12-12-2004-Avvento-A-dom3

12/12/2004 – AVVENTO – ANNO A – 3 DOMENICA – 2004

A V V E N T O – N A T A L E
2004-2005
DIECI MINUTI DI PREGHIERA CON LA CHIESA.

Mediante «letture, riti e preghiere» si attua il mistero di Cristo, e noi comprendiamo ciò che una celebrazione ci vuole comunicare: entriamo nel nucleo del mistero cristiano che è la persona di Gesù. I testi, sia biblici che eucologici (tutti quelli non biblici), non hanno vita propria: sono nati per la celebrazione liturgica, e s’impregnano di senso all’interno della celebrazione stessa.
Le meditazioni del 2001-2004 rileggono i testi biblici alla luce del versetto al vangelo e dell’antifona alla comunione: Gesù si rivela Buona Notizia (vangelo), Compimento delle promesse (prima lettura, salmo responsoriale); Fondamento della chiesa (seconda lettura).
Dall’Avvento 2004 rileggiamo i testi alla luce delle «preghiere della chiesa» o Eucologia.

3ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno A – 12 Dicembre 2004

LA GIOIA DI DIO NEL CUORE DEGLI UOMINI.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10; Rm 12).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (vedi LETTURE).

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
Le meditazioni del 2001-4 rileggono i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Comun.
Dall’Avvento 2004 rileggiamo i testi alla luce delle ‘preghiere della chiesa’ o Eucologia.
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Segue rilettura dei testi alla luce delle «preghiere della chiesa»:

La Buona Notizia, il lieto annunzio è «il Signore vicino», presente (versetto al vangelo).
Per i cristiani di Roma o di medio Oriente nel terzo-quinto secolo, come per i cristiani di ogni tempo, di fronte ad ogni realtà bella del creato e della storia umana, quale la venuta alla fede di tanti pagani (in Israele); come di fronte ad ogni difficoltà naturale, fisica o di rapporto con altre persone, quale l’imperatore che si dichiara «dio» sole che vince le tenebre (a Roma), il fatto importante, primario e unico in assoluto è la presenza del Signore Gesù Risorto, qui ora in mezzo a noi. Il punto di partenza per noi è Gesù che viene qui ora. Bellezze e difficoltà sono «occasioni» che fanno scoprire i «titoli o attributi» del Signore Gesù. Per esempio, il fatto che si convertono i pagani ricorda che Gesù è la «luce» delle genti; il fatto che un imperatore si dichiara dio, richiama che Gesù è il «Signore, il Sole di giustizia che sorge dall’alto».
I discepoli di Gesù accolgono il primato assoluto di Dio in Gesù, lo riconoscono dovunque, si riuniscono, celebrano la Messa e sanno che Dio, proprio perché «venuto» nella nostra carne in Gesù di Nazaret morto e risorto, ora «viene» nelle nostre situazioni, si rende presente nella celebrazione e nell’esistenza quotidiana, fino a quando «verrà» alla fine della vita di ognuno, e in definitiva di tutti. Tre venute del Veniente: attuale, passata, futura. Ciò vale per ogni persona, in ogni tempo.
Il primato del Cristo pasquale presente sta al centro. Tutta la Scrittura si riveste di nuovo significato: lo Spirito che l’ha ispirata, ora se ne serve per esprimere il mistero di Gesù che si celebra. Anzi, si deve sempre tenere presente che i testi, sia biblici (meditazione 2001-2003) che eucologici (preghiere: meditazione 2004-2007), di per sé non hanno vita propria, ma sono nati per essere utilizzati all’interno di una celebrazione: nel caso nostro, della Messa. Sono, quindi, testi che si impregnano di senso all’interno della celebrazione liturgica. Gesti e parole delle letture come delle preghiere si esprimono come possono; il cuore del battezzato e illuminato dallo Spirito Santo coglie in ogni celebrazione l’intensità di Vita sempre più profonda nell’incontro con il suo Signore.
Prendiamo coscienza di questo dato primario della Messa, in quanto «azione di Cristo e del popolo di Dio». «Perché non viviamo più per noi stessi ma per lui che è morto e risorto per noi, Gesù ha mandato da te, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione» (Pregh. Euc. IV). – Lo Spirito invocato dal Padre sui doni secondo il comando di Gesù, li trasforma in Cristo; il Signore Gesù si rende presente, e attua in particolare ciò che la sua Parola nella Messa ha annunziato. In tal modo «tutto ciò che Gesù ha fatto e insegnato, per riconciliare il mondo, non lo conosciamo soltanto nel racconto di azioni compiute nel passato, ma siamo sotto l’effetto del dinamismo di tali azioni, presente» (s. Leone, Sermone 63).

«Il Signore vicino», presente, oggi si rivela Fonte di Gioia
(Ingresso).
L’assemblea lo dichiara fin dall’inizio della celebrazione. Nell’ingresso, mentre entra il sacerdote che presiede l’assemblea, prestiamo mente, cuore, anima e forze allo Spirito Santo, che, usando le parole suscitate da lui stesso a Paolo, ci fa acclamare tutti e tre gli anni A, B, e C: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino». Intanto il Sacerdote si reca all’altare e alla sua sede, parla e agisce in persona di Cristo, a nome di tutta l’assemblea in festa perché Gesù ha comandato di farlo in sua memoria, allo scopo di rendere sempre presente il suo unico sacrificio, il dono, la consegna di se stesso.
Questo dono di Gesù presente oggi si rivela fondamento di gioia, ben distinta dal piacere. La gioia infatti si basa sul rapporto con il Signore vicino, presente. Il piacere invece si ha per una semplice soddisfazione pur bella dei sensi (vedi pubblicità televisiva). Si può essere anche in una situazione di sofferenza, e gioire per il rapporto con il Signore; come Giovanni Battista in carcere, o come Gesù che accoglie dal Padre l’annunzio della sofferenza, preannunziata dal suo Precursore Giovanni già carcerato: “Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te”; eppure Gesù acclama esultando nello Spirito Santo: “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri”. Gesù pur nella sofferenza è lieto di portare «il lieto annunzio»: frutto che fa riconoscere l’albero: Gesù.

La Gioia è il frutto dello Spirito su Gesù e su quanti gli aderiscono (Vers. al vang.).
Il versetto al vangelo: «Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri», sottolinea le opere di Gesù nel vangelo: «I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella». Gesù non risponde direttamente alla domanda di Giovanni Battista: “Sei tu che devi venire?”, ma rinvia alle sue opere che compiono le Scritture. È questa la strada per conoscere Gesù e lasciaci attirare da lui qui presente. Gesù non fa una lista completa delle sue opere, non sono elencate tutte le malattie che il Signore guarisce; dà piuttosto «tratti significativi della qualità di vita» che il Verbo incarnato opera nell’uomo Gesù di Nazaret e in ogni persona che lo accoglie, portando in tutti «il frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). La «gioia» è «un frutto dello Spirito» correlato da tanti aspetti caratteristici che lo convalidano, stando insieme, tanto che non c’è l’uno senza l’altro: la gioia sta con amore, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. La mancanza, di una di queste note, dice mancanza di gioia. Le opere di Gesù le assicura, in lui capo come in noi sue membra. Sono «tratti di guarigione e liberazione», nessuna di giudizio e di vendetta, menzionati in Isaia 35,4 e 61,2: Gesù sa citare i testi della Scrittura che gli corrispondono, tralasciando altri. Le opere di Gesù sono compimento delle espressioni profetiche del libro di Isaia che illustrano le caratteristiche del Messia (Is 26,19; 29,18-19; 35,5-6; 61,1): Gesù, dunque, mostra di essere il Messia. Egli, però, non vuole dare la risposta diretta. Devono essere i suoi interlocutori a capire dai «fatti», accostati alla Scrittura, o meglio, accostati come adempimento dell’annuncio dei profeti (vedi la prima lettura, Is 35,1-6.8.10) chi realmente «egli sia».
I messaggeri di Giovanni accolgono Gesù e diventano suoi testimoni con la loro vita; riferiscono con semplici parole ciò che a loro volta, manifestano nei fatti: «Interpretano rettamente ciò che vedono e sentono; questo è il senso del verbo «riferite»: «danno inizio ad una nuova azione», si lasciano dirottare dalla loro linea, verso una meta diversa, preparata per loro da sempre. Alla luce della Scrittura, i discepoli mandati da Giovanni, sentono e vedono che «Gesù è Messia» per malati, peccatori e stranieri. Sì, è anche giudice, alla fine, e riconosce le scelte fatte da ogni persona, come lo ha presentato Giovanni Battista; ma ora è solo un «fratello misericordioso», per tutta la storia degli uomini. Ecco i segni a portata di tutti: lebbrosi, ciechi, storpi, sordi, morti: tutti risanati e risuscitati; cambiati nell’intimo. Segni che rivelano Gesù, Buona Notizia ai poveri e ai bisognosi. Con i messaggeri di Giovanni, noi tutti, ora ci sentiamo fortunati e «beati», accogliendo di cuore la Persona, le Parole e l’Operato di Gesù, «interpretando rettamente ciò che udiamo e sentiamo», dai discepoli, come loro dal Maestro, anche noi come Giovanni in carcere!

La Gioia dello Spirito di Gesù, compimento di ogni profezia (prefazio e I let.).
Lo dichiara il prefazio I: «Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana Gesù portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». Con queste parole, al prefazio l’assemblea loda, benedice, ringrazia il Padre per le opere compiute da Gesù. Esse sono «compimento della promessa antica»; «promessa» riportata nella prima lettura, improntata nella gioia. Tralasciando, infatti, tutte le minacce precedenti del profeta Isaia, nella prima lettura lo Spirito «ricorda» (questo è il suo compito, per questo è mandato dal Padre) solo «la promessa antica che Gesù porta a compimento»; e la lettura si apre con inviti alla gioia: «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa, come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio». La promessa nella prima lettura, compiuta da Gesù, prosegue con imperativi di coraggio, proprio di chi aderisce, del profeta e di quanti accolgono Gesù: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio”». Con Dio tutto deve avere un senso, anche la fatica di vivere: Dio ci incoraggia dall’interno della nostra situazione, condividendo e divenendo uomo come noi. Gesù risorto appare ai discepoli nel cenacolo, e li lascia nel cenacolo, dicendo: “Come il Padre ha mandato me, io mando voi”. La promessa della prima lettura che Gesù porta a compimento si conclude con numerose immagini di vita che vanno oltre l’esistenza umana normale; richiamano la vita di risorti in Cristo. Le parole la esprimono come meglio possono, praticamente, moltiplicando le immagini: «Il Signore viene a salvarvi, allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà una strada appianata e la chiameranno “Via santa”; su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; gioia e felicità li seguiranno, e fuggiranno tristezza e pianto». Semplici immagini dicono una vita oltre le parole.
Il prefazio I/A precisa e attualizza: «Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede, e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno». Lo Spirito Santo suscita nell’assemblea la risposta alle opere di Dio nella storia attuale, continuazione della storia di Gesù. A nome dell’assemblea, il Sacerdote in persona di Gesù, dopo avere attirato l’attenzione sulla promessa positiva della prima lettura, ringrazia il Padre per il compimento della promessa in Cristo Gesù; e conclude con l’invocazione dello Spirito Santo dal Padre sui doni, perché questo Gesù, che oggi si rivela «compimento di gioia», e che attua gioia nell’assemblea, sia in noi «il vangelo della gioia» (colletta), «renda efficace in noi l’opera della salvezza» (preghiera sui doni), “ci liberi” dalla tristezza, e “ci prepari” all’incontro con lui (dopo comunione).
Il Sacerdote quindi prosegue per la consacrazione: “Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito, perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri”. Fra questi doni c’è il vino che simboleggia la gioia. Alla consacrazione, l’assemblea risponde acclamando: “Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo”. È indicato l’operato divino: “Tu ci hai redenti”. Il salmo responsoriale esemplifica in terza persona, cambiando il «Tu» in «il Signore», e dice: «Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge lo straniero. Egli sostiene l’orfano e la vedova». Sono nove azioni del Signore; manca la decima «della perfezione». «Il Signore», dice il pio israelita Gesù, riferendosi al Padre, e a se stesso, Verbo incarnato unito al Padre. «Il Signore», ripetiamo noi, battezzati, celebranti, disponibili allo Spirito che «perfeziona l’opera di Gesù nel mondo e compie ogni santificazione». L’assemblea conferma, aggiungendo «l’imperativo di Adesione»: “Salvaci, o Salvatore del mondo”, come nel versetto responsoriale: “Vieni, Signore, a salvarci”. Tutto è opera di Dio in Cristo Gesù per noi, e noi riconosciamo la nostra povertà, aderiamo a lui, e chiediamo che faccia quanto ci promette.
Da ciò che abbiamo fatto, noi siamo diventati «memoria della morte di Cristo, e della sua gloriosa risurrezione». “Ti rendiamo grazie, o Padre, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio” di Cristo, sperimentando «più gioia» nel dare che nel ricevere. Comunicando al corpo e al sangue di Cristo, lo Spirito Santo che ha trasformato questo pane e questo vino, ci riunisca in un solo corpo. Tutta l’umanità rendi così perfetta nell’amore, o Padre. A te ogni onore e gloria dall’umanità che ti riconosce Padre di Gesù Cristo, Lieto Annunzio ai poveri.

Il Signore vicino dà gioia, rende pazienti, affabili verso tutti: custodisce i cuori nella pace (Colletta A e II let.).
È la vita nuova in Cristo. Si manifesta nelle persone che escono dalla Messa, come nei messaggeri mandati da Giovanni, e che ora, di ritorno, testimoniano a Giovanni stesso il Signore Gesù, «lieto annunzio ai poveri». Nei messaggeri di Giovanni, come in chi esce dalla Messa, risuona la colletta: “Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a Colui che viene, e fa che perseveriamo nella pazienza”. È tracciato il nostro «cammino nella pazienza» (II lettura). Spessissimo le nostre preghiere e pretese di giustizia sembrano deluse. Ecco l’avvertimento: «Pazienza e Coraggio». Pazienza o «larghezza d’animo», makrothumìa, sguardo lungo di chi esce dal guscio delle proprie vedute; e con fondamento, come l’agricoltore che sa di avere, gettato in terra, un seme con esigenze di tempo che non dipendono da lui; e lo getta anche se non sa chi lo raccoglie. Con quest’animo largo il contadino opera e spera: attende con sicuro fondamento; in base a questo, egli «rende di pietra il suo cuore» (Gc 5,8): il tempo è lungo? La giustizia non arriva? Le opposizioni sono infinite? Il contadino, come il profeta, non si scompone: si affida semplicemente a Dio; e il cristiano sta fermo come roccia, perché lo sa, «Il Signore è vicino»; e gli aderisce, ricordando, per opera dello Spirito, che il Signore Gesù opera sempre con il Padre, a favore dei suoi discepoli; e gli risponde, acclamando:
Vieni, Signore, a salvarci.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale: Vieni, Signore, a salvarci,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui tu ci accogli nella pazienza;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù sia in mezzo a noi, «Via Santa» che ci conduce a te;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
il Redentore paziente verso di noi fino alla morte;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
riscattati da lui, tuo amatissimo Figlio;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità che ti riconosce Padre di Gesù Cristo, Buona Notizia di salvezza.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2).
Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio,
La Pazienza Gioiosa:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
pazienza gioiosa, dell’agricoltore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza:
pazienza gioiosa, dei profeti fino a Giovanni Battista;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
pazienza gioiosa, di Gesù che ci attende tutti nell’amore del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
pazienza gioiosa, dei fratelli che si accolgono l’un l’altro in Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità:
pazienza gioiosa, di Dio che si compiace della sua misericordia in Cristo verso i figli dell’uomo.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai mandato Gesù, il tuo Figlio amatissimo pieno di Spirito Santo, a portare il lieto annunzio ai poveri; suscita in noi la fede che lo invoca con gioia: “Vieni, Signore, a salvarci”. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).