25-07-2004-Ordinario-C-dom17

25/07/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 17 DOMENICA – 2004

17ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 25 Luglio 2004

Il Papà nostro meraviglioso è Unico.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi: ad ascoltarti.

LETTURA
Leggendo i testi, che ascolteremo nella prossima assemblea in festa, diveniamo coscienti di ciò che il Signore Gesù ha compiuto in sé e ora attua in noi (Vedi LETTURE). A ciascuno Egli dice una parola efficace, per esempio oggi (Ant. Com.):
Chi chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto, dice il Signore.
Gesù suscita in noi anche la risposta. La formuliamo con il Versetto Responsoriale:
Il povero invoca e Dio lo ascolta.
Questo colloquio di Dio con l’uomo, fatto di Parola e di Risposta, cresce con l’orante che ti cerca, Signore.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Ci lasciamo preparare alla celebrazione con la comunione nello Spirito Santo, rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce dell’antifona alla comunione: così comprendiamo meglio e favoriamo ciò che Gesù sta attuando in noi. Con lo Spirito e la Sposa (tutta l’umanità che ne diventa consapevole) aderiamo a Gesù che viene per noi e per tutti; diciamo: “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù, che sta venendo, dice: “Sì, ecco io vengo, Chiesa che sei in…”, N, (tuo nome), e attuo in voi ciò che ho compiuto in me stesso (Versetto al vangelo):
Chiedete e vi sarà dato, dice il Signore, cercate e troverete. Il Padre vostro sa di che avete bisogno.
A Dio voi dite: “Papà nostro”. Gesù c’insegna la preghiera dei figli di Dio: «Quando pregate dite: “Papà!”» (vangelo). Come ad Abramo, Dio, Papà nostro, ci comunica i suoi sentimenti. «Il Padre vostro sa di che avete bisogno: “Se voi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste!”» (prima lettura). Questo è il fondamento della nostra esistenza: «Con Cristo Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati: “Con Cristo siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti”» (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: In questa celebrazione mi rendo presente in atto d’intercedere per te presso il Padre nel simbolo della solidarietà. Mi sono reso presente come Missionario del Padre, con la Compassione del Padre, come Parola del Padre; ora mi rendo presente come Intercessore: vivo con te, come con i miei discepoli, il mio rapporto con il Padre, sono fra te e il Padre, per farti come me al suo cospetto. -.
A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché vedete, chiedete e conoscete il mio rapporto con lui. «Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare. – Ed egli disse loro: Quando pregate, dite: “Padre”». Nel suo viaggio nel mondo, Gesù mostra di non escludere nessuno dalla sua vita in pienezza. Non esclude neanche chi fosse come quello che viene considerato un essere «abbietto», un samaritano; anzi, Gesù stesso s’identifica con lui e, mosso a compassione, soccorre chiunque incappa nei briganti; quindi Gesù è in ogni persona e soccorre ogni persona (vedi domenica 15ª C). Gesù non esclude le donne; due sorelle diventano testimoni che tutto il mondo femminile non è da meno del mondo maschile nell’apprendere l’unica cosa importante per la vita, sempre presente in ogni attività umana, come stella polare che porta alla meta (vedi domenica 16ª C). Ora Gesù mostra a tutti (nella persona dei discepoli) con i fatti e le parole l’unica cosa importante nell’intimo di ogni persona. Come Gesù dicesse: Tu puoi vedere come tutta la mia vita è una costante preghiera di amicizia con il Padre; io suscito in te il desiderio di questa stessa mia intimità, perché tu me la chieda, e io te la possa donare; tu me la chiedi per te, per tutti, dicendo: “Signore, insegnaci a pregare”; e al dialogo con il Padre io aggiungo il dialogo con te: dopo averti mostrato con l’esempio come dialogare con lui, te lo insegno con la parola, e dico: «Quando pregate, dite: “Padre”». – La vita di Gesù e la vita del discepolo diventano una cosa sola in rapporto con il Padre. Come i discepoli di una volta, i dodici vivono con il Maestro, apprendono il suo modo di vivere, e ne sono affascinati. Colgono come il centro della vita di Gesù sia la preghiera: stare in rapporto costante con Dio suo Padre. Gli chiedono allora: “Insegnaci a pregare”. E Gesù comunica loro senza invidia la sua stessa vita divina.
Quanti libri e maestri di preghiera! Tutti ne sottolineano un aspetto. Preghiera come rapporto personale; di chi e da chi? C’è la preghiera eucaristica della chiesa. Ci sono i salmi. C’è la preghiera del cuore: brevissime giaculatorie. La preghiera del corpo: le varie posizioni da avere, come Gesù, con le mani alzate…; in ginocchio o distesi per terra. La preghiera del tempo: liturgia delle ore. La preghiera in situazione: i salmi educano proprio alla preghiera in situazione. Gesù è maestro di preghiera con l’esempio: “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare”; e con la parola: «Egli disse loro: Quando pregate, dite: “Padre!”». Anche altri hanno insegnato; ogni rabbi, come Giovanni Battista, ha insegnato; ogni maestro insegna ad avere il rapporto giusto con Dio.
«Ed egli disse loro»: segue la formula più breve del «Padre nostro». In Matteo c’è una formula più lunga; come dire: non sono le formulazioni dell’animo quelle che valgono; ma l’animo stesso. Ci sono cinque grandi parole: il Nome, il Regno, il Pane, il Perdono, la Tentazione. Ce n’è una sesta che corrisponde e richiama la prima: «Padre», che regge e supporta tutto. Gesù ci insegna a rivolgerci a qualcuno. Pregare non è restare dentro di noi, cullare pensieri particolari o fare analisi interiori; quanto piuttosto rivolgerci a qualcuno, a Dio, visto precisamente come «Padre».

A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché cercate e trovate tramite me il vero rapporto con lui. Le parole di Gesù suscitano ciò che esprimono: «Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci il nostro pane quotidiano, perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo, e non ci indurre in tentazione». Ti rivelo e ti faccio rivivere i grandi sentimenti che sono sempre nel mio cuore in colloquio col Padre, li metto anche nel tuo cuore; così tu diventi ciò che io sono: figlio di Dio; e puoi chiamare Dio come io lo chiamo: «Padre!»: «ti accosti al trono della grazia con piena fiducia», più che verso il padre che ti ha dato la vita naturale. Dicendogli: «Padre», tu partecipi ai miei sentimenti di conoscenza, dominio, vita, bontà, vittoria.
Sentimento di «conoscenza»: «Padre, sia santificato il tuo nome». Santificato = riconosciuto, glorificato, amato come tale, nella tua sfera, diversa dal nostro mondo; riconosciuto per quello che ti riveli tramite Gesù tuo Figlio. Il tuo Nome = la tua Persona: tu, o Dio, riconosciuto, amato, onorato come Padre. – Come possiamo avere l’idea di Dio come Padre? L’intuiamo come Bene supremo, siamo coscienti che non è in nostro potere, Dio attende che glielo chiediamo per darcelo.
Sentimento di «dominio»: «Padre, venga il tuo regno»: a differenza dei diavoli, noi vogliamo che tu regni su di noi. E’ sinonimo di: «Sia fatta la tua volontà». Regna tu su tutta l’umanità con il tuo Figlio, Parola di verità, di giustizia, di amore, di pace; e c’è verità, giustizia, amore, pace, perché tu, o Padre, hai un progetto buono, di amore per ciascuno di noi. E noi desideriamo che quel tuo progetto si attui, perché non confidiamo tanto sui nostri progetti, nell’auto-progettazione, quanto nel tuo progetto su di noi; come Maria che dice: “Avvenga di me ciò che tu hai detto” da parte di Dio; desideriamo il piano, il progetto, la volontà di Dio, perché non può essere che volontà buona, di Papà.
Sentimento di «vita»: «Padre, dacci il pane». Al Nome suo e al Regno suo, in verticale, segue tutto ciò che riguarda il sostentamento, i mezzi per lo sviluppo della persona; in una parola: il Pane, tutto ciò di cui abbiamo bisogno, «pane materiale» per la vita del corpo, e il «pane sovrasostanziale», Gesù, unico bene necessario e sufficiente per la vita dello spirito.
Sentimento di «bontà»: «Padre, perdonaci perché possiamo perdonare», donaci di fare con gli altri come tu fai con noi; lo stesso Spirito di perdono. Pregarti per i nemici ci dà garanzia che abita in noi non più il peccato, ma lo stesso tuo amore. Tu ci doni Gesù e noi, come lui, ti chiediamo che tu lo doni ad ogni persona, dicendo: “Padre, glorifica il tuo Figlio”. Ora Gesù viene in noi, e tramite noi egli va e si dona a coloro che tu metti intorno a noi.
Sentimento di «vittoria»: «Padre, non c’indurre in tentazione» superiore alle nostre forze: Gesù continui a vincere in noi le tentazioni che ha sperimentato e vinto in se stesso. La tentazione è inevitabile alla persona umana, è una prova come mezzo necessario per la crescita. Papà, essa non ci vinca. E nulla ci vince quando tu sei con noi, dato che noi ricorriamo a te.

A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché trovate in me il rapporto di costante amicizia con lui. «Se uno ha un amico e va da lui a dirgli: Amico, prestami tre pani per un amico che viene da un viaggio; vi dico che se anche non glieli dà per amicizia, glieli dà per l’insistenza». Sono fra due amici: il Padre e te, intercedo presso di lui per te; gli dico: Padre, il mio amico è in un viaggio che può compiere solo con te, me e il nostro Spirito, come con tre pani; conosco la sua necessità e la tua sollecitudine; io dono me stesso a lui, e in lui continuo a intercedere presso di te a favore di ogni persona: prego in loro, prego per loro io pregato da loro.
A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché trovate in me il rapporto d’intima comunione con lui. «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!». Non solo ti comunico la mia vita presso il Padre, ma desidero ardentemente che tu la possieda; unica condizione è che tu la chieda; per questo ti dico di chiedere ciò che lo stesso Padre desidera donarti: cioè, lo Spirito Santo, che è la Comunione fra me e il Padre. Non un dono o ogni dono; ma la fonte di ogni dono diventa il tuo unico Bene; e il Padre te lo dà prontamente.
Il povero invoca e Dio lo ascolta.

A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché trovate in me fatto uomo il vero rapporto con lui. «Il Signore disse: Voglio vedere se le città di Sodoma e Gomorra hanno fatto tutto quel male. – Abramo gli disse: Sterminerai il giusto con l’empio? Non perdonerai per riguardo a 50 giusti che vi si trovano?– Per riguardo a loro perdonerò». Non è possibile che «Dio faccia perire il giusto con l’empio»; ma tu non sei «giusto: non c’è un giusto sulla terra!». Non meriti la salvezza. Perché tu possa non solo vivere, ma avere una vita piena, vivere il mio rapporto d’intima comunione con il Padre, mi sono fatto uomo, tutt’uno con l’umanità, con te, con ciascuno indistintamente, come sono tutt’uno con il Padre; sono vero Dio, vero Uomo Inter-Cessore: da una parte, l’umanità iniqua e indivisibile fra me e gli ingiusti; dall’altra, il Padre mio con me suo amico, Figlio Prediletto.
A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché solo in me cercate e trovate il vero rapporto con lui. «Abramo riprese: E se i giusti sono solo quarantacinque? Quaranta? Trenta? Venti? Dieci? – Rispose: Non la distruggerò per riguardo ai 45, 40, 30, 20, 10». Gesù è il vero Abramo che chiede e ottiene, perché Gesù è Dio alla pari con Dio suo Padre. Abramo è amico di Dio, ma è pur sempre un semplice uomo che deve chiedere a Dio di poter «osare di parlare ancora»; e non gli basta la preghiera «insistente» per salvare le due città; il «valore» della sua preghiera può essere valutato «sei su sette» domande. Cioè, Gesù è l’unico necessario perché non solo le due città, di Sodoma e Gomorra, ma l’intera umanità sia salva. Non si tratta più di «insistenza» nel pregare, ma di una nuova amicizia assoluta e inaudita: Gesù è il primo e l’unico uomo che può rivolgersi a Dio come «Abbà: babbo caro». Dalla bocca di Gesù il Padre ascolta per la prima volta una parola che lo colpisce nell’intimo: Gesù è veramente il figlio «uscito dal suo seno» (Gv 1,18). La Parola di Gesù, pur restando pienamente umana, risponde pienamente all’amore illimitato del Padre; così la Misericordia diventa Giustizia: divenuto uomo per la comune Misericordia del Padre, il Figlio rende partecipi del suo rapporto con il Padre peccatori ed estranei: li autorizza a ripetere quest’unica sua parola: “Abbà = Babbo mio”. Ogni uomo in Gesù è giusto per la giustizia di Amore Spirito Santo del Figlio e del Padre comunicato all’umanità assunta. Così innestati in Gesù, come tralci nella vite, in lui rimaniamo e portiamo frutto di vita: il frutto del suo rapporto con il Padre.
Il povero invoca e Dio lo ascolta.

A Dio voi dite: “Papà nostro”, perché per me, con me, in me voi siete in rapporto con lui. Ecco il fondamento della nostra esistenza: «Con Cristo siete stati sepolti nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati per la fede nella Potenza (Spirito Santo) di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati». La fede in Gesù, l’accoglienza della potente sua opera dal Padre mediante lo Spirito Santo, il segno sacramentale del battesimo, immersione in lui che l’accompagna ed esprime, è la vostra preghiera nuova ed efficace, fatta non tanto di parole, ma del vostro rapporto personale, intimo di risorto con Cristo in Dio. E nell’amore della passione di Gesù è bruciato il libro di tutte le miserie e di tutti i peccati degli uomini.
Il povero invoca e Dio lo ascolta.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Il povero invoca e Dio lo ascolta,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui, nostro fratello e salvatore, ci riveli il mistero della preghiera filiale;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
pane e vino sono trasformati in Cristo, presente in atto d’intercedere e farci crescere nel tuo amore;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
santificando la nostra vita presente egli ci guida alla felicità senza fine;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
sepolti con lui nel battesimo, risuscitati insieme a lui per la fede nella tua potenza, dài loro la tua vita;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità redenta per l’intercessione del tuo Figlio, fatta partecipe del tuo regno senza fine.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’intercessione:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Abramo intercede per i suoi concittadini;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Dio fa Abramo partecipe del suo desiderio di salvare le città di Sodoma e Gomorra;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù vero Dio si fa vero uomo per salvare l’uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: i credenti in Cristo partecipano alla sua efficace intercessione per i fratelli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: tutta l’umanità in Cristo, intercessore, vive in Dio.

Preghiamo: O Padre, che nel tuo Figlio ci comandi: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, perché il Padre vostro sa di che avete bisogno; concedi al tuo popolo, battezzato nel tuo Figlio fatto povero, d’invocarti ed essere ascoltato. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Vedi il testo nel messalino:
tempo ordinario, 16ª domenica – anno C – 18 luglio 2004.

LA PAROLA A PAROLE MIE

frase chiave delle letture:

BUSSATE ALLA MIA PORTA DI PAPÀ.

VANGELO (Luca 11,1-13)
Un giorno Gesù stava pregando di nascosto, con grande umiltà. Un discepolo vedendolo gli chiese: “Anche io vorrei pregare come te. Perché non mi insegni?”. Gesù allora disse: “Quando pregate rivolgetevi a Dio come figli che parlano col Padre. Innanzitutto riconoscete la Sua grandezza, mostrandovi sempre pronti a fare la Sua volontà. Poi chiedetegli di non farvi mancare il necessario. E poi supplicate il Suo perdono, promettendo anche voi di perdonare sempre i fratelli. Infine chiedetegli di proteggervi: di starvi sempre accanto.
Non abbiate paura di BUSSARE ALLA PORTA di Dio: perché Lui vi ascolta. Se voi di notte BUSSATE ALLA PORTA di un vicino, per chiedergli qualcosa da mangiare (magari perché è arrivato un ospite all’improvviso), state certi che vi aprirà. Anche se non ne ha voglia, lo farà almeno per togliervi dai piedi. Bene, se vi ascolta anche un amico poco disponibile, figuriamoci il Signore che è vostro Padre!
Se un figlio ha voglia di pesce, quale padre gli farà mangiare serpenti? E se un bambino vuole un uovo, quale genitore gli cucinerà scarafaggi? Tutti i padri, anche i peggiori, danno cose buone ai loro figli. Figuriamoci Dio che è un Padre buonissimo! Chiedetegli cose buone e Lui ve le darà. Di qualsiasi cosa abbiate bisogno, rivolgetevi a Lui. Senza paura: BUSSATE ALLA SUA PORTA!”.

PRIMA LETTURA (Gènesi 18,20-21.23-32)
Il Signore voleva distruggere le città di Sòdoma e Gomòrra, perché i suoi abitanti erano cattivi e violenti. Ma Abramo lo supplicava dicendo: “Mio Signore, in quelle città potrebbero esserci anche persone buone, ti sembra giusto che anche loro vengano puniti?”. Allora il Signore, commosso, rispose: “E va bene, se vi troverò almeno 50 persone giuste, non le distruggerò!”.
Ma Abramo BUSSO’ di nuovo ALLA PORTA di Dio, dicendo: “Scusami Signore, se mi permetto di insistere. E se invece di 50 ne troverai 45, li farai morire lo stesso?”. E il Signore: “E va bene, facciamo 45 …”. Insomma, Abramo BUSSO’ tante di quelle volte ALLA PORTA di Dio che, scalando ogni volta, ottenne che con appena 10 giusti, quelle città si sarebbero salvate. E’ proprio vero: il Signore dà a chi chiede. Ascolta, chi lo prega. Apre sempre, a chi BUSSA ALLA SUA PORTA!

SECONDA LETTURA (Paolo ai Colossèsi 2,12-14
Cari amici, i nostri peccati sono stati sepolti, nella tomba di Cristo. Ed ora come Lui, anche noi siamo resuscitati. Dio ha strappato le nostre cambiali, inchiodandole alla croce. Col battesimo ci ha lavati, ci ha puliti dentro. Ci ha aperto LA PORTA del suo regno di felicità!

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 137,1-8)
Ti ringrazio mio Dio, perché quando ti parlo mi ascolti. Quando BUSSO ALLA TUA PORTA, mi apri. La tua generosità è infinità, al di là di ogni attesa. Tu ti metti contro i superbi, ma ti prendi cura degli umili. Quando sono triste, mi risollevi. Mi riempi di gioia, quando BUSSO ALLA TUA PORTA!

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