17/10/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 29 DOMENICA – 2004
Dieci minuti di preghiera con la chiesa.
29ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 17 Ottobre 2004
DIO HA SEMPRE A CUORE I SUOI ELETTI.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]. – Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, fa’ che nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù! Donaci di accogliere la sua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu ci dici quanto stai attuando nella nostra esistenza, continuazione della sua storia (Vedi testo in LETTURE).
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù! Egli ci parla di se stesso: “Bella Notizia” nel vangelo, “Compimento” delle promesse della prima lettura, “Fondamento” della chiesa nella seconda lettura. Rileggiamo vangelo, prima e seconda lettura alla luce del versetto al vangelo, che oggi dice:
La parola di Dio è viva, efficace, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.
Spero nel Signore, spero nella sua parola.
Padre, nell’Eucaristia il tuo figlio Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la sposa (cioè con quanti danno voce al tuo Spirito, Padre) aderiamo a Gesù e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”, perché continui ad attuare in noi ciò che ha compiuto in se stesso. Padre, fa’ che in lui noi ti benediciamo, ti lodiamo e ti rendiamo grazie (prefazio). Come Gesù ci ha comandato, noi ti preghiamo, Padre: Manda lo Spirito perché Gesù sia qui presente fra noi (consacrazione). In noi, che partecipiamo al corpo e al sangue del tuo Figlio, riuniti dallo stesso Spirito Santo in un solo corpo, Gesù si offra a tutti, dono a te gradito, Padre (offertorio); e interceda per tutti, vivi e defunti (intercessione). Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria (lode o dossologia finale). – Per attuare tutto questo in noi, Gesù risponde: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); e oggi aggiunge (Antifona alla Comunione):
Dio renderà giustizia ai suoi eletti, dice il Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscita in loro «la coscienza» di essere amati.
Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. C’era un giudice che non temeva Dio, e c’era una vedova che andava a chiedergli: Fammi giustizia.- Egli pensò: Gliela farò perché non m’importuni.
La «necessità di pregare sempre, senza stancarsi» fa pensare a tante formule di preghiera da recitare continuamente. Biblioteche di libri parlano della preghiera. Ci sono molti maestri, molte scuole di preghiera, e ci sono molte preghiere, tutte bellissime. Il Padre nostro, la preghiera della chiesa, i commenti dei Padri della chiesa sul Padre nostro, la Preghiera Eucaristica, i Salmi, la preghiera del cuore, le giaculatorie, la preghiera del corpo o varie posizioni del corpo durante la preghiera, la preghiera del breviario, la preghiera dei salmi o preghiera in varie situazioni.
Fra tutte, la preghiera che Gesù ci insegna è certamente la più importante: le riassume tutte, ed è il senso di tutte le preghiere. Gesù è l’unico nostro grande Maestro di preghiera. Gesù c’insegna una preghiera del tutto semplice, originale ed efficace, sempre accessibile a tutti, in ogni situazione, perché ci rivela il fondamento della preghiera. Gesù ci rivela infatti come «Dio ha sempre a cuore i suoi eletti» che sono tutti gli uomini. E quando tu, cosciente di «stargli a cuore», accogli il suo amore, egli «esulta di gioia per te, ti rinnova con il suo amore, si rallegra per te con grida di gioia, come nei giorni di festa» (cfr Sofonia 3,17s).
Qual è la preghiera che Gesù ci insegna? Anzi, non solo c’insegna, ma Gesù stesso attualizza in noi? Venendo in noi alla comunione sacramentale, culmine della celebrazione Eucaristica, Gesù dona a noi se stesso in stato di «intimità» con il Padre. A noi piace vedere la sua comunione con Dio. Come gli apostoli allora gli chiediamo: «Signore, insegnaci questa tua intimità meravigliosa ed efficace!». – E Gesù, “venuto perché abbiamo la vita in abbondanza”, ce la comunica, insegnandoci a esprimere con efficacia a Dio, Papà suo, tutti i pensieri del nostro cuore, ripetendo una sua unica parola: “Padre=Papà mio!” (Lc 11,1ss).
Ripetendo nell’intimo questa invocazione di Gesù al Padre con lo stesso suo «Spirito di Amore che egli ci ha mandato dal Padre, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione» (Preghiera Eucaristica IV), «Gesù prega in noi, prega per noi, lui accolto e pregato da noi» (Agostino). Con una parabola (Lc 11,5-13) poi Gesù aggiunge: Non sono geloso del mio unico rapporto con Dio mio Padre. Sono immensamente contento che il Papà mio abbia verso di voi gli stessi sentimenti di affetto che ha verso di me, suo unico Figlio prediletto. «Suo unico Amico», io stesso vivo presso il Padre, «mio Amico», intercedendo sempre per voi tutti, «miei Amici» (vedi domenica 17ª anno C). Dio, il Papà mio, quindi, «vi ha a cuore come me»: ci ha sempre presenti. Voi tutti «gli state sempre a cuore», come me. E interviene sempre «in fretta» perché cresciate «giusto simili a me». Voi tutti! Anche se non lo sapete, o sembriate «non temere Dio e non avere rispetto di nessuno».
Ma da dove deriva la «necessità di pregare sempre»? Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di accrescere il nostro incontro, la nostra comunione, nel «simbolo del vedovo e della vedova» che si cercano: senza di te io, il Signore, sono vedovo e ti cerco; senza di me tu, mia creatura prediletta, sei «vedova» e mi cerchi. Tu vivi cosciente che nella tua «città», cioè nella tua esistenza, c’è un aiuto pronto a soccorrerti; sai che in caso di necessità vi puoi sempre ricorrere: vivi nella certezza di un pronto soccorso di vita. Questo vale per te, per ogni persona, per tutti, perché «il Padre ha sempre a cuore i suoi eletti». – Lo rivela a noi Gesù che porta sulla terra la sua vita di comunione con il Padre. Noi accogliamo Gesù, e viviamo nella «consapevolezza di stare a cuore al Padre» come Gesù. Questo stato d’animo di sicura figliolanza in Gesù di fronte al Padre suscita in noi una risposta che è una gioiosa «necessità o dovere di pregare sempre, senza stancarci» anche nelle difficoltà. Il padre del figlio prodigo ha sempre a cuore il suo figlio, e questi sente di poter contare su di lui: poter tornare ed essere accolto da suo padre. La «necessità di pregare sempre senza interruzione» consiste allora nel «sentirci attratti da chi ci ha sempre a cuore», e nel sentirci spinti a una necessità, a un «dovere»: custodire questo ricordo del Padre, come chi tiene al caldo nell’intimo il ricordo più caro. È la necessità, è il dovere di amare e ringraziare di continuo chi ci ha sempre a cuore, coscienti e sicuri, felici e gioiosi che Dio, il Padre di Gesù e Padre nostro, «ci precede, accompagna e segue sempre con amore potente». Questo poteva rivelare a noi solo Gesù che sta nel seno del Padre e lo conosce più di ogni altro; e, uscendo dal seno del Padre (Gv 1,18), viene sulla terra e vive sempre in rapporto con il Padre. Portando sulla terra la sua unica e intima conoscenza del Padre, Gesù la può e la vuole comunicare agli uomini che accolgono Gesù e gliela chiedono. Possiamo «pregare sempre» e imparare a vivere fin d’ora sulla terra con Gesù in seno al Padre. E «preghiamo senza stancarci mai» quando, pur vedendo che non va mai tutto bene, sappiamo che il Padre nostro è con noi, e noi «stiamo sempre a cuore» a un Papà che vuole solo il nostro sommo Bene.
Non ti sembra che sia un motivo sufficiente per fidarti sempre di lui, che «interviene in fretta», e ti farà sempre «vincere in tutto», perché tu «cresca fino a giungere presto alla maturità della persona realizzata, come me»? (cfr Ef 4,15s), dice il Signore Gesù venendo in te. E’ questo il senso della parabola odierna di una città con un giudice, una vedova, un caso di vita opprimente, difficoltà che sembrano ostacolare ogni via di uscita: una lotta continua tutta la vita sino alla fine. Questa storia sempre in atto in ogni esistenza umana, però, ne rivela un’altra in atto adesso: in questa comunione, culmine dell’Eucaristia, tu sei «giudice iniquo», tu sei anche «vedova oppressa»; e io, il tuo Signore, vengo in te come «la Misericordia di Dio», in sintonia con il cuore del Padre. Tu senti che l’aiuto è sicuro; attendi l’intervento salvifico con certezza: infatti ha «una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà» (Abc 2,3). Sai che l’aiuto del Padre non ti manca mai. Se per mia bontà io ritardo, dice il Signore, in attesa che «il peccatore si converta e viva», tu lotti e superi la tua impazienza, domandandoti: “Da dove mi verrà l’aiuto?». E lo Spirito ti suggerisce di gridare con tutta sicurezza: «Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Il nostro aiuto viene da te, o Padre, che ci hai sempre a cuore e sai di che cosa abbiamo bisogno”.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscita in loro piena fiducia nel suo amore.
Il Signore disse: Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. Dio ha pazienza con i suoi eletti! Farà loro giustizia prontamente; ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?
«Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui; non li farà a lungo aspettare. Farà loro giustizia prontamente». Fa loro giustizia prontamente il Signore, se devono gridare giorno e notte? E dopo avere fatto giustizia, devono gridare ancora o hanno finito di gridare? Gesù forse non vuol dire un’altra cosa, che cioè al giudice non interessa niente di nessuno, mentre il Papà nostro ha sempre a cuore i suoi eletti? Per lui noi siamo come figli che gridano giorno e notte, nel senso che egli ci protegge all’ombra delle sue ali, e ci custodisce come la pupilla dei suoi occhi. Questa verità suscita la fede in noi e la fiducia in lui. Il giudice disonesto è infastidito: è «colpito negli occhi» dalla vista costante della vedova; e prende coscienza che «non teme Dio e non rispetta il prossimo»: dal di dentro, da me in lui, dice il Signore, gli viene un senso di compassione che ha sempre represso; e ora lo disturba. Decide di liberarsene «facendo giustizia», cioè assumendo un atteggiamento corrispondente all’ispirazione interiore che gli procuro: vi è indotto quindi da un qualcosa che parte da lui stesso, se non altro, per interesse; io sono in lui «la misericordia» del Padre, dice Gesù, e «ho pazienza»: attendo di «poter fare giustizia prontamente tramite quel giudice», senza escluderlo, senza saltarlo. Quella vedova è mia messaggera. Per lui tutto questo è l’inizio del bene: dell’accoglienza. Attendo di essere accolto da lui e da ognuno come lui, per rendere «prontamente giustizia», che si realizza in chi mi cerca e mi accoglie con cuore sincero. Nulla io faccio senza i miei eletti, gli uomini. Nei deboli e negli oppressi, dal proprio egoismo come il giudice disonesto o dall’ingiustizia altrui come la vedova, c’è il Bene, la Misericordia del Padre; ci sono io: e grido intercedendo in vostro favore! Non elimino il malvagio. «Sono venuto come medico per i malati». Prendo il posto di ogni persona e la «redimo». Il mio grido d’intercessione attraversa tutta la storia umana. Il Padre mi ascolta: mi ha già risposto «prontamente»; ora attende che tu torni a lui come la «vedova» nella sua situazione di «oppressa», e come il giudice «tramite quella vedova»; egli sa di che hai bisogno, e opera in te tramite me, suo Figlio.
«Ma il Figlio dell’uomo, che viene e ti parla, trova la fede sulla terra?». Misericordioso e paziente, io partecipo alla tua storia; vango intorno all’albero che sei tu, come è ogni persona, e vi metto il concime della mia intercessione, ancora quest’anno (Lc 13,8): cioè, sempre, di continuo. Nessuno perisca, ma porti frutto di fiducia e comunione: cioè un desiderio e una supplica che aumenti in te «la consapevolezza di quanto stai a cuore al tuo Dio, e la conseguente fiducia in te verso di lui». Questa è la volontà del Padre nei tuoi confronti. Io attendo in silenzio: la mia pazienza, rispettosa della tua volontà, non susciti in te impazienza. Persevera nella gioia che provi ad accogliere l’amore del Padre, cammina verso la comunione definitiva con il suo cuore. Nella misura che accogli il Signore che ora si rende presente, la storia umana è giusta, corrisponde al progetto di bene del Padre per tutti. – Padre di Gesù e Padre nostro che ci hai tanto a cuore: tu non lasci vacillare il mio piede. Custode dei tuoi eletti, tu non ti addormenti, non prendi sonno, perché sai che:
Il nostro aiuto viene da te, Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscita in loro fiducia anche nelle difficoltà.
Amalek venne a combattere contro Israele; Mosè disse a Giosuè: Scegli per noi alcuni uomini, esci in battaglia; io starò ritto sulla cima del monte.
Amalek, nemico d’Israele, rappresenta ogni male della storia; ogni persecutore è amalecita: uccide zoppi, donne, bambini che non possono difendersi (Dt 25,17ss). Amalek (il male) ora va contro Israele senza motivo dichiarato e in un momento difficile (di mani infiacchite = a Refidìm). Mi servo anche del male, dice il Signore, per rivelarti che «ti sei indebolito a causa della poca fede nella mia presenza soccorritrice» (Es 17,8). – Ma anche «l’Israele colpevole e indebolito non ha a che fare con Amalek»; è affare mio, dice il Signore: anche lui «mi sta sempre a cuore» e io lo guarisco dal male della poca fede (Es 17,16).
Mosè comunica a Giosuè l’ordine di Dio: «Tutto Israele è indebolito, ma tu scegli per noi solo alcuni uomini, ed esci per la lotta della battaglia in pianura contro il Male». «Io starò ritto nella lotta della preghiera sulla cima del colle, cioè, della rivelazione e dell’incontro con Dio». «Terrò in mano il bastone di Dio», che ha condotto Israele aldilà del mare; Dio lo può ricondurre anche alla forza della fede contro l’incredulità: solo Dio infatti vince il male, e solo fede in lui rende vittoriosi». Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. – Il nostro aiuto viene da te, Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscita in loro collaborazione reciproca.
Giosuè eseguì l’ordine, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
L’ordine viene eseguito, si compie in me, dice Gesù venendo in noi: come vero Giosuè (= Salvatore), esco dal Padre e vengo nel mondo contro il Male; come vero Mosè in piena comunione con il Padre sulla cima del colle, parlo (= Aronne), intercedo per te presso di lui con efficacia; e sono Luce (= Cur), scruto i sentimenti e i pensieri del tuo cuore, come quelli del giudice e della vedova, per renderti sempre più giusto. – Signore, tu ci proteggi da ogni male: proteggi la nostra vita! Il nostro aiuto viene da te, o Padre.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscita in loro il ricordo della sua fedeltà.
Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek; Aronne e Cur sostenevano le sue mani, e Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.
Mosè alza le mani senza parole: è guidato semplicemente dalla consapevolezza che «il Signore ha a cuore la sorte del suo popolo». Venendo in noi Gesù dice: Stanco, cado e muoio sotto la tua croce che prendo su di me; risorto, sono nel mondo la vera preghiera silenziosa di Mosè; pietra angolare, ti sostengo e do valore a ogni tua attività. Tutti, rappresentati da Cur e Aronne, che sostengono Mosè, siete fatti per sostenermi, per partecipare alla mia preghiera continua al Padre, che ha a cuore la sorte dei suoi eletti, della sua umanità. Io attendo voi come ho atteso la vedova e il giudice. Sono «il bastone tenuto in alto», simbolo dell’agnello sgozzato, ma vivo, = dritto sul trono della potenza del Dio presente, vessillo della chiesa, radunata in me, unico suo Capitano. Vinco il Male “tutto il giorno”, = tutta la vita, sino alla vittoria finale sulla morte. La mia storia corrisponde “giusta” al progetto di liberazione per tutti i bisognosi: il Padre “rende giustizia” a te che lotti e scegli la forza della mia pazienza contro la tentazione della tua impazienza. – Signore, tu vegli su di noi, quando usciamo e quando entriamo, da ora e per sempre:
Il nostro aiuto viene da te, Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: Suscitando in loro fedeltà.
Carissimo, rimani saldo in ciò che hai imparato: le Scritture, che possono istruirti per la salvezza.
Cresce in te la formazione ricevuta sin da bambino imparando ad accogliere in te la mia pazienza. – Il nostro aiuto viene da te, Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: radunandoli in comunità che prega la Scrittura.
Tutta la Scrittura, infatti, è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare.
Fedele alla mia parola ispirata, apprendi la tua pazienza alla luce della mia; cresci giusto, maturo, completo, ben preparato per ogni opera buona; sazi la fame e la sete di me, che il mio Spirito pone in te. – Il nostro aiuto viene da te, Signore.
Dio ha sempre a cuore i suoi eletti; li rende «giusti»: li fa missionari diffusori della sua parola.
Ti scongiuro davanti a Dio e Gesù Cristo: annunzia la parola, insisti, ammonisci, rimprovera, esorta.
La mia parola forma te e forma tutti alla pazienza del mio amore, come nel giudice e nella vedova: questa è la lotta della preghiera che si diffonde e diventa predicatrice, attende ciascuno con efficacia nella pazienza; sempre attuale, la mia parola è inattuale nel senso che ti può inquietare come il giudice ingiusto, e scuotere le tue certezze.
Il nostro aiuto viene da te, Signore.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Il nostro aiuto viene da te, Signore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui tu ci rendi giusti;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù presente ci prepara alla perfetta giustizia;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
vero Mosè, vero Giosuè: prega in noi, ci salva dal ogni male;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
per l’efficace intercessione del tuo Figlio;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
per le realtà del cielo pregustate nei benefici attuali.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Preghiera:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: preghiera, della vedova al giudice per la giustizia;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: preghiera, di Mosè a Dio per un Israele più forte;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: preghiera, di Gesù al Padre per la fede dei suoi eletti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: preghiera, di Paolo al Padre e a Gesù per la fedeltà di Timoteo alle Scritture nella formazione;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Preghiera, della chiesa universale al Signore per le realtà del cielo pregustate nella vita presente.
Preghiamo:
O Padre, che susciti in noi speranza in te che ci tieni sempre a cuore nella tua parola viva, efficace, e scruti i sentimenti e i pensieri del nostro cuore; donaci l’aiuto che viene dal tuo nome. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).