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25/03/2007 – QUARESIMA – ANNO C – 5 DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

5ª DOMENICA DI QUARESIMA.
Anno C – 25 Marzo 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 42,1- 2
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall’uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.

Colletta
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Egli è Dio e vive…

Anno C:
Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che ci hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Is 43,16-21
Ecco, faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
Così dice il Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 125
GRANDI COSE HA FATTO IL SIGNORE PER NOI.
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, / ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, / la nostra lingua si sciolse in canti di gioia. R/
Allora si diceva tra i popoli: / «Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, / ci ha colmati di gioia. R/
Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, / come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime / mieterà con giubilo. R/
Nell’andare, se ne va e piange, / portando la semente da gettare, /
ma nel tornare, viene con giubilo, / portando i suoi covoni. R/

Seconda Lettura Fil 3,8-14
Per Cristo, tutto io reputo una perdita, diventando a lui conforme nella morte.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.
E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo.
Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Canto al Vangelo Cf Ez 35,11
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vangelo Gv 8,1-11
Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

Sulle Offerte
Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede, trasformaci con la potenza di questo sacrificio. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
La penitenza dello spirito
È veramente giusto renderti grazie, è bello cantare la tua gloria, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno:
Tu hai stabilito per i tuoi figli un tempo di rinnovamento spirituale, perché si convertano a te con tutto il cuore, e liberi dai fermenti del peccato vivano le vicende di questo mondo, sempre orientati verso i beni eterni.
Per questo dono della tua benevolenza, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode: Santo, Santo, Santo il Signore.. .

Antifona alla Comunione Gv 8,10-11
«Donna, nessuno ti ha condannata?». «Nessuno, Signore». «Neppure io ti condanno: d’ora in poi non peccare più».

Dopo la Comunione
Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo, poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue. Per Cristo nostro.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Quaresima – Anno C – 5ª Domenica – 28/03/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

IL PERDONO DI DIO SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Siamo qui perché siamo stati liberati da una situazione inimmaginabile: dal non essere; e siamo stati chiamati all’esistenza, che è come un foglio immenso, dove scrivere tanti eventi eccezionali. Primo evento impensabile: divenire fratelli di Gesù e figli di Dio come Gesù, vero Dio e vero uomo. A Dio Padre in persona di Gesù suo unico Figlio prediletto noi possiamo rivolgerci e dirgli con tutta verità come figli: “Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall’uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa”. Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi”. “Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che ci hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla, e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
UMANITÀ CHE MERITI DI MORIRE E NEPPURE OSI DI CHIEDERE AIUTO: VA’ IN PACE!
Fra le due accoglienze di un peccatore come il figlio minore, rappresentate una dal figlio maggiore e l’altra da Gesù che incarna il Padre, domenica scorsa l’assemblea ha scelto il Padre esclusivamente buono. Oggi, fra i legalisti scribi e farisei che si servono di un’adultera per tentar di lapidare anche Gesù, e Gesù stesso che non condanna né adultera né scribi e farisei, scegliamo Gesù, infinita fantasia di Dio che sa inventare salvezza anche quando non c’è alcuna via d’uscita da una situazione senza speranza (Vangelo: Gv 8,1-11). Per cinquecento anni questo testo dell’adultera è tramandato oralmente. Si sa questo perché lo troviamo commentato dai Padri della chiesa, anche se non è scritto nel vangelo (esmpio di fede tramandata per vangelo e tradizione). Il testo appare poi in Luca e si fissa definitivamente nel seicento in Giovanni, capitolo ottavo vv 1-11. In Luca, come in Matteo e Marco, avrebbe richiesto un’esposizione del fatto, più il senso teologico; la prima parte di Giovanni, detta sezione dei segni, dove il brano ha trovato posto, sviluppa invece anche un senso simbolico. Molte sono le ragioni che si portano per intuire, almeno, questo ritardo. La più probabile sembra sia l’esitazione della chiesa allora nel concedere il perdono agli adulteri. Vediamo il racconto, il senso teologico e quello simbolico.
Il racconto: richiede più precisazioni come base del senso teologico e simbolico. Gesù «all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava». Non è riportato alcun ammaestramento orale di Gesù. Esso è espresso con un fatto: «Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio»; «gli conducono», perché, se fosse entrata da sola, avrebbe sconsacrato il tempio. È chiara l’intenzione malevola degli scribi e dei farisei: «Postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio”». La donna non dice una parola, non osa chiedere un perdono che non può sperare. Non può immaginare la fantasia sconfinata del cuore di Dio nel donare salvezza e amicizia. La donna è sola. Non c’è il compagno adultero; per lui è prevista la stessa pena. Scribi e farisei continuano: “Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa”. Peccatori non cercano che incolpare ed eliminare; se poi riescono a far cadere un innocente, è per loro una conquista. La lapidazione era riservata ad apostati e bestemmiatori. Al tempo di Gesù l’adulterio era punito con lo strangolamento. Scribi e farisei invece parlano di lapidazione e chiedono a Gesù: «“Tu che ne dici?”. Essi dicevano questo per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo». Da Gesù non attendono una condanna; è competenza del Sinedrio condannare. Da Gesù si attendono dichiarazione di colpevolezza; e di certo Gesù sarebbe stato lapidato, se egli avesse fatto intendere, contro Mosè secondo loro, che quella donna non è colpevole. Dichiarando poi che la donna è colpevole, Gesù mostrerebbe di non essere un profeta che porta qualcosa di nuovo nel mondo, e il suo «ammaestramento» apparirebbe fasullo: se non lo eliminiamo, pensano scribi e farisei, almeno ne annientiamo l’insegnamento. Gesù porta invece una novità assoluta, del tutto inimmaginabile e quindi non attesa, tale che la donna non pensa neppure di poter chiedere salvezza, buon rapporto, amicizia. Questi ultimi sono sentimenti di Dio espressi nella Torà stampata con il dito di Dio sulla pietra: «Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra». Siamo nel tempio (v. 2) costruito in pietra. Il gesto di Gesù può richiamare la Torà scritta da Dio su una tavola di pietra, e le norme di Dio per interpretare la Torà, scritte sull’altra tavola di pietra. A queste norme forse si riferiscono per esempio Geremia (17,13) ed Ezechiele (2,9; 13,9). Quelli «insistevano nell’interrogarlo. Gesù allora alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”». Uno dei testimoni, che per primo deve lanciare il sasso, sarebbe lo sposo. Al gesto dello scrivere Gesù ora aggiunge il senso, secondo lo stile di Dio che non impone, ma propone, iniziando sempre dal minimo, da un gesto, per lasciare anche all’interlocutore l’iniziativa dell’adesione (cfr 10 piaghe d’Egitto). «Chinatosi di nuovo, scriveva per terra». La pietra serve a Dio per fissare i suoi sentimenti di Misericordia e amore infinito (Torà) verso il suo popolo; non per lapidarlo. L’amicizia di Dio nella Torà non è un fatto straordinario solo per l’Adultera, ma per tutti: scribi, farisei e ogni persona peccatrice. Ogni peccato nella bibbia è adulterio. La misericordia assolutamente straordinaria e insperata di Dio è la giusta risposta di Gesù che mira a rinnovare il peccatore, rendendolo capace a sua volta di misericordia. Questo sembra pensi Gesù che scrive per terra, dicendolo poi in modo che giovi a tutti: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”; e chi ha peccato, sappia che ha Dio Javè sempre vicino per usargli Misericordia. «Quelli, udito ciò, se n’andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi: ai più giovani. Rimase solo Gesù con la donna, là in mezzo». Ciò che poteva essere una tragedia, si riduce ad una scena di due persone, la Misera e la Misericordia: l’adultera sdraiata lì a terra, e Gesù, chino, a scrivere richiamando il suo cuore. «Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. Essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù a lei: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”». Gesù, autorizzato solo a dichiarare colpevolezza, che non ha dichiarato, ora si rivela l’unico Innocente autorizzato a dichiarare «condanna», che non dichiara; ma esprime parole di Dio che dice: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”, e tutto è fatto, come dice il Salmo (33,8-11), «il Signore parla, e tutto è fatto; comanda, e tutto esiste. Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli; ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni». Rimane «solo Gesù con la donna», unica quindi che possa riferirci questa particolarissima e strabiliante esperienza.
Senso teologico del fatto, in rapporto a Dio. È sufficiente richiamare quanto già accennato: Gesù, venuto non per condannare, ma per salvare il mondo (Gv 3), salva l’adultera che non sperava salvezza, lei che non aveva neppure implorato aiuto. Gesù rivela un Dio Padre più grande del nostro cuore. Per mezzo di Cristo Gesù egli ci salva anche quando il nostro cuore ci condanna (cfr 1Gv 3,19-20). Ricambia il male con il bene: si serve dell’adultera per raggiungere con il suo perdono anche coloro che di quella stessa donna volevano servirsi per eliminarlo: “Tu che ne dici?”, gli chiedono. – “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, risponde Gesù, fattosi esterno a loro per dire loro chi è lui dentro di loro, attendendo di essere accolto anche da loro, senza che se ne vadano dai più anziani ai più giovani, dopo aver lasciato cadere a terra le pietre; e vuole che la donna «vada», diventi missionaria di questa ricerca di Dio: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. – “Nessuno, Signore!”. Gesù vuol dire: non basta «astenersi dal condannare», anche se è un primo passo verso la vita; bisogna che anch’essi non se ne stiano lontani da me. Tu ora accetti di stare con me, di vivere con il mio desiderio che anche loro si avvicinino a me, per essere salvati. Così non vivi più chiusa in te stessa: «non pecchi più», ma vivi con il mio interesse di Bene anche per loro; pensino per esempio a te, in ogni caso, non più per condannarti.
Senso simbolico. dello stesso fatto nell’evangelista Giovanni. Alcuni elementi del racconto ci aiutano a comprenderlo. La donna è condannata da sola, senza l’amante che pure doveva esserci, essendo colta in flagrante adulterio; lei è condannata a morte, benché allora tale condanna sia in mano solo ai romani; lei non ha scusanti, e non osa implorare perdono, anche se vorrebbe vivere; lei è l’unica testimone e racconta il dono della vita ottenuto inaspettatamente da Gesù; lei se ne va come testimone del condono divino. La donna salvata è simbolo della Chiesa, di tutta l’umanità, determinata a divenire Chiesa. Lo sposo è Cristo Gesù (2Cor 11,2; Ef 5; e Apc 22,17.20: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”; ed egli risponde: “Sì, verrò presto!”». L’amante dell’adultera è presente nella veste del peccato con il quale lei ha tradito il suo sposo; lei quindi dovrebbe morire, ma l’unico testimone, il suo Sposo, Gesù, che non uccide la propria sposa, casta meretrice perché la ama, la nutre con i sacramenti, attende che si converta e viva: quindi lo Sposo l’ha già perdonata (Osea 1-3), lo «sposo» precedente, il peccato, non deve comparire a lapidarla perché non c’è più, e l’esperienza della vita nuova, ricevuta, fa «rifiorire nel suo cuore il canto della gratitudine e della gioia» (colletta). Testimone di tanta grazia, desidera ne sia partecipe tutta l’umanità.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
VA’ IN PACE: LASCIA IL PASSATO, COMINCIA A PENSARE IN MODO NUOVO.
Lo stesso «Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti», che ha compiuto il prodigio della liberazione d’Israele dall’Egitto con l’impegno di ricordarlo sempre, ora vi dice, lui stesso, non altri: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!”, del1250 circa a. C. “Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Vi faccio ritornare dall’esilio babilonese e per mezzo di un pagano, Ciro. Non resistete per il motivo che il mio modo di agire non è secondo i vostri canoni. Io cambio metodo come mi sembra meglio, e voi adattatevi al mio comportamento: “Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, l’eletto. Il popolo, che io ho plasmato per me, celebrerà le mie lodi”. Tutto questo ora si attua nei riguardi dell’adultera salvata, della casta meretrice, la Chiesa che io amo.

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
IL SIGNORE HA FATTO GRANDI COSE PER NOI, SALVANDOCI DA OGNI SCHIAVITÙ.
Ripetendo le parole del Signore Gesù nel Salmo Responsoriale (Sal 25/26), l’assemblea interpreta rettamente l’incontro con Dio come opera di Dio, che la trasforma. Le parole di Gesù sulle nostre labbra ci fanno sperimentare i suoi sentimenti: “Grandi cose ha fatto il Signore (non noi) per noi”. Riconosciamo che Dio opera prodigi: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”. Lo riconoscono i popoli che dicono: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. Lo riconosciamo noi stessi in prima persona, e diciamo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia”. – Il ricordo del passato fa sgorgare dal cuore una preghiera per il presente. La salvezza è opera di Dio, ne abbiamo l’esperienza, e questa ci sprona a chiedere ulteriore salvezza dalla schiavitù, fino alla completa liberazione. Abbiamo ringraziato il Signore per l’accaduto: “Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”. – Ebbene: questo è garanzia di quanto farà ancora. Pieni quindi di gratitudine acclamiamo: “Riconduci, Signore, i nostri prigionieri come i torrenti del Negheb” in piena. In te, Signore, rischiamo, nella certezza del buon esito: rischiamo come chi semina una semente che ora potrebbe nutrirci; ma sappiamo di non perderla, siamo certi di avere in futuro la gioia di raccogliere il centuplo. Allo stesso modo, sulla scia della passione, morte, risurrezione del nostro Signore Gesù, noi, tua comunità, ci aspettiamo ancora momenti difficili, ma siamo sicuri di essere ricompensati con la vista di frutti abbondanti in Cristo risorto, qui presente.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
IN CRISTO TUTTO REPUTO UNA PERDITA DIVENENDO A LUI CONFORME NELLA MORTE.
Quella donna, la Chiesa, l’Umanità, ciascuna persona così inaspettatamente salvata da Gesù che le dice: “Donna, neanche io ti condanno; va’ in pace e non peccare più”, quella persona da quel momento di vita ha la mente e il cuore fissi su Gesù, sulla persona di quel suo straordinario Salvatore. Lei si distoglie da tutto un passato di leggi e osservanze, e tutta protesa verso Gesù, con le parole di Paolo, discepolo di Gesù per quest’esperienza, lei incoraggia quanti si sentono colpevoli, quanti non sperano futuro migliore, ed esclama: “Fratelli, tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza – dell’esperienza – di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovata in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede”. Non leggi e tutte queste cose ma la Persona di Cristo Gesù, non la mia giustizia ma la fede in Gesù, non guardando se sono imperfetta ma fidandomi della sua misericordia, non pensando più a salvare me stessa ma morendo a me stessa per vivere in lui, non più cose ma sue relazioni.
Gioco tutta l’esistenza nell’imitare Cristo, so che non lo imiterò mai benissimo, so che non sono impeccabile, godo di chiedergli perdono e vado avanti con «fiducia» in lui, nella sua persona, che distinguo dalla «fede» come verità in cui credo. Fede quindi come relazione con il mio Signore Gesù. Questo perché io possa conoscere sempre meglio per esperienza la Persona di Gesù, “la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sofferenze di Gesù, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti”.
Gesù risorto, che supera la morte in quanti gli appartengono, suscita in me entusiasmo, desiderio di essergli conforme, mediante la stessa «potenza della risurrezione di Cristo», e vivo come un atleta tutto preso a «correre verso la mèta» che è lui per conquistarlo come anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo; corro per «arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù», poiché ancora non l’ho raggiunto; mi sentirò perfetto quando arriverò all’età matura del Cristo, simile in tutto al Padre.
Domenica scorsa abbiamo visto che si può vivere in casa con un papà buono senza conoscerlo. Oggi vediamo come a lui tutto è possibile, anche quando in una situazione, come quella dell’adultera, non si vede possibilità di salvezza.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Sono eventi eccezionali, inimmaginabile «venire al mondo» e «divenire cristi»; ma sono eventi straordinari pure gli interventi di «Dio che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva», come pure le nostre preghiere di ringraziamento. Noi ci presentiamo al Padre con piccoli doni; sono segni che prendiamo coscienza di dipendere totalmente da Dio, e di essere curati da lui; di essere istruiti dalla potenza del suo Spirito, e trasformati dal suo amore; gli diciamo: “Esaudisci, Signore, le nostre preghiere; tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede, trasformaci con la potenza di questo sacrificio. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, tu lo hai mandato nel mondo, non per condannare, ma per salvare il mondo da situazioni impossibili e senza speranza e hai stabilito per i tuoi figli un tempo di rinnovamento spirituale, perché si convertano a te con tutto il cuore, e «liberi dai fermenti del peccato vivano le vicende di questo mondo, sempre orientati verso i beni eterni».

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù, misericordia e perdono, è qui, assolve noi come l’adultera, dice: Io non ti condanno, ma ti trasformo perché partecipi ai miei sentimenti di bene a favore di ogni persona.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: tuo Figlio, Innocente, Condannato, Salvatore, presente in noi, resi da lui a te graditi con sentimenti e azioni di salvezza anche verso coloro che ci condannano senza sapere che non lo fanno a noi ma al tuo Figlio eletto.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; Via tracciata nell’acqua e nel deserto, diritta fino a te, desiderata per tutti gli uomini, fatti coeredi della sua gloria.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da ogni cuore rinnovato dalla tua grazia, divenuto cantore di gratitudine e di gioia. Tu sei glorificato per una vita in noi tale da rispecchiare la tua sconfinata misericordia.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, perdonaci perché anche noi possiamo perdonare, come l’adultera riabilitata riparte con la volontà di trasmettere agli altri quanto ha ricevuto; donaci di vivere nell’unità e nella pace con tutti, in modo da sperimentare la tua vita in Cristo Gesù.
La comunione eucaristica genera in noi consapevolezza d’indegnità: davanti a Gesù che dona tutto se stesso incondizionatamente, ci sentiamo imperfetti, ma pieni di gratitudine e fiducia, spenti a vivere come atleti che «corrono verso la mèta», verso Cristo perché tutti lo possiamo conquistare come anche noi siamo stati conquistati da lui. Uscendo da questa assemblea, andiamo con gioia nella pace di Cristo, pregando: “Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo, poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Vita Nuova:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: vita nuova, strada nel deserto, fiumi nella steppa, popolo dissetato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza vita nuova, ritorno da Babilonia, più grande della precedente uscita dall’Egitto;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: vita nuova, Gesù, messo alla prova, si rivela condono per tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: vita nuova, nei fedeli, tipo Paolo, l’adultera: conquistati e salvati;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. vita nuova, nei figli giunti alla perfezione in Cristo Gesù.

Preghiamo: Padre, che non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e viva; concedi al tuo popolo di proclamare le tue meraviglie. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).