20-08-2006-Ordinario-B-dom20

20/08/2006 – T. ORDINARIO – ANNO B – 20 DOMENICA – 2006

Preparazione alla celebrazione della messa.

20ª DOMENICA DEL TEMO ORDINARIO
Anno B – 20 Agosto 2006

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 83.10-11
O Dio, nostra difesa, contempla il volto del tuo Cristo. Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove.

Colletta
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano, infondi in noi la dolcezza del tuo amore, perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio. Per il nostro Signore…

Anno B:
O Dio della vita, che in questo giorno santo ci fai tuoi amici e commensali, guarda la tua Chiesa che canta nel tempo la beata speranza della risurrezione finale, e donaci la certezza di partecipare al festoso banchetto del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Pr 9, 1-6
Mangiate il mio pane, bevete il vino che vi ho preparato.

DAL LIBRO DEI PROVERBI
La Sapienza si è costruita la casa, / ha intagliato le sue sette colonne.
Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino / e ha imbandito la tavola.
Ha mandato le sue ancelle a proclamare / sui punti più alti della città:
«Chi è inesperto accorra qui!». / A chi è privo di senno essa dice:
«Venite, mangiate il mio pane, / bevete il vino che io ho preparato.
Abbandonate la stoltezza e vivrete, / andate diritti per la via dell’intelligenza».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 33
AI TUOI FIGLI, SIGNORE, PREPARI UN CONVITO DI FESTA.

Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino.

Temete il Signore, suoi santi, / nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame, / ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Venite, figli, ascoltatemi; / v’insegnerò il timore del Signore.
C’è qualcuno che desidera la vita / e brama lunghi giorni per gustare il bene?

Preserva la lingua dal male, / le labbra da parole bugiarde.
Stà lontano dal male e fà il bene, / cerca la pace e perseguila.

Seconda Lettura Ef 5, 15-20
Sappiate comprendere la volontà di Dio.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI
Fratelli, vigilate attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi.
Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Canto al Vangelo Gv 6,56
ALLELUIA, ALLELUIA.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, / dice il Signore, dimora in me e io in lui.
ALLELUIA.

Vangelo Gv 6, 51-58
La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Sulle Offerte
Accogli i nostri doni, Signore, in questo misterioso incontro fra la nostra povertà e la tua grandezza: noi ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso. Per Cristo nostro Signore.

Comunione Sal 129,7
Presso il Signore è la misericordia, e grande presso di lui la tua redenzione.

Anno B: Gv 6,51-52
Dice il Signore: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno».

Dopo la Comunione
O Dio, che in questo sacramento ci hai fatti partecipi della vita di Cristo, trasformaci a immagine del tuo Figlio, perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – 20ª Domenica – 17/08/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

IO SONO IL PANE VIVO PER LA VITA DEL MONDO. CHI MANDGIA LA MIA CARNE E BEVE IL MIO SANGUE HA LA VITA E IO LO RISUSCITO.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
O Dio, nostra difesa, contempla il volto del tuo Cristo, Gesù e tutti noi sue membra. Come un corpo solo ti diciamo: Per me un giorno nel tuo tempio, dove conosco e sperimento la tua volontà di Bene per noi, è più che mille altrove. Mangeremo la tua carne e berremo il tuo sangue donati per amore. Perché essere identificati con te nel tuo rapporto con il Padre è il fondamento della nostra vita; il regno di Dio infatti non è questione di cibo e bevanda.
Signore Gesù, i tuoi amici e commensali del banchetto ti pregano: abbi pietà di noi. Cristo Gesù, mentre cantiamo nel tempo la beata speranza della risurrezione finale, noi ti preghiamo: abbi pietà di noi. Signore Gesù, che doni la certezza di partecipare al festoso banchetto del tuo regno: abbi pietà di noi.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
LA MIA CARNE È VERO CIBO, IL MIO SANGUE È VERA BEVANDA PER LA VITA.
“Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Vangelo: Gv 6,51-58) è la conclusione del vangelo di domenica scorsa. Questa conclusione viene ripetuta all’inizio del brano evangelico di oggi, e fa inclusione con la fine dello stesso brano evangelico, dove sono riportate le parole di Gesù: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Lo Spirito Santo intende mostrare Gesù che si autorivela tutto in funzione del bene globale e definitivo dell’uomo. Ripetuta per la sua importanza, questa frase di Gesù (“Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”, v. 51 / «chi mangia questo pane vivrà in eterno», v. 58) richiama la formula eucaristica aramaica di consacrazione, usata forse anche dalla comunità di Giovanni. L’evangelista parla volutamente di sarx=carne, per affermare: “Ogni spirito, che riconosce Gesù Cristo venuto nella sarx=carne dell’incarnazione, è da Dio”. Dice: «Ogni spirito», cioè ogni persona, tutti gli uomini. Noi siamo qui a celebrare l’Eucaristia perché riconosciamo Gesù venuto per salvarci. Gesù è venuto per la vita del «mondo» e parla alla «folla», che rappresenta il «mondo», l’umanità bisognosa di salvezza, di riscatto da un «mondo» socio-religioso ingiusto e nemico di Dio. Gesù dà se stesso in cibo a tutti gli oppressi, perché tutti abbiano la vita in abbondanza.
Al centro del vangelo c’è il dialogo tra giudei e Gesù, che richiama una domanda presente in ogni fedele, come nei giudei: Com’è possibile mangiare la carne di Gesù che dona se stesso in cibo!? – Gesù risponde a tutti, non spiegando il «come», ma ripetendo per tre volte la stessa cosa. Al negativo: chi non mangia la mia carne, non ha la vita. Al positivo: chi mangia la mia carne ha la vita. E concludendo: “Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda”.
Sì, Gesù parla anche del «come»; ma non di quello fisiologico, bensì qualificativo, del «come» cioè che qualifica il tipo di vita che Gesù dona: La vita che io dono a tutti voi, dice Gesù, è «come» quella del mio rapporto con il Padre: “Come il Padre che ha la vita ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”. Una vita di reciproca immanenza o dimora fra Gesù e il suo fedele: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue «dimora» in me e io in lui”. Non «dimora» come un bimbo nel grembo materno: non è un’esperienza semplicemente «umana»; ma «divina», dimora cioè come il Figlio nel Padre, in perfetta unità. Gesù afferma che il suo rapporto con noi non è intellettualistico, ma reale, effettivo e vitale, come quello di una mamma che ama e nutre il suo bambino prima che il piccolo lo possa sapere. Al bambino basta fame e istinto di succhiare per nutrirsi e crescere fra le braccia della mamma che gli dona il suo latte. Non gli è necessario sapere «come» avvenga la digestione. Un giorno, il bimbo cresciuto può sapere anche come avvenga la digestione; ma non prima. Ed è un rapporto vitale al massimo grado, come quello di Gesù con il Padre.
Gesù dichiara che il calore del rapporto mamma-figlio precede tutto ed è condizione per crescere. Così è anche fra lui e noi suoi fedeli. Gesù ha mostrato con tanti segni il suo amore di chi vuole il massimo Bene possibile per le sue creature! Ha moltiplicato pani e pesci per saziare la fame della folla; ha guarito storpi e ciechi perché abbiano la salute fisica. Tutti comprendiamo però che questo non basta, anche se si dice: Basta la salute. In realtà l’uomo è fatto per essere felice come Dio, divenire «simile all’Altissimo», essere «misericordioso come il Padre celeste». Sono cose fuori dell’ordinario. Ma con il suo modo straordinario di sfamare e sanare, Gesù fa intuire chiaramente che lui può realizzare anche la felicità dell’uomo e rendere ordinario lo straordinario.
Gesù conclude il dialogo con i giudei, dicendo: Questo pane disceso dal cielo, non è come quello che mangiarono i padri vostri e poi morirono. “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Mangiare, vivere, crescere, risuscitare, sono momenti che esprimono il desiderio esistenziale dell’uomo: disposto a morire con Gesù, quando è certo di risuscitare con Gesù, nell’intimità personale con Gesù, sperimentata da chi mangia la sua carne come Gesù stesso promette: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Io lo risusciterò con me, perché già fin d’ora «rimane» in me, mangiando di me.
L’unica preoccupazione di Gesù quindi è che tutti abbiamo l’esperienza della vita di Dio. Gesù vuole soddisfare in noi la necessità di essere felici. Solo di questo Gesù si occupa, per questo ha preso la nostra stessa carne e si è speso fino alla morte. Solo questo ciascuno di noi deve sapere prima di tutto. E Gesù rimprovera noi come la folla: “In verità, mi cercate, non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato pani a sazietà”, senza divenire coscienti e desiderosi della vita di Dio mediante me suo Figlio. – Capace di renderci felici, “Caparra dei beni eterni “, fonte di ogni Sapienza, Pane datore di vita da mangiare (letteralmente: da «prendere a morsi»), Gesù sa che tutti vogliamo la felicità vera qui ora, e Gesù ce la vuole dare con il dono di se stesso in cibo e bevanda.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
LA CARNE DI GESÙ È PER L’UOMO: ABBIA VITA, DIMORI IN LUI, VIVI PER LUI.
«La sapienza ha imbandito la tavola»: Dio, raffigurato in una Dama, si chiama: «Sapienza». Vive nella «Casa Della Sapienza», accogliente, piena d’ogni bene. Imbandisce una tavola di cibi succulenti. Sono «i fatti» della storia di Dio sempre vicino agli uomini in tutte le loro vicissitudini. Fatti concreti, sensibili, coinvolgenti: Dio d’Israele, Javè, Colui che è sempre presente per salvare. L’unico desiderio di Dio è che l’uomo cresca bene, si compiano le esigenze divine che Dio stesso gli ha messo dentro con «il suo soffio», cioè capacità di comunicare con Dio e con gli altri. Invia i servi a convincere i commensali: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato”. Non siate stolti ma intelligenti. Considerate questa mia storia con voi. Storia di rapporti raffigurata in un «banchetto», realizzata pienamente in Cristo Gesù, «inviato» e «venuto nel mondo» perché abbiamo la vita, dimoriamo in lui, viviamo per lui. «Banchetto» è un’immagine. Non allude a un insegnamento o a una parola diretta all’intelligenza; ma a un incontro personale di Dio con l’uomo in Cristo. Noi siamo distratti, inesperti e privi di sapienza. Ma Dio provvede a richiamarci con la sua parola (Prima parte della messa), perché partecipiamo alla sua ricca mensa, condividiamo il cibo della sua amicizia, l’intimo rapporto di comunione che deve esistere tra lui e ogni uomo divenuto suo familiare (II parte). Ciascuno poi comunica agli altri la stessa sua gioia.

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
AI TUOI FIGLI, SIGNORE, PREPARI UN CONVITO DI FESTA.
”Io mi glorio nel Signore” (Salmo Responsoriale). Il salmo 33 fa eco all’annuncio profetico del banchetto e diventa un inno di benedizione e di lode a Dio che raduna tutti i suoi figli per una festa senza fine. L’assemblea eucaristica nella gioia ne è segno efficace. L’immagine del banchetto infatti diventa chiara alla luce del banchetto eucaristico che raduna tutti coloro che amano Dio e la storia del suo programma di bene sugli uomini. Il buon ebreo Gesù esclama ora, risorto, con la nostra voce e noi con lui: “Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino”. Chi ama l’amore del Signore non manca di nulla. Cerca e riconosci la pace che è Cristo, e perseguila.
Le Scritture parlano di Gesù, Figlio dell’uomo che sigilla definitivamente la volontà di Bene del Padre per gli uomini suoi figli. Leggere le Scritture è come mangiare e ruminare per avere la vita,
vivere fin d’ora in modo desiderabile e bello. Le Scritture parlano di Gesù, leggere le Scritture è come un mangiare Gesù, per avere la vita di Gesù.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
L’AMORE DEL SIGNORE CHE SI DONA IN CIBO E BEVANDA RENDE INTELLIGENTI.
“Sappiate comprendere la volontà di Dio” (Ef 5,15-20). «Capire la volontà del Signore», l’opposto della sconsideratezza, significa saper comprendere l’opera di Dio per la salvezza del genere umano. Profittando del tempo presente, tempo indicato con una parola, kairos, che richiama il contenuto del tempo, gli eventi rivelativi della volontà di Bene di Dio per noi, e che lo Spirito di Gesù ora attua in noi: scoprire quanto bene Dio ci vuole, tutto il Bene che sta nascosto nelle sue parole, nelle sue iniziative, nel suo Figlio che per noi si fa cibo e bevanda di vita. Così ci si riempie non di vino, ma dell’ebbrezza dello Spirito che ci anticipa un po’ la vita divina e ci solleva dalle preoccupazione quotidiane. La parola di Dio e la comunione al corpo e sangue di Cristo fanno scoprire l’amore di Gesù che si dona e suscita in noi disponibilità a lasciare che il suo amore continui in noi verso tutti. Questo è il culmine delle opere di Dio, questa è l’intelligenza del cuore; è abbandono della stoltezza e cattiveria, come esorta San Paolo; è capacità di alimentare il nostro cuore con salmi, inni e cantici spirituali e soprattutto con le opere della benevolenza reciproca.
“Rendere grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” dice l’Eucaristia. Solo dalla pienezza dell’amore di Dio, che si dona, scaturisce la vera benedizione divina che passa attraverso i nostri cuori, riempie noi stessi e raggiunge il mondo intero. Perché dietro al pane e al vino dell’eucaristia c’è Gesù di Nazaret disceso dal cielo, c’è la Sapienza divina che invita al banchetto e dà intelligenza ad ogni persona, c’è il Signore glorioso che ci fa partecipi della sua vita e ci fa intonare salmi, inni e cantici spirituali. La parola infatti ci fa percepire la volontà di Bene di Dio per noi; l’eucaristia ci fa ringraziare per avere percepito e sperimentato tutto il Bene di Dio per noi; lo stare poi sottomessi gli uni agli altri e alla vita in genere, con pazienza verso il tempo, le cose, le circostanze, il nostro cuore, i nostri difetti, conferma e assicura il Bene di Dio in noi come il tesoro più prezioso: la continuazione della vita di Cristo in noi.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi. Nei Tre Riti si muove. Ora, per esempio, offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
La parola suscita disponibilità e desiderio di vita nuova in tutti. La chiediamo e presentiamo doni da condividere. È un misterioso incontro tra la nostra povertà e la tua grandezza, Signore: noi ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso, vita dell’anima e del corpo, sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode,

ringraziamo e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui ci riveli tutto il tuo Volere di Bene per noi, e lo attui facendoci tuoi amici e commensali al festoso banchetto del regno. Egli infatti «nascendo da Maria Vergine, ha inaugurato i tempi nuovi; soffrendo la passione, ha distrutto i nostri peccati; risorgendo dai morti, ci ha aperto il passaggio alla vita eterna; salendo a te, Padre, ci ha preparato un posto nel tuo regno» (prefazio X dom. t.o.). Ti rendiamo grazie poi perché ogni momento gioioso o triste della nostra vita assume pieno senso di fronte alla promessa di una vita senza fine con tutta la comunità celeste.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il pane e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo e compie ogni santificazione. In questo giorno santo Gesù presente nutre la sua chiesa, trasformando il pane nel suo corpo e il vino nel suo sangue perché noi diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a donare se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Cantiamo nel tempo la beata speranza della risurrezione finale. Inebriati del tuo Spirito che ci rende liberi e poveri a disposizione degli altri, in questo nuovo mondo di interventi affettuosi siamo sollevati dalle preoccupazioni di tutti i giorni.

Intercediamo per tutti in Cristo che intercede per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Nutriti di lui, siamo certi di partecipare al tuo regno. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”, seguendo l’Agnello dovunque va con la sua volontà di Beve per tutti.

Glorifichiamo perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità partecipe della vita di Cristo, trasformata a sua immagine, coerede della sua gloria, simili all’Altissimo, perfetti come il Padre nostro celeste buono verso tutti.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Attraverso il battesimo, che viene solennemente riconfermato in ogni celebrazione eucaristica, noi siamo diventati veramente figli di Dio e partecipi della sua vita divina. Per questo possiamo innalzare con verità la preghiera che Gesù ci ha insegnato: “Padre nostro”. Con umiltà e fiducia di figli, chiediamo al Padre il pane del corpo e dello spirito: “Padre nostro”.
Dice il Signore Gesù: “Il pane che io darò, è la mia carne per la vita del mondo”. Ecco il pane che è il corpo di Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Nutriti di questo pane di vita, possiamo andare davvero nella pace di Cristo richiesta: donaci la tua pace.
Rendiamo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù, amante così disponibile fino a “farsi mangiare” e donando anche a noi di lasciarci mangiare. Accogliendolo in me, posso «farmi mangiare» anch’io: posso uscire da questa assemblea portando nel cuore la volontà di Bene di Dio verso tutti.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
La Sapienza.

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la sapienza, presente in tutto il creato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la sapienza, rivelata nella legge e nei profeti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la sapienza, personificata in Gesù, parola del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la sapienza, donata a noi in cibo nella carne di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la sapienza, Gesù venuto per la vita del mondo.

Preghiamo:
O Padre, il tuo Figlio Gesù ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui; concedi ai tuoi figli un convito di festa. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).