10/06/2007 – CorpusDom – ANNO C – 2 domDopoPent-2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO.
2ª Domenica dopo Pentecoste – Anno C – 10 Giugno 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 80,17
Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di miele della roccia.
Colletta
Il Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu sei Dio…
Anno C:
Dio Padre buono, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato. Per il nostro Signore.. .
Prima Lettura Gn 14, 18-20
Offrì pane e vino.
DAL LIBRO DELLA GENESI
In quei giorni, Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abràm con queste parole: «Sia benedetto Abràm dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici». Abràm gli diede la decima di tutto.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 109
TU SEI SACERDOTE PER SEMPRE, CRISTO SIGNORE.
Oracolo del Signore al mio Signore: / «Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici / a sgabello dei tuoi piedi». R/
Lo scettro del tuo potere / stende il Signore da Sion:
«Domina in mezzo ai tuoi nemici. R/
A te il principato / nel giorno della tua potenza / tra santi splendori;
dal seno dell’aurora, / come rugiada, io ti ho generato». R/
Il Signore ha giurato e non si pente: /«Tu sei sacerdote per sempre /al modo di Melchisedek».
Seconda Lettura 1 Cor 11, 23-26
Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.
SEQUENZA
[ Sion, loda il Salvatore, / la tua guida, il tuo pastore / con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore: / egli supera ogni lode, / non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita: / questo è tema del tuo canto, / oggetto della lode.
Veramente fu donato / agli apostoli riuniti / in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante, / gioia nobile e serena / sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne / nella quale celebriamo / la prima sacra cena.
E il banchetto del nuovo Re, / nuova, Pasqua, nuova legge; / e l’antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico, / la realtà disperde l’ombra: / luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria / ciò che ha fatto nella cena: / noi lo rinnoviamo,
Obbedienti al suo comando, / consacriamo il pane e il vino, / ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani: / si trasforma il pane in carne, / si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi, / ma la fede ti conferma, / oltre la natura.
È un segno ciò che appare: / nasconde nel mistero / realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue; / ma rimane Cristo intero / in ciascuna specie.
Chi ne mangia non lo spezza, / né separa, né divide: / intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille, / ugualmente lo ricevono: / mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi; / ma diversa ne è la sorte: / vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi: / nella stessa comunione / ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento / non temere, ma ricorda: / Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell’intero.
È diviso solo il segno / non si tocca la sostanza; / nulla è diminuito / della sua persona.]
Ecco il pane degli angeli, / pane dei pellegrini, / vero pane dei figli: / non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato,/in Isacco dato a morte,/nell’agnello della Pasqua,/nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane,/Gesù, pietà di noi:/nutrici, difendici,/portaci ai beni eterni/nella terra dei viventi
Tu che tutto sai e puoi,/che ci nutri sulla terra,/conduci i tuoi fratelli/alla tavola del cielo/nella gioia dei tuoi santi.
Canto al Vangelo Gv 6,51
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore: chi mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.
Vangelo. Lc 9, 11b-17
Tutti mangiarono e si saziarono.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.
Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.
Sulle Offerte
Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio della Santa Eucaristia I
L’Eucaristia memoriale del sacrificio di Cristo
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente e misericordioso, per Cristo nostro Signore.
Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa.
Per questo mistero del tuo amore, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l’inno della tua lode: santo, Santo, Santo .. .
Antifona alla Comunione Lc 9,16
Gesù prese i cinque pani e i due pesci e li diede ai discepoli, perché li distribuissero alla folla. Alleluia.
Dopo la Comunione
Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Ss Corpo e Sangue di cristo – Anno C – 2ª Dom. dopo Pentecoste -13/06/2007); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
UN CIBO STRAORDINARIO È GESÙ, PANE CHE PORTA IN SÉ OGNI DOLCEZZA.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di miele della roccia” che segue il popolo. Questa roccia con tale miele e fior di frumento che nutre il popolo, è Cristo Signore.
Noi, suo popolo, ci rivolgiamo prima al nostro Capo, pregandolo che ci faccia vivere la sua pasqua: “Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione”. Ti preghiamo «per sentire sempre in noi i benefici della redenzione», e annunziare nella nostra esistenza la tua pasqua; non semplicemente per parlare di essa.
Rivolgendoci poi al Padre, continuiamo a pregare perché ci conceda di partecipare al sommo bene del Cristo che dona se stesso, diciamo: “Dio Padre buono, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato. Per il nostro Signore. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ ACCOGLIE LE FOLLE, ANNUNZIA IL REGNO, SOCCORRE OGNUNO NEL BISOGNO.
«Tutti mangiarono e furono saziati» (Lc 9,11-17). Il testo evangelico parte dalla celebrazione della pasqua di Gesù con i suoi discepoli, passa attraverso la «memoria» delle prime comunità cristiane, si conclude nei racconti scritti da Paolo e dai sinottici. L’Eucaristia ha fatto le prime comunità cristiane. Esse sono nate e rinate di continuo attorno alla mensa eucaristica. L’Eucaristia è per loro e per ogni comunità cristiana «la fonte e il culmine» della vita in Dio; non nel senso che l’eucaristia è tutta la vita – ci sono tanti altri momenti oltre che il rito eucaristico – ma nel senso che l’Eucaristia è il centro di gravitazione, il senso che accompagna e impronta ogni momento e ogni aspetto dell’esistenza umana.
Al centro stanno le parole di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. Le persone attorno alla mensa eucaristica sono formate e fatte rinascere, non solo ripetendo parole e gesti di Gesù nell’ultima cena, ma anche e soprattutto lasciando che rivivano in se stesse gli stessi sentimenti che erano nel Signore Gesù. Con tutta verità quindi è l’Eucaristia che fa la Chiesa: ciascun individuo della Chiesa. I testi ne rilevano vari aspetti.
“Fate questo in memoria di me” è il senso di un’altra frase di Gesù ai discepoli nel vangelo: “Date loro da mangiare voi stessi”; con ciò che io vi do da dare loro da mangiare, date da mangiare anche voi stessi. Gesù lo dice nel contesto delle moltiplicazioni dei pani e dei pesci, miracolo – simbolo dell’Eucaristia. In essa Gesù dona se stesso mediante il dono di noi stessi in lui: grazia e missione. La moltiplicazione dei pani è l’unico miracolo ricordato da tutti è quattro gli evangelisti, in sei redazioni diverse, perché Marco e Matteo ne danno una seconda versione. Questo testimonia l’importanza dell’evento per le prime comunità cristiane nella loro vita presente e futura (escatologica). Il fatto compare anche nel primo Catechismo della Chiesa, la Didaché, che presenta l’Eucaristia come fondamento dell’«unità» della Chiesa e suo «nutrimento», primo frutto esterno che risalta dall’Eucaristia: «Come i grani di frumento che sono germinati, sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, così, o Signore, fa’ di tutta la tua Chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra e hanno fatto un solo prodotto, così, o Signore, fa’ che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento». C’è la consapevolezza che l’unità, fra coloro che celebrano l’Eucaristia, è segno della formazione e della crescita trasformante per lo stesso nutrimento che è Cristo Gesù. Questo «nutrimento-unità » da Cristo Gesù è espresso nella Didaché in forma di preghiera supplichevole, perché continui in noi per pura sua grazia: “Fa’ di tutta la tua Chiesa una cosa sola”, “fa’ che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento”.
“Fate questo in memoria di me”, oltre alla dimensione «dell’Unità» dall’eucaristia, allude anche alla Pasqua di Gesù. Fare «questo» vuol dire fare la pasqua di Gesù con Gesù (colletta generale). Le collette A e B richiamano l’Eucaristia come «nutrimento» nell’esodo della vita (coll. A), e come «anticipo-garanzia» della pasqua eterna (coll. B); ma quest’anno C è sottolineata l’Eucaristia come «sommo bene di tutta la Chiesa» (coll. C). L’Eucaristia è il vero bene della Chiesa come «compimento della tipologia» richiamata nella Prima lettura (il rapporto di Abramo con Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo, è tipo del rapporto di Cristo, sommo Sacerdote, Capo e membra, con il Padre). Nella seconda lettura l’Eucaristia è interpretata dalle parole di Paolo ai Corinti: Paolo ne fa l’ermeneutica.
Anzitutto, nel vangelo Gesù simboleggia l’Eucaristia con la metodologia delle specie eucaristiche. Condividendo pani e pesci, Gesù ha voluto far sperimentare la realtà dell’Eucaristia, e non creando una metafora parlandone senza «gustare». Il pane e il pesce, segni del nutrimento per l’uomo, sono gustati, non sono idee. Essi sono simboli di Gesù, che è il «vero nutrimento» superiore e supremo per l’uomo.
Più che specie eucaristica della presenza reale, pur verissima, anzi proprio perché è veramente Gesù, il pane è vero nutrimento per ogni persona, sommo bene di tutta la Chiesa.
Il Vangelo presenta le folle attirate da Gesù, mentre sperimentano un bisogno, una «carenza» spirituale e fisica. Gesù corrisponde al bisogno spirituale e parla del regno di Dio; Gesù corrisponde al bisogno fisico e guarisce quanti necessitano di cure. Spesso nella Bibbia, una mancanza o un’impossibilità umana sono all’origine dell’intervento divino. Non c’è nulla? Dio crea cielo e terra e tutto l’universo. Abramo non ha figli? Dio glieli procura. Israele è oppresso? Dio lo libera. Elia è stanco di vivere? Dio lo rialza. Elìmelek e Rut nella carestia vanno in esilio? Dio provvede al ritorno con figli. Sono alcuni esempi. Questi esempi e tutti gli altri non sono fine a se stessi. Dio interviene sempre per un fine superiore.
L’uomo è sempre carente di qualcosa. La carenza diventa condizione d’intervento divino: Dio interviene con la sua potente azione a favore massimo dell’uomo. Le folle dedicano tanto tempo all’ascolto di Gesù, e costateranno di non averlo speso invano! Ormai si fa sera. Non si vive senza mangiare. Gli Apostoli intervengono con un piano organizzativo: “Congeda la folla” perché provvedano a se stessi. – È quanto sa fare l’uomo, la più brava associazione o partito politico. Ma se l’uomo ascolta il Signore Gesù, e collabora per quel che può (cinque pane e due pesci! È veramente poco per cinquemila uomini) per Gesù e per quanti credono nell’onnipotenza di Dio e nella sua forza d’amore, è più che sufficiente, perché fecondata dalla potenza della fede e dal divino desiderio di condivisione. Gesù infatti «prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla». Il miracolo diventa segno. Nell’Eucaristia Gesù compie gli stessi gesti: pronunzia la benedizione, spezza il pane e lo dona agli apostoli. L’assemblea fa esperienza della vita di Gesù e dichiara: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. Gesù, Capo, nutre ed estende il suo Corpo, raggiungerà tutta l’umanità. L’Eucaristia fa la Chiesa: la rende in grado di fare a sua volta l’Eucaristia della morte e risurrezione di Gesù, e in Gesù partecipare alla piena riconciliazione e comunione con il Padre: una «nuova ed eterna Alleanza» con Dio in Gesù, un vitale e continuo movimento dello Spirito che opera nelle persone umane come in Gesù, che dona se stesso “per voi e per tutti in remissione dei peccati”.
Nell’Eucaristia l’alleanza definitiva stabilita in Gesù raggiunge progressivamente la sua pienezza anche nelle membra di Gesù, nei credenti della Gerusalemme celeste, nella piena comunione di vita. Tutto, gioia e dolore, acquisterà il suo senso definitivo per tutti, israeliti e appartenenti a tutti i popoli: «Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste». Quanti seguono Gesù sperimentano di essere alimentati della vita di Gesù che si prende cura di chi non esita di diventare povero senza sicurezze per il suo Signore.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
MELCHISEDEK PREFIGURA GESÙ CHE CONDIVIDE, OFFRE E RINGRAZIA IL PADRE.
Melchisedek (Gen 14,18-20) offre pane e vino ad Abramo, reduce dalla spedizione punitiva contro i quattro re. Il gesto è segno di condivisione e collaborazione. Essendo anche sacerdote, Melchisedek ringrazia Dio per la vittoria e benedice Abràm con queste parole: “Sia benedetto Abràm dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra”. Infine, come sacerdote, Melchisedek prefigura Gesù che si pone fra tutti gli uomini, suoi fratelli, e il Padre come sacrificio gradito a Dio per il dono di se stesso.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
TU SEI SACERDOTE PER SEMPRE, CRISTO SIGNORE.
L’assemblea riconosce Gesù, Capo e Sacerdote, Signore dell’universo, uguale al Padre, e acclama:
“Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”. Riconosce che questo è conforme al progetto di Dio e aggiunge: “Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion”, dicendo: “Domina in mezzo ai tuoi nemici”. Quindi, avendo eseguito in pieno il suo progetto, Dio ti dice: “Ottieni il principato nel giorno della tua potenza, tra santi splendori”; perché da sempre tu sei mio Figlio per natura: “Dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato”.
L’assemblea si unisce alla voce del Padre alla conclusione, come un Amen, dicendo: «Il Signore ha giurato e non si pente: “Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek”». L’Assemblea riconosce anche di essere partecipe del sacerdozio di Cristo, come suo Corpo.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
OGNI VOLTA CHE NE MANGIATE E BEVETE, VOI ANNUNZIATE LA MORTE DEL SIGNORE.
In ogni celebrazione, «la comunità annunzia la morte del Signore risorto», che rende grazie, finché egli ritornerà alla fine dei tempi. Due aspetti: «Annunziare la morte, la consegna del Signore risorto», e, «fino alla fine quando ritorna». La morte del Signore risorto, l’essere consegnato, è per lui un dono, perché non guarda al male della «consegna», ma alla persona affidata a lui dall’amore del Padre. Persona che egli ha amato, quand’era ancora nemica (condono), con lo stesso amore del Padre: “Padre, dice, io ho custodito quelli che tu mi hai dato…”. Per questo sappiamo come il Padre ci ama da sempre in Cristo Gesù.
Consegnatore visto quindi dal Figlio come un dono anche quando consegna il Figlio. Per tale amore in risposta, un tale consegnatore, ogni uomo, quanto sarà grato al suo Redentore, quando scoprirà l’amore del Figlio che si lascia consegnare, in sintonia con il Padre! Non troverà modo migliore, per ringraziare, di questo: fare altrettanto verso chi lo consegna, lasciando che continui in se stesso l’amore del Signore risorto, e annunziare così il Redentore fino alla fine, quando egli ritorna, con giudizio di bontà e di perdono, rivelato fin dall’inizio come un condono, assicurato con le parole e la prassi: “Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
”Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore: chi mangia di questo pane vivrà in eterno”. Il pane e il vino afferti ad Abramo da Melchisedek erano «segno» di condivisione e collaborazione. Io sono la realtà: con i doni che voi ora presentate all’altare per Cristo e per i fratelli, io il Signore, condivido l’amore del Padre per voi, io collaboro con voi per ringraziare adeguatamente il Padre con amore di ritorno a lui gradito. Io in voi, io e il Padre, in voi, voi ed io nel Padre: siamo una cosa sola. Voi in me potete dire con me al Padre: “Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, Gesù, nostro nutrimento. Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne; a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare nel nostro corpo l’offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù Cristo, Sommo Sacerdote, è in mezzo a noi, e opera con noi.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, nostro Redentore, sacrificio vivo e santo a te gradito.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. ammettici all’assemblea dei santi per Gesù, tua Parola vivente.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’assemblea riunita dallo Spirito Santo in un solo corpo per la comunione al corpo e sangue di Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Desiderosi di partecipare alla lode, di pregare per il pane, di entrare nel regno, chiediamo lo Spirito che ci vivifichi per saper dire nella verità: “Padre nostro”, con la tua misericordia liberaci dal peccato, con la potenza della tua Eucaristia rendici forti di fronte alle prove.
Beati noi, invitati come gli apostoli, la notte in cui il Signore fu offerto, a prendere posto alla sua tavola.
«Gesù prese i cinque pani e i due pesci e li diede ai discepoli, perché li distribuissero alla folla». Ora dona a noi se stesso per continuare a donarsi mediante noi a tutti: “Ecco il Corpo di Cristo, Agnello di Dio diventato cibo del suo popolo”. Signore, noi ti preghiamo: “Donaci di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci fai pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen”.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Pane e la Parola:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Pane e Parola, che nutrono il corpo e uniscono gli animi;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Pane e Parola, che riuniscono le genti in un popolo, Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Pane e Parola, che è Cristo Gesù con tutte le sue membra;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Pane e Parola, distribuiti dalla Chiesa che si nutre di Gesù per poterlo comunicare agli altri;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Pane e Parola, che immettono nella vita definitiva della Trinità.
Preghiamo:
O Padre, che doni all’umanità il tuo Figlio, Pane vivo disceso dal cielo, perché chi mangia di questo pane viva in eterno; fa’ che la tua chiesa acclami: “Tu sei Sacerdote per sempre, Cristo Signore”. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).