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10/04/2005 – T. PASQUALE – ANNO A – 3 DOMENICA – 2005

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 10 Aprile 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
In questa meditazione il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.

Messaggio della Parola: SONO CON VOI !

– Vangelo (Lc 24, 13-35). Gesù condivide la
sua vita con gli altri: si accosta e cammina e conversa con noi, spiega le scritture e fa ardere il cuore, suscita e accetta l’invito a cena ed entra con i due discepoli, come ora con noi, e apre i nostri occhi, ed èccoci, come i due discepoli, in comunità ascoltiamo e riferiamo l’accaduto.

– Profezia Prima Lettura, At 2,14a.22-33: Pietro, con gli altri undici, riconosce la condivisione della vita, che Gesù Risorto fa con noi, superando ogni nostra resistenza, a costo di morire in croce. Nel suo discorso, Pietro annunzia anzitutto il Vangelo: Gesù Cristo morto e risorto, Atti 2,22ss. Così Gesù porta a compimento la storia prevista per esempio da Davide, Atti 2,25-28, Profezia, corrispondente alla prima lettura: “Questo Gesù, Dio l’ha risuscitato”; “e noi tutti ne siamo testimoni”, conclude Pietro, che rileva la vita cristiana che testimonia il Cristo, Atti 2,29-33, è l’«Apostolo», corrispondente alla seconda lettura. Dall’esposizione di Pietro ereditiamo il principio della struttura: vangelo, profezia, apostolo.

Risposta, Salmo Responsoriale, dal Salmo 15. L’assemblea si riconosce destinataria del messaggio biblico, come gli «uomini d’Israele». In quanto, poi, composta di fedeli battezzati in Cristo, l’assemblea si sente partecipe della pasqua di morte e risurrezione del suo Signore, e in sua persona acclama al Padre le parole stesse di Gesù: “Mostraci, Signore, il sentiero della vita. Tu non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione”, Atti 2,25-28. Ma la risposta completa si ha nella preghiera eucaristica, seconda parte della messa.

– L’Apostolo, seconda Lettura, 1Pt 1,17-21). Chi sono alla fine i fedeli destinatari della vita condivisa da Gesù? Pietro risponde: i «liberati» da Gesù, essi «credono e sperano» in lui: Fin dal “tempo del vostro pellegrinaggio” voi “siete stati liberati con il sangue prezioso di Cristo, come di Agnello senza macchia”, “per opera sua credete in Dio che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio”.

Il messaggio della parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione: le parti eucologiche della messa, dall’ingresso alla Preghiera dopo Comunione.

1. RITI D’INTRODUZIONE.
I fedeli riuniti formano comunità disponibile ad ascoltare la Parola e aderire al Signore.
Prendiamo coscienza che Gesù si accosta e cammina con noi, mentre siamo ogni giorno un po’ tristi per qualcosa che non va secondo il nostro modo di vedere, come i due di Emmaus. Sappiamo già come Gesù si è comportato con loro, e altre volte anche con noi, instaurando un dialogo, una relazione, per prendere su di sé la nostra tristezza. Gesù ci fa partire dalla nostra esperienza concreta, dove egli è già presente come il Risorto. Vuole che ne parliamo per aiutarci a «riconoscerlo». Noi gli diciamo quel che pensiamo e che ci sta a cuore. Gesù ci corregge cammin facendo con la sua parola. Impariamo che non riconosciamo il Risorto presente, perché non conosciamo le Scritture.
Condotti qui a celebrare, come i due discepoli di Emmaus al cenacolo, da Gesù che ci ha fatti, ci ha immersi in sé e ci ha raggiunti nelle nostre particolari situazioni, ci lasciamo guidare dallo Spirito di Gesù che ci mette in bocca le giuste parole con l’Antifona d’Ingresso: “Acclamate al Signore da tutta la terra, cantate un inno al suo nome, rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia».
Rinnoviamo insieme la nostra accoglienza a nome anche di tutti gli uomini. Con il segno di croce riconosciamo con gioia di appartenergli e di poter accogliere il flusso ricreatore della sua «pietà», per celebrare con profitto questa Eucaristia: Gesù ci fa coscienti e grati per averci comprati a caro prezzo, per averci riscattati con il suo sangue prezioso; ci faccia ardere il cuore mentre ascolteremo la sua parola, per questo preghiamo: “Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà”.
Sappiamo per esperienza che Gesù ci cerca e ci raduna, come i due di Emmaus, ci dona lo Spirito perché lo riconosciamo quando alla fine si rivela. Per questo seguiamo il sacerdote che prega il Padre in persona di Gesù per tutta la comunità: “O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua «raccogli» la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spirito, perché nella celebrazione del mistero eucaristico riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto, che «apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture», e «si rivela a noi nell’atto di spezzare il pane». Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo: ci rivela ciò che si è compiuto in lui e ora si attua in noi suoi fedeli.

Gesù spiega a noi come ai due discepoli in tutte le Scritture ciò che si riferisce a lui. Sintetizza il contenuto delle Scritture nella frase: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». Quelle che noi, come i due discepoli, consideriamo «sofferenze ingiuste» sono presentate da Gesù come segni di Dio fedele a se stesso, fedele al suo Amore per il suo popolo; segni di amore, cosparsi in tutta la storia umana, e portati a compimento in Gesù.
È straordinario che proprio questa «sopportazione dell’ingiustizia per amore» ci faccia ardere il cuore! Percepiamo che quanto Gesù dice corrisponde anche alla nostra vocazione all’amore: cioè al «dover sopportare» tutto per quell’«amore, che è stato riversato dallo spirito nei nostri cuori». Sentiamo quanto è bella, creativa, rassicurante questa fedeltà di Dio al suo amore! Vale la pena vivere e morire per una tale fedeltà.
A noi non è possibile! Ma se è vero, come è vero, che anche in noi opera lo Spirito di Gesù, egli può ben «perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione» (Pregh. Euc. IV). Ascoltiamo volentieri le testimonianze degli Apostoli nelle letture. Esse ci riguardano da vicino!

3. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI O DELLE OFFERTE:
Ora Gesù prende pane e calice dalla comunità riunita e dilatata verso tutti i bisognosi.

Finite le letture, ascoltata la spiegazione di ciò che si riferisce a Gesù in tutte le Scritture, ecco l’omelia: «Quanto avete udito con i nostri orecchi ora si compie in voi» come nei due di Emmaus. – Come loro passiamo ai fatti. «Essi insistettero: “Resta con noi”. – Allargano la loro comunità, includendo un bisognoso alla loro tavola, invitando lo stesso viandante-Gesù che si accosta e cammina con loro. Anche noi «dilatiamo» la nostra comunità: includiamo nelle nostre preghiere e offerte tutta la chiesa, a cominciare dai più vicini.
Preghiamo e offriamo per quanti annunziano la Parola: si lascino istruire da essa, in modo da avere e trasmettere un cuore che arde.
Per i responsabili del bene comune: tutti si sentano accolti da loro come Cristo.
Per tutti i sofferenti nel fisico e nello spirito: sappiano vedere nei vicini «Cristo accanto a loro».
Gesù «entrò per rimanere con loro»: accetta l’invito che lui stesso suscita nei suoi fedeli, perché diventino ospitali, aperti agli altri, come lui. Anche qui ora Gesù accoglie dalle nostre mani i doni che accompagnano le nostre preghiere. Condividiamo ciò che abbiamo ricevuto per il bene comune, e la gioia del nostro cuore diventa fonte di gioia per gli altri, come afferma la preghiera sulle doni: “Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne letizia. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4. LITURGIA EUCARISTICA. Noi in Cristo rispondiamo al Padre:
rendiamo grazie con la preghiera di benedizione di Gesù presente che si offre, intercede, loda.

Gesù «prese il pane, disse la benedizione». Gesù crocifisso e risorto, che cammina con noi, ora prende il pane e il vino che noi abbiamo offerto, frutto della vite e del nostro lavoro, segno dell’offerta di tutta la nostra vita: nostro sacrificio spirituale. Gesù è l’unica offerta gradita che soddisfa pienamente il Padre e che salva il mondo. E nel suo sacrificio eucaristico Gesù associa a sé anche noi, sua «Chiesa, sua sposa dilettissima”. Abbiamo seguito e ci siamo presentati a Gesù. Egli ora ci prende e nella preghiera eucaristica, con l’invocazione dello Spirito Santo, noi siamo trasformati in “corpo di Cristo”: il pane e il vino diventano “corpo e sangue” sacramentali, noi diventiamo “il corpo totale” di Cristo. Ci ha aperto il cuore alle Scritture, ora ci apre alla sua condivisione: in lui siamo offerta gradita al Padre.
Gesù è realmente presente in questa Eucaristia, nelle nostre mani è il sangue prezioso di Gesù, «Agnello senza difetti» che ci libera, «viandante benevolo» che ci parla, «pane vivo» che ci fa vivere. Pellegrini nel mondo, noi siamo raccolti in comunità da Gesù; siamo comunità dilatata a tutti i bisognosi, siamo popolo rinnovato, partecipe della gloria incorruttibile di Cristo risorto.

5. RITI DI COMUNIONE. Dopo la Preghiera Eucaristica:
Gesù spezza il pane, lo distribuisce. In Cristo siamo un solo corpo: un pane di vita per tutti.

«Gesù spezzò il pane e lo diede loro. Non ci ardeva forse il cuore in petto?”. Fecero ritorno e riferirono». Il viaggio ha una prima tappa ad Emmaus. La seconda è nel cenacolo a Gerusalemme. A Emmaus la scoperta, nel cenacolo la memoria, che diventa celebrazione. L’assemblea in comunione con Gesù e con gli altri ritorna all’esperienza della vita quotidiana con più disponibilità ed entusiasmo, con franchezza nella testimonianza.
A te, Padre, ogni onore e gloria
dal popolo rinnovato e partecipe della gloria incorruttibile della risurrezione.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Cammino:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il cammino: dei due discepoli da Gerusalemme a Emmaus;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il cammino: dai fatti al senso dei fatti con le Scritture;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il cammino: da Gesù pellegrino al Cristo che deve patire e risorgere;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il cammino: dall’incapacità di vedere Gesù al riconoscerlo e riferirlo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il cammino: dalla vita terrena alla gloria incorruttibile della risurrezione.

Preghiamo:
O Padre, che in Cristo tuo Figlio ci fai comprendere le Scritture e ardere il nostro cuore mente egli ci parla; mostraci il sentiero della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).