29-08-2004-Ordinario-C-dom22

29/08/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 22 DOMENICA – 2004

Dieci minuti di preghiera con la chiesa.

22ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 29 Agosto 2004
TUTTO HAI AVUTO. E HAI RICEVUTO TUTTO!

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti e aderire a te.

LETTURA
Signore Gesù, mandato dal Padre, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Preparaci ad accogliere la tua Parola nella prima parte della messa, dove tu ci dici quanto stai operando nella nostra esistenza, che è continuazione della tua storia. In particolare oggi ci riveli che il Padre è unica Fonte di ogni bene. Da lui noi tutti riceviamo ciò che siamo e abbiamo, per condividerlo con i poveri, i peccatori e i bisognosi ad ogni livello. E riceviamo non qualcosa, ma la Fonte di ogni bene, lo Spirito Santo: Dio stesso a bene di tutti.
Per mezzo di te, Signore Gesù, rendiamo grazie al Padre per quanto operi in noi (Preghiera Eucaristica), e diciamo: “Suscita in noi l’amore per te, o Padre, ravviva la nostra fede, perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza, il tuo Figlio Gesù glorioso che si dona a tutti (Vedi i testi in LETTURE).

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso! “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: ci prepariamo all’Eucaristia rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e con quanti danno voce allo Spirito noi aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu che stai venendo rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e ci dici cosa stai operando oggi in noi con le parole dell’Antifona alla Comunione: Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

Tutto hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Io mi abbasso fino a te e tu sei innalzato fino a me. «Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo». Oggi mi rendo presente, vengo da te in atto di «farti salire più in alto», con l’immagine dell’«invito a nozze». Condizione per essere invitato più in alto e stare con me è che tu sia trovato al tuo posto di umile, povero, bisognoso. Sono invitato con farisei e dottori della legge da un loro capo, in giorno di sabato, giorno di festa: il banchetto ha più importanza del solito. Non è la prima volta che pranzo da un fariseo o che incontro farisei a tavola: sono occasioni di dialogo, d’insegnamento, e io ci vado con interesse, come ora vengo da te; cerco il bene tuo e di ciascuno, chiamo tutti al banchetto del regno, desidero essere accolto. Con questo Spirito entro in casa del fariseo e vengo da te; gente mi osserva: primo passo del cammino. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Mi abbasso fino a te, uomo; t’innalzi fino a me Dio. «Osservando come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, mettiti all’ultimo posto, perché venendo chi ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Ne avrai onore davanti a tutti i commensali». Osservo gli invitati: cercano tutti di farsi valere, prendono posto secondo dignità e reputazione che loro si danno, come se non le ricevessero da Dio. Certo, tu vuoi e devi realizzarti pienamente, ma non pensi che è un dono. Io stesso ti ho dato questa esigenza e vengo da te per realizzarla: «Sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27); ti «libero», ti tiro fuori dal pozzo della tua emarginazione (Lc 14,2-6). Dall’ultima cena con i miei, all’inizio della passione, sino alla fine di quella giornata, da «povero», con il dono di me stesso sulla croce, «io vengo e t’invito a salire più in alto»: ad essere «oggi con me nel paradiso», insieme al ladrone che sulla croce «si mette», riconosce il suo posto, dicendo all’altro crocifisso con lui: “Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni”. Questa mia vita pienamente realizzata io dono a te, «umile», cosciente che non hai in te il fondamento della tua vita, lieto di «stare al tuo posto», sicuro che chi ha iniziato in te l’opera sua la compie; e come il buon ladrone mostri che tutti sono graziati come te. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: tu doni il tuo Spirito e usa misericordia con quanti t’invocano.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Con me e in me ti abbassi, condividi; e sei esaltato. «Quando offri un pranzo o una cena, invita poveri. zoppi, storpi, ciechi; riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Il tuo giusto posto di umile, cosciente cioè di avere ricevuto tutto quanto hai, ti mette fra gli ultimi, e come gratuitamente ricevi, gratuitamente dài, con umiltà, semplicità, senso di giustizia: come sai di ricevere senza calcoli la mia amicizia, così «dai un pranzo o una cena», cioè condividi «senza calcoli» di tornaconto o «contraccambio» i tuoi beni ai fratelli; anzi, fai un calcolo che va oltre la tua vita, fino alla «risurrezione dei giusti»: del «Giusto» che ti dà tutto se stesso. La tua «povertà», consapevole di avere da lui quanto hai, ti spinge a fare altrettanto, lasciandolo agire in te; conosci lo Spirito di Dio che «dona gratuitamente senza differenza di persone», superi la logica dell’egocentrismo, poni in Dio la tua speranza. Come me, che «pur essendo di natura divina», uguale al Padre, mi spoglio e «prendo l’ultimo posto», uguale a te, tu favorisci che in te io continui a cogliere «poveri, ciechi, zoppi, storpi» come me, divenuto uomo come loro, nella assemblea festosa della mia comunità. Io gioisco, e tu con me gioisci, a stare con una umanità «umile», dare gratuitamente la vita, perché sia «innalzata» alla mia comunione con il Padre; solo alla risurrezione ne comprendi la portata, quando io, il Signore, riconoscerò chi mi ha riconosciuto nella persona dei poveri e bisognosi d’ogni genere. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: ci doni il vero «Umile» tuo Figlio che ci porta sulla via della Verità; fa’ che riconosciamo quell’umiltà che è verità.

Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Mi trovi ultimo, servo, con te; sei innalzato con me. «Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo gradito a Dio». Pensi di te in modo giusto, cioè di uomo che ha ricevuto ciò che ha, cioè sei «umile, sereno»? Ti troverai anche ad agire di conseguenza: «sarai modesto (avrai il giusto modo anche) nella tua attività», che avrà buona riuscita, perché «stai all’ultimo posto», cioè ti ritieni uomo come tutti; e ti trovi in comunione con gli uomini, cioè con «umili», che si stimano come uomini e non si ritengono degli dèi. I veri uomini ti riconoscono fratello, ti accolgono, ti amano, come si sentono amati, accolti dal Datore d’ogni loro bene: così trovando grazia presso Dio perché sei nella verità, susciti amicizia presso gli uomini veri, «graditi a lui»: cresci come figlio di Dio, cioè «simile» a me. Infatti «IO SONO quell‘Israelita “ mite e umile di cuore” che il Padre gradisce; tale mi rendo presente in te: «umile», cioè autentico, al mio posto presso il Padre; e «mite», cioè paziente, comprensivo, rispettoso con i fratelli. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: in Gesù c’insegni, o meglio, ci comunichi la via della Vita.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Quanto più profonda l’umiltà, tanto più alta la gloria. «Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato». Quanto più grande è l’uomo svuotato del suo io, tanto più è adatto ad essere riempito di Dio: divieni segno della sua presenza, sei gloria di Dio, corrispondi al progetto della sua volontà. Reso consapevole di tutto questo da queste letture, Parola di Dio, vi aderisci, e sei a lui gradito. Io conosco il progetto del Padre, «d’invitare» tutti, poveri e peccatori, a «salire più in alto», alla sua mensa gratuita, e io ti «porto»: annullo nella mia carne il peccato tuo, di tutti sulla croce, dove il Padre vede me e in me vede te, vede tutti. Divenuto così gloria del Padre presso gli uomini, e gloria degli uomini presso il Padre, io manifesto la sua misericordia e la continuo in te che ora mi accogli. Ecco la saggezza che prende dimora in te, e ti rende desideroso di ascoltare per crescere in Dio. Così anche in te aumenta la gloria di Dio, la somiglianza con l’Altissimo. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili, che mi hai fatti e m’innalzi fino a te in Gesù.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Umile e saggio, mi scopri presente fin d’ora nella tua esistenza. «Una mente saggia medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio». La tua storia è una «parabola»: educato dalla questa mia parola a vedere e sentire il tuo essere profondo, rifletti e ti vedi chiamato ad esistere. Invitato a crescere, a «salire più in alto», riconosci tutto come dono; «umile», mite, aperto, mi accogli come unico tuo bene. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: tu ci fai crescere fino all’età matura di Gesù tuo Figlio, alla tua destra.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso, il mio amore che libera e innalza. «L’acqua spegne il fuoco acceso, l’elemosina i peccati». «Umile» (uomo abbozzato), povero, peccatore, il Padre ti ama, il Figlio ti perdona, lo Spirito t’invita: e tu cresci, «sali più in alto, sei graziato» da Dio, doni tanta più bontà, quanta più ne ricevi. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: il Dispensatore di tutti i doni agli uomini; doni racchiusi in Gesù, in lui, infatti abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità (Col 2,9).

Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Il tuo essere umano cresce, s’innalza fino a pienezza. «Fratelli, non vi siete accostati a qualcosa di tangibile: fuoco, oscurità, tenebra, tempesta, parole». Tutti i simboli della presenza di Dio nella storia non bastano a soddisfare l’esigenza di Vita divina posta in te uomo da Dio stesso. L’Invito a mensa materiale non paga la tua «umiltà = umanità»; essa è un bene spirituale per una «gloria» nello Spirito effuso su di te dal Cristo risorto. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: tu ci hai fatti e tu porti a compimento quanti, «umili», aderiscono alle parole del Figlio tuo. Tu infatti mi hai fatto senza di me; ma non mi puoi realizzare senza di me: senza la mia adesione al tuo progetto di amore su di me, a immagine e somiglianza dell’Uomo Gesù. Attua in me, in noi l’opera tua.
Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto: Dio Stesso. Persona umana, sei innalzato fra gli «iscritti nel libro della vita». «Voi vi siete accostati alla città del Dio vivente, alla assemblea dei primogeniti “iscritti nei cieli”, al Dio giudice di tutti, al Mediatore della Nuova Alleanza». Un monte come il Sinai è «più spazio» di un uomo; l’antico «culto del tempio» è più vistoso e attrae più del rito cristiano; ma il Creatore supera tutto il creato, e il Salvatore, uomo Dio, Gesù di Nazaret, supera tutti gli uomini e vince tutti i «limiti» o mali del mondo. Tutto è fatto da lui e in vista di lui, Mediatore di pieno e completo accesso al Padre. Chi accoglie Gesù, che ci immerge in se stesso, ha la sua pienezza di Via. – Sei tu, Signore, il Padre degli umili: in Gesù noi siamo già «con sepolti e con risuscitati»; con tutti gli altri abbiamo già accesso a te, Dio Vivente.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Sei tu, Signore, il padre degli umili,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: Mediatore di Nuova Alleanza fra te e noi peccatori;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
umili e poveri, Gesù ci accoglie alla sua mensa;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
compie in noi la redenzione che si attua nel mistero;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
conquistati dal suo amore condividiamo la sua gloria;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
per l’opera redentrice della tua misericordia in Gesù.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Mensa:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: mensa in casa di uno dei capi dei farisei;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: mensa dell’umile, gradito a Dio, aperto ai fratelli;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: mensa di Gesù, umile presso il padre, aperto a tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: mensa del Signore presente negli umili e sofferenti;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: mensa del regno di Dio con tutta l’umanità redenta

Preghiamo:
O Padre, che mandi il Figlio ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione; la Chiesa ti acclami Padre degli umili. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).

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Vedi il testo nel messalino:
tempo ordinario, 22ª domenica – anno C – 29 agosto 2004.

LA PAROLA A PAROLE MIE

Frase chiave delle letture è:

Tutto tu hai avuto, e hai ricevuto Tutto!

Vangelo (Luca 14,1.7-14)
Un giorno Gesù fu invitato ad una festa, in casa di una famiglia molto importante. Appena arrivato vide questa scena: alcuni invitati avevano occupato i primi posti, pur sapendo che erano stati assegnati ad altri. Ed il padrone di casa li aveva fatti alzare, davanti a tutti.

Osservò allora Gesù: “Anche per entrare nel regno di Dio, succederà più o meno la stessa cosa. Quelli che SI SENTONO GRANDI, correranno ad occupare i primi posti, strattonando gli altri con arroganza. Ma il Signore li farà alzare dicendo: “Qui non può stare chi non rispetta il prossimo: lasciate il posto alle persone che avete scavalcato!”. E quelli dovranno alzarsi, umiliati davanti a tutti.

Le persone umili invece, giunti davanti la porta del Paradiso, non si sentiranno degni di entrare. Anzi, vedendo molta ressa, si adopereranno per far passare i più deboli. Allora il Signore abbracciandoli dirà: “Voi sì che siete miei figli, perché sapete amare il prossimo con umiltà. Su forza, entrate: perché chi si sente piccolo, nel regno di Dio è GRANDE!”. E quelli prenderanno posto vicino al Signore, tra gli applausi di tutti. … Così chi pretende di esser primo sarà ultimo: e chi sa farsi ultimo sarà primo!”.

Poi rivolto al padrone di casa, concluse: “Quando organizzi una festa, non invitare solo le persone importanti, che possono contraccambiare. Apri la tua casa invece, anche a chi è povero, rifiutato e calpestato da tutti. E Dio contraccambierà, invitandoti alla Sua festa eterna. Il Signore infatti ama i deboli, i poveri, gli umili: non chi SI SENTE GRANDE!”.

Prima lettura (Siràcide 3,17-18.20.28-29)
Figlio mio, fai tutte le cose con impegno ed umiltà: senza SENTIRTI GRANDE.
Anzi più ti rendi conto di essere bravo, più stai attento a non montarti la testa. Riconosci sempre i tuoi limiti, chiedendo scusa al Signore. Aiuta il prossimo con umiltà: e Dio butterà acqua sui tuoi peccati, spegnendoli!

Seconda lettura (Ebrei 12,18-19,22-24)
Cari amici, i vostri antenati hanno ricevuto da Dio i 10 comandamenti. Ma
ora il Signore vi ha dato molto di più: la possibilità di partecipare per sempre alla Sua festa. Questo è il premio per tutti quelli che seguono Cristo. Per gli uomini che amano Dio ed il prossimo con umiltà: senza SENTIRSI GRANDI!

Salmo Responsoriale (Salmo 67,4-7.10-11)
Saltate tutti di gioia, perché Dio ama le persone umili: quelli che NON SI
SENTONO GRANDI. Il Signore è Padre di chi si sente piccolo, povero, fragile: se lo coccola e lo prende in braccio. E lo disseta con la Sua gioia!