20-02-2005-Quaresima-A-dom2

20/02/2005 – QUARESIMA – ANNO A – 2 DOMENICA – 2005

Preparazione alla celebrazione della messa

2ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 20 Febbraio 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
In questa meditazione il messaggio della Parola ispira e carica altri momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.

Messaggio della Parola di Domenica 2ª di quaresima:

– Vangelo (Mt 17, 1-9). Dio chiama tutta l’umanità allo splendore e alla bellezza della sua vita. In Cristo Gesù Dio chiama Pietro, Giacomo e Giovanni (tutta l’umanità) a salire su un alto monte, e li invita a “partecipare” alla sua trasfigurazione: «Gesù li condusse in disparte, su un alto monte. Fu trasfigurato davanti a loro. Apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui.
Il Padre li invita ad ascoltare e seguire Gesù. Pietro disse: “Signore, è bello per noi stare qui”. Pietro stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra; ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. I discepoli furono presi da grande timore. Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Poco dopo Gesù li esorta a discendere dal monte e a iniziare decisi con lui il viaggio verso Gerusalemme, verso la Passione: «Mentre discendevano, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”».
Gesù è sempre nello splendore dell’amore del Padre per gli uomini. La trasfigurazione lo mostra. Ma solo alla passione l’uomo comprende l’amore gratuito di Dio verso di lui, chiamato a splendere e a vivere come Dio.

– Prima Lettura (Gn 12, 1-4a). Dio chiama Abramo. Lo invita ad uscire dalla sua terra, a lasciare tutte le sicurezze umane, a confidare totalmente nel Signore e nella sua promessa, ad accogliere la benedizione del padre come un figlio, per sé, per tutti: “In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Gesù è il vero Abramo: benedizione e redenzione di Dio per tutti.
«Allora Abràm partì, come gli aveva ordinato il Signore». Gesù si abbassa: fino alla morte di croce.
Nonostante il continuo peccare dell’uomo (vedi la torre di babele), Dio continua a rinnovare la sua alleanza. Anzi la porta a compimento in Gesù: la rende «nuova ed eterna Alleanza», indistruttibile e sempre presente sugli altari del mondo.

– Salmo Responsoriale (Dal Salmo 32). Il Signore «chiama» e veglia su chi lo teme, cioè su chi aderisce alla sua chiamata. Noi acclamiamo: “Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo”.

– Seconda Lettura (2 Tm 1, 8b-10). Dio «ci chiama» e ci illumina. Ci chiama a partecipare alle sofferenze di Cristo: al suo amore per il suo corpo che è la chiesa. Paolo soffre per la prigionia e la defezione di cristiani perseguitati, e scrive a Timoteo, come a ciascuno di noi: “Carissimo, soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Egli infatti ci ha salvati e ci «ha chiamati» con una vocazione santa, secondo il suo proposito e la sua grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo”.
È essenziale nella vita del cristiano «prender parte alla vita di Cristo», al suo mistero pasquale di morte e resurrezione a favore degli uomini.

Il Messaggio della parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
CHIAMATI ALLO SPLENDORE E ALLA BELLEZZA MEDIANTE L’ASCOLTO.

Siamo chiamati a risplendere come il Signore Gesù: ad amare nella sofferenza e nella gloria. (Ingresso, colletta). Chiamati allo splendore e alla bellezza, siamo attirati a celebrare: ad ascoltare e a testimoniare. In persona del celebrante, Gesù entra in mezzo alla sua comunità. L’assemblea rinnova la consapevolezza di essere «chiesa», = «chiamata» a splendere come il suo Signore Gesù, «Erede» di tutto l’antico testamento, attestato da Mosè ed Elia, i due grandi testimoni, che finiscono la loro esistenza sulla terra in modo particolare: Mosè in una tomba mai trovata, Elia su un carro di fuoco, simboli di una meta straordinaria, riservata a Gesù e ai suoi discepoli. «Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo» (2Cor 4,6).
L’assemblea è chiamata a risplendere con il Signore Gesù, «Profeta», che prende il posto di Mosè come promesso: “Un profeta vi susciterà il Signore di tra i vostri figli”, “a lui darete ascolto” (Deut 18,15; Atti 7,37). E per dire che Gesù splende ben più di Mosè, che scende dal Sinai con volto «brillante», Matteo aggiunge che il volto di Gesù sul monte «brillò come il sole», cioè di «propria» luce. A noi questa luce è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo» (2Tim 1,10). E l’assemblea dei battezzati si sente graziata di poter celebrare questa realtà rivelata.
L’assemblea è chiamata a divenire, con il Signore Gesù, la «Nuova Pasqua»: l’alto monte, la nube, il timore, dei disceoli ricordano il Sinai, le tende proposte da Pietro ricordano il deserto. Sinai e deserto fanno riferimento alla pasqua antica. Gesù, il Figlio prediletto, il trasfigurato, e dopo la momentanea trasfigurazione, ancora in veste di uomo normale, compie la pasqua nuova: la nuova ed eterna alleanza. Con Pietro Giacomo e Giovanni, tutti i suoi discepoli, e ogni assemblea, sono invitati ad ascoltare e vedere solo Gesù: a partecipare alla sua pasqua. I sette personaggi della trasfigurazione (Gesù, Pietro, Giacomo, Giovanni, Mosè, Elia, il Padre) richiamano cielo e terra con tutta la storia umana. Anche l’ultimo dell’assemblea può dire quindi con Paolo: “A me, che sono l’infimo tra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo» (Ebr 3,9).
L’assemblea, unita come un unico individuo, una persona corporativa, acclama allora l’ingresso: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. – “Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”». Il «cuore» illuminato dallo Spirito parla interiormente di Cristo-Luce, di Cristo-Bellezza; ma l’assemblea non lo vede. È raffigurato in simboli, in mezzi e strumenti, come il sacerdote, l’evangeliario, la luce dei candelieri, l’unità dell’assemblea stessa. Allora essa coglie il suggerimento del «cuore» che dice: “Cercate il suo volto”. E risponde: “Il tuo volto io cerco, o Signore”. E sicura di essere esaudita in questa liturgia, aggiunge: “Non nascondermi il tuo volto”. L’assemblea poi manifesta il colloquio interiore del «cuore», ripetendo l’antifona mentre si volge verso l’altare, verso Cristo: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. – “Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”». Il saluto del sacerdote lo conferma: “Il Signore con voi”.
Celebriamo in unione con il nostro Papa Giovanni Paolo II (intercessioni); facciamo nostri i suoi sentimenti. «L’antico anelito del Salmista: “Il tuo volto, Signore, io cerco”, non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti, e ha fatto “splendere il suo volto” sopra di noi (cfr Sal 67[66], 3). Al tempo stesso, Dio e uomo qual è, egli ci rivela anche il volto autentico dell’uomo, “svela pienamente l’uomo all’uomo”. È proprio questo il volto che contempliamo nel passaggio della trasfigurazione. Nel volto di Cristo sul monte risplende la gloria del Padre, si percepisce la profondità di un amore eterno ed infinito che tocca le radici dell’essere. In questo volto trasfigurato, l’uomo riconosce la profondità del mistero di Cristo. Gli apostoli scoprono con nuova chiarezza che in Cristo abita la pienezza della divinità, che Egli è vero uomo e vero Dio. Il concilio di Calcedonia lo espresse in questi termini: “Una sola persona in due nature. Le sue due nature, senza confusione alcuna, ma senza separazione alcuna possibile sono la divina e l’umana”. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. E’ la manifestazione dell’identità divina del Figlio. Ma è l’identità divina portata nella sua “carne”, nel suo volto, nelle sue vesti, nella sua storia. Egli è, infatti, anche “il Figlio dell’Uomo che deve risorgere dai morti” e morire pertanto in precedenza» («Novo millennio ineunte» 23).
All’«ingresso» della celebrazione l’assemblea percepisce chiaramente già la fine nella comunione: «Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Antifona alla Comunione). Quasi all’inizio della quaresima (domenica della trasfigurazione: di splendore quindi e non di tristezza), l’assemblea intravede già la pasqua, quando l’angelo splendente di luce annunzia alle donne: “Cercate Gesù crocifisso? Non è qui; è risorto come aveva predetto”. Iniziando la festa della Trasfigurazione l’assemblea già risplende per la gloria della Risurrezione, e ripete con l’ingresso pasquale: “Padre, sono risorto; sono ancora con te”.
La partenza è mossa dalla meta, l’inizio è ispirato dalla fine, il primo passo è legato all’ultimo. L’Assemblea accoglie la meta stabilita da Dio, cioè che «noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1Gv 3,2), percepisce fin dall’inizio lo splendore del cammino quaresimale, come tipo di tutta la vita, e prosegue nell’entusiasmo della partenza. L’assemblea rivive in Cristo tutta la storia d’Israele come gloria di Dio, ed esaltazione del Salvatore. Rivive la partenza d’Israele dall’Egitto, e tutto il suo commino nel deserto. Rivive la splendida partenza di Abramo da Ur dei Caldei, mirando alla benedizione di Dio per lui e per tutti. In Abramo che parte, infatti, la benedizione comincia a raggiungere gli uomini in tutti i luoghi e in tutti i tempi: raggiunge l’assemblea che celebra Cristo nello splendore della risurrezione. Così è di ogni vocazione, di ogni chiamata, di ogni celebrazione.
Iniziando con l’ingresso a celebrare la festa della trasfigurazione comprendiamo e sperimentiamo come è splendida tutta la vita di Gesù: è gloria di Dio fin dall’incarnazione e si manifesta nella trasfigurazione. Comprendiamo come la vita di Gesù possa essere compimento della storia d’Israele e di ogni credente, come Abramo, come noi giunti a questa celebrazione, e uscendo di qui attendiamo la prossima sacra riunione. Fin dall’inizio è in atto la meta che attira. Gesù dice: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. Gesù attira tutti quando è innalzato sulla croce, come quando è innalzato al cielo, e come quando cammina per le vie della Palestina. Splendido è Gesù crocifisso fra due ladroni, come è splendido fra Mosè ed Elia; in questa nostra celebrazione e nella nostra esistenza: l’unico intento interiore di Gesù unifica i singoli momenti anche di tutta la nostra esistenza.
Tutto il commino di Gesù sulla terra, dall’inizio a Nazaret o dove non ha da posare il capo, è gloria di Dio; anche nei momenti più difficili e duri. Anche l’ora della passione, mentre Gesù perdona chi gli toglie la vita, è gloria di Dio. Anche la croce, quando Gesù grida: “Dio mio, Dio mio”, “perdona loro perché non sanno quel che fanno”, è gloria di Dio. Anche prima della morte e risurrezione, quindi, come dopo, perché Gesù non deve pagare un prezzo per poter arrivare poi al premio: tutto il percorso della vita di Gesù è rivelazione di amore prezioso, è gloria di Dio.
Per la gloria del suo amore infinito e insuperabile Gesù si fa uomo, vive, muore, risorge, sale in cielo glorioso, intercede presso il Padre, con le piaghe e i fori dei chiodi, suoi propri, e dei fedeli che “annunziano la sua morte, nell’attesa della sua venuta”. L’amore Gesù lega la sua e la nostra vita dall’inizio alla fine.
Gesù vince ogni tentazione diabolica, aderisce al Padre, e dal Padre riceve «ogni potere in cielo e sulla terra»: «Ed ecco, angeli gli si accostarono e lo servivano». La terza tentazione, in particolare, parla di un monte alto: «Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”» (vedi 1ª dom. di quaresima).
Ma ora è Gesù il grande Servo che conduce i suoi «su un alto monte», il monte dell’intimità con Dio, «pieno di splendore e di bellezza». Lassù il Padre riafferma il suo amore per il Figlio prediletto: “Questi è il mio Figlio prediletto. Ascoltatelo”. La Trasfigurazione richiama il Battesimo al Giordano, dove il Padre si rivolge direttamente a Gesù; qui invece si rivolge a noi, suoi discepoli, a tutta,l’assemblea, e rivela che stare con lui significa accogliere e attuare nella vita i suoi sentimenti.
Così il suo amore glorioso segue sempre anche noi mentre celebriamo, dall’inizio alla fine, e mentre lo testimoniamo nella vita quotidiana. Siamo chiamati fin d’ora a risplendere come il Signore Gesù. Paolo ci ricorda: “Con il Battesimo «siamo stati chiamati» con una vocazione santa”, cioè Dio sin dall’inizio ci ha concesso il germe della gloria. La nostra vita di cristiani ha quindi un orientamento ben preciso anche quando siamo all’ombra della croce. Ora ne celebriamo la festa.
Uniti fin dall’ingresso prendiamo coscienza di quanto sia splendido il nostro cammino vissuto con passione, con amore: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. – “Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”». Volto di Dio è l’amore che perdona. Splendida è la nostra vita quando amiamo e perdoniamo gli altri come ci sentiamo amati e perdonati da Dio; quando condividiamo gioie e dolori, con gli occhi aperti sui compagni di viaggio, con la forza di attraversare i punti più rischiosi. Quando sei esposto ai fraintendimenti e al peccato, tuo e degli altri, che rischia di farti fermare, e invece tu ti guardi e trovi il volto luminoso di Cristo trasfigurato, riflesso in te stesso, con la forza di ricominciare, di rialzare il tuo piede, anche se ti è pesantissimo. Noi riconosciamo questo splendido momento, mentre celebriamo la trasfigurazione di Gesù misericordioso, riscontrato nella nostra vita. Infatti la vita che la Trasfigurazione in quaresima ci ispira è una partenza continua, con la fede ancorata nel fatto che siamo «immersi» in Cristo, che il Signore non smette d’interessarsi del nostro cammino, anche quando noi ci stanchiamo di interessarci di noi stessi. Una partenza ancorata nel fatto che il nostro Signore è fedele: non ci farà mai venir meno.

Siamo chiamati alla bellezza della vita di Dio in Cristo Gesù (letture e preghiera eucaristica).
Pietro, Giacomo e Giovanni, gli stessi che sono presenti in altri momenti particolarmente importanti della vita di Cristo, come la risurrezione della fanciulla dodicenne, e l’agonia al Getsemani, rappresentano tutto il nuovo Israele, tutta l’umanità: rappresentano in particolare tutti noi che qui ora celebriamo l’Eucaristia, attratti dalla Bellezza dell’amore di Dio in Cristo Gesù verso di noi.
Uniti ancora in comunione con il nostra papa Giovanni Paolo II (intercessione), condividiamo i suoi sentimenti: «L’uomo è invitato a scoprire nel volto di Cristo l’amore umano-divino del redentore. È invitato a scoprire, come gli apostoli sul Tabor, che “è molto bello rimanere con Lui”. È invitato come san Paolo a far esperienza di colui che “amò e diede se stesso per noi”. L’uomo che desidera comprendere a fondo se stesso deve guardare Cristo» (cfr. Redemptor Hominis, 10).
I discepoli si prostrano faccia a terra pieni di timore, e Gesù li risveglia. Durante la traversata del lago i discepoli svegliano Gesù dal sonno, perché hanno paura; ora è Gesù che sveglia i discepoli, li fa «sorgere» (termine tecnico che indica la risurrezione) dal loro timore: la sua parola e il suo gesto creano in loro coraggio e pace: splendore e bellezza di vita.
“E’ bello”, dice Pietro a Gesù. “È molto bello”, dice Dio dopo aver plasmato di fango e di Spirito Santo l’uomo e la donna. Siamo belli della bellezza divina di cui è impastato ogni essere umano. Lo percepiamo fin dall’«ingresso» di questa celebrazione: sempre, prima e dopo il peccato e la conversione, siamo belli agli occhi del Papà. È una bellezza che ti attira, unisce il riposo e la fatica, ti fa vivere fino in fondo ciò che credi e ami: abbraccia tutta la tua esistenza. Ti appartiene la bellezza di quando sei bambino innocente e pulito nelle mani di tua mamma, e c’è una bellezza più sporca e più vera di quando sei grande. Malgrado tutto quanto la vita ti abbia fatto fare, non è riuscita a cancellare quella bellezza primitiva che ti appartiene in quanto «Adamo» di Dio.
Abbellire la nostra vita, trasfigurarla con l’amore, partecipare allo splendore di Dio, allora, non riguarda solo il nostro corpo, alla fine, dopo la nostra morte, quando anche noi saremo strappati dal nostro sepolcro, e saremo simili a lui; ma è realtà già in atto, ogni volta che viviamo come hanno vissuto Abramo e Gesù per opera dell’amore di Gesù in noi. Chi ascolta la voce del vangelo che risuona ancora e sempre, dopo la Pasqua del Signore, fa ciò che Abramo già fece quando percepì il suono della voce divina: “Parti!”. E «Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore»”. Quale è dunque una vita trasfigurata: splendente e bella? La vita nel Signore Gesù che celebriamo e viviamo.
Meraviglia! Celebriamo la mite bellezza del Crocifisso trasfigurato che porta salvezza alla nostra umanità, conserva in noi la fede e l’amore, mentre sembra che Dio taccia. La gloria di Dio infatti si rivela ancora oggi tramite noi nel contesto di questo nostro mondo: si rivela soprattutto mediante la bellezza, facendoci esclamare che è bello essere cristiani, cioè è bello comprendere qualcosa del mistero dell’esistenza umana contemplando il volto di Cristo, tramite la parola di Dio celebrata.
La presenza di Mosè e di Elia ci ricorda che «per conoscere la vera identità di Cristo, occorre che i cristiani tornino con rinnovato interesse alla Bibbia» (Tertio Millennio Adveniente, 40). Non è possibile infatti capire Gesù e conoscerlo, se non mediante l’intera storia della salvezza. Mosè ed Elia allora vengono a dare testimonianza a Gesù: egli resta incomprensibile senza l’Antico Testamento, e a sua volta l’Antico Testamento trova in Gesù la sua chiave di lettura. Si conosce Gesù leggendo la storia sacra, che permette di vedere la gloria di Gesù. La scrittura è come la luce che evidenzia il nostro vestito, ma dà anche luce nuova al tessuto quotidiano della nostra storia, che si trasfigura alla luce del volto di Cristo, come il monte Sion “splendore di bellezza”, come “i piedi del messaggero che annunziano la pace” (Is 52,7). Tutto ciò che ha attinenza con Dio è Bello.
Davanti a noi che celebriamo la trasfigurazione, come davanti a Pietro, Gesù sul monte è bello perché si lascia amare dal Padre, e si consegna all’amore personale del Padre. È bello perché non è una serie di precetti o divieti, ma una persona divina che con il suo amore ci trascina nell’amore personale del Padre.
Gesù si avvicinò e toccò i tre discepoli: abbiamo bisogno di toccare e di essere toccati da Gesù, come un paralitico. Ci schiaccia infatti il groviglio delle vicende umane, come la potenza della rivelazione divina. Ma Gesù si avvicina e dice: «Alzatevi e non temete» (Mt 17,7; 28,18). E alla comunione si dona come Signore che dice “una sola parola e noi siamo salvati”. Pregustiamo come i discepoli la bellezza e il mistero di Dio, ci alziamo e lo portiamo agli altri.
Con la colletta il sacerdote conclude i «riti di preparazione all’ascolto della Parola di Dio». Per bocca del sacerdote, in persona di Gesù, chiediamo al Padre il dono di ascoltare e comprendere come è in atto la nostra vocazione: cioè, come Dio ci sta chiamando allo splendore della sua gloria con Cristo e in Cristo. E preghiamo: “O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Oppure: chiediamo al Padre di sperimentare come lo splendore della gloria coincida con l’amore sulla croce: “O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

OPPURE

Preparazione alla celebrazione della messa

2ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 20 Febbraio 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
In questa meditazione il messaggio della Parola ispira e carica altri momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.

Messaggio della Parola di Domenica 2ª di quaresima:

– Vangelo (Mt 17, 1-9). Dio chiama tutta l’umanità allo splendore e alla bellezza della sua vita. In Cristo Gesù Dio chiama Pietro, Giacomo e Giovanni (tutta l’umanità) a salire su un alto monte, e li invita a “partecipare” alla sua trasfigurazione. «Gesù li condusse in disparte, su un alto monte. Fu trasfigurato davanti a loro. Apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui. Pietro disse: “Signore, è bello per noi stare qui”. Il Padre li invita ad ascoltare e seguire Gesù. Pietro stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra; ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. Poco dopo Gesù li esorta a discendere dal monte e a iniziare decisi con lui il viaggio verso Gerusalemme, verso la Passione. I discepoli furono presi da grande timore. Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Non videro più nessuno, se non Gesù solo. Mentre discendevano, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”». Gesù è sempre nello splendore del Padre. La trasfigurazione lo mostra. Ma solo alla passione l’uomo comprende l’amore gratuito di Dio verso di lui.

– Prima Lettura (Gn 12, 1-4a). La chiamata è una conversione. Dio chiama Abramo. Lo invita ad uscire dalla sua terra, a lasciare tutte le sicurezze umane e confidare totalmente nel Signore e nella sua promessa, come un figlio accoglie la benedizione del padre, per sé, per tutti: “In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Gesù è il vero Abramo: benedizione e redenzione per tutti.
Allora Abràm partì, come gli aveva ordinato il Signore». Gesù si abbassa: fino alla morte di croce.
Nonostante il continuo peccare dell’uomo (vedi la torre di babele), Dio continua a rinnovare la sua alleanza. Anzi la porta a compimento in Gesù: la rende «nuova ed eterna Alleanza», la rende indistruttibile e la rende presente di continuo sugli altari del mondo.

– Salmo Responsoriale (Dal Salmo 32). Il Signore «chiama» e veglia su chi lo teme, cioè su chi aderisce alla sua chiamata. Noi acclamiamo: “Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo”.

– Seconda Lettura (2 Tm 1, 8b-10). Dio «ci chiama» e ci illumina. Chiama Timoteo per mezzo di Paolo. Ci chiama a partecipare alle sue sofferenze: al suo amore per il suo corpo che è la chiesa. Sofferente per la prigionia e la defezione di cristiani perseguitati, Paolo allora dice a Timoteo, e ora a ciascuno di noi: “Carissimo, soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Egli infatti ci ha salvati e ci «ha chiamati» con una vocazione santa, secondo il suo proposito e la sua grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo”. È essenziale nella vita del cristiano “prender parte alla vita di Cristo”, al suo mistero pasquale di morte e resurrezione a favore degli uomini.

Il Messaggio della parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
CHIAMATI ALLO SPLENDORE E ALLA BELLEZZA MEDIANTE L’ASCOLTO.

Siamo chiamati a risplendere come il Signore Gesù: erede, profeta e nuova pasqua. (Ingresso, colletta). Chiamati allo splendore e alla bellezza, siamo attirati a celebrare: ad ascoltare e a testimoniare. In persona del celebrante, Gesù entra in mezzo alla sua comunità e la rende partecipe della sua eredità, profezia e pasqua.
L’assemblea rinnova la consapevolezza di essere «chiesa», = chiamata, a splendere come il suo Signore Gesù, «Erede» di tutto l’antico testamento, attestato da Mosè ed Elia, i due grandi testimoni, che finiscono la loro esistenza sulla terra in modo particolare: Mosè in una tomba mai trovata, Elia su un carro di fuoco, simboli di una meta straordinaria, riservata a Gesù e ai suoi discepoli. « Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo» (2Cor 4,6).
L’assemblea è chiamata a risplendere con il Signore Gesù, «Profeta», che prende il posto di Mosè: “Un profeta, Gesù, vi susciterà il Signore di tra i vostri figli”, “A lui, Gesù, darete ascolto” (Deut 18,15; Atti 7,37). E per dire che Gesù splende ben più di Mosè, che scende dal Sinai con volto «brillante», Matteo aggiunge che il volto di Gesù sul monte «brillò come il sole», cioè di «propria» luce. A noi questa luce è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo» (2Tim 1,10).
L’assemblea è chiamata a divenire, con il Signore Gesù, la «Nuova Pasqua»: l’alto monte, la nube, il timore ricordano il Sinai, le tende proposte da Pietro ricordano il deserto. Sinai e deserto fanno riferimento alla pasqua antica. Gesù, il Figlio prediletto, il trasfigurato, e ora in veste di uomo normale, compie la pasqua nuova: la nuova ed eterna alleanza. Con Pietro Giacomo e Giovanni, tutti i suoi discepoli sono invitati ad ascoltare e vedere solo Gesù: a partecipare alla sua pasqua. I sette personaggi della trasfigurazione (Gesù, Pietro, Giacomo, Giovanni, Mosè, Elia, il Padre) richiamano cielo e terra con tutta la storia umana. Anche l’ultimo dell’assemblea può dire quindi con Paolo: “A me, che sono l’infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo» (Ebr 3,9).

Siamo chiamati a risplendere nella bellezza della vita di Dio in Cristo Gesù.
Pietro, Giacomo e Giovanni, gli stessi che sono presenti in altri momenti particolarmente importanti della vita di Cristo, rappresentano tutto il nuovo Israele, tutta l’umanità: rappresentano tutti noi qui che ora celebriamo l’Eucaristia, attratti dalla Bellezza dell’amore di Dio in Cristo Gesù verso di noi.
«L’uomo è invitato a scoprire nel volto di Cristo l’amore umano-divino del redentore. È invitato a scoprire, come gli apostoli sul Tabor che “è molto bello rimanere con Lui”. È invitato come san Paolo a far esperienza di colui che “ci amò e diede se stesso per noi”. L’uomo che desidera comprendere a fondo se stesso deve guardare Cristo» (cfr. Redemptor Hominis, 10).
I discepoli si prostrano faccia a terra pieni di timore, e Gesù li risveglia. Durante la traversata del lago i discepoli svegliano Gesù dal sonno, perché hanno paura; ora è Gesù che li sveglia, li fa «sorgere» (termine tecnico che indica la risurrezione) dal loro timore: la sua parola e il suo gesto creano in loro coraggio e pace, bellezza di vivere.
Da simile timore e coraggio, pace e bellezza l’assemblea, unita come un unico individuo, una persona corporativa, è accompagnata durante tutta la celebrazione della messa. A titolo di esempio si può rilevare qualche preghiera fin dall’inizio della celebrazione.
All’ingresso l’assemblea acclama: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. – “Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”». Il «cuore» illuminato dallo Spirito parla interiormente di Cristo-Luce; ma l’assemblea non lo vede. È raffigurato in simboli, in mezzi e strumenti, come il sacerdote, l’evangeliario, la luce dei candelieri, l’assemblea stessa riunita. Allora coglie il suggerimento del «cuore» che dice: “Cercate il suo volto”. E risponde: “Il tuo volto io cerco, o Signore”. E sicura, di essere ascoltata in questa liturgia, l’assemblea aggiunge: “Non nascondermi il tuo volto”. L’assemblea manifesta il colloquio interiore del «cuore», ripetendo l’antifona mentre si volge verso l’altare, verso Cristo: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. – “Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”». Il saluto del sacerdote lo conferma: “Il Signore con voi”.

Siamo chiamati a risplendere in Cristo Gesù con tutta la chiesa.
L’assemblea celebrante si sente unita al Papa Giovanni Paolo II che commenta: «“Il tuo volto, Signore, io cerco”. L’antico anelito del Salmista non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti, e ha fatto “splendere il suo volto” sopra di noi (cfr Sal 67[66], 3). Al tempo stesso, Dio e uomo qual è, egli ci rivela anche il volto autentico dell’uomo, “svela pienamente l’uomo all’uomo”. È proprio questo il volto che contempliamo nel passaggio della trasfigurazione. Nel volto di Cristo sul monte risplende la gloria del Padre, si percepisce la profondità di un amore eterno ed infinito che tocca le radici dell’essere. In questo volto trasfigurato, l’uomo riconosce la profondità del mistero di Cristo. Gli apostoli scoprono con nuova chiarezza che in Cristo abita la pienezza della divinità, che Egli è vero uomo e vero Dio. Il concilio di Calcedonia lo espresse in questi termini: “Una sola persona in due nature. Le sue due nature, senza confusione alcuna, ma senza separazione alcuna possibile sono la divina e l’umana”. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. E’ la manifestazione dell’identità divina del Figlio. Ma è l’identità divina portata nella sua “carne”, nel suo volto, nelle sue vesti, nella sua storia. Egli è, infatti, anche “il Figlio dell’Uomo che deve risorgere dai morti” e morire pertanto in precedenza» (Novo millennio ineunte, 23).
Siamo all’inizio, all’«ingresso», della celebrazione, ed è già chiara la fine nella comunione: «Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Antifona alla Comunione). Siamo all’inizio della quaresima (domenica della trasfigurazione: di splendore e non di tristezza); e già s’intravede la pasqua, quando l’angelo splendente di luce annunzia alle donne: “Cercate Gesù crocifisso? Non è qui; è risorto come aveva predetto”. Siamo alla festa della Trasfigurazione; e già risplende la gloria della Risurrezione con l’ingresso pasquale: “Padre, sono risorto; sono ancora con te”. La partenza sta alla meta come l’inizio alla fine, come il primo passo sta all’ultimo. Stabilita la meta da Dio, cioè che «noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1Gv 3,2), vediamo com’è splendido l’inizio del cammino quaresimale, tipo di tutta la vita, vissuta come una partenza.

Gesù risplende in tutta la storia d’Israele.
Essa è tutta «gloria di Dio», perché esalta il Dio della salvezza. Splendida è la partenza d’Israele dall’Egitto, splendido è tutto il commino d’Israele nel deserto, come splendida è la partenza di Abramo da Ur dei Calde: guardando alla meta che sarà secondo la promessa. Già nella promessa della benedizione di Dio ad Abramo che parte, è in atto la realizzazione della stessa promessa. Infatti, in Abramo che parte la benedizione comincia a raggiungere gli uomini in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Così è di ogni vocazione, di ogni chiamata.
Siamo chiamati a risplendere in Cristo Gesù tutta la vita.
Tutta la vita di Gesù è gloria di Dio, dall’incarnazione; e si manifesta nella trasfigurazione. La vita di Gesù è compimento della storia d’Israele. Ed è compimento della storia di ogni credente, di Abramo come della nostra, nell’esistenza concreta come in questa messa. Sì, fin dall’inizio, dall’ingresso, è in atto la meta che attira. Gesù dice: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. Gesù attira tutti quando è innalzato sulla croce, come quando è innalzato al cielo, e come quando cammina per le vie della Palestina. Splendido è Gesù crocifisso fra due ladroni, come è splendido fra Mosè ed Elia; e come continua ad essere splendido nella sua chiesa, in tutte le sue manifestazioni di sofferenza e di gioia.
Tutto il commino di Gesù sulla terra, dall’inizio a Nazaret o dove non ha da posare il capo, è gloria di Dio; anche nei momenti più difficili e duri. Anche l’ora della passione, mentre Gesù perdona chi gli sta togliendo la vita, è gloria di Dio. Anche la croce, dove Gesù grida: “Dio mio, Dio mio”, “perdona loro perché non sanno quello che fanno”, è gloria di Dio. Anche prima della morte e risurrezione, come dopo, perché Gesù non deve pagare un prezzo per poter arrivare poi al premio: tutto il percorso della vita di Gesù è rivelazione di amore prezioso, è gloria di Dio, e si rende presente in questa celebrazione eucaristica.

Siamo ammessi alla presenza del Padre a compiere lo splendido servizio di Gesù (Anamnesi o offerta).
In noi, Padre, si offre a te Gesù: in lui ti sei compiaciuto, ci ha amato e ha dato se stesso per noi sino in fondo. Ora Gesù attua tutto questo in noi. Per la gloria del suo amore infinito e insuperabile Gesù si fa uomo, vive, muore, risorge, sale in cielo «glorioso», intercede presso il Padre, con le piaghe e i fori dei chiodi. Il suo amore lo segue sempre dall’inizio alla fine. Gesù vince ogni tentazione diabolica: «Ed ecco, angeli gli si accostarono e lo servivano». In particolare notiamo la terza tentazione di Gesù. Parla di un monte altissimo, dove il diavolo condusse Gesù, gli «mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”» (vedi 1ª dom. di quaresima).
Ora è Gesù il grande Servo che conduce i suoi su un alto monte, il monte dell’intimità con Dio. E là il Padre riafferma il suo amore per il Figlio prediletto: “Questi è il mio Figlio prediletto. Ascoltatelo”. A sua volta questa voce del Padre alla Trasfigurazione richiama il Battesimo al Giordano. Ma lì il Padre si rivolge direttamente a Gesù; qui invece si rivolge a noi, suoi discepoli, a tutti in questa messa, in ogni eucaristia; e rivela che stare con lui significa accoglierlo, permettergli di attuare nella nostra vita i suoi sentimenti di offerta.
Così il suo amore glorioso segue sempre anche noi mentre celebriamo, dall’inizio alla fine, e quando lo testimoniamo nella vita quotidiana. Siamo chiamati fin d’ora a risplendere come il Signore Gesù. Paolo ci ricorda: “Con il Battesimo «siamo stati chiamati» con una vocazione santa”, cioè Dio sin dall’inizio ci ha concesso il germe della gloria. La nostra vita di cristiani ha quindi un orientamento ben preciso anche quando siamo all’ombra della croce.

Splendido è il Signore Gesù nei suoi santi.
Splendido è il cammino di una esistenza vissuta con passione di sofferenza e di amore, portando nella vita questa eucaristia: Gesù ci raggiunge, ci prende e ci fa strumenti della sua grazia per tutti, vivi, defunti, celebranti. Tutti tu Padre accogli in Cristo: ci porti sul monte alto della carità del tuo Figlio. E in noi esplodono sentimenti di lode, di onore e di gloria a te, o Padre, uniti all’umanità prediletta nel tuo Figlio prediletto (Intercessione). Con gli occhi aperti sui compagni di viaggio, con la forza di attraversare i punti più rischiosi, quando sei esposto ai fraintendimenti e al peccato, tuo e degli altri, che rischia di farti fermare. Splendido perché ti guardi e trovi il volto luminoso di Cristo trasfigurato, riflesso in te stesso, con la forza di ricominciare, di rialzare il tuo piede, anche se ti è pesantissimo. Splendida la vita che la Trasfigurazione in quaresima ti ispira: una partenza continua, con la fede ancorata nel fatto che sei «immerso» in Cristo, che il Signore non smette d’interessarsi del tuo cammino, anche quando tu ti sei stancata/o d’interessarti di te. Una partenza ancorata nel fatto che il tuo Signore è fedele: non ti farà mai venir meno.
Con la colletta il sacerdote conclude i riti di preparazione all’ascolto della Parola di Dio. Per bocca del sacerdote, in persona di Gesù, chiediamo al Padre il dono di ascoltare e comprendere come è in atto la nostra vocazione: come Dio ci sta chiamando allo splendore della sua gloria con Cristo e in Cristo. E preghiamo: “O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen”(Colletta).
Oppure: chiediamo al Padre di sperimentare come lo splendore della gloria coincida con l’amore sulla croce: “O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen” (Colletta anno A).

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).