28/10/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 30 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
30ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 28 Ottobre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 104,3-4
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore, ercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi. Per il nostro Signore…
Anno C:
O Dio, tu non fai preferenze di persone e ci dai la certezza che la preghiera dell’umile penetra le nubi; guarda anche a noi come al pubblicano pentito, e fa’ che ci apriamo alla confidenza nella tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Prima Lettura Sir 35, 12-14.16-18
La preghiera dell’umile penetra le nubi.
DAL LIBRO DEL SIRACIDE
Il Signore è giudice e non v’è presso di lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi.
La preghiera dell’umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 33
GIUNGE AL TUO VOLTO, SIGNORE, IL GRIDO DEL POVERO.
Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino. R/
Il volto del Signore contro i malfattori, / per cancellarne dalla terra il ricordo.
Gridano i poveri e il Signore li ascolta, / li salva da tutte le loro angosce. R/
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, / egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, / chi in lui si rifugia non sarà condannato. R/
Seconda Lettura 2 Tm 4,6-8.16-18
Ora mi resta solo la corona di giustizia.
DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO
Carissimo, il mio sangue sta per essere sparso in libagione, ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia.Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.
Vangelo Lc 18, 9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».
Sulle Offerte
Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: quest’offerta, espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e renda gloria al tuo nome. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 19,6
Esulteremo per la tua salvezza e gioiremo nel nome del Signore, nostro Dio.
Oppure: Ef 5,2
Cristo ci ha amati: per noi ha sacrificato se stesso, offrendosi a Dio in sacrificio di soave profumo.
Anno C: Lc 18,13-14
Il pubblicano diceva: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». E tornò a casa sua giustificato.
Dopo la Comunione
Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi ciò che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne, che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –..ª Domenica – ../../….); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
… .
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
«Gioisca il cuore di chi cerca il Signore» nelle varie circostanze della vita come Paolo. «Cercate il Signore» e sperimentate «la sua potenza». «Cercate sempre il suo volto», «come possesso di realtà eterne» celebrate nella messa, e intraviste nella vita (cfr Antifona d’Ingresso).
“O Dio, tu non fai preferenze di persone e ci dai la certezza che la preghiera dell’umile penetra le nubi”; è richiamato in sintesi Dio di fronte al «povero». Seguono gli imperativi di adesione «guarda» e «fa’» dell’assemblea celebrante sulla scia del pubblicano evangelico: “Guarda anche a noi come al pubblicano pentito, e fa’ che ci apriamo alla confidenza nella tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome” (cfr Colletta, Anno C).
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
IL PUBBLICANO TORNÒ A CASA GIUSTIFICATO, A DIFFERENZA DEL FARISEO.
Il testo biblico (Vangelo, Lc 18,9-14) propone nella parabola due uomini, che pregano in modo diverso. La liturgia fa subito una scelta, per il retto modo di porsi davanti a Dio, e di pregarlo; propone all’assemblea l’atteggiamento del pubblicano, che «tornò a casa sua giustificato». «L’eucaristia» o ringraziamento del fariseo sarebbe molto bello, se aggiungesse: “Sì, o Signore, io ti rendo grazie perché tutto il bene che ho potuto fare lo devo alla tua grazia”. Questo è l’atteggiamento del pubblicano; egli sa di non poter far valere alcuna sua azione come «buona» davanti a Dio. Si riconosce limitato, peccatore e «incapace di fare da sé il bene», incapace anche di convertirsi; si rivolge umilmente a Dio, capace di aiutarlo (vedi prima lettura), implora la sua misericordia, e la ottiene. Esce dal tempio «giustificato» da Dio. Il canto al vangelo suggerisce all’assemblea di guardare all’atteggiamento di questo pubblicano, detto «piccolo», e di benedire il Padre con le parole di Gesù: “Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli”.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
LA PREGHIERA DELL’UMILE PENETRA LE NUBI.
La prima lettura (Siracide 35, 12-14.16-18) presenta Dio giudice che non fa preferenza di persone. Unica sua preferenza è per i poveri, le vedove e gli orfani. «Poveri», in genere, non solo di mezzi materiali. Questa lettura richiama l’atteggiamento del pubblicano evangelico, e l’assemblea è invitata a pregare il Signore con le sue parole: “O Dio, abbi pietà (ilàskomai = espiare, aver pietà) di me peccatore”; imperativo d’adesione: tu, Signore, hai pietà del povero? Abbi pietà di me! –
In quanto profezia, poi, questa prima lettura trova in Cristo il suo compimento: Gesù di Nazaret è Dio che espìa per ogni uomo, prega il Padre per ogni persona, per tutta l’umanità che ha assunto. La sua preghiera penetra le nubi e fa intervenire l’Altissimo, rende soddisfazione ai giusti e ristabilisce l’equità.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
GIUNGE AL TUO VOLTO, SIGNORE, IL GRIDO DEL POVERO.
L’assemblea celebrante sa di essere esaudita nella persona di Gesù; sa che il Padre ascolta il suo appello e la salva (Salmo responsoriale, dal Salmo 33, 2-3; 17-18; 19-20). L’assemblea benedice Dio e lo loda: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode”. Lo glorifica e lo celebra: “Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino”. Sperimenta che è vero: “Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo. Gridano i poveri e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti. Il Signore «riscatta» la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà condannato”, ma «torna a casa sua giustificato».
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
ORA MI RESTA SOLO LA CORONA DI GIUSTIZIA.
Come un membro dell’assemblea celebrante, Paolo (seconda lettura, 2Tm 4,6-8.16-18) ricorda il Signore Gesù, che lo ha chiamato sulla via di Damasco, e celebra il suo nome in due momenti della sua esistenza.
La prima difesa in tribunale: Paolo costata l’abbandono da parte di tutti, ma come Gesù (Lc 23,34) e come Stefano (At 7,60), Paolo perdona a coloro che lo hanno abbandonato.
La propria esecuzione capitale: è vista da Paolo come un culto spirituale di tutta la sua vita (Rm 12,11), e del suo apostolato (Rm 1,9), con l’offerta del suo sangue, attendendo la beata speranza e la manifestazione della gloria (Tt 2,13).
Questi due fatti, come tanti altri, sono per Paolo occasioni che gli ricordano il Signore presente come sulla via di Damasco: “Saulo, Saulo!”; e parla di lui, «il Signore, giusto giudice», che «perdona». Paolo vive, in particolari momenti storici, una realtà a due livelli: uno cronologico, e uno divino. A loro volta, questi due fatti diventano simbolo, profezia di liberazione definitiva, per lui e per «tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione».
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dopo avere ascoltato la parola del Signore e il suo richiamo con l’omelia, i fedeli cominciano a rispondere, presentando doni in segno di gratitudine per quanto «sono» e per quanto «possiedono»; lo esprimono per bocca del sacerdote in persona di Gesù: “Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo”; riconosciamo che tutto è «grazia», e per questo noi ti rendiamo grazie: “Quest’offerta salga fino a te e renda gloria al tuo nome” (cfr Sulle Offerte). Escono dal cuore benedizione e lode al Signore, che «riscatta la vita dei suoi servi». Segue il riscatto con il dono che Gesù fa di se stesso.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui hai rivelato la tua benevolenza verso di noi, mentre egli prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede in riscatto per noi e per tutti in remissione dei peccati. Tutti noi lo abbiamo abbandonato, ed egli non ne tiene conte contro di noi.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: il tuo Figlio in mezzo a noi é la nostra giustificazione. Non solo Gesù non tiene conto che lo abbiamo abbandonato, ma ci fa giusti, ristabilendo egli stesso l’equità con il suo dono.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, tuo Figlio prediletto, che associa anche la nostra vita alla sua in libazione, come quella di Paolo; e anche noi potremo continuare a combattere la buona battaglia di Cristo, terminare la nostra corsa, conservando la fede.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; in lui tutti siamo resi giusti, a te graditi, non tenendo conto del male ricevuto, ma desiderando per tutti, come per noi stessi, la consegna della corona di giustizia, per l’unico riscatto di Cristo tuo Figlio.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa giusti.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da tutta l’umanità per Cristo che intercede per noi e non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità. Perfetta gloria di Dio, infatti, è l’uomo reso giusto dalla misericordia di Dio stesso.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, donaci sempre il pane sovrasostanziale che ci riscatta, e ci rende in grado di perdonare come siamo perdonati, di condividere come tu condividi con noi la tua stessa vita in Cristo e nello Spirito Santo. Liberaci da ogni presunzione che ci accieca e c’indurisce il cuore. Rendici forti nelle prove, come Paolo. “Esulteremo per la tua salvezza e gioiremo nel nome del Signore, nostro Dio (Sal 19,6), perché “Cristo ci ha amato, e ha sacrificato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave profumo”. Il nostro Salvatore ha preso su di sé il peccato del mondo, ci ha iberati. Egli è l’Agnello di Dio, e noi siamo invitati alla Cena che il Signore ha preparato per i poveri, i deboli, i peccatori. Lo invochiamo ripetendo la preghiera semplice e vera del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”. Resi giusti davanti al Padre, ci fa «tornare a casa nostra giustificati», e ci fa pregustare «il possesso delle realtà eterne» (cfr Dopo la Comunione), che potremo testimoniare agli altri nella vita quotidiana, come peccatori perdonati.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Giustificazione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: giustificazione, non presunta dall’uomo, ma donata da Dio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: giustificazione, non per il fariseo, ma per il povero che confida nell’amore gratuito di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: giustificazione, pienamente compiuta nel riscatto del Signore Gesù, vero Dio e vero uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: giustificazione, manifesta in Paolo convertito, tipo della Chiesa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: giustificazione, presente in tutti alla fine, quando Gesù sarà tutto in tutti.
Preghiamo:
O Padre, Signore del cielo e della terra, che accogli la benedizione e la lode di Gesù, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli; giunga al tuo volto il grido del povero. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).