5ª dom di quaresima C ravasi2016/03/13

5ª DOMENICA DI QUARESIMA, C.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA 
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). 

seguono TESTI da ingresso a dopo comunione.

 

MEDITAZIONE o RILETTURA

Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (in TESTI e MEDITAZIONI, Archivio, 28/03/2004 Quar., C – 5ª Dom.); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Criteri di Meditazione -15/08/2005).
Messaggio IL PERDONO DI DIO SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. Richiamiamo quindi la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito.
Domenica scorsa, fra le due accoglienze di un peccatore, cioè, del figlio minore, rappresentate una dal figlio maggiore, l’altra da Gesù che incarna il Padre, l’assemblea ha scelto il Padre «la Bontà».
Oggi, fra i legalisti scribi e farisei che si servono di un’adultera per tentare di lapidare anche Gesù, e Gesù stesso che non condanna né adultera né scribi e farisei, scegliamo Gesù, infinita fantasia di Dio che sa inventare salvezza anche quando non c’è alcuna via d’uscita da una situazione senza speranza (Vangelo: Gv 8,1-11). Per cinquecento anni questo testo dell’adultera è tramandato oralmente. Si sa che questo testo è stato tramandato, perché lo troviamo commentato dai Padri della chiesa, anche se non scritto in un vangelo (esempio di fede tramandata mediante tradizione e vangelo). Il testo appare poi in Luca c 22 (fine 400 inizio 500 d.C.) e si fissa definitivamente nel seicento in Giovanni, capitolo ottavo, vv 1-11. Prima parte di Giovanni, cc 1-12, detta sezione dei segni, dove il brano ha trovato posto. In Luca, come in Matteo e Marco, avrebbe richiesto una esposizione del fatto, più il senso teologico; in Giovanni, invece, il c. 8° si trova nella prima parte del testo evangelico, detta dei segni, dove l’episodio, oltre l’esposizione del fatto e del senso teologico del fatto come in Matteo, Marco e Luca, l’episodio evangelico assume anche un senso simbolico da esporre. Molte sono le ragioni che si portano per intuire, almeno, questo ritardo dello scritto. La più probabile sembra sia l’esitazione della chiesa allora nel concedere il perdono agli adulteri.
Vediamo 1. il fatto, 2. il senso teologico, 3. il senso simbolico.
1. Il fatto: richiede precisazioni a base dei sensi teologico,simbolico.
 
VANGELO. Gesù «all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava». Non è riportato alcun ammaestramento orale di Gesù. Esso è espresso con il fatto che segue: «Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna, sorpresa in adulterio»; «gli conducono», perché se fosse entrata da sola avrebbe sconsacrato il tempio. È chiara l’intenzione malevola degli scribi e dei farisei: «Postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio”». La donna non dice una parola, non osa chiedere un perdono che non può sperare. Non può immaginare la fantasia sconfinata del cuore di Dio nel donare salvezza e amicizia. La donna è sola. Non c’è il compagno adultero; anche se è prevista pure per lui la stessa pena. Scribi e farisei continuano: “Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa”. Peccatori non cercano che incolpare ed eliminare; se poi riescono a far cadere un innocente, è per loro una conquista. La lapidazione era riservata ad apostati e bestemmiatori. Al tempo di Gesù l’adulterio era punito con lo strangolamento. Scribi e farisei invece parlano di lapidazione e chiedono a Gesù: «“Tu che ne dici?”. Essi dicevano questo per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo». Da Gesù non attendono una condanna; è competenza del Sinedrio condannare. Da Gesù si attendono dichiarazione di colpevolezza; e di certo Gesù sarebbe stato lapidato, se egli avesse fatto intendere, contro Mosè secondo loro, che quella donna non è colpevole. Dichiarando poi che la donna è colpevole, Gesù mostrerebbe di non essere un profeta che porta qualcosa di nuovo nel mondo, e il suo «ammaestramento» apparirebbe fasullo: se non lo eliminiamo, pensano scribi e farisei, almeno ne annientiamo l’insegnamento.
GESÙ PORTA UNA NOVITÀ ASSOLUTA, del tutto inimmaginabile e quindi non attesa, tale che la donna non pensa neppure di poter chiedere salvezza, buon rapporto, amicizia. Questi ultimi sono sentimenti di Dio espressi nella Torà stampata con il dito di Dio sulla pietra: «Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra». Siamo nel tempio (v. 2) costruito in pietra. Il gesto di Gesù può richiamare la Torà scritta da Dio su una tavola di pietra, e le norme di Dio per interpretare la Torà, scritte sull’altra tavola di pietra. A queste norme forse si riferiscono per esempio Geremia (17,13) ed Ezechiele (2,9; 13,9). Quelli «insistevano nell’interrogarlo. Gesù allora alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”». Uno dei testimoni, che per primo deve lanciare il sasso, sarebbe lo sposo. Al gesto dello scrivere Gesù ora aggiunge il senso, secondo lo stile di Dio che non impone, ma propone, iniziando sempre dal minimo, da un gesto, per lasciare anche all’interlocutore l’iniziativa dell’adesione (cfr 10 piaghe d’Egitto). «Chinatosi di nuovo, scriveva per terra». La pietra serve a Dio per fissare i suoi sentimenti di Misericordia e amore infinito (Torà) verso il suo popolo; non per lapidarlo. L’amicizia di Dio nella Torà non è un fatto straordinario solo per l’Adultera, ma per tutti: scribi, farisei e ogni persona peccatrice. Ogni peccato nella bibbia è adulterio. La misericordia assolutamente straordinaria e insperata di Dio è la giusta risposta di Gesù che mira a rinnovare il peccatore, rendendolo capace a sua volta di misericordia. Questo sembra pensi Gesù che scrive per terra, dicendolo poi in modo che giovi a tutti: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”; e chi ha peccato, sappia che ha Dio, Javè, sempre vicino per usargli Misericordia. «Quelli, udito ciò, se n’andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Rimase solo Gesù con la donna, là in mezzo». Ciò che poteva essere una tragedia, si riduce ad una scena di due persone, la Misera e la Misericordia: l’adultera sdraiata lì a terra, e Gesù, chino, a scrivere richiamando il suo cuore. «Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. Essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù a lei: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”». Gesù, autorizzato solo a dichiarare colpevolezza, che non ha dichiarato, ora si rivela l’unico Innocente autorizzato a dichiarare «condanna», che non dichiara; ma esprime parole di Dio che dice: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”, e tutto è fatto, come dice il Salmo (33,8-11), «il Signore parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste. Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni». Rimane «solo Gesù con la donna», unica che possa riferirci questa particolarissima e strabiliante esperienza di misericordia. Solo lei l’ha potuta riferire ai Padri della Chiesa che l’hanno tramandata per cinquecento anni, prima che fosse scritta nel Vangelo.
2. Il Senso teologico del fatto, in rapporto a Dio. È sufficiente richiamare quanto già accennato: Gesù, venuto non per condannare, ma per salvare il mondo (Gv 3), salva l’adultera che non sperava salvezza, lei che non aveva neppure implorato aiuto. Gesù rivela un Dio Padre più grande del nostro cuore. Per mezzo di Cristo Gesù egli ci salva anche quando il nostro cuore ci condanna (cfr 1Gv 3,19-20). Ricambia il male con il bene: si serve dell’adultera per raggiungere con il suo perdono anche coloro che di quella stessa donna volevano servirsi per eliminarlo: “Tu che ne dici?”, gli chiedono. – “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, risponde Gesù, fattosi esterno a loro per dire loro chi è lui dentro di loro, attendendo di essere accolto anche da loro, senza che se ne vadano tutti dai più anziani, dopo aver lasciato cadere a terra le pietre; e vuole che la donna «vada», diventi missionaria di questa ricerca di Dio: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. – “Nessuno, Signore!”. Gesù vuol dirle: ma non basta «astenersi dal condannare»; questo è un primo passo verso la vita; bisogna che anch’essi si sentano amati come te. Tu ora accetti di stare con me, di vivere con il mio desiderio che anche loro si avvicinino a me, per essere salvati. Tu non vivi più per te stessa: «non pecchi più». Tu vivi con interesse di Bene come me anche per loro; non pensino più per esempio a te per condannarti.
3. Il Senso simbolico dello stesso fatto nel vangelo di Giovanni. Alcuni elementi del racconto ci aiutano a comprenderlo. La donna è condannata da sola, senza l’amante che pure doveva esserci, essendo colta in flagrante adulterio; lei è condannata a morte, benché allora tale condanna sia in mano solo ai romani; lei non ha scusanti, e non osa implorare perdono, anche se vorrebbe vivere; lei è l’unica testimone e racconta il dono della vita ottenuto inaspettatamente da Gesù; lei se ne va come testimone del condono divino. La donna salvata è simbolo della Chiesa, di tutta l’umanità, determinata a divenire Chiesa. Lo sposo è Cristo Gesù (2Cor 11,2; Ef 5; e Apc 22,17.20: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”; ed egli risponde: “Sì, verrò presto!”». L’amante dell’adultera è presente nella veste del peccato con il quale lei ha tradito il suo sposo; lei quindi dovrebbe morire, ma l’unico testimone, il suo Sposo, Gesù, che non uccide la propria sposa, casta meretrice perché la ama, la nutre con i sacramenti, attende che si converta e viva: quindi lo Sposo l’ha già perdonata (Osea 1-3), lo «sposo» precedente, il peccato, non deve comparire a lapidarla perché non c’è più, e l’esperienza della vita nuova, ricevuta, fa «rifiorire nel suo cuore il canto della gratitudine e della gioia» (colletta). Testimone di tanta grazia, desidera ne sia partecipe tutta l’umanità. VA’ IN PACE: LASCIA IL PASSATO, COMINCIA A PENSARE IN MODO NUOVO.

PRIMA LETTURA. Lo stesso «Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti», che ha compiuto il prodigio della liberazione d’Israele dall’Egitto con l’impegno di ricordarlo sempre, ora vi dice, lui stesso, non altri: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!”, del 1234 circa a. C. “Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Vi faccio ritornare dall’esilio babilonese e per mezzo di un pagano, Ciro. Non resistete per il motivo che il mio modo di agire non è secondo i vostri canoni. Io cambio metodo come mi sembra meglio, e voi adattatevi al mio comportamento: “Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, l’eletto. Il popolo, che io ho plasmato per me, celebrerà le mie lodi”. Tutto questo ora si attua nei riguardi dell’adultera salvata, della casta meretrice, la Chiesa che io amo.

SALMO RESPONSORIALE. Grandi cose ha fatto Il Signore per noi.
Ripetendo le parole del Signore Gesù nel Salmo Responsoriale (Sal 25/26), l’assemblea interpreta rettamente l’incontro con Dio come opera di Dio, che la trasforma. Le parole di Gesù sulle nostre labbra ci fanno sperimentare i suoi sentimenti: “Grandi cose ha fatto il Signore (non noi) per noi”. Riconosciamo che Dio opera prodigi: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”. Lo riconoscono i popoli che dicono: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. Lo riconosciamo noi stessi in prima persona, e diciamo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia”. – Il ricordo del passato fa sgorgare dal cuore una preghiera per il presente. La salvezza è opera di Dio, ne abbiamo l’esperienza, e questa ci sprona a chiedere ulteriore salvezza dalla schiavitù, fino alla completa liberazione. Abbiamo ringraziato il Signore per l’accaduto: “Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”. – Ebbene: questo è garanzia di quanto farà ancora. Pieni quindi di gratitudine acclamiamo: “Riconduci, Signore, i nostri prigionieri come i torrenti del Negheb” in piena. In te, Signore, rischiamo, nella certezza del buon esito: rischiamo come chi semina una semente che ora potrebbe nutrirci; ma sappiamo di non perderla, siamo certi di avere in futuro la gioia di raccogliere il centuplo. Allo stesso modo, sulla scia della passione, morte, risurrezione del nostro Signore Gesù, noi, tua comunità, ci aspettiamo ancora momenti difficili, ma siamo sicuri di essere ricompensati con la vista di frutti abbondanti in Cristo risorto, qui presente.

SECONDA LETTURA. Descrive il discepolo di Gesù come l’adultera
In Cristo tutto reputo perdita divenendo a lui conforme nella morte.
Quella donna, immagine della Chiesa, l’Umanità, ciascuna persona così inaspettatamente salvata da Gesù che le dice: “Donna, neanche io ti condanno; va’ in pace e non peccare più”, quella persona da quel momento di vita ha la mente e il cuore fissi su Gesù, sulla persona di quel suo straordinario Salvatore. Lei si distoglie da tutto un passato di leggi e osservanze, e tutta protesa verso Gesù, con le parole di Paolo, discepolo di Gesù per quest’esperienza, lei incoraggia quanti si sentono colpevoli, quanti non sperano futuro migliore, ed esclama: “Fratelli, tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza – dell’esperienza – di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovata in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede”. Non leggi e tutte queste cose ma la Persona di Cristo Gesù, non la mia giustizia ma la fede in Gesù, non guardando se sono imperfetta ma fidandomi della sua misericordia, non pensando più a salvare me stessa ma morendo a me stessa per vivere in lui, non più cose ma sue relazioni. Gioco tutta l’esistenza nell’imitare Cristo, so che non lo imiterò mai benissimo, so che non sono impeccabile, godo di chiedergli perdono e vado avanti con «fiducia» in lui, nella sua persona, che distinguo dalla «fede» come verità in cui credo. Fede quindi come relazione con il mio Signore Gesù. Questo perché io possa conoscere sempre meglio per esperienza la Persona di Gesù, “la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sofferenze di Gesù, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti”.
Gesù risorto, che supera la morte in quanti gli appartengono, suscita in me entusiasmo, desiderio di essergli conforme, mediante la stessa «potenza della risurrezione di Cristo», e vivo come un atleta tutto preso a «correre verso la mèta» che è lui per conquistarlo come anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo; corro per «arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù», poiché ancora non l’ho raggiunto; mi sentirò perfetto quando arriverò all’età matura del Cristo, simile in tutto al Padre.

Domenica scorsa abbiamo visto che si può vivere in casa con un papà buono senza conoscerlo. Oggi vediamo come a lui tutto è possibile, anche quando in una situazione, come quella dell’adultera, non si vede possibilità di salvezza.

PREGHIERA EUCARISTICA.
Aderiamo all’agire dello Spirito. Per Cristo -ringraziamento pane offerta intercessione lode-

–  «Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: tu lo hai mandato nel mondo, non per condannare, ma per salvare il mondo da situazioni impossibili e senza speranza; tu hai stabilito per i tuoi figli un tempo di rinnovamento spirituale, perché si convertano a te con tutto il cuore, e perché, «liberi dai fermenti del peccato, vivano le vicende di questo mondo, sempre orientati verso i beni eterni».

–   Siamo trasformati in Cristo: preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare qui l’opera di Gesù e compiere ogni santificazione. Gesù, misericordia e perdono, è qui, assolve noi come l’adultera, dice: Io non ti condanno, ma ti trasformo perché partecipi ai miei sentimenti di bene a favore di ogni persona.Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: tuo Figlio, Innocente, fatto peccato, Salvatore, Condannato. presente in noi, resi da lui a te graditi con sentimenti e azioni di salvezza anche verso coloro che ci condannano senza sapere che non lo fanno a noi ma al tuo Figlio eletto.

–   Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; Via tracciata nell’acqua e nel deserto, diritta fino a te, desiderata per tutti gli uomini, fatti coeredi della sua gloria.«Glorifichiamo» perfettamente il –   Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santificante.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da ogni cuore rinnovato dalla tua grazia, divenuto cantore di gratitudine e di gioia. Tu sei glorificato per una vita da rispecchiare la tua sconfinata misericordia.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo VITA NUOVA:
prefigurata, sin dall’inizio nella Creato: strada nel deserto, fiumi nella steppa, popolo dissetato.
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza, ritorno da Babilonia, più grande che dall’Egitto.
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù, messo alla prova, si rivela condono per tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: nei fedeli, tipo Paolo, l’adultera: conquistati, salvati;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. nei figli giunti alla perfezione in Cristo Gesù.

Preghiamo: Padre, che non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e viva; concedi al tuo popolo di proclamare le tue meraviglie. Per Cristo nostro Signore. Amen.

2016/02/21

2ª DOMENICA DI QUARESIMA. Anno C

Preparazione alla celebrazione della messa.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!   Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]. Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti.

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!

Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
MEDITAZIONE o RILETTURA

Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!

La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici; messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf Criteri di Meditazione 15/08/2005).

Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio..
Dio grande e fedele, che riveli il tuo volto a chi ti cerca con cuore sincero, rinsalda la nostra fede nel mistero della croce e donaci un cuore docile, perché nell’adesione amorosa alla tua volontà seguiamo come discepoli il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
«In quel tempo, Gesù, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo» (Lc 9,28b- 36). Domenica scorsa la liturgia, che ci conduce per mano a Cristo, ci ha mostrato Gesù unico vincitore della tentazione, lui che sa leggere correttamente le scritture; e ha aggiunto che noi tutti vinciamo aderendo a lui, fondati sulla sua Parola. Oggi siamo indotti a conoscere e a fare questa adesione a Cristo e alla sua Parola: siamo presi da Gesù come Pietro, Giovanni e Giacomo, e dopo aver ascoltato con loro la profezia della sua sofferenza, impariamo ad ascoltare l’Eletto, fino a partecipare alla sua gloria che Gesù ha mostrato sul monte. Gesù infatti «salì sul monte a pregare». Gesù, Figlio di Dio, sempre con il Padre, porta sulla terra il suo rapporto con Dio Padre; e l’umanità in Gesù impara ad avere la vita nuova d’intimità con Dio: l’uomo ha già nel Gesù glorioso della trasfigurazione ciò che deve imparare progressivamente sino alla fine. Solo Gesù, Dio uomo, può avere una relazione perfetta e definitiva con Dio suo Padre: «E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante». In Gesù è presente tutto Dio: «in Cristo è racchiusa corporalmente tutta la divinità (cfr Col 2,9); ma in Gesù è presente anche tutto il mondo umano: «Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme». Mosè ed Elia, cioè la Legge e le Profezie, tutta la storia ebraica secondo Dio, parlano di Gesù, ha per contenuto centrale l’esodo, la pasqua di Gesù, la sua uscita da questo mondo al Padre: Gesù quindi con la sua pasqua, viaggio di ritorno da dove è uscito, è il centro della storia, compimento di tutte profezie di Dio. La manifestazione visiva di Gesù trasfigurato conferma il suo annunzio ai discepoli sulla sua passione, morte e risurrezione a Gerusalemme. Questo dice Gesù ai due discepoli in viaggio verso Emmaus dopo la risurrezione: «E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27).
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto
 Il Vangelo della trasfigurazione secondo Luca comporta alcune peculiarità che accentuano il carattere pasquale della visione. L’evento ha luogo mentre Gesù prega, come nell’orto degli ulivi. Mosé e Elia parlano della sua partenza, che sarebbe avvenuta a Gerusalemme. I tre apostoli sono oppressi dal sonno, come durante la notte passata al Getsemani. Al «risveglio» essi vedono la gloria di Gesù. Dopo la Pentecoste, gli apostoli renderanno testimonianza a ciò che hanno visto sul monte e soprattutto alle apparizioni del risorto.
Ora, per i discepoli, viene aggiunto anche l’ “ascoltatelo!”.

fin dove li porterà l’ascoltare?

ancora non possono conoscere tutta la profondità di quell’espressione “Figlio mio l’Eletto”

tutta la scena della trasfigurazione sembra abbia lo scopo, nella narrazione evangelica, di segnare i cuori dei discepoli in vista della prova della croce. Così non può che seguire la consegna del silenzio, perché l’evento divino, è ancora misterioso al loro cuore.

In un attimo folgorante, i discepoli vedono la gloria di Gesù, ma senza rendersi ben conto. Possono comprendere il colloquio tra Gesù e i due personaggi che gli compaiono accanto, Mosé ed Elia, simboli della Legge e dei Profeti? Possono cogliere il mistero di quella gloria e portarne il riverbero nella loro vita? Non ancora.
Pochi giorni prima della trasfigurazione, Pietro si era trovato in una situazione simile, benché la circostanza fosse assai più ordinaria. A Cesarea, quando confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr. Mt 16,16), Gesù lo proclama beato. Ma appena Pietro svela cosa pensa in realtà del destino di quel ‘Figlio’, di cui non può accettare l’umiliazione e la sofferenza, si sente respinto duramente: “lungi da me, satana! …non pensi secondo Dio …” (Mt 16,23).
Davanti alla luce sfolgorante della trasfigurazione Pietro non sa cosa dire o non sa quel che dice: “E’ bello per noi stare qui …”. Effettivamente è bello, ma ancora non sa in che cosa consista quella bellezza e cosa comporti. La Legge e i Profeti non possono che alludere all’evento della “dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme”. L’evento della Pasqua del Signore, con la sua morte e risurrezione, sta al centro del mondo, del senso del mondo.
Come possono i discepoli comprendere che fin dalla creazione del mondo il colloquio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo verte sull’immolazione dell’agnello, figura dell’amore che Dio riversa sul mondo e di cui lo intride fino a farlo risplendere nei cuori di coloro che ne accolgono la rivelazione e di cui la gloria della trasfigurazione è l’allusione misteriosa? Sanno solo che quel Figlio, l’Eletto, il L’Eletto, è degno di Dio, viene dalla parte di Dio, custodisce il segreto di Dio per l’uomo e attendono di conoscerlo per davvero imparando ad ascoltarlo, ad ascoltarlo per seguirlo e a seguirlo per ascoltarlo finché si manifesti finalmente al cuore. Il senso della paura che prende i discepoli è appunto il segno del desiderio e del rischio insieme che caratterizza l’avventura dell’uomo toccato dalla presenza di Dio.… .
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
Gen 15,5-12,17-18
Abramo è il prototipo dei credenti di tutti i tempi. Egli ha lasciato tutto perché Dio gli chiedeva di farlo. Ora, il Signore gli promette una discendenza innumerevole e il possesso della terra. “Io mi impegno a questo”. Durante un misterioso sonno, Abramo assiste a una scena insolita. Una fiaccola accesa passa in mezzo agli animali divisi. Normalmente, erano i due contraenti a sottoporsi a questo rito: “Che mi accada come a questi animali, se manco alla parola data”. Dio non sarebbe più il Dio vivente se fosse infedele alla sua promessa.
«Dio condusse fuori Abràm». Fin da Abràm Gesù, vero Dio con il Padre, prende con sé i discepoli «sul monte»: Gesù si prepara la nuova umanità; in Abràm Gesù «è condotto fuori», lui che porterà a compimento l’esodo: «Tale sarà la tua discendenza». Gesù è la discendente di Abràm, il primogenito tra molti fratelli. «Abràm credette al Signore, che glielo ha accreditato come giustizia: «credette», «accreditò» è il senso del nostro ‘Amen’, sia da parte di Abràm, che da parte di Dio. Abràm riconosce che in Dio ci sono tutti i requisiti per essere credibile, e gli dà piena fiducia, pronuncia il suo Amen, termine tecnico con cui i sacerdoti riconoscevano valida la vittima da offrire in sacrificio a Dio, riconoscevano che ne aveva tutti i requisiti; e Dio riconosce in Abràm tutti i requisiti dell’uomo giusto: Amen, per questa tua fiducia in me, tu sei l’uomo che io voglio, l’uomo che offre il «sacrificio di lode» a me gradito.
«Dio gli disse», «Abràm rispose»: colloquio di Abràm con Dio. Dopo che Abràm ha affidato a Dio totalmente il suo cuore, Dio si prende cura di lui, gli dice: «Io ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese». Gesù, uscito dal Padre, e poi dal mondo in vista della gloria, è il dono di Dio all’uomo, raffigurato nell’uscita di Abràm e nel dono del paese.
Abràm dice al Signore: «Come potrò sapere che ne avrò il possesso?» – Dio gli risponde: «Prendimi questi animali…» .– «Li prese e li divise»: la divisione degli animali e il passarvi in mezzo era un modo di siglare un contratto; a chi viene meno spetta la sorte degli animali divisi. Dio risponde ad Abràm: Saprai che ne avrai il possesso dal patto unilaterale che io farò con te». – E Dio passò in mezzo agli animali da solo: fa un patto unilaterale con l’uomo; Dio si adatta all’uomo incapace, «oppresso dal sonno». Ma Abràm spera in Dio che saprà trasformare in bilaterale il suo patto. Infatti nel suo discendente Gesù di Nazaret Abràm troverà l’uomo Dio che può fare e mantenere il patto per ora unilaterale di Dio. «Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore».
La stessa esperienza tocca ad Abramo. Aveva creduto alla promessa di Dio, aveva messo tutto il suo cuore nella promessa di Dio, ma Abramo, assalito da un oscuro terrore, è toccato nel profondo del cuore quando Dio passa come una brace fumante e una fiaccola ardente in mezzo agli animali divisi. E’ una visione folgorante, un attimo di luce intensa ed il cuore è confermato: Dio ha stretto alleanza con me, Dio sarà fedele alla sua alleanza, la sua promessa si compirà. L’esperienza della sua fede è così totale che noi tutti viviamo ancora degli echi di quella fede, di quella rivelazione di alleanza da parte di Dio con l’uomo. E allora, come ricordavo all’inizio, quando preghiamo nella colletta: “purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo vedere la visione della tua gloria”, in realtà domandiamo a Dio di credere alla sua promessa, di fare esperienza del suo amore a tal punto da esserne tutti riverberati perché la gloria di Dio è l’amore che risplende dal trono della croce e la gloria dell’uomo è vivere di quello splendore.
Questo mio Figlio l’Eletto fa un legame indissolubile con l’uomo, fratello peccatore. «Un torpore cadde su Abràm», come su Pietro e compagni; tuttavia resta sveglio e vede che «un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi»: Dio è come «un forno» sempre in atto di purificare, «una fiaccola» di presenza sempre ardente; egli passa da solo fra gli animali, «mentre un oscuro terrore assalì Abràm». Dio s’impegna con una creatura che non è in grado di mantenere il patto: Abràm, nel torpore, non passa fra gli animali. Così Dio prende su di sé il ruolo dell’uomo inadempiente e incapace, anche se il più giusto e fedele, qual è Abràm credente; Dio si lega alla storia di Abràm, non esige la contropartita dall’uomo, attira su di sé l’auto-maledizione: accetta di essere «diviso», squartato, ucciso al posto di Abràm: Gesù, vero Dio che con il Padre e lo Spirito Santo fa un patto con l’uomo, è anche vero uomo uguale in tutto ad Abràm (vedi Colossesi 2,9).
«In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abràm»: Dio giura per se stesso di amare sino in fondo l’uomo nel «torpore», cioè, nell’incapacità di amare. Così Abràm è fatto capace di accogliere e aderire all’amore di Dio. Questo patto Dio Padre porta a compimento nel Figlio eletto, Gesù di Nazaret, con il suo «esodo» in «Gerusalemme».
«Alla tua discendenza io darò questo paese»: Gesù è la «discendenza», «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9); Gesù è il «paese dato»: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito» (Gv 3,16) che prega: «Padre, per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,19).
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
26, 1; 7-9a; 9bc; 13-14
Dio si impegna totalmente in ciò che dice. Quindi, sono sicuro di vedere la realizzazione della sua promessa.
IL SIGNORE È MIA LUCE E MIA SALVEZZA.
Il Signore è difesa della mia vita, / di chi avrò timore?
Se contro di me si accampa un esercito, / il mio cuore non teme. R/
Ascolta, Signore, la mia voce. / Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; / il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R/
Non respingere con ira il tuo servo. / Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. R/
Sono certo di contemplare la bontà del Signore / nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte, / si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
Fil 3,17-4,1 (Iett. breve 3,20-4,1)
Questo mio Figlio l’Eletto è l’unica salvezza dell’umanità. «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo»: prima mettevo tutta la mia fiducia nell’osservanza della legge, fino ad uccidere i cristiani che invece la mettevano in Cristo Gesù; ma egli mi ha salvato: lasciatevi anche voi riconciliare con Dio. Le comunità cristiane si basano sulla chiamata di Gesù che suscita fiducia in lui.
«Molti si comportano da nemici della croce di Cristo; tutti intenti nelle cose della terra»: le comunità cristiane, intente alle cose della terra, vogliono, però, essere come i tre discepoli che si lasciano prendere da Gesù per salire con lui e partecipare alla sua preghiera di comunione con il Padre; sono oppresse dal sonno e tuttavia vegliano, vedono la gloria e la nube, cioè lo Spirito del Risorto che le avvolge e le trasforma.
Il mio Figlio l’Eletto vi rende partecipi della sua trasfigurazione. «La nostra patria è nei cieli»: il vero credente compie con Cristo, per Cristo e in Cristo il suo «esodo» verso la Gerusalemme futura, celeste, la patria nei cieli, dove dimora Dio, nostro Padre. «Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso»: «Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me» (S. Agostino), come il pane e il vino nell’eucaristia: non tu sali il monte, non tu preghi il Padre, non tu vinci satana; ma io salgo, prego, vinco in te che ti lasci prendere e trasformare in me, fin d’ora sino alla completa trasformazione nel mio corpo glorioso.
«Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi» in me: lasciatevi prendere da me, il Signore, vostro fratello primogenito. – Sono certo di contemplare la tua bontà, Signore, nella terra dei viventi.
Naturalizzati cittadini del cielo, coloro che aderiscono al Cristo incondizionatamente vedranno il loro povero corpo trasfigurato ad immagine del corpo glorioso del risorto, quando egli ritornerà. La loro attesa non sarà delusa.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo».
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.
Per UCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui riveli il tuo volto, fai risplendere la tua gloria;
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: ci rende presente Gesù nei suoi misteri.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci rivestiamo di lui, noi da lui rivestiti.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo, coeredi della sua gloria immortale.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità trasfigurata: da te mediante il Figlio a noi; da noi per lui a te.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Trasfigurazione:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:  
trasfigurazione, d’astri in discendenza, deserto in terra promessa;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
trasfigurazione, di Abràm, pagano da Ur, in uomo giusto;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:  
trasfigurazione, di Gesù sul monte in altro aspetto: di risorto.
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:  
trasfigurazione, di oppressi dal sonno in fedeli divini, luminosi.
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
trasfigurazione, di uomini in Figli di Dio, coeredi della gloria.
Preghiamo:
O Padre, che dalla nube luminosa hai fatto udire la tua voce: “Questi è il mio Figlio l’Eletto; ascoltatelo!”; concedi al tuo popolo di acclamarti: “Signore, mia luce e mia salvezza”. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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2015/11/13

VENERDì 32ª SETTIMANA
 UNA VERA REVISIONE DI VITA
“Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino ecco la gioia” (salmo).
Senso simbolico a vari livelli.

l. Punto di Partenza (PP).
L’atto terroristico di venerdì sera a Parigi, 13/11/2015.

ll. Punto di Riferimento (PR).
Il KIT della Santa Messa celebrata in tutto il mondo, stesso giorno venerdì 13/11/2015, cfr.
Vangelo: “Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà”.
Canto al vangelo: “Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Prima lettura: “Se sono riusciti a conoscere tanto da esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il Sovrano?”.
Versetto Responsoriale: “I cieli narrano la gloria di Dio”. R/.
(Salmo Responsoriale:

“L’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. R/.
Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio”. R/.).
Antifone alla Comunione:

1. “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla; in pascoli di erbe fresche mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce”.
2. I discepoli riconobbero Gesù, il Signore, nello spezzare il pane.

 

lll. Punto di Arrivo (PA).
Proposto da papa Francesco all’angelus, secondo il KIT di domenica 33ª anno B, 15/11/2015, subito dopo il fatto del 13/11/2015.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di questa penultima domenica dell’anno liturgico propone una parte del discorso di Gesù sugli avvenimenti ultimi della storia umana, orientata verso il pieno compimento del regno di Dio (cfr Mc 13,24-32). E’ un discorso che Gesù fece a Gerusalemme, prima della sua ultima Pasqua. Esso contiene alcuni elementi apocalittici, come guerre, carestie, catastrofi cosmiche: «Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli verranno sconvolte» (vv. 24-25). Tuttavia questi elementi non sono la cosa essenziale del messaggio. Il nucleo centrale attorno a cui ruota il discorso di Gesù è Lui stesso, il mistero della sua persona e della sua morte e risurrezione, e il suo ritorno alla fine dei tempi.
La nostra meta finale è l’incontro con il Signore risorto. E io vorrei domandarvi: quanti di voi pensano a questo? Ci sarà un giorno in cui io incontrerò faccia a faccia il Signore. E’ questa la nostra meta: questo incontro. Noi non attendiamo un tempo o un luogo, ma andiamo incontro a una persona: Gesù. Pertanto, il problema (… interruzione; ma cfr [Multimedia]) non è “quando” accadranno i segni premonitori degli ultimi tempi, ma il farsi trovare pronti all’incontro. E non si tratta nemmeno di sapere “come” avverranno queste cose, ma “come” dobbiamo comportarci, oggi, nell’attesa di esse. Siamo chiamati a vivere il presente, costruendo il nostro futuro con serenità e fiducia in Dio. La parabola del fico che germoglia, come segno dell’estate ormai vicina (cfr vv. 28-29), dice che la prospettiva della fine non ci distoglie dalla vita presente, ma ci fa guardare ai nostri giorni in un’ottica di speranza. E’ quella virtù tanto difficile da vivere: la speranza, la più piccola delle virtù, ma la più forte. E la nostra speranza ha un volto: il volto del Signore risorto, che viene «con grande potenza e gloria» (v. 26), che cioè manifesta il suo amore crocifisso trasfigurato nella risurrezione. Il trionfo di Gesù alla fine dei tempi sarà il trionfo della Croce, la dimostrazione che il sacrificio di se stessi per amore del prossimo, ad imitazione di Cristo, è l’unica potenza vittoriosa e l’unico punto fermo in mezzo agli sconvolgimenti e alle tragedie del mondo.
Il Signore Gesù non è solo il punto di arrivo del pellegrinaggio terreno, ma è una presenza costante nella nostra vita: è sempre accanto a noi, ci accompagna sempre; per questo quando parla del futuro, e ci proietta verso di esso, è sempre per ricondurci al presente. Egli si pone contro i falsi profeti, contro i veggenti che prevedono vicina la fine del mondo, e contro il fatalismo. Lui è accanto, cammina con noi, ci vuole bene. Vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, gli oroscopi, e concentra la nostra attenzione sull’oggi della storia. Io avrei voglia di domandarvi – ma non rispondete, ognuno risponda dentro -: quanti di voi leggono l’oroscopo del giorno? Ognuno risponda. E quando ti viene voglia di leggere l’oroscopo, guarda a Gesù, che è con te. E’ meglio, ti farà meglio. Questa presenza di Gesù ci richiama all’attesa e alla vigilanza, che escludono tanto l’impazienza quanto l’assopimento, tanto le fughe in avanti quanto il rimanere imprigionati nel tempo attuale e nella mondanità.
Anche ai nostri giorni non mancano calamità naturali e morali, e nemmeno avversità e traversie di ogni genere. Tutto passa – ci ricorda il Signore –; soltanto Lui, la sua Parola rimane come luce che guida, rinfranca i nostri passi e ci perdona sempre, perché è accanto a noi. Soltanto è necessario guardarlo e ci cambia il cuore. La Vergine Maria ci aiuti a confidare in Gesù, il saldo fondamento della nostra vita, e a perseverare con gioia nel suo amore”.

… continua ad ascoltare La voce di papa Francesco...
4a conversazione…

Ascoltiamo pure tutti gli altri Punti di Riferimento (PR) proposti dagli uomini in tv, radio … e confrontiamoli con il punto di riferimento della Messa!, per interpretare e cogliere il senso giusto, per esempio del fatto terroristico, di cui sopra, secondo Dio su tanti aspetti del nostro pensare e agire in questo e altri fatti terroristici.

Ma, “Vegliamo …!”. La guerra è in ciascuno, in tutti. “Lasciatevi riconcigliare con Dio”. La Vittoria è già in nostro potere, per chi vuole. È acquistata secondo il “Dovere” dell’Amore Divino di Cristo morto e risorto.

Da solo l’Adamo di sempre corre sulla terra senza direzione. Dio corre dietro a lui e grida: “Adamo, dove sei?” … “Ascolta, Israele …”. Mi lascio affascinare dal “Sovrano” – vedi KIT, I Lettura – che mi ricrea, mi affascina e mi fa vivere della sua stessa vita per tutti.

Per intercessione di Valeria Solesin e di quanti vivono e muoiono in Cristo noi ti preghiano. Ascoltaci e aiutaci, Signore.

 

2015/08/30

XXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO B 1

Ci RACCOGLIAMO.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, N…
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti.

LEGGIAMO
come fedeli obbedienti, “Almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13).
Fa crescere in noi ‘ascolto e risposta’, Signore. Titolo:
VIVO È L’INTERIORE UMANO SE NON TOGLIE e NON AGGIUNGE NULLA ALLA PAROLA Di DIO.

MEDITIAMO
vangelo, I e II lett. alla luce della Antif. Alla Com.
Il male che esce dal cuore contamina l’uomo”, dice il Signore.
VANGELO, Mc 7,1-8.14-15.21-23. Voi, trascurando il comando divino, osservate la tradizione di uomini. Cogliamo questa frase preposta, come centro verso il quale converge il testo evangelico, di tre parti.

1ª parte. Farisei e Scribi richiamano Gesù a osservare la tradizione degli antichi (7,1-5). Il versetto al vangelo ci guida alla risposta di Gesù:Per sua volontà il Padre ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature”. Questo versetto è di Giacomo 1,17-18.21b-22.27:
SECONDA LETTURA Siate di quelli che mettono in pratica la parola. Ma, la «tradizione degli antichi», come dicono le parole, non sono gli eterni «comandamenti di Dio». Anzi, questa «tradizione degli antichi» può andare contro i comandamenti. Per es., al quarto comandamento. Esso dice: “Onora tuo padre e tua madre”. Se, invece un figlio dice ai genitori: quel che dovrei dare a voi, lo offro al tempio, secondo la tradizione umana degli antichi, egli non «accoglie con docilità la Parola eterna». Sottrae il dovuto ai genitori. Toglie il senso al 4° comando di Dio. Dal cuore del figlio che minimizza la legge di Dio, esce malvagità 2.

2ª parte: Gesù richiama ai Farisei e Scribi le parole di Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me3 (7, 6-8) pensa a sé:

PRIMA LETTURA Dt 4,1-2.6-8 Non aggiungete nulla a ciò che io vi comando, ma osserverete i comandi del Signore, «vostro Dio. Non toglierete nulla a ciò che vi prescrivo. Quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. Infatti, quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste com’è tutta questa legislazione che io oggi vi do?”. Tutto questo non viene da voi, ma viene dal di fuori: da me. È puro, teme il Signore chi l’osserva.

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

“Il male che esce dal cuore contamina l’uomo”, dice il Signore.
3ª parte. Gesù rivela una verità alla folla: quando l’uomo toglie o aggiunge qualcosa alla Parola di Dio, dal suo cuore esce il male che lo contamina 4.
(7,14-23). Il versetto al vangelo, preso da Gc 1,17-27, ci spiega perché la parola di Dio dev’essere intatta, e dice: “… perché il Padre ci ha voluti. La sua Parola ci ha generati”. L’adesione a Lui ci fa «puri». Servire i deboli ci fa crescere: ci rivela «primizia delle sue creature» che serbano intatto il divino patrimonio, temono Dio. Sono puri, vivi. Sono di quelli che mettono in pratica la parola con autentico impegno di vita. Davvero possiamo dire:

Chi teme il Signore abita nella sua tenda.

E il Salmo continua, riportando le parole di Gesù al Padre, e ci descrive: “Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparga calunnie con la sua lingua”. Ci lasciamo riprendere coscientemente, mentre cresce in noi il desiderio di aderire in pieno a lui.
“Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino”. Possiamo verificare il nostro comportamento se è da Dio sulla base di questa sua Parola.
“Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore”. Ciò ci fa lieti nell’intimo. “Non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente”. È approvato il «puro» che vive così e tutti possiamo firmare: “Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre”, “come primizia delle sue creature”.
 
PREGHIAMO – PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Versetto Responsoriale

I PURI DI CUORE ABITERANNO NELLA CASA DEL SIGNORE.

Si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
Ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:

Intorno a lui tu ci raduni per il servizio della Pasqua di tutto il corpo di Cristo.
Attualizzazioni: consacrazioni. Ora, Padre, manda lo Spirito:

rende presente fra noi Gesù. Egli ci salva unendoci in un solo corpo.
Offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:

che ci rinnova e fa risuonare nel nostro cuore la tua lode.
Intercessioni: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:

purificati dalla sua parola efficace.
Lode finale: esplosione di sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:

dal cuore dell’uomo, tuo familiare: purificato dalla parola.

 

CONTEMPLIAMO
Nella chiesa il Padre che convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti,
per es.:                                    LA LEGGE DELL’AMORE.
Prefigurata,        sin dall’inizio, nella Creazione:

l’amore, nell’aiuto reciproco tra figli e genitori;
Figurata,             nella storia d’Israele, antica alleanza:

l’amore, nell’adunare genti in un popolo, rinomato
Compiuta,          in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:

l’amore, in Gesù, compimento della Legge;
Manifesta,          nella chiesa, per lo Spirito effuso:

l’amore nei discepoli purificati dalla parola di Dio.
Completa,          alla fine, nella gloria della Trinità:

l’amore, in tutti, trasformati in figli nell’unico figlio.
Preghiamo:
O Padre, che ci mostri la tua via e ci guidi sul retto cammino; fa’ che l’uomo, purificato dalla tua parola, abiti la tua casa e canti la lode del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

1 Riprendiamo con questa domenica … Marco…
2 Trascurando il comandamento …
Ascoltatemi tutti e comprendete bene…
4 Gesù riporta tutto al cuore…

www.lapreghiera.org,

 

Pubblicato in 2015

Con i Padri della Chiesa, Paolo VI ci da la Liturgia rinnovata,

a beneficio di tutta la chiesa.

Guidati dai testi eucologici, cioè, formule di preghiera sui testi biblici,

integrati dal Consiglio per l’esecuzione della Costituzione Liturgica,

cogliamo il centro, il Kit del messaggio liturgico della messa,

integrandolo alla fine con richiami: Continua ad ascoltare in… .

 
MODULO fisso a Colori
nero COMPILAZIONE coi testi della Messa
 
Precede il seguente esempio di compilazione del MODULO (CORPUS DOMINI),
Sequiranno per ordine le compilazioni, orali e scritte.
 
Esempio – 10ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B.
SOLENNITÀ DEL CORPO E SANGUE Di CRISTO.
 A colori il Modulo; nero il testo compilato.
Qui di seguito puoi seguire il testo scritto
 
Ci Raccogliamo. Nel nome del Padre … Ascolta, Israele. Asolta N. …
Eccomi, Signore … Aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti.
 
I – LEGGIAMO Testi biblici¹, Eucologie² guida, NUOVO CONTESTO LITURGICO.
Leggiamo da ingresso a Dopocomunione. Una parola,  una frase: Titolo.
GODERE PIENAMENTE.
II – MEDITIAMO rileggendo:
VANGELO – frase ufficiale, vers. al Vangelo: parla Gesù, di sé, Capo e Membra.
Nel vangelo, 1ª parte, Cena ebraica, profezia. 2ª parte, Gesù, messa, compimento della profezia. Le due parti ravvicinate attirano l’attenzione sul senso, confermato nel versetto al vangelo (eucologia, guida del senso): “Io sono il pane disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Il compimento nella Persona di Gesù è totale.
PRIMA LETTURA – frase ufficiale, Vers.e Sal.Resp.:centralizzano messaggio evang.
La 1ª lettura sottolinea la 1ª parte profetica del vangelo: “Ecco il sangue dell’Alleanza che Dio ha concluso con voi”. Nel Salmo Responsoriale (eucologia guida) è Gesù che risponde al Padre in nome del nuovo popolo della nuova Alleanza nel suo sangue. Siamo noi, assemblea liturgica, che impersona tutta l’umanità, e cantiamo con Gesù nel ritornello: “Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”. Il Salmo continua: “Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli. Io sono tuo servo, Signore, tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento davanti a tutto il tuo popolo.
SECONDA LETTURA frase ufficiale, testi eucologici, Ant. Com., guidano senso.
Riprendono la 2ª parte del vangelo. Sottolineano la persona di Gesù che adempie la profezia e ci salva. La seconda lettura dice: “Il sangue di Cristo purifica la nostra coscienza”. L’antifona alla comunione aggiunge e realizza subito al massimo il senso delle parole di Gesù: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo donato. Prendete e bevete, questo è il calice del mio sangue, il sangue dell’Alleanza, dice il Signore. Alleluia”. Tutta l’umanità ascolta, può accogliere e nutrirsi di Cristo Dio. “È in Cristo, infatti, che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). La preghiera dopo la comunione conclude la celebrazione rituale con una promessa esperienziale di vita quotidiana.
Una Parola, o Frase: “Godere pienamente” richiama l’entusiasmo della Solennità.
La preghiera Dopocomunione, rivolta a Gesù, riconosce di averci fatto «pregustare» realmente la sua gioia pasquale (Colletta propria). Ce la può far gustare pienamente: “Donaci, Signore, di «godere pienamente» della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo corpo e del tuo sangue. Tu che vivi e regni per sempre. Amen”.

III – PREGHIERA EUCARISTICA. 5 parti.
1 RINGRAZIAMENTO. Prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù.
Azioni di Grazie  per il beneficio del suo dono supremo.
Gesù è Vincolo di unità perfetta, Mediatore Innocente, Alleanza nuova ed eterna.
2 ATTUAZIONE. Consacrazioni. Ora, Padre, manda lo Spirito promesso da Gesù. 
Invocazioni dello Spirito sui doni, pane e vino; e sull’assemblea celebrante.
Oggi Corpus Domini: Prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede loro; questo è il mio corpo donato. – Prese il calice: questo è il mio sangue versato per tutti, in remissione dei peccati.
Consacrazione dell’Assemblea: “Per la comunione al corpo e al sangue di Cristo.
Lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. Vero cibo, vera bevanda: pane e vino per il popolo. Sono trasformati; diversi e uniti. Gesù con noi: un solo corpo, tanti fratelli. Lo Spirito dal Padre perfeziona l’opera di Gesù nel mondo. Tutto è consacrato in un servizio reciproco.
3 OFFERTORIO. Offerta. In noi, Padre, si offre a te Gesù,
Ci ammette alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.
4 INTERCESSIONI. Per Vivi, defunti, celebranti. Per tutti.
Tutti, Padre, accogli in Cristo
Partecipi della cena dell’Agnello, Gesù Intercede per noi, ci fa intercessori con lui.
5 LODE FINALE.Lode infinita. A te, Padre, ogni onore, gloria per Cristo nelloSpirito
Sempre più simili a Lui nostro capo, ci comunica la Tua gloria, o Padre, tu rendi tutti ben predisposti alla nuova, eterna alleanza con te in Cristo.
IVCONTEMPLIAMO
la storia del piano di Dio, LA CHIESA, l’UMANITÀ. Dio la NUTRE di sé. 5 parti.
1 Prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione. In tutte le realtà create.
Dio nutre di pane e vino l’umanità, doni naturali, segni d’ogni bene completo.
2 Figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza, come profezia. Israele in Egitto.
Dio nutre Israele nel deserto d’un cibo che lo alimenta nel corpo e nello spirito.
3 Compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi. In Gesù, vero nuovo Sposo. Nutre l’umanità di se stesso in una unione «Ipostatica» = un tutt’uno indissolubile.
4 Manifesta, nella nuova umanità come sposa per lo Spirito effuso. Il Padre ci nutre con il corpo e il sangue del suo dilettissimo Figlio Gesù, Verbo fatto carne.
5 Completa, nella gloria della Trinità. L’umanità matura nel Cristo Risorto.
Tutti nutriti di visione beatifica in Cristo Dio nella Verità della comunio con il Padre.
Colletta propria o questa “nuova” (Ant.Com. o Vers.Vang.: all’indicativo: “Padre, che hai …”. + Vers.Resp: all’Imperativo: Disseta …”).
Padre, che hai donato il Figlio, pane vivo disceso dal cielo, perché viviamo in eterno; disseta + vers, resp. tutti al calice della gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen. – Note a: I – LEGGIAMO:

1 «Testi Biblici» hanno nella Bibbia un loro contesto preciso. Nella liturgia possono aassumere nuovo significato.
2 «Eucologia» è Preghiera della Chiesa con testo biblico nella celebrazione liturgica. Può guidare l’assemblea ad incontrare personalmente il Padre in Gesù. In ogni preghiera liturgica, infatti, “l’assemblea celebrante si rivolge al Padre in persona di Gesù nello Spirito Santo” (Agostino).

Continua ad ascoltare inMODULO COMPILAZIONE XªDOM.

 

 

 Data. 2015/09/01

MARTEDI’ 22ª SETTIMANA.

Ci Raccogliamo. Nel nome del Padre … Ascolta, Israele… –
Eccomi, Signore … Aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti.
 
I – LEGGIAMO  testi biblici¹, eucologie² guida, Novo Contesto Liturgico.
E dopo aver letto da Ingresso a Dopocomunione. Ecco, una parola o frase: Titolo.
«SONO CERTO DI CONTEMPLARE LA BONTÀ DEL SIGNORE NELLA TERRA DEI VIVENTI».
 II – MEDITIAMO rileggendo
VANGELO, Lc 4,31,37, con la frase prefissa:. “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”.
Gesù scende a Cafarnao. Parla con autorità nella Sinagoga. Come chi conosce di persona ciò che dice. Fra la gente c’è un uomo con uno spirito impuro. Comincia a gridare: “Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui”. Il demonio lo gettò a terra e uscì da lui. Tutti furono presi da timore chiedendosi: che parola è mai questa? Comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno? «La sua fama si diffondeva in ogni luogo».
Siamo invitati a ripetere la frase prefissa. Parole dello spirito impuro. E noi le ripetiamo: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. Ma rileggendo la PRIMA LETTURA, Pr 9,1-6, con la relativa frase prefissa: “Gesù Cristo è morto per noi, perché viviamo insieme con lui”, abbiamo ripetuto poi anche il versetto Responsoriale, che è la risposta di Gesù al Padre in nostra persona:Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”. Abbiamo sperimentato la verità di queste  parole del Salmo: “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola iO cerco: abitare nella casa del Signore tutti i gironi della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario“. Queste parole del salmo Responsoriale Gesù le rivolge al Padre in nostra persona. Sono davvero efficaci. Mi fanno provare la speranza = la certezza che esse esprimono: “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”.  Sono davvero efficaci. Io posso esclamare con tutti quelli  che sono nell’assemblea il versetto al Vangelo: “Un grande  profeta è sorto tra noi, Dio ha visitato il suo popolo”. Da impuro purificato, posso ripetere con tutt’altro significato la frase prefissa del Vangelo, unita alla frase prefissa della prima lettura: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”, Gesù Cristo, morto per noi, perché noi viviamo insieme con te. Mi rimane fissa nel cuore: Io so chi tu sei, Gesù Cristo: il Santo di Dio, morto perché noi viviemo con te!
IIIPREGHIAMO completando preghiera eucaristica
1 Ringraziamento. Prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù.
Il Santo di Dio, morto per noi, perché noi viviamo insieme con lui.
2 Attuazione. Consacrazioni. Ora, Padre, manda lo Spirito promesso da Gesù. 
Questi doni, pane e vino, diventano Cristo Dio che visita il suo popolo.
3 Offertorio. Offerta. In noi, Padre, si offre a te Gesù.
Il Santo di Dio. Da impuri egli ci rende sempre più vivi simili a lui.
4 Intercessioni. Per Vivi defunti, celebranti. Tutti, Padre, accogli in Cristo.
5 Gloria finale. Per Cristo nello Spirito Santo. A te, Padre, ogni onore e gloria. 

IV – CONTEMPLIAMO completando le cinque  parti

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la sapienza, presente in tutto il creato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la sapienza, rivelata nella legge e nei profeti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la sapienza, personificata in Gesù, parola del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la sapienza, donata a noi in cibo nella carne di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la sapienza, Gesù venuto per la vita del mondo.

Preghiamo:
O Padre, il tuo Figlio Gesù ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui; concedi ai tuoi figli un convito di festa. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

2015/08/30

XXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Ci RACCOGLIAMO.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, N…

Eccomi, Signore:aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti.

LEGGIAMO testi biblici¹, eucologie² guida, Novo Contesto Liturgico.

come fedeli obbedienti, “almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). Fa crescere in noi ‘ascolto e risposta’, Signore. Titolo:
VIVO È L’INTERNO UMANO SE NON TOGLIE NON AGGIUNGE ALLA PAROLA. MEDITIAMO
vangelo, I e II lettURA alla luce dell’Antifona alla Comunione. Titolo:

IL MALE CHE ESCE DAL CUORE CONTAMINA L’UOMO”, DICE IL SIGNORE.
VANGELO, Mc 7,1-8.14-15.21-23.Voi, trascurando il comando divino, osservate la tradizione di uomini. Cogliamo questa frase preposta, come centro verso il quale converge il testo evangelico, in tre parti.

1ª parte. Farisei e Scribi richiamano Gesù a osservare la tradizione degli antichi (7,1-5). Il versetto al vangelo ci guida a comprendere la risposta di Gesù:

Per sua volontà il Padre ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature”. Questo versetto è di Giacomo. Si trova nella 
SECONDA LETTURA (1,17-18.21b-22.27) con la frase premessa:

Siate di quelli che mettono in pratica la parola. Ma, la «tradizione degli antichi», come dicono le parole, non sono eterni come i «comandamenti di Dio» . Anzi, questa «tradizione» può andare contro i comandamenti. Per esempio, contro il quarto comandamento. Esso dice:Onora tuo padre e tua madre. Ma, se un figlio dice ai genitori: quel che dovrei dare a voi, lo offro al tempio, secondo la tradizione umana degli antichi, egli non «accoglie con docilità la Parola eterna». Sottrae il dovuto ai genitori. Toglie il senso al quarto comando di Dio. Dal cuore del figlio esce malvagità, perché ha minimizzato la legge di Dio,
2ª parte: Gesù richiama ai Farisei e agli Scribi le parole di Isaia: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me (7, 6-8) pensa a sé. PRIMA LETTURA Dt 4,1-2.6-8. Non aggiungete nulla a ciò che io vi comando,  osserverete i comandi del Signore, «vostro Dio. Non toglierete nulla a ciò che vi prescrivo. Quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. Infatti, quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste com’è tutta questa legislazione che io oggi vi do?”. Tutto questo non viene da voi, ma viene dal di fuori: da me. Chi la osserva è puro, teme il Signore e

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Il male che esce dal cuore contamina l’uomo dice il Signore

3ª parte. Gesù rivela una verità alla folla: quando l’uomo toglie o aggiunge qualcosa alla Parola di Dio dal suo cuore esce il male e contamina (7,14-23).
Il versetto al vangelo, preso da Gc 1,17-27, ci spiega perché la parola di Dio dev’essere intatta, e dice: perché il Padre ci ha voluti. La sua Parola ci ha generati. L’adesione a Lui ci fa «puri». Servire i deboli ci fa crescere: ci rivela «primizia delle sue creature» che serbano intatto il divino patrimonio, temono Dio. Sono puri, vivi. Sono di quelli che mettono in pratica la parola con autentico impegno di vita. Davvero possiamo dire:

Chi teme il Signore abita nella sua tenda.

E il Salmo continua, riportando le parole di Gesù al Padre, e ci descrive: Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua”. Ne siamo coscienti. Ci lasciamo riprendere mentre cresce in noi il desiderio di aderire in pieno a lui.
Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino”. Possiamo verificare il nostro comportamento se è da Dio.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore”. Questo ci fa lieti nell’intimo.Non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente”. È approvato il «puro» che vive così e tutti possiamo firmare:Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre”, “come primizia delle sue creature”.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Versetto Responsoriale:
I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore.
Si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di cinque parti:
1 Ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: intorno a lui tu ci raduni per la Pasqua.
2 Attualizzazioni: consacrazioni. Ora, Padre, manda lo Spirito: rende presente fra noi Gesù. Egli ci salva unendoci in un solo corpo.
3 Offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù: che ci rinnova e fa risuonare nel nostro cuore la tua lode.
4 Intercessioni: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: purificati dalla sua parola efficace.
5 Lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: dal cuore dell’uomo, tuo familiare: purificato dalla parola.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in 5 tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi 5 momenti: LA LEGGE DELL’AMORE.
1 Prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:

l’amore, nell’aiuto reciproco tra figli e genitori.
2 Figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’amore, nell’adunare genti in un popolo, rinomato.
3 Compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’amore, in Gesù, compimento della Legge;
4 Manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’amore nei discepoli purificati dalla parola di Dio.
5 Completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’amore, in tutti, trasformati in figli nell’unico figlio.
Preghiamo:
O Padre, che ci mostri la tua via e ci guidi sul retto cammino; fa’ che l’uomo, purificato dalla tua parola, abiti la tua casa e canti la lode del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
www.lapreghiera.org,- mrfranco1110@gmail.com.

 

 

 

Esempio diMODULO testo a Colori.

COMPILAZIONE testi della Messa
 
10ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B.
SOLENNITÀ DEL CORPO E SANGUE Di CRISTO.
 
Ci Raccogliamo. Nel nome del Padre … Ascolta, Israele… –
Eccomi, Signore … Aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti.
 
I – LEGGIAMO da ingresso a Dopocomunione.
Testi biblici¹, Eucologie² guida, NUOVO CONTESTO, Una parola,  una frase: Titolo. GODERE PIENAMENTE..
 
II – MEDITIAMO rileggendo:
VANGELO – Vversetto al Vangelo: parla Gesù, parla di se stesso, Capo e Membra.
Nel vangelo, 1ª parte, Cena ebraica, profezia. 2ª parte, Gesù, messa, compimento della profezia. Le due parti ravvicinate attirano l’attenzione sul senso, confermato nel versetto al vangelo (eucologia, guida del senso): “Io sono il pane disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Il compimento nella Persona di Gesù è totale.
PRIMA LETTURA con Salmo Respons.: centralizzano il messaggio del vangelo.
La 1ª lettura sottolinea la 1ª parte profetica del vangelo: “Ecco il sangue dell’Alleanza che Dio ha concluso con voi”. Nel Salmo Responsoriale (eucologia guida) è Gesù che risponde al Padre in nome del nuovo popolo della nuova Alleanza nel suo sangue. Siamo noi, assemblea liturgica, che impersona tutta l’umanità, e cantiamo con Gesù nel ritornello: “Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”. Il Salmo continua: “Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli. Io sono tuo servo, Signore, tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento davanti a tutto il tuo popolo.
SECONDA LETTURA – Testi eucologici. Ci guidano al senso. Specie Ant.allaCom.
Riprendono la 2ª parte del vangelo. Sottolineano la persona di Gesù che adempie la profezia e ci salva. La seconda lettura dice: “Il sangue di Cristo purifica la nostra coscienza”. L’antifona alla comunione aggiunge e realizza subito al massimo il senso delle parole di Gesù: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo donato. Prendete e bevete, questo è il calice del mio sangue, il sangue dell’Alleanza, dice il Signore. Alleluia”. Tutta l’umanità ascolta, può accogliere e nutrirsi di Cristo Dio. “È in Cristo, infatti, che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). La preghiera dopo la comunione conclude la celebrazione rituale con una promessa esperienziale di vita quotidiana.
Una Parola, o Frase: “Godere pienamente” richiama l’entusiasmo della Solennità.
La preghiera Dopocomunione, rivolta a Gesù, riconosce di averci fatto «pregustare» realmente la sua gioia pasquale (Colletta propria). Ce la può far gustare pienamente: “Donaci, Signore, di «godere pienamente» della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo corpo e del tuo sangue. Tu che vivi e regni per sempre. Amen”.
 
III – PREGHIERA EUCARISTICA
1 RINGRAZIAMENTO. Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù. Prefazio.
Azioni di Grazie  per il beneficio del suo dono supremo …
Gesù è Vincolo di unità perfetta, Mediatore Innocente, Alleanza nuova ed eterna.
2 ATTUAZIONE. Ora, Padre, manda lo Spirito promesso da Gesù. Consacrazioni.
Invocazioni dello Spirito sui doni, pane e vino; e sull’assemblea celebrante.
Prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede loro; questo è il mio corpo donato.
Prese il calice: questo è il mio sangue versato per tutti, in remissione dei peccati.

Consacrazione dell’Assemblea: “Per la comunione al corpo e al sangue di Cristo.
Lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. Vero cibo, vera bevanda: pane e vino per il popolo. Sono trasformati; diversi e uniti. Gesù con noi: un solo corpo, tanti fratelli. Lo Spirito dal Padre perfeziona l’opera di Gesù nel mondo. Tutto è consacrato in un servizio reciproco.
3 OFFERTORIO. In noi, Padre, si offre a te Gesù, Offerta.
Ci ammette alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.
4 INTERCESSIONI. Tutti, Padre, accogli in Cristo. Intercessioni per.
Vivi, defunti, celebranti. Intercessioni per tutti …
Partecipi della cena dell’Agnello, Gesù Intercede per noi, ci fa intercessori con lui, per tutti.
5 LODE FINALE. A te, Padre, ogni onore e gloria per Cristo nello Spirito Santo. Pienezza di sentimenti. Lode senza fine.
Sempre più simili a Lui nostro capo, ci comunica la Tua gloria, o Padre, tu rendi tutti ben predisposti alla nuova, eterna alleanza con te in Cristo.
 
IVCONTEMPLAZIONE
Contempliamo la storia del piano di Dio, LA CHIESA, l’UMANITÀ che egli NUTRE.
1 Prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione, Tutte le realtà create.
Dio nutre di pane e vino l’umanità, doni naturali, segni d’ogni bene completo.
2 Figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza, come profezia. Israele in Egitto.
Dio nutre Israele nel deserto di un cibo che lo alimenta nel corpo e di fedeltà nello spirito.
3 Compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi.
Gesù, vero nuovo Sposo nutre l’umanità di se stesso in una unione Ipostatica=indissolubile .
4 Manifesta, nella nuova umanità come sposa per lo Spirito effuso.
Il Padre ci nutre con il corpo e il sangue del suo dilettissimo Figlio Gesù, Verbo fatto carne.
5 Completa, nella gloria della Trinità. L’umanità matura nel Cristo Risorto.
Tutti nutriti della visione beatifica con Cristo Dio nella Verità della comunione con il Padre.
Colletta propria o questa “nuova” (Ant.Com. o Vers.Vang. Indicativo: “Padre, che hai …”. + Vers.Resp, Imperativo: “Dona…”).
Padre, che hai donato il Figlio, pane vivo disceso dal cielo, perché viviamo in eterno; + disseta tutti al calice della gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

1 «Testi Biblici» hanno nella Bibbia un loro contesto preciso. Nella liturgia possono avere un nuovo significato.
2 «Eucologia» è Preghiera della Chiesa con testo biblico nella celebrazione liturgica. Può guidare l’assemblea ad incontrare personalmente il Padre in Gesù. In ogni preghiera liturgica, infatti, “l’assemblea celebrante si rivolge al Padre in persona di Gesù nello Spirito Santo” (Agostino).

Continua ad ascoltare in…MODULO COMPILAZIONE XªDOM. SITO CON RICHIAMI

 

 

2012/08/19

20ª DOMENICATEMPO ORDINARIO B.
Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Traccia per Animatori Gruppi Liturgici Parrocchiali
3° anno. – I anno: Vangelo; II: 1ª lettura; III: salmo R/
prendiamo coscienza di realtà perenni.

Nel 1° anno, con il vangelo che è il Signore Gesù.
Abbiamo esercitato l’«apprendistato» della presenza del Signore Gesù Risorto in mezzo a noi; cioè, ogni volta viene alla mente il Signore, siamo da lui invitati a celebrare il suo comando: Ascolta, Israele (ognuno, come Giacobbe; e comunità: le tribù, il mondo). Comando che suscita la risposta: “Eccomi, Signore! – Aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti”. E la preghiera cresce con l’orante. – Il Signore viene alla mente e «ravviva il colloquio» in chi l’accoglie. Per esperienza abbiamo elencato cinque modi principali di essere visitati così da Dio: 1. semplicemente il Signore viene alla mente; 2. con una sua parola; 3. o un suo membro: una persona; 4. o un male: un peccato; 5. o un desiderio di bene:che lui suscita in noi perché noi lo chiediamo, e lui ce lo dia. Ed è Infallibile!
L’apprendistato del colloquio di Gesù con noi ci fa scoprire la sua persona e tutti noi in lui nel vangelo; ci rende interessati della struttura del testo: cioè, semplicemente come si susseguono i fatti o i passi d’un discorso. Dopo aver letto con amore il testo, (la lettera dell’Amante) due tre volte almeno, tutti siamo in grado di ripetere, in breve, come esso procede. Segnale spia è l’entusiasmo inesauribile che suscita. Non si fa questo? Tutto sarà inutile! È della massima importanza stare al «susseguirsi» dei fatti, del discorso, per non far dire al testo, cioè a Gesù, ciò che il testo, Gesù, non dice! – Proviamo, quindi, a praticare tutto questo ora con il vangelo della 20ª domenica delT. O. B. Nel nome del Padre.. Ascolta, Israele… Eccomi, Signore, aiuta tutti così!
VANGELO (Gv 6,51-58). Struttura.
Gesù dice alla folla: io sono il pane dal cielo. Se uno mangia, vive: “È la mia carne per la vita del mondo”. ‘I giudei discutono aspramente’. Cannibalismo? “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù risponde senza spiegare il «come» da loro sollevato. Quel che ha detto, lui lo ripete. Prima, in senso negativo: se non mangiate e non bevete, non avete vita. Poi in senso positivo: chi mangia e beve, ha la vita, e io lo risuscito. E adduce il motivo: “Perché “la mia carne è vero cibo, e il mio sangue vera bevanda”. [Già con la struttura si può notare qualcosa. Mettiamolo in parentesi quadre: 1. È una formula insistente, perentoria. 2. Identifica il proprio corpo, la propria carne, il proprio sangue come l’alimento indispensabile per la vita. 3. Non è chiaro questo «mangiare», come non è chiaro «Patire. Morire. Risorgere». 4. Qui come là agisce lo Spirito che riempie l’umanità di Gesù. 5. Alla luce del mistero pasquale noi comprendiamo o intuiamo la grandezza del dono dell’Eucaristia, pane di vita pieno di Spirito: corpo di Cristo che ci permette di assimilare la mentalità stessa di Gesù.- Segue struttura].
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. [Possiamo notare ancora l’unità. Fra me, Gesù, e chi si nutre di me c’è perfetta unità, e «rimane»]. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. [Unità uguale a quella fra me e il Padre mio: «Come, così». Io, Gesù, sono tutt’uno con te «nutrito di me», «come» io, Gesù, sono tutt’uno con il Padre mio «che mi ha mandato». [Notiamo: Gesù spiega «come»; ma, non è il ‘fisiologico’ «come», che faceva difficoltà ai giudei; bensì, il «come» ‘qualificativo’, che dice la qualità di unione fra Gesù e chi si nutre di lui: la «unione» fra me e chi si nutre di me ha la stessa qualità della «unione» che c’è fra me e il Padre mio: tu vivi, per me; ‘come’ io vivo, per il Padre].
“Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». [«Questo pane» «non è » «come quello». Questo nutre e «fa vivere in eterno»; quello nutre, ma «non impedisce di morire»].
Ecco la semplice struttura del vangelo. Ne abbiamo preso coscienza e cerchiamo di farla, almeno come quando dialogano due persone: tenendo conto ognuna di quel che dice l’altra. È sempre così qui e in cielo. Ora stiamo imparando solo a leggere, e questo va bene. Ma, oggi, per esempio, si potrebbe rilevare una cosa fondamentale, e va fatta. Chiunque vuole, può ricorrere sempre a un aiuto: sempre, per es., mi può chiamare; non solo per verificare se va bene la struttura, ma anche per cominciare a capire meglio il testo, Come ora. Nel 1° anno, come ho già detto, con «apprendistato» della presenza di Gesù, abbiamo visto il vangelo con attenzione alla struttura.
Nel 2° anno abbiamo preso coscienza della 1ª lettura con la sua struttura: abbiamo imparato che tutto l’antico testamento è profezia, figura, immagine di Gesù «Compimento». La rileggiamo con la sua struttura. Prima aggiungo però il «qualcosa d’importante» ricavato dal nesso con la struttura di domeniche precedenti.
[Oggi inizia la seconda parte del discorso che Gesù fa nella sinagoga, per spiegare il senso del segno del pane condiviso. La prima parte era tutta incentra sulla Sapienza della ‘Parola di Dio’. Il nutrimento del popolo in cammino. A partire dal versetto 51 la prospettiva si approfondisce e diventa propriamente eucaristica. Sapienza – Corpo di Gesù. Dice: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (v. 51). È l’annuncio del sacramento dell’Eucaristia. Giovanni nel racconto della cena non presenterà l’istituzione dell’Eucaristia, perché ne ha già parlato in modo teologico e profondo in questo contesto. E questa formula: “La mia carne per la vita del mondo”, dicono alcuni studiosi, sembra la forma più arcaica, quella più semitica, quindi più vicina all’espressione adoperata da Gesù nell’istituzione dell’Eucaristia, presentando il pane della cena e identificandolo con “la mia carne per la vita del mondo”. – Segue ‘Struttura’ della 1ª lettura].
PRIMA LETTURA.
La Sapienza si costruisce la casa: palazzo infinito! Intaglia le sue sette colonne: edificio incrollabile!
Finito, prepara una ‘vanzega’: una tavolata di carne e vino prelibati, a non finire, per tutti, per sempre!
Tutti vengano: è indispensabile che tutti siano istruiti sulla realtà, perché non ha senso, essere fatti per la felicità, e non averla, perché ignori chi sia! Per questo manda le «sue» ancelle, da lei istruite, a proclamare sui punti più alti della città,e convincere: inesperti, privi di senno, ignoranti della realtà, venite tutti! Mangiate e bevete da me: vivete da intelligenti.
[È Protagonista la Signora Sapienza, personificata. L’antico autore del libro dei Proverbi paragona la Sapienza a una grande Signora, concepita da Dio, presente quando Dio crea il mondo, conosce bene come va il mondo, e adesso vive concretamente nel mondo. «Si è costruita la sua casa», grande palazzo: «ha intagliato le sue sette colonne»].
Questo capitolo nove del libro dei Proverbi prelude immediatamente alla grande raccolta dei Proverbi. E molti studiosi ritengono che la casa della Sapienza s’identifichi con il libro dei Proverbi stesso oppure con tutti i libre della letteratura sapienziale. È un grande palazzo quest’opera letteraria costruita dalla Sapienza. Le sette colonne della casa possono alludere alle sette collezioni presenti nel libro dei Proverbi, + gli altri libri sapienziali.
Per inaugurare la ‘sua’ casa la Signora Sapienza organizza il gran banchetto: «Ha ucciso il ‘suo’ bestiame, ha preparato il ‘suo’ vino e ha imbandito la ‘sua’ tavola». Poi, la Signora Sapienza offre la possibilità d’imparare, per questo «ha mandato le ‘sue’ ancelle. proclamino: “Chi è inesperto venga qui!”. «A chi è privo di senno [a chi non capisce, a chi non conosce, a chi non ha imparato in profondità il senso della vita, ma vuole imparare a vivere] ella dice»: Venite, mangiate il ‘mio’ pane, bevete il vino che ‘io ho preparato’.
[Con le nostre orecchie cristiane noi non possiamo non constatare un riferimento eucaristico in questo testo; è importante però impararne l’insegnamento. E tornando al vangelo:].
La Sapienza che invita gli inesperti a mangiare il suo pane, a bere il suo vino è figura di Gesù. L’autore del libro dei Proverbi descrive Dio e il suo Figlio. È descritto Gesù. Il suo pane, il suo vino è la sua parola fatta carne, è la carne piena di Spirito Santo, trasformata, risorta, fatta pane speciale, fatta vino estasiante; è la concretezza della Parola di Dio, dell’Eucaristia che è Gesù-Sapienza nutrimento della nostra vita, di tutto il nostro sentire e fare. Ci permette d’imparare a vivere: “Abbandonate la stupidaggine e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”. – La Sapienza ci invita a partecipare all’Eucaristia.
Nel 3° anno abbiamo cominciato a conoscere il Salmo Responsoriale, che prepara alla seconda parte della messa.
SALMO RISPONSORIALE (Sal 33). Noi, siamo venuti alla messa; abbiamo accolto l’invito dello Spirito di Gesù: invito a mangiare il suo pane, a bere il suo vino, e poter dire anche noi per esperienza: “Gustate e vedete com’è buono il Signore!”. Stesso versetto delle domeniche scorse, stesso salmo 33, di nuovo, ecco: “Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore”. Mangiate il pane della Sapienza; è pieno di Spirito del Cristo pasquale; che fa «imparare a vivere» docilmente, a “Gustare e vedere com’è buono il Signore!” Imparate da lui tutti i suoi sentimenti. Assimilate la sua vita, la sua mentalità. A forza di mangiare il Signore Gesù stiamo diventando e vogliamo diventare come il Signore Gesù. Ecco, il comportamento da saggi! Come c’invita l’Apostolo Paolo [Accenniamo. Ne prendiamo coscienza il prossimo anno incipiente, ci accompagnerà sempre].
SECONDA LETTURA (Ef 5,15-20).
Struttura: “Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportatevi non da stolti ma da saggi, fate buon uso del tempo; i giorni sono cattivi! Non siate sconsiderati: Egli vi farà comprendere qual è la volontà del Signore”. [“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che erano nel Signore Gesù!” (Ef 4,6-11). Mangiando il suo corpo, bevendo il suo sangue] sarete “ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù”.
La colletta propria di oggi ci fa pregare bene con la chiesa: “O Dio della vita, che in questo giorno santo ci fai tuoi amici e commensali, guarda la tua Chiesa che canta nel tempo la beata speranza della risurrezione finale, e donaci la certezza di partecipare al festoso banchetto del tuo regno. Per Cristo nostro Signore”.
www.lapreghiera.org; mrfranco1110@gmail.com


 

 

Pubblicato in 2015