16/09/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 24 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
24ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 16 Settembre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Cf Sir 36,15-16
Da’, o Signore, la pace a coloro che sperano in te; i tuoi profeti siano trovati degni di fede; ascolta la preghiera dei tuoi fedeli e del tuo popolo, Israele.
Colletta
O Dio, che hai creato e governi l’universo, fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. Per il nostro Signore…
Anno C:
O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosè non abbandonasti il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore, concedi alla tua Chiesa per i meriti del tuo Figlio, che intercede sempre per noi, di far festa insieme agli angeli anche per un solo peccatore che si converte. Egli è Dio…
Prima Lettura Es 32, 7-11. 13-14
Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.
DAL LIBRO DELL’ESODO
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre». Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 50
DONACI, PADRE, LA GIOIA DEL PERDONO.
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; / nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe, / mondami dal mio peccato. R/
Crea in me, o Dio, un cuore puro, / rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza / e non privarmi del tuo santo spirito. R/
Signore, apri le mie labbra / e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi. R/
Seconda Lettura 1 Tm 1, 12-17
Cristo venne a salvare i peccatori
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO
Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al mistero: io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede; così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Canto al Vangelo Cf Gv 4,16; 3,20
Alleluia, alleluia. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi: se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Alleluia.
Vangelo Lc 15, 1-32
Ci sarà gioia in cielo per un peccatore convertito.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E` tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Sulle Offerte
Accogli con bontà, Signore, i doni e le preghiere del tuo popolo, e ciò che ognuno offre in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 35,8
Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio! / Gli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali.
Oppure: Cf 1 Cor 10,16
Il calice della benedizione che noi benediciamo, è comunione con il sangue di Cristo; e il pane che spezziamo è comunione con il corpo di Cristo.
Anno C: Lc 15,24
«Facciamo festa, perché mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Dopo la Comunione
La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito. Per Cristo nostro Signore.
=======================================================================
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –24ª Domenica – 12/09/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
FACCIAMO FESTA !
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
Antifona d’Ingresso (Cf Sir 36,15-16). In procinto d’iniziare la celebrazione della messa, l’assemblea liturgica riconosce e crede all’amore di Dio, gioisce di appartenergli; sa che «il cuore di Dio è più grande del nostro cuore», e allora prega con fiducia: “Da’, o Signore, la pace a coloro che sperano in te”, come hai promesso per bocca dei tuoi profeti. Aspettandoci di trovarli degni di fede, continuiamo a pregare: “Ascolta la preghiera dei tuoi fedeli” che ti supplicano in rappresentanza di tutto il popolo, «Israele», dell’antico e nuovo Patto.
L’assemblea liturgica riconosce un altro motivo per dichiarare a Dio la gioia di appartenergli: «Dio ha creato e governa l’universo», lo ha arricchito di «beni» in abbondanza. L’universo è segno di un Dio Creatore non invidioso del bene degli uomini, come sono invece gli dèi inventati dall’uomo (cfr mitologia greca e idoli dell’uomo moderno), anzi favorisce in ogni modo l’umanità (cfr tutta la storia sacra che continua nella nostra storia). A maggior ragione gli chiediamo di sperimentare «la potenza della tua misericordia». Servire un Dio, che si rivela così buono verso tutti, è regnare; scopo della nostra richiesta, espressa per bocca del sacerdote in persona di Gesù, è “dedicarci con tutte le forze al tuo «servizio»”.
La preghiera, colletta, dell’anno C aggiunge tre motivi, che rassicurano in modo progressivo, fino al massimo, l’assemblea sulla propria appartenenza a Dio: Mosè, l’assemblea celebrante, il Figlio che intercede. L’esempio «del tuo servo Mosè», ispirato da Dio a pregare Dio per il popolo; Mosè mosso a pregare per «il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore», ed è esaudito; il vero Mosè ispirato a pregare è ora l’assemblea liturgica in persona di Gesù suo Capo e «per i meriti del tuo Figlio, che intercede sempre per noi». Scopo della preghiera, in fine, è: «far festa insieme agli angeli anche per un solo peccatore che si converte». Dio si conferma contento, e non invidioso – come sono gli dèi fatti dagli uomini – del bene che lui stesso elargisce alle sue creature. Facciamo festa, quindi.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
CI SARÀ PIÙ GIOIA IN CIELO PER UN PECCATORE CONVERTITO.
Vangelo di Luca 15,1-32. Gesù è ascoltato da prostitute e peccatori, ed è rimproverato da scribi e farisei. Con due paragoni e una parabola Gesù difende il proprio operato. Considerando separati, secondo la tradizione, i due paragoni dalla parabola, si hanno due risposte da parte di Gesù. Con i due paragoni, del pastore e della donna, Gesù dice: come il pastore e la donna gioiscono, così Dio; e con la parabola del buon papà verso i due figli, Gesù aggiunge: è giusto che anche voi, scribi e farisei, che condividete la gioia di Dio (nell’antico testamento) per un peccatore pentito, gioiate anche per me che agisco come Dio, raffigurato da quel buon padre della parabola esposta: gioiate e non mi condanniate.
Gesù sottolinea, infatti, il senso del suo comportamento in sintonia con l’agire di Dio, che scribi e farisei conoscono in Geremia: “Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto? Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza. Oracolo del Signore” (Ger 31,20). Nei salmi: «Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare, e non conserva per sempre il suo sdegno» (Sal 103,8-9); «Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, liberami dall’angoscia, per la tua giustizia» (Sal 143,11); “Fammi sentire gioia e letizia… Rendimi la gioia di essere salvato” (Sal 51,10.14).
Gesù aveva già mostrato «ai farisei e ai loro scribi» il suo agire conforme all’operato di Dio, in occasione della vocazione di Levi (cfr Lc 5,31). «I farisei dissero ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori? ”. Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: «Misericordia io voglio e non sacrificio» (Osea 6,6). Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”» (Mt 9, 11ss).
Giustamente i seguaci di Gesù hanno accolto questo suo atteggiamento come rivelazione dell’agire del Padre in lui, suo Figlio; come dice Paolo ai Romani: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8). Gli stessi fedeli di Gesù riconoscono che Gesù, Signore e Maestro, continua in loro stessi la sua attività di misericordia divina: “Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2Cor 5,18); convinti che “in questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo” (1Gv 4,10.19). In conclusione: chi approva l’atteggiamento di Dio, approvi anche l’agire di Gesù, che attira a sé prostitute e peccatori, perché è identico! Tutti s’affrettino a partecipare alla sua gioia!
C’è un limite, però, all’onnipotenza di Dio; si chiama «libertà dell’uomo». Ma “noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi: se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (Cf Gv 4,16; 3,20. Canto al Vangelo).
Considerando invece tutto il testo come una sola unità redazionale di Luca, che mette insieme i due paragoni e la parabola, s’intravede l’intenzione dell’evangelista, rivolta ai destinatari cristiani, venuti dal paganesimo di cultura greca, con divinità gelose e vendicative, risultato di proiezioni dei vizi umani negli dèi fatti da uomini. Gesù presenta il Padre come il Dio che gioisce della vita del peccatore che si converte. Dio è come il pastore e come la donna. Dio è anche come il padre della parabola: non si dà pace e insegue il peccatore con tutta la sua forza, onnipotente, finché non lo trova. Trovatolo, lo porta presso Dio, suo Padre. Il peccatore che accoglie la «dolce persecuzione divina» e ritorna in sé (cf. Lc 15,17), è riconciliato con il Padre. Fa festa con gioia sia chi riconcilia, sia chi è riconciliato, senza umiliazioni, per nessuno. A torto la cercherebbe nella sua strumentale confessione il figlio minore, e nella richiesta di un capretto, per una festa con gli amici, il figlio maggiore; perché il padre, oltre tutto il resto, mette al dito del figlio minore «l’anello» del potere su tutto il suo patrimonio, e al figlio maggiore dice: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo”. È mia come tua «la gioia per un solo peccatore convertito». Chiunque mi segue, ascolti la mia parola, lasci che io continui ad agire in lui, e divenga con me simile all’altissimo.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
DIO ABBANDONA IL PROPOSITO DI NUOCERE AL SUO POPOLO: GESÙ È IL SALVATORE.
Nella prima lettura, Es 32,7-11.13-14, Mosè riconosce che il popolo ha peccato, che ha la testa dura. Non chiede di concedere le circostanze attenuanti. Fa appello alla fedeltà dell’amore del Signore: come ogni preghiera, l’intercessione è professione di fede in Dio, sempre pronto a perdonare il peccatore che ritorna a lui. Mosè che supplica Dio di ricordare le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe (Israele), con giuramento, per se stesso, dicendo: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre”, conferma la parola di Gesù a scribi e farisei: il Dio rappresentato dal padre della parabola è buono, desiste dal «proposito di nuocere al suo popolo»; e Gesù, che compie la promessa e mangia con prostitute e peccatori, non va condannato, come non si condanna Dio che ha compassione d’Israele. La supplica di Mosè conferma pure la differenza fra il Dio di Gesù, tutto a favore del popolo, e gli dèi pagani, gelosi dei loro beni, contro gli uomini. Mosè intercede ed è esaudito, semplicemente ricordando a Dio la sua fedeltà alle sue promesse, fatte per se stesso, per amore del suo nome: nome di «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato…» (Es 34,6s).
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
DONACI, O PADRE, LA GIOIA DEL PERDONO.
Nel Salmo Responsoriale, dal Salmo 50, come Mosè, anche l’assemblea celebrante ricorre al cuore di Dio, più grande del cuore umano: “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato”; otteniamo misericordia non per i nostri meriti, ma per «la tua misericordia», per «la tua grande Bontà». Sono purificato, lavato, mondato dal mio peccato, non per me, ma per il suo nome, la sua Persona.
Cristiani, venuti dal giudaismo o dal paganesimo, sappiamo che il nostro Dio, come ci ha creati e ci mantiene in vita, così ci può ri-creare e rinnovare: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”. Noi apparteniamo a un Dio, che non solo perdona, ma non respinge mai nessuno dalla sua presenza; riempie tutti del suo Spirito, che ci fa esclamare con piena adesione interiore: “Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo Santo Spirito”. Aderiamo semplicemente con gioia infinita al bene che la sua Bontà ha operato in noi, e continuiamo ad acclamare con «imperativi d’adesione» come un prefazio: “Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi”.
Sono parole che Gesù ci rivolge venendo in noi. Parole che risuonano sulle nostre labbra ora qui sulla terra, mentre il Figlio intercede sempre per noi presso il Padre. Parole che suscitano in noi, peccatori, gioia festosa, mentre ci pervadono corpo e anima, perché «non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito» che ci sprona a convertirci: andare oltre noi stessi e il mondo, fino a Dio.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
È UN PECCATORE, SALVATO, PER LA VENUTA DI CRISTO NEL MONDO.
Nella Seconda lettura, 1Tm 1,12-17, Paolo si presenta peggiore di tutti, ma sempre tipo del cristiano: persecutore accanito che ritorna; è convertito dalla grazia di Dio, senza alcun merito da parte sua. Un perdono talmente generoso che il bestemmiatore, persecutore e violento, trasformato in discepolo, si vede affidare il ministero apostolico. Chi potrebbe ancora dubitare dell’infinita misericordia divina, capace di trasformare in un modo così radicale un peccatore? Saul di Tarso, fino al suo incontro con il Cristo sulla strada di Damasco, apparteneva a quei «giusti che non hanno bisogno di conversione» e che conoscono la giustizia che deriva dalla legge, intransigenti con se stessi e con gli altri, pur affidandosi alla misericordia di Dio. Ma sul cammino di Damasco ha fatto «l’esperienza della misericordia» e ha capito che essa era la giustizia oltre la giustizia di Dio; era il Dio giusto in quanto fedele alla sua misericordia: «Mi è stata usata misericordia» (1Tm 1,13). Ha scoperto che si può diventare giusti di una giustizia che va oltre quella della legge, nella misura in cui si vive di quella misericordia che suscita misericordia.
«L’esperienza» di Paolo fu di scoprire che tutto quanto faceva in nome della legge, e della giustizia che da essa deriva, era niente di fronte all’enormità del peccato che, in fondo, è costato la vita del Figlio. «L’esperienza della misericordia di Dio» riduce al nulla le pretese dell’uomo, per accogliere la misericordia di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore. Da Cristo, con Cristo e in Cristo il proprio nulla sale fino a Dio, la festa comincia, la gratitudine è senza fine: “Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza… a colui che è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io”.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dopo avere ascoltato in silenzio Mosè, Gesù e Paolo, siamo spinti dal di dentro a muoverci, a rispondere con gesti e parole: “Accogli con bontà, Signore, i doni e le preghiere del tuo popolo, e ciò che ognuno offre in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore. Amen”. E inizia la grande Preghiera Eucaristica.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io, esempio della magnanimità di Gesù Cristo a quanti credono in lui per avere la vita eterna. Era morto, è tornato in vita, intercede sempre per noi.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù in mezzo a noi concede a tutti il tuo perdono, talmente generoso che un bestemmiatore, persecutore e violento, come Saulo di Tarso, è trasformato in discepolo, e si vede affidare il ministero apostolico. Nessuno può dubitare dell’infinita tua misericordia, capace di trasformare in un modo così radicale un peccatore!
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: in lui tu hai usato misericordia verso noi tutti. Ci fai vivere di quella misericordia che suscita misericordia, non di chi perdona sette volte, ma tiene lo sguardo fisso sul tuo Figlio, che non conta le offese, ma è dedito totalmente a te.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. In lui, divenuto nostro Fratello, ci fai tuoi figli diletti. Tutta l’assemblea celebrante in Cristo, vero Mosè, intercede ed è esaudita, semplicemente ricordandoti, o Padre, la tua fedeltà alle promesse, fatte per te stesso, per amore del tuo nome.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità redenta per la tua misericordia in Gesù Cristo. A te, Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Agnello di Dio, unico Mediatore, offerto in riscatto per tutti gli uomini, abbi pietà di noi, donaci la tua pace. “Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio! Gli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali” (Sal 35,8). “Il calice della benedizione che noi benediciamo, è comunione con il sangue di Cristo; e il pane che spezziamo è comunione con il corpo di Cristo” (Cf 1 Cor 10,16). «Facciamo festa, perché mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15,24). “La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito. Per Cristo nostro Signore” (Dopo la Comunione).
“Guarda con bontà, Signore, il popolo che confida in te, e fa’ che porti a tutti gli uomini la testimonianza del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Festa del Condono:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: festa, di un uomo per suo figlio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: festa, di Dio per il suo popolo Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: festa, di Gesù, Verbo di Dio per il Figlio dell’uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: festa, della Chiesa, sacramento della Misericordia, mezzo e strumento d’unione con Dio e fra gli uomini;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: festa, dell’umanità pervasa di Cristo tutto in tutti per lo Spirito Santo.
Preghiamo:
O Padre, che ci fai riconoscere e credere all’amore che tu hai per noi, anche se il nostro cuore ci condanna, noi sperimentiamo che tu sei più grande del nostro cuore e conosci ogni cosa; donaci la gioia del perdono. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).