20-11-2005-Ordinario-A-dom34CristoRe

20/11/2005 – T. ORDINARIO – ANNO A – 34dom.CristoRe-2005

Preparazione alla celebrazione della messa.

34ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Cristo Re
Anno A – 20 Novembre 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE

TESTI

Antifona d’Ingresso Ap 5,12; 1,6
L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza
e ricchezza e sapienza e forza e onore:
a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per il nostro Signore…

Anno A:
O Padre, che hai posto il tuo Figlio come unico re e pastore di tutti gli uomini, per costruire nelle tormentate vicende della storia il tuo regno d’amore, alimenta in noi la certezza di fede, che un giorno, annientato anche l’ultimo nemico, la morte, egli ti consegnerà l’opera della sua redenzione, perché tu sia tutto in tutti. Egli è Dio, e vive e regna con te .. .

Prima Lettura Ez 34,11-12.15-17
Voi siete mio gregge: io giudicherò fra pecora e pecora.

DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge, quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 22
TU MI CONDUCI, SIGNORE, NEL REGNO DELLA VITA.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Seconda Lettura 1 Cor 15,20-26a.28
Cristo Gesù consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo.
Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza.
Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Canto al Vangelo Cf Ap 1,8.25
ALLELUIA, ALLELUIA.
Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene:
tenete saldo il dono della fede fino al mio ritorno.
ALLELUIA.

Vangelo Mt 25,31-46
Si siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Sulle Offerte
Accetta, o Padre, questo sacrificio di riconciliazione, e per i meriti del Cristo tuo Figlio concedi a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Tu con olio di esultanza
hai consacrato Sacerdote eterno
e Re dell’universo il tuo unico Figlio,
Gesù Cristo nostro Signore.
Egli, sacrificando se stesso
immacolata vittima di pace sull’altare della Croce,
operò il mistero dell’umana redenzione;
assoggettate al suo potere tutte le creature,
offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale:
regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia,
regno di giustizia, di amore e di pace.

E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo il Signore .. .

Antifona alla Comunione Sal 28,10-11
Re in eterno siede il Signore:
benedirà il suo popolo nella pace.

Anno A: Cf Mt 25,31-32
«Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria
per giudicare tutte le genti».

Dopo la Comunione
O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

===========================================================

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!

La sua Parola alla Comunione (Ant.Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 34ª DOMENICA: Cristo Re 24/11/2002); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (cf 15/08/2005 Criteri Di Meditazione).

Messaggio della Parola:
VENITE BENEDETTI DEL PADRE MIO.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Ci riunisce a questa Eucaristia il posto che Cristo ha nella nostra vita. Ci mostrerà oggi la sua presenza regale in noi. La sua presenza nei nostri incontri, nel nostro cuore, il suo potere, il suo Spirito è superiore, immenso, fa progredire l’umanità. L’Agnello immolato che prende il posto nostro di bisognosi e si offre, s’immola per noi, è degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore: a lui noi riconosciamo gloria e potenza nei secoli, in eterno. Dio è autorevole per la sua infinita tenerezza: il potere dell’amore è invincibile. Di fronte alla bontà di Dio ciascuno di noi prende la propria posizione, secondo l’accoglienza del suo amore in noi. Radunati dall’amore cantiamo il “Sì” della nostra adesione e preghiamo: Signore di tutte le pecore: abbi pietà di noi. Cristo, vincitore del male e della morte: abbi pietà di noi. Signore, giudichi tutti gli uomini: abbi pietà di noi.
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.
O Padre, che hai posto il tuo Figlio come unico re e pastore di tutti gli uomini, e costruisci il tuo regno d’amore nella nostra storia; alimenta in noi la certezza di fede, che annientata anche la morte, egli ti consegnerà l’opera della sua redenzione, perché tu sia tutto in tutti. Tu che vivi e regniper tutti i secoli. Amen.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la Parola di Gesù che conclude: Oggi si attua la Parola che udite con i vostri orecchi. – Richiamiamo la sua Parola per aderire a quanto lo Spirito oggi attua in noi.

«VENITE BENEDETTI DEL PADRE MIO» (Mt. 25,31-46),
Dice Gesù: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. L’esistenza umana è un invito che Gesù rivolge a tutti gli uomini, «benedetti del Padre». Nessuno mai è maledetto dal Padre. Gesù non dice a quelli che stanno alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti del Padre mio, nel fuoco eterno. – Gesù è il Figlio che conosce bene il progetto del Padre suo e lo esegue, chiamando tutti gli uomini all’esistenza e al regno preparato per tutti fin dalla fondazione del mondo. Benedizione del Padre è l’amore stesso del Padre, la sua gioia: è la vita di comunione con lui per ciascuna persona, e quindi la comunione anche di tutte le persone fra loro. Dio Padre realizza questa «benedizione» di amore, comunione e gioia, mandando il Figlio suo sulla terra. Gesù è l’unico vero «Benedetto del Padre» sulla terra. Tutti gli esseri umani sono a sua immagine, «tutti sussistono in lui» (Col 1,17). L’umanità intera quindi è un Corpo solo. Gesù stesso è il capo, tutti gli uomini sono tante sue membra, destinate a partecipare alla stessa sua vita, al regno di servizio per amore.
Oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, richiama la fine del mondo, la completa realizzazione del disegno di Dio, la fine della storia ciascuna individuo. Alla fine si manifesta anche il senso segreto che anima tutta la storia fin dall’inizio: una storia di condivisione nell’amore in seno a tutto il corpo di Cristo. Dopo un’esistenza di servizio a bene di ogni persona umana, Gesù è nella gloria e chiama i suoi con lui nella gloria: “Venite benedetti del Padre mio”, quanti mi avete accolto e avete operato con me per realizzare il servizio di bene verso tutti. Siete coloro che con me e in me il Padre mio ha ammesso alla sua presenza a compiere il servizio di amore, di gioia e di benessere. In ogni persona sono io, il Figlio dell’uomo (Gesù), che agisco come capo, e sono ancora io (Gesù) che in ogni persona sono affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, in carcere, e sono divinamente assistito. Questo io dico oggi a ciascuna persona, e attuo in chi mi accoglie, in chi rimane in me. Chi non mi accoglie, protrae la mia croce, perché sono io che soffro in chi soffre in qualche modo. –
Abbracciando allora con affetto quelli che l’accolgono, Gesù dice loro: Voi, io vi conosco. Quando soffro voi mi aiutate. Entrate con me nella gioia del Padre! – Quelli rimangono stupiti. Poi, con umiltà chiedono: Gesù, noi non comprendiamo. Spiegaci: noi siamo poveri e peccatori. Quando mai ti vediamo sofferente? – Gesù risponde loro: Quando aiutate chi soffre, voi aiutate me. Voi sapete amare! Entrate nel mio regno di amore, felici per sempre! – E conclude: Aiutate tutti quelli che hanno bisogno. In particolare, quelli che non conoscono l’Amore. Amateli.
Poi, Gesù si rivolge a quelli che non conoscono l’amore, parla loro perché imparino ad amare, prima che sia troppo tardi, e dice: Mi dispiace. Non vi conosco. – Con arroganza quelli ribattono: No. Tu devi farci entrare nel tuo regno. Cosa ti facciamo di male? – Gesù risponde: Mi incontrate sofferente, e non mi aiutate! Ecco il male che mi fate. – Quelli allora dicono: Quando mai ti incontriamo sofferente? – Gesù dichiara: Ogni volta che incontrate un sofferente, quello sono io. Mi dispiace, voi non sapete ancora amare. Non entrate nel mio regno di amore che come cemento lega fra loro e con Dio tutte le mie membra. – Concludendo Gesù dice: Imparate che cosa significa amare come si è, e come si desidera essere amati. Finché c’è tempo, amate, aprite la porta a chi soffre, e Dio vi apre la porta del suo regno d’amore!
Già nel discorso della montagna Gesù indicava nei «frutti» il segno concreto per distinguere l’albero buono dall’albero cattivo, e chiedeva di «mettere in pratica» il suo insegnamento (7,15-20.24-27). Le «opere di misericordia» corporali e spirituali costituiscono un test. In base a questo test Cristo riconosce i suoi fedeli e li introduce nella gioia del banchetto celeste. Veramente: “Alla fine della vita saremo giudicati sull’amore” (Giovanni della Croce).

ECCO, IO STESSO CERCO LE MIE PECORE, E NE HO CURA (Ez 34,11-12.15-17).
Curo i «benedetti del Padre» che mi sono stati dati. Sono opera sua, ed egli li ha dati a me.
Ma vediamo la storia. Per bocca del profeta Ezechiele, Dio si rivela vero «Pastore delle nazioni», e promette di prendere in mano personalmente la situazione. Ai pastori che non pascolano bene il gregge quindi Dio dice: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore, io condurrò le mie pecore”.
Di fatto, nel Figlio suo Gesù, Dio Padre realizza la promessa fatta. Gesù lo dimostra quando dice: «Io sono il Bel Pastore» (Gv 10). Bello perché Buono e passo facendo il bene. Al contrario dei pastori umani: politici e religiosi, mercenari interessati ed egoisti. Gesù, «Pastore grande delle pecore e guardiano delle nostre anime» (Eb 13,20; 1 Pt 2,25), si fa uno di noi con l’incarnazione, vive con le sue pecore e dà la vita per loro: «Cerca, cura, passa in rassegna, raduna dalla dispersione, conduce al pascolo, fa riposare, cerca la perduta, riconduce la smarrita, fascia la ferita, cura la malata, pasce» le sue pecore una per una.
Rivolgendosi quindi a noi: “A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò (= valuterò) fra pecora e pecora, fra montoni e capri”. – Dio assicura pecore e capri del suo intervento. Sa vedere i più bisognosi anche “fra pecora e pecora, fra montoni e capri”. Forse il Creatore vuole trasformare pecore e capri in agnellini. In ogni caso Dio assicura un tempo futuro di pace e di giustizia. Invita tutti ad accogliere in modo definitivo l’intervento (detto in ebraico «giudizio») di Dio.
In altre parole, il Signore Gesù è il compimento della promessa di Dio mentre ci guida, ci difende, ci ama, come fa un pastore con i suoi agnellini. Se ci siamo allontanati, Gesù ci viene a cercare. Se lo seguiamo ci riporta all’ovile e ci fa entrare nel suo splendido regno di amore. Gesù ora ci parla perché non vuole che noi sciupiamo il suo amore a nostro svantaggio.

TU MI CONDUCI NEL REGNO DELLA VITA: ABITERÒ NELLA TUA CASA PER SEMPRE (Sal 22,1-6).
L’assemblea riconosce di essere composta di «benedetti del Padre»: membra di Gesù, il Benedetto. Con le parole stesse del suo Capo e Pastore, Gesù, l’assemblea acclama il suo Dio e Padre: Mio Signore, io sono la tua pecorella e tu il mio Pastore. Con te mi sento al sicuro. Anche se dovessi trovarmi in una notte profonda, non ho paura. Tu con me! Mi riporti all’ovile, mi fai riposare e non mi fai mancare niente. Tu sostieni i tuoi fedeli in ogni fase della loro vita, nei momenti lieti come nelle difficoltà. Mi accogli nella tua casa: nello splendido tuo regno di amore!

TU CI CONSEGNI A DIO PADRE ED EGLI SARÀ TUTTO IN TUTTI (1Cor 15,20-26a.28).
I «benedetti del Padre» stanno con il «Benedetto», perché il Padre ci ha dati al Figlio suo. La sorte del Capo è la sorte delle sue membra. Cristo, nostro capo, è risorto; noi, sue membra, risorgeremo con lui. Ci è stato dato infatti lo stesso Spirito che ha risuscitato Cristo da morte. Cristo, la «Primizia» dei risorti, come le prime spighe che prefigurano la messe. Noi in Cristo, già passato dalla morte alla vita, avremo la sorte di “quelli che sono di Cristo”.
Cari amici, noi, figli di Adamo, dobbiamo morire; ma, grazie a Gesù Cristo, nuovo Adamo, noi riavremo una vita migliore della passata. Siamo di Cristo, Re della vita e della morte: Re che possiede la potenza dell’amore. Con potenza di Cristo stravinciamo contro tutto ciò che offusca lo splendore della creazione e dell’essere, ed entrano per sempre nel suo regno di amore. Dati dal Padre a Cristo, da Cristo saremo restituiti al Padre, quando Cristo stesso, riconciliati tutti con lui, si rimette al Padre, che sarà finalmente tutto in tutti, quanti accolgono l’Amore: vive in comunione con lui per l’eternità, che vive in comunione con lui in questa vita.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Il Signore Gesù vive e regna con te per sempre, o Padre. Tutto quanto noi siamo e abbiamo è ben usato quando lo poniamo a disposizione del gran Re, che sa come presentarlo a te, Padre, a favore di tutti: Gesù continua nella comunità e assume su di sé la fragilità e i bisogni di ogni essere umano. Padre, il tuo Figlio si è fatto solidale con l’umanità a tal punto che chi tocca l’uomo tocca Dio, chi onora l’uomo onora Dio, chi disprezza l’uomo disprezza Dio. “Accetta questo sacrificio di riconciliazione, e per i meriti del Cristo tuo Figlio concedi a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA..
Ringraziamo e benediciamo il Padre in Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: unico Re e Pastore di tutti gli uomini. Ti rendiamo grazie, o Padre, che ci hai messo in grado di partecipare all’eredità dei santi, facendoci entrare nel regno del tuo figlio diletto. Perdonati e riconciliati con lui, rendiamo grazie al Signore nostro Dio.
Tu, o Padre, con olio di esultanza hai consacrato Sacerdote eterno e Re dell’universo il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Egli, sacrificando se stesso immacolata vittima di pace su l’altare della Croce, operò il mistero dell’umana redenzione; assoggettate al suo potere tutte le creature, offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace.

Gesù diviene il vero Pane.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù presente costruisce fra noi il tuo regno d’amore. Cristo, re dell’universo, si identifica con i poveri, i bisognosi e gli sfortunati. Egli dona il suo corpo, sangue, anima, divinità a tutti in remissione dei peccai, e ci dice: Date voi stessi da mangiare. Saremo giudicati dalle nostre azioni, dalla nostra carità in atto, dalla nostra accoglienza di Gesù nei poveri, e non dalle sole parole: Signore, Signore. Il giudizio o intervento di Dio è sempre amore che salva. Ogni volta che mangiamo di questo pane, annunziamo la tua morte, Signore Gesù; come ogni volta che abbiamo fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Gesù offre se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, che alimenta in noi solidarietà e condivisione: e vince la morte. È impossibile fare qualcosa di bene o di male a qualcuno senza farla a Cristo. Quando si disprezza il povero, si disprezza Cristo; perciò la colpa è enorme. Anche Paolo ha perseguitato il Cristo perseguitando quelli che sono di Cristo. Quindi sente la voce che gli dice: “Perché mi perseguiti?” (Giovanni Crisostomo, Omelia 88, su Matteo).

Gesù intercede.
Per i vivi, per i defunti, per i celebranti. Nella persona del sacerdote che presiede l’assemblea, Gesù intercede per tutta l’umanità. Tutti, Padre, accogli in Cristo, egli ti consegna l’opera della sua redenzione. Gesù, che è vissuto, ha patito, è morto e risorto per noi, è proprio il Figlio di Dio: il suo essere Dio risplenderà in tutta evidenza, per tutti e per sempre. La sua intercessione per noi presso il Padre è immensamente efficace: il Figlio dell’Uomo appare davanti agli occhi di Dio in ogni uomo.

Gesù loda.
A te, Padre, ogni onore e gloria, fin d’ora, e pienamente alla fine quando sei tutto in tutti. Dio ha voluto farsi solidale con l’umanità a tal punto che chi tocca l’uomo tocca Dio, chi onora l’uomo onora Dio, chi disprezza l’uomo disprezza Dio. Cristo è il re eterno dei secoli. Per Cristo, con Cristo e in Cristo a te, Dio Padre onnipotente ogni onore e gloria perfettamente e per sempre.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Re in eterno siede il Signore: benedirà il suo popolo nella pace. Venga il tuo regno, Padre, liberaci da tutti i mali. Donaci la felicità da te promessa a chi segue Cristo, il Primogenito dei morti, in attesa che venga il nostro re e Salvatore, lo stesso Gesù Cristo.
«Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria per giudicare tutte le genti». Beati gli invitati da Dio a prendere parte al banchetto del suo regno. Ecco il re dell’universo, l’eterno sacerdote che si è offerto come vittima per ottenerci la pace. Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Gesù che entri nel cuore di tutti, condividendo pienamente la condizione di ciascuno, ora sappiamo quando sei affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, in carcere: quando lo sono tutte queste persone che ti ricevono nella propria casa. Nel tuo corpo, o Cristo, ci sono anche le membra che soffrono. Con la loro sofferenza completiamo ciò che manca alla tua passione, Signore. E partecipando alla comunione con te nella vita eterna.
Concrete situazioni di vita nel bisogno diventano annunzi della presenza di Cristo, e conferiscono solidità alla nostra missione. Destinatari dell’annunzio e della missione sono i fratelli più piccoli, i poveri, senza distinzione. Lo Spirito di Gesù venuto in noi ci chiede di prendere a cuore tutte queste forme nuove e antiche di povertà, e inventare nuove forme di solidarietà e di condivisione.
Lo chiediamo al Padre per mezzo di Cristo nostro Signore: “O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. “Venite, benedetti del Padre mio”, dice Gesù. È l’eco dell’invito dello sposo alla sposa nel Cantico dei cantici: “Vieni, mia sposa…”. E la sposa lungo tutto il suo cammino di ricerca dello sposo, risponde: “Vieni!”. La sposa ora è la chiesa che celebra e vive gridando: “Vieni, Signore Gesù”.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Giudizio:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il giudizio, o intervento d’un uomo che “serve” un altro uomo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza il giudizio, o intervento di Dio Pastore che cerca e cura Israele suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il giudizio, o intervento di Dio Figlio che assume la nostra natura umana;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il giudizio, o intervento di Gesù che serve se stesso nei fratelli.
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il giudizio, o intervento di Gesù: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno”.

Preghiamo:
O Padre di Gesù, che ha detto: Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene: tenete saldo il dono della fede fino al mio ritorno; conducimi, Signore, nel regno della vita. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).