28/01/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 04 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 28 Gennaio 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 105,47
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.
Colletta
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Anno C:
O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fà che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Prima Lettura Ger 1,4-5.17-19
Ti ho stabilito profeta delle nazioni.
DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA
Nei giorni del re Giosia, mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Tu, poi, cingiti i fianchi, àlzati e dì loro ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro.
Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 70
LA MIA BOCCA ANNUNZIERÀ LA TUA GIUSTIZIA
In te mi rifugio, Signore, / ch’io non resti confuso in eterno. / Liberami, difendimi per la tua giustizia, / porgimi ascolto e salvami. R/
Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, / poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. / Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio. R/
Sei tu, Signore, la mia speranza, / la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. / Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, / dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. R/
Dirò le meraviglie del Signore, / ricorderò che tu solo sei giusto. / Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza / e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. R/
Seconda Lettura 1 Cor 12,31-13,13
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma di tutte più grande è la carità.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia.
Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rilevato i misteri del regno dei cieli.
ALLELUIA.
Vangelo Lc 4,21-30
Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Zarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.
Sulle Offerte
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 110,4-5 Sal 30,17-18
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia.
Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.
Anno C: Lc 4,21
«Oggi si è adempiuta la Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
Dopo la Comunione
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno C – 04ª Domenica – 01/02/2007); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
IL RIFIUTO DI NAZARET, ANTICIPO E PROFEZIA DEI RIFIUTI DI CRISTO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Anche noi abbiamo rifiutato il Signore come i suoi paesani di Nazaret, ma il Signore ci ha raccolto e ci raccoglie. “Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode”. Chi ci tiene uniti e fedeli è l’amore, la carità che è Gesù. È un dono che il Padre ci vuol fare. Lo preghiamo allora, sicuri di essere esauditi in persona di Gesù: “Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen”. Siamo raccolti dal Signore Gesù non per noi stessi, ma per essere sua dimora, luogo riservato a lui, perché cioè tramite noi suo corpo egli possa continuare a passare in mezzo agli uomini e andare oltre, fino a raccogliere tutti gli uomini. Preghiamo per questo: “O Dio, che nel profeta accolto dai pagani, rifiutato in patria manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza; fà che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario del Vangelo. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù,
IL MESSIA E SALVATORE È RIFIUTATO, MA PERSEVERA NELL’ADESIONE AL PADRE.
«Allora Gesù cominciò a dire: “Oggi si compie questa scrittura”». Con questa frase domenica scorsa il vangelo terminava, con la stessa frase oggi il vangelo inizia (Lc 4,21-30). Domenica scorsa Gesù si rivelava Compimento delle Scritture, oggi Gesù si rivela Rifiutato, ma Perseverante. Gesù, venuto non solo a predicare, ma a «indire l’anno di grazia del Signore», l’anno piacevole al Signore, l’anno della sua presenza e della sua salvezza; Gesù, l’Anno del condono dei debiti, del rientro in possesso della terra, della liberazione degli schiavi(Lev 25), simboli tutti di una liberazione più profonda, quella dal peccato, radice di ogni male; Gesù, Liberazione che Dio ora offre a tutti nel Figlio suo; Gesù, Anno di grazia iniziato in quell’«ora» che dura ancora e durerà sempre finché c’è storia; Gesù, Condono di Dio offerto a tutti e voluto da Dio per condurre tutti alla salvezza totale; questo Gesù, ecco, parla e tutti hanno gli occhi fissi su di lui, pieni di meraviglia per le parole di grazia e di speranza che escono dalla sua bocca; e di fatto Gesù conclude dicendo: “Oggi si compie questa scrittura”; sì, in Gesù tutto giunge a compimento; e tutti si dimostrano favorevoli verso di lui.
«Ma dicevano: “Non è forse costui figlio di Giuseppe?”. All’autorivelazione di Gesù i nazaretani oppongono la loro presunta conoscenza della sua identità: è il figlio di Giuseppe. Un improvviso cambiamento dalla conferma della sua fama ai connotati umani di Gesù, a una superficiale carta d’identità, paesana, e per loro scontata: tutti infatti lo credono figlio di Giuseppe. Si realizza quanto profetizzato da Simeone: “Si riveleranno i pensieri dei molti cuori” (2,35). Pensieri di gelosia, rancore, curiosità, espressi nelle parole in forma di proverbio: Ma chi pretendi di essere? Figlio di Giuseppe, fa bene il tuo mestiere di artigiano! – Del resto, se Gesù fosse un vero profeta, essi pensano, dovrebbe fare qui in patria sua ciò che ha compiuto a Cafarnao. Pretesa quindi non solo di conoscere l’identità profonda della persona nota solo a Dio, ma anche di averne per primi un vantaggio assoluto; due presunzioni scontate per loro! Presumendo di conoscere la persona di Gesù, prevaricano anche su Dio che dimora nel profondo dell’uomo, in particolare di Gesù, figlio di Maria e Giuseppe, anzi Figlio di Dio; e considerando l’uomo a proprio vantaggio, finiscono con l’usare anche Dio.
Pensieri e atteggiamenti, questi dei nazaretani, che Gesù non condivide; l’ha detto subito dall’inizio Gesù presentandosi in pubblico: “Convertitevi e credete al Vangelo”: alla mia Persona e a quanto vi annunzio. E ora Gesù vede chiaro il futuro che l’aspetta. Si sente proprio contestato, si vede motivo di rovina per molti in Israele (2,34). Anche in lui, anzi più di tutti in lui, avviene quanto è avvenuto in altri profeti. Conferme storiche non mancano, a cominciare proprio dai due profeti più grandi della storia d’Israele. Elia, è mandato da Dio a operare il bene in una regione pagana, a una vedova in Zarepta, con tutte le vedove che sono in Israele! Eliseo, poi, non guarisce neanche un lebbroso di tutti quelli che sono in Israele, bensì uno straniero: Naaman di Siria. Richiamando questi fatti, Gesù, va ben oltre Nazaret, come «Luce di rivelazione per le genti» (2,32; cfr Is 49,6). E non cambia anche se, venuto in casa sua, fra la sua gente, i suoi non l’accolgono, non si convertono, anzi lo rifiutano e cercano di linciarlo cacciandolo fuori dalla città, come avverrà alla fine a Gerusalemme, per buttarlo giù dal precipizio. Anticipo profetico della morte di Gesù sul Calvario: il Padre dona il Messia imploratola Israele, e lo stesso popolo poi lo rifiuta!
Dovrebbe buttarsi giù Gesù, come gli aveva suggerito il diavolo dal pinnacolo del tempio? Gesù non cerca di convincere nessuno con metodi «straordinari». Ha lo sguardo fisso in Dio come quando pregherà prima della passione: “Padre, glorifica il tuo Figlio” mentre compie il tuo progetto di benevolenza verso gli uomini. – E il Padre risponderà: “L’ho glorificato” (Gv 12,28). Infatti, «passando in mezzo a loro se ne andò» altrove; e Gesù continua la sua missione, come un giorno preciserà: “Dite a quella «volpe» = poco furbo, Erode: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito” (13,32), come il Padre promette: “E di nuovo lo glorificherò” (Gv 12,28). Le difficoltà non vincono Gesù.
I nazaretani sono simbolo di Israele che nel Vangelo rifiuta Gesù, e sono simbolo di quanti in tutto il mondo ostacolano l’annunzio della Buona Notizia come avviene negli Atti degli Apostoli. Ma Gesù nella storia appare sempre «potente in parole e opere». E se il rifiuto del Messia in Gesù di Nazaret, da parte d’Israele rappresentato dai nazaretani, ha portato la salvezza in tutto il mondo pagano; cosa sarà l’accoglienza di Gesù da parte degli stessi giudei? (cfr Paolo ai Romani 9-11). E se i nazaretani sono segno di quanti rifiutano Gesù, pretendendo di conoscerlo e di usarlo per i propri interessi; i credenti di Gesù imparano a chiedersi se il modo di far conoscere Gesù, vero Dio e vero uomo, Messia e Salvatore, sia causa di rifiuto di Gesù stesso in tante persone.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù:
DIO CONOSCE LA VERA IDENTITÀ DEL SUO PROFETA GEREMIA E DEL SUO FIGLIO GESÙ.
«Mi fu rivolta la parola del Signore»: è Dio stesso quindi che parla a Geremia (1,2s.17ss) e Geremia comincia a conoscersi come Dio lo conosce in tutta la sua storia, dalla predestinazione «prima di formarti nel grembo materno» alla consacrazione «prima che tu uscissi alla luce» fino alla successiva designazione ufficiale di «profeta delle nazioni» (1,4s). Quel Geremia che Dio da sempre ha conosciuto lo ha anche predestinato a essere conforme all’immagine del Figlio suo (cfr Rom 8,29): immagine nella nascita, nella consacrazione e nella designazione a profeta, che si realizza pienamente in Gesù di Nazaret.
Ma Geremia è immagine di Gesù in particolare nel dover stare sempre in lotta con se stesso per rimanere fedele annunciatore della Parola di Dio: «Cingiti i fianchi, àlzati e dì loro ciò che ti ordinerò; non temere alla loro vista, altrimenti io ti farò temere davanti a loro». Non temere altrimenti io ti faccio temere.
Infatti anche Geremia, come Gesù davanti ai nazaretani, segno di ogni rifiuto, ha contro di sé tutto il paese: dai re ai capi, ai sacerdoti e a tutto il popolo. Proprio Geremia, uomo affezionato alla sua patria e religione, al suo paese, agli affetti e all’amore, è costretto dalla sua missione ad essere la Cassandra (figlia di Priamo, denunciatrice delle future minacce di Troia, si lamenta che non è ascoltata) della sua nazione; ed è scomunicato, perseguitato, denunciato, condannato, odiato, maledetto, torturato, ramingo.
Ma come Gesù che non agisce di sua iniziativa, bensì fa la volontà del Padre, così Geremia, immagine di Gesù, sta agli ordini di Dio che gli dice: “Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese”. Per questo Geremia sperimenta la forza nella verità delle parole conclusive di Dio: “Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”. E Gesù, rifiutato da un Israele in cerca di segni, prodigi e miracoli riducendo la fede a magia e interessi economici, proprio Gesù è come un pietra che i costruttori scartano, ma Gesù «passando in mezzo a loro, se ne andò» oltre, fino al Calvario, fino alla morte e risurrezione. E diventa pietra basilare, fondamento del nuovo edificio, dove entrano giudei e greci, quanti credono nel Signore Gesù.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
GESÙ, RIFIUTATO, È VITTORIOSO NEI FEDELI CHE IN LUI SI RIFUGIANO, ACCLAMANDO:
“La mia bocca annunzierà la tua giustizia” (Salmo Resp. 70/71). Infatti, nelle difficoltà, come il profeta Geremia e più ancora come Gesù, vivente nei suoi fedeli, ciascuno di noi e tutta l’assemblea, come una personalità corporativa, confessa in piena fiducia: “In te mi rifugio, Signore, / ch’io non resti confuso in eterno. / Liberami, difendimi per la tua giustizia, / porgimi ascolto e salvami”. In risposta all’aiuto venuto dal Signore, il fedele racconta le opere salvifiche di Dio, incoraggiato da esse a chiedere aiuto con più fiducia, dicendo: “Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, / poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. / Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio”. Mi sento al sicuro nella casa di Dio, asilo dei profughi: «roccia, dimora, fortezza» dei bisognosi. Fondamento di ferma speranza e sicura vittoria fin dalla giovinezza, “sei tu, Signore, la mia speranza, / la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. / Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, / dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno”. Il fedele non bada a come le sue azioni sono interpretate. Valutata in modo positivo o meno, l’assemblea innalza a Dio la sua lode incessante riconoscendo che Dio è glorificato nella propria vita. E allora racconta azioni prodigiose del Signore, imparate fin dalla giovinezza e tutt’ora suggerite durante le liturgie: “Dirò le meraviglie del Signore, / ricorderò che tu solo sei giusto. / Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza / e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi”; e spero la stessa lode nelle generazioni future, come Dio la mette nel mio cuore.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
IN OGNI PERSONA CHE L’ACCOGLIE, GESÙ DONA SE STESSO, COSÌ TUTTO HA VALORE.
Paolo parla ai Corinti per esperienza. È stato testimone dell’amore di Cristo per tutti. Del Cristo, unico fondamento dell’edificio fatto di pietre vive, tenute insieme da un cemento Particolare: il dono di sé che Cristo fa in ognuno dei suoi membri. Togli il cemento dell’agape, amore gratuito, nell’edificio, ed esso diventa un mucchio di pietre. Le stesse pietre o fedeli, con l’amore che è Cristo Gesù sono un corpo o un edificio o una collana preziosa; senza l’amore che è Cristo Gesù, le stesse pietre o fedeli possono essere anche perle o pietre preziose, ma sono ridotte a un semplice mucchio ingombrante di cose inanimate. L’amore Spirito Santo del Padre nel Figlio è il dono più grande. Ogni forma ascetica, ogni metodo spirituale sono quindi relativi a Cristo. Centro del cristianesimo è l’Amore Spirito Santo che ci forma membra di Cristo operante, dono sopra tutti i doni, amore che non si appartiene, non cerca se stesso ma si dona per la vita piena in ogni persona.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Noi vogliamo essere quei piccoli che non si lasciano influenzare da ciò che pensano gli altri. Stimati in modo positivo o negativo, noi desideriamo innalzare a Dio la lode della nostra vita. Presentando i doni per il Corpo di Cristo, Capo e membra bisognose, intendiamo mostrare la nostra disponibilità a cogliere e seguire Gesù, rifiutato ma fedele. Coscienti però dell’incapacità a fare quanto desideriamo, preghiamo: “Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore”. «Trasformali in salvezza»: in libertà dal nostro io.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, Compimento di tutte le Scritture, rifiutato, ma fedele. E susciti in mezzo al tuo popolo cristiano personalità che lo sanno indirizzare al meglio con parole profetiche, che mostrano i fatti di quanto corrispondenti alle parole.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Cristo in mezzo a noi, l’Oggi perenne delle tue Promesse, ci trasforma in persone semplici, forse incolte, ma di cuore aperti alla fede e alla carità di Cristo.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: tua carità operante e vivificante tramite noi, che tu assisti come Geremia e Paolo perché tutti abbiamo vita in abbondanza. Benché tolti di mezzo come Gesù alla fine del suo viaggio, non è cancellato il suo messaggio, giunto fino a noi, sempre in atto nell’annuncio missionario.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; chiamati dal seno materno a essere «simili a te» a immagine di Gesù, operiamo il bene nel tuo amore in Cristo per ogni persona. Senza il tuo amore infatti ogni cosa si disperde nel nulla, divorata dal tempo.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dai tuoi figli che nutri alla mensa del tuo unico Figlio, e ci rendi aperti all’accoglienza e all’ospitalità, come siamo da te accolti e ospitati. Nell’amore che «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» diveniamo lode e gloria della tua grazia che ci dai nel tuo Figlio diletto.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Uniti nel medesimo Spirito, nell’amore di Dio e nella carità per i nostri fratelli, chiamiamo con Cristo Dio nostro Padre, dicendo: “Padre nostro, fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato”. Come si è adempiuta in questa celebrazione oggi la Scrittura che abbiamo udito con i nostri orchi, così avvenga che sappiamo accogliere e discernere i segni della presenza di Cristo nel nostro tempo, per non ignorarlo o peggio ancora per non respingerlo e rifiutarlo come i nazaretani nella nostra azione missionaria; specialmente fra le persone più familiari, che rendono presente il Verbo nella nostra umanità troppo vera e vicina per essere creduto. Per questo preghiamo: “O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore. Amen”. Agnello di Dio che respinto, hai continuato a passare in mezzo a noi fino a venire in noi, togli i peccati del mondo, donaci la tua pace.
Per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù, usciamo da questa assemblea sapendo che troveremo le resistenze come Geremia, ma che non saremo vinti, perché “io sono con te per salvarti”, dice a ciascuno di noi il Signore Gesù venuto in noi.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Compimento Rifiutato Rimasto Fedele:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: compimento, d’ogni patto umano sottoscritto;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza compimento, della chiamata di Geremia dal seno materno;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: compimento, della Scrittura nella persona di Gesù;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: compimento di Gesù / Carità in ogni persona umana;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. compimento, del disegno di vita del Padre su tutta l’umanità.
Preghiamo:
O Padre, Signore del cielo e della terra, Benedetto dal Figlio tuo nostro Fratello, tu che ai piccoli riveli i misteri del regno dei cieli; fa’ che la nostra bocca annunci la tua giustizia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).