22/04/2007 – T. PASQUALE – ANNO C – 3 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
3ª DOMENICA DI PASQUA.
Anno C – 22 Aprile 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Pasqua – Anno C – 03ª Domenica – 25/04/2007); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
TUTTO È SIGNIFICATIVO PER CHI È INTERESSATO.
CIÒ È VERO IN PARTICOLARE NEL RAPPORTO «SIGNORE GESÙ E DISCEPOLI».
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Nella nostra vita quotidiana il Signore si manifesta con tanti fatti e parole: «tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8). Ora lo stesso Signore ci raduna per mostrarci i suoi fatti e il loro senso normativo, allo scopo di rassicurare e alimentare la nostra esistenza. Vedremo come il mistero di Gesù è sempre da rivedere e riconoscere, da chi non ha nulla più caro di Gesù; l’eucaristia che il Signore ci ridona, ci sostiene in questa ricerca: è il Signore stesso che è presente nell’eucaristia, e ci cerca con amore nella persona di Pietro. Entriamo nella sua gioia e nella sua gloria; rendiamo grazie a Dio che ci chiama al regno dei cieli. Dio ci raduna per questo «nel giorno del Signore», Gesù si manifesta nei segni sacramentali, lo Spirito ci fa riconoscere Gesù e proclamarlo: «Signore».
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
VANGELO. Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività, di Gesù.
IL SIGNORE CI ATTIRA A SÉ E SI MANIFESTA CON SEGNI, PAROLE E AMORE.
Dopo avere incontrato il Signore Gesù, gli apostoli mediante il segno del suo corpo, e noi mediante i segni delle loro testimonianze, il nostro cuore diventa attento ad ogni segno e parola per incontrare Gesù. Il mistero di Gesù non s’incontra una volta per sempre; va riscoperto, come tutte le grandi realtà. Gesù è la realtà più grande. Più uno lo incontra, più desidera incontrarlo per conoscerlo più profondamente. Gesù si rende presente sotto vesti diverse: egli ha scelto la via del segno per farsi conoscere e per guidarci alla verità, ad accogliere il suo mistero di morte e risurrezione. Il cuore che lo ha incontrato una volta, lo cerca sempre. I discepoli lo hanno già visto tre volte e non sono sicuri di riconoscerlo, «non si erano accorti che era il Signore». Tommaso, in particolare, dopo quella sua professione di fede, deve verificare i segni. Incontrare Gesù non è un fatto diretto come s’incontra una persona per strada. Lo si crederebbe ortolano o viandante. Anche a chi lo ha incontrato, Gesù rimane un mistero, ma desiderato. Ogni volta è sempre lo stesso problema: non lo riconoscono neanche gli apostoli. Il mistero di Cristo è sempre tutto da riconoscere. Non s’incontra Gesù una volta per tutta la vita. Sotto questo punto di vista, non c’è nessuna differenza fra gli apostoli e noi nell’incontrare Gesù: è conoscenza che avviene sempre mediante segno e Parola. E qui c’è una novità: Pane e pesce sono donati ai discepoli da Gesù. Nei sinottici sono i discepoli a distribuire i pani e i pesci; in Giovanni è lo stesso Gesù che li dà; ed è un segno simbolico del dono che Gesù fa di se stesso, come poi spiega, dicendo (cap. sei): “È il Padre che da’ il pane, quello vero”, me stesso, vero cibo e vera bevanda. Inoltre nel testo odierno Gesù dice: “Venite e mangiate”. Nessuno gli dice: “Chi sei?”, perché riconoscono che è Gesù. Lo strumento per accedere all’esperienza del Risorto è il segno dell’Eucaristia, per gli apostoli come per noi. Il segno sacramentale è l’unica via data da Dio per incontrare Gesù; segno da verificare sempre nell’esistenza concreta.
Altri segni confermano il segno principale dell’Eucaristia. Si accorge del Signore il discepolo che Gesù amava, perché conosce «la Scrittura». Al sepolcro, di fronte al segno del sudario, lo stesso discepolo «vide e credette»; quindi la parola non è solo quella di Gesù, ma anche tutto l’antico testamento. Altro segno sono i «centocinquantatre grossi pesci»; è un «numero preciso» con senso simbolico. È un numero misterioso, ma si possono precisare alcuni significati possibili: è il numero delle specie di pesci a quel tempo. «Tutti i pesci» è simbolo che gli apostoli sono pescatori di tutta l’umanità. Può significare anche «Comunità Dell’Amore». Tre numeri espressi con tre lettere dell’alfabeto ebraico possono alludere alle iniziali del titolo in ebraico di «Comunità Dell’Amore»: Per riconoscere il Risorto sarebbe necessaria la temperatura di un rapporto, l’amore per Dio e per il prossimo, oltre il segno e la parola.
Oltre all’Eucaristia, Gesù risorto ridona alla sua comunità la guida primaria: «Pietro», in un dialogo d’amore speciale.
Secondo Giovanni Gesù chiama Pietro a una nuova missione. È una nuova vocazione di Pietro.
«Gesù dice a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami gratuitamente «agapàs me»?”. Gli dice: “Sì, Signore, tu sai che ti amo con amore reciproco «filò se»”. Gli dice: “Pasci i miei agnelli”. Gli dice di nuovo la seconda volta: “Simone di Giovanni, mi ami gratuitamente «agapàs»?”. Gli dice: “Sì, Signore, tu sai che ti amo con amore reciproco «filò»”. Gli dice: “Pasci le mie pecore”. Gli dice la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami con amore reciproco «filèis»?”. Si rattristò Pietro perché gli disse, la terza volta: “Mi ami con amore reciproco «filèis»?”, come Pietro gli ha già risposto per due volte. Ora dubita di essere in grado di assicurare anche quell’amore. E dice a lui: “Signore, tutte le cose tu sai, tu sai che ti amo con amore reciproco «filò»”: tu sai che susciti tu in me questo mio amore per te. Gli dice Gesù: “Pasci le mie pecore”».
Sono riportati qui i due diversi verbi greci (agapao e fileo) del testo ispirato per rilevare l’amore gratuito «agapào» e l’amore reciproco «filèo». Gesù chiede due volte a Pietro se lo ama con amore gratuito, totale, senza nulla in cambio per sé; e Pietro per due volte risponde che lo ama con amore reciproco, in cambio e di risposta. Ma Pietro si rattrista perché dubita di poter amare in ogni caso. Tre volte Gesù chiede a Pietro se lo ama. Pietro potrà ricordare il suo triplice rinnegamento, ma una cosa ripetuta tre colte è una investitura, secondo il costume di allora, o segno di decisione definitiva, ome quando Pilato ripete tre volte: io non trovo in lui (Gesù) nessuna colpa.
A Cesarea di Filippo Pietro ha detto di amare Gesù gratuitamente, e non è riuscito; ora Pietro dice di avere bisogno di essere lui amato per primo da Gesù. Pietro si rimette a Gesù che sa tutto e sa bene che Pietro ha bisogno di lui. Pietro non pretende più di poter dare a Dio, a Gesù qualcosa; ma che Gesù deve amare Pietro per primo. Pietro ha bisogno estremo di essere amato da Gesù. E Gesù conferma la giusta nuova direzione dell’amore di Pietro, dicendo la terza volta: “Mi ami con amore reciproco «filèo»?”. Pietro, a nome di tutti, dice: ho bisogno folle di essere amato da te, Gesù, da te, o Dio. Come creature, noi possiamo amare solo con amore di risposta, e sempre con l’aiuto di Dio, possiamo amare l’amore di Dio per noi. Siamo generosi nella misura che siamo depositari dell’amore di Dio. Nessuno può vivere senza essere amato e sentirsi amato. Gesù poi dice a Pietro di pascere agnelli e pecore di Gesù con l’amore di Gesù; quindi anche i cristiani più piccoli. C’è diversità di fede anche tra gli apostoli. Dopo la risurrezione, sul monte indicato da Gesù, tutti lo adorano, alcuni dubitano di essere in grado di riuscire a credere e passare per la grande tribolazione di Gesù. Eppure proprio a questo gruppo, secondo l’evangelista Giovanni, Gesù affida la predicazione del vangelo. Nella chiesa c’è il credente adulto e il credente piccolo.
Poi Gesù afferma solennemente: “In verità, in verità ti dico”; Gesù sta per dire una cosa importante: un altro ti vestirà e ti porterà… È una nuova vocazione di Pietro. Nella prima vocazione Gesù gli ha cambiato il nome: «Fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa” che vuol dire Pietro» (Gv 1,42). Tre grandi tappe nella vita di Pietro, come in ogni persona: siamo chiamati a tappe: prima siamo chiamati all’esistenza, poi, dentro a questa esistenza, siamo chiamati a uno stato di vita in Cristo, consacrata o matrimoniale o singola, poi missionaria
PRIMA LETTURA. La lettura degli Atti (5, 27b-32. 40b-41) mostra la realizzazione di quanto annunzia il vangelo.
I FATTI E LE PAROLE DI GESÙ NEI SUOI TESTIMONI SONO INCONFUTABILI.
Il sommo sacerdote richiama l’ordine impartito agli apostoli «di non insegnare più nel nome di costui»; e voi non avete obbedito. Pietro e compagni, fondatori di una nuova via di vita, fanno la figura di imputati e condannati. Non abbiamo figure di eroi, umanamente parlando, agli inizi della nostra vita evangelica. Già prima erano chiusi nel cenacolo per paura dei giudei. Eppure insegnano allo stesso sommo sacerdote i criteri fondamentali della vita: “Bisogna obbedire = credere a Dio piuttosto che agli uomini”. Questi non hanno il potere d’imporsi alla coscienza e alle disposizioni divine. È successo qualcosa che va oltre ogni dottrina umana; si basa sull’esperienza vissuta ed espressa in concetti chiari da persone non letterate: “Dio ha risuscitato Gesù che voi avete ucciso. Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo”. Piccoli segni umani; enormi trasformazioni in persone che non seguono più una logica umana. Sono fustigati, prendono ordine di «non parlare più nel nome di Gesù». Sono messi in libertà, ed essi se ne vanno lieti di essere oltraggiati per amore del nome di Gesù. Fustigati e lieti, ordine di non parlare nel nome di Gesù e se ne vanno nel nome di Gesù.
SALMO RESPONSORIALE. Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
TI ESALTO, SIGNORE, PERCHÉ MI HAI LIBERATO.
”Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito. Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba”. È la storia di Gesù e di tutti i suoi: «Con forti grida e lacrime» Gesù ha gridato ed è stato esaudito. È morto ed è stato liberato dai vincoli dalla morte. La sua vita in piena sintonia con la volontà del Padre ha fatto risuscitare Gesù e tutti noi suoi fedeli.
“Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, rendete grazie al suo santo nome, perché la sua bontà dura per tutta la vita. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia”. Con Gesù e in Gesù stravinciamo anche la morte. Le piccole esperienze ci danno sicurezza che saremo esauditi anche nel futuro: “Ascolta, Signore, abbi misericordia, Signore, vieni in mio aiuto. Hai mutato il mio lamento in danza, Signore, mio Dio, ti loderò per sempre”. E già ringraziamo e lodiamo in antecedenza.
SECONDA LETTURA. Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
L’AGNELLO CHE FU IMMOLATO È DEGNO DI RICEVERE POTENZA E RICCHEZZA.
L’inno del Cristo abbassato e umiliato in forma di servo, che viene esaltato sopra ogni cosa (fil 4,9-11), diventa ora atto di culto, secondo i progetti di Dio oltre ogni nostro calcolo. È una profezia che dice ciò che avverrà: «L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione. Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute dicono: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli”». Tutti si prostrano in adorazione. La sovranità di Dio, esercitata dal Cristo risorto, domina il creato nelle sue quattro direzioni, personificate dai quattro viventi, e domina su tutta la storia umana.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Sulla spiaggia il Risorto ha già preparato pane e pesci. Noi con Pietro l’accogliamo con amore e partecipazione, andando a prendere un po’ di pesce appena pescato. Doniamo ciò che Dio ci ha donato. Ciò procura festa, tanta gioia e perenne letizia.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: con la sua morte e risurrezione ci riunisce tutti nel tuo Amore, e affidando a noi la parola di riconciliazione, costituisce l’unica liturgia di lode in terra e in cielo.
Donaci di aver parte alla vita eterna, per cantare la tua lode con la moltitudine del cielo che proclama l’onore, la gloria e il potere di Gesù Cristo, tuo Figlio diletto.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù in mezzo a noi come in riva al mare prende il pane, lo dà, ci trasforma in suoi franchi testimoni.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Agnello immolato, causa di gioia e perenne letizia, rende l’umanità a te gradita.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Costituiti suo nuovo Corpo mistico, ci rinnova con la forza del tuo Spirito, secondo la tua volontà.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dal tuo popolo rinnovato con i sacramenti pasquali, guidato alla gloria incorruttibile della risurrezione.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. Oggi dona personalmente pane e pesci a significare che dona se stesso.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Disse Gesù ai suoi discepoli: «Venite a mangiare». E prese il pane e lo diede loro: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la tua pace, dì soltanto una parola e io sarò salvato”.
Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che hai rinnovato con i sacramenti pasquali, e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Pane e Pesce:B>
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: pane e pesce, segno di ogni dono della creazione;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza pane e pesce, segno degli interventi di Dio nel suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: pane e pesce, segno di «Gesù Figlio di Dio Salvatore» (i.x.th.u.s. = pesce) che si dona;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: pane e pesce, segno della chiesa guidata da Gesù in Pietro;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. pane e pesce, segno di Cristo, capo e membra, unito al Padre.
Preghiamo: –
O Padre, che hai risuscitato Cristo, Creatore del mondo e Salvatore degli uomini nella tua misericordia; concedi al tuo popolo di esaltarti perché lo hai liberato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).