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22/07/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 16 DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

16ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 22 Luglio 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 53,6-8
Ecco, Dio viene in mio aiuto, il Signore sostiene l’anima mia. A te con gioia offrirò sacrifici e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.

Colletta
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Anno C: Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima Lettura Gn 18, 1-10
Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
DAL LIBRO DELLA GENESI.
In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo».
Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce».
All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 14
I PURI DI CUORE ABITERANNO NELLA CASA DEL SIGNORE.
Signore, chi abiterà nella tua tenda? / Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente, / chi non dice calunnia con la lingua. R/
Non fa danno al suo prossimo / e non lancia insulto al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, / ma onora chi teme il Signore. R/
Chi presta denaro senza fare usura, / e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo / resterà saldo per sempre. R/

Seconda Lettura Col 1, 24-28
Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI.
Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.

Canto al Vangelo Cf Gv 17,17.19
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità: consacraci nel tuo amore.
Oppure: Cf Lc 8,15
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza.
Alleluia.

Vangelo Lc 10, 38-42
Marta lo accolse nella sua casa. Maria ha scelto la parte migliore.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Sulle Offerte
O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e compimento alle tante vittime della legge antica, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.

Comunione Sal 110,4-5
Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi: buono è il Signore e misericordioso, egli dà cibo a coloro che lo temono.
Oppure: Ap 3,20
«Ecco, sto alla porta e busso», dice il Signore. «Se un ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me».
Anno C: Lc 10,42
«Una sola cosa è necessaria. Maria si è scelta la parte migliore».

Dopo la Comunione
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno C – 16ª Domenica – 18/07/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

CHI MI ASCOLTA, COMPIE CON ME IL SERVIZIO DELL’AMORE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Ecco, in Gesù Dio viene anche oggi nel villaggio della mia vita quotidiana, legata a tradizioni umane”, può dire ciascuno di noi, partecipe di quest’assemblea. Ecco, il Signore viene in mio aiuto, entra da me com’entra in casa di Marta e Maria, e sostiene l’anima mia come quella delle due sorelle. Viene a dire a quella parte di me che si chiama Marta: “Occupati senza preoccuparti, facendo ogni cosa con l’animo di Maria che «sta ai miei piedi»”; e all’altra parte di me che si chiama Maria: “Con questa tua parte buona, migliore, di chi sta sempre in ascolto della mia parola, lavora con Marta in cucina e ovunque”. A te, Signore, con gioia offrirò «sacrifici», farò sacri, teandrici = «umano-divini», azioni e parole, e loderò il tuo nome, perché sei buono, completando la bontà di Marta con la tua presenza, e la bontà di Maria con le faccende della giornata.
Con questa fiducia iniziamo la celebrazione della messa, Signore, sicuri che tu sei sempre propizio ai tuoi fedeli, e ci doni i tesori della grazia, perché rimaniamo sempre «fedeli». Padre di Gesù e Padre nostro, sei davvero sapiente e misericordioso! Tu ci doni un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che ancora risuona nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli; in loro tu sei sempre l’«ospite» che invìta ad agire alla tua presenza come Abramo, come Gesù, come Paolo. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ FONDA IL DISCEPOLATO FEMMINILE COME ACCOGLIENZA DELLA SUA PERSONA.
«Gesù entrò in un villaggio», Betania. Partendo dalla Galilea, Gesù già arriva nei pressi di Gerusalemme; poi lo troviamo indietro, a Gerico. Luca non è interessato a darci una cronologia dei fatti di Gesù, ma il senso, secondo il pensiero di Gesù; e qui il Maestro è interessato a fondare il discepolato femminile. «E una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa». Marta l’accoglie come capo della casa. Provvedere all’ospitalità spetta alla persona più anziana della famiglia. Che tipo d’accoglienza e «d’ospitalità» sarà quella di Marta? Sarà l’ospitalità del «villaggio» = della tradizione; e, secondo la «tradizione», una donna non può essere discepola di un Rabbino. Deve solo servire, accudendo alle cose di casa. All’epoca di Gesù non esisteva il discepolato femminile, presso nessuna scuola rabbinica. Gesù è il primo rabbino che fonda il discepolato anche per le donne. Lo fonda nell’episodio di Marta e Maria. (Lc 10,38-42). Già poco prima, nel capitolo ottavo (vv. 2-3), Gesù aveva un seguito femminile. «C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni».
Marta «aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola». L’espressione tecnica «presso i piedi» del Signore indica il discepolato. Paolo usa la stessa espressione, «presso i piedi» di Gamaliele, quando sotto custodia del Centurione a Gerusalemme, intende dire ai Giudei che egli è un giudeo, «formato, appunto, alla scuola di Gamaliele». Non basta che una persona voglia essere discepola di Gesù. In ogni altra scuola era sufficiente voler essere discepoli di qualcuno per partecipare alla sua cerchia. Riguardo a Gesù, non è così: la persona deve essere accolta, approvata e scelta da Lui; e Gesù accoglie Maria, l’approva, rispondendo a Marta, che si era fatta avanti, dicendo: “Signore, non ti curi che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?”. «Servire» è l’unica cosa che devono fare le donne, secondo la tradizione del «villaggio». Marta è sicura di tale tradizione; non si discute, e lo ricorda a Gesù, precisando: “Dille dunque che mi aiuti”. Gesù non è del parere, come spesso avviene; non per il piacere di voler far sempre il «Bastian contrario», ma perché rivela i sentimenti del Padre, che mai coincidono con i nostri; e mostra a Marta di voler approvare Maria e accoglierla come sua discepola, dicendo: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa, di cui c’è bisogno”. «Una sola cosa». Gesù lo ripete al Notabile che gli chiede: “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”, Gesù risponde, e conclude: “Una cosa ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi” (Lc 18,18ss). La Persona di Gesù sostituisce ogni bene, come unico Bene che rende autentico ogni altro suo dono; e a Marta Gesù dice: Maria, sedendo ai miei piedi e ascoltandomi, «si è scelta la parte migliore» («la buona»), l’unica cosa buona «che non le sarà tolta». – Marta, «preoccupata e agitata per molte cose», rappresenta il «terzo terreno» della parabola, dove il Seme della Parola è soffocato dalle «molte preoccupazioni della vita» (Lc 8,14ss). Maria, che in ascolto, coltiva «la parte migliore» (in greco = «la buona»), corrisponde al «terreno buono» della parabola, terreno che favorisce la crescita e l’«abbondante» produzione del Seme. Maria non ascolta in qualche modo la «Parola–Gesù», ma la custodisce; e la Parola custodita porta frutto. Gesù la dichiara «Beata» con tutti noi dell’assemblea che intendiamo agire così, dicendo: “Beati coloro che custodiscono la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza” (vers. vang.; cf Lc 8,15). L’ospitalità per Gesù significa diventare suoi discepoli, come Gesù stesso precisa: “In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv15,8). Realtà che vale per tutti, rivela Gesù: non solo per gli uomini ma anche per le donne. «L’unica cosa necessaria» non è fare del bene a Gesù, come lo intendeva Marta, vale a dire «servirlo»: questa è la valutazione di Marta e nostra. Per Gesù, sentirsi amato e accolto equivale a «farsi ascoltare». Gesù non rimprovera l’amore di Marta, ma lo indirizza: vuole che noi chiediamo a lui come vuole essere amato; come Gesù stesso chiede per esempio al cieco di Gerico che cosa vuole, dicendo, “Che cosa vuoi che io ti faccia?”. Prima si ascolta la Parola di Gesù, la sua Persona, nel bisognoso; poi s’impara a servire Gesù; come le membra del corpo seguono la volontà del capo. Gesù vuole che seguiamo lui, per il bene degli altri. Diversamente, si è membra disorganizzate: non servono a nessuno; vanno legate perché non nuocciano.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
ABRAMO, FIGURA DI CRISTO, UNISCE PRESENZA DI DIO E ACCOGLIENZA OSPITALE.
Il brano della prima lettura (Gn 18, 1-10a), come sempre, coglie e «rileva» un aspetto del vangelo. Oggi mostra come le due sorelle, che accolgono Gesù attraverso l’ascolto e il servizio, possono trasformare ogni parola, ogni gesto in atto «umano e divino», insieme. Presso la località chiamata «le Querce di Mamre», Abramo «vide tre uomini; appena li vide, corse loro incontro, si prostrò, disse: “Mio Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo; lavatevi, accomodatevi, rinfrancatevi; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Abramo ne saluta tre e tuttavia, prostrato fino a terra, si rivolge all’unico, dicendo: «Mio Signore». Abramo ha una vista esterna e una visione interiore. Agisce in fretta con le mani e parla con il cuore. Vede, prepara, corre «presto» lui stesso, pone tutto davanti a loro, e sotto l’albero sta in piedi presso di loro, in atteggiamento di servizio continuato, mentre loro mangiano, per Abramo quei tre ospiti sono passati solo per essere serviti. Marta e Maria sono ben rappresentate da Abramo, che serve gli uomini mentre ama e onora Dio.
Abramo è solo una figura, un’immagine, una profezia. La realtà, il compimento è Gesù: egli è in pieno rapporto con il Padre, sempre, ora mentre entra nel villaggio a portare il vero colloquio di Dio con l’uomo in due donne, in casa di Marta e Maria, figlie nel Figlio, fatte a sua immagine. Gesù si fa loro prossimo come buon Samaritano «nell’ora più calda del giorno», simboleggiata dalla sua crocifissione. In ciascuno di noi Gesù suscita la sua «Compassione». Accolto in noi come «affaticato», il suo cuore in cerca del nostro «ascolto», «si rinfranca» e tramite noi «prosegue oltre», per raggiungere altri fratelli e sorelle, come ognuno lo prega con le parole di Abramo: “Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo”, perché io non viva senza senso. La parola di Dio porta frutto, simboleggiato dal compimento, entro l’anno, della promessa di un figlio, «Isacco»: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”.

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
I PURI DI CUORE, QUANTI PER SUA GRAZIA SONO DEDITI A LUI, ABITANO PRESSO DI LUI.
Il grande «Puro», totalmente dedito al Padre, è il Figlio, Gesù di Nazaret, che ora mette insieme l’operosità dell’entrata in un villaggio con l’ascolto del Padre. Gesù è compimento dell’immagine «Abramo». Gesù di Nazaret, come pio ebreo, ha pregato questo salmo responsoriale (14/15), e ora Risorto lo prega con la voce dell’assemblea celebrante. Il Salmo inizia con una domanda: “Signore, chi abiterà nella tua dimora?”. Conosciamo la risposta di Dio dalla Parola di Dio. Il Signore insegna «il sentiero della vita» e rende in grado di evitare «il sentiero del violento». Se Dio «tiene saldo» il destino dell’uomo, i suoi passi rimangono «saldi» sulle tracce da lui segnate e non «vacillano». Dio è l’unica «parte» nella vita di chi sta presso il Signore e impara da lui. La «parte» nella vita dell’empio, che non ascolta il Signore, è la morte. L’attenzione al prossimo caratterizza l’«insegnamento» che il fedele apprende da Dio, e si manifesta nell’operato che Gesù ha realizzato pienamente nella sua passione, morte, risurrezione, e che ora attua in noi sue membra, mentre celebriamo e viviamo la «Parola». La purezza o totale dedizione al Padre da parte di Gesù e di quanti gli appartengono, è espressa nelle «dieci (totalità) parole»: “Chi cammina senza colpa / agisce con giustizia / parla lealmente / non dice calunnie / non fa danno al suo prossimo / non lancia insulto al suo vicino / non approva l’operato del malvagio / onora chi teme il Signore / presta denaro senza usura / non accetta doni contro l’innocente”. Parole che alludono al mistero pasquale di Cristo vivente nei fedeli celebranti.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
PAOLO, ESEMPIO DEL FEDELE CHE IN CRISTO, UOMO DIO, VIVE ASCOLTO E SERVIZIO.
Paolo «annunzia, ammonisce e istruisce», «realizzando la sua (di Cristo) parola» (Col 1, 24-28); serve «ogni uomo con ogni sapienza», «per rendere ciascuno perfetto in Cristo». Paolo unisce l’ascolto di Maria e il servizio di Marta e lo chiama «Completamento»: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”; lo chiama «Ministero»: “Di essa (Chiesa) sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi”; lo chiama «realizzazione, mistero, Cristo in me e in voi, speranza della gloria, conoscenza della gloriosa ricchezza di Cristo, mistero nascosto da secoli, ora manifestato ai santi, ai pagani, a ogni uomo». Paolo si dichiara infine pienamente felice in questo modo: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi”. Marta e Maria manifestano in Paolo ogni persona che prega e lavora in Cristo, da «monaca», unitaria, «spirito anima corpo» non divisi.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Ora «ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore, o Padre, giovi alla salvezza di tutti», perché è un’opera fatta in unione con Cristo; e tu, “o Dio, nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e compimento alle tante vittime della legge antica”. «Ciò che ognuno di noi ora presenta», è «unito all’unico e perfetto sacrificio del Cristo». Possiamo allora pregare: “Accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno benedicesti i doni di Abele”, e nel vero Abele, Gesù, queste nostre offerte “giovano alla salvezza di tutti. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, egli è la Parola che risuona nella Parola e nelle occupazioni della tua Chiesa; Parola e occupazioni che suscitano ospitalità nella «compassione», primizie dello Spirito di risurrezione, speranza beata nella Pasqua eterna.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Egli ci raduna nel suo nome, fa risuona ancora nella Chiesa la sua Parola, rende umile e mite il nostro cuore per ascoltare il tuo Figlio, accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; ci fa passare dalla decadenza del peccato: di opere carnali, senza la presenza di Dio; alla pienezza di vita nuova che è Compassione di Cristo, in atto di ospitare gli altri.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; quanti Gesù ci ha accolti e ospitati, insegnandoci ad accoglierlo e servirlo come ospite negli altri. Nel vero Abele, Gesù, infatti, le nostre offerte “giovano alla salvezza di tutti.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità ospitata dal tuo Figlio, e in lui fatta partecipe del tuo regno di vita eterna. Nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo, infatti, tu dai valore e compimento a tutto il nostro essere e operare: lo accogli, lo santifichi, per la salvezza di tutti, a lode e gloria del tuo nome.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Sempre lo Spirito di Gesù ci richiama come Marta a non lasciarci prendere troppo dalle preoccupazioni della vita che soffocano il Seme. Egli “ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi” con la visita a Marta e a Maria. “Buono è il Signore e misericordioso: dà il cibo a coloro che lo temono”, a quanti accettano l’invito al banchetto di nozze dell’Agnello; che sta alla porta e bussa», dicendo: «Se uno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Questa è “l’unica cosa necessaria. Maria si è scelta la parte migliore”, buona, capace di far crescere dal di dentro, come il terreno buono» (Lc 10,42; cfr 8). “Signore, io non sono degno; ma dì una sola parola e io sarò salvato”.
“Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri: gesti e parole umane, ripieni della tua presenza attiva; e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato (dell’agire senza Dio) alla pienezza della vita nuova in Cristo. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen”.
Con la speranza d’incontrare spesso il Signore, andiamo nella pace di Cristo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’ospitalità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Gesù di Nazaret ospite di Marta e Maria;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Il Signore appare ad Abramo ed è ospitato da lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù ospita ed è ospitato dal Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Gesù ci ospita come Marta e Maria nella comunione;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Il Padre ospita tutta l’umanità in Cristo suo Figlio.

Preghiamo: O Padre, che dichiari beati coloro che custodiscono la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza; fa’ che la tua Chiesa, dedita totalmente a te, proclami come i puri di cuore abiteranno nella casa del Signore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).