28-03-2004-Quaresima-C-dom5

28/03/2004 – QUARESIMA – ANNO C – 5 DOMENICA – 2004

5ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno C – 28 Marzo 2004

In Gesù Dio si rivela «Parola che salva».

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Donna, nessuno ti ha condannata? Nessuno, Signore. Neppure io ti condanno: d’ora in poi non peccare più.

Io non ti condanno: la mia parola ti salva.
(Cogliamo il senso delle parole di Gesù alla Comunione confrontandole con il vang., I e II lettura).
Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva. In Gesù Dio si rivela «Parola che salva»: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra» (vangelo). «Ecco, faccio una cosa nuova» (prima lettura). Il bene che supera ogni cosa è la conoscenza di Cristo (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di raggiungervi con la mia misericordia perché sanati da ogni male, veniate con me nel cuore dei fratelli, nel simbolo di una nuova pianta che germoglia in primavera. – Grandi cose tu hai fatto per noi, Signore; ma riconduci ancora i tuoi prigionieri in questa celebrazione.
Io non ti condanno: sono venuto a salvarti. «Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio». Con la menzione del monte degli ulivi dell’alba l’evangelista richiama la comunità alla presenza del Cristo morto e risorto, presente come Salvatore di ogni persona raffigurata nella donna adultera. Gesù è il nuovo tempio con tutte le sue membra che ama e cura con infinita delicatezza. L’adultera è accusata nel tempio, luogo dove Gesù insegna, luogo della parola. Segue un fatto che spiega il senso di ciò che Gesù dice. L’insegnamento di Gesù è interrotto dai giudei che gli portano un caso concreto di una donna colta in fragrante adulterio. Scribi e farisei con questo intendono dire: Ti mostri misericordioso e salvi tutti? Ecco una caso contemplato da Mosè: un’adultera da lapidare secondo Mosè. Se l’assolvi sei contro Mosè e la legge di Dio. Se la condanni, non dici nulla di nuovo. – Ma proprio quando vogliono annullare così il suo insegnamento, rivelano nei fatti il senso profondo della misericordia di Dio in Gesù: proprio con l’adultera. Non ti condanna Gesù che cerca di accoglierti come la gallina i suoi pulcini; non ti condanna Gesù che «suda sangue» per te nell’orto degli ulivi; non ti condanna Gesù che muore, risorge «all’alba», e appare «pienezza di pace» a te, a «tutto il popolo» che l’accoglie; non ti condanna Gesù che tu condanni: ecco il contenuto del suo insegnamento. Ma questa è una possibilità di rivivere che sembra un sogno: «Grandi cose ha fatto il Signore per noi. Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia». – Gesù, ci fai partecipi dei tuoi sentimenti mettendoci in bocca le tue parole di pio israelita. Noi ti rendiamo grazie.
Io non ti condanno: te lo mostro con i fatti. «Scribi e farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio. Gli dicono: “Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e accusarlo». Il racconto del perdono dell’adultera è in primo luogo un episodio della lotta dei farisei contro Gesù. I farisei, mossi dallo spirito che animava Saulo prima di incontrare Gesù, si richiamano alla Legge di Mosè, non tanto per farla rispettare, quanto per mettere in difficoltà Gesù. Lo sentono parlare di misericordia. Loro lo mettono in contrasto con la lettera della Legge. Ascoltiamo e accogliamo Gesù perché la sua misericordia può essere troppo grande anche per noi, come lo è stata per i primi cristiani. Questo episodio infatti ha vagato per i vangeli da Luca, evangelista della compassione di Cristo, a Giovanni, ultimo vangelo (del 95 circa d.C.), dove letterariamente questo episodio è fuori posto: questo mostra che solo molto tardi la chiesa lo ha accolto e inserito dove ora si trova: in Giovanni. Motivo: Se si è così buoni come quel Papà dei due figli (vedi domenica scorsa), e quel Gesù che perdona anche l’adultera, allora non c’è più religione, allora si può fare quel che si vuole. – Gesù risponde: È proprio così, non c’è più religione! Non vale religione che predica salvezza per merito delle tue opere, come insegnano appunto tutte le religioni: «Comportati bene e ti meriti il paradiso». La vita è un rapporto, il paradiso è il sorriso gratuito di Dio verso di te peccatore. Attende che tu lo accolga. C’è solo la misericordia di Dio che ti salva. Non ti salvi per le tue opere, ma per pura misericordia di Dio che t’invita ad accoglierlo: ad avere un dialogo con lui. Dio ti chiama all’esistenza, e tu esisti. Dio ti dà la capacità di esserne cosciente, e tu rispondi: Eccomi. Dio ora si rende presente come Misericordia e tu gli aderisci. Non più religione fatta di pratiche esterne; ma fede, accoglienza della persona di Gesù. Tutte le pratiche religiose possono servire a conoscere e ad accogliere Gesù, non a salvarti, perché è lui che ti salva. E se non l’accogli, lui ti ama ugualmente. Alla fine solo la sua misericordia ti attira a sé. Quella Parola che finora non ha salvato nessuno, ora in bocca a Gesù è salvezza di Dio per tutti. Anzitutto rivela che siamo peccatori, come dicesse: accusando davanti a me una peccatrice vi mostrate «sette volte» peccatori, cioè ignorate che «il giusto pecca sette volte»: sempre; anche questo sta scritto in Mosè! Vi volete mostrare osservanti della legge; lapidate una peccatrice; la conducete a me, la ponete nel mezzo, cercate motivo di uccidermi; desiderate di trovarmi in contrasto con Mosè; vorreste trovarmi in contrasto anche con Dio; non considerate il vostro peccato: come non comunicate con la donna né con me, così non comunicate neanche con voi stessi. Questo è un modo umano di considerare e leggere la Scrittura: non come salvezza delle persone; ma codice di condanna: della donna e di Gesù che vi ama; vi parla e vi salva. – Ci sono infatti due modi di considerare e usare la parola di Dio. Primo modo, come un codice scritto per condannare le persone: l’adultera, per esempio, diventa un caso. I suoi accusatori non le rivolgono neanche una parola; è trattata come un oggetto di cui si parla. Usano la parola, la legge di Mosè, come strumento per giudicare e condannare gli altri. Anzi, usano la parola di Dio per condannare anche Gesù. Secondo modo di usare la Parola di Dio: come ora Gesù mostra a noi e a loro, cioè come parola personale di salvezza (segue prossimo paragrafo). – Meraviglia di fronte al Signore che rende possibile il sogno di ritorno alla vita: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ora fa il Signore per noi: ci colma di gioia.
Io non ti condanno: la mia parola in te non accolta ti condanna. «Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi». In bocca di Gesù la parola è salvezza. Gesù parla due volte: agli scribi e alla donna. Prima agli scribi: Non parla loro di peccato, ma di condono «in occasione» del peccato. Loro, come peccatori, lanciano pietre con parole mortifere, prendendo in mano anche pietre materiali. Gesù, innocente, non lancia pietre né parole offensive; ma in «tre momenti» giunge fino al loro cuore. Primo momento: Gesù ascolta in silenzio le accuse degli avversari. «Chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra». Gesù, affrontato pubblicamente, fa il minimo che possono comprendere le persone interessate. A scribi e farisei, competenti non solo della legge di Mosè, ma anche dei profeti, Gesù richiama con un gesto la parola di Geremia (17,13): «Quanti si allontanano da te, saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte d’acqua viva», il Signore; mentre il nome dei giusti è scritto nella palma della mano di Dio e rimane per sempre. – Il gesto di Gesù non è capito da chi non cerca Dio, ma è interessato solo a confermare e difendere la propria posizione. Allora «insistevano nell’interrogarlo». Secondo momento: al gesto allora Gesù aggiunge il senso con la sua parola, e dice: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Terzo momento: di nuovo nel silenzio Gesù conferma la parola con il gesto che richiama Geremia: «Chinatosi di nuovo, scriveva per terra». Giudicato, Gesù si fa giudice; accusato e condannato con l’adultera, Gesù rivela l’intimo dell’uomo: rimanda, cioè, alla voce interiore di ciascuno; rimanda a se stesso che risiede e parla nell’intimo della persona, dicendo: Se tu puoi testimoniare a te stesso che non hai alcun peccato, scaglia la prima pietra contro di lei, altrimenti scagliala contro te stesso. Gesù si è fatto «sacramento», cioè segno esterno a noi, per dire a noi, chi egli è dentro di noi. La sua parola è efficace: loro fanno silenzio; ma… se ne vanno! La sua parola non viola la libertà, attende risposta: attende che si attualizzi il «colloquio» che salva. Infatti, ci si può riconoscere anche peccatori, alla fine; ma senza conversione, senza rispondere al suo invito, senza accogliere Gesù, non c’è salvezza: Tutti «se ne andarono», rifiutando il colloquio che Dio cerca di stabilire con l’uomo in Gesù; venuti in gruppo, «se ne andarono» dispersi, «uno per uno», rimanendo in contrasto nell’intimo con se stessi: «Dio infatti ha racchiuso tutti nella disobbedienza per usare a tutti misericordia» (Rom 11,11). Scribi e farisei si servono di una donna adultera per mettere alla prova e accusare il Maestro. Gesù tramite l’adultera vuole portare salvezza anche a loro: lancia parole di vita, che come pietre trapassano anche i cuori; la pietra della sua misericordia frantuma il «gruppo» degli accusatori in «persone singole», che se ne vanno l’una dopo l’altra, ricondotti alla responsabilità e alla consapevolezza del proprio peccato. – Il ritorno non è terminato. Tu, che non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e viva, riconduci, Signore, noi ancora prigionieri. Seminando nelle lacrime della nostra esistenza, mieteremo con giubilo nella tua misericordia.
Io non ti condanno: questa la novità, la Bella Notizia. «Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo». Tutti «se ne andarono» senza accettare il condono, la misericordia di Gesù che pure aveva colpito i loro cuori. Rimane solo Gesù con la donna, l’umanità, là in mezzo: «Due sono gli abbandonati, la Misera e la Misericordia!» (S. Agostino). Dopo a scribi e farisei, Gesù allora rivolge a lei l’altra parola di salvezza: Come desideri non essere condannata, o «Donna», segno della Chiesa e di tutta l’umanità peccatrice, così «io non ti condanno»; e con la mia presenza suscito in te la forza di non più peccare, di perdonare come sei da me perdonata. Scaglio contro di te la «pietra» del mio condono, che annienta il peccato e costruisce la mia Chiesa, l’umanità secondo Dio, qui «nel mezzo» rappresentata: Misericordia che guarisce la Misera, Medico che cura l’Ammalata. «Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono?”». Gesù «si alza»: è il Risorto; e come Dio nel paradiso terrestre chiama Adamo: «Dove sei», così ora «nel mezzo» chiede alla «Donna», partecipe della sua misericordia: “Dove sono?”. Gesù desiderava che non se ne andassero! Ma accogliessero la sua proposta di misericordia; come l’ha accolta la donna, rimanendo là nel mezzo, dove loro l’hanno posta condannandola. «Nessuno ti ha condannata?»: riconoscendo la verità della mia Parola nell’intimo? E perché allora se ne sono andati, anziché desiderare il loro Bene, il mio Condono? – La donna accusata, condannata e in attesa dell’esecuzione, si guarda intorno, chiama Gesù con il titolo nuovo di «Signore» investito di ogni potere da Dio con la risurrezione, e risponde: «Nessuno, Signore!». La donna, figura dell’umanità peccatrice, sperimenta la Grazia, il Condono che lei accoglie, a differenza dei farisei e degli scribi, non rimasti lì con lei e con Gesù. Divenuta «Sede della Misericordia», la donna si sente rivolgere parole amiche: da Dio a Dio, cioè da Gesù a una creatura divenuta simile a lui – Misericordia. Risanata, si guarda intorno con gli occhi della Misericordia ricevuta. E Gesù le conferma: “Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”. – Dicendo: «Và e d’ora in poi non peccare più», Gesù non nega il peccato; ma neanche gli dà importanza. Lo nomina solo per dire da quale schiavitù libera la persona, restituendole tutta la sua dignità di creatura destinata a divenire Dio, cioè «simile all’Altissimo». Gesù pensa alla persona a sua immagine che egli fa simile a sé. Gesù parla come Dio che fa ciò che dice; così quella «Donna», che è stata adultera, possiede forza e coraggio di andare fra gli accusatori testimoni del suo peccato, ma ora rinata e splendente, sicura di non peccare più; perché la presenza di Gesù, l’eco continuo in lei della sua Parola: «Donna, và e d’ora in poi non peccare più!», le dona i sentimenti e i pensieri del cuore di Dio verso ciascuno senza eccezione, cioè verso tutti; come succede a noi all’uscire dalla messa: Gesù ci dona di preferire il tesoro trovato al campo del vecchio lavoro. In bocca ai farisei, la Parola era condanna, e lasciava tutti nel peccato. In bocca a Gesù, la Parola dà vita: cancella il peccato, rende liberi e felici, capaci di «non peccare più». Gesù parla, e tutto è fatto. Dice: «Và, e d’ora in poi non peccare più»; e quella, dopo essere «rimasta nel mezzo», va dai fratelli che «se ne sono andati», non per accusarli a sua volta…, ma per rendere loro testimonianza della Misericordia ricevuta. Ecco la «Novità»: guariti da Gesù, andiamo con Gesù nel cuore dei fratelli che «non sono» con noi; viviamo consapevoli della sua presenza: Non pecchiamo più, cioè: non accusiamo, ma siamo segni visibili della sua presenza invisibile. Qui finisce il vangelo, senza riportare che avviene in quella donna, e nelle persone che lei incontra, ciò che Gesù ha detto. Il Vangelo dà per scontato tutto questo riguardo a lei; e attende che avvenga in te la stessa esperienza: il vangelo infatti è scritto per te, per noi. Gesù parla ora a te, viene ora in te; e attende che uscendo dall’assemblea eucaristica tu sperimenti la presenza di Gesù nella tua vita, con l’eco della sua parola in te. Gesù viene in te: sei tu il vangelo, la Bella Notizia di «condanna trasformata in gloria»: in segno della presenza di Dio. Sei tu quella «donna che va e non pecca più, ma porta con Gesù salvezza nei cuori»: in Gesù sei tu il vangelo, la Bella Notizia. Nella fedeltà della sua presenza infatti Gesù rende possibile la nostra fedeltà. – Liberi da una storia passata, divenuti come creature nuove, acclamiamo: Nessuno mi ha condannato, Signore!
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Io non ti condanno: la mia parola ti salva.
Io non ti condanno: popolo mio. «Così dice il Signore: Ecco, faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo». In persona dell’adultera, la Chiesa per bocca del profeta, può dichiarare: Il Signore mi ha parlato, mi ha detto: «Non ricordate più le cose passate,… Ecco faccio una cosa nuova». Attiro la tua attenzione sulla storia già in atto, popolo mio, perché sappi vedere ciò che io, tuo Signore santo e liberatore, sto facendo di nuovo. Considerandolo in rapporto al passato, dichiaro che quanto ora faccio, è così grande, che si penserà al passato solo per dire quanto è inferiore al presente. Il tuo Signore che ha creato ogni cosa, è capace di ricreare. E come ha creato dal nulla, crea tutto nuovo. – Veniamo con giubilo, Signore, portando ovunque la tua presenza.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Io non ti condanno: la mia parola ti salva.
Io non ti condanno: ti edifico in mia Comunità. «Per Cristo tutto io reputo una perdita, diventando a lui conforme nella morte». Il cristiano come Paolo e l’adultera, tutta la Chiesa dice: vedo il perdono di Gesù come vita nuova infinitamente superiore ad ogni privilegio religioso, e anche ad ogni altro fatto. La nuova vita infatti è conoscenza, è rapporto con Dio, nel Signore Gesù: un cammino fino alla comunione perfetta con il Padre, mediante la partecipazione alla sua morte e risurrezione.
Io non ti condanno: ma ti conquisto. «Mi sforzo di correre per conquistare Gesù Cristo, dal quale sono stato conquistato». La conoscenza di Gesù, cioè la partecipazione al suo destino di morte e risurrezione, è il punto di partenza del mio nuovo cammino. Ciò che è segno di morte, con l’intervento di Dio diventa cammino per tornare a vivere. Dio interviene nella mia storia perché sente un forte amore per il popolo che Egli stesso si è formato per la sua lode. Come me, ogni cristiano è in una corsa speciale; la meta di questa corsa è già raggiunta, donata: «Sono stato afferrato», per questo mi sforzo di correre per conquistarlo. Dà più forza morale a non peccare l’esperienza di una misericordia delicata ed infinita, che una condanna implacabile come vuole chi accusa seguendo la legge. L’unica cosa passata che rimane nel cristiano, conquistato da Cristo, come me, come Paolo e l’adultera, è l’incontro con lui. Solo l’incontro misericordioso di Gesù fa conoscere il peccato. Il cristiano desidera conoscere Gesù, che chiama «Il mio Signore». Conoscenza come rapporto tra due persone. Conoscenza come disponibilità a lasciare agire la potenza santificante della risurrezione che ci conforma alla sua gloria.
Il Signore è vicino a chi lo cerca.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Il Signore è vicino a chi lo cerca,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
tu lo hai mandato nel mondo, non per condannare, ma per salvare il mondo;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù, misericordia e perdono, è qui, ci assolve come l’adultera, dice: Io non ti condanno;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
tuo Figlio, Innocente, Condannato, Salvatore, presente in noi, resi da lui a te graditi;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
Via tracciata nell’acqua e nel deserto, diritta fino a te, per noi fatti coeredi della sua gloria;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da ogni cuore rinnovato dalla tua grazia, divenuto cantore di gratitudine e di gioia.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Vita Nuova:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: vita nuova, una strada nel deserto, fiumi nella steppa, popolo dissetato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza vita nuova, il ritorno da Babilonia, più sorprendente dell’uscita dall’Egitto;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: vita nuova, Gesù messo alla prova, rivelatosi condono per gli schiavi del peccato;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: vita nuova, in cristiani come Paolo e l’adultera, conquistati, diretti alla meta;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. vita nuova, nei figli giunti alla perfezione in Cristo Gesù.

Preghiamo: Padre, che non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e viva; concedi al tuo popolo di proclamare le tue meraviglie. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).