27/01/2008 – T. ORDINARIO – ANNO A – 03 DOMENICA – 2008
Preparazione alla celebrazione della messa.
3ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 27 Gennaio 2008
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 95,1.6
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra; splendore e maestà dinanzi a lui,
potenza e bellezza nel suo santuario.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore…
Anno A:
O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli Apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Is 8,23b – 9,3
Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda.
Poiché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino come al tempo di Madian.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 26
IL SIGNORE È MIA LUCE E MIA SALVEZZA.
Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore? Il Signore è divesa della mia vita; di chi avrò paura? R/
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario. R/
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R/
Seconda Lettura 1 Cor 1,10-13. 17
Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI.
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti.
Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?
Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Canto al Vangelo Cf Mt 4,23
Alleluia, alleluia.
Gesù predicava la buona novella del regno e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.
Vangelo Mt 4, 12-23
Venne a Cafàrnao perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
[ Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e, lasciò Nazaret, e venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: “Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata”.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». ]
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Sulle Offerte
Accogli i nostri doni, Padre misericordioso, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, perché diventino per noi sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 33,6
Guardate al Signore e sarete raggianti, e il vostro volto non sarà confuso.
Oppure: Gv 8,12
«Io sono la luce del mondo», dice il Signore; «chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Anno A: Mt 4,16
Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce.
Dopo la Comunione
O Dio, che in questi santi misteri ci hai nutriti col corpo e col sangue del tuo Figlio, fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono, sorgente inesauribile di vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno A – 03ª Domenica – 27/01/2002); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della Vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
RADUNATI INSIEME SOTTO LA LUCE:
che è unità, vita, gioia.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, fonte e culmine della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Iniziando la celebrazione della messa, l’assemblea si sente radunata dal Signore Gesù, con la corte celeste, e canta: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore, tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario”. “Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra; splendore e maestà dinanzi a lui, potenza e bellezza nel suo santuario (Antifona d’Ingresso, Sal 95,1.6).
Il tempio con il sacrificio, il canto, la supplica, la Legge, è il luogo dove si scopre la presenza del Signore.
Nella Liturgia terrena noi partecipiamo a quella celeste, e la pregustiamo. Essa viene celebrata nella santa città di Gerusalemme. Noi tendiamo verso di essa come pellegrini; là il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo. Insieme con la moltitudine dei cori celesti «cantiamo» al Signore l’inno di gloria; ricordiamo con venerazione i santi, speriamo di condividere in qualche misura la loro condizione, e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli apparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria.
Tutto questo è dono del Signore, che ha fondato la Chiesa sulla fede degli Apostoli. Lo chiediamo in persona di Gesù, dicendo: “Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi d’opere buone”; e “fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo” (cfr collette).
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
VENNE A CAFÀRNAO PERCHÉ SI ADEMPISSE CIÒ CHE ERA STATO DETTO DAL PROFETA.
Oggi iniziano le domeniche del Tempo Ordinario con il Vangelo dell’anno A, di Matteo. Dal Tempo Ordinario scaturiscono i Tempi Forti del ciclo Pasquale e Natalizio.
Il tempo ordinario inizia con «il Giorno del Signore», detto «la Domenica» (cfr Apocalisse 1,10) o «Pasqua di Risurrezione», quando il Risorto appare, la sera del primo giorno dopo il sabato, ai discepoli rinchiusi nel cenacolo per timore dei Giudei (Gv 20,19), e riappare «otto giorni dopo» (Gv 20,26), quand’era presente anche Tommaso; e Gesù continua a riapparire di otto giorni in otto giorni fino ad oggi, perché anche noi possiamo associarci all’Apostolo Tommaso, che vide Gesù, Uomo, e lo proclamò «Signore», dicendo: “Mio Signore e mio Dio! ” (Gv 20,28); e noi proclamiamo: “Annunziamo la tua morte, Signore; proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.Questo è il «nuovo Tempo Ordinario» dei cristiani, «nuova esistenza», che ogni persona è predeterminata a vivere nel Risorto.
Nei secoli successivi (circa tre) si è creato, intorno alla Domenica, anniversario della prima Apparizione del Risorto ai discepoli o prima Domenica, prima Pasqua di Risurrezione, il «ciclo pasquale»: «quaranta giorni» di preparazione alla festa di Pasqua, e «cinquanta giorni» celebrativi della stessa festa Pasquale. Così il Tempo che si chiama «Ordinario», per la presenza quotidiana del Risorto nel mondo, ha generato un Tempo che prende il nome di «Forte», per il suo contenuto: Gesù Cristo Signore Risorto, l’Emmanuele, il Dio con noi. Tutta la ricchezza spirituale, che si è sprigionata dalla domenica «anniversario» della I pasqua, ricorda al fedele quanto è ricca «ogni Domenica», «ogni Ottavo Giorno».
Da tale ricchezza dominicale, vissuta nel quotidiano di una cultura pagana e religione naturale, i fedeli di oriente e di occidente, in secoli ancora successivi alla pasqua (circa due), hanno saputo vedere il Cristo Signore nelle situazioni concrete della vita.
In Occidente, la festa del «sole che sorge e vince le tenebre», dopo il giorno più corto e più buio dell’anno, il ventuno di Dicembre, è celebrata con grande solennità il venticinque dello stesso mese. L’Imperatore romano si fa propria questa festa, e si dà il nome di «Dio»; ma per i cristiani, di Roma in particolare, il vero Dio Sole che sorge dall’alto è il Cristo Signore. Si celebra così il Dies Natalis Domini = il giorno di «Natale del Signore» il 25 dicembre. In Oriente i fedeli osservano un’altra realtà: accolgono la manifestazione (= l’epifania) nel mondo da parte del Signore Gesù più i pagani che i giudei.
Queste due feste Natalizie, del Natale e dell’Epifania, preparate da un periodo di celebrazioni (= Avvento) sono state interscambiate fra Oriente e Occidente; e il Tempo «Ordinario», per la presenza del Risorto nel mondo, genera un nuovo Tempo «Forte», per il suo contenuto, che è Gesù Cristo Signore Risorto, «vero Sole che sorge dall’alto», si manifesta ed è accolto dai piccoli, dagli ultimi: dai pagani che non conoscevano il Signore.
La celebrazione della messa è sempre celebrazione del mistero di Cristo. Quest’anno la comunità cristiana è guidata ad entrare nel mistero di Cristo dall’Evangelista Matteo, che oggi (Mt 4, 12-23) presenta Gesù «Compimento» di una promessa di «Luce»; «Presenza del Regno di Dio», che attrae a sé ogni vivente; rappresentato dalla chiamata di due più due fratelli, che seguiranno Gesù operante in loro, «in tutta la Galilea delle genti», geografica e storica, di allora, d’ora e di sempre. Si hanno quattro scene: Gesù Adempimento della profezia Isaiana (4,12-16), Gesù Bella Notizia del «regno» presente e attraente (v. 17), Gesù chiama i suoi collaboratori (vv.17-22), Gesù continua a predicare e guarire tramite i suoi (v. 23).
La Galilea delle genti. Il brano evangelico di oggi inizia con la «Galilea». Alla fine dello stesso brano vengono tralasciati due versetti (Mt 4,24s), e rimane evidenziata ancora la Galilea. Il brano inizia e finisce così con la «Galilea» (vv. 12.23) che forma inclusione, segna lo scenario dove inizia il ministero pubblico di Gesù. È risaltata l’attività del Messia in «Galilea», simbolo di «tenebre»; attività che è «Compimento» della profezia di Isaia (vedi prima lettura); quindi, non è a caso che Gesù comincia dagli ultimi, dai più bisognosi ed emarginati, in tutti i sensi; perché è progetto di Dio, previsto e annunziato otto secoli prima. Gesù, Luce del Padre, sceglie l’ultimo posto! Gesù decide di abitare non al centro della fede religiosa del suo tempo, Gerusalemme; ma in un luogo lontano, dimenticato da tutti, ai confini d’Israele, emarginato, contaminato: tra gli ultimi. Come fa spesso, Matteo si premura di collegare gli eventi evangelici al mondo delle Scritture, per offrire la retta comprensione di ciò che scrive, e ora si rifà a un testo del profeta Isaia..
Convertitevi: il Regno è vicino. La luce risplende nelle tenebre, tutti la possono vedere; la possono sperimentare particolarmente «coloro che abitano in regione e ombra di morte»: nessuno cerca luce più di chi sta nelle tenebre! Viene la Luce Gesù, presenza del Regno di Dio, e comincia a predicare e a dire: “Convertitevi: metanoèite = pensate oltre”. Con la Luce è possibile «vedere oltre»; e ne dà il motivo, il movente: “Perché il Regno dei cieli è vicino”, è presente. Gesù non dice: convertitevi perché siete peccatori e avete bisogno di cambiare vita; ma, convertitevi perché “il regno dei cieli è vicino”. È vicino perché Dio ha preso l’iniziativa di avvicinarsi a voi nella persona di Gesù. In una parola, convertitevi perché Dio vi ama, siete oggetto, siete destinatari dell’amore e della misericordia di Dio; perché Dio ha un progetto d’amore su di voi: convertitevi, prestate attenzione all’attenzione che Dio per voi. Non preoccupatevi a fare qualcosa, ma di notare quanto ciascuno di voi è importante per Dio. Gesù-Luce vi svela il volto del Padre, e vi fa rinascere, vi fa vedere la Luce di un mondo nuovo: la sua Luce. Vedere la luce è sinonimo di nascere: rinascere a vita nuova; vedere quanto siamo importanti per Dio che dice: “Sei prezioso ai miei occhi, degno di stima e io ti amo” (Isaia 43,4). Accorgiti quanto ti amo, da farmi vicino a te nella persona concreta di Gesù di Nazaret. Non si tratta di una cosa da poco, ma del Dio Vivente, il Dio che regna; e Gesù, Luce, ti permette di vedere oltre, vedere la sua novità come tanti che lo seguono, percepire la Potenza che abita in lui, e attira, tanto da seguirlo, come è successo alle due coppie di fratelli lungo il mare di Galilea.
I Collaboratori del regno sono i discepoli che Gesù chiama all’esistenza, e poi ad essere tutt’uno con lui.
«Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, e disse loro: “Venite dietro di me”», ed essi subito lasciarono le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, e li chiamò. Ed essi subito, lo seguirono».
Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni: «due» volte «due» fratelli, vuol dire: «tutti, sempre». L’essere chiamati «da Gesù dietro a Gesù» caratterizza tutti, sempre, a un permanente atteggiamento della vita, e non per un solo momento: impronta ogni desiderio, ogni scelta dell’esistenza. Gesù trasforma ogni nostro momento in un «sì» alla sua sequela. Gesù chiama i suoi discepoli all’esistenza, poi li chiama di nuovo all’intimità con lui, mentre sono occupati nel loro lavoro quotidiano di pescatori, «nella barca insieme con Zebedeo, loro padre»; e mentre «riassettavano le reti». È quello il luogo proprio della chiamata alla sequela. Non siamo chiamati in momenti particolari della nostra vita, ma sempre, tutti. La chiamata di Gesù, ad andare «dietro» di lui, rende del tutto «particolare» l’«ordinario» della nostra esistenza, crea unità, perché Unico è colui che chiama ciascuno, e ognuno fa riferimento solo a lui; e sono uniti fra loro.
Quando Pietro, nel seguito di Gesù verso Gerusalemme, si stacca, raggiunge Gesù «lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”, Gesù, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me (= vieni dietro a me), satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! ”; e gli comanda di tornare al suo posto: «dietro di lui».
Gesù non solo ci chiama ad andare dietro di lui; ma, se occorre, ci richiama. È la nostra vita concreta il luogo d’incontro con Gesù di Nazaret: luogo di conversione, di sequela, di salvezza.
Pietro e compagni dopo la risurrezione di Gesù torneranno a pescare, sempre con lo sguardo «oltre», da convertiti, con l’animo rivolto al Cristo risorto. Basterà a Pietro sentirsi dire: “È il Signore”, per gettarsi in mare e andare verso il Maestro. È la continua chiamata di Gesù mediante lo Spirito Santo che rende «eccezionale, straordinaria» l’«ordinarietà» della nostra esistenza, che altrimenti sarebbe vuota, monotona, deprimente, alla ricerca di cose che non ci potranno riempire.
Come Pietro e compagni, «subito» siamo mossi dal di dentro a «lasciare» tutto: «padre, barca e lavoro», simboli per dire ogni cosa, e seguire Gesù che ci chiama. È un «lasciare» indicativo, di valore: gli Apostoli non hanno lasciato la pesca; vi ritornano, ma, per quello che vale: un’attività utile per la vita, maggiorata d’un plus valore qual è la gloria del Risorto; il loro intimo è pieno di Gesù, che li guida come Lampada nel loro cammino. «Nella Luce si vede la Luce». Nella vita di Luce «si va oltre»; dalla vita di Luce scaturisce la fiducia nella Luce, e ci si affida alla Luce: alla Potenza della sua Parola, alla verità della sua Promessa. Il cuore è indotto a desiderare e sperare, ad attendere e agire in conformità a Cristo, che è «il più interno del nostro intimo». Dopo averci salvato, Gesù ci trasforma così in suoi collaboratori; ci dona di desiderare con lui che tutti siano salvi, dicendo: “Venite dietro di me; vi farò pescatori di uomini”.
La Predicazione salvifica prosegue. Tramite i discepoli, Gesù può continuare la sua attività di «predicazione e guarigione» totale dell’uomo «da ogni infermità», da ogni male, raffigurato dalle tenebre. All’inizio, Galilea rappresentava la tenebra, il male che schiaccia l’uomo. Alla fine Galilea rappresenta tutta l’umanità immersa nella tenebra del male. Fin dall’inizio della sua predicazione in Galilea Gesù è alle prese col male universale, che Gesù ha deciso di sconfiggere in se stesso e, nel prosieguo, in tutti mediante i discepoli che Gesù si sceglie: sconfiggerlo ricambiando il male con il bene, le tenebre con la luce. Gesù prende su di sé le nostre tenebre, e ci riveste della la sua Luce.
“Io sono la luce del mondo”, dice il Signore; “chi segue me, non cammina nelle tenere, ma avrà la Luce della vita” (Gv 8,12). “Io sono la luce del mondo”, e anche “voi siete la luce del mondo”:
e riflette nel mondo la Luce di Dio, riflettete la mia luce, che spinge a dare «molto», a condividere tutto, tanto da non tenere più nulla per voi (vedi «poveri in spirito»), fidandovi sino in fondo del vostro Dio, lungo tutto il cammino della vostra esistenza, in mezzo ad ogni difficoltà, che rivela frutti di grazia e di consolazione. Gesù è inviato a portare a tutti la salvezza; e condivide la sua missione con i suoi discepoli:
“Vi farò pescatori di uomini”, condividendo la misericordia di Dio per l’umanità. «Gesù (con i discepoli) andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo» (Mt 4,23). I discepoli, come il Maestro, «imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16,18).
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
NELLA GALILEA DELLE GENTI, IL POPOLO VIDE UNA GRANDE LUCE (Is 8,23b – 9,3).
La prima lettura, in «contesto liturgico», richiama la Galilea che sta all’inizio e alla fine del vangelo, decurtato di due versetti allo scopo di evidenziarlo (cfr Vang,).
Non sempre il testo menzionato nel vangelo, come la Galilea nel vangelo di oggi, è riportato anche come prima lettura; lo è quando si vuole precisare «in particolare» l’aspetto evangelico, per esempio oggi, il Cristo Emmanuele, il Dio con noi, fra gli ultimi, i più bisognosi, i più emarginati e disprezzati (“Da Nazaret”, dice per esempio Natanaele, “può venire qualcosa di buono?”).
La Galilea, in effetti, era territorio di popolazioni miste, soggetto a deportazioni e vassallaggi; territorio del nord della Palestina, via di conquistatori, tra i due imperi antagonisti dell’Egitto con apertura verso l’Africa, e dell’Assiria con apertura verso l’Asia. Il profeta però esorta subito alla fiducia, perché l’angoscia degli abitanti di quel territorio si trasformerà in esultanza, per la venuta di un nuovo Re liberatore nelle vesti d’un bambino; e lo chiama Luce del mondo.
“Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,5), come la liturgia canta il giorno di Natale.
Isaia evoca la gioia e l’esultanza, proprio in quella terra tenebrosa, con immagini di guerra e compagna.
«Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda». Aggiunge poi tre esempi di vittorie su oppressioni: «Hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino».
La prima lettura, come «profezia», richiama Gesù, suo compimento, come «Luce del mondo», «Luce delle genti» (Simeone). La luce che gli abitanti vedranno, è la luce di colui che Giovanni descriverà nel prologo del suo vangelo, il «Natale di Gesù dal seno del Padre», Verbo generato non creato, secondo l’evangelista Giovanni (1,18):
“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini … veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” [forse meglio: «Il Verbo era la vera luce che, venendo nel mondo, illumina ogni uomo»]. «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” [meglio: «lui è l’esegeta»].
Dopo l’investitura del battesimo e la vittoria sulle tentazioni, «quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, «consegnato», si ritirò nella Galilea e lasciò Nazaret e venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali», come ora viene fra noi e in noi, a toglierci le tenebre e a donarci la sua luce.
Richiamiamo l’Attuazione: l’opera che ora lo Spirito di Gesù attua in noi come in Gesù.
IL SIGNORE È MIA LUCE E MIA SALVEZZA (Salmo responsoriale, Sal 26).
È ripresa la stessa immagine di quando Matteo descrive la predicazione di Gesù, e la colloca nella prospettiva di questa «luce che splende», luce che si esprimerà nel discorso della montagna, con il seguente annuncio delle «Beatitudini». Per quanto si moltiplichino i nemici o le difficoltà della vita, il credente trova sempre un appoggio sicuro in Dio; questo salmo si apre appunto con un canto di fiducia:
Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita; di chi avrò paura?
Poi la preghiera si approfondisce fino a divenire ricerca e desiderio avido di Dio:
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore, tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario.
Il tempio con il sacrificio, il canto, la supplica, la Legge, è il luogo dove si scopre la presenza del Signore.
Dio non può essere lontano dal suo servo abbandonato e contrariato. Questa è la speranza del fedele nei momenti difficile, quando la fiducia viene a mancare nell’uomo; anzi, proprio allora si sperimenta Dio come «Bellezza»: «si contempla la Bellezza del Signore, e la sua Bontà» (Kalòs coniuga l’una e l’altra).
“Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”.
L’assemblea celebrante sa che tutto questo si è realizzato pienamente nel pio e giusto Servo di Dio, Gesù di Nazaret; e ora si attua in noi, sue membra, che rimangono in lui come tralci «usciti» dalla vite e «rimanenti» nella vite (Gv 15,1-8).
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
SIATE UNANIMI NEL PARLARE, NON VI SIANO DIVISIONI TRA VOI (1Cor 1,10-13.17).
Cristo-Luce è l’Unico, e crea l’Unità per il dono di se stesso. A Corinto vi sono dispute contrastanti. Si segue l’uno o l’altro predicatore, come se questo o quello fosse stato crocifisso per la salvezza degli uomini. Cristo non è diviso, lui che, unico, ha acquistato il diritto su tutto e su ciascuno di noi per mezzo della sua croce. Gesù è il solo principio di unità; tutto il resto è «retorica». Gli imperativi: «Siate unanimi», «non vi siano divisioni» sono «imperativi di adesione» a Cristo, unica nostra fonte di unità per il dono di se stesso fino alla morte di croce per noi. Questo è chiaro, luminoso, come Cristo-Luce.
La II lettura del formulario liturgico della messa ha frequenti «imperativi». Non è moralismo, ma vita cristica.
All’inizio dell’anno ordinario, e in occasione delle celebrazioni per l’anniversario di san Paolo, l’Apostolo che ricorre più frequentemente nella seconda lettura del formulario liturgico, si potrebbe precisare qualche caratteristica di questa II lettura, detta «l’Apostolo». È richiamato sopra che essa «descrive il discepolo di Gesù», nel senso che, dopo aver ascoltato la parola di Dio, il discepolo, con tutta l’assemblea celebrante, risponde al Padre per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, ciò che il Padre ispira. L’assemblea celebrante lo fa in persona di Cristo nel salmo responsoriale, con i verbi quali, per esempio oggi: “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”. L’assemblea prosegue poi nella risposta con l’eucologia maggiore, la Preghiera Eucaristica, formata, come spesso si è ricordato, di verbi all’imperativo: «manda, diventino, concedi, ricordati, dona…». L’Apostolo invita a proseguire la messa nella propria esistenza, con un atteggiamento eucaristico (= di ringraziamento) corrispondente al Cristo risorto, che ci «nutre con il suo corpo e il sangue» (cfr dopocom.). Così oggi, per es. Paolo dice: «Siate unanimi», «non vi siano divisioni»; e nel cristiano oggi si rivela l’Eucaristia con quell’unità che viene solo da Gesù. Paolo ricorda che tutta la vita cristiana è «eucaristica», dicendo: “E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3,17).
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per «la presenza di Cristo» e per le necessità degli altri.
Abbiamo fatto dono a Dio anche e sopratutto della nostra attenzione alla sua parola; lo esprimiamo con i doni materiali per il sacrificio e per le necessità dei fratelli. Il Signore li accoglie e li consacra con la potenza del suo Spirito; ed essi »diventano per noi sacramento di salvezza» (cfr sulle offerte).
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, parola che illumina e unisce tutti nell’unico tuo amore. Per bocca di Paolo siamo invitati a ringraziarti con una vita senza divisioni; uniti come quelli che sanno di essere dello stesso Cristo Signore. Paolo ci ricorda che tutta la vita cristiana è «ringraziamento», dicendo: “E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie” a te, Dio Padre nostro.
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: egli rende presente Gesù, liberazione, unità e gioia; trasforma ogni nostro momento in un «sì» alla sequela di Gesù, che ci trasforma in suoi collaboratori».
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui », che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; egli rinnova l’agire di chi anela venire alla luce. Gesù prega in noi come sacerdote, e prega per noi come fratello. La sua preghiera diviene nostra fino a divenire in noi ricerca e desiderio avido di Dio: Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore, tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; quanti tu convochi nella chiesa fondata sugli apostoli. Trasformati in suoi collaboratori, Gesù ci dona di desiderare con lui che tutti siano salvi, ci chiama «dietro di lui», ci fa «pescatori di uomini».
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’assemblea festosa dei figli nella luce della libertà, della vita e della pace. Tu ci doni di compiere tutto, quello che facciamo in parole ed opere, nel nome del Signore Gesù; e per mezzo di lui noi ti rendiamo grazie” adeguate alla tua maestà divina, o Padre: in Cristo Gesù per lo Spirito Santo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Divenuti discepoli di Gesù, «nutriti col corpo e col sangue del tuo Figlio”, osiamo rivolgerci a te, Padre, e chiederti liberazione, unità e pace per tutto il mondo. Gesù, l’Agnello infatti ha tolto, preso su di sé il peccato del mondo. Per puro suo dono possiamo guardare al Signore, essere raggianti: il nostro volto non è più confuso, perché seguiamo Gesù, «luce del mondo», non camminiamo nelle tenebre, ma «abbiamo la luce della vita». Sì, noi, popolo immerso nelle tenebre, abbiamo visto una grande luce. “O Dio, fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono, sorgente inesauribile di vita nuova”, e testimoniamo la presenza in noi del Cristo Risorto. Egli vive e regna ora e sempre. Divenuti luce del mondo in Cristo, andiamo nella sua Pace. Amen.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2).
Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Luce:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
la luce, che rischiara le tenebre della notte;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza:
la luce, che è Dio liberatore d’Israele dalla schiavitù;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
la luce, Gesù compimento della liberazione promessa;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
la luce, della comunità unita nel pensare e parlare;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità:
la luce, dell’umanità liberata dalle tenebre di peccato e di morte, vivente per Dio in Cristo Gesù.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il Figlio a predicare e guarire ogni sorta d’infermità nel popolo; fa’ che ogni nazione ti acclami sua Luce e sua Salvezza.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).