02/05/2004 – T. PASQUALE – ANNO C – 4 DOMENICA – 2004
4ª DOMENICA DI PASQUA
Anno C – 2 Maggio 2004
«Io offro la vita per voi».
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del vers. al vang.:
Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.
(Cogliamo il senso delle parole di Gesù alla Comunione confrontandole con il vang., I e II lettura).
Io do la vita per voi: tutti siete miei. Io offro la vita. La vita definitiva di Dio: «inseparabile dal Padre», mi sono fatto «inseparabile da voi», che in me ora divenite con me «inseparabili dal Padre». Nessuno mi toglie la vita. La offro da me stesso (vangelo). Anche i pagani si rallegrano e glorificano questa tua Parola, Gesù, tramite i tuoi discepoli; e abbracciano la fede tutti quelli che sono destinati alla vita di Dio (prima lettura). Gesù, Agnello immolato, sei il nostro Pastore: non ci fai mancare di nulla, ci guidi alle fonti delle acque della vita (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di guidarvi al Padre e donarvi la vita di Dio, nel simbolo del buon Pastore. – Tu ci hai fatti, Signore: noi siamo tuoi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo. Ti rendiamo grazie.
Io do la vita per voi: siete nella mia intimità tutti voi che mi accogliete. «Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco, esse mi seguono». Cioè: Nella comunione sacramentale voi ricevete me mediante la mia umanità; mediante la stessa mia umanità io mi rendo presente in voi e vi riconosco come miei, e voi vivete di quella mia vita che io ho dal Padre. Mi ascolta chi aderisce alla mia persona: chi mi segue nella dedizione incondizionata al bene degli altri. Tu lasci entrare in te la vita nuova del mio Spirito dal Padre, che porta a compimento ogni mia opera nel mondo. Esperimenti la mia vita definitiva! Ognuno esiste perché è riconosciuto. Ciascuno riconosce e fa esistere ciò che gli appartiene. Io «riconosco» chi «ascolta la mia voce» e celebra la mia parola: chi mi riconosce suo Signore e Maestro. Solo per questo mi può seguire, perché riconosce la mia voce, diversa da quella di qualsiasi altro. Io ti riconosco nell’assoluta mia originalità e libertà di Signore e Dio, divenuto tuo fratello. Io ti riconosco e suscito in te «ascolto» e «sequela». Tu riconosci che senza di me non saresti quello che sei. Io vi riconosco come coloro che mi riconoscono e mi seguono: sono a servizio di ciascuno con l’unico interesse: che ognuno, esistente a mia immagine, divenga simile a me nella dedizione agli altri. Essere «riconoscenti» da me, per voi vuol dire essere situati nella verità e nella realtà di Dio. E voi «riconoscete» che senza di me non sareste quello che siete. – Riconosciamo che tu ci hai fatti, Signore, e noi siamo tuoi.
Io do la vita per voi: la vita eterna, la vita di Dio. «Io do loro vita definitiva». Do la vita, come segno di amore gratuito. Comunico la vita che supera la morte; così tu hai la vita per sempre. Non hai infatti una qualche vita, ma la mia stessa vita: eterna, divina, sicura, «definitiva». Non perirete mai nella Vita superiore ad ogni altra vita: «nessuno vi rapirà dalla mia mano». Non perirete per mano di ladri, non sarete afferrati dal maligno, perché io, il Buon Pastore, difendo i miei fino a dare la mia vita. Io e nessun altro dà la vita in pienezza; io manifesto in pienezza il volto del Padre; io solo posso radunare il mio gregge. Questo è il «giorno», cioè tutto il tempo come unico giorno, della vittoria: non c’è più ricordo, ma remissione o condono dei peccati; non menzione e minacce di falsi pastori come una volta, nella festa della dedicazione del tempio (Ezechiele 34, testo letto nella festa della dedicazione). Io sono il Signore, il Pastore buono: Dio ha promesso, ed ecco, mantiene la promessa di pascere il suo gregge in prima persona. Voi, il «mio» gregge; io, il Pastore che vi porto al pascolo: in «prima» persona. È superato anche il fatto che i giudei prendano pietre per lapidarmi: sono risorto, sono sempre con voi, e voi con me. L’unico modo di rapire una pecora: un fratello, una sorella dalla mia mano, dalla mano del Padre mio, è rapire dal cuore del fratello e della sorella il bene prezioso della «conoscenza» di me, unico Pastore, Figlio in comunione col Padre. Ma, ecco: io ve ne rendo coscienti, io custodisco in te, in voi la mia conoscenza, la mia Parola; io provvedo che voi mi ascoltiate, mi accogliate, come ora mi accogliete. – Signore, tu ci hai fatti, e noi siamo tuoi: tuo popolo e gregge del tuo pascolo.
Io do la vita per voi: la mia vita è con il Padre; nessuno può rapirvi dal Padre. «Ciò che il Padre mi ha affidato, mi importa più di tutto. Nessuno può strappare nulla dalle mani del Padre. Egli è il più forte di tutti. Io e il Padre siamo una cosa sola». A me come al Padre mio importa il risultato della nostra opera: comunicare a tutti la nostra vita definitiva. Nessun essere maligno può strappare la vita dalla mano del Padre che è il più forte. Il cieco nato (Gv 9) è nelle mie mani come nelle mani del Padre. Nessuno lo può rapire. Ogni persona è come quel cieco. Io, il Figlio, conosco il Padre, gli obbedisco, cioè gli aderisco totalmente, mi lascio guidare da lui. «Io e il Padre siamo una cosa sola». L’umanità che ho assunto è il nuovo Santuario. In me, visibile, si rende presente il Padre, invisibile. In me e nel Padre agisce lo stesso Spirito. Tutti possono vedere come porto a compimento nella bontà il disegno della sua opera creatrice. Nulla è più grande del Padre, e di me nel Padre. Il nostro Spirito di Amore è l’ultimo appello. Non esiste altro su cui ti puoi appoggiare per giudicarlo. O accetti o rifiuti l’Amore. La vita definitiva sta nella sequela, nell’obbedienza: nella piena adesione all’Amore che fa vivere e agire dal di dentro. Aderendo a me e al Padre, come quel cieco, voi divenite «simili all’Altissimo». Il Figlio impara dal Padre, e voi dal Figlio. Non più obbedienza a leggi esterne: non più schiavitù; ma piena adesione alla mia Persona di Pastore benevolo. Vita piena, comunione perfetta, fiducia che scaccia timori e supera difficoltà o persecuzioni, sono possibili a tutti. Accogliendo me infatti possiedi tutto questo, come chi è amico del re partecipa alla regalità di tutto il suo regno. Vita tu chiedi, e ti è concessa «gioia di vivere»; conoscenza tu cerchi, e trovi in te i «pensieri di Dio». – La tua parola, Signore, ha creato i cieli, la tua bontà riempie la terra».
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Io do la vita per voi: vi do la mia autorità. «Paolo e Barnaba entrarono nella sinagoga e si sedettero». Tramite Paolo e Barnaba, che mi accolgono, io stesso arrivo nella sinagoga, dando loro autorità. Paolo e Barnaba sono uomini come gli altri, si atteggiano a persone che frequentano la sinagoga come sempre; ma sono coscienti di portare una nuova presenza del Signore, la presenza in assoluto: il Compimento di tutte le promesse di Dio. – «Tu ci hai fatti e noi siamo tuoi».
Io do la vita per voi: vi amo, e voi rimanete nel mio amore. «Molti li seguirono». Sentono annunziare la novità che si aspettano: finalmente è arrivata! Ora rimane loro una sola cosa da fare: essere perseveranti nell’ascolto della Parola che dà forza e fa vivere. La mia parola suscita ciò che dice: rende capaci di ascolto, conoscenza, sequela come ho detto: «Io conosco le mie pecore ed esse mi seguono». – Signore, siamo tuo popolo, gregge del tuo pascolo.
Io do la vita per voi: per tutti fino all’estremità della terra. Paolo e Barnaba lo riconoscono e dichiarano: «Noi ci rivolgiamo ai pagani». La risposta alla parola di Dio per bocca di Paolo e Barnaba non è facoltativa: essa è la stessa parola di Gesù. Sono «parole di grazia» che escono dalla loro bocca come uscivano dalla bocca di Gesù nella sinagoga di Nazaret: con la stessa forza di attuazione. Accogliere Gesù e la sua Parola, significa conoscere la grazia del Signore, respingerla equivale a «bestemmiare» il nome di Dio. Paolo e Barnaba ne sono coscienti e dichiarano: Visto che voi, giudei, respingete la Parola, «noi ci rivolgiamo ai pagani». Il Signore, infatti, ha detto: «Io ti ho posto come Luce per le Genti». È la stessa qualifica che Simeone riconosce a Gesù, dicendo: «Luce per illuminare le Genti». Così nella predicazione degli apostoli resta intatta e continua la forza della predicazione di Gesù. – «Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza». –
Io do la vita per voi: e in voi che mi accogliete continuo a offrire la vita agli altri. «Abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita definitiva». «Abbracciare la fede» vuol dire «accogliere la vita donata», e «trasmettere il dono della vita gratuitamente ricevuta». Il dono della vita, che fa vivere, diviene criterio di valutazione; cioè puoi valutare e dire: Questa persona è di Dio e ha la vita definitiva, perché è pronta a dare la vita per far vivere altre persone. Nessuno infatti ha una amore più grande di Dio e di chi dà la vita per gli altri come Dio. Tutti sono destinati al dono della vita definitiva, e in Cristo tutti sono capaci di dare la vita per gli altri. Grande è il dono della libera adesione a Gesù che sempre ci accompagna nella gioia! «I pagani si rallegrano e glorificano la parola di Dio». Lo Spirito di Gesù apre le porte di molti cuori che celebrano la Parola del Signore: decidono di rallegrarsi e lodare. Non è un «rallegrarsi» superficiale, ma profondo: inerente all’adesione alla Persona di Gesù. – «Presentatevi a lui con esultanza!».
Io do la vita per voi: non avrete la pace del mondo, ma la pace che io vi do, vivendo in voi. «Suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba». «Persecuzione» da parte dei giudei, «gioia» nei discepoli. Paolo e Barnaba se ne vanno; ma rimane la polvere che scuotono dai piedi, e la loro voce che risuona nell’aria. Il Risorto sa entrare a porte chiuse nel cenacolo. Ora penetra nel profondo di ogni cuore. Paolo e Barnaba vanno a Iconio, lasciano discepoli pieni di «gioia e di Spirito Santo». Vi torneranno a rinfrancare la fede. Ma lo scopo essenziale è raggiunto: comunicare «gioia nello Spirito Santo!». – Servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza».
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Io do la vita per voi: nessuno vi ama con un amore più grande. Il mio amore vi fa simili all’Altissimo nella misericordia. «Una moltitudine stava in piedi davanti al trono e all’agnello». Il mio amore vi fa risorgere, e voi state davanti al Padre nel mio amore, immersi «battezzati» in me. La comunità è nella persecuzione, ma testimonia Cristo con il ricordo dell’amore; si chiama «martirio»; prova consolazione: si moltiplica la discendenza dei vittoriosi con la palma del martirio, della testimonianza d’amore. Gesù li riconosce con il sigillo dell’appartenenza a lui. – Signore, noi siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.
Io do la vita per voi: il mio sangue vi redime; non avete altra salvezza. «Io ho vinto il mondo, non temete». Siate sicuri come quelli che «hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello». Un anziano, uno di quella moltitudine di giusti spiega: “Essi sono passati attraverso la grande tribolazione”, sono fatti degni della passione di Gesù. La sofferenza umana è assunta in «amore che salva»: ci fa stare davanti al trono di Dio, partecipi del suo servizio; ci fa godere la dimora divina, come familiari dell’Altissimo. – Padre, ti rendiamo grazie, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.
Io do la vita per voi: e voi sperimentate la pienezza della Vita. «L’agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita», cioè quelli che cercano la giustizia, non soffrirete più né fame né sete per essa nella loro esistenza, perché non manca loro più nulla. Anzi, mediante la persecuzione, la comunità s’irrobustisce nell’esercizio dell’amore, diventa sempre più certa che l’Agnello è il loro «bel Pastore, che li guida alle fonti della acque della vita». – Signore, «tu sei il mio pastore: non manco di nulla».
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui riveli le meraviglie del tuo amore di Pastore;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù Cristo, nostro Pastore, è in mezzo a noi, ci guida ai pascoli della vita;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
la nostra vita in lui è a te gradita come la sua grande tribolazione per la salvezza del mondo;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
davanti a te e all’Agnello, in vesti candide, e nelle mani le palme della vittoria;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dalla moltitudine immensa dei giusti che ti servono, per Cristo, con Cristo e in Cristo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Bel Pastore:B>
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pastore, l’uomo che vive una vita insieme alle sue pecore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza il pastore, Dio forma il suo popolo Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pastore, Gesù nella grande tribolazione si offre per i fratelli;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pastore, Gesù nei suoi ministri e nell’assemblea dei fedeli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il pastore, Gesù dell’umanità nella nuova Gerusalemme.
Preghiamo: –
Padre, che hai risuscitato Cristo, Creatore del mondo e Salvatore degli uomini nella tua misericordia; concedi al tuo popolo di esaltarti perché lo hai liberato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).
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LA PAROLA A PAROLE MIE
La frase-chiave delle letture è:
IO DO LA VITA PER VOI. BUTTATEVI NELLE MIE BRACCIA!
VANGELO (Giovanni 10,27-30)
Un giorno Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono il vostro pastore e voi siete i miei agnellini. Vi sfamo e vi disseto, vi abbraccio e vi rendo felici. Vi chiamo e voi venite, accorrete ed io vi stringo TRA LE MIE BRACCIA. Io sono con voi, chi mai può farvi paura? Dio vi ha affidato a me, chi mai potrà farvi del male? Io vi amo, seguitemi. Vi voglio bene, BUTTATEVI NELLE MIE BRACCIA!”.
RIMA LETTURA (dagli Atti degli Apostoli 13,14.43-52)
Paolo e Bàrnaba, come due agnellini, avevano deciso di seguire Gesù e BUTTARSI NELLE SUE BRACCIA. Mentre un giorno parlavano di Lui nella sinagoga ebraica di Antiòchia, cominciarono ad essere insultati. Con calma e coraggio allora risposero: “Bene, noi avevamo il dovere di portare prima di tutto a voi ebrei, lo splendido messaggio di Gesù, che SI DONA A NOI, e c’invita a BUTTARCI NELLE SUE BRACCIA. Ma se lo rifiutate, non c’è problema: ci rivolgeremo ai pagani. Dio infatti ama allo stesso modo tutti gli uomini, senza preferenze!”.
Sentendosi parificati ai pagani, alcuni ebrei si imbestialirono. Altri invece si sentirono pieni di gioia e vollero diventare cristiani. Alcune donne allora, che dicevano di essere devote (ma erano solo intolleranti ed invidiose), chiesero alle autorità della zona di cacciarli dalla città. Ma Paolo e Bàrnaba non si scoraggiarono, anzi se ne andarono via pieni di Spirito Santo ed allegria. Sapevano di essere stati rifiutati dagli uomini, per essersi BUTTATI NELLE BRACCIA di Dio; ma intanto avevano annunziato GESÙ CHE SI DONA A TUTTI.
SECONDA LETTURA (dall’Apocalisse di Giovanni 7,9.14-17)
Io, Giovanni, ho visto in cielo molte persone stare accanto a Dio, stracolmi di felicità. Erano in tantissimi, di tutte le razze e religioni. Chiesi chi fossero e mi fu risposto: “Sono quelli che hanno accettato la grande passione di amore e di sofferenza del Signore in se stessi. E ora stanno sempre accanto a Lui, riempiti della Sua gioia. Non avranno mai più fame né sete, né mai più conosceranno il dolore. Come un Pastore con i suoi agnellini, Dio li sfama e li disseta, li consola e li rende felici. Vivranno per sempre con Lui, sereni tra le SUE BRACCIA! Sono tutti i fedeli di Gesù.
SALMO RESPONSORIALE (Salmo 99,2-3.5)
Ringraziate il Signore con gioia, perché ama sempre tutti gli uomini. Lui è il nostro Pastore e noi i suoi agnellini: ci chiama e ci raduna, ci guida e ci sta sempre accanto. Siamo suoi: BUTTIAMOCI E RIMANIAMO NELLE SUE BRACCIA!