03/06/2007 – Ss.TRINITÀ – ANNO C – 1 domDopoPent-2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
SANTISSIMA TRINITÀ.
1ª Domenica dopo Pentecoste – Anno C – 3 Giugno 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Ingresso
Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi.
Colletta
O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore…
Anno C:
Ti glorifichi o Dio, la tua Chiesa, contemplando il mistero della tua sapienza con la quale hai creato e ordinato il mondo; tu che nel Figlio ci hai riconciliati e nello Spirito ci hai santificati fà che, nella pazienza e nella speranza, possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei amore, verità e vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Pro 8, 22-31
Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.
DAL LIBRO DEI PROVERBI
La Sapienza di Dio parla: «Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata.
Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne ltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, mi rallegravo davanti a lui in ogni istante; mi ricreavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 8
O SIGNORE NOSTRO DIO, QUANTO È GRANDE IL TUO NOME SULLA TERRA!
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, / la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi / e il figlio dell’uomo perché te ne curi? R/
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, / di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, / tutto hai posto sotto i suoi piedi. R/
Gli hai sottoposto i greggi e gli armenti, / tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, / che percorrono le vie del mare. R/
Seconda Lettura Rm 5, 1-5
Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, giustificàti per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.
E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Canto al Vangelo Cf Ap 1,8
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo: a Dio che è, che era e che viene.
Alleluia.
Vangelo Gv 16, 12-15
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve l’annunzierà.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà».
Sulle Offerte
Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza.
Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo.
E nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina.
Gli Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini, non cessano di esaltarti uniti nella stessa lode: Santo, Santo, Santo …
Antifona alla Comunione Gal 4,6
Voi siete figli di Dio: egli ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo, che grida «Abba, Padre».
Anno C: Gv 16,13
«Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera».
Dopo la Comunione
Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Ss Trinità – Anno C – 1ª Domenica dopo Pentecoste – 06/06/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
ADORIAMO LA TRINITÀ DELLE PERSONE, L’UNITÀ DELLA NATURA,
L’UGUAGLIANZA DELLA MAESTÀ DIVINA.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi”. Questo «motivo» di lode e benedizione guida la chiesa alla contemplazione della Trinità, bene presente nei testi sacri, anche se il termine «Trinità» compare nella riflessione cristiana del secondo (Teofilo di Antiochia) e terzo secolo (Tertulliano) d.C. La terminologia liturgica rileva l’opera delle Persone divine: il Padre manda nel mondo il Figlio che è Parola di verità, manda lo Spirito a compiere ogni santificazione. In questo modo il Padre rivela agli uomini il mistero della sua vita. L’accoglienza di questa rivelazione suscita in noi adesione, attesa e supplica, che esprimiamo con la preghiera: “Fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone. Per Cristo nostro Signore”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
QUANTO IL PADRE POSSIEDE È MIO; LO SPIRITO PRENDE DEL MIO E VE L’ANNUNZIA
La chiave interpretativa dei testi di oggi è offerta dalla colletta: “Ti glorifichi, o Dio, la tua Chiesa, contemplando il mistero della tua sapienza con la quale hai creato e ordinato il mondo; tu che nel Figlio ci hai riconciliati e nello Spirito ci hai santificati, fa’ che nella pazienza e nella speranza possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei amore, verità e vita”. Tutto ciò che si può dire del Padre e dello Spirito deriva dal Figlio. Quello che il Figlio, la Sapienza incarnata, la Parola fatta carne, ha rivelato di Dio, è la verità su Dio. Tutte le letture poggiano su questo fondamento.
Nel vangelo (Gv 16, 12-15) parla la Sapienza, Gesù, e annuncia l’effusione dello Spirito. Dall’effusione dello Spirito si può conoscere l’amore del Padre, perché ci fa riconoscere il Figlio come «Inviato di Dio, Rivelatore del Volto di Dio, che è Amore». Quello che il Padre possiede appartiene alla Sapienza che è il Figlio; lo Spirito rivela la Sapienza di Cristo. Criterio d’autenticità dello Spirito è l’appartenenza a Cristo: se appartiene allo Spirito di Cristo, è Spirito di Dio; se ci muove uno «spirito» che non è riconducibile a Cristo o che si oppone allo Spirito di Cristo, è segno che tale spirito non proviene da Dio.
La preghiera iniziale definisce Dio come «amore», «verità» e «vita», alludendo al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Noi preghiamo per avere piena conoscenza, nella pazienza e nella speranza. Tutto procede dalla «verità» che è il Figlio: dandoci il Suo Spirito, che è vita, come «amore» che nessuno e nulla può rapire, egli ci fa conoscere l’amore del Padre. Da parte nostra, tutto procede dall’accoglienza del Figlio: il Padre che noi desideriamo conoscere è Padre Suo; noi lo possiamo conoscere nel Spirito del Figlio. La «verità tutta intera» che lo Spirito, dice Gesù, ci farà conoscere, non riguarda i vari enunciati della verità; ma riguarda la «verità» come comunione con Cristo. L’uomo ha bisogno di tanta pazienza e speranza perché si realizzi nella sua vita quella comunione radicale e totale con Cristo. Mentre si realizza quella comunione, la rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito costituisce la delizia del nostro cuore.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
PRIMA CHE LA TERRA FOSSE, GIÀ LA SAPIENZA ERA GENERATA.
La prima lettura (Prov 8,22-31) presenta il Figlio come Sapienza che ha presieduto alla creazione, e ha dato senso alla storia degli uomini. Si parla di Dio come Sapienza, più che di Dio come Creatore. Con la Sapienza, Dio crea, si delizia e induce Dio a trovare le sue delizie nei figli degli uomini. Quella Sapienza è il Verbo che prende carne, si fa uomo. “Io ero là” prima d’ogni cosa, quando ogni cosa è stata fatta. – Questo significa che possiamo cogliere il senso delle cose che sono state fatte, rifacendoci a Lui, perché di Lui esse parlano. Nulla è al di fuori di quella Sapienza, di quel Figlio. Quando si parla di «sapienza» non si allude soltanto al fatto che il mondo è creato secondo una razionalità; ma più direttamente, si allude al fatto del mistero di Dio che emana dalle cose. In questo senso, la storia può essere intesa come «esercitazione di Dio a stare in compagnia degli uomini», perché questa è la delizia di Dio; e per gli uomini la storia prende senso, se vissuta come «esercitazione a stare in compagnia di Dio». L’essenziale del mondo è che si riveli l’umanità ben riuscita secondo Dio; l’essenziale dell’umanità è che Dio si riveli ad essa. E’ quanto ci ha insegnato la Sapienza incarnata, quel Figlio dell’uomo che è «il più bello dei figli degli uomini». Di fatto, a Lui dobbiamo la rivelazione suprema di Dio «Amore»: scopo dell’opera del Figlio nella sua passione, morte, risurrezione è rivelare l’amore di Dio
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
O SIGNORE NOSTRO DIO, QUANTO È GRANDE IL TUO NOME SULLA TERRA!
Scopriamo Dio che si rivela nel cosmo e acclamiamo: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?”. Scopriamo Dio che si rivela nella storia degli uomini: “L’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”. Scopriamo l’opera di Dio che eleva l’uomo su tutto, fino a Dio: “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi. Gli hai sottoposto i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare: o Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome sulla terra!”.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
ANDIAMO A DIO PER CRISTO, NELLA CARITÀ DIFFUSA IN NOI DALLO SPIRITO.
La seconda lettura (Rm 5, 1-5) presenta la Sapienza, che è il Cristo, come nostra pace, trasparenza diretta tra creato e Creatore, tra i figli e il Padre, nella «speranza = attesa della gloria di Dio», vale a dire nella speranza che lo splendore dell’amore di Dio, rivelatosi nel Figlio e partecipato nel suo Spirito, conquisti tutti, per sempre. Questa speranza che non può deludere, nonostante le afflizioni e le vicende mondane, perché è tiene desta una realtà: l’Amore che ha sanato le radici dell’anima. Non esiste Bene più prezioso e desiderabile di tale Amore che si è rivelato in Cristo Gesù.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
“Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo: a Dio che è, che era e che viene”. Ritorna il motivo della festa che ci dispone ad essere luogo riservato a un Dio così grande e bellissimo. A lui presentiamo noi stessi con quanto abbiamo e preghiamo: “Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo; consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, nostra Sapienza, architetto, sempre presente.
Ti lodiamo e ti benediciamo, Padre, perché ci hai dato la speranza di partecipare alla tua gloria, ci hai fatto conoscere qualcosa del tuo mistero di amore e di comunione.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù Cristo, nostra Sapienza, è in mezzo a noi, pone le sue delizie tra i figli dell’uomo.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, sacrificio vivo e santo, Gesù nostra Sapienza.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: ammetti tutti all’assemblea dei santi per Gesù nostra Sapienza.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità rinnovata in Cristo per lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è la Sapienza, la grazia, il bene che tu ci hai dato, o Padre, mediante Gesù Cristo. Egli ci conserva in pace con te, cinsegna a vivere per la tua lode. Come tutto questo bene ci viene per Cristo, così la nostra lode salga a te per mezzo di Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
È lo Spirito Santo che prega in noi e ci mette sulle labbra le parole di Cristo, Figlio unico di Dio. In questo Spirito di Sapienza che ci fa essere figli adottivi, cantiamo: “Padre nostro”, liberaci da tutti i mali, concedici la pace che tuo Figlio ha promesso, opera del tuo Spirito: per la misericordia del tuo cuore di Padre, liberaci dal peccato, dal dubbio e dall’indifferenza. Rendici forti.
Beati noi, invitati alla mensa di Dio, alla comunione con la vita di Gesù Cristo, ad essere animati dal loro Spirito d’amore. Con lo Spirito del Figlio, che grida «Abba, Padre, andiamo come figli di Dio. Lo Spirito di verità ci guiderà alla verità tutta intera. “La comunione al tuo sacramento, Signore, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
L’Amore di Dio è sempre all’opera nell’universo che ha creato. Rinnovati nella conoscenza di questo amore, andiamo nella pace di Cristo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Trinità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: trinità di, un amante, un amato, un amore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: trinità di, Dio, Israele, i comandamenti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: trinità di, Dio Padre, Figlio Gesù, Spirito Santo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: trinità di, Gesù e il Padre, gli uomini, lo Spirito Santo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: trinità di, Dio Padre, Gesù e gli uomini, lo Spirito Santo.
Preghiamo:
O Padre, che insieme al Figlio e allo Spirito Santo ricevi la gloria e l’onore dagli uomini, come unico Dio che è, che era e che viene; tutto il popolo acclami quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).
LA TRINITÀ IN DUE IMMAGINI: UN’ICONA E IL SEGNO DELLA CROCE.
La Trinità dentro un’icona
(di Andrei Rublev), come un oceano dentro una buca sulla spiaggia.
L’icona rappresenta tre figure sedute ad uno stesso tavolo. Sono tre, ma sono Uno solo, sono una cosa sola. Rublev ha cercato di esprimerlo con questi cinque elementi:
– Anzi tutto stanno tutti e tre su una pedana che stacca la terra dal cielo e sono tutti e tre seduti sullo stesso trono che è un semplicissimo trono di legno, non di oro tappezzato di gemme e diamanti.
– Il secondo elemento: tutti e tre portano il colore della divinità che per gli antichi era l’azzurro, forse perché è il colore del cielo. Le vesti di tutti e tre, anche se sono diverse l’uno dall’altro, tutti e tre hanno o il mantello o la tunica azzurra,
– Terzo: tutti e tre tengono in mano un bastone che è il bastone del pastore, di colui che guida. Il bastone è rosso. Il bastone rosso per gli ebrei era il simbolo del maestro, di colui che nella vita aveva qualcosa d’importante da trasmettere.
– Il quarto elemento sono le mani: la mano destra di tutti e tre è in movimento e in un movimento di benedizione. La mano per gli ebrei soprattutto la mano destra, era il segno dell’azione. Tutto quello che facciamo, grazie a Dio, lo facciamo con le mani. I tre sono una cosa sola: la mano destra di tutti e tre è d’accordo sulla stessa cosa e vedremo quale.
– Ultimo elemento, forse il più bello, è una vera rivelazione. Dio è giovane! Sono tre giovani, hanno tutti e tre la stessa età e si somigliano in una maniera tale che viene da dire: ma non è lo stesso? È lo stesso, tre volte, fotocopia l’uno dell’altro, quasi. Attraverso l’immagine e i suoi colori questo Dio che è unico, una cosa sola, ha in sé al tempo stesso la diversità: uno sta seduto a sinistra, uno al centro, uno a destra.
Il Padre, l’angelo immagine del Padre, è quello di sinistra! Per chi guarda sta a sinistra, ma se ci si mette al suo posto, si è al posto della persona più importante, la destra. Il Padre è a destra. Il Padre è riconosciuto anche dal fatto che il suo mantello è talmente trasparente – Lui è una realtà così invisibile – che dal di sotto traspare il blu della sua tunica. Dietro di Lui poi c’è la casa, quella casa che rappresenta l’universo creato ha Lui. Quest’angelo di sinistra è più eretto, sta più dritto; gli altri due sono più inchinati, reclinati, diretti verso di Lui.
L’angelo del centro è l’immagine di Gesù. Porta la stola, come tutti i sacerdoti quando celebrano. Una striscia di stoffa che passa dietro il collo e scende giù fino alle ginocchia: è la stola, è il simbolo del sacerdozio, è il simbolo di chi fa scendere sulla terra, sull’altare, le cose del cielo. Cristo è colui che ha fatto scendere il Dio invisibile in mezzo a noi. Dietro di Lui c’è un albero, è la radice che spunta dal tronco di Iesse, come diceva Isaia, è l’albero della Croce da dove ci è venuta la vita.
Infine l’Angelo di destra e lo Spirito Santo. È il più inclinato di tutti, il più tenero, il più dolce di tutti; forse rappresenta il lato femminile, il lato materno della Trinità. In italiano Spirito è maschile. Nella lingua che Gesù parlava “ruach”, Spirito, è femminile. Questa parola, secondo gli studiosi, è imparentata con altre due parole: una vuol dire grembo materno e un’altra vuol dire misericordia, compassione. Forse possiamo pensare che lo Spirito è colui che incarna l’aspetto materno di Dio, e unisce gli altri due. Dietro di lui c’è la montagna, simbolo della divinità in tutta l’antichità.
Qualcosa sulla tavola mostra quel che fanno i tre, su che cosa essi sono d’accordo. Sulla tavola c’è una coppa, dentro la coppa c’è un agnello, un agnello sgozzato! È il nostro Dio, un Dio amore che crea delle persone libere, capaci di dire «no», e fare della terra un brutto luogo, con tanti crimini.
Nel suo amore, Dio arriva al sacrificio di sé. L’amore dona se stesso e supera ogni sofferenza. L’amore per gli altri costa. L’amore vero, il dono di se stessi costa. I nostri tre, nello stesso gesto che fanno con le loro mani, mostrano di essere d’accordo attorno a quell’agnello immolato. Quell’Agnello immolato ci viene ridonato ogni volta che si celebra l’Eucaristia. L’artista intende dirlo mettendo nella coppa il pane dell’Eucaristia, invece dell’agnello. Il sacerdote alza il pane, l’ostia consacrata e dice: “Ecco l’agnello di Dio”!
Un’ultima cosa. Loro sono tre, a un tavolo di quattro lati. Un lato è libero. Con un gioco di prospettiva al contrario, cioè una prospettiva che non va verso l’interno, ma viene in fuori verso chi guarda l’icona, si crea come un invito dell’icona stessa, che dice a chi sta guardandola: Amico, vieni, siediti a questa tavola. Qui è il senso della tua vita: mettere anche tu la tua mano su questo tavolo. Rispondimi: “Sono d’accordo anch’io nell’amore fino alla fine, fino al sacrificio, al dono di me stesso, perché questo è il senso della mia vita!”.
Abbiamo bisogno d’immagini. Viviamo nel mondo delle immagini. Dio non si può riprodurre. Solo Gesù, vero Dio e vero uomo come noi su questa terra, può essere immaginato. Questi tre angeli pellegrini, ospiti di Abramo, sono un’immagine meravigliosa che ci rimanda al Dio vero rivelato in Gesù. Rispondiamo all’invito che l’icona ci rivolge, viviamo in questa compagnia, mettiamo da parte ogni altra idea di Dio, accogliamo e contempliamo Dio in tre persone rappresentato in questa icona. Preghiamo rivolgendoci al Padre, per mezzo di Gesù, nello Spirito Santo. Viviamo in questa compagnia, perché solo qui è il senso della nostra vita!
La Trinità dentro il segno della croce.
come un oceano dentro una buca sulla piaggia.
Il segno della croce inizia dicendo: “Nel nome del Padre”. Alzi la mano e dici: “Padre”, per ricordarti che Dio Padre è al di sopra di tutti, la sorgente di tutto: è lui che ha inventato il mondo, è lui che pensa cose belle e grandi per noi, lui è il Padre del Figlio, e genera anche lo Spirito Santo. Per questo dicendo Padre metti la mano in alto. Dici “Padre”, non padrone, perché ci ha insegnato che pur essendo così grande, così alto, così potente, Dio è profondamente buono, e ci vuole bene più della più buona delle mamme, e come il più buono dei papà. Per questo lo chiamiamo “Abbà, Padre”.
Poi abbassi la mano al petto e dici: “e del Figlio”, e parli del Figlio. Perché abbassi la mano? Perché Dio ha un Figlio, identico a lui. Se il papà è uomo, suo figlio è un piccolo uomo. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio come il Padre. Però il Figlio di Dio è disceso su questa terra e si è fatto uomo come noi. Per questo, quando dici “e del Figlio”, abbassi la mano al petto, per ricordarti che il Figlio di Dio, Dio come il Padre, si è abbassato ed è diventato nostro fratello. Ed è perché lui è diventato nostro fratello che noi possiamo chiamare Dio «nostro Padre». Altrimenti non potevamo chiamare con questa confidenza Dio, nostro Padre. Dio, il Padre, è il Signore del mondo, ha creato tutte le galassie e tutto l’universo; chi siamo noi per dirgli “Padre”! Ma siccome Gesù, Figlio di Dio, è nostro fratello, e chiama Dio “Padre”, anche noi lo chiamiamo “Padre”.
Poi alzi la mano e dici: “E dello Spirito Santo”, toccandoti le spalle, perché lo Spirito Santo è la forza di Dio, quella forza con cui Dio ha creato il mondo, quella forza con cui Dio continua a creare le cose belle e grandi che ci sono nel mondo: la Forza di Dio che deve venire dentro di noi e aiutarci a vincere i nostri difetti, e a vivere da figli di Dio.
Hai detto nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e mentre dicevi questo, hai fatto un segno di croce su di te. Così non ti dimentichi quanto bene ti ha voluto Gesù, fino a morire sulla croce per te. Non soltanto, ma il segno della croce fa una linea che va dall’alto al basso, e una linea che va da sinistra a destra. Questo ti ricorda che il cielo e la terra sono uniti dal centro, dal cuore: dall’amore. Dio ci ama perché è amore, noi dobbiamo amare Dio perché è nostro Padre, e dobbiamo amarci fra di noi come fratelli.
Dopo aver fatto il segno della croce e ricordato tutte queste belle cose, tu dici: “Amen”,che è un’esclamazione di gioia, come dire “Evviva!”. Quando dici “Amen” hai la gioia perché Gesù è risorto. Amen vuol dire anche «così sia», cioè, “Signore, è proprio così! Tu sei un Padre, il Figlio ci ha voluto bene fino a dare la vita per noi, e lo Spirito Santo, che è tua forza, è anche nostra Forza”. E quando dici «Amen», tu dici: “Ho da te il desiderio, Signore, di voler vivere da tuo figlio”.
Il Signo di Croce: è stato fatto su di te la prima volta quando hai ricevuto il battesimo, in corrispondenza alla parole di Gesù: “Battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Alla cresima è confermato il battesimo con un altro segno di croce sulla fronte. Gli sposati si mettono reciprocamente l’anello al dito, dicendo: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Alla fine salutiamo una persona defunta con il segno della croce. Anche la messa iniziamo e terminiamo con il segno della croce. Che bello svegliarsi al mattino con il segno della croce, e alla sera addormentarsi sotto la protezione di Dio con il segno della croce! Più bello ancora se tra queste due croci, quella del mattino e quella della sera, c’è una vita in armonia con Dio che è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo.