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17/12/2006 – AVVENTO – ANNO C – 3 DOMENICA – 2006

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno C – 17 Dicembre 2006 (cfr HomePage: «Approfondimenti» – AVVENTO)

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Fil 4,4.5
Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.

Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Anno C:
O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te.. .

Prima Lettura Sof 3,14-18a
Il Signore si rallegrerà per te con grida di gioia.

DAL LIBRO DEL PROFETA SOFONÌA
Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa».

Salmo Responsoriale Is 12,2-6
ALLELUIA: VIENE IN MEZZO A NOI IL DIO DELLA GIOIA.
Ecco, Dio è la mia salvezza; / io confiderò, non temerò mai,
perché mia forza e mio canto è il Signore; / egli è stato la mia salvezza. R/

Attingerete acqua con gioia / alle sorgenti della salvezza.
Lodate il Signore, invocate il suo nome; / manifestate tra i popoli le sue meraviglie,
proclamate che il suo nome è sublime. R/
Cantate inni al Signore, perché ha fatto opere grandi, / ciò sia noto in tutta la terra.
Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, / perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele. R/.

Seconda Lettura Fil 4,4-7
Il Signore è vicino!

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI
Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi.
La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Canto al Vangelo Is 61,1
ALLELUIA, ALLELUIA.
Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
ALLELUIA.

Vangelo Lc 3,10-18
E noi che dobbiamo fare?

DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.

Sulle Offerte
Sempre si rinnovi, Signore, l’offerta di questo sacrificio, che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda efficace in noi l’opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dell’Avvento I La duplice venuta del Cristo
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza.
Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.
E noi, uniti agli Angeli e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con gioia l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo ..

Antifona alla Comunione Is 35,4
Dite agli sfiduciati: «Coraggio non abbiate timore: ecco, il nostro Dio viene a salvarci».

Anno C: Lc 3,17
«Egli ha in mano il ventilabri per ripulire la sua aia e per raccogliere il suo frumento nel suo granaio».

Dopo la Comunione
O Dio, nostro Padre, la forza di questo sacramento ci liberi dal peccato e ci prepari alle feste ormai vicine. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – ..ª Domenica – ../../.…); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

ECCO IO VENGO PERCHÉ ABBIATE GIOIA E LA MIA GIOIA IN VOI SIA PERFETTA.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Ci attira a sé e ci riunisce fra noi la gioia che Dio ha nel donare se stesso fino alla fine in Gesù crocifisso. La messa «Gaudete» è il titolo tradizionale di questa domenica, che ne fa memoria; e sta al centro dell’avvento e di tutta la nostra esistenza, come da secoli lo è nella vita cristiana. La gioia dà il tono a tutta la celebrazione fin dall’ingresso: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi” perché il Signore, sempre vicino, ci custodisce e ci fa celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Riconosciamo due cose: Dio è gioia, e gode di comunicare gioia a noi. Per questo preghiamo: “O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna con te per sempre.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.

Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
LO SPIRITO SANTO CI PRESENTA LA GIOIA CHE È IN DIO E CHE È COMUNICATA A NOI, oggi, terza domenica di Avvento, celebrando la venuta attuale di Gesù nell’Eucaristia. È l’aspetto della messa sottolineato dal versetto al vangelo. Gesù dice: “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri”. Lo Spirito del Signore, Spirito di Gioia, sarà sottolineato dalla prima lettura. Un «lieto annunzio» è per noi sapere che in Gesù è Dio stesso che viene pieno di gioia per noi, e ci ricorda l’ultima cena di Gesù alla sua prima venuta. «Quando fu l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”» (Lc 22,14s). In Gesù è Dio stesso che ha «un ardente desiderio»: donare se stesso. Questo è il senso di tutte le scene della passione che segue.
La gioia di Dio che viene per comunicare anche a noi la sua gioia, suscita in noi disponibilità. Mossi cioè dallo Spirito di gioia, già a livello di semplici creature, rappresentati dalle folle, dai pubblicani e dai soldati, domandiamo anche noi: “Che cosa dobbiamo fare?” (Vangelo Lc 3,10-18). È una domanda che i catecumeni al tempo di Luca facevano prima del battesimo. L’evangelista mette in bocca a Giovanni la risposta a tutte e tre le categorie di persone che ci rappresentano. Nelle risposte di Giovanni non c’è condanna, ma proposta. Nessuno è condannato, né per ciò che è né per ciò che fa, ma viene invitato a un profondo cambiamento. In questo periodo di Avvento è giusto che noi impariamo ad avere un atteggiamento equilibrato suggerito da Luca per bocca del Battista, e impariamo a fare ciò che dobbiamo fare, senza aggiungervi del nostro interesse. Alla «folla» considerata ignorante dalla teologia ufficiale, cioè a tutti, e come prima realtà che sta alla base di tutto, il Battista chiede quanto è possibile alla folla stessa: imparare a «condividere». È il retto atteggiamento umano: uno non può essere ricco e un altro povero. Se uno è ricco, è giusto che condivida qualcosa: rompa il cerchio del suo egoismo. Ai «pubblicani», peccatori patentati, Giovanni chiede di essere corretti, di seguire le norme, stare alle regole del gioco, senza inventarsi altre leggi a proprio vantaggio. È un richiamo al senso di giustizia a tutti i livelli. Ai «soldati» infine, che rischiano di non avere il senso della misura, Giovanni dice di non usare la forza, la prepotenza come soluzione delle cose, ma proteggere se stessi dalla violenza e salvaguardare gli altri dal subirla; ciò che vale anche per noi oggi.
Altruismo, condivisione, senso di giustizia, imparare ad essere veri in nuovi rapporti interpersonali, soluzione di problemi senza battere il pugno, è un vero nuovo messaggio, che Giovanni chiede venga accolto e manifestato con un gesto pubblico: il battesimo dell’acqua. Esso non porta salvezza, nulla quindi di nuovo, se non l’esplicita disponibilità interiore di cambiamento. Giovanni aggiunge subito che verrà però uno «più forte di me» (vedi il «Dio potente» della prima lettura). Egli porterà un battesimo nuovo, «in Spirito Santo e fuoco». Questo battesimo non sarà un semplice gesto esterno, segno del mondo interiore; ma esattamente l’opposto: sarà sì, anch’esso un gesto esterno, ma che agirà nel mondo interiore, e in modo profondo. Il battesimo nello Spirito Santo renderà la persona tempio dello Spirito che inabiterà la persona stessa, e questa, oltre allo spirito della creazione e dei profeti, possederà lo Spirito che ha operato in Gesù fino a risuscitarlo anche dai morti. Una vita nuova, la vita di Gesù che va oltre la vita umana, dove l’uomo è nella pienezza di Dio per tutta l’eternità.
Giovanni Battista accentua un altro aspetto, il giudizio: battesimo di «fuoco». Sarà un vero giudizio che spazza via tutto ciò che non vale come la pula. Il Messia cioè porterà autentici rapporti in ciascuna persona non solo con se stessa e con Dio, ma anche con gli altri: quindi ciò che non vale e non è consistente in queste tre dimensioni, con se stessi, con Dio e con gli altri, non sarà accettato dal Messia che viene. E non sarà lui stesso a condannare qualcuno, ma ciascuna persona, preciserà Giovanni l’evangelista, sarà giudicata e condannata dalla parola di Dio non accolta.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
ESULTERÀ DI GIOIA PER TE, SI RALLEGRERÀ PER TE CON GRIDA DI GIOIA.
La Prima Lettura, scelta per la liturgia della messa di oggi, è un brano di Sofonia (Sof 3,14-18), che sottolinea un aspetto particolare del vangelo, racchiuso nelle parole del Battezzatore: “Ma viene uno che è più forte di me”; io non posso sostituirlo perché è lui il vero Sposo d’Israele, dell’umanità intera. Colui che Giovanni chiama: «Uno più forte di me», il profeta Sofonia lo chiama «Salvatore potente», dicendo: “Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente”. L’aspetto di fondo nel Salvatore potente è la «gioia»: “Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa”. Tale gioia del Signore in Gesù è ripetuta tre volte alla fine del brano, nel tentativo, impossibile, di descriverla: «Esulterà di gioia» in se stesso per te che sei rinnovato con il suo amore. Non esulta il Signore perché tu sei buono, sei bravo, ti meriti la sua amicizia; ma esulta solo per «il suo amore» creativo operante in te; quindi il Signore esulta in se stesso vedendo la sua opera di rinnovamento in te con il suo amore, come è scritto: «Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura». Condono totale. La gioia di Dio si basa quindi in Dio stesso, nel suo amore per te. È gioia sicura in Dio che non cambia, che è fedele al suo amore per sempre. Per la seconda volta il profeta dice: «Si rallegrerà» per te; e volendo farci intuire la gioia infinita di Dio per ogni sua creatura fatta a sua immagine, il profeta ripete per la terza volta (numero che dice pienezza): Si rallegrerà «con grida di gioia». Dio che grida di gioia davanti a tutti, «come nei giorni di festa», per una sola persona che sei tu, mostra come vuol ben custodirti nel suo cuore! Il Signore che si rallegra per te, Giudice che sta dalla tua parte come due volte Avvocato, e gode per il tuo bene, non è, certo, contro di te. Se ti vede vivere, è contento; anzi, sua gioia è proprio darti vita, farti star bene, vederti opera sua. La consapevolezza di essere creatura che reca gioia al suo Creatore, suscita gioia in noi, in tutta la Chiesa. La gioia di Dio alla fine del testo di Sofonia è fondamento di gioia nell’uomo. La gioia di Dio, ripetuta tre volte, causa gioia in noi, ripetuta tre volte: “«Gioisci», figlia di Sion, «esulta», Israele, e «rallegrati» con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!”. Ed ecco subito il segno efficace della gioia di Dio: il tuo «rinnovamento». Sofonia l’annunzia dicendo: “Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico”. Gioia vera, quindi, che ha basi sicure in Dio. Gioia che annienta la paura per il giorno del Signore: “giorno d’ira, angoscia, afflizione, rovina, sterminio, tenebre, caligine, nubi, oscurità, squilli di tromba e di allarmi”, superato. Ci si augura di custodire in noi tale consapevolezza con la presenza del Signore. – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
“ALLELUIA: VIENE IN MEZZO A NOI IL DIO DELLA GIOIA”.
Il Salmo Responsoriale (Isaia 12,2-6) con il versetto: “Alleluia: viene in mezzo a noi il Dio della gioia”, ora è in bocca all’assemblea, che in persona di Gesù continua a lodare e ringraziare il Padre per la salvezza dell’umanità: “Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza”.
L’assemblea celebrante si sente corpo di Cristo, sue membra. Nello stesso Spirito di Gesù, mandato a «portare il lieto annunzio ai poveri» (vers. vang.), l’assemblea si riconosce «la povera» graziata e resa partecipe dell’immensa gioia di Dio da comunicare a tutti, e proclama la maestà di Javè, con la fiducia che ripone in lui, acclamando: “Attingete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza. Lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime. Cantate inni al Signore, perché ha fatto opere grandi, ciò sia noto in tutta la terra. «Gridate giulivi ed esultate», abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele”. L’assemblea moltiplica gli imperativi di adesione alla gioia e all’azione del Dio presente.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
RALLEGRATEVI NEL SIGNORE, SEMPRE; VE LO RIPETO ANCORA, RALLEGRATEVI.
Nella Seconda Lettura (Fil 4,4-7) Paolo richiama la «presenza di Dio-Gioia che suscita gioia». Quando scrive questo testo Paolo sta attraversando un periodo molto difficile della sua vita. Proprio per questo sa esprimere ai cristiani di Filippi (prima comunità cristiana d’Europa) entusiasmo e serenità straordinari. Paolo testimonia la sua esperienza: la profondità della gioia cristiana. Essa non è un piacere superficiale di allegrezza, ma uno stato d’animo profondo e costante di chi sperimenta la compagnia del Signore, «contento di te» per il suo amore. È infatti «la pace di Dio» che custodisce i cuori e i pensieri del fedeli, in modo indescrivibile, nonostante travagli e sofferenze.
Il cuore di Paolo e di ogni fedele gode una pace divina, e augura (vero augurio natalizio) a tutti di sperimentarla, abbandonandosi con fiducia nelle mani di Dio, senza angustia, ma con affabilità, che è la nota distintiva del cristiano. Tutti possono ricevere il dono di gioia che è nel Signore; gioia che emana dal volto di Paolo mentre è condannato in tribunale; gioia che tutti possono veder trasparire dalla sua serenità straordinaria, al punto che l’apostolo ritiene proficua la sua incarcerazione (cfr. Fil 1,12ss). Venga in mezzo a noi il Dio della gioia! Paolo come Sofonia parla di gioia in mezzo a sofferenze, dette “necessità”, svestite dalla loro «angoscia mortale». Il colloquio che Dio inizia con noi nell’esistenza quotidiana e nel culto, suscita sentimenti di gioia. Paolo ci esorta a esprimerli con “ringraziamenti, suppliche e preghiere”, nella preghiera eucaristica e nella vita, conservando tutto nel cuore, come Maria.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri, sue membra.
Seguendo la risposta di Giovanni Battista alla domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”, condividiamo ciò che abbiamo, impariamo ad essere veri, favoriamo che giunga a tutti la gioia di Dio, venuto in Gesù, il «Veniente» tramite noi per la salvezza del mondo.
Il battesimo di Gesù è battesimo del «più forte» nel senso che non si limita a manifestare l’animo interiore di chi si battezza, ma crea un animo nuovo nel battezzato da Gesù nello Spirito Santo. Così qui noi presentiamo i nostri doni come segno della nostra disponibilità umana. Il Signore Gesù, «più forte» di noi, li prende, rende grazie cioè li trasforma per noi tutti in cibo e bevanda di salvezza, li distribuisce. Ricolmi di Spirito Santo del Cristo diventiamo anche noi «più forti» nell’amore, e impariamo a riversarlo sugli altri. “Sempre si rinnovi, Signore, l’offerta di questo sacrificio, che attua il santo mistero da te istituito, e con la sua divina potenza renda efficace in noi l’opera della salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: egli è il lieto annunzio di salvezza, e il pane sovra-sostanziale, nostra pace, gioia ed esultanza oltre ogni intelligenza; frutto di Grazia. Dolore e pazienza possono coesistere in conformità alla Passione del Signore, che si fa vicino e dà senso nuovo, divino a tutta la nostra esistenza.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Per la comunione al corpo e sangue lo Spirito ci rinnova in Cristo. Ricolmi dello Spirito di Gesù diventiamo anche noi «più forti» nell’amore, e impariamo a riversarlo sugli altri.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, come buon frumento nel tuo granaio. Divenuti anche noi «più forti» nell’amore, possiamo seguire l’Agnello dovunque egli vada. Padre, grande è la tua gioia vederci uniti dal tuo amore nella speranza di un mondo nuovo.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo, come buon frumento nel tuo granaio. Gesù, il Grande intercessore, usa il suo ventilabro non per annientarci, ma per migliorarci: nel campo di questo mondo Egli c’insegna a distinguere il vero male dal vero bene, e trasformare anche la nostra zizzania in grano buono, per il nutrimento e per la nuova semina del suo regno, dove tutti siamo chiamati. Ricordati, Padre della tua chiesa, essa sia, per tutti gli uomini, testimone della tua gioia: donaci di aver parte alla tua gioia eterna.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità, rinnovata in Cristo, per lo Spirito Santo. Infatti, siamo lode e gloria della tua grazia, che ci hai dato nel tuo Figlio diletto, e aumenta il gaudio in cielo e sulla terra, solo mediante la carità che ci hai donato perché anche noi l’abbiamo verso tutti.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, liberaci da tutti i mali, in particolare dall’inquietudine e dalla tristezza: la venuta del nostro Salvatore accresca in noi il tuo gaudio. Guidaci, o Padre, alla gioia e all’unità perfetta. La tua pace che supera ogni immaginazione sia sempre con tutti noi, aumenti in noi il coraggio in particolare quando siamo sfiduciati, perché possiamo testimoniare la tua gioia che rende belli cielo e terra.
Dio in mezzo a noi, sorgente della gioia, è la nostra forza. Andiamo in pace.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
La Gioia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la gioia, dalla pace, in ogni occupazione e sofferenza;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la gioia, in Dio, che gioisce per il suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la gioia, che è Gesù, lieto annunzio di salvezza;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la gioia, nell’affabilità del Signore sempre vicino;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la gioia, del popolo, “frumento nel granaio” di Dio.

Preghiamo:
O Padre, il tuo Spirito è su Gesù, che porta il lieto annunzio ai poveri; sii sempre in mezzo a noi, o Signore della Gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).