06-08-2004-Trasfigurazione-C

06/08/2004 – TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE -Anno C-2004

Preparazione alla celebrazione della messa.

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
Anno C – 6 Agosto 2004
IL VOLTO UMANO – SPLENDORE DEL PADRE.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio diletto; ascoltatelo!».

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo.

Questo è il Figlio mio prediletto, in lui mi compiaccio. Ascoltatelo.
(Confrontiamo la parola, che Gesù ci rivolge, con le scene del vangelo, prima e seconda lettura, per coglierne il senso).
Il volto umano – splendore del Padre. In quaresima siamo fatti vincitori con Gesù su ogni tentazione: partecipiamo della sua trasfigurazione. Nella pasqua estiva del sei agosto tutta la nostra vita cristiana pregusta la gloria del Signore, è ammessa a godere la luce del suo volto (vangelo). Immersi e nutriti di Gesù, siamo rivestiti della sua veste divina: come Gesù ascolta il Padre, così noi siamo fatti da lui suoi ascoltatori, come Abràm è fatto ascoltatore da Dio (prima lettura); ed è la nostra trasfigurazione, per la predilezione e il compiacimento del Padre (seconda lettura). – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di trasformarvi a mia somiglianza, nel simbolo di «un braciere fumante e una fiaccola ardente». – Signore, tu sei la difesa della mia vita.
Questo è il Figlio mio prediletto, solidale con voi. «In lui mi sono compiaciuto» nel Giordano, perché ha amato il mio amore per voi mettendosi in fila con voi peccatori, decidendo di immergersi nel battesimo della passione pur di stare con voi; e ora vi prende con sé: «Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo»: è Gesù che prende con sé, è sua l’iniziativa; prende tre discepoli, perché nella testimonianza di due o tre sta ogni verità; ed è unica, centrale la verità che il Padre di Gesù, Dio stesso, sta per rivelare; sono tre testimoni: Pietro, capo del collegio apostolico; Giacomo, capo della chiesa madre di Gerusalemme; Giovanni suo fratello, evangelista delle chiese. «Salì sul monte»: Gesù ne prende tre e sale da solo: la salita sul monte è simbolo di un’altra salita che Gesù solo può fare: dalla pianura, dal deserto, dalla vittoria sulle tentazioni siamo presi dal Signore Gesù e messi in grado di salire in lui nella misura in cui ci lasciamo portare da Lui (questo testo descrive la storia di duemila anni fa e attuale in noi): Gesù nel vangelo parla di se stesso, sempre operante in chi gli aderisce e lo celebra, cioè lo rende presente, accettando di ripetere col cuore i suoi gesti e le sue parole, come egli ci comanda di fare. Cerchiamo di cogliere le sue parole e i suoi gesti, per essere coscienti di quanto sta operando in noi. «Salì… a pregare». Solo Luca dice: “A pregare”. L’aspetto del mistero di Gesù che oggi, per l’evangelista Luca si realizza in noi, che ci prepariamo a celebrare, è la ‘preghiera’: Gesù stesso attua in noi la sua vita di comunione fra noi uniti in Dio.
Mentre pregava: come solo Gesù sale, così solo Gesù prega. Solo lui è in pieno rapporto con Dio suo Padre: “Gesù prega in noi, prega per noi, lui pregato = accolto da noi” (S. Agostino); e prega come ha già pregato «in disparte» con i suoi. Ma ora offre la conferma straordinaria della sua identità, perché durante il suo colloquio con il Padre il suo aspetto diviene «altro», il suo «fulgore» lo rivela Figlio dell’uomo profetizzato e atteso. «Il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante»: «volto» e «veste» manifestano la particolarità della sua preghiera; infatti, mentre Gesù prega, appare visibile sul suo volto la luce della sua comunione con il Padre, si manifesta quel rapporto che le tentazioni diaboliche hanno tentato in vano di rompere; continua sulla terra quel dialogo eterno in Dio fra Padre e Figlio nello Spirito Amore, nel quale tutti gli uomini sono pensati, voluti, creati, amati da sempre: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché sia il primogenito fra molti fratelli” (Romani 8,29). In noi, che celebriamo, avviene quel colloquio nella persona di Gesù che ci porta sul monte; in Gesù solidale con noi fino alla morte sta tutta la storia umana e tutta l’azione trinitaria (teniamo sempre presente la pianura, il deserto e la vittoria di Gesù sul diavolo per tutta l’umanità, che ora è portata sul monte da Gesù nella persona dei tre discepoli testimoni).
«Ed ecco due uomini, Mosè ed Elia»: come Pietro, Giovani e Giacomo sono testimoni del Nuovo Testamento, così Mosè ed Elia lo sono dell’Antico Testamento; testimoniano che tutta la storia parla di lui. Con lui parlano di lui: il Signore Gesù che ci prende con sé, è il centro di tutta la storia, tutto è stato fatto in vista di lui e per mezzo di lui. Sogna grandezza, o uomo! La realtà è immensamente più grande del tuo sogno: “Conosci, o uomo, la tua dignità!” (S. Gregorio Magno). In questo mondo divino la realtà del piano di Dio che la sua parola ti fa intuire, supera la comprensione del tuo cuore: il tuo umano sognare è sempre inferiore alla realtà divina. Il sogno è vero, ed è solo un piccolo bicchiere in confronto all’oceano. «Apparsi nella loro gloria», cioè nella loro funzione di ministri della Parola e segno della presenza di Dio, «parlavano della sua dipartita (gr. exodos = esodo, uscita): Gesù è il vero Mosè luminoso in rapporto speciale con Dio, «bocca a bocca»; lui è la nuova legge, in lui dimora il nuovo popolo: tutta l’umanità in lui fa il nuovo «esodo», la nuova e definitiva uscita dalla schiavitù del male e della morte verso la vita piena di Dio. «Portata a compimento a Gerusalemme», segno delle rivelazioni e degli interventi, delle promesse e delle opere di Dio: Gesù prima annuncia la sua passione, morte e risurrezione, poi si trasfigura, e annuncia di nuovo la sua passione, morte e risurrezione. Inizia il viaggio con i suoi discepoli verso Gerusalemme, meta e compimento del viaggio, che non è solo di tutto Israele (vedi nella prima lettura Dio che fa «uscire» Abramo da Ur dei Caldei), ma è anche della sua vita terrena verso il confine della nuova Chiesa: tutta l’umanità. «Uscito» dal Padre, Gesù viene nel mondo; ora «uscendo» dal mondo, torna al Padre. In questa duplice «uscita» Gesù viene da solo, e torna con tutti noi. Celebrando, siamo portati sul monte del colloquio di Gesù col Padre; siamo condotti alla «nuova Gerusalemme» che è «il compimento» di tutte le promesse di Dio. Egli, che da sempre ci ha conosciuti = amati, predestinati a essere suoi figli nel Figlio, ci ha fatti e ci ha istruiti a pregare: «Padre». Gesù stesso in noi chiama il Padre suo: “Padre nostro”.

Questo è il Figlio mio, l’eletto, «tenda» della mia presenza e della comunione con me. «Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno»: è un sonno particolare, una incapacità a comprendere; dormono e tuttavia restano svegli e vedono: possono testimoniare cosa succede, anche se non capiscono. E’ un torpore come quello di Abramo, mentre Dio fa il nuovo Patto di fedeltà all’uomo, passando da solo in mezzo agli animali uccisi e divisi. Nella gloria della trasfigurazione, come nella sofferenza dell’agonia c’è una realtà divina; l’uomo è inadeguato a vigilare e a pregare, ma, se disponibile, può dire: Signore, mia luce e mia salvezza.
«Mentre questi si separavano (scomparivano) da lui, Pietro disse a Gesù»: tutte le leggi (Mosè) e tutte le profezie (Elia) sono incapaci di salvare; prendono senso dal Messia al quale si rivolgono e del quale parlano; quando questo Messia – Salvatore è presente nella persona di Gesù, leggi e profezie (Mosè ed Elia) scompaiono, e Pietro, rappresentante di tutti noi, si rivolge a Gesù, secondo che gli è dato di parlare: «Maestro, facciamo tre tende», cioè facciamo memoria d’Israele nel deserto in viaggio verso la terra promessa, mettiamoci nella disposizione ad entrarvi, perché questa è la «Tenda», la presenza, l’abitazione di Dio in mezzo al suo popolo, come ai tempi antichi! Ma Pietro «non sapeva quel che diceva»: non capisce il senso che sta sotto le sue parole e sotto i fatti in atto; poi capirà che Gesù non è un legislatore o un profeta alla pari di Mosè ed Elia: bensì il loro compimento. – «Di te ha detto il mio cuore: «Cerca il suo volto»; il tuo volto, Signore, io cerco.
«Mentre Pietro parlava così, venne una nube e li avvolse»: Dio concede di capire; infatti, mentre Pietro parla, Dio gli rivela il senso dell’evento facendosi presente (venne una nube). Pietro parla e agisce in nome di tutti: Dio rende Pietro, Giovanni e Giacomo partecipi del mistero che accade (la nube li avvolse). Nei discepoli è vista la Chiesa: tutti noi siamo «avvolti dalla nube» della presenza di Dio. L’unico modo per comprendere la Vita è ricevere la capacità di viverla: essere avvolti dalla nube, essere partecipi della stessa vita di Dio. Questo fa lo Spirito di Dio in noi per pura sua grazia, allora come adesso, nei sacramenti e nell’intimo di ciascuna persona. «All’entrare in quella nube, ebbero paura»: entrano nella comprensione di Gesù, «compimento» della storia, senso dei riti simbolici d’Israele. L’umanità di Gesù è la vera tenda dell’incontro di Dio con l’uomo, il suo amore è vera arca della sapienza. Tutto è al superlativo, tutto oltre ogni umana immaginazione: ci si sente smarriti. È vero: la vita in Cristo è sempre stupore e novità. «Dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo”: la massima voce autorevole del Padre attesta identità e missione del Figlio Gesù, lo propone a tutti come «eletto», cioè «Servo del Signore» che vi dà forza per imitarlo, divenire simili a lui. «Il mio Figlio», divenuto «Figlio dell’uomo», vi apre il cuore all’ascolto. Gesù solo sta al centro di ogni movimento: Gesù prende i discepoli dal basso; con Gesù parlano Mosè ed Elia, venuti dal passato; dell’«esodo» di Gesù trattano le scritture profetiche; Gesù è centro della visione e destinatario della proposta di Pietro (tre tende) da una parte (da giù); Gesù è destinatario ancora della voce alla nube (a su). E quando tutto tace, resta solo Gesù, unico mediatore; per tutti nulla è più caro di Cristo; fuori di lui non c’è altro. Gesù è l’unico che sale prendendo tutti con sé; Gesù è l’unico che prega in noi, resi capaci di ascoltarlo e di ripetere le sue parole efficaci. «Non siamo noi a pregare te, o Padre; ma tu ci doni il Figlio, l’eletto, che in noi ti prega con tutto noi stessi». La Parola, il Verbo, il Figlio del Padre si fa Parola nei discepoli in silenzioso ascolto: «In quei giorni non riferirono ad alcuno ciò che avevano visto». I discepoli hanno visto e creduto; ma per loro non è ancora venuto il tempo di testimoniare: prima ci vuole il tempo per vivere con Gesù il nostro viaggio verso Gerusalemme; poi, a chi la chiede, viene data «ragione della speranza che è in noi».

Signore, mia luce e mia salvezza.

Questo è il Figlio mio, che prende con sé i discepoli da quando conduco fuori Abràm. «Dio condusse fuori Abràm». Fin da Abràm Gesù, vero Dio con il Padre, prende con sé i discepoli «sul monte»: Gesù si prepara la nuova umanità; in Abràm Gesù «è condotto fuori», lui che porterà a compimento l’esodo: «Tale sarà la tua discendenza». Gesù è la discendente di Abràm, il primogenito tra molti fratelli. «Abràm credette al Signore, che glielo ha accreditato come giustizia: «credette», «accreditò» è il senso del nostro ‘Amen’, sia da parte di Abràm, che da parte di Dio. Abràm riconosce che in Dio ci sono tutti i requisiti per essere credibile, e gli dà piena fiducia, pronuncia il suo Amen, termine tecnico con cui i sacerdoti riconoscevano valida la vittima da offrire in sacrificio a Dio, riconoscevano che ne aveva tutti i requisiti; e Dio riconosce in Abràm tutti i requisiti dell’uomo giusto: Amen, per questa tua fiducia in me, tu sei l’uomo che io voglio, l’uomo che offre il «sacrificio di lode» a me gradito.
«Dio gli disse», «Abràm rispose»: colloquio di Abràm con Dio. Dopo che Abràm ha affidato a Dio totalmente il suo cuore, Dio si prende cura di lui, gli dice: «Io ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese». Gesù, uscito dal Padre, e poi dal mondo in vista della gloria, è il dono di Dio all’uomo, raffigurato nell’uscita di Abràm e nel dono del paese.
Abràm dice al Signore: «Come potrò sapere che ne avrò il possesso?» – Dio gli risponde: «Prendimi questi animali…» .– «Li prese e li divise»: la divisione degli animali e il passarvi in mezzo era un modo di siglare un contratto; a chi viene meno spetta la sorte degli animali divisi. Dio risponde ad Abràm: Saprai che ne avrai il possesso dal patto unilaterale che io farò con te». – E Dio passò in mezzo agli animali da solo: fa un patto unilaterale con l’uomo: Dio si adatta all’uomo incapace, «oppresso dal sonno». – «Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore».

Questo mio Figlio prediletto fa un legame indissolubile con l’uomo, fratello peccatore. «Un torpore cadde su Abràm», come su Pietro e compagni; tuttavia resta sveglio e vede che «un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi»: Dio è come «un forno» sempre in atto di purificare, «una fiaccola» di presenza sempre ardente; egli passa da solo fra gli animali, «mentre un oscuro terrore assalì Abràm». Dio s’impegna con una creatura che non è in grado di mantenere il patto: Abràm, nel torpore, non passa fra gli animali. Così Dio prende su di sé il ruolo dell’uomo inadempiente e incapace, anche se il più giusto e fedele, qual è Abràm credente; Dio si lega alla storia di Abràm, non esige la contropartita dall’uomo, attira su di sé l’auto-maledizione: accetta di essere «diviso», squartato, ucciso al posto di Abràm: Gesù, vero Dio che con il Padre e lo Spirito Santo fa un patto con l’uomo, è anche vero uomo uguale in tutto ad Abràm (vedi Colossesi 2,9).
«In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abràm»: Dio giura per se stesso di amare sino in fondo l’uomo nel «torpore», cioè, nell’incapacità di amare. Così Abràm è fatto capace di accogliere e aderire all’amore di Dio. Questo patto Dio Padre porta a compimento nel Figlio eletto, Gesù di Nazaret, con il suo «esodo» in «Gerusalemme».
«Alla tua discendenza io darò questo paese»: Gesù è la «discendenza», «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9); Gesù è il «paese dato»: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito» (Gv 3,16) che prega: «Padre, per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,19).

Signore, mia luce e mia salvezza.

Questo è il Figlio mio prediletto, in lui mi compiaccio. Ascoltatelo.
Questo mio Figlio prediletto è l’unica salvezza dell’umanità. «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo»: prima mettevo tutta la mia fiducia nell’osservanza della legge, fino ad uccidere i cristiani che invece la mettevano in Cristo Gesù; ma egli mi ha salvato: lasciatevi anche voi riconciliare con Dio. Le comunità cristiane si basano sulla chiamata di Gesù che suscita fiducia in lui.
«Molti si comportano da nemici della croce di Cristo; tutti intenti nelle cose della terra»: le comunità cristiane, intente alle cose della terra, vogliono, però, essere come i tre discepoli che si lasciano prendere da Gesù per salire con lui e partecipare alla sua preghiera di comunione con il Padre; sono oppresse dal sonno e tuttavia vegliano, vedono la gloria e la nube, cioè lo Spirito del Risorto che le avvolge e le trasforma.

Il mio Figlio prediletto vi rende partecipi della sua trasfigurazione. «La nostra patria è nei cieli»: il vero credente compie con Cristo, per Cristo e in Cristo il suo «esodo» verso la Gerusalemme futura, celeste, la patria nei cieli, dove dimora Dio, nostro Padre. «Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso»: «Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me» (S. Agostino), come il pane e il vino nell’eucaristia: non tu sali il monte, non tu preghi il Padre, non tu vinci satana; ma io salgo, prego, vinco in te che ti lasci prendere e trasformare in me, fin d’ora sino alla completa trasformazione nel mio corpo glorioso.
«Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi» in me: lasciatevi prendere da me, il Signore, vostro fratello primogenito. – Sono certo di contemplare la tua bontà, Signore, nella terra dei viventi.
Signore, mia luce e mia salvezza.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui riveli il tuo volto, fai risplendere la tua gloria;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci rende presente Gesù nei suoi misteri;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci rivestiamo di lui, noi da lui rivestiti;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
coeredi della sua gloria immortale;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da te per il Figlio a noi; da noi per lui a te.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La trasfigurazione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: trasfigurazione, di «stelle altissime» in «stelle discendenti», di «paese tra i fiumi» in «terra promessa»;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza trasfigurazione, di Abràm (Israele), «uomo da Ur dei Caldei», figura del nostro uomo vecchio, in «uomo giusto», figura della Chiesa;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: trasfigurazione, di Gesù, sul monte, «in altro aspetto»: nel giardino, di «risorto»;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: trasfigurazione, di «uomini oppressi dal sonno» in «fedeli avvolti da nube e rivestiti di luce»;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. trasfigurazione, dei «figli di uomini» in «Figli di Dio, coeredi della gloria».

Preghiamo:
Padre, che dalla nube luminosa hai fatto udire la tua voce: “Questi è il mio Figlio prediletto; ascoltatelo!”; concedi al tuo popolo di acclamarti: “Signore, mia luce e mia salvezza”. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).