22-08-2004-Ordinario-C-dom21

22/08/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 21 DOMENICA – 2004

21ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 22 agosto 2004

TUTTI A TAVOLA CON ME, DAI PRIMI AGLI ULTIMI.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti e aderire a te.

LETTURA
Signore Gesù, mandato dal Padre, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Ascolteremo la tua Parola nella prima parte della messa, dove tu ci dici ciò che stai operando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia. Rendiamo grazie nella preghiera eucaristica aderendo a tutto ciò che tu operi in noi. Oggi continui a sottolinearci l’importanza del tempo presente, e ci guidi a viverlo bene con te, Signore Gesù. Per tuo dono noi accoglieremo tutto ciò che fai, dicendo: Attua in noi, Signore, quanto stai operando; donaci di vivere bene con te oggi il tempo presente (Vedi i testi in LETTURE).

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso! “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: ci prepariamo all’Eucaristia rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Tutti i popoli, dall’oriente all’occidente, siederanno a mensa nel regno di Dio.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e con quanti danno voce allo Spirito noi aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu che stai venendo rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e ci dici cosa stai facendo oggi in noi con le parole dell’Antifona alla Comunione: Alcuni tra gli ultimi saranno i primi, e i primi saranno ultimi.

Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: non per merito umano, ma per dono di Dio. «Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme; un tale gli disse: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”». Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di «salvare» quanti mi accolgono, nel simbolo della mensa e della porta; stretta la porta nel senso che fuori di me (porta) non c’è salvezza, mentre per mezzo di me tutti partecipano alla vita (mensa) di Dio. – Gesù è in viaggio. È un viaggio di sabato, mentre il Padre suo opera, “e anch’io opero”, aggiunge Gesù. In Genesi è scritto che Dio ha creato tutto in sei giorni, e «nel settimo Dio riposò». Gesù invece dice che «Dio, e lui stesso, Gesù, opera sempre». Dio ha riposato il settimo giorno, nel senso che Dio con la creazione dell’uomo al sesto giorno è giunto all’apice del suo progetto. Dio poi lavora sempre, nel senso che ora fa crescere l’uomo fino all’età matura del Cristo risorto. Ecco allora che anche Gesù opera, e per questo è in viaggio: «Passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme», in atto di portare a termine il progetto del Padre. Gesù è l’unico che può compiere il suo progetto di salvezza per tutti gli uomini. Per questo mi faccio vicino a tutti, vuol dire Gesù, e a ciascuno in ogni città e villaggio, fino a te ora, ma non come un professore che fa statistiche e sa dire quanti si salvano, né come maestro sapiente che dispensa norme, pur sublimi, per il “benessere”, standosene fuori ad osservare; ma come Signore, unico Salvatore, coinvolto nella tua storia: salvando quanti mi accolgono. Tutti me lo riconosceranno. – Io, con tutti i popoli della terra ti adoro come unico Salvatore, Signore Gesù!
Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti mi riconoscono unica porta di salvezza. «Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Molti cercheranno di entrarvi ma non ci riusciranno. Diranno: “Signore, abbiamo mangiato e bevuto alla tua presenza”. – Ma egli dichiarerà: “Non so di dove siete. Allontanatevi da me operatori d’iniquità”. – Là ci sarà pianto e stridore di denti». Gesù è in viaggio, di sabato: egli opera per l’uomo, per la guarigione dell’uomo e per la salvezza di ogni uomo, nessuno escluso. Gesù stesso prende l’iniziativa di tutto questo bene per l’uomo. Alla domanda: “Sono pochi quelli che si salvano?”, allora Gesù risponde, dicendo: Svegliatevi, muovetevi in tempo, finché avete tempo, prendete una decisione; dopo, potrebbe essere troppo tardi: cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. «Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare; ma invano!». Perché c’è un tempo stabilito per ogni cosa. Ora c’è questo «sabato» di Gesù che richiede più decisione interiore per lui. Nulla può sostituire la «partecipazione al suo servizio per gli altri». Tutti sono chiamati alla mensa di Dio; ma a questa condizione. Neanche conoscere tutto di Gesù e parlare con lui e mangiare con lui serve alcunché! «Egli dichiarerà: “Vi dico che non vi conosco, non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti: operatori di iniquità!”, che non solo non avete fate il bene; ma avete fatto il male, siete «operatori di iniquità». È una situazione pesante per chi non si sveglia in tempo: «Sarà pianto e stridore di denti». Tutti sono chiamati a svegliarsi. Sfòrzati allora ad entrare anche tu per la porta stretta della vigilanza, dell’attenzione, della decisione. Mettiti a disposizione di Gesù, per servire con lui gli altri; preferisci questo rapporto con lui: per questo viene da te come «perla preziosa, come tesoro nel campo» della tua situazione; con lui attraversi ogni tribolazione, entri nel regno (alla mensa) di Dio (At 14,22). Lascia che Gesù continui a realizzare in te quanto nelle letture ti dice che ha compiuto nella sua morte e risurrezione. Egli ti promette: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30). E ancora: «il Padre mio riconosce me, suo Figlio, in te, e ama in te ciò che egli ama in me»: ama vedere me, Servo del suo amore per te, mentre «ricostruisco in te il rapporto d’Amore con lui, l’alleanza distrutta dalla disobbedienza del peccato» (vedi 6° prefazio tempo ordinario). La porta stretta non sono le buone opere degli uomini: nessuno si salva per le proprie opere buone. Non ti salvi sforzandoti di passare per la porta stretta delle tue opere, del tuo protagonismo; non credere di poter fare tu quello che hai sentito fare da me nella mia pasqua di morte e risurrezione per l’umanità; tua iniquità è il tuo operare pensando a te stesso/a: il Padre non lo riconosce come suo, proveniente da lui; ma da satana, cioè da te, ostacolo (“satana”) a te stesso. Perché gli uomini si mettono nel pianto, mentre sono fatti per la gioia come Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti, aperti alla volontà di Dio, nel pieno abbandono in lui? Pur non conoscendo tante cose di questo mondo, cosciente che ti fidi del Signore in tutto, sei “beato”! – Signore Gesù, ti adoro come mio unico Signore e Salvatore! Fa’ che io mi decida per te. Padre, ti rendo grazie per il tuo Figlio nell’assemblea dei fedeli.
Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti mi riconoscono «mensa, cibo, servo» di tutti i popoli. «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e siederanno a mensa nel regno di Dio: gli ultimi con i primi», senza differenze di persone. La porta stretta, Gesù, porta ben larga per tutti, apre a una mensa grande e affollata quanto tutta l’umanità: la salvezza non è riservata a qualcuno, non è prevista per una razza, per qualche specialista, ma per quanti mi accolgono; è stretta la porta perché unica ad essere attraversata da tutta la folla; unica come IO SONO unico: nessuno viene al Padre se non per me; tutta la folla entra, ma uno alla volta, cioè personalmente: non passi inosservato nel mucchio, nell’anonimato; non basta conoscere la statistica di quanti si salvano: la gioia di una probabilità positiva non ti dà la felicità del tuo rapporto unico personale con me nel servizio agli altri; neppure ti giova tanto avere una buona idea di Dio, sia pure misericordioso che salva tutti, se non decidi di accogliermi e seguirmi con totale dedizione, cosicché io porti a termine l’opera mia in te, in ognuno, in tutti. – Ti accolgano, ti adorino, gioiscano in te, Signore, tutti i popoli della terra.

Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti riconoscono il mio viaggio a favore di tutti i popoli. «Io verrò a radunare tutti i popoli; essi vedranno la mia gloria; io porrò in essi un segno, e manderò i loro superstiti ai lidi lontani, che non hanno visto la mia gloria». Gesù stesso è il Dio che realizza la promessa di venire «a radunare tutti i popoli». Gesù è la porta aperta per tutti. Mentre cala il buio, e le tenebre di morte coprono il mondo, si chiudono le porte della città, resta una porticina di accesso al grande Palazzo del Re; chi cerca nel proprio tempo stabilito, la trova ed entra; sorpresa! Sei atteso come familiare e commensale alla grande cena imbandita per te, chiunque tu sia; scopri la risposta all’esigenza profonda del tuo io e dell’essere di tutti. Fatti a immagine mia, per la mia stessa comunione con il Padre, dice Gesù: tutti «vedranno la gloria di Dio», che lo stesso Mosè ha potuto solo intravedere (Esodo 33,18-23). Scopri in te, in tutti il segno: l’immagine e l’esigenza della mia gloria; il tuo cuore si apre ai fratelli fino ai lidi più lontani; desideri che tutti conoscano la gloria per cui sono fatti: dici a tutti che essa si realizza solo tramite il Signore Gesù. – Tutti ti adorano, Signore: ti riconoscono come Sorgente delle esigenze più profonde che tu hai posto in tutti i popoli della terra.
Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti riconoscono di essere fatti per stare sempre con me. «Tutti i popoli l’annunzieranno a tutte le nazioni, ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore; come i figli d’Israele portano l’offerta nel tempio del Signore; anche tra di essi mi prenderò sacerdoti e leviti». «Tutti» è ripetuto quattro volte, segno di assoluta universalità. Come te, tutti sono miei missionari, di me unica porta: “stretta”, ma accessibile a tutti, “larga” verso il Padre, compimento del ritorno di tutti i popoli all’unico Dio e Signore. Con ogni mezzo tutti fanno scoprire la mia immagine in ciascuno, esigenza di comunione e di vita, che si realizza nella partecipazione di tutti alla mia gloria. Tutti sono «come un’offerta pura», che il Padre si procura per sé, attirandoli tutti a me elevato da terra: una Chiesa o comunità è tutto il mondo come regno di sacerdoti, casa di preghiera per tutti, segno elevato sui popoli, vessillo sotto il quale i figli dispersi di Dio si raduneranno. – Ti adoreranno, Signore, ti riconosceranno come unico loro Creatore tutti i popoli della terra.

Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti riconoscono che il Signore corregge chi ama. «Fratelli, avete dimenticato l’esortazione: “Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore; egli corregge colui che egli ama”». La comunità di tutto il mondo, ogni persona, fatta per vivere in me e per me, ha un nemico: se stessa quando si mette al mio posto, quando non accoglie me, «porta stretta», la piccola porta nel grande portone, sempre accessibile, e quindi larga, anche quando si chiude il portone: per me tu entri; il tuo protagonismo, i tuoi sforzi inutili e nocivi ti sono d’impedimento alla tua realizzazione in Dio; il tuo nemico vive in te: usa te per andare contro di te. Il Padre ti ama, conosce il pericolo e provvede. – Ti adorano riconoscenti, Signore, tutti gli uomini, ti riconoscono come unico vignaiolo che può e sa mettere mano alla vite e ai tralci. Non i tralci possono correggere se stessi, né la vite che li sorregge, ma solo tu, o Padre, fonte di ogni bene.
Tutti a tavola, dai primi agli ultimi: quanti vogliono col Padre che il piede zoppicante guarisca. «È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? La correzione arreca un frutto di pace. Lo zoppicante non abbia a storpiarsi, ma a guarire». Non la sofferenza in sé, ma la guarigione esige ogni terapeuta; tanto più il Padre tuo celeste provvede che tu conosca e scelga me, «porta stretta». Pace e vita secondo Dio giustificano sofferenza come estrema medicina; è un bene in quanto ravviva la tua fede, il tuo battesimo o immersione in me morto e risorto. – Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra, riconoscendo in te l’unico medico e medicina che sana con il minimo travaglio possibile.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: porta stretta per la croce, larga per la misericordia che ci conduce alla tua vita nuova;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci unisce al sacrificio del Cristo e alla gioia del suo regno;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ti acquisti figli con il suo unico e perfetto sacrificio;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
conquistati dal suo amore condividano la sua gloria;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
per l’opera redentrice della tua misericordia in Gesù.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Raduno:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: raduno, di tutti i popoli;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: raduno di tante genti in un unico popolo gradito a Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: raduno dell’umanità in Gesù, Dio e uomo fra noi;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: raduno di tutti i fedeli, un unico corpo di Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: raduno di commensali nel regno di Dio da oriente a occidente, da settentrione e mezzogiorno.

Preghiamo:
O Padre, che raduni tutte le genti, dall’oriente all’occidente, perché siedano alla mensa del tuo regno; fa’ che ti adorino, ti lodino e ti rendano grazie tutti i popoli della terra. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).

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Vedi il testo nel messalino:
tempo ordinario, 18ª domenica – anno C – 1 agosto 2004.

LA PAROLA A PAROLE MIE

Frase chiave delle letture è:

TUTTI A TAVOLA CON ME, DAI PRIMI AGLI ULTIMI.

Vangelo (Luca 13,22-30)
Andando a Gerusalemme Gesù si fermava nei villaggi parlando del regno di Dio, come di un regno di gioia infinita. Un giorno un tale gli chiese: “Ma in un luogo così fantastico, com’è il paradiso, c’è posto per TUTTI ?”.
Gesù allora rispose: “Certo! Per entrarci però c’è una porta molto stretta, cioè unico: Io sono la porta! Non vi possono passare quelli che si sentono grandi e autosufficienti. Questi bussano forte, gridano con arroganza come dei padroni: “Allarga questa porta, Signore. Noi meritiamo di entrare: siamo quelli che ti hanno obbedito sempre!”. Ma resteranno fuori: sono troppo gonfi di se stessi.
Per la porta stretta dell’amore di Gesù fino alla morte, invece, passano quelli che si fanno piccoli come Gesù: il più piccolo fra gli umili di TUTTA la terra; eppure è Dio. Il Signore Gesù abbraccia i suoi piccoli e dice loro: Entrate pure e partecipate alla mia splendida festa; sedete e saziatevi per sempre ALLA MIA TAVOLA !
Così quelli si sentono insieme ai primi nel regno di Dio, senza differenze. Se c’è una differenza, la scoprono per esperienza nella generosità dell’amore. L’amore è come una porta, unica, ma con la possibilità di allargarsi all’infinto. Se volete entrare per questa piccola porta stretta del mio Paradiso, imparate a farvi piccoli, e scoprirete l’altezza e la profondità, la larghezza e l’ampiezza della porta che è il Signore Gesù. Vi sazierete per sempre ALLA MIA TAVOLA !”.

Prima lettura (Isaìa 66,18-21)
Il profeta Isaìa dice: “Venite a saziarvi TUTTI, ALLA TAVOLA del Signore. TUTTI i popoli della terra sono invitati alla Sua festa. Riceveranno l’invito di Dio e si presenteranno a Lui portando regali. Verranno in molti, da ogni parte del mondo. E si siederanno alla mensa del Signore: al TAVOLO della Sua gioia infinita!”.

Seconda lettura (Ebrei 12,5-7.11-13)
Cari amici, accettate con gioia le correzioni del Signore. Ogni Padre che ama i figli, infatti, li corregge. E lo fa per il loro bene, recando il minimo dolore possibile. Ora, anche voi siete figli di Dio: avete l’onore di sedere ALLA SUA TAVOLA. E anche Lui, quando vi corregge, lo fa solo per il vostro bene. Se cadete allora, non scoraggiatevi. Rialzatevi e riprendete subito il vostro cammino: verso il Suo splendido regno di felicità!

Salmo Responsoriale (Salmo 116,1-2)
TUTTI i popoli ti adoreranno, Signore: si sazieranno ALLA TUA TAVOLA. Tu ci ami TUTTI: ci proteggi e ci inviti alla Tua magnifica festa!.