Preparazione a celebrare la messa nel rito e nella vita.

IV DOMENICA di QUARESIMA ANNO C 10.3.2013

Incontro Animatori Gruppi Liturgici Parrocchiali. – Traccia.

 

RACCOGLIMENTO

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele, …! Ascolta N. [tuo nome]. Ascolta, Chiesa che sei in…
Eccomi, Signore: aiuta tutti, come ora aiuti noi, ad ascoltarti (Dt. 6,4).

 

Abbiamo letto i testi. Ora, vediamo la Struttura del vangelo, prima e seconda lettura. 

VANGELO

– a. Peccatori si avvicinano a Gesù per ascoltarlo, farisei e scribi mormorano. Gesù dice loro (=agli scribi e farisei) questa parabola: un uomo, che rappresenta Dio in Gesù, rivelazione del Padre in Gesù, mentre Gesù celebra o ripete parole e fatti del Padre, quest’uomo ha due figli. Il giovane chiede al padre la sua parte, si allontana, sperpera, è in necessità, torna.

b. Il padre, cioè Dio in Gesù che celebra, e dice ciò che ascolta dal Padre e fa ciò che vede fare il Padre, lo accoglie, gli da tutto, come se il giovane non si fosse mai allontanato; perché di fatto per lui quel figlio non è mai stato lontano dal suo cuore. È il Dio della storia d’Israele. Scribi e farisei lo sanno bene, e se vogliono, ora possono vederlo in Gesù, che ricambia male con bene, dice: facciamo festa.

c. Il figlio maggiore che rappresenta scribi e farisei, è risentito. Il padre esce incontro a lui come all’altro figlio, lo invita ad entrare alla festa. Il figlio fa le sue rimostranze: “Questo tuo figlio, ha sperperato i tuoi beni”. E non entra.

1ª LETTURA. – Struttura. Gli Israeliti sono accampati a Gàlgala. «Il Signore disse a Giosuè: “Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto”.

b. A Galgala, intorno a Gerico, gli Israeliti celebrano la Pasqua, e il giorno dopo mangiano i frutti della terra.

c. Da quel giorno, mangiati i frutti della terra, la manna cessa: mangiano i frutti di Canaan.

2ª LETTURA. Struttura. a. In Cristo, sei nuova creatura. È opera di Dio: ci riconcilia a sé in Cristo.

b. A noi, purificati dalle nostre colpe, come Isaia, vivi in Cristo, amministriamo la riconciliazione.

c. Siamo ambasciatori, parliamo in nome di Cristo siamo abilitati a compiere il servizio sacerdotale.

RILETTURA

Facciamo la Comunione nello Spirito Santo.

Diciamo insieme: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù  dice a noi, tutt’uno con Cristo: “Rallegrati, figlio mio: tuo fratello era morto ed è tornato in vitaGen 3,15, era perduto ed è stato ritrovato gen3,9 (antCom.). Gesù suscita in noi la risposta. È il Vers. Respon.:

Gustate e vedete com’è buono il Signore”.

– AC.Rallegrati, figlio mio: tuo fratello era morto, è tornato in vita; era perduto, è stato ritrovato.

Testo: «In quel tempo … tornò da suo padre»). Gesù parla di se stesso ai farisei e agli scribi che l’accusano: si avvicinano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormorano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Proprio ai farisei e scribi Gesù parlando dà il senso della situazione con la parabola del Padre prodigo d’amore per i suoi figli. «Disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse …, partì …, si alzò …, tornò ….”».

Questo giovane rappresenta la situazione d’ogni persona che usa i beni sperperando per il proprio piacere. Ma una storia d’attenzione lo circonda e guida. Dio lo segue, gli rivela il suo nome con i fatti: «Mi chiamo: “Sto là dove tu sei”, come mia parte! Ti accarezzo, ti porto, ti amo, ti chiamo per nome (vedi dom. scorsa 1ª lett.). È Dio presente nel figlio minore, poi maggiore. È Dio in ciascuno di noi. Anche i fatti personali sono parole di Dio che ci chiama. Anche una carestia attende da sempre quel figlio per parlargli al cuore. “Così – tu, o Padre, – hai amato in noi ciò che amavi nel Figlio” (vedi Prefazio 7°, domeniche tempo ordinario). E il figlio risponde: Torna in se stesso, rilegge la propria situazione e decide: “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato contro il Cielo davanti a te …”. «Si alzò e tornò da suo padre». Si è accolti da chi ci lascia partire.

Gustate e vedete com’è buono il Signore”.

AC. Rallegrati, figlio mio: tuo fratello era morto, è tornato in vita; era perduto, è stato ritrovato.

Testo: «Quando è ancora lontano … festa». Cioè, sempre il padre lo vede. Gli corre incontro. È commosso. Copre il figlio con il suo abbraccio. Non ascolta le sue accuse; non l’accusa. Dispone un banchetto. Tutto al superlativo: il vestito più bello, l’anello «sigillo del re», i calzari della libertà, il vitello grasso della festa. Tutto è per lui: “Figlio, tutto ciò che è mio è tuo” (“Il mio corpo donato, il mio sangue versato”). Tornato per saziare la fame, chissà se questo figlio pensa al cuore del padre più che al cibo. Ma Gesù ascolta e ripresenta l’Amore del Padre suo che gli dice: “Rallegrati, Figlio mio, tuo fratello era morto, – e per te, morto e risorto – è tornato in vita”. L’altro figlio è in casa, lavora i campi del padre, ma «non fa la comunione». “Tutto ciò che è mio è tuo”; ma egli pensa a un capretto; non pensa ai  sentimenti paterni di bontà verso suo fratello e verso di lui. Un capretto è più importante di suo Padre. Potrà avere una vera amicizia con quelli che egli chiama amici? Dio Padre, nel Figlio fatto uomo, esce incontro a questo suo figlio, rappresentante farisei e scribi che accusano e condannano Gesù. Il Padre mostra loro la sua bontà in Gesù: accoglie il figlio maggiore come il figlio minore. Essi sono comunque in casa. È dato a noi come a loro di accogliere, condividere fra noi in Cristo la bontà paterna: “Gustare vedere com’è buono il Padre”.

AC. Rallegrati, figlio mio: tuo fratello era morto, è tornato in vita; era perduto, è stato ritrovato.

Testo 1ª lettura. – In questo contesto, la prima lettura sottolinea che il vero fratello maggiore è Gesù, Figlio prediletto, compimento della pasqua, vera terra promessa, cibo dell’anno nuovo, la vita nuova. Gesù celebra ad alta voce; dice le parole del Padre rivolte a lui: “Oggi, – per mio Figlio che muore e risorge, – allontano da voi l’infamia d’Egitto”. In Cristo diciamo: “Gustate e vedete…”.

AC. Rallegrati, figlio mio: tuo fratello era morto, è tornato in vita; era perduto, è stato ritrovato.

Testo: 2ª lettura. – Paolo rileva come Dio ci ha riconciliati a sé in Cristo. Chi l’accoglie, anche solo come il figlio minore, è una creatura nuova…: Dio, non imputa agli uomini le loro colpe. Il figlio maggiore è invitato ad avere gli stessi sentimenti del Padre verso il fratello. Gesù, Figlio di Dio, immagine di Dio nel figlio minore e maggiore, li riconcilia con il Padre, perché il Padre vede Gesù nel figlio minore e non gli imputa colpa alcuna;  vede Gesù nel figlio maggiore, e vuole affidargli la parola di riconciliazione tra fratello e Padre. Gesù realizza tutto questo, celebrando: cioè, dicendo ad alta voce le parole che il Padre rivolge a lui e le parole che lui rivolge al Padre in risposta (VerRes) e facendo questo in noi che l’abbiamo accolto, e coinvolgendoci nel suo agire. Così impariamo a dialogare con il Padre come Gesù stesso dialoga con lui. Impariamo a gustare e vedere com’è buono il Signore. Così Gesù opera la nostra riconciliazione: “Lasciatevi riconciliare  con Dio”. Così lo fa dire a noi in sua persona, così continua in noi la sua opera di riconciliazione, facendoci dire come suoi ambasciatori: “Fate questo in memoria di me”. – E noi gustiamo e vediamo com’è buono il Signore.  

 “Celebrando” Gesù, Figlio amato, ripete le parole del Padre rivolte a lui: “Rallegrati, Figlio..”. Viene in noi, ci prende nella sua ‘opera di Redenzione’. Come in quei 2 fratelli, Gesù celebra in noi le parole del Padre: “Rallegrati, figlio mio …”. Nostro Signore, fatto uomo, accoglie ogni persona che l’ascolta; in lui siamo riconciliati col Padre. Impariamo Gesù nei fatti

Il fatto: I farisei mormorano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”? – Gesù ascolta il Padre! E ripetendo le parole del Padre rivolte a lui, dice le stesse parole del Padre a ognuno di noi: “Rallègrati, figlio mio, perché tuo fratello si è allontanato ed è ritornato”. – Proprio così tornate anche voi, attratti dalla mia Parola d’Amore efficace, tramite mio Figlio che v’invita: Gustate e vedete com’è buono il Padre.

Il fatto: Il figlio più giovane parte, sperpera, rientra in se stesso, s’incammina verso il padre? – “Rallegrati, figlio! Perché hai un Padre buono che accoglie con festa ogni uomo nel suo Figlio Diletto, che ora ti parla.

Il Padre lo vide, gli corre incontro, lo bacia. Dice ai servi: Facciamo festa? – Rallegrati, figlio mio: il Padre che tu condanni, ti fa partecipe del suo Amore per tutti nel suo Figlio morto, risorto! Gusta, vedi la Bontà!

Il Padre esce, prega il fratello maggiore riguardo al minore, con le parole: “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita?- Rallegrati: nel Figlio suo, in me, il Padre vi ha liberato da ogni schiavitù; tu puoi davvero dire: Il Signore  ha allontanato da noi l’infamia d’Egitto.

Il fatto. – Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua? “Rallegrati” e festeggia me, il Signore Gesù, compimento della salvezza promessa dal Padre. – Gustate e vedete com’è buono..

Il fatto. – Mangiarono i prodotti della regione? “Rallegrati, figlio mio, mangia il dono che viene dal Padre,il Figlio Gesù, nutrimento più grande d’ogni cibo

Il fatto. – I prodotti della terra? “Rallegrati, figlio: ti dice il Padre mio. Fedele nell’amore, ti dona suo Figlio.

Il fatto. – La manna cessò com’essi mangiarono i prodotti della terra? – Rallegrati d’essere rinnovato: In Cristo uno è creatura nuova. – Rallegrati, è iniziativa del Padre riconciliarti a sé in Cristo.

Il fatto. – Siamo ambasciatori di Dio?– Rallegrati, figlio: in Cristo il Padre ti fa ministro della riconciliazione.    Dio vi esorta per noi: “Lasciatevi riconciliare con Dio”.

Il fatto.- Dio trattò il Figlio da peccato in nostro favore?– Rallegrati, figlio mio: il Padre ti ha dato me, suo Figlio, e io ho donato liberamente me stesso al Padre, perché per mezzo mio tu possa diventare «giustizia di Dio».

RENDIAMO GRAZIE A DIO

per «l’Annuncio evangelico» in vari tempi e modi: P. Elia intercede perché obbediamo alla Chiesa; per «la Celebrazione» in persona di Cristo: Don Mario ci guida; per «la Carità» di Dio nei nostri cuori; la Sorella Noemi ci procura d’imitarla nel «buon profumo di Cristo».

Pubblicato in 2013

5ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 10/02/2013

 

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Io vi ho scelti in mezzo al mondo, dice il Signore,

perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

(Confrontiamo la parola, che Gesù ci rivolge alla comunione, con le scene del vangelo, prima e seconda lettura, per coglierne il senso).

L’amore di Dio in Gesù è come una rete che avvolge e salva tutti gli uomini. Gesù è il pescatore di uomini (vangelo). Gesù è il vero Isaia che aderisce pienamente al disegno del Padre e dice: “Eccomi, manda me!” (prima lettura). Gesù continua nei fedeli come Paolo che “trasmette ciò che ha ricevuto” (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: oggi mi rendo presente in atto di tirarti fuori dall’acqua che ti sommerge per farti vivere capace di trasmettere agli altri la stessa vita, nel simbolo del “pescatore di uomini”. – Signore, completa in noi l’opera tua.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

La tua parola ci attira: Gesù vide due barche e, seduto, ammaestrava da quella di Simone. La prima delle cinque scene del vangelo: In piedi (risorto), Gesù è presente presso il nostro mare di guai; gli fa ressa per ascoltarlo la folla; pescatori invece seduti sono intenti al loro lavoro intorno alle reti; proprio uno di questi Gesù intende coinvolgere e distrarre un attimo dal suo lavoro: Simone («Simone» è il nome di Pietro quando agisce bene). Gesù sale sulla sua barca, lo prega di scostarsi un po’ da terra, dal suo lavoro, si siede e ammaestra tutti dalla barca. Pietro un giorno dirà: “E’ bene che noi siamo al servizio della Parola” (Atti 7). Ma Gesù procede gradualmente. Vocazione o chiamata di tutti, presso il lago; l’acqua sono le difficoltà della vita; la stessa acqua fa vivere e fa morire. Ma Gesù parla, redime tutti con la sua parola; anche quelli che stanno riassettando le reti sulla spiaggia. Intorno sta tutta la folla (tutti siamo chiamati); li spinge il desiderio di sentire «la parola di Dio», in atto di uscire dalla bocca di Gesù (Parola = Predicazione e attuazione, come a Nazaret). Poi ci sono i pescatori: Gesù chiama chi è già all’opera; essi, mentre lavorano con le reti ascoltano, e sono fatti passare da una pesca materiale ad una pesca superiore: da pescatori-peccatori diventano pescatori-missionari. Infine, l’attenzione di Gesù su Simon Pietro è un esempio di come Gesù chiama ciascuno: il plurale di Dio non è di massa; ma un moltiplicarsi di rapporti personali, con ciascuno.

Gesù si mostra grande pedagogo: procede gradualmente, dialogando, prendendo iniziativa. Parla a tutti, coinvolge Pietro in particolare, salendo sulla sua barca. Pietro non può rimanerne indifferente: è reso disponibile dalla parola che sente mentre riassetta le reti. Tutti sono chiamati: folla e Pietro, tutti davanti a Gesù, che coinvolge tutti alla sua sequela: “Da chi altro andremo?”. – Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra, quando udranno le parole della tua bocca.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

La tua parola è efficace: Gesù dice a Simone: “Calate le reti”; lo fanno: la pesca è enorme. Seconda scena: dopo aver parlato, Gesù impone, a chi lo ascolta, il rischio di continuare nella speranza il proprio lavoro. Gesù interviene di nuovo: invita Simone a gettare le reti; “Sulla parola” di Gesù Simone rischia, getta la rete, il risultato è inatteso: meraviglioso. Dinamica del fatto, dall’esterno all’interno di Simone; e dall’interno all’esterno: Non servirebbe gettare le reti, pensa Simone; ma le tue parole, Signore, – io ho visto -, sono valide, quindi getto le reti; e dice: «Sulla tua parola getterò le reti». Gettate le reti da Simone e compagni, a Gesù tocca fare il passo successivo: un segno / prodigio. La pesca è abbondante; la Parola di Gesù è efficace. Pietro è colpito ancora di più: cresce ulteriormente in lui la fede, la fiducia, la stima verso quell’Uomo: si sente infinitamente piccolo di fronte a Gesù. La parola di Gesù suscita fiducia in lui. Simone avrebbe gettato le reti se non avesse sentito le parole di Gesù? Di fatto, «quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”». E Simone risponde: “Sulla tua parola getterò le reti”. Il rapporto di Gesù con Simone è segno del suo agire personale con ciascuno, con tutti; Gesù «dice a Simone», singolarmente, una parola rivolta a tutti, al plurale: «Gettate la rete». – «Il Signore completerà per me l’opera sua».

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

La tua parola è condivisione che si estende: Invitati, i compagni vengono e riempiono le barche. È la terza scena. Simone, pescato, diventa a sua volta pescatore, testimone, missionario, comunicando il suo stupore, la sua gioia. Gesù raggiunge personalmente ciascuno. Gesù sa parlare a ogni persona nell’intimo, mediante il fratello: dal segno prodigioso si passa alla condivisione e alla missione. «Fanno cenno agli altri»: c’è già in tutti fiducia verso Gesù. Stupore e gioia per l’abbondanza del pesce gratuito cambiano le persone: il dono porta a donare; il contrario è malvagità: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18,32s). – «Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia».

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

La Parola ci rende coscienti della nostra povertà: Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Quarta scena: Gesù fa ciò che dice. Simone lo vede, lo constata, confessa di avere conosciuto Gesù tutto diverso da sé. Dichiara nell’intimo: Ho conosciuto quanto sei buono, Signore! Tu mi inviti a fare come te, e me ne dai la capacità; io sono niente, sono peccatore; grande è la diversità fra me e te; ma mi getto ai tuoi piedi come un lebbroso per essere sanato, come un padrone che intercede per il suo servo, come un genitore che ti prega per la propria figlia; ti assumo alla comunione con la fiducia di chi ti tocca il lembo del mantello di Amore sicuro di guarire. – La confessione suppone l’esperienza dell’iniziativa salvifica di Dio in opere di bene come segno di un bene più grande; Simone è un esempio. Gesù ci guarisce: c’insegna a confessare la sua grande generosità, e non fraintenderla, pensando: Tu ci fai fare pesca buona; non allontanarti! Ti facciamo nostro re con enorme profitto di pesci o di pani (cfr Gv 6). – Cantiamo i tuoi prodigi, Signore, perché tu ci cambi dal di dentro, ci fai segni prodigiosi della tua gloria.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Ed eccoci missionari: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore d’uomini”; e lo seguirono. Scena decisiva centrata su verbi corrispondenti di causa-effetto: Gesù dice: “Non temere; d’’ora in poi sarai pescatore di uomini”; letteralmente: “da questo momento prenderai, conservandoli vivi, degli uomini”, (proprio come le reti che prendono senza uccidere, ma conservando in vita) incontrerai uomini e li vedrai per quello che sono, secondo me; anzi li aiuterai ad esserne loro stessi consapevoli: dei ricercati dall’Amore di Dio. Il mio intervento non è punitivo, ma salvifico; non sono venuto per condannarti, ma perché abbi la vita in abbondanza: perché abbi la mia vita. Simone si meraviglia prima della parola poi dei pesci; poi diverrebbe lui stesso pescatore di altre persone, condividendo la pesca con Gesù. Pescare è segno di ogni attività umana, d’ora in poi vissuta con Gesù alla presenza del Padre. Ecco il segno prodigioso. Nella distribuzione dei pani e dei pesci si verificherà la stesa cosa: pensano a Gesù distribuendo i pesci, e questi bastano per tutti: con Gesù i fedeli possono arrivare a tutti gli altri. Per questo si lasciano attirare da Lui: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono», per stare con lui; “da chi altro andremo?” (Gv 6). Gesù prima compie dei segni prodigiosi, ultimo la pesca abbondante, poi chiama i discepoli: la loro sequela è causata da Gesù; loro fanno semplicemente una valutazione di convenienza, come chi vende il campo dopo avere trovato il tesoro (vedi Mt 13,45), ed esegue nel tempo, con ordine, ciò che decide all’istante sul campo o sul mare. Così pure la missione è ben caratterizzata: trasmettere la parola efficace che hanno sentita da Gesù sulla barca; è unicamente la parola di Gesù che ha riempito le reti, sarà sempre la parola di Gesù che renderà efficace il lavoro del discepolo. Lo sforzo dell’uomo senza Gesù è sterile, con Gesù lo sforzo umano è sommamente fecondo. Questo vale per tutti: seduti, rassegnati, lungo il lago delle proprie difficoltà; Simone / simbolo di ogni persona nella quale Gesù ha risvegliato «disponibilità». Tutto il resto non conta: Simone si scopre indegno e peccatore ai piedi di Gesù? Sperimenta che la potenza di amore in Gesù trionfa sul peccato, e trasforma la debolezza in forza divina. Ogni persona è Simone che impara da Gesù a poggiarsi unicamente sulla sua parola; non sente più bisogno di cercare qualcos’altro, perché nulla più è per me più caro di Cristo. – Tu, Signore, sei l’unico mio bene.

Cantiamo al Signore davanti agli angeli.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Gesù è il Dio che ci «riserva» per le sue opere di bene: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. «Santo» significa tutt’altro, riservato per altro: Dio è tre volte «santo» e riserva noi per la sua santità, per la sua opera di bene tutta «riservata». A ciascuna persona riservata una storia analoga a quella di Simone e compagni. Vocazione di Isaia come di Simone, dei discepoli, di tutta la folla e di tutti noi. Gesù è il Signore che siede maestoso, trascendente, inaccessibile, sul trono eccelso, sublime, lontano; eppure vicinissimo al tuo vivere quotidiano, come sulla barca di Simone: ti ha fatto per sé, ha bisogno di te; Signore elevato su tutti, ti eleva all’altezza della sua pesca. Egli stabilisce un rapporto con ciascuno, con tutti: nella tenda, in mezzo al suo popolo, è il Dio con noi. Ciascuna persona, riservata a servizio del suo amore verso gli altri, è riservata, diventa messaggera = angelo, con lui, dovunque Egli va con il suo popolo, fino in terra d’esilio (cfr Ez 40): dal cielo sulla terra. La nube, segno della sua presenza, riempie il tempio: il suo Spirito riempie la terra, così Egli manifesta la sua presenza. – “Hai reso la tua promessa più grande di ogni fama”.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Nel più interno del mio intimo pesco la tua immagine: Un uomo dalle labbra impure io sono; eppure ho visto il Signore. Di fronte alla maestà divina l’uomo reso puro, come Isaia, come Simone, prende coscienza della propria realtà di immagine di Dio; bisognoso di purificazione, dice: “Ohime! Sono perduto!”. “Uomo dalle labbra impure io sono”. Le labbra stanno per tutta la persona. Questa confessione ci rende puri, come Isaia e Simone; ci predispone a vederti, Signore, l’Invisibile, chi ci hai fatti per te. Vibrano stipiti, mi sento confuso, qualcosa di tutt’altro c’è in me. Simone come Isaia riconosce Gesù, Santo di Dio, tutt’altro: la tenerezza infinita ti stupisce, ti assimila, ti abilita a riconoscerla perché viene in te; non ti demolisce l’Amore che ti fa simile a sé! – Signore, la tua bontà dura per sempre: tu non abbandoni l’opera delle tue mani.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Mi rendi capace d’incontrarti: “Il carbone ardente ha toccato le tue labbra, il tuo peccato è scomparso”. Come gli occhi hanno veduto, così gli orecchi odono: posso ascoltare la Parola che mi trasforma, mi rende capace di vedere e acclamare nello Spirito Santo: “Gesù è il Signore”. Dio stesso interviene a questo scopo: l’angelo (cioè Dio) vede il senso di smarrimento in me, nella persona umana, come in Isaia e Simone, dice: “Non temere”o “prende il carbone ardente dall’altare, lo mette sulle sue labbra”: il carbone e segno di Dio che ti rinnova; non annienta l’uomo, ma gli fa sentire il suo amore, il suo essere lontano, perché si lasci attirare a sé e trasformare. E’ l’effetto della Parola di Dio che suscita ciò che esprime. – “Io vi ho scelti, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo”.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Mi rendi partecipe della tua opera di salvezza: “Chi andrà per noi?”. “Eccomi, manda me”. Udii la sua voce che diceva: “Chi manderò?”. Te! Tu stesso hai detto di essere «in mezzo a un popolo di peccatori». Ebbene, ora, come ogni uomo purificato, io ti ho reso partecipe dei miei sentimenti creativi, e tu ti senti di potermi dire: “Eccomi, manda me!”; e tu vai in nome mio, come Simone che lascia tutto, ed è con me, a servizio dell’amore. Ecco, ti chiamo a salvezza; il chiamato come te, a sua volta chiama altri, e così la salvezza raggiunge i singoli sino ai confini della terra. Non ha importanza quanti siano i presenti: Dio chiama tutti; uno alla volta. Preghi, cioè ti farò ricordare la mia parola, confrontare le letture durante la giornate in momenti e situazioni diverse, e tu conosci e favorisci la mia opera di salvezza. – “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca”.

Cantiamo al Signore davanti agli angeli.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

La comunità celebrante rende noto il vangelo come Simone e discepoli, Isaia e Paolo: Vi rendo noto il Vangelo che vi ho annunziato e che vi salva. Gesù attua in noi ciò che ha compiuto in sé e in Simone. Paolo è testimone del Figlio di Dio prediletto. Egli parla di ‘annuncio’: è in atto la missione, la pesca. La seconda lettura descrive la nostra realtà attuale che comincia dove finisce il Vangelo e la prima lettura, continuandolo: perché Gesù continua ad attuare in noi ciò che ha compiuto in sé realizzando la profezia di Isaia nella prima lettura. Quindi oggi il Signore ci dice che la sua opera è in vista della nostra missione: ci vuole fare pescatori, ministri, messaggeri, angeli. La nostra grandezza sta nell’esserne partecipi, proprio mentre la comunichiamo tale quale l’abbiamo ricevuta, come Paolo. – Io vi ho scelti perché andiate e portiate il mio frutto duraturo.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Gesù si rivela in chi vive nel quotidiano la sua morte e risurrezione. Anch’io l’ho ricevuto: Cristo morì, fu sepolto, è risuscitato, apparve. Trasmetto ciò che ho ricevuto: Gesù morto, risorto, apparso a tutti; è il mistero pasquale. La buona notizia, che è Gesù, se non appare, non è conosciuto. Giacomo, capo di Gerusalemme, e quanti hanno visto il Signore, testimoniano l’incontro con Dio che cambia, salva, ci fa come Cristo, capaci di soffrire, morire e risorgere, apparire, cioè testimoniare la presenza di Dio nel mondo, come lui. – “Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca”.

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

Gesù stesso trasforma il peccatore in pescatore, capace di testimoniarlo:Apparve anche a me, infimo degli apostoli, persecutore della Chiesa. Chiunque accoglie il dono della retta intenzione e accoglie il Cristo, vive in Dio. La chiamata di Paolo è totalmente gratuita: “Per grazia di Dio sono quello che sono”. Non sono io che produco frutto, ma la grazia di Dio che è in me. Non attiriamo a noi, ma a Dio. – “Cantiamo le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore”

Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.

I cambiati per grazia di Dio vivono in virtù di tale grazia in loro: Sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. Prendete coscienza di quello che Dio opera in voi ascoltando la sua Parola; fate crescere Cristo in voi, e insegnate agli altri l’ascolto dello Spirito che parla a tutti. Cristo, infatti, appare a ogni comunità, a me e a te, a ciascuno che lo cerca con cuore sincero; ci fa partecipi dei suoi sentimenti; della sua vita. Paolo sa di essere inserito in una missione che impegna tanti altri prima di lui e con lui, tutti misurati dall’autenticità del Vangelo. – Ti loderanno, Signore, tutti gli essere umani quando udranno le parole della tua bocca.

Cantiamo al Signore davanti agli angeli.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Cantiamo al Signore davanti agli angeli,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Egli è L’Angelo dell’Alleanza che porta tutti alla salvezza;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
egli ci trasforma in Cristo come il pane, ci apre alla parola, ai fratelli;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
accolti e trasformati da lui, egli vive in noi e siamo a te gradi;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
dopo avere chiamato le folle, egli muore e risorge per tutti;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria;
per la salvezza che fruttifica in ogni persona.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Chiamata:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la chiamata, di Simone che fa cenno ai compagni;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza la chiamata, di Dio che chiama Isaia e con lui tutto Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la chiamata, dell’umanità assunta dal Verbo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la chiamata, di Simon Pietro, discepoli, folla attirati da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. la chiamata, dell’umanità dal Padre a essere in Cristo.

Preghiamo:
O Padre, che in Cristo ci hai scelti in mezzo al mondo, perché andiamo e portiamo un frutto duraturo; concedi al tuo popolo di cantare a te davanti ai tuoi angeli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

Pubblicato in 2013

Pasqua Natalizia

 

BUONA PASQUA NATALIZIA a tutti 31.12.2012-13

IN OGNI INCONTRO:

Ci RACCOGLIAMO [1] davanti al Signore Gesù, che si dona fino alla morte in croce effondendo lo Spirito, risorge, è vivo: ci fa suoi «tralci» (Gv 15,5), sue membra (cfr 1Cor 12) con il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia [2]. Rinnoviamo il segno dell’adesione a Cristo, in risposta alla sua richiesta: “Rimanete in me!” (Gv 15,4.7.9), e diciamo insieme: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen. Dio ci parla con le nostre parole, e ci dice: “Ascolta, Israele (individuo = Giacobbe – comunità = Tribù): Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore; e il prossimo come te stesso”. Israele lo ripete: e celebra la parola di Dio. Dio parla a noi tramite noi stessi come nel celebrare la messa; dico, quindi: “Ascolta, N.”. [N = proprio nome o di altre persone che rappresento]. Ognuna/o guarda poi ogni persona intorno, volendo il suo bene. Può aggiungere il nome anche d’una parrocchia, comunità, diocesi, nazione; per esempio: “Ascolta, Chiesa che sei in parrocchia N.”, “… in comunità N.”, “… in famiglia N.”, “… in Roma”, “… Italia”, … in Europa”, “… su tutta la terra”; e tutti in preghiera ripetiamo, condividendo la rippresentazione: “Ascolta, …”.
Così «in persona dei citati» ci presentiamo al Padre con Gesù, per Gesù, in Gesù che «sta davanti a Dio» in atto di presentargli ogni comunità, ogni persona, e intercede così per noi tutti» (cfr Rom 8,34), lui che di «tutti» prende «tutto» su di sé.
Così, “immagini” di Cristo, diveniamo in Cristo sempre più “simili” a lui, nostro Capo, accogliendo con disponibilità da Dio la nostra esistenza quotidiana, arricchita dei meriti della passione, morte, risurrezione di Cristo; ci disponiamo a portare nel cuore le persone delle comunità citate, e lo confermiamo, ripetendo insieme: Eccomi, Signore! Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Dicendo, infatti, «Eccomi, Signore», lasciamo che lo Spirito Santo offra l’operato del nostro corpo, «come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio: è il nostro culto nello Spirito» (cfr Rom 12,1). È il prolungamento della messa nella vita. Con Paolo possiamo dire: “Sono lieto di dare compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1,24). Aggiungendo poi, «Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti», siamo «Intercessori», partecipi della Grazia di Dio per tutti gli altri. I Padri della Chiesa consideravano questo come «Perdono che copre la moltitudine dei peccati».
LEGGIAMO, ora,il formulario liturgico della messa corrispondente; da Ingresso a Dopo comunione, secondo le disposizioni della chiesa [3].  Cogliamo una parola da contestualizzare (vedi sotto «Rileggiamo»), e da ripetere: “N., …”, appena il Signore si annunzia, = ci viene in mente, sua è l’iniziativa: appena «ci accorgiamo» di lui, senza ignorarlo durante la giornata (non ignorandolo, come dice Gesù in Mt 24,39s: “Non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti; così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due … saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato”: alludendo alla morte individuale).
RILEGGIAMO – MEDITIAMO i testi, cominciando dal vangelo: dove Gesù si rivela “Bella Notizia”, parlando della sua e nostra pasqua che celebriamo; dove Gesù si rivela “Compimento” delle promesse della prima lettura; e dove Gesù si rivela “Fondamento” della sua comunità, la chiesa, noi tutti, nella 2ª lettura e nei testi eucologici: Ingr., colletta, vers.resp., vers.al vang., … (cfr Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano: PNLMR). Rileggiamo vangelo, e I-II lettura in rapporto al vangelo. Nel primo anno abbiamo imparato a leggere i testi e a cogliere una parola, da ripetere quando il Signore viene in mente. E abbiamo visto che il Signore “viene in mente con la parola accolta”; con l’eucaristia mediante la parola; con la presenza d’una persona, perché, “Chi fa qualcosa al più piccolo, lo fa a me”; con desideri di bene e doni vari, naturali e soprannaturali, perché il Signore suscita ‘desideri’ nel cuore, perché gli chiediamo ciò che ci vuole dare a beneficio della comunità. In queste circostanze, «il proprio nome + la parola» ci fanno «sperimentare il colloquio di Dio con l’uomo in Cristo Gesù per opera dello Spirito Santo».

PREGHIAMO.PROGRAMMA LITURGICO RITUALE PARTECIPATIVO – Sei anni per iniziare a prender coscienzadella celebrazione Eucaristica nel rito e nella vita [4].

STORIA. 24.06.2007: Natività Di San Giovanni Battista.

c/o Annamaria Albertin, parrocchia san Leonardo, VB. Week-end di meditazione su:

«Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome: “Giovanni”=‘Iavè = mi trovo là a far grazia’ (Is 49,1-6: messa del giorno, 1ª lett.). Argomento obbligato della meditazione, dettato dai testi della Solennità.

Constatazione sui partecipanti. Circa 20 persone da varie parrocchie, lontane anche c. 30 Km, si riuniscono ogni settimana da anni; leggono domenica successiva. C’è chi frequenta il gruppo suddetto da circa 10 anni.

Intuizione. Perché non incontrarsi nella propria comunità parrocchiale con chi lì si trovasse? In ogni comunità ci sono infatti almeno due persone, amanti della Parola come voi, (cfr Apc 3: “Alcuni non hanno deposto la veste bianca …”).

Nuova chiamata. Da un gruppo, diversi gruppi: uno in ogni parrocchia; e ogni gruppo, una volta a settimana, dopo aver letto i testi individualmente, comunica per telefono con una guida (P. Silvano), per chiarire: PNLMR.

In ogni comunità “Alcuni – da 2 a 8 c. – hanno trovato grazia presso Dio: leggono la sua parola” (cfr Apc 3). Animatori, poi, s’incontrano a Piedimulera il 2° sabato del mese, con D. Mario, in chiesa San Giorgio.

1° anno. Mediante la lettura quotidiana dei testi della messa, “mi ritrovo a vivere alla presenza di Gesù che mi viene in mente: semplicemente; con la parola accolta; con un desiderio di bene; con una mancanza; mediante 1 fratello o 1 sorella”. Imparo a prestargli il mio nome, Dio ha il primato, mi parla in 1ª persona, di sua iniziativa, come Dio stesso ha insegnato a Israele tramite Mosè nel 1234 c., a.C.: “Ascolta, Israele. Io sono il Signore. Fuori di me non c’è altri. … (1° precetto). È l’“apprendistato della «celebrazione»”: culmina nella messa.

2° anno. Si comincia a prendere coscienza di Cristo “Compimento delle Scritture”: la profezia contenuta nella Prima Lettura si compie in Gesù (Col 1,16: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, in vista di lui)”.[5]                                                                                                                                                                                                                          3° anno. Si comincia a prendere coscienza del Salmo Responsoriale, che sfocerà nella Preghiera Eucaristica (5° anno):  risposta al Padre che ci ha parlato per Cristo nello Spirito S. – Parola e risposta, sempre per Cristo nello Spirito.

4° anno. Attuale.Si comincia a prendere coscienza di ciò che lo Spirito fa sperimentare a ciascun celebrante e in tutta l’assemblea celebrante, espresso nella seconda Lettura, detta ‘L’Apostolo’, il testimone, il cristiano; e nei ‘Testi Eucologici’: ingresso, colletta, vers.resp., al vang., sulle offerte, comun. … Iniziano gli “Esercizi dello Spirito” nel fedele. 1 mese sì uno no si fa 1 giorno di “Esercizi dello Spirito”: colti dai testi. Sedici ottobre 2012 h 20.45: in parrocchia a Pieve Vergonte, VB, davanti a S. E. Giulio Franco Brambilla, Vescovo di Novara in visita pastorale, c’è l’appuntamento con vari “promotori pastorali”, 50 c. Don Mario Cerèsa, parroco di Piedimulera, è presente con il Signor Ilario B. , che prende la parola e presenta i gruppi liturgici parrocchiali. [6] Diciotto ottobre, S. Ecc. è a Pallanzeno; il 19, è a Villados-sola, sempre per appuntamenti con “promotori pastorali”.

5° anno. S’inizia a prender coscienza della Pregh. Euc.

con prefazio:                      Grazie, Padre, per il tuo Figlio, …;  

consacrazione:                  Ora, Padre, manda lo Spirito, …;

offerta:                                In noi, Padre, si offre a te Gesù, …;

intercessione:                    Tutti, Padre, accogli in Cristo, …;

lode finale:                          A te, Padre, in Cristo ogni onore e gloria, ….

6° anno. S’inizia a «contemplare» l’opera di Dio (LG, 2),

prefigurata:                        sin dall’inizio, nella Creazione; … 

figurata:                             nella storia d’Israele, antica alleanza; …  

compiuta:                          in Cristo Gesù, negli ultimi tempi; … 

manifesta:                         nella chiesa, per lo Spirito effuso; …

completa alla fine:             nella gloria della Trinità;

 


[1] Le parole in «neretto»,  lette da un animatore, danno il senso alle parole scritte in «rosso» pronunciate insieme.

[2] La Parola di Dio, Proclamata ora nella liturgia della messa, «attua sacramentalmente in noi la redenzione», realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo, mentre vive in Israele; «sacramentali», gesti e parole, ora nel proclamare la sua Parola. Infatti,
la Parola («Dabàr») è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù, che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge, per opera dello Spirito Santo, è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua storica pasqua redentrice, era già presente fin nel grembo di Maria.
Ora, noi, come Maria, diciamo: “Sì”, con il cuore bendisposto nel «celebrare»; e “La redenzione, operata nei «misteri» (=gesti, parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita”: ci fa sempre più simili a Cristo. Cioè, la Parola proclamata nella liturgia, lo stesso Gesù del triduo pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione nel rito, e nell’Esistenza in chi l’accoglie.

[3] “I fedeli partecipino con frequenza alle messe, anche feriali, e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti in famiglia o in privato”, (vedi Partecipazione e Celebrazione delle Feste Pasquali, Congreg. per il Culto, n. 13; del 16 Gennaio 1988).

[4]Dal Discorso Del santo Padre Giovanni Paolo II all’Episcopato del Triveneto in visita «ad limina apostolorum», 26/02/1991.
“Signor Cardinale Patriarca, venerati Fratelli Arcivescovi e Vescovi della Regione Triveneta! (punto I e II omissis). Punto III. “La via principale dell’evangelizzazione rimane sempre quella della catechesi. Presso di voi essa è attuata da tempo con sistematiche programmazioni, rivolte ai fanciulli, ai ragazzi, ai giovani. Nella catechesi sono coinvolti numerosi laici, e le famiglie stesse sono rese progressivamente partecipi dell’itinerario formativo dei figli.
Voi, tuttavia, riscontrate ora l’urgenza di predisporre un più incisivo itinerario di catechesi per i giovani e gli adulti, al fine di offrire salde motivazioni alla loro fede, accompagnando e sostenendo la loro testimonianza cristiana nel contesto delle nuove condizioni sociali.
In questa prospettiva non avete trascurato di offrire, nelle vostre Chiese, valide occasioni di catechesi mediante speciali corsi rivolti ad associazioni giovanili ed organizzazioni cristiane di lavoratori, professionisti, imprenditori, come anche a movimenti di apostolato, di carità, di volontariato. In ogni centro sono sorte, inoltre, opportune iniziative per preparare nella fede i giovani alla celebrazione del matrimonio.
Ciò nonostante, voi riconoscete che la catechesi agli adulti, per esser efficace, ha bisogno di maggiore spazio, di più vasta partecipazione, di approfondimento più consapevole.
Nell’incoraggiarvi a perseverare nella ricerca di quanto può rivelarsi utile a questo fine, desidero invitarvi a trarre ogni vantaggio da quel singolare mezzo di catechesi che è la «liturgia della Parola» nelle Messe sia festive che feriali.
In terre come le vostre, ove si riscontra ancora una buona partecipazione alla Celebrazione eucaristica soprattutto nei giorni festivi, la valorizzazione dell’ampio ventaglio di letture bibliche, offerto dalla liturgia, può rivelarsi straordinariamente feconda di frutti.
Proprio il Lezionario ed il Messale sono lo “strumento costante, vivo ed a molti familiare, per conoscere ed alimentare la fede e trovare in essa la risposta agli interrogativi della coscienza; occorre che i presbiteri valutino appieno la preziosità di tale mezzo e sappiano trarne spunto; mediante la conveniente proclamazione  e l’adeguato commento (PNLeMR), per formare forti personalità cristiane. Il testo biblico, mediante il quale Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, «giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 7) è luce di verità, potenza di grazia che suscita nell’animo quanto esprime, viatico che sostiene nella ricerca e nell’impegno a servizio del bene.
Il Messale, quindi, con il suo ampio Lezionario, quotidiana «mensa» della Parola di Dio, può ben essere considerato il manuale universale della catechesi per tutto il popolo, in parrocchia, in ogni chiesa o comunità”.

[5] Dal secondo anno in poi, sempre dopo aver letto il formulario liturgico come nel 1° Anno (dall’inizio alla fine, cfr anche nota 1:Leggiamo il formulario liturgico da ingresso a dopo com.”), iniziamo a fare attenzione alla «Sequenza» di fatti, personaggi, parole nelle letture; e alla Rilettura dei testi: fin a 8 livelli.  S’inizia rilevando reciproci rapporti fra profezia-compimento, immagini-realtà, figure–presenze. Ognuno coglie una frase la rilegge, prende una parola come uncino che richiama il testo. Diventa  sempre più facile ripetere durante la giornata questa Parola con il proprio nome, quando il Signore «viene in mente»: cfr sopra, 1° anno.

[6] – «Eccellenza, sono Ilario, faccio l’artigiano, partecipo a un gruppo di persone da varie parrocchie. – Ci prepariamo a celebrare l’«Adesso», cioè, l’«Hodie» liturgico della Messa, in chiesa e nel quotidiano, fonte e culmine della liturgia e della vita di rapporto personale con il Signore, da una parola del giorno alla ‘consecratio’

– Esempio: ‘Adesso’, mentre parlo, Eccellenza, sto in ascolto d’una ‘Parola’: “Venite e vedete”, colta dalle letture. Si riferisce al centro della messa: cfr 1° anno. «Ilario, “il mio corpo donato, il mio sangue versato per voi, per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me” – “Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo”». Antif. comun.

– Questo, o un altro dialogo simile, si matura leggendo ogni giorno i testi della messa, secondo PNLMR (Principi, Norme per l’uso del Lezionario, Messale Rom) in virtù del ‘programma liturgico rituale partecipativo’: “Fate questo in memoria di me”. Ci guida il Pastore.

Pubblicato in 2013