19/09/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 25 DOMENICA – 2004
Dieci minuti di preghiera con la chiesa.
25ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 12 Settembre 2004
IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti e aderire a te.
LETTURA
Signore Gesù, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Preparaci ad accogliere la tua Parola nella Eucaristia, dove tu ci dici quanto stai operando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia (Vedi testo in LETTURE).
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso! “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: ci prepariamo all’Eucaristia rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Gesù Cristo, da ricco che era, si fece povero per arricchire noi con la sua povertà.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa, cioè con quanti danno voce allo Spirito, aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”, e continua ad attuare in noi ciò che tu hai compiuto in te stesso. Noi non siamo in grado di fare ciò che dobbiamo operare, per questo oggi ci insegni a confidare in te! – Venendo rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e aggiungi (Antifona alla Comunione):
“Non potete servire a Dio e a mammona”, dice il Signore.
Ecco il segreto della vera ricchezza: la mia avvedutezza per il bene. “Un uomo ricco aveva un amministratore; fu accusato. – Rendi conto della tua amministrazione; non puoi più essere amministratore. – Che farò ora; il padrone mi toglie l’amministrazione! So io che cosa fare! – Si accordò coi debitori. Il padrone lodò quell’uomo: aveva agito con sagacia, più dei figli della luce”.
Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di procurare il vostro bene con grande sagacia; simbolo ne è un “amministratore scaltro”. Tu sai che non faccio e non approvo il male; ma mi servo di tutto per dirti ciò che sto facendo in te, in tutti: il bene con somma sagacia. Nella tua vita quotidiana tu hai esperienza di una qualche fiducia; ti è stata data e tu non vi hai corrisposto; ti è stata tolta e hai cercato con abilità di ricuperarla; hai trovato il modo e l’hai subito eseguito. Quindi, fiducia non corrisposta, accusa, interesse a rimediare, soluzione trovata, subito eseguita, abilità lodata: questa l’esperienza nella tua vita umana, sperimentabile da tutti. Se tu non la noti, non la puoi conoscere: e non riconosci neanche me. Sotto la tua esistenza in atto ci sono io, il tuo Signore, molto “scaltro”: tanto scaltro quanto pieno di amore; e un genere di amore preciso, che ti può sembrare contradditorio: un amore che cerca il bene degli altri, di tutti senza eccezione. Per questo, “da ricco mi sono fatto povero, per arricchirvi con la mia povertà”; e in un modo estremamente “scaltro”. Insieme vediamo, rileggiamo, meditiamo i fatti; impari a ricordare, meditare, pregare come Maria, che teneva bene al caldo nel suo cuore tutto questo.
Domenica scorsa ho rivelato a scribi e farisei, dice Gesù, come “il Padre è benevolo verso tutti”; ora rivelo a voi, miei fedeli, come la sua benevolenza, la sua misericordia in voi, in ogni persona, fatta a mia immagine per divenire simile a me, è attiva, “scaltra”, appunto, come me. Il Padre è l’“uomo ricco” della parabola: “sua è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti”; “ha un amministratore”, sono io, sei tu: tutto ciò che possiede il Padre, infatti, l’ha dato a me e io lo do a voi, a te: tutti i beni, materiali e spirituali, da condividere con gli altri. Tutti i beni che usiamo noi non sono nostri: sono dati dal Signore. “Cosa possiedi, che tu non abbia ricevuto? Perché, allora, te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?”.
“Sei accusato”: “la legge, satana, ti accusa davanti a Dio giorno e notte”, reclama la tua appartenenza a lui; tu infatti “sperperi gli averi” del Padre come il fratello minore. Alla morte il Signore “ti chiama”, verifica se gli sei “simile”, secondo la “sua immagine”; anzi, fin d’ora te lo fa sentire nell’intimo: la vita viene valutata dal suo fine: “Che odo dire di te (dai poveri e dai bisognosi)? Rendi conto”; vedo e ascolto tutto, ti ricordo la morte per vivere bene la vita, questo tempo dato a te come “al fico”, cioè concesso a te, per i frutti. E’ bene fare ora ciò che dopo “non puoi amministrare”: infatti non sei come un animale, programmato! Tu sei responsabile del tuo fine. Ti amo, ti voglio bene; per questo sono astuto nei tuoi riguardi e te lo ricordo. Tu riconosci di essere colpevole, perché hai voluto fare da te; e hai visto che in questo modo egoistico non sei in grado di provvedere neanche al tuo bene. Non controbatti. Ma Questa volta ti dai da fare e chiedi aiuto: calcoli “astutamente”. Nessuno ha la “forza di zappare” “intorno al fico” perché esso porti frutto, nessuno può guadagnarsi la salvezza o il pane del regno; io provvedo per chi ricorre a me, come ora ti suggerisco di fare; senti “vergogna” di mangiare da solo, senza rapporto con il Padre misericordioso, tu che sei suo figlio. Che vivere da porci! Soddisfatto solo di ghiande, usando gli altri, anziché preferire il rapporto! Dopo avere sperimentato la misericordia del Padre, tu “sai cosa fare”. Con estremo interesse, io, tuo Signore, ho pregato in croce per quelli che ancora non “sanno quello che fanno”. Tu sai che sei chiamato come il buon ladrone ad usare e amministrare come me la misericordia del Padre, e partecipare poi alla nostra vita, accolto dai debitori graziati: i miei debitori, graziati dalla mia misericordia mediante te; io, il 100%; tu il 50%; il 20%: nella misura con cui misuri, sei misurato; intanto cominci, e “subito e per sempre”, verso tutti: il tempo è breve, c’è solo il presente, e assicuri anche il futuro; diventi “scaltro, figlio della luce”. –
Il tuo sguardo, Signore, è sopra il povero di sagacia: donaci la sagacia del tuo amore.
Ecco il segreto della vera ricchezza: con la mia saggezza sai cogliere ciò che vale. “Procuratevi amici con la ricchezza materiale, perché vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco è fedele nel molto. Se non siete stati fedeli nella altrui ricchezza, chi vi affiderà quella vera e vostra? Nessun servo può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro; non potete servire a Dio e a mammona”.
La ricchezza che usi come tua, per te, è una ricchezza disonesta, oltre il fatto che è disonesta quando rubi. Sìrviti della ricchezza «in vista delle dimore eterne», che sono la vera ricchezza. «Chi è fedele nel poco», cioè chi usa bene la ricchezza, tutta la ricchezza affidatagli, condividendola, «è fedele anche nel molto», cioè nella dimensione verticale: se tu non amministri bene in orizzontale, non salvi quella verticale. Se non amministri bene la ricchezza, non metti un tesoro nel cielo. Il «poco» sono tutti «i beni creati», il «molto» è il «tesoro nel cielo». «Chi è disonesto nel poco, è disonesto nel molto»: chi non sa trattare bene i beni che ha, non si guadagna l’altro tesoro. La «disonesta ricchezza» riguarda i beni in orizzontale; le «dimore eterne» riguardano l’alto. «Il poco» sono tutti i beni creati, «il molto» è il Creatore. «Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?»: quella del cielo? Amministrando bene la ricchezza creata, ci assicuriamo quella celeste. «Se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi affiderà la vostra?». La ricchezza di questo mondo è disonesta, poca, altrui, nel senso che non la devi tenere solo per te. La vera, la vostra, quella delle dimore eterne, è lo stesso tesoro dei cieli. Essere fedeli nel poco vuol dire sapere amministrare tutti i beni creati.
Ora tu ascolti e con la lettura prendi coscienza dei doni che ho messo nella tua vita; mediante la lettura più profonda, alla luce della mia storia, ammiri oggi la mia sagacia che in te, operi con me nei beni materiali e spirituali: doni ciò che ricevi, mostri di capire il cuore del Padre benevolo verso tutti; sei accolto nel suo regno. Sei abile, «scaltro» nell’usare i beni della terra, “il poco”, che è costituito di tutti i beni creati; ascoltandomi, impari a cogliere in te la mia presenza e a vedere come l’abilità umana è in vista del “Molto”, che è formato di tutti i beni del cielo, e in vista di questo «molto» ti sono dati tutti gli altri beni. Osservi la tua storia umana, trovi che è impregnata di «sagacia»; ma per le cose secondarie, materiali, esterne a te; eppure tanto interessanti per te! Impari e sei in grado per opera dello Spirito (tu, povero per lo Spirito) di mettere tanta più “sagacia” a custodire l’immagine di Dio, in te, ma che non è tua; è molta, ma è altrui: è da me per gli altri tramite te. Se t’impegni ad ascoltare me e a seguire me come “unico Bene, unica sostanza (= l’Amen)”, non hai tempo né forze per altre “sostanze (= Mamona)” (unica radice di Amen e Mamona), e sei una persona riuscita. – Il tuo sguardo, Signore, è sopra il povero di crescita: facci crescere secondo il tuo progetto.
Ecco il segreto della vera ricchezza: ti libero e tu sei avveduto contro l’astuzia del maligno. “Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: Quando sarà passata la festa, perché si possa smerciare, comprare con denaro il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto! Il Signore lo giura: certo, non mi dimenticherò mai le loro opere”.
Uso abilità nel farti «scaltro», nel salvarti; ma sono altrettanto «scaltro e astuto» con chi è astuto nel calpestare il povero e sterminare gli umili del paese: con l’infedele che si serve delle mie istituzioni non per liberare, ma schiavizzare il mio popolo, io mi mostrerò fedele al mio Patto, perché non posso rinnegare me stesso: «non dimenticherò mai le loro opere malvagie». Difenderò il debole che confida in me; e se anche una madre si dimentica del proprio figlio, io non mi dimenticherò mai di te. – Il tuo sguardo, Signore, è sopra il povero bisognoso del tuo aiuto: io sono povero. Vieni in mio aiuto, Signore.
Ecco il segreto della vera ricchezza: ti faccio partecipe della mia abilità nel salvare tutti. “Ti raccomando: si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti”.
Sono astuto con chi ha bisogno, sono altrettanto astuto contro chi sfrutta gli altri: dopo avervi dato sagacia per fare il bene e per andare contro il male, dopo che ho dato tutto me stesso, nella mia sagacia, per tutti gli uomini, buoni e cattivi, ora io in voi con le vostre mani, con le vostre labbra, con il vostro cuore e con il vostro affetto prego, intercedo e opero per tutto il mondo; io sono il vero unico amministratore. Il Padre ha dato tutto a me e io do tutto a voi; è così che voi siete grandi, partecipate alla grandezza di Dio, che non vi vuole salvi in qualche modo, ma vi vuole come me: capaci dei miei sentimenti verso i fratelli, a cominciare dai governanti, per una vita calma, tranquilla con tutta pietà verso Dio Padre, e dignità verso gli uomini fratelli. E’ la volontà dell’unico Dio e Mediatore fra Dio e gli uomini: solo in me voi potete alzare una preghiera pura, totale, gradita, efficace, e acclamare: “Il tuo sguardo, Signore, è sopra tutti noi poveri”.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Lo sguardo del Signore è sopra il povero,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: da ricco che era si fece povero, per arricchire noi;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù qui fra noi è abile a salvare, difendere e intercedere per tutti;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
liberi da cupidigie, alziamo a te mani libere e pure: la nostra vita;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
ti possiamo dare gloria con tutta la nostra vita;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità salva per la sapienza del tuo progetto.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’abilità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’abilità, di un amministratore di beni materiali;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’abilità, di Dio, nel difendere i poveri da astuzie inique;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’abilità, di Gesù, nel farsi povero, per farci ricchi di lui;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’abilità, della Chiesa, nel lasciare agire Cristo in tutti;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’abilità di tutti, nell’accogliere l’unico Salvatore.
Preghiamo:
O Padre, che nella tua provvidenza hai mandato il tuo Figlio, fatto uomo, Gesù di Nazaret, che, da ricco qual era, si è fatto povero per arricchire noi con la sua povertà; il tuo sguardo benevolo sia sempre sul popolo che in te confida. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).