27-02-2005-Quaresima-A-dom3

27/02/2005 – QUARESIMA – ANNO A – 3 DOMENICA – 2005

Preparazione alla celebrazione della messa.

3ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 27 Febbraio 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Nell’attuale meditazione il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.

Messaggio della Parola della 3ª Domenica di quaresima A.

– Vangelo (Gv 4, 5-42). Gesù chiede alla Samaritana, figura della chiesa, l’acqua da bere,
per farle il grande dono della fede; e di questa fede Gesù ha una sete così ardente, da accendere nella samaritana, che siamo noi ora qui, la fiamma del suo amore (cfr prefazio).

– Prima Lettura (Es 17, 3-7). Dio chiede a Israele, per mezzo di Mosè, di uscire dall’Egitto e di avere fiducia in lui che è Javè = «Colui che è sempre presente in mezzo a loro», nel deserto dove manca l’acqua da bere.
Per intercessione dello stesso Mosè, Israele invoca l’aiuto del Signore; e il Signore interviene subito: ordina a Mosè di percuotere la roccia, dona l’acqua, gli insegna ad amare l’amore di Dio. – Cristo è il vero Mosè che porta il peso della mancanza di fede di tutta l’umanità. Cristo è la Roccia che, percossa con la lancia sulla croce, emette acqua e spirito.

– Salmo Responsoriale (Dal Salmo 94). Dio ha sete che cresca nel suo popolo la fede, la totale adesione a lui; Dio ha sete che il suo popolo sperimenti la sua presenza e la conoscenza del suo nome di Javè = «Dio sempre presente» con il suo amore di Padre.
La sete di Dio è così ardente da accendere in questa sua assemblea la fiamma del suo amore per lui. E l’assemblea risponde acclamando: «Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce», fa’ che applaudiamo e acclamiamo e rendiamo grazie con gioia a te, nostro Creatore, a te, nostro Pastore e Roccia della nostra Salvezza; tu operi meraviglie in mezzo al tuo popolo.

– Seconda Lettura (Rm 5, 1-2. 5-8). Impariamo ad amare l’amore di Dio che per noi compie meraviglie. Di sua iniziativa le compie! Per amore del suo amore Dio ci ha plasmati. Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi nel tempo stabilito.
Dio ha una sete così ardente che dimori in noi il suo amore, da riversare «il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» da Gesù morente sulla croce.
E noi lo accogliamo con gioia, e siamo in pace con il Padre: siamo resi giusti davanti a Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.
Ci troviamo in comunione di vita con Dio. A questa Grazia abbiamo ottenuto di accedere per fede. Questo è il nostro vanto. Attendiamo di vedere la gloria che ci è stata donata.

Tutto questo ora si attua: il Messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
VI FARÒ AMARE IL MIO AMORE PER VOI.

Gesù ha una grande sete: che noi amiamo il suo amore per noi. Ora attua in noi questo amore. (ingresso, orazioni e preghiera eucaristica).
Gesù ha sete di dissetare la nostra sete: cioè di dissetare le nostre esigenze più profonde di bene, di amore, di vita, di gioia, di pace, di felicità che Dio stesso ha posto in noi, come uomini determinati da lui ad essere uomini in un dato contesto culturale religioso socio politico come Gesù che la samaritana chiama «giudeo»; riconoscere che in Gesù siamo determinati da Dio a divenire come Gesù che la samaritana chiama «signore», «profeta», «salvatore». Come ci ha fatti, così Dio ci porta a compimento in Cristo Gesù, riunendoci in questa assemblea. Lo Spirito che ha fecondato mirabilmente l’acqua della nostra prima creazione, ora feconda ancora più mirabilmente l’acqua della nostra ri-creazione in Cristo: è opera de «lo Spirito che Gesù ha riversato nei nostri cuori» (II lettura) e che ora ci spinge ad accogliere la sua chiamata a riunirci qui, per attuare in noi ciò che ha compiuto in Gesù. Dio ci ha fatti senza di noi, ora ci salva con noi, suscitando in noi la preghiera di adesione mediante il suo Spirito: preghiera quindi sommamente efficace.

Dio ci fa amare il suo amore, facendoci abbandonare i nostri pozzi di acqua morta. Conosciamo il dono di Dio, l’acqua viva, i suoi modi, i suoi progetti, la sua grazia. Dio immerge in sé e rinnova l’assemblea, che lo accoglie cantando l’ingresso: “I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, perché egli libera dal laccio i miei piedi. Volgiti a me e abbi misericordia, Signore, perché sono povero e solo” (Sal 24,15-16). Ciascun membro dell’assemblea si sente «povero e solo», ma sempre sotto l’azione di Dio, allora aggiunge: “Volgiti a me!”, con l’attività che ti è propria, cioè: «Abbi misericordia». L’acqua del diluvio purifica e lava ogni iniquità, mentre distrugge, così l’acqua del nostro battesimo nello Spirito.
L’assemblea prende coscienza poi di essere radunata in comunità, raccolta per l’eucaristia dopo essere purificata dall’acqua dell’amore di Dio nel battesimo, e animata da uno spirito nuovo ad amare l’amore di Dio, mentre acclama l’altro ingresso: «“Quando manifesterò in voi la mia santità, vi raccoglierò da tutta la terra; vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo”, dice il Signore» (Ez 36,23-26). Ora Dio, fedele alla sua promessa, attua nella celebrazione ciò che dice: come ha fermato le acque del Mar Rosso per spalancare un cammino verso ogni libertà, così Dio apre ora una vita nuova all’assemblea riunita, sorpresa di essere infinitamente amata da Dio, e preparata a vivere in lui.

Dio ci fa amare il suo amore per noi, attuando in noi il sollievo della sua misericordia. L’assemblea ascolta e accoglie, aderisce e prega con la parola efficace del Signore: “Dio misericordioso, fonte di ogni bene, guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria: ci sollevi la tua misericordia” (cfr colletta). Con la colletta dell’anno A, poi, Dio attua il dono di Cristo salvatore e dello Spirito Santo Amore, nell’assemblea che continua a pregare con le parole del sacerdote in persona di Cristo: “O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito, perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”. Donandoci il Cristo salvatore e lo Spirito Santo, il Padre, sorgente della vita, ci disseta totalmente con l’acqua viva che scaturisce dalla Roccia = dal costato del suo Figlio amatissimo: scopriamo quanto ci ama!
Dio ci fa amare il suo amore per noi, mentre ringraziamo per il dono del Verbo in Gesù (prefazio). In Cristo Gesù, il Verbo di Dio, venuto sulla terra per dissetare il cuore degli uomini, si presenta vero uomo: un «Galileo», che un giorno attraversa con i suoi discepoli la Samarìa, regione ostile agli ebrei. È «mezzogiorno», come dire l’ora della crocifissione o dono di se stesso fino alla morte di croce. «Mezzogiorno» diventa il richiamo del cuore di Gesù in ogni suo gesto e parola, nel caldo e nella sete come quando si fermano si trovano al pozzo di Giacobbe, a Sichem, oggi Naplus. Lì aveva sostato Abramo (Gen 12,6), Simeone e Levi vi avevano vendicato la sorella Dina (Gen 34), Giuseppe vi trova i suoi fratelli (Gen 37), qui il popolo rinnova l’Alleanza del Sinai (Gs 24), qui è consumato lo scisma di Israele (1 Re 12). Ma più che il luogo, è importante il pozzo, ancora sgorgante acqua viva, profondo 35 metri.
I vari racconti del Pentateuco sui pozzi avevano fatto sorgere la leggenda popolare di un pozzo speciale, ritrovato dagli israeliti nei loro spostamenti nel deserto. Il livello delle acque di questo pozzo saliva spontaneamente, secondo le necessità popolo Israele. Ancora secondo la leggenda, questo era un pozzo che accompagnava gli Israeliti. Il commento del «Targum» (= traduzione) a Gen 2,1-11 parafrasa: “Quando il nostro padre Giacobbe ebbe tolto la pietra dalla bocca del pozzo, il pozzo si mise a trasbordare e trasbordò per vent’anni, per tutto il tempo che il nostro padre Giacobbe rimase in Harran”. Nel sogno popolare il pozzo di Giacobbe trasbordava e irrigava, con i suoi quattro bracci, tutto il campo di Israele, come il fiume del paradiso terrestre in Gen 2,10-14. In questo contesto si comprendono le parole della samaritana “Signore, tu non hai un mezzo per attingere … sei forse più grande del nostro padre Giacobbe…?”. E ancora quando dice: “Dammi di quest’acqua … e non continui a venire qui ad attingere acqua”.
Bisognerebbe qui richiamare una realtà importante: Giovanni, come tutti gli evangelisti, non riferisce mai i fatti della vita di Gesù nella loro pura materialità; li rilegge sempre e li utilizza per comporre pagine dense di teologia: non è mai agevole stabilire cosa sia realmente accaduto. Il caso della samaritana è esemplare: il simbolismo che accompagna tutto il racconto appare tanto evidente, che qualcuno ha addirittura posto in dubbio la storicità dell’evento e ha pensato che si tratti di una composizione letteraria dell’evangelista. Riteniamo che ci sia stato un incontro di Gesù con una donna di Samaria, ma il fatto è stato poi redatto con il linguaggio, le immagini, i riferimenti biblici con cui si è voluto veicolare un messaggio teologico.
Ogni elemento della scena è chiamato a giocare un ruolo importante; vari aspetti del mistero di Gesù sono visti dal futuro come avvenuti nel passato: la tradizione giovannea, l’evangelista stesso, reinterpreta la propria fede, come una spiga piena di grani si riconosce nel seme iniziale, e la esplicita con l’ausilio del linguaggio biblico. Secondo la stessa legge, annunziata con il detto: “La Parola cresce con l’orante”, ciascun fedele entra nel mistero racchiuso nella Parola e la comprende secondo la propria esperienza di Dio. Per questo (ecco un suggerimento di metodo nell’incontro di preghiera), dopo una breve introduzione a ciascun testo del formulario liturgico (vedi metodo, 1ª domenica tempo ordinario anno A 2005), si dà spazio alla comunità perché ciascun membro della stessa “metta in comune i beni”, cioè il dono che lo Spirito suggerisce a ognuno per il bene di tutti.
Teniamo presenti i due livelli – quello storico e quello teologico – concentrando l’attenzione sul secondo; troppi sono i particolari da rilevare: un incontro, con un estraneo, nemico, per strada, stanco, a un pozzo, seduto, in terra nemica, assetato, a mezzogiorno, una donna, a prendere acqua, fuori tempo, sola lei, solo lui, cercano, incontro diretto, per un matrimonio nell’A.T… Impossibile richiamarli tutti; ne rileviamo alcuni, poi altri possono essere richiamati da ciascuno di noi nel tempo di ascolto come si è detto. Questo è solo un inizio di preparazione alla messa; la parola di Dio annunzia e suscita ciò che dice, come sempre. “In breve non si può esaurire la Parola inesauribile di Dio, ma Egli vuole che impariamo ad ascoltarlo e a risponderGli, come fanno due buoni amici, in un incontro dove il vero amico è il Padre che ci educa e ci fa suoi figli nel Figlio tanto caro” (cfr S. Efrem).
Gesù e discepoli non hanno mezzi per tirare su acqua. I discepoli vanno a fare provviste in città. Gesù, stanco, rimane al pozzo. E poco dopo arriva una donna con un secchio. Non c’è nessun altro. Gesù le chiede gentilmente se vuole dargli da bere. Gesù ci chiede aiuto per celebrare questa eucaristia e continuare ad amare gli altri. Ma quella, con sorpresa, risponde: Non sai che tra voi galilei e noi samaritani non corre buon sangue? – E Gesù: Lo so, ma per me tutti gli uomini sono fratelli. Io do a tutti la mia acqua speciale; anche a te, che sei samaritana, cioè anche se nessuno se lo merita. Da quando eravate ancora miei nemici io vi amo (II lettura) con un ardente desiderio: che amiate il mio amore per voi! (cfr prefazio).

Gesù è «Signore più grande di Giacobbe»: capace di farci amare il suo amore per noi. (vangelo). E in noi continuare ad amare gli altri. La donna, sorridendo: E come mi puoi dare acqua, se non hai nemmeno un secchio! Signore, sei tu più grande di Giacobbe che ha fatto questo pozzo per bere lui e quanti ne hanno bisogno? – E Gesù: Io parlo di un’acqua che ti disseterà per sempre! – E quella, sempre più divertita: Allora, dammela! Così non dovrò più venire qui al pozzo ogni giorno! – Bisogni naturali dell’uomo per Gesù sono sempre punti di partenza per la soddisfazione di esigenze divine in noi.
I pozzi tra l’altro erano luogo d’incontri, anche tra fidanzati. Gesù le dice: Tu non hai bisogno solo di acqua, ma soprattutto di non essere abbandonata. – E ora Gesù prepara la samaritana ad accoglierlo come unico vero suo sposo. Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito». – La donna risponde con tristezza: “Non ho marito”. – E Gesù: Lo so, ne hai avuti cinque e tutti ti hanno abbandonata (il marito allora poteva abbandonare la moglie, ma non la moglie il marito). Gesù prosegue: Nessuno di loro ha dissetato il tuo cuore! –
Anticamente il pozzo era il luogo dove si ritrovavano le persone. Al pozzo si incontravano i pastori che venivano ad abbeverare le loro greggi, si fermavano i commercianti con le loro mercanzie in attesa dei clienti, venivano le donne ad attingere acqua (e magari anche a fare quattro chiacchiere…), si recavano gli innamorati a cercarsi una compagna. La Bibbia racconta molti di questi incontri al pozzo (cfr Gn 24,10-25; 26,15-25; 29,1-14; Es 2,15-21). La samaritana osserva sbalordita: E tu, come lo sai? Allora sei davvero un profeta, colui che sa dare il senso dei fatti. Se è così, ti prego chiariscimi anche questo dubbio: Voi ebrei dite che bisogna adorare il Signore a Gerusalemme, noi samaritani invece lo veneriamo qui in Samarìa. Chi ha ragione? – E Gesù: Il Signore si è rivelato a noi ebrei, ma tutti possono adorarlo. Lo Spirito di Dio batte in ogni uomo: dovunque egli sia! – E la donna: È vero, un giorno verrà il Messia, e ci spiegherà tutto. – E Gesù, abbracciandola: Certo! Anzi, ce l’hai proprio davanti: «Io Sono» – Gesù si annunzia con il nome di Javè: «Io Sono», alla donna come a noi in questa eucaristia: a quanti sono disponibili e l’attendono.
In quel momento arrivano i discepoli. Vedono Gesù con una donna. Restano meravigliati. Nessuno però ha il coraggio di dirgli qualcosa. La samaritana intanto lascia la brocca piena d’acqua e corre felice in città. Racconta a tutti il suo incontro con Gesù. I discepoli hanno portato a Gesù da mangiare. Ma Lui dice: Solo una cosa mi può saziarmi: fare la volontà del Padre mio. Io sono venuto a seminare l’amore di Dio nel cuore degli uomini:far germogliare dentro di loro la felicità!
Arrivano gli abitanti di Sìcar. Tutti Gesù convoca intorno a sé, come qui noi ora alla messa. Chiedono a Gesù di fermarsi un po’ da loro. Così Gesù resta in città due giorni. Ascoltandolo, tutti esclamano felici: All’inizio siamo andati da Lui spinti da quella donna. Ma ora che lo abbiamo conosciuto di persona, non abbiamo più dubbi: Gesù è davvero il Salvatore degli uomini. Solo Lui riesce a dissetare il nostro cuore! –
Solo tu, Signore Gesù, sei in noi sorgente d’acqua viva che zampilla continuamente fino alla vita definitiva. Ti ringraziamo per sempre con gioia, Signore. Noi siamo i tuoi agnellini: ci ami, ci sazi, ci disseti: ci fa i strumento di bene per tutti come la samaritana. Fa’ che non ci lamentiamo di te; ma accogliamo volentieri quello che ci mandi. Perché sei tu che agisci in noi per il bene di tutti, come tu solo sai fare.