24/09/2006 – T. ORDINARIO – ANNO B – 25 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
25ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 24 Agosto 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso
«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò il loro Signore per sempre».
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore…
Anno B:
O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi e fai di un fanciullo la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene dall’alto, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .
Prima Lettura Sap 2, 12.17-20
Condanniamo il giusto a una morte infame.
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
Dissero gli empi: «Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni;
ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti,
per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 53
SEI TU, SIGNORE, IL MIO SOSTEGNO.
Dio, per il tuo nome, salvami, / per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera, / porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Sono insorti contro di me gli arroganti / e i prepotenti insidiano la mia vita,
davanti a sé non pongono Dio.
Ecco, Dio è il mio aiuto, / il Signore mi sostiene.
Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio, / Signore, loderò il tuo nome perché è buono.
Seconda Lettura Gc 3,16-4,3
Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.
DALLA LETTERA DI SAN GIACOMO APOSTOLO
Carissimi, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.
Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?
Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri.
Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
ALLELUIA, ALLELUIA. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. ALLELUIA.
Vangelo Mc 9, 30-37
Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato… Se uno vuol essere il primo, sia servo di tutti.
DAL VANGELO SECONDO MARCO
In quel tempo, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».
Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni. Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Sulle Offerte Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore.
Comunione Sal 118,4-5
Hai dato, Signore, i tuoi precetti, perché siano osservati fedelmente. Siano diritte le mie vie
nell’osservanza dei tuoi comandamenti.
Oppure: Gv 10,14
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me», dice il Signore.
Anno B: Mc 9,35
«Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti», dice il Signore.
Dopo la Comunione
Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – 25ª Domenica – 21/09/2006); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
TI RENDO CAPACE DI ACCOGLIERE CON ME IL PROGETTO DEL PADRE:
ESSERE SERVO DI TUTTI !
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la sua Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Come bambini che si abbandonano sulle braccia di chi li vuol bene, andiamo a Gesù che, preso un bambino, lo pose in mezzo e lo abbracciò. Ci accostiamo a Dio per chiedere di essere primi nel servizio di tutti. Affinché non venga meno in noi il coraggio di accogliere questa parola di vita invochiamo la luce e la forza che viene dall’alto: Signore, pietà. O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che accogliamo sempre da te questo dono per entrare e rimanere nella tua vita eterna. O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli ultimi siano i primi nel servizio dell’amore e fai di un «piccolo» la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene da te, perché ora accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve. Per Cristo nostro Signore.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, aderiamo quindi all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
IL DONO DI ACCOGLIERE IL MAESTRO E OGNI UOMO SUO MEMBRO.
Gesù non vuole essere frainteso ma compreso fino in fondo: Non si parli di Gesù finché non si sa di preciso chi è (Vangelo: Mc 9,30-37). E Gesù provvede subito di istruire: «Istruiva infatti tutti i suoi discepoli» con un secondo annunzio della sua passione, morte e risurrezione. Gesù dice: “Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato…; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà” (Mc 9,30-31). È un testo della tradizione, prima di Marco, dove «il Figlio dell’uomo» non è colui che ha il potere, e giudica uomini e storia, come dice il libro di Daniele; ma è «il Figlio dell’uomo» secondo il libro di Enoc etiop: un Figlio di uomo «giusto», che nel tempo escatologico, cioè negli ultimi tempi, è abbandonato da Dio che poi lo fa risorgere (cf. Enoc etiop. 38,2; 53,6; 71,14.16). È il caso di Gesù, che aggiunge: «Viene consegnato»; il Figlio dell’uomo, Gesù, viene consegnato, sottinteso, da Dio. È una «consegna» a morte quindi secondo la volontà di Dio. E la volontà di Dio, dice Gesù, corrisponde al suo progetto, cioè che chi accoglie e segue me, Messia sofferente = consegnato, accoglie e segue il progetto del Padre. – I discepoli che intendono seguire Gesù in tutto ciò che dice e in tutto ciò che è, saranno sorpresi nel vedere il loro Maestro soffrire; ma sappiano fin d’ora che con lui faranno la volontà di Dio Padre, in tutto ciò che il Maestro-Messia ora si dirige per amore, e in ciò che il Maestro poi li manda. La passione e la morte, come la risurrezione, fanno parte di un disegno salvifico divino.
I discepoli mostrano di non capire. Hanno la vecchia mentalità e discutono chi tra loro è all’altezza del primo posto. Come dire che reputano qualcuno di loro degno dell’ultimo posto. Sarà proprio quest’ultimo il piccolo, il «bambino» che Gesù prenderà fra le sue braccia e stringerà a sé in segno che è tutt’uno con lui, additandolo a tutti come esempio della persona sua e del Padre da accogliere? Gesù non accetta e non approva questo loro modo di pensare e di agire. Ma non li rimprovera; riprende invece con pazienza
l’istruzione dei discepoli (Mc 9,35-37). Parte con delicatezza dalla loro mentalità e progressivamente li porta nella sua logica: “Chi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti”. «Servo» e «servo di tutti»: due aspetti di Gesù, che è «primo» e «ultimo». «Servo» richiama il Servo sofferente-Gesù, Maestro che sta andando alla morte. È «il primo» chi lo segue, mostrando l’umiltà tradotta in servizio fattivo. «Servo di tutti» non fa differenza di persone fra poveri e ricchi, malati e sani, ignoranti e dotti, fedeli e infedeli. Noi non scegliamo il nostro prossimo: è l’altro, con la sua situazione di bisogno, che determina i miei comportamenti. È «il primo di tutti» chi si fa vicino a chiunque Dio gli mette accanto.
Se c’è una differenza da fare, chi segue Gesù, il Maestro-Sofferente, la riserva per l’ultimo, prendendo il suo posto, proprio come Gesù che muore «fra due malfattori», «per i suoi persecutori», pregando il Padre «per quelli che non sanno quel che fanno». Fra tutti quindi ci sono alcuni più bisognosi, piccoli, indifesi di altri. Gesù prende un bambino come esempio. Il discepolo di Gesù impara ad accogliere persone che il mondo non stima, non apprezza, non rispetta ma elimina senza scrupoli. Il discepolo di Gesù prende come propria la loro situazione, ne toglie la causa di schiavitù, rende libere le persone. L’accoglienza diventa il segno concreto dell’amore; e mentre essa è praticata nei confronti del prossimo visibile, Dio stesso entra nell’esistenza dell’uomo e le conferisce un valore infinito.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
GESÙ ACCOGLIE INCONDIZIONATAMENTE LA STORIA PREPARATAGLI DAL PADRE.
Gesù ha incominciato il cammino verso Gerusalemme: verso la sua morte e risurrezione. Su questa via Gesù preannuncia il suo destino per la seconda volta. Egli è il giusto (cf prima lettura: Sap 2,17-20), mite fedele perseguitato, che gli empi, misconoscendo Dio e la sua legge, vogliono uccidere, perché contrario alle loro azioni e alle loro tradizioni spietate verso chi li ostacola. Non hanno la mentalità di Dio e non sono assolutamente disponibili a cambiare. Anche i discepoli di Gesù non hanno la mentalità di Gesù, né i suoi sentimenti; ma lo seguono. Pietro dichiara per tutti: “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!”. Quindi, anche se «non comprendono», i discepoli di Gesù lo seguono, e Gesù saprà come formarli, con il dono della disponibilità, madre che genera ogni virtù.
Chi invece imposta la propria vita all’infuori di Dio in una prospettiva effimera e caduca, si pone al centro e mette volutamente Dio alla prova; si unisce agli «empi» per dire: “Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine”. Gli empi si dichiarano «avversari» del giusto, figura di Gesù, e dichiarano «il giusto, Figlio di Dio». Con un crescendo di persecuzioni, dagli «insulti e tormenti» fino alla sentenza di morte (v. 20a), si prendono il compito di vedere se veramente Dio è suo Padre. In tal caso, dicono, «Dio l’assisterà, e lo libererà dalle loro mani». È quanto si è verificato nei riguardi di Gesù: “Scendi dalla croce e noi ti crederemo”, gli gridano i carnefici. Il Centurione invece attesta Gesù mite di cuore, dichiarando: “Veramente costui era Figlio di Dio!”. La condanna a una morte infame prova, infine, il parlare sincero di Gesù, perché «secondo le sue parole”, il terzo giorno risorge: il soccorso gli è venuto.
La sfida degli empi, ripetuta contro i giusti di ogni tempo, compie l’ultimo atto sul Golgota, dove il Giusto vede esaudita la sua richiesta di salvezza con la risurrezione (cfr. Eb 5,7). Gesù con il Padre ha accettato la sfida, muore, e con la risurrezione vince la morte, senza vendetta, senza arroganza: «Non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (1Pt 2,22s); rimetteva la sua causa al Signore che dice: “A me la vendetta, sono io che ricambierò” (Rom 12,19). E Dio «convince il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio». Gesù precisa: “Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato”» (Gv 16,8-11). Di fatto, condannando a morte Gesù, il mondo accusa la persona e il messaggio di Gesù; ma risuscitando Gesù da morte, Dio risponde che Gesù ha ragione, e condanna il mondo con tutta la sua violenza e ingiustizia. La scelta di compiere sempre il bene, nonostante tutto, può essere interpretata anche dabbenaggine; anzi ci sarà sempre chi approfitta della bontà altrui. Ma questo è il prezzo che Dio chiede ai suoi testimoni, ai suoi profeti. La sua ricompensa non deluderà.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
ACCOGLIAMO LA STORIA CHE IL PADRE CI RISERVA PER RENDERCI SIMILI A GESÙ.
Acclamiamo le parole del pio israelita Gesù di Nazaret, parole che lo Spirito Santo ci mette sulle labbra; parole che suscitano anche in noi i suoi sentimenti di fiducia in te, o Padre, e diciamo: “Sei tu, Signore, il mio sostegno (Salmo responsoriale: Salmo 53), per il tuo nome, salvami”, con il dono della disponibilità ad accoglierti; “per la tua potenza rendimi giustizia”, con la partecipazione alla gloria del Figlio tuo. “Dio, ascolta la mia preghiera”, tu che porgi l’orecchio alle parole della bocca” di Gesù nostro Capo. Contro di lui “sono insorti gli arroganti, e i prepotenti” continuano a insidiare la vita di noi sue membra. “Davanti a sé non pongono Dio”, ma, “ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene”. E io, con l’assemblea dei tuoi fedeli, di tutto cuore ti offro un sacrificio di lode: “Signore, loderò il tuo nome perché è buono”.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
È PROPRIO DEL DISCEPOLO ACCOGLIERE IN SE STESSO LA VITA DI GESÙ.
Il fedele che in questa eucaristia ha ascoltato la parola e ha risposto con il salmo responsoriale: “Sei tu, Signore, il mio sostegno”, lascia che il suo cuore sia spalancato da Dio stesso secondo la sua parola. Questa parola, come un fuoco, purifica il cuore, lo rende fecondo di frutti divini: ne sgombra le profondità perché il male non vi affonda le sue radici. San Giacomo accosta la vita dei discepoli alla vita di Gesù che li plasma, e dice: «Carissimi, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni», contrarie a Gesù che, «oltraggiato non rispondeva con oltraggi». E voi potete verificare come sentite che sono autentiche le scelte secondo lo spirito di Dio, come sono preferibili alla contesa, al disordine e alle cattive azioni.
Anche il nostro sentire attesta che siamo mossi dallo Spirito di Dio in atto in questa Eucaristia. E siamo spinti a non giustificare un comportamento disimpegnato, dicendo per esempio: Lo faccio per difendere la giustizia! Ci vuole realismo! Non si può vivere sulle nuvole! Tali espressioni possono nascondere infatti nel nostro cuore uno spirito aspro che cerca contese. Ce lo fa comprendere Gesù comunicandoci la sapienza di Dio: donandoci un cuore pacifico, mite, arrendevole, pieno di misericordia e di buoni frutti, nel fare e nel dire con pace la verità. Da questi atteggiamenti interiori escono scelte positive adeguate, opposte alle passioni del cuore che cercano il possesso, creano contrapposizioni e guerre, frutti propri di persone intente alla ricerca di se stesse.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Esprimiamo la bellezza di un cuore sincero di bambino che segue Gesù buono e sofferente, accogliamo la vita che il Padre ci riserva per essere sempre più simili a Gesù nostro fratello, presentando doni con il desiderio che Gesù li prenda, li trasformi e li distribuisca a tutti come dono di se stesso, dicendo: Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore. Amen. Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci renda capaci di prendere insieme a Gesù il posto di chi serve, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che si è fatto ultimo e servo, perché accogliamo la sua parola di servizio nell’amore. Ci accoglie, ci abbraccia e ci nutre di se stesso, perché diveniamo simili a lui. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ci fai piccoli come Gesù, per rivelarci i misteri del suo regno.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo e compie ogni santificazione. Gesù, la Sapienza fra noi, ci fa dono del servizio, culmine di tutte le virtù. Al centro della messa, come di tutta la rivelazione, c’è il corpo donato e il sangue versato di Gesù, cibo nutriente per un cammino di salvezza.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: egli ci fa comprendere che per te il più grande è chi serve, andando senza esitazione a morire a Gerusalemme, ed educandoci con estrema delicatezza, perché accettiamo anche noi il suo dono. Di questo ti rendiamo grazie, Padre, e ti chiediamo che lo Spirito Santo faccia anche di noi tutti un’offerta gradita a te.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Divenuti con lui ultimi e servi di tutti, vicino a lui e in lui davanti a te siamo i primi. Per questo ci chiede che cosa diciamo per via e delicatamente cerca di correggere la nostra mentalità dei primi posti, mentre egli cammina sofferente davanti a noi.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità divenuta comunione di fratelli che si servono gli uni gli altri. Da’ gloria a te uno spirito di contesa e gelosia, di disordini e ogni sorta di cattive azioni, trasformato in un cuore che fruttifica giustizia e opere di pace.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Non abbiamo perché non chiediamo; chiediamo e non otteniamo perché chiediamo male. Chiediamo ora a Dio con le parole stesse che Gesù ci ha insegnato: Padre Nostro…! Liberaci, Signore, in particolare dal cercare i primi posti e la grandezza umana. Dona l’unità e la pace che vengono dall’accogliere in noi il Cristo sofferente e glorioso: dal motivare i vari ministeri in chiave di servizio. Hai dato i tuoi precetti di servizio alla tua sequela perché siano osservati fedelmente; fa’ che siano diritte le mie vie nell’osservanza dei tuoi comandamenti tu che sei il buon pastore e conosce le tue pecore. Concedi che anche noi ti conosciamo per esperienza e siamo i primi nel servire gli altri. Il nutrimento di te stesso, il tuo continuo aiuto, l’azione del tuo Spirito in questi misteri, Signore Gesù, ci sostiene, ci guida e trasforma tutta la nostra vita: lungo la strada non parleremo più dei primi posti, ma ci lasceremo abbracciare da te, perché mediate noi il tuo cuore continua ad abbracciare tutti.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.: L’accoglienza:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’accoglienza, nell’umile servizio reciproco fra uomini;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’accoglienza, in Dio che accetta la sfida dell’empio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’accoglienza, in Gesù, Sapienza dall’alto a servizio dell’ultimo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’accoglienza, nella comunità dei “piccoli”, servi degli altri in Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’accoglienza, reciproca di tutti gli uomini in Cristo.
Preghiamo:
O Padre, Signore del cielo e della terra, che riveli ai piccoli i misteri del regno dei cieli; fa’ che ti benediciamo con Gesù e ti proclamiamo nostro sostegno. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).