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04/02/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 05 DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

5ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 4 Febbraio 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 94,6-7
Venite, adoriamo il Signore, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli è il Signore nostro Dio.

Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore…

Anno C:
Dio di infinita grandezza, che affidi alle nostre labbra impure e alle nostre fragili mani il compito di portare agli uomini l’annunzio del Vangelo, sostienici con il tuo Spirito, perché la tua parola, accolta da cuori aperti e generosi, fruttifichi in ogni parte della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Is 6,1-2a.3-8
Eccomi, manda me!

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 137
CANTIAMO AL SIGNORE DAVANTI AI SUOI ANGELI.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: / hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli, / mi prostro verso il tuo tempio santo. R/
Rendo grazie al tuo nome / per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama. / Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. R/
Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra / quando udranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore, / perché grande è la gloria del Signore. R/
Il Signore completerà per me l’opera sua. / Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani. R/

Seconda Lettura 1 Cor 15,1-11
Così predichiamo e così avete creduto.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.
Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Canto al Vangelo Cf Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io vi ho scelti in mezzo al mondo, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo.
Alleluia.

Vangelo Lc 5,1-11
Lasciato tutto, seguirono Gesù.

DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genesaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Sulle Offerte
Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla Comunione Sal 110,4-5 Sal 106,8-9
Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi verso i figli degli uomini; egli sazia il desiderio dell’assetato e ricolma di beni l’affamato.

Oppure: Mt 5,5-6
Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Anno C: Lc 3,5
«Maestro, tutta la notte abbiamo faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete».

Dopo la Comunione
O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – 5ª Domenica – 08/02/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

OGNI CHIAMATA È FONDATA SULLA PAROLA CHE RILEVA L’ESIGENZA INTERIORE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Grande il segno della pesca miracolosa, ma ben più grande la realtà per Simone di cogliere che sta davanti a Gesù il Signore. Venite, adoriamo il Signore, come Simon Pietro dopo la pesca, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli è il Signore nostro Dio. Veniamo radunati insieme come i pesci in una sola rete. Chiediamo al Padre per bocca dello stesso Signore Gesù: “Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore!”, “aiutaci sempre con la tua protezione”. “Dio di infinita grandezza, che affidi alle nostre labbra impure e alle nostre fragili mani il compito di portare agli uomini l’annunzio del Vangelo, sostienici con il tuo Spirito, perché la tua parola”, che ora ascolteremo, “accolta da cuori aperti e generosi, fruttifichi in ogni parte della terra. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
LA CHIAMATA DI SIMONE, TIPO DI OGNI CHIAMATA.
La Parola rivolta a tutti. Mentre Gesù stava presso il lago di Genesaret, la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare «la Parola di Dio», il nuovo messaggio di Gesù, che è Gesù stesso, Gesù Cristo il Signore (Vangelo: Luca 5,1-11): pubblicani e peccatori vengono a Gesù per ascoltarlo (cfr Lc 15, 1s). Gesù ammaestra e la folla fa ressa per ascoltare da lui la parola, quella vera che sgorga limpida dalla sorgente. La folla sa distinguere la parola dei rabbini del tempo da quella di Gesù: «Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità» (Lc 4,32), «e non come gli scribi» (Mc 1,22) che facevano tante riflessioni non pertinenti con la persona di Dio. La folla sa leggere il «segno del tempo» che è Gesù, sa valutare da se stessa «ciò che è giusto» (cfr Lc 12,57). Gesù ha messo nel cuore umano, fatto a sua immagine, esigenze profonde, e intende portarle a compimento, perché ogni persona collabori al suo progetto di creazione e redenzione nella storia, come Pietro, Isaia e Paolo. Il mezzo è la capacità di valutare, data da Gesù stesso a ognuno. Gesù allora annunzia la parola, ammaestra, fa pensare e ragionare la gente. Si può sbagliare infatti e pensare in modo sbagliato anche di Gesù, dire per esempio che è «capo dei demoni», come l’hanno detto scribi e farisei. Ma quando Gesù chiarisce concludendo che allora il demonio è diviso in se stesso e cade, si attende che il cuore dei suoi interlocutori aderisca alla mente che ha capito, e l’uomo non sia diviso in se stesso, non pecchi contro lo Spirito Santo (cfr Mc 3,22-30). La folla ascolta Gesù che l’attira con la sua parola, la sua Persona. Mentre Gesù parla, «vide due barche»; le «vede» (eiden) con gli occhi del cuore; sono due, simbolo di ogni mezzo. «Salì in una barca», non perché è più bella ma perché è di Simone, tipo di ogni persona chiamata: Gesù sale su ogni barca o auto e altro. «I pescatori erano scesi e lavavano le reti»: sono intenti al loro lavoro, Gesù chiama chi è occupato. «E lo pregò di scostarsi un poco da terra»: Simone è il tipo di ogni persona che Gesù ha nel cuore; Gesù prega Simone di scostarsi da terra, non impone, ma invita pregando ogni persona che egli chiama, come Dio ha fatto con Isaia nel settecento e quaranta circa a. C., Isaia ode la voce del Signore che dice: «Chi manderò e chi andrà per noi?» (prima lettura). Gesù si siede (kathìsas = da cattedrattico) nella barca: come il Signore, il Padrone; prima si era alzato presso il lago: come il Risorto. Ammaestra «le folle»: prima era «una folla», lì presente; ora sono «le folle», tutte, perché Gesù parla a tutti; parla a noi ora, qui come da quella barca. Nella vita di ogni persona, di ciascuno di noi, c’è un momento particolare, importante, profondo. In quel momento la persona stessa percepisce il proprio indirizzo di vita come dono divino: il Signore chiama ogni persona a un particolare stato di vita, consacrata a Dio, alla vita matrimoniale, alla vita da single; la chiama a collaborare al suo progetto di creazione e di redenzione nella storia. Questo avviene in ciascuno.
Il fatto evidenzia la Parola. «Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”». Alle parole seguono i fatti; Gesù parla ad uno, Simone, dice “distànziati”, ma ha in mente tutti, dice “calate” «verso il profondo» del mare che raffigura il male, della storia; Gesù comanda di affrontare il male di petto. Il comando «calate le vostre reti per la pesca» a persone competenti in materia non è ragionevole, ma lo è per testimoni delle parole di Gesù che guarisce la suocera e allontana lo spirito impuro: i pesci hanno dei tempi, ma ogni momento è stato buono per la suocera e lo spirito impuro. «Simone (uno dei testimoni) rispose: “Maestro (Epistàta = Capo, Condottiero: della storia), abbiamo faticato tutta la notte» della nostra vita, «e non abbiamo preso nulla (esperienza di tutti); ma sulla tua parola getterò (singolare: decisione personale di ognuno) le reti». «E avendolo fatto (coerenza fra mente e cuore in ciascuno, il segno dei pesci è frutto di comando e risposta positiva di tutti), presero una quantità enorme di pesci»: prima «la folla», «le folle»; ora «moltitudine», «di molti» pesci. «E le loro reti si rompevano» (dierrèsseto: imperfetto di «conato») per i «ripetuti tentativi» di rompersi: «chiamare insieme» (sun-èkleisan) in ogni tempo (aoristo) tutti i pesci è opera di Gesù, Capo e Condottiero; ma che non si spezzi l’unità fra i pesci è opera continua anche dei pescatori responsabili, in contrapposizione ai continui tentativi di rottura. Ed ecco pronta l’opera dei pescatori che «allora fecero cenno» non comando «ai compagni» noti e individuabili «dell’altra barca», due le barche che simboleggiano l’azione congiunta; fanno cenno «che venissero» di loro iniziativa (aoristo) «allo scopo di aiutarli» in quella importante situazione (aoristo): l’unità è una realtà particolare, frutto di aiuto richiesto. «Essi vennero», è il loro compito (aoristo), «e riempirono», successo infallibile (aoristo), «tutte e due le barche», perché l’unità anziché rompersi si moltiplica «al punto che quasi affondavano»: dove c’era da temere di non prendere nulla, si riempiono addirittura due barche, con la rete di una sola! Ma rimane un pericolo continuo da affondare nel male della storia finché non si giunge a riva (infinito presente).
Chiamata alla missione. «Al veder questo, Simone» che ora prende il nome anche di Pietro perché concentriamo l’attenzione su di lui, «si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”»: Anche Gesù prende il nome nuovo di «Signore = Dio» che suscita spavento non per paura di lui che è benevolo, ma per la sua grandezza di Dio, il Santo; di fronte a lui lo stesso Pietro, capo della Chiesa, si sente «peccatore». «Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone»: ora si sa che l’altra barca era di Giacomo e Giovanni, prima sottaciuti perché la loro barca doveva significare pluralità che include tutti, noi compresi. «Gesù disse a Simone: “Non temere” più, io il Santo non sono un pericolo per te, per voi; “d’ora in poi sarai pescatore di uomini”». Frase riassuntiva di tutto in contenuto del brano: da questo momento ti costituisco colui che cattura uomini «viventi» (participio presente consecutivo), cioè perché vivano come te tirato fuori dal «mare» del male, della tua pochezza, e possa essere tu pure in grado di far vivere gli altri costantemente e per una vita migliore: i pesci in mare vivono, l’uomo in «mare» muore (Israele ha sempre avuto terrore del mare, da quando lo teneva bracato, in balìa del Faraone); far vivere gli altri, cioè, tutte «le folle» che fanno ressa intorno a Gesù e che Gesù «vede», «tremila persone» (cfr Atti 2,41; cfr i centocinquantatre grossi pesci in Gv 21,11 che Pietro tira su dalla barca), dopo essersi fidato della Parola del Maestro Condottiero; fiducia che ha procurato a Pietro di poter stare, lui Peccatore, di fronte alla persona sacra del Gesù «Signore». E «tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono»: eseguono ciò che Gesù ha già suscitato nel loro intimo; Simon Pietro, segno della chiamata di tutta la chiesa, tutta l’umanità e di ogni persona, mostra come ogni chiamata si fonda sull’esperienza della potenza della Parola di Gesù. Può essere un’esperienza ancora non piena, ma sufficiente a muovere una persona, perché s’incammini e progredisca nell’esperienza della Parola, che rimane sempre l’unico fondamento di ogni vocazione.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
MISSIONE DI GESÙ COMPIMENTO DELLA MISSIONE DEL PROFETA ISAIA E NOSTRA.
“Eccomi, manda me!”. La vocazione di Isaia (6,1s.3-8) nel settecentoquaranta circa a. C. avviene durante una liturgia celeste, con una presenza divina e una creaturale umana. La presenza divina è sottolineata dalla visione del «Signore seduto su un trono alto ed elevato» che riempie tutto il luogo, e dal canto dei Serafini che acclamano Dio: “Santo, santo, santo”; dagli stipiti delle porte che vibrano e dal «fumo» che riempie il tempio, come la nube copre l’arca dell’Alleanza. La presenza umana poi è rappresentata da Isaia che dice di aver visto «il Signore degli eserciti» nonostante sia impuro in mezzo a gente impura, cioè non santa. Un Serafino gli tocca le labbra con un carbone ardente e scompare la sua iniquità, il suo peccato. Ora Isaia può udire la voce del Signore che esprime le sue segrete intenzioni, dicendo: “Chi manderò e chi andrà per noi?”, e può anche rispondere con tutta disponibilità: “Eccomi, manda me!”.
Isaia vede il Signore pur non essendo santo, come Pietro sta davanti al Signore Gesù pur essendo un peccatore. Isaia, purificato dai suoi peccati, può udire l’intenzione di Dio e rispondere: “Eccomi, manda me!”; come Pietro, peccatore ma fiducioso «nella parola» di Gesù, è investito dal Maestro «Pescatore di uomini vivi», tipo di ogni missionario per la fiducia nella Parola.
Ma Gesù, il Santo di Dio, che Pietro inginocchiato davanti a lui chiama «Signore», è il compimento di ogni missione: conosce la volontà del Padre, pur essendo Dio assume una condizione umana, e venendo nel mondo dice: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Ebr 10,7). Gesù è il vero Missionario del Padre che ci assicura: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
CHIAMATI A MISSIONE DI LODE CANTIAMO AL SIGNORE DAVANTI AGLI ANGELI .
“Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca” (Sal 137/138). Hai posto in me esigenze profonde facendomi a tua immagine, io ti ho invocato: Signore, salvami! E tu mi hai risposto. Per questo «ti rendo grazie» davanti ai tuoi angeli, e con Pietro mi prostro davanti a te. “Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia: hai reso la tua promessa più grande di ogni fama”, mandandoci il tuo Figlio e in lui mandando me ai fratelli, con il desiderio che ogni persona scopra la verità della tua parola. Ti ho invocato, mi hai risposto: hai accresciuto in me la forza di fidarmi nella tua parola. Tu sei il Signore, da te proviene ogni vera grandezza, perché tu dài compimento a ogni tua promessa. La tua gloria è grande. Davanti a te stupiscono i re della terra e lodano il tuo nome. Signore, tu realizzi nei tuoi fedeli le tue promesse. Tu, Signore, completerai per me l’opera tua, dura per sempre la tua bontà verso tutti: saprai fare di ciascuno un pescatore di uomini perché tutti vivano in te. Tu non abbandoni l’opera delle tue mani.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
DIO CHIAMA OGNI FEDELE A SEGUIRE GESÙ UNICO SUO MISSIONARIO NEL MONDO.
«Così predichiamo e così avete creduto» (1Cor 15,1-11). Questa la missione di Cristo Gesù: «È morto per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato secondo le Scritture». Tre elementi: Cristo è morto e risorto, per i nostri peccati, secondo le Scritture. È il credo che Paolo ha ricevuto al suo ingresso nella comunità dei fedeli del Signore Gesù, e che ha trasmesso intatto con la parola e con la vita di chiamato alla missione come ogni fedele: «Vi ho annunziato, avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza». Paolo poi si elenca fra coloro ai quali Gesù risorto è apparso. Infine valuta la sua chiamata missionaria da persecutore in pescatore di uomini come Pietro. “Per grazia di Dio sono quello che sono”, perché dall’inizio alla fine la grazia di Dio è con me. E questo vale per tutti, come a tutti dice il Signore: “Io vi ho scelti in mezzo al mondo, perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo” (vers. vang.).

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Come Simone, invitato, ha messo a disposizione di Gesù la sua barca, il suo tempo, anche noi ora mettiamo noi stessi e i nostri beni a disposizione del Signore Gesù, capo e membra; Come Gesù ha saputo fare con la barca di Simone, faccia ora con noi e con tutti i nostri beni che lui ci ha dato; e preghiamo: “Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, Egli è L’Angelo dell’Alleanza che porta tutti alla salvezza.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: egli ci trasforma in Cristo come il pane, e ci apre alla parola per il bene dei fratelli.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, accolti e trasformati da lui, che vive in noi come in Paolo e ci fa a te gradi.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; dopo avere chiamato le folle, egli si dona fino alla morte, e risorge per donare a tutti se stesso in novità di vita.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità, per la salvezza che fruttifica in ogni persona.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, fa’ che amiamo e desideriamo la vita, ponendoci al servizio disinteressato degli altri, e donaci l’unità e la pace che pastori come Simon Pietro ottengono chiedendo aiuto ai compagni.
Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi verso i figli degli uomini; egli sazia il desiderio dell’assetato e ricolma di beni l’affamato: desideri e beni che egli stesso ha posto in noi, e vuole che glieli chiediamo perché ce li vuole soddisfare, perché si rinsaldi la collaborazione e la comunione fra i chiamati da Dio al servizio dei fratelli. Siamo tutti quello che siamo per grazia di Dio. Consapevoli di questo abbiamo fiducia e diciamo con Simone: Condottiero, tutta la notte abbiamo faticato invano ma sulla tua parola» che hai accompagnato con i tuoi gesti «getterò la rete.
Perché abbiamo la disponibilità assoluta prima di Gesù e poi di Isaia, preghiamo il Padre: “O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa’ che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore”. Amen
Cristo ripete anche a noi come ai suoi primi apostoli: “Prendete il largo e calate le reti”, anche a noi Gesù affida la sua missione. Andiamo nella pace di Cristo. Anche se finora abbiamo faticato senza prendere nulla, sulla sua parola operiamo sempre efficacemente.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Chiamata:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la chiamata, di Simone che fa cenno ai compagni;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza; la chiamata, di Dio che chiama Isaia e con lui tutto Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la chiamata, dell’umanità assunta dal Verbo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la chiamata, di Simone, discepoli, folla attirati da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. la chiamata, dell’umanità dal Padre a essere in Cristo.

Preghiamo:
O Padre, che in Cristo ci hai scelti in mezzo al mondo, perché andiamo e portiamo un frutto duraturo; concedi al tuo popolo di cantare a te davanti ai tuoi angeli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).