16-12-2007-Avvento-A-dom3

16/12/2007 – AVVENTO – ANNO A – 3ª DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno A – 16 Dicembre 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Fil 4,4.5
Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.

Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Anno A:
Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a colui che viene e fa’ che, perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura Is 35,1-6a. 8a. 10
Il nostro Dio viene a salvarci.
DAL PRIMO DEL PROFETA ISAIA
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà una strada appianata e la chiameranno “Via santa”; su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 145
VIENI, SIGNORE, A SALVARCI.
Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. R/
Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge lo straniero. R/
Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi. Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. R/

Seconda Lettura Gc 5, 7-10
Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
DALLA LETTERA DI SAN GIACOMO APOSTOLO.
Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge.
Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di costanza i profeti che parlano nel nome del Signore.

Canto al Vangelo Is 61,1
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia.

Vangelo Mt 11, 2-11
Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato è colui che non in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Sulle Offerte
Sempre si rinnovi, Signore, l’offerta di questo sacrificio, che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda efficace in noi l’opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dell’Avvento II
L’attesa gioiosa del Cristo
È veramente cosa buona e giusta, renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo. Lo stesso Signore, che ci invita a preparare il suo Natale, ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.
Per questo dono della tua benevolenza, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo.

Antifona alla Comunione Is 35,4
Dite agli sfiduciati: «Coraggio non abbiate timore: ecco, il nostro Dio viene a salvarci».
Oppure: Mt 11,4
«Andate e riferite ciò che avete udito e veduto: ai poveri è annunziata la buona novella».

Dopo la Comunione
O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Avvento – Anno A – 3ª Domenica – 12/Dicembre/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

RALLEGRATEVI, IL SIGNORE È VICINO:
LA GIOIA DI DIO SI TRAVASA NEL TUO CUORE, IN OGNI CUORE.

Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Oggi la chiesa è nel «gaudio», perché «il Signore è vicino». L’assemblea lo dichiara fin dall’inizio della celebrazione. All’ingresso, mentre entra il sacerdote che presiede l’assemblea, prestiamo mente, cuore, anima e forze allo Spirito Santo, che, usando le parole suscitate da lui stesso a Paolo, ci fa acclamare tutti e tre gli anni A, B, e C: «Rallegratevi sempre nel Signore; ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4.5). Intanto il Sacerdote si reca all’altare e alla sua sede, parla e agisce in persona di Cristo, in nome di tutta l’assemblea in festa, perché Gesù ha comandato di farlo in sua memoria, allo scopo di rendere sempre presente l’unico sacrificio: il dono, la consegna di se stesso, in particolare il suo sguardo compassionevole; per questo preghiamo in persona di Gesù per bocca del sacerdote presidente: “Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Sostieni con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro al tuo Figlio, il Veniente, fa’ che maturiamo in noi il frutto della fede, e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
LO SPIRITO È SU DI ME, MI MANDA A PORTARE IL LIETO ANNUNZIO AI POVERI.

«Il lieto annunzio», nella tradizione, è il messaggio della terza domenica di Avvento, detta per questo «Domenica Gaudente». La prima domenica ci ha presentato la fine del tempio, del mondo, della vita personale di ciascuno, e ci ha invitato a vigilare, ad accorgerci del «Fine»: il regno di Dio, il Signore che viene. Nella seconda domenica Giovanni Battista menziona la fine, dicendo: “Colui che viene.. tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. La terza domenica non parla di fine, ma di una gioia incontenibile. L’Ingresso apre la celebrazione con queste parole, prese dall’Apostolo Paolo: «Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi: il Signore è vicino» (Fil 4,4-7). Esultanza testimoniata da tanti testi della messa di oggi, a cominciare dalla prima lettura: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa”; poi le Collette: “Fa’, o Padre, che il popolo giunga a celebrare con rinnovata «esultanza»”, “e accogliamo il vangelo della «gioia»”… . Gaudio, esultanza, gioia, anche se nel mondo tutto va malissimo; è caratteristica essenziale della fede cristiana. Non è, infatti, chiesa di Dio quella che pone a base della sua esistenza la sofferenza, la croce, il sacrificio in primo piano. La gioia, il Gaudio di Gesù non è, d’altra parte, un sentimento «autonomo» che se ne viene e se ne va, come vuole e quando vuole; ma è legato al bene della persona, e non, per esempio, al semplice piacere di un cibo, e per di più, nocivo. La gioia di Cristo è legata al bene che Dio ci dona: “Non vi lascio organi”; vado, vi preparo un posto, poi torno, e vi prendo con me: «Due alla mola; una è presa, l’altra lasciata…»; vi prendo con me “perché la vostra gioia sia piena”. Ragioni, quindi, della gioia di Dio: primo, stare con lui per sempre, e non momentaneamente; è Gioia che viene dalla fede, dall’accoglienza di Gesù Cristo; secondo, l’angoscia non mi può tenere prigioniero per sempre; terzo, la gioia di Dio è possibile a tutti, per questo si chiama «Buona Novella». Ciascuno è richiesto a fare secondo le proprie possibilità, il raddoppio: chi, altri cinque denari, e chi, altri due … Queste cose sono rivelate ai semplici, e fanno esultare di gioia Gesù di fronte al Padre.
Il testo evangelico (Mt 11,2-11) è facilmente suddivisibile in due momenti: Messia e Giovanni, le caratteristiche del Messia (vv. 2-7a) e le caratteristiche di Giovanni Battista (vv. 7b-11).

“Sei tu che devi venire?”. Prima strofa. È la domanda che costituisce la prima parte del vangelo: è la perplessità di Giovanni che dubita. Il dubbio è possibile a tutti; è occasione d’approfondimento; dice esigenza e volontà di comprendere meglio. Giovanni Battista indica Gesù a due suoi discepoli, e questi credono senza esitare. Giovanni invece dubita: vuole comprendere meglio. Ciascuno deve comprendere di persona, secondo le proprie esigenze, una verità per farla propria. Gesù dà sempre e solo le coordinate, perché ognuno possa capire: Gesù non dice, Sì, sono o non sono io; ma «rispose loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”». Gesù intende dire: io do la salvezza per tutto l’uomo, non per un aspetto della sua esistenza. Hai capito un aspetto, cerca di capire il resto, di «andare» oltre: tu vedi con un occhio; ora cerca di guardare con tutt’e due; tu cammini con un piede; ora cerca di camminare con tutt’e due. «Riferirai», testimonierai, con il tuo essere che da’ senso alle tue parole. Andrai verso la pienezza, verso di me. Io solo sono la Pienezza. Ascoltate, «udite» Isaia: Gesù usa le espressioni profetiche del libro di Isaia che illustrano le caratteristiche del Messia (Is 26,19; 29,18-19; 35,5-6; 61,1); quelle cose che Isaia attribuisce al Messia, ecco, «vedete», dice Gesù, io le faccio, quindi, tu comprendi: non dovrei essere io il Messia? Esperienza, Ragionamento, Adesione (E.R.A.); e Gesù, con sommo rispetto della persona, lascia che l’altro intuisca come può: ognuno comprende, infatti, secondo il proprio dono da Dio. Per questo sono quattro i vangeli, come dire: esistono tanti vangeli quanti sono i credenti; e Paolo dice che non siamo sotto la legge, ma siamo figli di Dio nello Spirito. Io non posso insegnarti a credere, ma testimonio la mia fede, ti mostro che è possibile a chiunque cerca. Giovanni Paolo II dice riguardo anche a Maria: piena di grazia, ma non esente dal cercare di comprendere più profondamente; «da parte sua, Maria confrontava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,19). Gesù, quindi, dà una risposta; ma non prefabbricata. Beato chi non si scandalizza, perché non ha schemi mentali precostituiti, di comprensione riguardo a nessuno. Schemi sono necessari; ma fra schema e realtà c’è il tuo intervento di ricerca e retta e sincera comprensione, che parte dall’amore e porta ad amare di più. Uno vale perché è santo, in quanto amato da Dio, come il buon Ladrone; non è santo perché lui ama Dio.
“Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”. È la seconda strofa: come comprendere Giovanni e se stessi? Rompendo i propri schemi mentali. Chi è il vero uomo, la vera danna? Il cercatore di Dio, nella persona di Gesù Cristo, come Giovanni il Battezzatore. È il più grande uomo, Giovanni, nato da donna, pieno di dubbi: desideri di capire la profondità di Dio! Chi raggiungerà questa felicità?! Il più piccolo del regno; tu più grande di lui. Noi, battezzati, siamo i più piccoli nel regno. Il battesimo (Rom 6) ci fa una cosa sola con Cristo. La Verità-Gesù abita nel tuo «io più profondo». Siamo una cosa sola con il Signore. Giovanni cerca fuori; il cristiano, il battezzato, cerca dentro, nel segreto della sua stanza, del suo io. Peccatori o santi, «sentiamo lui-Verità» che dice: “Dove sono io, siate anche voi; perché la vostra gioia sia piena”. Dio abita nel più interno dell’intimo d’ognuno; lì sei condotta/o «a celebrare con rinnovata esultanza» il mistero grande della salvezza (colletta generale). Per questo motivo hai bisogno di rivisitare le sembianze del tuo Signore, per saperlo riconoscere per gioire. Cristo nasce in te, e tu rinasci a vita nuova. La ricerca, l’attesa d’incontrare il Signore Gesù diventa per te memoria liturgica, = «anamnesi» o ricordo efficace che rende presente l’evento la sua venuta in mezzo a noi come uomo. Isaia e Giovanni Battista ora ti accompagnano ad incontrarlo: sono ispirati a far emergere le caratteristiche del Messia e dei tempi messianici.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
IL NOSTRO DIO VIENE A SALVARCI (Prima Lettura, Is 35,1-6a. 8a. 10).
La prima lettura è uno dei brani citati da Gesù in risposta ai discepoli di Giovanni, è profezia che il vangelo narra come adempiuta in Cristo, ed è il commento a ciò che Gesù racconta. Anche chi è nella fatica e nella prostrazione, espresse con «mani fiacche, ginocchia vacillanti, smarriti di cuore», condivide la gioia di essere «riscattato», «comperato e sottratto dalla schiavitù». Il Messia, infatti, proclama e attua per gli uomini la libertà dalla morte e da tutto ciò che ad essa è legato. Tralasciando tutte le minacce precedenti del profeta Isaia, nella prima lettura lo Spirito «ricorda» solo «la promessa antica che Gesù porta a compimento»; questo è il suo compito, per questo è mandato dal Padre, e la lettura si apre con inviti alla gioia: «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa, come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio». La promessa nella prima lettura, compiuta da Gesù, prosegue con imperativi di coraggio, proprio di chi aderisce: del profeta e di quanti accolgono Gesù; e dice: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio”». Con Dio tutto deve avere un senso, anche la fatica di vivere; Dio ci incoraggia dall’interno della nostra situazione, condividendo da farsi uomo come noi. Gesù risorto appare ai discepoli nel cenacolo, e li lascia nel cenacolo, dicendo: “Come il Padre ha mandato me, io mando voi”. La promessa della prima lettura che Gesù porta a compimento si conclude con numerose immagini di vita che vanno oltre l’esistenza umana normale; richiamano la vita di risorti in Cristo. Le parole la esprimono come meglio possono, praticamente, moltiplicando le immagini: «Il Signore viene a salvarvi, allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà una strada appianata e la chiameranno “Via santa”; su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; gioia e felicità li seguiranno, e fuggiranno tristezza e pianto». Semplici immagini dicono una vita oltre le parole.

Richiamiamo l’Attuazione, che ora lo Spirito compie in noi come in Gesù.
VIENI, SIGNORE, A SALVARCI (Salmo Responsoriale: dal Salmo 145).
È la risposta alla prima lettura, da parte di Gesù e dell’assemblea suo corpo che presta voce, cuore e opere a Gesù, in nome di tutta l’umanità. Quanto è precario l’aiuto dei potenti! Soltanto Dio libera veramente da ogni angoscia. Ciò che i profeti annunziano (Is 29,18s;49,9;61,1) Gesù e assemblea ripetono a cori alterni, con felicità e sicurezza: “Il Signore è fedele per sempre” – “rende giustizia agli oppressi” – “dà il pane agli affamati” – “Il Signore libera i prigionieri” – “Il Signore ridona la vista ai ciechi” – “il Signore rialza chi è caduto” – “il Signore ama i giusti” – “il Signore protegge lo straniero” – “Egli sostiene l’orfano e la vedova” – “ma sconvolge le vie degli empi”. “Il Signore regna per sempre” – “il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione”.
Sono le opere di Gesù nel vangelo, compimento delle profezie in Gesù, attuazione del compimento nei discepoli di Gesù, che proseguono proclamando: “I ciechi rcuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”. Ecco il tempo nuovo della giustizia, il regno che viene, la grazia misericordiosa del nostro Dio.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
RINFRANCATE I VOSTRI CUORI, LA VENUTA DEL SIGNORE È VICINA (Gc 5,7-10).
L’uomo, abituato a mettere se stesso al centro, e a prendere l’iniziativa in ogni cosa, deve imparare a rispettare i tempi di Dio per le cose di Dio, infinitamente superiori all’uomo. Paolo, come tutti i profeti, lo ha imparato, è stato costante, e ora desidera per tutti il dono della stessa costanza, ed esorta: “Siate costanti come l’agricoltore. Prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che parlano nel nome del Signore”. La parola di Gesù è stata paragonata, da lui stesso, a un seme; e cosa hai capito di «Gesù seminato in te»? Poco. Abbi pazienza. Certe cose si capiscono col tempo. Non si tratta d’intelligenza, ma di pazienza: di attendere l’opera di Dio. Nessuno sa quando potrà capire Gesù Cristo. Sta in attesa come chi cerca; prega nell’assemblea: Sostieni, o Padre, il nostro cammino incontro al Figlio tuo che viene; fa’ che perseveriamo nella pazienza, maturando in noi il frutto della fede, e accogliendo, con animo grato, il vangelo della gioia (cfr colletta).

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
La preghiera sulle Offerte ci da’ il senso dei doni offerti all’altare: servono per «rinnovare» l’offerta del sacrificio di Cristo, e «attuare» il «santo mistero da te istituito», o Padre. Non è un rito umano ma divino, efficace, da rendere attuale in noi l’opera della salvezza di Cristo; e noi gli aderiamo con la disponibilità che ci richiede, pregando: “Per la sua divina potenza renda efficace in noi l’opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui tu ci accogli nella pazienza. Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo. Lo stesso Signore ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode. Ai poveri annunziò il Vangelo di salvezza, la libertà ai prigionieri, agli afflitti la gioia.
L’assemblea loda, benedice, ringrazia il Padre per le opere di Gesù. Esse sono «compimento delle promesse», riportate alcune nella prima lettura improntata nella gioia: «Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana Gesù portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». «Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede, e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno» (cfr prefazi I.Ia).

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù sia in mezzo a noi, «Via Santa» che ci conduce a te. Lo Spirito che ti abbiamo chiesto di mandare sui doni, o Padre, secondo il comando di Gesù, li trasforma in Cristo; il Signore Gesù si rende presente, e attua in particolare ciò che la sua Parola, nella prima parte della Messa ci ha annunziato. In tal modo «tutto ciò che Gesù ha fatto e insegnato, per riconciliare il mondo, non lo conosciamo soltanto nel racconto di azioni compiute nel passato, ma siamo sotto l’effetto del dinamismo di tali azioni, presente» (s. Leone, Sermone 63). “Comunicando al corpo e al sangue di Cristo, lo Spirito Santo”, che ha trasformato pane e vino in Cristo, trasformi anche noi: “ci riunisca in un solo corpo”.

Diveniamo «luogo riservato» a Gesù, che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, Redentore paziente verso di noi fino alla morte. Il dono che Gesù fa di se stesso, qui presente, oggi si rivela fondamento di gioia; una gioia ben distinta dal piacere. La gioia, infatti, si basa sul rapporto con il Signore vicino, presente, operante. Il piacere invece si ha per una semplice soddisfazione dei sensi (vedi pubblicità televisiva). Si può essere anche in una situazione di sofferenza, e gioire per il rapporto con il Signore, come Paolo, lieto per le sue sofferenze, come Giovanni Battista in carcere, o come Gesù che accoglie dal Padre l’annunzio della sofferenza, preannunziata dal suo Precursore Giovanni già carcerato: “Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te”; eppure Gesù acclama esultando nello Spirito Santo: “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri”. Gesù, pur nella sofferenza, è lieto di portare «il lieto annunzio»; frutto che fa riconoscere l’albero: Gesù.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; riscattati da lui, tuo amatissimo Figlio, come i discepoli di Giovanni Battista, accogliendo Gesù, tornano cambiati personalmente, riferiscono con la vita e le parole: sono intercessori in favore di Gopvanni presso Gesù, collaborano ad irrobustire la sua fede, e a proseguire nella consolazione la via del martirio, come precursore del Maestro anche nella morte. Anche noi, uscendo da questa celebrazione, andiamo a riferire ciò che udiamo e vediamo: condivideremo la nostra gioia e la consolazione con cui siamo consolati da Dio in Cristo Gesù; e per tutti i defunti, ti preghiamo, Padre: “ammettili a godere la luce del tuo volto e la pienezza di vita alla tua presenza”.

«Glorifichiamo» il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
Da ciò che lo Spirito ci ha fatto fare, noi siamo diventati «memoria della morte di Cristo, e della sua gloriosa risurrezione». “Ti rendiamo grazie, o Padre, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio” di Cristo, sperimentando «più gioia» nel dare che nel ricevere.
Tutta l’umanità tu rendi così perfetta nell’amore, o Padre. A te ogni onore e gloria da ogni persona che ti riconosce Padre di Gesù Cristo, Lieto Annunzio ai poveri. A te, Padre, ogni onore e gloria, per sempre.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui, morto e risorto per noi.
Ti preghiamo, Padre: venga il tuo regno, esaudisci l’attesa dei poveri. – Ecco l’Agnello, il vostro Dio. Egli viene a salvarvi. “O Signore, non sono degno, ma dì una sola parola, e sarò salvo”.
Si possono ben capire i dubbi di Giovanni in carcere, e i nostri. Gesù non appare quel Dio che noi immaginiamo. Non è il giudice che punisce i cattivi; non castiga quanti vivono come se lui non esistesse. Gesù è il Servo di Dio, che «non spezza la canna già incrinata e non spegne lo stoppino dalla fiamma smorta». Offre misericordia ai peccatori, dona consolazione e guarigione ai poveri sbandati e sofferenti; e c’invia, pazienti anche con noi stessi, nell’attesa che il seme cresca: Andate a riferire ciò che udite e vedete, andate a condividere la vostra gioia, andate nella pace di Cristo. La forza di questo sacramento vi libera dal peccato, e vi prepara all’incontro con me e con i fratelli (cfr comunione e dopocomunione).

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2).
Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio,
La Pazienza Gioiosa:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
pazienza gioiosa, dell’agricoltore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza:
pazienza gioiosa, dei profeti fino a Giovanni Battista;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
pazienza gioiosa, di Gesù che ci attende tutti nell’amore del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
pazienza gioiosa, dei fratelli che si accolgono l’un l’altro in Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità:
pazienza gioiosa, di Dio che si compiace della sua misericordia in Cristo verso i figli dell’uomo.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai mandato Gesù, il tuo Figlio amatissimo, pieno di Spirito Santo, a portare il lieto annunzio ai poveri; suscita in noi la fede da invocarlo con gioia: “Vieni, Signore, a salvarci”. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).