27-06-2004-Ordinario-C-dom13

27/06/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 13 DOMENICA – 2004

13ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 27 Giugno 2004

Vi faccio liberi senza rimpianti.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi: ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Leggendo i testi, diveniamo coscienti di ciò che il Signore Gesù ha compiuto in sé e ora attua in noi (Vedi LETTURE). A ciascuno Egli dice una parola efficace, per esempio oggi (Ant. Com.):
Gesù andò decisamente verso Gerusalemme incontro alla sua Passione.
Gesù suscita in noi anche la risposta. La formuliamo con il Versetto Responsoriale:
Sei tu, Signore, l’unico mio bene.
Questo colloquio di Dio con l’uomo, fatto di Parola e di Risposta, cresce con l’orante che cerca il Signore.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Ci lasciamo preparare alla celebrazione con la comunione nello Spirito Santo, rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce dell’antifona alla comunione: così conosciamo e favoriamo ciò che Gesù attua in noi. Con lo Spirito e la Sposa aderiamo a Gesù che viene per noi e per tutta l’umanità, e diciamo: “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù, che sta venendo, dice: “Sì, ecco io vengo, Chiesa che sei in…”, N, (tuo nome). Ti faccio libero senza rimpianti.
Ti rendo capace di aderire a me liberamente.
Gesù precisa: Vado decisamente verso la meta con l’intenzione di rendere tutti liberi (Vangelo). Gesù è il vero Elia che dona a tutti la sua libertà; infatti, si deve lavorare per vivere, come Eliseo; ma non basta. Per la tua piena realizzazione vieni e seguimi (prima lettura). Fondamento dell’esistenza umana è questa vocazione alla vera libertà: aderire gioiosamente alla persona di Gesù senza rimpianti (seconda lettura). L’assemblea di coloro che si lasciano attirare da Gesù, rivelatore della verità che la fa libera, acclama riunita in un solo corpo: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene”. E venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rendervi interiormente liberi, nel simbolo dell’«andare» e «seguire»: chi «cammina dietro a me» trova la libertà, e nell’andare cresce fino all’età matura del Cristo, unico suo bene. – Popoli tutti, battete le mani, acclamate con voci di gioia a Dio che vi libera da ogni schiavitù.
Vi faccio liberi miei messaggeri, in viaggio con me verso la meta. «Mentre stavano per compiersi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri». Parole chiavi sono: «compiersi», «si diresse decisamente», «mandò avanti».
«Compiersi»: mentre i giorni si compiono, si colmano come una barca si riempie di acqua; si conclude una data fase, come a Pentecoste si conclude il periodo di attesa dello Spirito; e una data realtà si completa, come una decisione da prendere.
«Si diresse decisamente»: la decisione di Gesù riguarda il viaggio da intraprendere verso la meta, Gerusalemme, e quanto essa comporta secondo la volontà del Padre. Decisione, quella presa da Gesù d’intraprendere il viaggio, che si può paragonare a una freccia scoccata. Il suo bersaglio non è ancora raggiunto, ma è ormai sicuro; l’evento non è ancora completo, ma è inevitabile, perché la freccia è scoccata, cioè Gesù «indurisce il volto come di pietra” (Is 50,6s): fa un’opzione fondamentale che abbraccia tutta la sua vita, e «si dirige verso Gerusalemme». Il percorso della freccia è ancora in atto, ma è determinato. Tutto ormai si realizza secondo l’adesione al progetto fissato. La decisione che Gesù ha preso è bellissima, è «gioia» per Gesù stesso, per il Padre e per tutti noi. «Egli, in vista della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio (Ebr 12,2). Gesù stesso, giunto a Gerusalemme, rivela la sua gioia mentre è a tavola con i discepoli, dicendo loro: “Ho tanto desiderato «ardentemente» mangiare questa pasqua con voi!” (Lc 22,15). Secondo Luca il viaggio verso Gerusalemme è simbolo di tutta la vita di Gesù. Effettivamente prende tutto il centro del suo vangelo, dal capitolo 9,51 al capitolo 19,28. Dieci capitoli su ventiquattro. Gesù ha condotto una bella vita gioiosa nell’amarci senza rimpianti.
«Mandò avanti» Giacomo e Giovanni, che rappresentano tutti gli uomini. «Freccia scoccata e giunta a bersaglio” nella persona di Gesù (tolto dal mondo) con la sua passione, morte, risurrezione, ascensione e missione dello Spirito Santo a Pentecoste, in ogni persona e in ogni comunità è sempre «freccia» in atto di raggiungere il bersaglio. In questa celebrazione Gesù si rende presente come mandato dal Padre, deciso di attuare in noi, nel viaggio della nostra esistenza, il progetto che ha realizzato in se stesso. Progetto di ascensione fino a giungere “là dove sono io”, dice Gesù. Progetto rappresentato simbolicamente come un viaggio più interiore che geografico. Verso la «Gerusalemme» che quindi non è più una semplice città, ma simbolo anche della nostra esistenza e della venuta o viaggio di Gesù per noi. Scopo di tutto è la nostra comunione con Dio, «sua Città» desiderata ardentemente dal Padre, da Gesù suo Figlio e dallo Spirito Santo. Viaggio o processo educativo dei discepoli da parte di Gesù. Conosco tutta la sofferenza che devo incontrare per realizzare questo progetto, dice Gesù; decido di abbracciarla con amore: in tutto me stesso. Città di Gerusalemme è la stessa mia comunità, la mia Chiesa: è tutta l’umanità. Tu ne fai parte: nella tua esistenza sei fatto partecipe allo stesso mio viaggio suesposto. Non mi imiti ma mi segui: lasci che io attui in te ciò che ho compiuto in me stesso. Impari a conoscere come è impostata la tua esistenza, per un’ottima riuscita della tua personalità, come la mia. Ed ecco il processo educativo: con me sei rifiutato, ma presenti a me i sentimenti che io ho posto in te, il tuo modo di affrontare la situazione; e sei disponibile ad essere corretto e aiutato. Non temere: io ho vinto il mondo, e ora lo vinco in te, in ogni persona che si affida a me. Io ti formo e ti rendo capace di rispondere al male con il bene: vinci la non-accoglienza, come quella di Giacomo e Giovanni da parte dei samaritani, con l’accoglienza che come loro tu apprendi da me. Alla fine io vinco in te ogni difficoltà, ogni male, e suscito in te la virtù opposta: spesso nulla ti parla di un dato bene che ci dovrebbe essere, più del male causato dalla sua assenza: nell’incomprensione intuisci chiara, per esempio, la comprensione reciproca. Le difficoltà quindi non impediscono il nostro viaggio: camminando insieme vedrai scavalcata come per incanto ogni difficoltà nel tuo procedere verso la meta. – Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Ti faccio libero di partecipare alla mia vita. «Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Séguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”».
«Mentre Gesù va» Gesù è la «Via» che conduce al Padre nel «mentre» del suo andare per la strada verso altri villaggi, fino al nostro «villaggio». Dovunque va, Gesù associa a sé e manda avanti suoi messaggeri con le sue prerogative, in un rapporto individuale, personale, come il rapporto di Gesù con il Padre. Gesù ha deciso chiaramente per la sua vita. Gli uomini non sono in grado di decidere ciò che ancora non sanno. Gesù li conduce gradualmente alla libera decisione per la sua persona mediante la storia.

Ti faccio libero da sicurezze su cose: da beni materiali; puoi stare senza «dove posare il capo»: senza riposare su tuoi programmi; puoi muoverti «dovunque», ma fermo nella meta: nell’ascolto dello Spirito, e riposare nella testimonianza degli apostoli che dicono: «Lo Spirito Santo e noi». Non ti mando a predicare una bella dottrina, ma a fare esperienza di emarginato, perseguitato, crocifisso: come me, in me. Privo di ogni sicurezza umana sei sicuro solo di «posare il capo» in me, come io nel Padre; con la fondata certezza di risorgere con me. Comunanza di destino per chi sceglie Gesù. – «Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene”. Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita».
Ti faccio libero di annunziare il regno. «A un altro Gesù disse: “Séguimi”; e: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio”». Libero da sicurezze per opera di Gesù, sei libero anche dal prendere qualsiasi iniziativa, se non quella di aderire alla vita che Dio ti procura in Gesù che ti dice: “Séguimi”. Tu impari a dare priorità assoluta al Signore nei fatti della tua esistenza. Tutto, ogni valore e ogni legge, è subordinato alla nuova realtà definitiva proposta da Dio in Gesù. In rapporto con me, dice Gesù, vivi la vita nuova della mia risurrezione, sai vedere la presenza del Dio che regna in me risorto da morte anche di fronte a ogni morte, raffigurata nel parente più caro come può essere anche tuo padre. – Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. .
Libero da rimpianti, ti faccio adatto per il regno di Dio. Quando, come ora, preferisci il Signore Gesù, e fai un’opzione fondamentale per lui, gli dici: “Ti seguirò”. E Gesù ti fa il dono di accogliere il suo primato sopra ogni cosa, e rimettere tutto te stesso al suo progetto. Ti sarà istintivo non volgerti indietro. Non ti accadrà di voltarti indietro, lontano da Gesù, come chi arando traccia un solco storto. A Eliseo, di fronte ad Elia, era possibile guardare indietro; ora a te, di fronte a Gesù, non è più possibile: l’ora si è fatta urgente. Ben più di Elia e di Eliseo c’è qui: c’è Gesù, che di sua iniziativa ti fa suo messaggero, ti dà la capacità di vedere il senso profondo delle cose in Dio. Anche la fedeltà nei semplici rapporti umani allora è impegnativa, come è impegnativo arare un solco diritto in terreno sassoso (tipo quello della Palestina). Ti è possibile vivere nel mio regno, cioè con me, alla mia presenza ogni rapporto, dice Gesù, perché io ti rendo capace di tenere lo sguardo fisso su di me senza rimpianti! Concittadino dei santi, familiare di Dio, con me sei proteso verso la Gerusalemme della totale donazione; e muovi deciso verso un’altra meta: un altro livello di vita. – «Mi indichi il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra»..
Sei tu, Signore, il mio unico bene.

Ti faccio libero: tutta la tua vita è predisposta da Dio per il mio regno. «Dice il Signore ad Elia: Ungerai Eliseo figlio di Safat di Abel Mecola come profeta al tuo posto». Non sei messaggero di tua iniziativa: io mando te, come il Padre ha mandato me; tu annunzi me come io annunzio il Padre; chi non accoglie te, non accoglie me, non accoglie il Padre. – «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice; nelle tue mani è la mia vita».
Ti faccio libero: io continuo in te il mio annunzio del regno. «Elia gettò addosso ad Eliseo il suo mantello e gli disse: Sai bene cosa ho fatto di te». Come Elia e più che Elia mi muovo a fare ciò che il Padre mi ha comandato con disponibilità eseguo il suo progetto e con la stessa disponibilità, senza invidia, getto su di te il mantello della mia vita: ti rendo partecipe del mio regno, della mia intima comunione con il Padre secondo la sua volontà. Sei tu, Signore, il mio unico bene.
Ti faccio libero: in te io trasformo ogni cosa in nutrimento e festa per tutti. «Eliseo con gli attrezzi per arare fece cuocere la carne dei buoi, la diede alla gente, perché la mangiasse». Con i tuoi strumenti di lavoro io ti rendo atto a un nuovo servizio. Come mio messaggero ti faccio capace di compiere tre operazioni. 1. trasformare ogni cosa (esempio l’aratro e altri strumenti di lavoro) in strumenti di bene per gli uomini; 2. usarli come strumenti di vita, di regno; 3. per il dono di me stesso in nutrimento e festa per tutti. – Sei tu, Signore, il mio unico bene.
Sei tu, Signore, il mio unico bene.

Ti faccio libero: ti rendo «saldo nella libertà dal peccato». «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù». Mentre mi rendo presente in atto di muovermi decisamente verso Gerusalemme, ti rendo libero dal ricambiare il male con il male (la non-accoglienza dei samaritani con il fuoco), dalla schiavitù dei beni materiali e dall’agire a livello puramente umano (seppellire i morti, salutare i parenti, rimpiangere il passato) e ti rendo capace di perseverare: come io mi dirigo decisamente verso la mia morte e risurrezione, così do a te, che ora mi accogli, di essere saldo nella libertà dal peccato. Sei tu, Signore, il mio unico bene.
Ti faccio libero strumento di carità. «Siete stati chiamati a libertà: mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri». La libertà dal male in te è frutto dello Spirito Santo che opera e si manifesta nel servizio reciproco, mosso dall’amare gli altri nello stesso mio amore; esso non si accorda con l’agire dell’uomo: mentre l’agire nel mio amore porta all’unità e alla vita, l’agire egoistico dell’uomo porta alla divisione e alla morte. – Sei tu, Signore, il mio unico bene.
Ti faccio libero: capace di camminare secondo lo Spirito. «Camminate secondo lo Spirito; se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge». Tu ora, come tutti i miei fedeli, scegli di vivere sotto la mozione dello Spirito; esperimenti il dono dello Spirito che è il dominio di te, e vinci in te le tendenze egoistiche che sono in contrasto con ciò che è di Dio. Lo Spirito ti preserva dal male dandoti la forza di operare ciò che ti suggerisce nell’intimo e tu così fai spontaneamente ciò che devi fare secondo Dio: questa è la libertà che io ti ottengo lasciandomi togliere dal mondo. – Ti rendo grazie, Signore, perché mi hai liberato.
Sei tu, Signore, il mio unico bene.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Sei tu, Signore, il mio unico bene,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
per darci l’intima comunione con te egli muove decisamente incontro alla sua passione;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
che trasforma pane, vino, rende presente Gesù in atto di farci aderire a lui;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
uniti a lui dall’amore che egli ci ha meritato, portiamo frutti che rimangono per sempre;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
nel suo viaggio verso la Gerusalemme celeste egli ci ha associati e portati con sé;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità redenta dal tuo Figlio, fatta partecipe del tuo regno di vita definitiva.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Viaggio:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: viaggio, geografico dalla Galilea a Gerusalemme;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: viaggio, profetico del mantello da Elia a Eliseo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: viaggio, divino di Gesù dalla terra al cielo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: viaggio, missionario dei discepoli mandati da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: viaggio, beato dell’umanità dalla Gerusalemme terrestre a quella celeste.

Preghiamo:
O Padre, che hai mandato Gesù , luce del mondo, perché chi segue lui abbia la luce della vita; fa’ che tutta l’umanità ti acclami unico suo bene. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).