, il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli, vv. 27-38; nella terza parte, l’incontro di Gesù con i samaritani, vv. 39-42.
Primo.
Il dialogo tra Gesù e la Samaritana.
Premessa. La samaritana si trova solo in Giovanni, che, oltre usare le parole nel loro senso simbolico come gli altri evangelisti, fa delle persone, tante immagine della comunità cristiana. Nella Samaritana, per esempio, è rappresentata la comunità. In particolare, c’è in Samaria una comunità esistente fin dalla risurrezione di Gesù, per opera di Filippo che battezza senza dare lo Spirito. Pietro provvede che ricevano lo Spirito Santo (vedi Atti). Questo racconto è posto qui, durante la quaresima, per la nostra comunità; non tanto, quindi, perché sappiamo che Gesù duemila anni fa ha incontrato una donna samaritana; quanto piuttosto perché lo Spirito Santo, nell’anno “A”, vuole che ricuperiamo, come individui e come comunità, il senso del nostro battesimo, impariamo a porci la domanda: cos’è il battesimo, che senso ha l’essere stati battezzati, cosa comporta accogliere il battesimo che ci e stato regalato; e andiamo più consciamente verso il Cristo pasquale. L’episodio della samaritana ci dà risposte precise; altre ci verranno, le prossime domeniche, da figure come il cieco nato e Lazzaro risuscitato.
Nel colloquio di Gesù con la samaritana quattro tematiche sono associate ai quattro titoli di Gesù: Acqua e Gesù giudeo, vita della donna e Gesù Signore, culto e Gesù profeta, fede e Gesù Messia. Quindi, non è un semplice racconto, ma la costruzione d’un libretto catechetico. Il catecumeno è preso per mano e introdotto a fare esperienza di battesimo (acqua), d’un confronto morale che ne deriva, con l’implicita esperienza di culto, e di fede. Quindi, non prima “credi”, e poi vieni a messa…; ma, “vieni e impara a conoscere” per esperienza il Signore, che dialoga con te nella messa. Questo dialogo è umano, e prende avvio da un bisogno reale, fisiologico. Gesù è vero Dio e vero Uomo. I cristiani testimoniano Cristo Dio, quando si realizzano umanamente nella gioia: siamo teandrici, divino-umani, come Gesù, il nostro capo.
“Proprio il Lezionario ed il Messale sono lo strumento costante, vivo e a molti familiare, per conoscere ed alimentare la fede e trovare in essa la risposta agli interrogativi della coscienza. Occorre che i presbiteri valutino appieno la preziosità di tale mezzo e sappiano trarre spunto; mediante la conveniente proclamazione e l’adeguato commento, per formare forti personalità cristiane, nella ricerca e nell’impegno a servizio del bene” (Gv Pl II ai vescovi del Triveneto, 1991).

Gesù «giudeo» e l’acqua. a. Gesù si dirige dalla Giudea verso la Galilea; deve attraversare la Samaria che si trova nel mezzo. Stanco del viaggio, fa una sosta vicino a Sichem, nei pressi di un pozzo di Giacobbe: deve rifocillarsi e ristorare le forze. Ha sete. Fa una esplicita richiesta alla Samaritana, giunta sul luogo: «Dammi da bere!» (v. 7).
Gesù non è «stanco» solo per i chilometri di strada percorsi. Non è una stanchezza subita, ma intrapresa deliberatamente. Ha un senso metaforico – simbolico la «stanchezza» di Gesù, come ogni altro aspetto della sua vita. L’evangelista Giovanni ora, per es., allude al «viaggio» che Gesù sta compiendo da questo mondo al Padre, e che si completerà nell’ora della sua Passione: «Sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre…» (Gv 13,1). La stanchezza gli fa pensare alla sofferenza della crocifissione che pone termine al viaggio terreno di Gesù, e lo ricongiunge al Padre.
Gesù chiede alla Samaritana: «Dammi da bere!» (v. 7), e pensa all’«acqua viva» che ha promesso con un forte grido in mezzo a tutti, il giorno della festa dell’acqua (Gv 7,37): “Chi ha sete venga a me e beva”. La samaritana risponde, chiamando Gesù col primo titolo di «Giudeo»: “Tu che sei giudeo”. L’iniziativa è di Gesù, affaticato per il viaggio, all’ora calda del mezzogiorno; Gesù è spinto a vedere la sua passione.
Anche in croce Gesù dirà: “Ho Sete”. La fatica fisica e la sete corporea richiamano e aumentano in Gesù la «Sete» che il mondo, nella persona di quella samaritana, accolga la vita che egli viene a portare sulla terra. Questa è anche la «Fame» di Gesù, come egli stesso poi dice ai discepoli: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”.
L’acqua che Gesù chiede ha quindi un altissimo senso simbolico; la chiama poi per questo “acqua viva”: è il suo profondo ardente desiderio interiore di «effondere» su noi tutti lo Spirito Santo; ed è anche il suo desiderio che noi tutti accogliamo il suo Santo Spirito.
Nel momento culminante della sua passione, poco prima di morire, dall’alto della croce Gesù dice due parole (che solo l’evangelista Giovanni ha riportato) «Ho sete!». Esse fanno inclusione con la Parola: «Spirò» (gr. parédoken tò pneuma/ tradidit spiritum/ effuse lo Spirito): «Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”»… E, chinato il capo, effuse lo Spirito (Gv 19,28ss). La «sete» di Gesù fa tutt’uno con il dono dello Spirito che egli, nell’ «ora» suprema, nel suo ultimo alito di vita, libera e dona alla Chiesa. Morendo, Gesù porta a compimento la sua «sete», il suo ardente desiderio di colmare la Chiesa di questo dono divino e ineffabile, capace di estinguere ogni sete, e divenire nel cuore dell’uomo «sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Gesù compie ciò che ha promesso, dicendo: « “Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7,37-39; cfr Is 55,1.3). Noi tutti, qui ora, sue membra celebranti il Risorto.
Gesù e la donna giungono allo stesso pozzo, e alla stessa ora calda del mezzogiorno; Gesù per donare vita in abbondanza, la donna per non perdere anche la vita che ha; in realtà, per riceverla in abbondanza. Dono e accoglienza s’incontrano al pozzo, a mezzogiorno, quando viene il Messia, secondo il Talmud.
A causa del troppo caldo per i raggi perpendicolari del sole, a mezzogiorno, nessuno esce da casa; si va a prendere acqua fino alle dieci circa del mattino. Ma quella donna dai sei mariti esce quando presume di poter evitare l’incontro con le attuali mogli legittime dei suoi uomini, lei, abbandonata da loro.
Alla domanda di Gesù, “Dammi da bere”, la donna samaritana risponde stupita d’essere interpellata da un uomo, e per di più «giudeo»: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”; inoltre, l’evangelista precisa che «i Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani». La storia è lunga, ma queste, come altre storie, non devono distrarci dall’essenziale.
In breve: nel 586 a C., Nabucodonosor distrugge il tempio di Gerusalemme e porta via 3.000 ebrei; dieci anni prima, nel 596 a C., ha distrutto le mura di Gerusalemme, e portati via 11.000 ebrei. Contemporaneamente lo stesso Nabucodonosor trasferisce popolazioni curde, dal nord della Mesopotamia, in Samaria. Due secoli prima di Nabucodonosor, Sargon II ha fatto la stessa cosa in modo molto più pesante. Samaria diventa un luogo geografico non più di razza ebraica pura, ma gente di sangue misto. Si rompe la purezza della discendenza da Abramo, vengono contaminati culto e fede, usi, costumi, mentalità e religioni. Famiglie e culti misti non sono più secondo la mentalità del patriarca Abramo.
Nel 538 gli ebrei che tornano dall’esilio babilonese per ordine di Ciro sono ostacolati dai samaritani nella costruzione del tempio; tra i due mondi, ebraico e samaritano, sorge un contrasto odioso tutt’ora esistente. L’evangelista dice: «I Giudei non mantengono buone relazioni con i Samaritani». Oggi essi sono circa un migliaio, si sposano tra loro, sono destinati all’estinzione.

Qual è l’essenziale? La donna samaritana accoglie la domanda di Gesù, ma è presa da un dato culturale: – un giudeo mi parla? Incredibile! – La relazione è segno divino fra gli uomini, ma questi sono distratti da mille cose simili a questa! La quaresima ci rivela l’Essenziale, dal quale è doveroso non distrarci.
Ci si riduce come quella donna a inseguire una questione secondaria: anche noi, come lei possiamo essere aperti a quanto Gesù ci dice, senza cogliere il senso profondo delle sue parole; senza vedere la differenza tra «acqua» e «acqua viva», fermi a ciò che è materiale; così mortifichiamo e sminuiamo il dono di Gesù, lo riduciamo dentro le nostre attese: «Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (v. 15). Bisogni naturali dell’uomo sono invece per Gesù punti di partenza per la realizzazione di esigenze divine in noi.
«L’acqua viva» quindi estingue la sete, e allude al dono dello Spirito; ma essa simboleggia anche la «rivelazione di Dio Padre nel Figlio Gesù», rivelazione che sorpassa e porta tutto a compimento.
Il «pozzo» è il simbolo della legge, della volontà, dei sentimenti di Dio (Torah); l’acqua che esce dal pozzo, è simbolo della «Sapienza», comunicata al suo popolo Israele. Gesù è ora il “nuovo pozzo”, in grado di dare la nuova acqua «viva», lo Spirito Santo dal Padre, capace di dissetare l’uomo in modo definitivo.
Gesù «sedeva» nel pozzo, imperfetto per indica la «continuità» dell’azione, per dire che Gesù prende possesso di quel pozzo, e la sua Persona sostituisce la Legge. Ora è Gesù il punto di riferimento, la piena Rivelazione di Dio suo Padre al mondo; e ora Gesù prepara la samaritana ad accoglierlo come «Signore».

La vita della donna e Gesù suo Sposo «Signore». La comunità cristiana e ciascun suo membro, facendo esperienza del battesimo, confrontano la propria vita con quella che Cristo suscita in loro mediante il suo colloquio. Dicendo alla donna: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui», Gesù richiama, in quella persona, tutto il mondo della sua storia, per porvi rimedio. La donna risponde, con tristezza: “Non ho marito”. – E Gesù: “Hai detto il vero”; ne hai avuto cinque, e tutti ti hanno «abbandonata»; e l’attuale non è tuo marito. Nessuno di loro ha dissetato il tuo cuore; ma d’ora in poi tu non ti chiamerai più «abbandonata». Tu sei «Ricercata» da me, e “nessuno ti chiamerà più Abbandonata” (Is 62,4. 12), perché io, il Signore, eccomi con te!
Il marito allora poteva abbandonare la moglie, ma non la moglie il marito. Una volta il pozzo era il luogo dove tanti si ritrovavano: i pastori venivano ad abbeverare le loro greggi, i commercianti con le loro mercanzie in attesa dei clienti, le donne venivano ad attingere acqua e a fare quattro chiacchiere, gli innamorati venivano a cercarsi una compagna. La Bibbia racconta molti incontri importanti avvenuti al pozzo (cfr Gn 24,10-25; 26,15-25; 29,1-14; Es 2,15-21); anche «Gesù sedeva presso il pozzo».

Il Culto e Gesù Profeta. La comunità dei battezzati impara a sperimentare nella vita il culto gradito a Dio: non lasciar cadere invano le divine mozioni d’adesione allo Spirito». La donna pensa sbalordita: come sai che io ho avuto tutti quesiti mariti? Sei davvero un «Profeta»! Sai cogliere la storia e il senso dei fatti.
Ma poi si lascia distogliere ancora da particolari contingenti, e chiede: ti prego, allora, chiariscimi anche questo dubbio; gli ebrei dicono: bisogna adorare il Signore a Gerusalemme; noi samaritani invece lo veneriamo qui in Samarìa. Chi ha ragione? – E Gesù: il Signore si è rivelato a noi ebrei, per dire che tutti lo possono adorare. Lo Spirito di Dio batte nel cuore d’ogni uomo, dovunque uno sia! – E la donna, sempre sfuggente: è vero, un giorno verrà il Messia, e ci spiegherà tutto.
Gesù non si stanca d’inseguire i pensieri del suo cuore, per correggerli ed elevarli; come abbracciandola, allora dice: Certo! Anzi, tu lo hai davanti a te il Messia: «Io Sono».
Gesù si annunzia con il nome di Javè, Egò eimì = «Io Sono», Colui che è sempre presente per salvare; presente alla donna come a noi in questa eucaristia: a quanti sono disponibili, e l’attendono.

La fede e Gesù Messia. La comunità dei battezzati è introdotta a fare esperienza di fede nella vita di battesimo. Gesù non dà segni d’impazienza, al contrario, approfitta di questa ulteriore domanda della Samaritana sul culto, per elevare il dialogo a un livello superiore, spirituale, conducendola finalmente ad aprirsi al progetto di Dio, a rendersi disponibile ad esso, anziché manipolarlo; l’accompagna a scoprire la vera novità, «il culto in spirito e verità», e dice: «Credimi, Donna; è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (v. 23), riconoscendo Dio Padre, e la rivelazione del Suo Amore, in Cristo Gesù. È culto «in spirito», perché celebrato nella Potenza dello Spirito Santo, che illumina e squarcia l’impotenza dell’uomo; è culto «in verità», perché si fonda sulla rivelazione di Dio e del Suo Amore nella persona di Gesù-Verità, pozzo da dove esce l’acqua dello Spirito. È Cristo, infatti, il vero luogo/tempio, ed è attraverso di Cristo-Rivelatore uscito dal seno del Padre, che ogni vero culto a Dio Padre è reso possibile.
Vedi anche l’espressione «Spirito di verità» nei discorsi di Gesù nell’ultima cena (Gv 14-16).
Lo Spirito fa fare esperienza di Dio. Lo Spirito nel Nuovo Testamento è oggetto di «Esperienza teologica», cioè, di Dio: si riconosce lo Spirito Santo per quello che fa. Non è detto chi è, ma ciò che fa. Il titolo stesso di Consolatore o Paraclito è un’azione: incoraggiare, difendere, fondere insieme, donare carismi, fare abitare in noi l’agàpe = l’amore gratuito di Dio. Non potremmo amare chi non conosciamo, chi non tocchiamo con mano. Per noi amare Dio è amare l’amore di Dio per noi (1Gv 4,16). Posso avere affetto o antipatia verso qualcuno; non dipende da me. Ma l’amore di Dio, che è solo Bene sommo, non è un fatto umano. L’agàpe è in me per un’azione divina. Io sono come una coppa; l’agàpe è riversata dentro di me per pura e gratuita iniziativa di Dio. Me ne accorgo per mezzo di una mia azione contemplativa: constato in me questa realtà, e posso averla nella misura che l’accolgo; mediante lo Spirito Santo c’è in me l’amore «agape», e posso notarlo come i primi destinatari dell’amore di Dio, buoni o cattivi che possiamo essere. Quindi, esperimentare, amare Dio significa «cogliere di essere amati», «sentire che è bello e notarlo come bello», «coglierlo proprio unico Signore nell’intimo», «volerlo per altri, per tutti, indistintamente»: ecco l’acqua che zampilla per la vita eterna, si travasa da recipiente a recipiente, da cuore a cuore, come acqua corrente, sempre in azione, sempre «viva». “E lo Spirito che ha risuscitato Cristo da morte, risusciterà anche i vostri corpi mortali” (Rom 8,11). Senza esperienza di Spirito Santo Amore Agàpe non possiamo credere che risuscitiamo. Fare esperienza di Spirito Santo è risorgere come Cristo. Fare esperienza di Spirito Santo è una necessità, per non avere una fede leucemica, d’idee. Primo modo di far esperienza di Spirito Santo è notare come Cristo, Prima realtà importante che piramidizza tutto il resto, mi fa percepire la verità: “Tu solo, Cristo!” e “Tu solo, Padre!”. È l’esperienza più importante di tutto; tutto deriva da qui, come da fonte. Può mancare tutto…; non Gesù, Fonte vitale.
“Dio cerca tali adoratori”, che percepiscono quest’Assoluto. È la frase, punto di partenza per comprendere tutto il brano. Sono «i peccatori»: “Sono venuto a cercare i peccatori”. Gesù sedeva «lassus» stanco! Non per il suo amore, che non si stanca mai, ma per la nostra indifferenza, «in-coscienza»: viene in casa sua, e i suoi non se n’accorgono: a loro danno; ecco il dispiacere divino, ecco la stanchezza, il peso del cuore. Ma lui «sedeva stanco» senza stancarsi, e riprende a colloquiare con i peccatori che si riconoscono bisognosi di salvezza. Lo può sperimentare chi ha «Coscienza di peccato, bisogno di salvezza, gioia di appartenenza come un tralcio alla vite, gioia che tutti siano così in Cristo». Si può fare dovunque, questa esperienza. Basta tale coscienza anche in cucina, come sant’Antonio di Padova, come Marta. Va ben distinto il culto, ovunque, dalla celebrazione, in «chiesa», dove i sentimenti sono accompagnati da gesti e parole sacramentali di Gesù: siamo di Dio, non possiamo dare nulla a Dio; solo il nostro «peccato» riconosciuto (ogni senso di dipendenza, di bisogno) gli è sacrificio gradito, che suscita l’azione, «l’opera misericordiosa del nostro Dio». Perdonato dal suo amore, in momenti sacramentali; ma anche in frammenti di sacramento mediante il perdono gratuito, il condono ricevuto e donato con qualche persona. Sintetizzando, esperienza di Spirito Santo è: coscienza di peccato, coscienza di bellezza nel condono ricevuto e dato, coscienza di bellezza che questo sia per tutti.
Secondo.
Il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli.
“Sono io che ti parlo”, dice Gesù alla donna, cioè alla comunità dei discepoli; e questi dicono: “Perché parli con lei?”. Un rabbino non deve perdere tempo con una donna! E con loro può perdere tempo? Ecco la cultura che può intralciare. Ma Gesù non perde tempo mentre rivela l’amore del Padre per ogni persona. I movimenti rivelano come Gesù non fa preferenza di persone: la donna va ad «annunziare», e i discepoli arrivano.
Questi ultimi sono proprio come quella donna, quando giungeva al pozzo, senza comprendere, e senza essere rifiutata da Gesù, che ora si accinge ad accoglierli come ha accolto lei.

Il dialogo sul «cibo» mostra come la difficoltà riscontrata nel dialogo tra Gesù e la Samaritana ora si verifica nella ristretta cerchia dei suoi discepoli, per la loro incapacità di comprendere le parole di Gesù. Anch’essi rimangono sul piano della «visibilità», su un piano fisiologico-materiale, senza raggiungere la realtà simboleggiata: parlano del cibo che hanno acquistato in città; e Gesù parla di «un altro cibo», che ha portato con sé dal seno del Padre, e che ora lo nutre: la volontà del Padre. Questo è l’unico movente della sua vita, il solo cibo, quello vero, che nutre incessantemente il suo cuore.
Gesù qui ci rivela l’atteggiamento di rapporto, di continua comunione: una «trascrizione storica» di quanto Gesù, Verbo di Dio fatto uomo, viveva nel seno della comunione trinitaria: «In principio era il Verbo, e il Verbo era «presso» Dio (=rivolto verso Dio: pròs tòn Theon [Gv 1,1])».
Nella sua missione terrena, la realtà piena, simboleggiata, che sta nascosta in ogni realtà umana e finita, sarà sempre un tutt’uno con l’essere e l’agire di Gesù. La sua volontà sarà sempre il riflesso perfetto di quella del Padre.
«Il Figlio da sé non può fare nulla, se non ciò che vede fare il Padre” (Gv 5,19; cf. 7,16; 8,28-29.50). «Si è fatto obbediente = ob – audio: con «l’orecchio sempre attento», fino alla morte» (Fil 2,8). Gesù non tende l’orecchio verso qualcosa che proviene dall’esterno, ma si fa egli stesso «autore e perfezionatore della fede» (Ebr 12,2) o accoglienza della realtà simboleggiata.

La mietitura è la volontà del Padre che Gesù deve portare a termine: «dovere» di amore; questa è la sua missione, affidatagli dal Padre stesso, con cui è un tutt’uno. Ora la stessa missione passa ai discepoli, cioè alla Chiesa, tramite Gesù. Così la salvezza è annunciata a tutti. Davanti all’annuncio del Vangelo crollerà ogni barriera o muro eretto da prescrizioni sociali, religiose. Forze avverse non prevarranno.
Mentre Gesù parla così, si trova in Samaria, in gennaio/febbraio, si è fuori stagione: mancano ancora quattro mesi alla mietitura (v. 35); eppure Gesù dice che i campi «già biondeggiano per la mietitura». Gesù parla di un’altra messe, quella «spirituale», sempre pronta. Di questa messe i Samaritani, che stanno per giungere, chiamati dalla donna, rappresentano le «primizie».

Segue l’invio gratuito dei «discepoli». Cristo li manda a mietere ciò che non hanno seminato: «lo vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro» (v. 38). La semina del Cristo è il dono che Egli ha fatto di sé nella fatica dell’apostolato, «mentre sedeva al pozzo», come simbolo; raggiungerà la perfezione nella sua passione, e nell’offerta della propria vita sulla croce; non sarà vano, ma fecondo. I discepoli inviati in missione, la Chiesa di tutti i tempi, godranno dei frutti di questa semina: i benefici della passione e morte del Signore. Di questi benefici dovranno attivamente beneficiare tutti gli uomini.
Terzo.
Gesù incontra i Samaritani.
I Samaritani giungono alla fede attraverso due momenti: la predicazione della donna e quella dello stesso Gesù. La mediazione della donna è importante; ma la vera fede nasce quando il fedele incontra personalmente il Cristo; allora la fede non si basa sul «sentito dire», ma diviene esperienza personale, coinvolgente, la sola che permette di confessare dal profondo del cuore, e in tutta verità:
“Questi è veramente il salvatore del mondo» (v. 42).

Gesù vuole che abbiamo la vita in abbondanza. Il brano della Samaritana mostra il desiderio ardente del Signore di venire incontro all’uomo e salvarlo.
Col pretesto di chiedere, Gesù dà: “Chiede da bere e promette da bere. È bisognoso come uno che aspetta di ricevere, ed è nell’abbondanza come uno che è in grado di saziare» (Agostino, Omelie sul Vangelo di Giovanni 15,12). Il Signore si fà mendico, pur di venirci incontro. Ci attira a sé con pazienza, vuole dialogare con noi, e ci provoca mettendo a nudo i nostri desideri, le nostre aspirazioni e i nostri bisogni più profondi e insoddisfatti. Gesù non s’impazientisce delle nostre lentezze nel capire e non retrocede neppure di fronte alle incomprensioni.
Questo modo di agire del Signore si manifesta a tutti i livelli della vita cristiana e spirituale, anche nel rapporto di preghiera e di adorazione che instauriamo con Lui. Nello stesso brano, infatti, a proposito del «vero culto in spirito e verità», Gesù dice che “il Padre cerca tali adoratori” (v. 23). È lui che si muove per primo, suscitando in noi il desiderio di cercarlo, per poter manifestarsi a noi come Padre amoroso, fonte e datore di vita. Attraverso il suo Spirito, il Padre fa che ci rivolgiamo a Lui col nome di «Abba: papà» (Rm 8,15). Ed è ancora Lui che ci attira invisibilmente a sé mediante quel desiderio d’infinito che ci ha messo nel cuore e che trova in Gesù la Via per andare a Lui (cf. Gv 14,6).
All’orizzonte di questo desiderio d’infinito, del «bisogno di onnipotenza» che è nell’uomo, Gesù ci attende come meta sicura, capace di saziarci ogni volta che ricorriamo a lui. Il Signore attende che noi prendiamo sempre più «coscienza» del punto superiore che tutto unifica, la sua Persona, che riassume in sé tutti i sensi simboleggiati di tutte le realtà create, e che solo la Persona di Gesù ci può offrire; la sua Persona, oltre lo stretto orizzonte del contingente, del «qui e subito», che non è in grado di soddisfarci. Il Signore ci attira e ci fa abbandonare «la brocca» delle nostre piccole sicurezze, per abbeverarci alla sorgente che ci può ristorare pienamente.

Allora passiamo dalla resistenza all’annuncio. La Samaritana, conquistata dal Cristo, si arrende alla sua Parola, e diventa essa stessa annunciatrice di salvezza, e corre, come simbolo dell’urgenza di questo annuncio. Gesù spinge la donna a lasciare la brocca al pozzo per correre in città, come mette in noi la capacità di alleggerirci di tutto ciò che appesantisce e contrasta con tale urgenza: schemi e progetti, egoismi e false apparenze che indeboliscono il nostro essere più profondo. L’essenziale per la Samaritana e per i suoi concittadini è l’esperienza dell’incontro personale con Cristo, l’abbeverarsi alle sorgenti dell’acqua viva del suo Spirito, fonte d’ogni autentico cammino di fede, e testimonianza di vita bella e felice in Cristo.
Il vangelo della Samaritana ci mostra un duplice movimento: sperimentare e amare l’amore del Signore per noi; essere mediatori dello stesso amore del Signore in noi per gli altri, portando Cristo ai nostri fratelli, e conducendo questi ultimi a Cristo.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
DACCI ACQUA DA BERE! (Es 17, 3-7)
Sì, il Signore è in mezzo a noi, nella Persona di Cristo. Egli dispone mediante il nuovo Mosè che è la sua Chiesa il cammino da percorrere dietro di lui, come ha promesso: “Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”. Tanti ordini precisi, simboli del suo comando: “… Fate questo in memoria di me”; e la nostra «sete», le esigenze più profonde che egli stesso ha posto in noi, sono soddisfatte secondo il cammino tracciato alla comunità nella figura della samaritana.

Richiamiamo l’Attuazione, che ora lo Spirito compie in noi come in Gesù.
ASCOLTATE OGGI LA VOCE DEL SIGNORE: NON INDURITE IL VOSTRO CUORE (dal Sal. 94).
Venite, adoriamo il Signore Gesù risorto, presente alla samaritana e più ancora in mezzo a noi in questa celebrazione, nei suoi vari componenti (vedi Sacrosanctum Concilium, 7). La processione entra nel tempio: «Venite, applaudiamo al Signore … Tutti sono invitati alla lode, tutti acclamano al Dio della nuova ed eterna alleanza; egli è il creatore e il sommo signore del mondo; egli è il pastore che ama e salva Israele suo gregge (Ezechiele 34, 11. 31; Giovanni l0): egli è il «Salvatore del mondo». «Ascoltate oggi la sua voce»: è una esortazione alla fedeltà; trovi posto nel nostro cuore lo spirito di ascolto dietro a Gesù, per entrare nella nuova terra promessa, cioè prendere parte alla vita di Dio; ogni giorno è l’«oggi» nel quale è necessario ascoltare la sua voce: lasciar echeggiare in noi i sentimenti che sono in Cristo Gesù, compimento di tutte queste parole del salmo.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
L’AMORE È RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI PER MEZZO DELLO SPIRITO CHE CI È DATO.
Mediante la fede questa grazia, l’amore di Dio, l’Agape, è stato riversato in noi, per opera dello Spirito Santo, che ci è stato dato. Quando, in modo particolare? Nel battesimo. «Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rom 5, 1s.5-8). Quindi, l’acqua, che raffigura la Sapienza, e più ancora lo Spirito Santo che Gesù ci manda dal Padre, ha un ruolo nella nostra vita personale: accrescere la fede in Cristo, renderci giusti, donarci la Pace, darci di accedere con sicurezza a questa grazia, farci attendere con vanto la gloria di Dio. Tutto questo «perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». Certo, gratuitamente, se un tale amore ci viene da Cristo, morto per noi, mentre eravamo ancora peccatori.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per «la presenza di Cristo» e per le necessità degli altri.
Cristo è morto per noi: noi aderiamo al suo amore di condono, dicendo: “Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i nostri debiti e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che ci hai mandato Messia e Salvatore del mondo: «Egli chiese alla Samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo amore».
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù in noi è acqua viva, invito al bene e all’amore: capacità di cogliere il senso di tutto. «Egli, offrendosi liberamente alla sua passione e morendo per i peccatori, prese il pane…».
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; egli muore per gli empi nel tempo stabilito, e in lui noi tutti viviamo. «Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale e ad adorarti in spirito e verità».
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; quanti bevono la «tua» acqua, e mangiano il «tuo» cibo.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità dissetata da Cristo per lo Spirito Santo, che «in noi rende gloria al tuo nome, o Altissimo».

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
«L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuore per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». In questo Spirito preghiamo il Padre con amore: “Padre nostro”. «Liberaci dal peccato, davanti alla prova, preservaci dalle recriminazioni…».
Ecco l’Agnello di Dio, il Salvatore del mondo: «Chi beve dell’acqua che io gli darò», egli dice, «avrà in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna». Come la Samaritana e tutta la sua comunità, anche noi abbiamo trovato la casa, come la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. Presso di te è la vita, o Dio, “che ci nutri con il pane del cielo, pegno della tua gloria; fà che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Nella tua pace corriamo in città, fra gli altri, come la Samaritana, ad annunziare: Venite a vedere uno che ci ama infinitamente. Vedrete voi stessi che è il Salvatore del mondo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, L’Acqua Viva:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: acqua viva, dal pozzo di Giacobbe, per dissetare uomini e greggi;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: acqua viva, dalla roccia nel deserto, per dissetare il popolo di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: acqua viva, dal costato di Gesù morente in croce;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: acqua viva, dal fonte battesimale all’opera di bene: vero culto;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: acqua viva, da Gesù in tutti dissetati di buona relazione con Dio.

Preghiamo:
O Padre, che ci mandi Gesù Salvatore del mondo, acqua viva che disseta; fa che ascoltiamo la tua voce. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).