18/03/2007 – QUARESIMA – ANNO C – 4 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI QUARESIMA.
Anno C – 18 Marzo 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]. Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Cf Is 66,10-11
Rallègrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione.
Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Anno C:
O Dio, Padre buono e grande nel perdono, accogli nell’abbraccio del tuo amore, tutti i figli che tornano a te con animo pentito; ricoprili delle splendide vesti di salvezza, perché possano gustare la tua gioia nella cena pasquale dell’Agnello. Egli è Dio.. .
Prima Lettura Gs 5,9a.10-12
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.
DAL LIBRO DI GIOSUÉ
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia d’Egitto».
Gli Israeliti si accamparono a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nella steppa di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della regione, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
La manna cessò il giorno dopo, come essi ebbero mangiato i prodotti della terra e non ci fu più manna per gli Israeliti; in quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 33
IL SIGNORE È VICINO A CHI LO CERCA.
Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino. R/
Celebrate con me il Signore, / esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto / e da ogni timore mi ha liberato. R/
Guardate a lui e sarete raggianti, / non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, / lo libera da tutte le sue angosce. R/
Seconda Lettura 2 Cor 5,17-21
Dio ci ha riconciliato a sé in Cristo.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. E’ stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.
Canto al Vangelo Lc 15,18
Gloria e lode a te, o Cristo!
Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te!
Gloria e lode a te, o Cristo!
Vangelo Lc 15,1-3.11-32
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E’ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Sulle Offerte
Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio
La penitenza dello spirito
È veramente giusto renderti grazie, / è bello cantare la tua gloria, Padre santo, / Dio onnipotente ed eterno:
Tu hai stabilito per i tuoi figli / un tempo di rinnovamento spirituale, / perché si convertano a te con tutto il cuore, / e liberi dai fermenti del peccato / vivano le vicende di questo mondo, / sempre orientati verso i beni eterni.
Per questo dono della tua benevolenza, / uniti agli angeli e ai santi, / con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode: Santo, Santo, Santo il Signore.. .
Antifona alla Comunione Lc 15,32
«Rallégrati, figlio mio, perché tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»
Oppure: Sal 121,3-4
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore.
Dopo la Comunione
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Quaresima – Anno C – 4ª Domenica – 21/03/2007); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
FESTA NEL PERDONARE, GIOIA NELL’ESSRE PERDONATI.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Come agisce Dio con i peccatori? Possono i peccatori trovare salvezza? Come ci ha riuniti qui il Signore? La risposta è nello stesso annuncio evangelico, che Gesù sintetizza con la parabola del padre misericordioso. L’antifona di ingresso ne esalta l’esito fin dall’inizio della celebrazione, parafrasando un passo del profeta Isaia: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all’ abbondanza del suo seno” (Is 66,10-11): Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione. Ma questo non viene da noi; è Dio, nostro Padre, che per mezzo del Figlio suo opera mirabilmente la nostra redenzione. E godiamo che tale esperienza sia partecipata a tutti. Per questo preghiamo: “O Dio, Padre buono e grande nel perdono, accogli nell’abbraccio del tuo amore, tutti i figli che tornano a te con animo pentito; ricoprili delle splendide vesti di salvezza, perché possano gustare la tua gioia nella cena pasquale dell’Agnello”. Egli vive e regna con te per sempre.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
DUE MODI DI ACCOGLIERE IL PECCATORE: PREFERIAMO QUELLO DEL DIO DI GESÙ.
Vangelo: Lc 15,1-3.11-32; mancano sette versetti perché la chiesa vuole liberare la parabola del Padre misericordioso da possibili annacquamenti. In questi versetti infatti ci sono due allegorie o paragoni: come fa un pastore con la sua pecora, così fa Dio; come fa una donna con la sua perla preziosa, così fa Dio: gioisce per la usa pecora, per la sua perla. Nella parabola che segue non c’è il versetto: Così ci sarà gioia in cielo. La parabola rimane sola e deve essere letta in modo diverso dall’allegoria che è sempre dolce e facile. La parabola ti incastra e ti obbliga a emettere tu stessa/o, che ascolti, un giudizio di condanna su di te. Esempio, Natan di fronte a Davide: racconta la storia di due pastori. Uno ha tante pecore, l’altro una sola. Il ricco di pecore è visitato da un amico; va a prendere l’unica pecore del pastore povero e prepara all’amico un buon pasto con essa. Davide seduto sul trono salta in piedi e decreta: quell’uomo deve morire. «Allora Natan disse a Davide: “Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro”; e tu hai preso l’unica moglie di Uria… (cfr 2Sam 12,1-12). Davide è chiamato a giudicare una situazione e non s’accorge che è la sua situazione; così senza accorgersene emette un giudizio su ciò che lo riguarda, cioè su se stesso: la sentenza che dà sul raccolto, la dà su di sé. Lo stesso fanno scribi, farisei e capi dei sacerdoti su se stessi di fronte a Gesù che racconta loro la parabola dei vignaioli: manda i servi a prendere la sua parte del raccolto, e quelli li bastonano, li uccidono, li maltrattano. Il padrone della vigna dice: ma del mio Figlio avranno rispetto. I vignaioli dicono: È il futuro padrone, uccidiamolo; morto il padrone, la vigna è di coloro che la occupano e la curano, cioè nostra. E lo uccidono. Gesù domanda: Cosa farà il padrone? Rispondono scribi, farisei e capi dei sacerdoti: Farà venire l’esercito, ucciderà quei vignaioli e darà la sua vigna ad altri (cfr Mt 21,33-46). Subito dopo è scritto che, «udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro» (Mt 21,45); ma dopo, e lo uccideranno. La parabola incastra l’uditore e condanna l’uditore con le parole stesse dell’uditore. La liturgia aiuta la comunità cristiana a leggere la parabola come parabola e non come un’allegoria; per questo ha spogliato il testo dalle allegorie che la precedono.
Il fatto: «Si avvicinarono a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo». Dalla nube domenica scorsa Dio ha detto: “Ascoltatelo!”. E ora vediamo chi sono coloro che ascoltano Dio: sono i pubblicani e i peccatori che vogliono convertirsi. «I farisei e gli scribi», cioè i migliori della religione ebraica, «mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”». È una domanda da parte di scribi e farisei a Gesù includendo la risposta: mormorano perché si contraddice, parlando di Dio e agendo da peccatore che riceve un peccatore con il bacio e si contamina – secondo la mentalità ebraica -. Per di più Gesù mangia anche con loro, cioè li approva – sempre secondo la mentalità ebraica, mangiare con qualcuno vuol dire: ti prendo per quello che sei, non per quello che Dio vuole che tu fossi -. E Dio non può approvare un peccatore. Così Gesù farebbe diventare se stesso peccatore. Non si tratta d’invidia o gelosia, ma di una contraddizione: Come ti permetti di parlare in nome di Dio, se sei un peccatore! E sei peccatore perché accogli e mangi con i peccatori. Spiegaci questo tua incoerenza!
Gesù, da buon rabbino, non risponde. O meglio, risponde alla loro domanda con un’altra domanda: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane” eredita, se ne va e poi torna. Al suo ritorno ci sono due persone con due atteggiamenti diversi nell’accoglierlo. C’è il padre che va oltre la legge, oltre la giustizia: «Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio”». Ma il padre non gli lascia finire la farsa che aveva imparato a memoria. Prima infatti di finire dicendo: “Trattami come uno dei tuoi garzoni”, il padre «disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa».
C’è un altro atteggiamento all’arrivo di quel figlio, quello del figlio maggiore: Scusa, padre, ma io lavoro e sgobbo tutti i giorni e per me neanche un capretto?! –“Tutto ciò che è mio è tuo!”, risponde il padre. – Luca lascia a noi scegliere.
E noi celebriamo, perché scegliamo il Padre che ci accoglie. Desideriamo sia superata in noi da Gesù la cattiveria del fratello maggiore, che non gode per il ritorno del minore, che non si è mai trovato, insieme al padre, durante tutto il tempo dell’assenza del fratello, a dire: “Speriamo ritorni.., speriamo non gli capiti qualcosa di irreparabile..”. – Mostra invece sentimenti di vendetta. Invece l’atteggiamento del padre dà un futuro a quel figlio e a noi; mentre l’atteggiamento del figlio maggiore lo condanna ad essere per sempre un peccatore. Condanniamo una persona a portare la condanna per sempre, la condanniamo a identificarsi con il suo errore? Tutti sbagliamo. Vedi la Samaritana: Dove adorare Dio: a Gerusalemme o sul monte Garizim? – Risposta: In Spirito e Verità. Dio cerca tali adoratori. – Siamo noi. Non ci sono altri ricercati nel vangelo. Siamo qui in quanto peccatori cercati da Dio. Quindi siamo diversi dall’errore fatto. Inoltre il nostro errore non esprime tutto noi stessi. Dio non c’identifica con il nostro errore. Invece il figlio maggiore lo identifica. Gesù rappresenta il Padre che ci accoglie e mangia con noi. Se non lo facciamo, siamo pieni di cattiveria. Ma Gesù non ci accusa. Ti accusi tu. Lui ti accoglie e mangia con te oltre ogni logica umana. Formazione e catechismo non ci hanno fatto sperimentare il perdono gratuito totale. Quindi non crediamo, perché Dio non c’entra nella nostra esperienza umana che ci permetta di conoscere Dio. Un confessore diverso da Dio, va evitato. Il fratello maggiore non ha gioia, ma cattiveria che condanna una persona per sempre. Preferisco trovarmi nella persona del Padre che accoglie i figli e mangia con loro.
Se approvate lui, il padre della parabola, dice Gesù, approvate me; se condannate Lui, condannate me. Questa esperienza umana è necessaria per conoscere Dio. Quando la mamma perdona pienamente il proprio figlio, gli fa conoscere Dio. Mediante l’esperienza umana facciamo sperimentare il divino. Il figlio minore vorrebbe infliggersi il castigo. Gesù non lo favorisce, e vuole convincere il figlio maggiore fare lo stesso. Bisogna leggere bene la Scrittura che ci fa dire a Dio: “Fammi sentire la gioia di essere salvato” (Sal 50). Non una gioia pensata, ma una gioia sentita che coinvolge tutta la persona. È gioia che viene dall’antico testamento, perché il miserere appartiene all’antico testamento. Ma portata a compimento nella persona di Gesù. C’è la storia, c’è la valutazione, ma ci accorgiamo che Gesù parla di noi? Del fratello maggiore non si dice: È entrato a far festa con gli altri. La parabola attende d’essere completata dalla nostra risposta qui e nella vita.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
DIO ACCOGLIE NOI PECCATORI ALLONTANANDO DA NOI L’INFAMIA.
Prima lettura: Gs 5,9a.10-12. Siete riconciliati pienamente con me. Questo è il segno che io vi ho riconciliati: la pasqua che celebrate nella nuova terra. Con il passaggio del Giordano e l’ingresso nella terra promessa, comincia infatti una nuova tappa della storia della salvezza. Essa è inaugurata da una celebrazione della pasqua, così come lo è stata la partenza sulla strada dell’esodo. Dio porta a compimento le sue promesse.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
DIO CI HA RICONCILIATI A SÉ: DA OGNI TIMORE MI HA LIBERATO.
Salmo responsoriale: Sl 33, 2-3; 4-5; 6-7. Ho cercato e non dico: Ho trovato; ma: Mi ha risposto.
Egli accoglie i poveri di cuore e i suoi figli prodighi al banchetto pasquale di ogni domenica. Così il Signore mi risponde: Il Signore è vicino a chi lo cerca, lasciandoci la voglia di conoscerlo sempre più per lo stupore che suscita in noi il suo condono. Il Signore è sempre oggetto di ricerca. Chi veramente ama, si accorge di non conoscere ed è spinto a cercare di conoscere ulteriormente. Gesù compie un’opera straordinaria: ci rende partecipi della sua benedizione del Signore, Padre suo. In noi Gesù continua a dire: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode”. E non avendo altro vanto che essere nel Signore, acclama per bocca nsotra: “Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino”. Gesù c’invita: “Celebrate con me il Signore”, e noi rispondiamo invitando altri: “Esaltiamo insieme il suo nome”. Il Signore ci risponde liberandoci da ogni timore: “Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato”, e da tutte le nostre angosce; ci leva la confusione e ci dona un volto raggiante, dal più piccolo al più grande.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
DIO NON IMPUTA A NOI LE NOSTRE COLPE E AFFIDA A NOI LA RICONCILIAZIONE.
Seconda lettura: 2Cor 5,17-21. Dio concede a tutti gli uomini la grazia di diventare, in Gesù Cristo e attraverso di lui, creature nuove in un mondo nuovo, lasciandoci riconciliare con lui. In croce Gesù non ci imputa la colpa, ma chiede perdona al Padre per noi. Dio imputa a Cristo Gesù le nostre colpe. E Gesù, a differenza del figlio maggiore, l’accetta liberamente e volentieri. E Paolo segue Gesù supplicandoci che ci lasciamo riconciliare con Dio che per mezzo di Cristo Gesù ci fa giustizia di Dio.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
“Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te!”. La comunione con te resta il segreto della felicità dei tuoi figli. Cosa sarebbe successo se il figlio minore si fosse stizzito per l’atteggiamento del fratello maggiore che non poteva accettare quel trattamento di riguardo del padre a suo favore? Siamo sinceri nell’accogliere l’amore del Padre per noi, se accettiamo l’incomprensione degli altri, e se siamo solidali con il padre nella sua gioia, senza rivendicare qualcosa per noi stessi. Poter godere della sua gioia per i suoi figli che tanto ama: è questa la comunione con il Padre, il segreto della felicità dei figli. Gesù rivela la felicità che proviamo nell’intima comunione con il Padre riferendo le parole del Padre stesso: “Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie” (Gv 17,10), parole rivolte al figlio maggiore della parabola. Possiamo dire con le parole del salmo: “Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra” (Sal 73,25). Allora siamo nella pace e godiamo la fraternità in rapporto all’unico Padre di Gesù, pregando: “Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui, trattato per noi da peccato, ci ami e riconcili a te e ci affidi il ministero della riconciliazione. “Tu hai stabilito per i tuoi figli / un tempo di rinnovamento spirituale, / perché si convertano a te con tutto il cuore, / e liberi dai fermenti del peccato / vivano le vicende di questo mondo, / sempre orientati verso i beni eterni”.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza. Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: trasforma pane, vino e tutti noi in Cristo tuo Figlio morto e risorto: nuova creatura riconciliata.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Figlio Innocente, in noi si fa peccato, dona se stesso in nostro favore, e noi siamo a te graditi.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; riconciliati con te in lui, rinnovati nel suo Spirito, coeredi della sua gloria, noi siamo tuoi figli nell’unico Figlio Gesù.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, in questa nuova vita di riconciliazione e di pace con te in Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, tu non solo ci perdoni, ma doni a noi anche la parola della riconciliazione, rendici degni testimoni della tua misericordia, in particolare, partecipando con gioia alla tua gioia per il ritorno di un tuo figlio, nostro fratello che era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Così tu ricostruisci la nuova Gerusalemme, città salda e compatta, facendoci salire insieme a lodare riconoscenti il tuo nome, e pregando: “O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Festa e Gioia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: festa e gioia, di un padre al ritorno del figlio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza festa e gioia, di Israele entrato nella terra promessa;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: festa e gioia, di Gesù in persona del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: festa e gioia, del fedele riconciliato con il Padre in Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. festa e gioia, di tutti nella Trinità per sempre.
Preghiamo: –
O Padre, che susciti in noi la conversione con il ritorno a te e la confessione del tuo amore; fa’ che il tuo popolo ti cerchi e ti senta vicino. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).